ANNALI DELL'ISLAM 1 Annali dell'Islam Già pubblicati: Volume I. - Introduzione. - Anni 1.-6. H. (Milano, 1905, .\vi 740). Volume II. - Tomo I. - 7.-11. a. H. (Milano, 1907, 1,XXVII17I9, con sette illustrazioni e quattro carte topografiche). Tomo li. - 12. a. H. e Indice alfabetico dei voli. I e II (Milano, 1907, 721- 1567, con tre carte geografiche, due piante e parecchie illustrazioni). Volume III. - 13.-17. a. H. (Milano, 1910, LXXXlll-973, con nove carte geografiche e molte ilki.strazioni). Volume IV. - 18.-22. a. H. (Milano, 191 1, xxx.v-701, con quattro carte geografiche e molte illustrazioni). Volu.me V. - 23. a. H. (Milano, 191 2, xxxvi-532, con una carta geografica e varie illu- strazioni). Volume VI. - Indice alfabetico dei voli. Ili, IV e V (Milano, 1913, Vill-218). Volume VII. - 24.-32. a. H. (Milano, 1914, lv-óoo, con due carte geografiche). D' imminente pubblicazione : Volume Vili. - 33.-35. a. H. In preparazione: Volume IX. - Indice allabetico dei voli. VII e VIII. In corso di stampa : Volume X. - 36.-37. a. H. (Volume di circa 500 pagine) Volume XI. - 38.-40. a. H. Volu.me XII. - Indice alfabetico dei voli. X e XI. In preparazione: Volume XQI. - 41.-50. a. H. Volume XIV. - 51.-60. jì. H. Volume XV. - Indice alfabetico dei voli. XIII e XIV. Gli altri volumi usciranno In seguito con la massima sollecitudine possibile. ANNALI DELL'ISLAM COMPILATI DA LEONE CAETANI PRINCIPE DI TEANO VOLUME VII. Dall'anno 24. al 32. H. Con 2 carte geografiche 3 "i x ULRICO HOEPLI EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA MILANO 1914 Roma. 1914 — Tipografia dell'Unione Editrice. Edizione di 300 Esemplari numerati. 91.10,0 \l6v^ (^^JiXc ALLA MKMORIA DI GERARDO MELONI VALENTE E COMPIANTO COLLABORATORE L'AUTORE INDICE DELLE CARTE Carta deirAfiica settentrionale per illustrare le prime incur- sioni arabe Tra le pagg. 184-186 Carta dell'Asia Antenore per illustrare la conquista araba del- l'Iran 240-241 IX. PREFAZIONE AL S E T T I :M O V O 1 . 1 ' XI E Questo volume è dedicato alla memoria di Gerardo Meloni, che con- corse largamente con la sua diligenza e dottrina a tradurre una buona parte «lei materiali storici in esso raccolti. Ho voluto che il suo nome apparisse nelle prime pagine del volume come prova della mia gratitudine, e come novella testimonianza del profondo dolore sentito da tutta la piccola schiera di giovani orientalisti italiani per la sua repentina ed immatura fine. Per noi che lo abbiamo intimamente conosciuto e siamo testimoni del suo alto valore come uomo d'ingegno, di dottrina e di elevatissimi sentimenti, è dovere di mantenere vivo il suo ricordo, e di rinnovare l'espressione ilei nostro convincimento, che se il destino gli avesse permesso di per- correre tutta la parabola della vita sino agli anni di venerata vecchiezza, avrebbe dato indubbiamente una impronta geniale agli studi italiani sul- l'antico Oriente, a cui tanto sono debitori la nostra civiltà e il nostro patrimonio morale e religioso. Il volume, che oggi vede la luce con qualche ritardo per ragioni indipendenti dalla mia volontà, abbraccia la parte maggiore del Califfato • li 'LTthmàn. il terzo califfo dell'Isiàm, e porge la versione di tutti i docu- menti più importanti che si riferiscono al periodo di preparazione della prima rivoluzione islamica. Il periodo studiato in queste pagine è tra i l>iù importanti dei primordi islamici, ma anche uno di quelli che olire allo studioso le maggiori difficoltà pei- il carattere manchevole e poco sodisfacente delle memorie tramandate. PREFAZIONK Nella parte critica del nostro lavoro ci siamo attenuti in massima allo conclusioni storiche di molti nostri illustri predecessori, ma ci siamo sforzati anche d'intendere me,si;lio lo caratteristiche vere del moto singolare rivoluziouario contro il Calitìb Utliinàn. Perciò, puro accettando molte con- clusioni degli storici occidentali dell'Islam, ci siamo studiati di rintrac- ciare alcuni aspetti della crisi interna dello Stato musulmano, che altri avevano trascurati. La versione tradizionistica ortodossa ha avuto un'in- fluenza preponderante anche sull'analisi storica occidentale, onde il quadro che ne è risultato è riuscito sempre manchevole. Noi abbiamo cercato, da indizi indiretti dei materiali tradizionistici. altri motivi d'ordine più generale, che completano od illuminano lo nozioni insufficenti fornite dalla tradizione. Nel presente volume noi insistiamo sovrattutto sul caos amministra- tivo o sulla crisi finanziaria che travagliava lo Stato islamico. Nel volume seguente, che abbraccerà gli ultimi tre anni del Califfato di 'Uthman, rileveremo le tendenze separatiste che minacciavano l'unità e la coesione dell'impero nascente. Per questo conclusioni noi adduciamo copia sutti- ciente di provo dagli stessi materiali tradotti e crediamo di aver data una spiegazione meno incompleta dei fatti. Purtroppo riconosciamt) dio molto, forse moltissimo, rimane e rimarrà sempre ignorato, perchè nulla ci fa prevedere la scoperta di altri materiali storici di primaria im- portanza. Il volume seguente, 1' Vili della serie, è già interamente composto od arriva alla fine dell'anno 35. H. ; sono anche pronte le schede per l' indico di questo volume. Ho fedo quindi che esso potrà veder la luce nell'estate del 1915, salvo gl'imprevisti che dominano sempre le vicende umane. Il volume IX, come è detto nella tabella di pubblicazione, conterrà Vindice, del califfato di 'ITthmàh e potrà uscù-e circa un anno dojw ì'N'IIl. Intanto ])orò sono già stampati molti fogli del volume X, che abbraccia gli anni 30. e 37. 11.. nonché del volume XI. che avrà le tradizioni degli anni 38., 39. e 40. H.: v' è quindi ragione di sperare che il X possa uscire versola fine del 1915 e 1' XI nel 191(5 insieme con il IX. Avremmo così teiTninato il primo periodo del Califiàto e ci troveremmo alla soglia del secondo, quello umayyade ( 41.-1 3'2. H.) che, preso nel suo insieme, supera in interesso tutti i successivi e richiederà un grande e diligente lavoro XII. PREFAZIONK e una lunga serie di volumi ponderosi, se avrò la isalute e gli anni di vita necessai'ia per compiere il faticoso cammino. Purtroppo uno dei migliori collaboratori miei, il dott. (Giorgio Levi Della Vida, mi ha abbandonato, essendo diventato professore di arabo nel rigenerato e rinnovato Istituto Orientalo di Naiioli. Il grande dispia- cere di perdere così valido e prezioso aiuto trova però il suo conforto nel pensiero che egli porta il contiibnto del suo ingegno e della sua dottrina ad una istituzicme destinata, noi speriamo, a rendere grandi servigi alla patria ed alle disci))line orientalistiche. Sono però lieto di poter ar^cora sempre contare sulla validissima collaborazione del dott. Giuseppe Gabrieli, correttore diligente di tutte le bozze e autore delle tabelle e dell' indice analitico di questo \oIume, nonché del dott. Michelangelo Guidi, da poco vincitore dell'ambito premio Gori-Feroni. Il Guidi è occupato a tradurre una buona parte dei materiali del periodo 4;5.-r)0. II. — Quello precedente, 36.-42. H., è stato già in gran parte compiuto, nella compilazione delle fonti da riprodurre, dal Levi Della Vida. A tutti porgo, con animo vera- mente riconoscente e con .sensi di sinccia amicizia e di alta stima, i miei ringraziamenti. Nel ceuno introduttivo al presente volume non posso omettere ricordo del clamoroso [uocesso per diffamazione da me intentato, nel lUÌ'ó. contro // Popolo Romano, che mescolando purtroppo la scienza alla politica, ha voluto insinuare che il vero autore degli Annali fosse il prof. Ignazio Gtiidi e che io mi facessi valere con l'opera altrui. Per questo processo, che destò \ivamente la curiosità di un largo jtubblieo, anche non orientalistico, gli Annali ebbero im momento fugace di notorietà che l'autore non si sarebbe mai aspettato di ottenere. Delle vicende stesse rfel processo non intendo parlare, ma basterà ricordare che la vertenza ha avuto termine con una dichiarazione del pvoprietarin del Popolo Romano, che riconosce Ja com- pleta infondatezza dell'assnida insinuazione. K cosi gli Annali ritornano nel campo più sereno e più tranquillo dellagonu puramente scientifico, lon- tano dalle basse passioni politiche, come pine per avversa sorte nelle ultime elezioni generali dell'ottobre-novembre l',»!.'.. ritorna alla vit.i pri- vata ed agli studi l'autore degli Annali. PREFAZIONE 11 pie«t'ute volume vede la luce nel momento forse più tragico die registri la lunga, dolorosa storia delle vicende umane, mentre sul mondo civile imperversa una bufera di selvagge passioni quali l'umanità non ha mai visto. Lo spettacolo è tanto più doloroso, in quanto nella mischia feroce d'interessi, di livori e di odii sono impegnate le più civili genti del mondo, e si dilaniano in una lotta a morte quelle nazioni, che sino a ieri tenevano il primato in tutti i campi più alti e più nobili del pensiero umano. Mentre noi scriviamo, sui campi di battaglia della Francia, del Belgio e ilella Polonia, a fianco dei più umili contadini, cadono ogni giorno i migliori ingegni della civiltà eiu'opea, e nessuno dubita che la scomparsa crudele di tanti forti collaboratori del progresso umano fiaccherà, per molte genera- zioni, il progresso di tutte le scienze e di tutto ciò che è stato sinora il maggior vanto del genere umano. Gli studiosi, e specialmente quelli che si rendono conto come i progressi maravigliosi della moderna coltura europea siano dovuti alla ft-aterna, direi quasi repubblicana collaborazione, alla pacifica e volenterosa cooperazione dei dotti di tutte le nazioni, pen- sano con sgomento non solo alle incalcolabili conseguenze politiche ed economiche di questa immane conflagrazione di popoli, ma anche agli effetti disastrosi per la scienza e per la coltura durante molti e molti de- cenni avvenire. Questo è specialmente vero per le discipline orientalistiche, le più internazionali ft-a tutte le discipline, quelle in cui tra i dotti delle varie nazioni regnava il più schietto e sincero affiatamento. Auguriamoci che le previsioni più tetre della « trista ora dei lupi » non abbiano ad avverarsi, e confidiamo nell'insegnamento forse più prezio.so che ci porga la storia, che cioè il bene dell'umanità non è venuto alla luce se non attraverso il male ed il dolore. Come dalla crocifissione di Cristo nacque il Cristianesimo, come dalle spaventose guerre devastatrici degli Arabi nacque la meravigliosa civiltà arabo-musulmana, così speriamo che dall'oiTendo dramma europeo del 1914 abbia a spuntare un giorno migliore di tutti i passati, con l'abbattimento del militarismo e l'instaurazione di un dure\()le regime di libertà, di giustizia, di benessere generale e di vera fraternità tra i popoli. Roma, Palazzo Caetani. 22 ottobre 1!U4. INDICE ANALITICO DELLA MATERIA CONTENUTA NEL SETTIMO VOLUME 24. a. H. (7 nmembre C44— 27 ottobre tì45;. Tabella cronologica coiniianitiva imisiilriianc-greguriana dell'annata, p. 2. ARABIA. - Proclamazione del Califfo Uthmàn. — § 1. Incertezza sulla data precisa di questa proclama- zioni', tra gli ultimi di T)zri-l-IIiggali io e i primi di Muharram 24. a. H. Le difficoltà politiche del momento sono aiicresciute dalla natura retta, ma incerta e debole di 'Utliman, soprannominato Na'thal, p. 3-4. — § 2. Il viluppo degli intrighi e il contrasto d'interessi si svolge tutto in Madinah e Makkah, p. 4-5. — §§ 34. In Madinah il conflitto era fi-a due aggruppamenti : da una parte i Compagni del Profeta (Emigrati: deboli, orgogliosi, scambievolmente invidiosi; e Madi- nesi, Ansar: disillusi e indifferenti); dall'altra la soleite aristocrazia commerciale makkana (Qurays e specialmente Umayyahi, diretta da abiì Sufyàn e padrona della cosa pubblica, p. 5-(;. — § 5. Costituzione e decisione della Siira u Consiglio elettivo, p. G-7. Tradizioni sulla data della proclamazione e i primi atti del nuovo Califfo: § G. (Tabari, Abulfeda abii-l-Farag,, p. 7. — § 7. (Tabari), p. 7. — ti S. (Saad), p. 7-8. — §§9-10. (Tabari), p. 8. — § 11. (Mas'ùdi, Nawawi, Qutaybahi, p. 8. — § 12. (Eutycliiusi, p. 8. — § 13. (Tabari), p. 8. — §§14-15 (Ya'- qùbi): innovazioni rituali introdotte dal Califì'o, p. 8-9. — § 16. Conclusioni del Becker sulle evolu- zione primitiva del minbar, da sgabello del giudice a trono del Profeta, divenuto, come tale, il punto più sacro della comunità islanuca, p. 9-11. — § 17. A differenza di abu Bakr ed limar, 'Dt_hmàn fu considerato come vero, regolai-e e legale successore del Profeta, p. 11-12. — § 18. (K. al-Tamhid). Primi atti e parole di 'Ut^imàn, p. 12-13. — §§ 19-20. (Id.i. Come giudica l'assassino di al-Hurmuzàn, TJbaydallah b.Tmar, p. 13-14. — §§ 21-22. iTabari, Saadj. La khutbah, p. 14. — §§ 2;J-24. iBaethgen Fragni., Nawawi, Theophanes). Notizie cronologiche, p. 14. — § 25. Altre fonti per la proclama- zione (li 'l'thmàu. p. 11-15. Primi malumori contro il Califfo 'Uthmàn. — § 20. 'Uthmàn raccolse la tempesta seminata da 'Umar. Necessaria circosi)ezione neiraccettare le tradizioni ordinariamente tendenziose su 'Utjimàn e spi'- cialuiente su Ali, \>. 15-16. — § 27. Posizione di 'Ali e di tJtlimàn nel contorno madinese. Er- ronee conclusioni del Kremer, conformi alla versione 'abbasidaed 'alida, sul significato della nomina di 'Utjìraàn, p. 17. — § 28. Ire e acontenti verso il Califfo per la grazia fatta ad 'Ubaydallah b. 'Omar, l'uccisore di al-Hurmuzàn, p. 17-18. — §§ 29-30. lYa'qubi). Versione «i'ita dello scontento destato dalla nomina di IJthmàii e dalla grazia da lui fatta all'assassino 'Ubaydallah, p. 18-20.— § 31. ("Tabari persianoi. Racconto di colore 'alida sulla strage o vendetta del figlio di 'Umar, p. 20- 21. — §32 (Ya'qubi). Contrasto fra 'Uthmàn e al-Miqdàd b. 'Amrper la uccisione di al-Hunnuzàii. P- 21. — § 33. (MasTidi). abti SufS'àn si congratula con li Umayyah del potere assicurato a detri- 24. a. H. !^ :;:!-7.-.. INDICE ANALITICO mento degli 'Alidi, p. 21-22. — § o4. (Ya'qulii, Maqvizi). 'Utjimàn richiaiim a Mii'linah ul-Hakaiu l). ahi-l-'As, dal ì)aiulo iiitìittogll dal Profeta e confermato dai primi due Califfi, p. 22-23. — g Ij."?. Va- lore e portata di questo secondo atto di favoritismo di 'Dtlimàn : al-Hakam, capostipite dei Marwa- iiiili. iivversario irredu. Altre fonti sui fatti medesimi, p. 25. ARABIA-IRAQ. - Nomina di Sad b. abi Waqqàs al governo di al-Kufah. — § ól. (labari : Sayf, ecc.). Sa'd mandato al governo di al-Kufah per ordine di 'Umar moi-ente, p. 26. — § 38. Tabari: Wà- i|idi). Sa'd nominato nel 25. H. dopo la deposizione
  • . — §§ 87-88. (Hagari, p. 50. — § 89. (Athir Usd), p. ó"-.>l. — § i)<). (Hagar), p. 51-5'2. — §§ yi-92. Figura alquanto misteriosa ed enigmatica nella soa origine: suoi rapporti cm Maometto, p. 52-54. óufaynah al-óuhanl, § 93, p. .54-55. Suràqah b. Màlik, § 94. fNawawi-. p. .55-56. — § 95. (Atjiir Usd), p. 56. 25. a. H. (23 ottobre 645—16 ottobre 646 i. Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 58. PERSIA.- Ribellione di al-Rayy. — § 1. Incertezza cronologica su questa ribellione e quella precedente di ilamadzan. p. 5'J-6<.i. — §§ 2-3. (Balàdzurii. Sa'd b. abi Waqqàs, prefetto di al-Kiifah, doma al- Rayy « Hamadzàn: impone ai ribelli vinti kharàg e gizj'ah, p. 60. PERSIA-ADZARBAYGAN. - Rivolta della provincia e spedizione di al-Walid b. Uqbah. — § 4. Il fatto sembra piuttosto doversi mettere sotto Tannata seguente. — iBalàdzuri: Madà'ìni). al-Walìd b. 'Uqbab, governatore di al-Kùfab, doma l'Adzarbaygàn, p. 60-61. — § 5. Connessione di ((uesti moti insurrezionali e contrasti con la resistenza accanita nel Fàris, p. 61. IRAQ-FÀRIS. - Presa di Sàbur. — § 6. iTabari: Wàqidi), p. 61. — § 7. (Hanifah) per opera di 'Dtbmàn b. al)i-l-'Às, p. 62. — § 8. iKhamis). Tributo imposto alla città, p. 02. — § 9. 'Yàqiìt). Nome ed origine di essa, p. 62. PERSIA. - Il Nawruz — § 10. (Hanizah), cade il IH Ragab = 5 maggio 64.5, p. 62. AL- IRAQ. - Deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs e nomina di al-WalTd b. 'Uqbah. — g 10. Probabili i.i;;ioiii, truvÌ!Siit<- dalla tradizione, iln' m^issero 'Utiiinàii a niutaif i governatori delle provincie, p. 62-63. — § 12. (Dzahabi;. Il Califi'o depone Sa'd e nomina governatore di al-Kiifah il proprio rratello uterino al-Walid: è incerto se ciò avvenisse nel 25. o nel 2<;. H., p. 63-64. — § 13. (Athir), p. 64. — § 14. (Hanifah\ p. 64. — § 15. fKhamis), p. 64. - g 16. (Maliiiain), p. 64. — § 17. Altre fonti, p. 6l-<>5. Moneta arabo-sassanida — g IH. (ZDMG), coniata in al-Hirah. p. «jó. VVII IH 25. a. H. j? l''-iiT. tNDinK AN'AF, ITICI! SIRIA.- Maggiori poteri concessi a Muàwiyah; sua nomina al governo di tutta la Siria. — § 19. La politica interna di 'Utjiman, più clie ispirarsi al desiderifi di favorire i congiunti del Califfo, piroba- bilmeutu mirò a una necessaria ed urgente riforma amministrativa, p. 6.5-6fi. — §§ 2f,>-2l. (Tahari : Sayf; Atjiir). Al governo di Damasco <■ dell' Urdnnn, tenuto i. Altre fonti, p. 82. — § 35. Prima inva- sione araba in Armenia, secondo Leonzio Prete: vittoria degli Arabi sul bizantino Procopio. ]>. 82-8;>. — § 3G. (Dionigi di Teli Mahré). Gli Arabi assediano e prendono Adabiu = Dabil, p. 83. — § 37. (Leonzio). Id. id., p. 84. — § 38. (A^o/.'igh). Id. id., p. 84. — § 39. Tabella sincrona delle prime cam- pagne arabe in Armenia, secondo gli scrittori arabi, armeni e sirii, p. 85. La campagna Araba in Armenia dell'anno 25. H. — § 40. Ragioni economiche, politiche, strategii he e commerciali, che devono aver mosso gli Arabi alla nuova invasione dell'Armenia. Perchè gli Arabi intensificassero la loro azione in un paese povero o di difficile accesso come l'Armenia, assai più che nella piana e ricca Asia Minore, p. 86-87. — g 41. Razzia predatrice più che tentativo di conquista, p. 87-88. — § 42. {Bai- Sinayal. Spedizione vittoriosa di Habib b. Maslamah. p. 88. — §§ 43-44. (Balàdzari). Per volontà di 'Uthmàn, Habib, mandato da Mu'àwiyah, invade l'Armenia, assedia Dabil, espugna Qàliqalà, vince al-Mawriyàn batriq di Arminaqus, prima dell'arrivo di Salmàn b. Rabi'ah partito da al-Kiifah con una schiera ausiliaria, p. 88-W. — g 45. (Id.). Altre spedi- zioni e scorrerie di Habib, p. 90-91. — § 46. (Id.). Assedio e trattato di Dabil, p. 91-92. — gg 47-48. (Id.). Trattative con gli abitanti di al-Sisagàn e Gurzàn. Trattati di pace con gli abitanti di Tatìis, p. 92-94. — § 49. (Id.). Sottomissione a tributo dell'Armenia settentrionale e della Georgia, p. 94-95. — § 50. (Id.). Salmàn invade l'Arràn, ove sottomette vari distretti, sconfigge i Kurdi di al-Balàsagàn, p. 95. — § 51. (Id.). Ulteriori conquiste di Salmàn, sino al disastro di al-Balangar, dove perisce, p. 96. — § 52. (Id.). Salmàn luogotenente e successore di Habib b. Maslamah in Armenia: sue ultime vicende, p. 96-97. — g .53. :Yàquti. Conquista di Bardza'ah, p. 97. — g .54. iBalàdzurii. Governatori di Av- menia durante il calitìato di 'Uthmàn, p. 97. — § £5. (Yàqfit). ^Notizie supplementari sulla eim- quista dell'Armenia, p. 97-98. — § 5(j. (Nuwayri). Riassunto delle spedizioni in Adzarbaygàn ed in Armenia, p.- 98. — § 57. (Balàdzuri). Salmàn e Habib in Siria in aiuto di Mu'àwiyah contro i Greci, p. 98. — g 68. (AtJiir). Id., p. 98-99. — gg 59-60. (Ya'qubil Riassunto di tuttji la cami)agna araba in Armenia sino alla sconfitta di al-Balangar.- L'Armenia Quai-ta contesa fra gli al-Khazar, i Sassanidi e i Greci, p. 99-100. — g§ 61-62. (Faqih). Conquiste arabe nell'Armenia e scorrerie sulle frontiere di Siria e della Gazirah, p. 100. — Brevi ragguagli sulla campagna d'Armenia: g 63. (Mahàsin), p. KKi — g (>4. (Kliamìs), p. 100-101 — § 65. (Dahlàn), \i. 101 — g 66. (Michele Sirio), ].. IM. SIRIA-ASIA MINORE.- Espugnazione degli al-Husùn. - Spedizione contro Cesarea di Cappadocia e Amorium. — § 67. (Wiìqidi in Tabaril Mu'àwiyah espugna i Casle/li. - Confusione inestricabile INDICE ANALITICO §g C7-I2t;. 25. a. H. sulle spedizioni arabe in Asia Minore, \>. 1U1-102. — § liti. • Balà4?uri). Occupazione dei Husùn tra Antiochia e Tarsiìs, nella spedizione di Mu awiyah ad 'Animùm-yah, p. 102. — § e9. (Michele Sirio). Mn'àwiyah. per Cesarea di Cappadocia e Cnlli.sura, contro 'Aniuiijriyyah, p. lCt2-103. SIRIA. - Nascita di Yazid. — ^ 7l>. (Wàqidi in Tabari). p. ICKl ARABIA. - Pellegrinaggio annuale — § 71. ild.) condotto da 'Uthniàn, p. 103. EGITTO.- L'insurrezione di Alessandria e seconda presa della città. — § 72. Contusione delle notizie special mt'nte nelle tonti aratie, sulle due prese di Alessandria. - Ricostruzione degli eventi ten- tata dal Butler, p. 10;5-10J. — S 7.*?. l"ua riotta greca sbarca ad Alessandria e ne disperdo l'esigua guarnigione araba, p. 104-lii.x Insurrezione di Alessandria e seconda presa della città secondo le fonti arabe. — §§ 74-70. (Tabari, Ya'.iiibi, Ualii'jzurii. Data della campagna, p. 10,i. — §tj 77-78. l'AIid al-liakam^. Defezione del copti) Tnlamà: come 'Amr lo punisce, p. 105-10(5. — g 79. (Id.). L'eunuco Manuwil capitano della spedizione bizantina: respinto e ucciso dagli Arabi, p. liJ. (Id.). Particolari della riscossa araba, e c<>ine domarono la rivolta: Kliirbah Wardiin, p. 107-109. — g§ 87-89. (Balà<]zuri). Come i Greci tornano aJ Alessandria, e 'Amr b. al-'As espugna novamente la città e ne rade le mura, p. 109-110. — Altre tradizioni e particolari: § 90. iNuwayri), p. 110 — § 91. (lyàs), p. 110 — § 92. (Eutichio). p. IH — § 93. (Yàqut). 'Utjimiin nomina, richiama e riconferma 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh governatore d'Egitto, p. 111. — § 94. (Balacjzuri). Kharàg e gizyah sugli abi- tanti della ridoniata Alessandria, p. 111. — § 9.i. LA.thir\. Premiata la fedeltà degli Egiziani che non parteciparono alla rivolta, p. 111-112. — § 96. iMicliele Sirio). (Jontese fra i due ])atriarchi : Ciro, calcedonianu,.e Beniamino, ortodosso, p. 112. — § 97. Severo di U.smùnayn ignora la seconda presa di Alessandria, p. 112. — § 98. Altre fonti orientali e occidentali, p. 112-113. — § 99. ('Abd al-hakam). La guarnigione di Alessandria, p. 113. — §§ 10^ INDICE ANALITICO s? I--'J. 2-. a. H. nato ila 'Umar al j;ovi-rno di-H'Alto Egitto, riunisce nelle sue mani tutto il governo civile, mili- tare e fiscale della provincia, p. 133. - §§ 127-137. ^'Abd al-hakam). Vani tentativi di '.Amr per far destituire 'Ahdallah: insediamento di costui in al-Fustàt, p. 133-135. — § 138. (Hawqal). Ammon- tare del reddito dell' Egitto sotto 'Amr e sotto 'Abdallah : amministrazione di costui, p. 13.5. — §§ 139-111. (Maqrizi). Prima e seconda deposizione di 'Abdallali. Vicende del reddito egiziano al fisco madinese, p. I3.'j-13(i. — §§ 142-143. iSeverus). Amministrazione di 'Abdallah b. abi S.irli : carestia e moria in Egitto, p. 136-137. — S 141. Altre fonti, p. 137. EGITTO. - Inondazione annuale del Nilo. — S 115. (Maliàsiu). Massima magra e massima piena, p. 137. EGITTO-AFRICA. - Prima spedizione di ibn ab! Sarh. — g 14(). (Wàqidi in Tabarii. Incursione di 'Abdallah ueH'Ifriqi.vyah, con il permesso (anacronistico) di 'Amr b. al-'As, p. 137-138. — § 147. Dif- ficoltà cronologiche di questa notizia, raccolta anche nel Ei-àd al-nufSs, p. 138. — § 14«. Oscurità della cronologia delle prime invasioni arabe nell'Africa settentrionale, paese povero di centri importanti di cultura e perciò scarso di memorie storiche, p. 138-139. NECROLOGIO dell'a. 25. H.: Bartà al-Qudà'i, § 149, p. 139. Yahya al-Nahwi. — § 150. Confusione tra Giovanni medico d'Alessandria e Giovanni Filopono il Grammatico, ]i. 13f>-140. — § 151. (Qiftil. Biografia di Yahya, prima vescovo giacobita di Alessandria, deposto per le sue opinioni filosofiche, p. 140-141. — § 1.52. (Td.). Suoi scritti, e come da barcaiolo diventasse filosofo, p. 141-142. — § 1.53. (Id.). Suoi rapporti con 'Amr b. al-'As: come, tentando di riavere la grande biblioteca tolemaica, ne procura la rovina, p. 142-143. — § 154. Altre fonti su di lui, p. 143-144. 26. a. H. (17 ottobre 646 — 6 ottobre 6471. Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, ji. 146. 'IRAQ-FARIS. - Presa di SàbCJr e d' Istakhr. — S 1. Trattasi di episodi della lunga e penos.-» guerra di conquista delle Alpi persiane nel Fàris. Osservazioni critiche, cronologiche del Wellhausen, p. 147- 148. — § 2. (Wàqidi in Tabari, Ya'qubi, ecc.). Sàbur, ribellatasi, è domata da 'Uthmàn b. abi-l-'Às, p. 148-149. — § 3. (Bar Sinaya). Id., p. 149. — § 4. (Balàdzuri). Id., p. 149. — § 5. (At_hir). Id", p. 149. — § e. (Mahàsin). Id., p. 149. — § 7. (Sayf in labari). Sahrak, a capo della ribellione del Fàris, sconfitto da 'Uthman b. abi-l-'As, p. 149-1.5n. — § 8. l'I'abarit. al-Hakam b. abi-l-'Às, man- dato dal fratello 'Utjimiin governatore del Bahrayn, vince Sahrak a Tawwag, fa patto con Sabiir, assedia IstaWir, p. 1.50-151. PERSIA.- Il Nawruz — § 9. iHamzah), cade nel 24 Ragal>, p. l.il. 'IRAQ. - Deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs e nomina di al-Walid b. 'Uqbah al governo di al-Kufah. — S 10. Kagioni di questa seconda . MasTid preposto al bayt al-màl di al-Kufah, per un prestito contratto da Sa'd col tesoro pubblico e nini potuto o voluto sodisfare, induce il ("alitl'o a deporre Sa'd e a trasferire in al-Kùfah al-Walid, stato già sotto 'Umar governatore della Gazirali e suo fratello uterino, p. 153-1.5,5. — § 17. (At^iir). Diverbio tra Sa'd e al-Walid, p. 155. — § IS. , lla- nifah). In al-Kùfah, in al-Basrali, in Egitto, 'L'^thmàu depose i governatori per nominare a quei posti suoi congiunti, p. 155-1.56. — §g 19-22. (AghàniV al-AValid, nominato dal Califfo al governo di al-Kufah, prende possesso della carica dopo un diverbio con Sa'd, p. 15li-1.57. — § 23. Fonti minori, p. 1.57-158. — § 24. Troppo severo giudizio del Wellhausen sulla debolezza di 'Dtjimàn. che contribuì a disciogliere la liamà'ah musulmana in Sì'ah. Ma questo fu piuttosto effetto INDICE ANALITICO §§ -j-l-itì. 26. a. H. dello scateiiaisi delle passioni individualistiche, appena i pvolileini di politica intenia s'imposero all'attenzione del governo e non fu più possibile contentar tutti a spese dei terzi, p. 158-150. PERSIA. - Incursione nell'Àdzarbaygàn e in Armenia — §§ ■J.VJT. (abu Mikhnaf ecc., in Tabari), Per punire gli abitanti dell' Adzavbaygan o dell'.Vrmenia, di aver violato i patti o accordi precedente- mente conclusi, invece della solita guarnigione nelle due provincie di confine (al-Rayy e Adzar- baygiini, il nuovo governatore ili al-Kufali vi conduce una spe-1-1()5. — § 39. Difficoltà cronologiche e geograHclie ad accogliere questa notizia: topografia di bjzag secondo Yùqùt, p. 16.5-166. SIRIA.- Estensione del governo di Muàwiyah — § 4(l.'Freytag Ualab) su l.liras e i^innasrin, p. lOti. SIRIA-'IRÀQ-ASIA MINORE. - Invasione greca della Siria. — ;?§ 41-43. tabù Mikhnaf, ibn al-Kalbi, al- Wàqidi in Tabarij. Notizie cronologicauiente incerte e contradittorie su una spedizione di Saluiaii b. Rabi'ah con milizie kufane e Ilabib b. Maslamali con milizie sirie contro al-Mawriyàn al-Rùmi, p. 166-168. — §44. Confusione probal)ile tra la prima e la seconda conquista dell' Àdzarbaygan, p. 168. SIRIA.- Razzia in provincia di Qinnasrìn — § 45. (Athir) degli Arabi sui Greci, i quali avevano pro- babilmente riprese! in Siria una parte del territorio perduto, p. 168-169. SIRIA-ARABIA. — S 46 iBar Sinayai. Mu'àwiyah visita il Califfo a Madinah, p. IGM. ARABIA. - Rinnovamento dei termini di confine al territorio sacro di Makkah — S 47. (Wàqidi in Ta- barij per ordine di 'Utjimiìn, p. Hill. Ingrandimento della moschea di Makkah. — S 4H. (Wàqidi in Tabari). Mediante la demolizione ordi- nata dal CalilVo dtlli- case circostanti, si allarga e ricinge il Mas^ i d al- Haràm , p. 169. — §4!'. (Ya'qiìbi). Id., p. 169-170. — § .50. (Qutb al-ilin . Id.. p. ITn. _ u 51. dd.i. Il porto di Makkah tras- ferito da al-Su'aybah a éuddah. p. 170-171. Pellegrinaggio annuale — {i .52. (Tabari) condotto dal Califfo, p. 171. EGITTO. - Deposizione di 'Amr b. al- Às — S .53. fAbulfeda), messa da alcuni in quest'anno, p. 171. — § 51. (Nuwayri). id.. p. ITI. Documenti papiracei — § -55. riuiiardanti faccende amministrative del tempo, p. LTl-172. EGITTO-AFRICA. - Spedizione di Uqbah b. Nàfi', e di ibn abi Sarh — § .56. (Khaldfm Berbères) nella Sirtica, p. 172 — § .57. (Nuwayri) e in Ifrii|iyah, p. 17-'. AFRICA.- Ribellione di Gurgir — s- 5,s. all'imperatore Costante II, secondo il Ki'àd al-Nuffis, p. 172-173. Conquista dell' Ifriqiyah : razzia in Spagna. — ^ .59. (Abulfeda), p. 17:'>. EGITTO. - Inondazione annuale del Nilo. — => 6. (Dionigi di Teli Mahrè), p. 178. SIRIA-IMPERO BIZANTINO.- Patriarca d'Antiochia, ecc. — § 7. (Eutichio). Gurayg maronita, p. 178. — § S. \Cedrenoj. Ciclone di vento a Costantinopoli (?l, p. 178. ARABIA-'IRÀQ. - Lettera del Califfo ai Cristiani del Nagràn — § 9. (abu Tiìsuf) immigiati neirTrà(i,-^per la conferma delle r-onces.sioni loro fatte da 'Umar. p. 178-179. ARABIA. - Pellegrinaggio annuale — § 10. (Tabari) diretto dal Califlo, ]>. 170. EGITTO.- Inondazione annuale del Nilo. — g 11. (Mahàsin), p. 171». NUBI A. - Trattato coi Nubiani. — § 1"2. (Faqih) Patto di fornire ogui anno agli Arabi un certo numero di schiavi, p. 179. — § lo. CSa'qfibii. Id., p. 179. EGITTO-AFRICA. - La rivolta del patrizio Gregorio e la conquista dell'Africa bizantina. — § 14. Il pro- fondo malcontento, per ragioni tiscali e religiose, dell'Africa bizantina contro il governo di Co- stantinopoli, spiega la rivolta di Gregorio, p. 18'i-181. — §§ 15-16. Ricostruzione del Mercier, cro- nologicamente errata. Gregorio si unisce ai capi berberi della Numidia, p. 181-18-2. Spedizione di 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarti nell' Ifriqiyah. — § 17. Per lo sfacelo amministrativo dell'impero liizantino in Asia, la provincia africana erasi in gran parte emancipata dal potere centrale, p. 182-183. — § 18. Condizione morale delle popolazioni d'origine europea stabilite in Africa, per eifetto della politica religiosa di Eraclio, i continui progressi degli Arabi in Siria, in Egitto, in Libia, ecc., p. 183-184. — §§ 19-20. Ambizioso disegno del patrizio Gregorio, troncato dalla inaspettata invasione degli Arabi nella Byzacene. Trama degli avvenimenti, secondo i pochi ragguagli storici contenuti dalle fonti nella profusione di particolari romantici e decorativi, p. 184- 185. — §§ 21-25. (Nuwayri in Khaldiìn, Elia Bar Sina3-a, Wàqidi in Tabari). Cronologia e risul- tati della spedizione, p. 185-180. — § 26. ('Abd al-hakam). Anno della spedizione, p. 186. — § 27. (Id.). Come fu allestita, p. 186-187. — §§ 28-39. (Id.). Sconfitta e morte di éirgir: ricco bottino predato dagli Arabi, p. 187-189. — §§ 40-43. (Id.).'Abdallah b. al-Zubayr porta l'annunzio della vittoria al Califio, p. 189-190. — § 44. (Id.). Viaggio avventuroso di Marwàu b. al-Ilakam dall'Africa a Madinah, . p. 190-191. — §§ 46-50. (Balàdzuri). 11 Califfo approva ed aiuta con l'invio di molti Compagni la spedi- zione di 'Abdallah: vittoria e bottino, p. 192-193. — § 51. (ivindi). Id., p. 193. — § 52. iYa'qubii. Vit- toria di Subaytalah. - 'Abdallah b. al-Zubayr, p. 193. — §§ 53-54. (Aghànii. Come 'Abdallah b. al- al-Zubayr racconta di aver assalito ed ucciso Girgir, causando la disfatta dell'esercito nemico. Versi di 'Abd al-rahmàn b. Hassàn contro il favoritismo del Califf^o 'Dthmàu, p. 193-195. — § 55. (Sayf in Tabari). Istruzioni del Califfo ad Abdallah b. abi Sarli, ed esecuzione dell'impresa, 27. a. H. ;jo5 5.VTS. INDICK ANAUTICO iS 1-11. 28. a. H. p. 195-ltHJ. — § óti. ((.ìawzi). V'ei-aione zubaviiiia dell' impresa, p. 1!16.197. — § 57. (Khaldùn). To- pogralia e storia anteriore dei Berberi: loro rapporti politici con li At'rang e i Riìm. Battnp;lia di Sbaytulali e uccisione di Cìirgir, p. 197-'20f». — «5 68. (Atjiiri. Dopo una prima incursione preda- toria degli Arabi in Africa, quando 'Abdallali b. Sa'd era soltanto capo dell'esercito in Kgitto - .si rinnova la spedizione a scopo di conquista con il consenso e l'aiuto del C'aliilo 'Utjbman. Razziati Barqah. Taràbulus e It'riqiyah, 'Abdallah, con stratagemma suggeritogli da ibn al-Zubayr, vinco (lirgir, p. 'idO-atCi. — § 59. (Athir). Presa di Sbaytulah. Qafsali e al-Agam: immenso bottino e tributo raccolto dagli Arabi: come 'Uthmàn dispose e fece dono del quinto di IfriqiyaL, p. SOi-'idS. — § 6*1. (Atjiir). Hiraql manda a Qartaginah un batriq per punire i sudditi d'Africa d'aver pa- gato tributo agli Arabi, p. 20:-!. — §§ Gl-(;-2. (Nuwayrit. Prolissa narrazione romanzesca della cam- pagna d'Africa: prima spedizione o gays al- 'Abàdi la h : seconda spedizione con la conquista di Sbaytulah e l'immenso bottino: tributo pagato dagli Africani, p. 203-205. — § 63. (Teofane). Razzia dei Saraceni in Africa contro il tiranno tìregorio: tributo di vettovaglie imposto agli Afri o Berberi, p. 205. — § 64. (Cant. Byz. Av.k Spedizione e vittoria di Habedella, p. 20(i. — § C5. Cro- nologia della spedizione, incerta fra il 2G. e il 27. H. Itinerario e fatti principali, secondo le fonti magrebine, p. 20C. — § l>0. (Michele Sirio). I Taj'yàyé vincono Gregorio, che si sottomette di nuovo a Costante, p. 20tì-207. — § 67. Altre fonti sulla spedizione di '.Vbdallah b. abi Sarb, p. 2< 17-208. AFRICA-SPAGNA. - Prima incursione in Spagna (versione di Sayf b. TTrnar). — §§ 68-69. (Tabari). Pri'tesii cou(|iiistn dcir.Vudaliis e ilcll' Ifian^ah, delle quali sarebbe rimasto governatore '.4.bd- allah II. Niilì' b. 'Abd al-Qays al-Fihri, p. 208-209. — S 70. Omissione dell'annata 27. 11. in Athir, p. 2<>;>. NECROLOGIO dell'anno 27. H. : Aban b. Said, § TI. (Hagar). p. 209-210. — § 72. (AtJiir Usd ed altre fonti), p. 2111-212. abu Dzu-ayb al-Hudzali, §§ 73-76. (Aghàni), p. 212-211. — § 77. (At_hir\ p. 214. — § 7H. (Athir llsil r ;lUre (oliti I, p. 2l4-21."l. 28. a. H. (25 settembre 648 — 13 settembre 649). Tavola cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 218. "IRAQ-PERSIA. - Conquista del Fàris e presa d'Istakhr. — § 1. (Wàqidi in Tabari), p. 219. — %■>. (Bar Sinaya;, p. 219. — § 3. (Balàdzuri). 'Abdallah b. 'Amir fa patto con Istakhr e poi In espugna. (Jii- tica del Wellliaiisen sul passo di Balàdzuri, e valutazione di detta critica, p. 219-220. PERSIA-ÀDZARBAYGÀN. — § 4. (Dzaliabi). Razzia di al-WaliiI b. Tqbah nell'Àdzarbaygrin, p. 22(i. PERSIA. - Il Nawruz - ij .'i. (flainzah) cade il 16 Sa'bàu, p. 22.|9-2.Vf. — § 2lzari). Id. id., p. 250. — g§ 2Ì5-24. (Id.). L'amiin concesso da uno schiavo musulmano agli assediati è ritenuto valido da 'Umar, p. 250-251. — § 25. Jd.i. Kharalah b. Mas'ùd in Fasà, p. 251. — § 26. (Id. i. Conquista del Karman, p. 251-2.52. — § 27. (Hanifali). TJtJimàn b. abi al-'Às e 'Abdallah b. '.\jnir contro Yazdagird, p. 242. — §§ 28-3'). (Athiri. Sconfitta dei Musulmani presso Istakhr ribellatasi: ibn 'Àmir riprende la città, espugna Dàrabgird e trùr, p. 252-253. — §§ 31-32. (Dzahabi). Particolareg- giato racconto della campagna del Faris. p. 2.53-255. — § 355. (Tabari . Contuse notizie di Sayf sulla insnrrezione e repressione di Istakhr, p. 255. — S 34. (Ya'qQbi). Campagna nel Fàris: spe- dizione nel Sigistan, p. 265. — § 35. iTabari'. Notizie di Sayf sulla conquista di Kiibul, p. 256. — § 3»j. lYa'qùbi Buldàn . Conquista del Sigistan sino a Zarang, p. 25.5-2.5t!. — § 37. Altre fonti sulla conquista dell'altipiano iranico, p. 250. PERSIA. - Il Nawruz del 29. a. H. — § 38. (Hamzah) cade nel 27 Sa'bàii, p. 25(5. — § 30. (ZDMG.) M iiiita d'ar^ent'i aiabo-sas-saiiida, p. 2.5G. iRAQ-AL-KÙFAH. - Deposizione di al-Walid b. Uqbah. — g§ 40-41. sostituito, second.i alcuno fonti in i|iiis)'annii, ila Sa'iil b. al-'As. p. '2'ì''. IRAQ-ARABIA. - Rapporti tra il Califfo ed i Cristiani nagràniti emigrati nell'Iraq. — g 42. lYusuf). I>!Uera di 'Dt_hmàn ad alAValid b. Tqbah, p. '257. MESOPOTAMIA-SIRIA. - Patriarcato monofisita. — ^ 4.3-44. (Barhebraeus, Dionigi di Teli Mahrè, ecc.). Morte di Mar (iiovauni, patriarca di Antiochia, cui succede Teodoro di Qinuasrin, e di Mar Si- meone, vescovo di Edes:5a. Carestia in Siria e Mesopotamia. ]). 2Ó7-2.58. SIRIA-ASIA MINORE-IMPERO BIZANTINO. - Incursione araba in Asia Minore e pace fra Arabi e Bizantini. — § 45. (Teofane). Dopo un'incursione dello siatopedarches Busnr in Isauria, Costante HI pattuisce con Mu'àwiyah la pace, p. 2.58. — § 46. (SebeosJ. Insuccesso degli Arabi per mare contro i Bizantini. Procopio e Mu'àwiyah trattano la pace, p. 258. — g 47. (Dionigi di Teli Mahré). Haliib b. Maslamah invade l'Armenia, p. 258. — § 48. I negoziati furono di tregua per tre anni, 29.-32. H. Comi' s'aci'ordi la cronologia di Sebeos con quella di Teofane, p. 2.''>S-2.5i). — § 4!*. Gli Arabi occu- pano l'i.sola di Kos(?), p. 259. ARABIA. - Ampliamento della moschea di Madinah — S 50. i'1'abai-i) con muri e colonne di pietra, p. 2.59-2H0. — § 51. (Ya'qubii, id., p. 2»i0. — § 52. iDiyàrbakri). id., p. 265. — § .53. Altre fonti, p. 2>ib. Pellegrinaggio annuale, e prime proteste pubbliche contro il Califfo 'Uthmàn. — §§ .54-5.5. (Tabari). Innovazioni introUnltc- .la 'Utjinian nelle, cerimonie rituali del pellegrinaggio, considerate dai più autorevoli Compagni come infrazioni all'esempio del Profeta e quasi un ritorno alle costumanze pagane, p. 261-263. — § 56. Induzioni che si possono trarre da «juesta tradizione, p. 26.3-264. — S 57. l'Tabari Zotenberg). Versione riassuntiva persiana, p. "264. — § 68. .iltre fonti, p. 2<54-265. EGITTO. — § 59. (Mahà.siu). Inondazione annuale del Nilo, p. 2)56. IMPERO BIZANTINO-ROMA. - Concilio di Roma contro il Monotheletismo — g§ 60-61. (Teofane, .Anastasio, tenuto da papa Martino, nonostante le minacce dell'esarca bizantino Olympius, p. 265. IV 30. a. H. SS 1-">T. INDlCf: ANALITICO 30. a. H. (4 settembre 650 — 23 agosto f>51). Tabellii cronologica comparativa musiilin.ino-gregoriana dell'annata, p. 268. PERSIA-AL-HIND-AL-SIND. - Viaggio di Hukaym b. Gabalah in India — Si- {Balà*lzuri) ordinato fla 'Utjimiln per esplorare le condizioni di quei paesi, p. 269. PERSIA. - Monete arabe di tipo sassanida — § 2. (ZDMG.) coniate a Dàrabgird, » Dàmghàn, p. 26fl-270. Conquista dell'altipiano Iranico. — § 3. Si danno raccolte insieme le tradizioni relative alla conquista compiuta tra il 29. e il 32. H. Filo generale cronologico degli eventi, p. 270-271. PERSIA-FÀRIS-KARMAN-KHU BASAN. - Fuga del re persiano Yazdagird. — § 4, Difficoltà cronolo- giche nelle tradizioni seguenti, e probabUe ri.soluzione, p. 271-272. — § 5. (Tabari). Dal Fàris, Yazdagird fugge nel Karman e poi nel Kliuràsàn, inseguito da Mugàsi', il cui esercito perisce di freddo nelle Alpi Karmane, p. 272. — § fi. (Bar Sinaya). Id., p. 273. — § 7. (Dzahabi Paris). Id., p. 273. PERSIA-KARMÀN-SIGISTAN. - Invasione del Karman : conquista del Sigistàn e di Kabul. — § 8. (Dza- liabii. Confluiste . 2!il-29'J. PERSIA. - Disposizioni amministrative In Persia secondo la versione di Sayf b. 'U mar. — § 19. l'I'a- bari ). 'lj|_hniàii divide il l'àris in cinqui' distretti, in sei il K|iurasaii : minvi gnvei-uaturi, ji. 292-293. — § 50. (Athir). Amministrazione del Karman, Sigistàn, Fàris. p. 293. Conquista dell'Iran (versione di Sayf b. 'Umar e ili t'unti recenti). — S 51. (Taliari). Fuga di Yazdagird per al-Rayy, - tradimento del satrapo Abàn tìàdzawayb -, Marw al-RfKJz, Balkli, inseguito da al- Ahnaf, p. 293-295. — § 52. (Id.). Come la resistenza organizzata da Yazdagird con l'aiuto dei Turchi non vale ad arrestare al-Ahnaf ed i Ba.srensi. Il Kisra al di là dell'Oxus, p. 295-297. — §53. Le tradizioni sayflane riassunte confusamente da ibn KJialdiin, p. 297-298. — §§ 54-5.5. (Kliamìs). Rias- sunto della campagna, attribuita specialmente ad ibn Kurayz : ingenti tesori affluiscono a Ma- dinah, p. 298-299. — S ^ie. (Dahlàn). Ria.ssume la versione di Sayf, p. 299. — S 57. (Mahàsinì. Id. .x.wi INDICE ANALITICO Sj ■'>■■>'<■ 30. Ammuiitiire dèi khaiàg, i- come ne disponeva il Califfo, ji. 3(X». — g 58. Svolgimento della CKin- pagna in Perai», secondo il Miiller, p. ilixi. — § 59. Altre fonti sulla conquista dell'altipiano ini- nico, p. Sut*»!. PERSIAGURGAN. - Conquista del óurgàn. — §§ tiO-Gl. (Óawzi, Tabari). Cronologia di al-Madàini, p. .Tf<ì. — § &2. (Tabari: al-Malaini). Pagamento molto irregolare del tributo da parte del (5 urgàn, p. :-ìUl. — §§ t)3-t>4. iTabari). Sollevazione del Curgàn : Suwayd b. Muqarrin viene a patti con Kuzbàu Sul, p. 301-302. PERSIA. - Conquista del Jabaristàn. — § tio. Prima invasione araba nel Tabaristàn, per parte delle milizie di al-Kui'ah, emule ili iiuelle più sollecitee più fortunate di al-Biusrah nella conquista dell"Tr5n, p. 302-3f>4. — § <>tj. Notizie sulla posizione geografica e la storia anteriore del Tabaristàn, p. :}<»4-305. — § t»7. iTabarii. Cronologia della conquista, per opera di Sa'id b. al-'Às, p. 3o5. — g OH. (Bar Si- naya)._Id., p. .S05. — § •!!>. (Tabari i. Prevenuto da ibn 'Amir nelT invasione del Khuràsàn, Sa'id b. al-'As muove su Qùoiis, o)>bliga a un tributo il Irurgàn, espugna Taniisah sul Caspio, p, 30C. 908. — § 73. Altre fonti, p. 3<>S. PERSIA-ADZARBAYGAN. - Spedizione nel!" Adzarbaygàn dell'anno 30. H. — g 74. Il possesso di questa pr-iviucia tu .-iempre molto precario e difficile per gli ^Vrabi, pur essendo di grande valore ed importanza strategica, p. 8<«i-30f>. — § 75. (l'abari: Sayf'. Spedizione di 'Abd al-rahmàn b. Ra- bi'ah per razziare al-Bàb, p. 300. — § 76. (Balàdzuri). Scorrerie di Sa'id b. al-'Às nell'Àilzarbaygàn, MnqAn e ('Jilàn, y. Srtfl-SlO. — § 77. (Dzababi). Id. id., p. 310. PERSIA. • Il Nawrùz, — § 78. (Hamzuli) cade l'S Ramadan, p. Oli). IRAQ. - Primi sìntomi sintomi del malumore contro il governo di Uthmàn: deposizione di al-Walid b. Uqbah dal governo di al-Kufah ver.'^ione di Sayf h. Umar). — § 7'J. Quadro imperfetti, e parziale che fa .Sayf degli eventi velando gli aspetti più brutti della gi-ande crisi intema, che presto porterà Io SUito musulmano alle prime guerre civili, p. 310-311. — § 80. Quello che tut- tavia può leggei-si tra le righe delle sue trailizioni: angherie fiscali dei governatori: corruzione dei (domandanti d'eserciti; s|ioliazioni degli esattori: pervertimento dello schietto spirito arabo e delle dottrine islamiche, p. 311-312. — § 81. Gravi conflitti d'interessi politici ed economici sono fra le ragioni principali della grande crisi. L'istituzione 'umai-iana del diwàn o ruolo delle pen- sioni portò a un disavanzo nel bilancio dello Stato, acuito dalla grande crisi agricola per Tabbiin- dono delle campagne da parte degli agricoltori servi della gleba, e dal continuo affluire di nuove reclute ai seiTizi dell'Isiàm, cioè da forti immigrazioni nelle provinole più ricche. La conquista dell'Iran riusci come una scadente speculazione. Al disagio economico seguirono irrequietezza e scontento nelle folle e tendenze anarcoidi conti-o l'amministrazione musulmana, che "Utliniàn in- vano tentò di migliorare, specialmente nelflràq, paese da lungo tempo rovinato da invasioni nemiche, da guerre civili, da i-ontinui mutamenti di governo, p. 312-317. — ' § 82. L'agglomera- zione ognor crescente di persone in al-Basrah ed al-KQfah rende contagiosa ed acuta la violenza e l'anari'hia tra i Musnlmani dell' 'Irà^j, p. 317-318. — §§ 8:3-8. — §§ 94-9«;. (Tabari: Sayf. Malevoli insinuazioni contro il governatore: accusato di bere vino, vien flagellato alla pre-senza del Califfo, p. 32H-.32i>. — 103. (Ya'qubii. Come e perchè al-Walid fu deposto e battuto, p. 332-;.>33. — §§ 104-105. (Mas'iìdi). Versione ultrapaiti^jiana di al-MasTidi sulle vicende dei disordini, «refrola- tezze e protezione dei maghi che jjiovocarono la deposizione di al-Walìd e la sua punizione per mano di 'Ali, p. 3;ì3-336. — § 106. (Ya'qùbi). Il vino e la difesa del mago Bairfmi o Natrónay .sono causa della rovina di al-AValid, p. 33fi-337. — § 107. iBukhiiri). 'Utliman, avvertilo dal nipot. Tbaydallah !.. 'Ali, fa punire al-Walid, p. 3.37-338. — § lf>S. (Azraqi). al-A\'alid a.i'ara bark-« il marchiatore del petto, p. 3as. — g K»). iMubarrud). Id.. p. 33K.:^3!>. — S H"- (liljaldnn). Breve racconto della caduta di al-Walid, p. 339. — § 111. Versione delT.Xghani: Preghiera delle quattro rak'ah, i>. 339. — § 112. Versi al proposito di al-Hutayah, in difesa di al-Walid, p. 339-3411.— § 113. Colpa e punizione d! al-Walid, p. 310. — §sj 114-11-5. Vero tenore e valore della testimo- nianza di al-Hutayah. p. 341-342. — § 116. Gli accusatori di al-Walid ne ottengono dal Califfo la deposizione e la fustigazione, p. 342-313, — g 117. dopo aver protestato in tempestosa riunion, nella casa di 'À-isah. - Primo accenno alla inimicizia tra 'A-isah ed 'l'tliman, p. 343-344. — §g 1 1.'^ 121. Particolari dell'accusa e della punizione, p. 344-34.5. — s; 122. Qasidah di abu Zubayd al-TA-i in difesa di al-Walid, p. 345-346. — §§ 123-126. Favori concessi da al-Walid ad abiì Zubayd, ed altri versi di costui in lode del governatore, p. 346-348. — §g 127-129. Aneddoti della vita anteriore di al-Walid: suoi rapporti col Profeta, p. 348-349. — §g 130-132. al-Walid amico e protettore della magia, p. 349-350. — §§ 133-135. al-Walid e i suoi successori in al-Kiìfah, p. 3.5f>-.S51, — § 1S<;. e i poeti abu Zubaj-d e Asga', p. 351. — § 137. Spedizione di al-AValid contro i Rum, p. 351-352. — §§ 138-139. al-Walid alla morte di 'Uthmàn, p. 352. — § 140. al-Walid e il Califfo Mu'awiyah. p. 352-353. — § 141. (Hutayah). Episodio dell'accusa e deposizione di al-Walid. Vero carattere di esso, nella opposizione tra il partito qurasita-'uthmàniila e il pai-tito anti-'uthmànida protetto da 'A-isah. lia punizione inflitta ad al-Walid fu ordinata dal Califfo sotto la pressione dell'opinioni- pubblica. (> fu un atto di debolezza, p. ìi53-3.5.5. 'IRAQ. - Sa'id b. al-Às: sua nomina a governatore di al-Kufah e sua amministrazione della pro- vincia. — g 14'2. l'I'abari: Sayt). Precedenti e primi atti del governo di Sa'id in al-Kiifah. secouiio le istruzioni di 'Uthman, per porre riparo alla fitnah od anarchia tra le varie classi sociali co- stituitesi per effetto della conquista: alil al-saraf, al -b uy fi tit t , al-sàbiqah wa-l-qud- mah, al-rawadif wa-1 -1 a wàhiq , p. 3.56-360. — § 143. (Id.). Cultura poetica di 'Utlimfin. p. 3fi0. — § 144. (MasTidi). Appropriazioni indebite
  • . ild. Id.J. Rivalità tra i vecchi e i nuovi musulmani : sorda guerra d' invidie e di scontenti, p. 362. — § 147. Osser- vazioni del Wellhausen sul movimento kufano contro al-Walid, misto di odio religioso contro il pagano impenitente, e opposizione delle tribù dalle abitudini beduine ed anarchiche contro il con- centramento del jìotere (lolitico e monopolizzatore della giustizia nelle mani di un rappresentante dello Stato. Corretto giudizio di Sayf sui peggiori elementi dei campi militari, donde specialmente partiva lo scontento, p. 3(i2-3f)3. — S MS. .\ltri' fonti .-iulle prime agitazioni in al-Kufah, p. ::>6.3-.364. AL-GAZÌRAH. - Immigrazione di tribù arabe in Mesopotamia. — § 149. iBalàdzuri;. Per ordine di 'Utbnnin, Jlu'.-iwiyali alloca alcune iribù Mudar e Eabi'ah nella Babilonide meridionale, p. 364. — S 1.50. (Id.J. Paesi della Cazirab infestati ila scorpioni velenosi, p. 364-365. MESOPOTAMIA-ASIA MINORE. - Incursioni e trasmigrazioni. — § 151. (Balàdzuri). Incursione di SufvHu b. 'Awl ( (.ntiM Mara.^, p. 365. — § 152. (Michele Sirioi. Li 'Aqfilàyé da Harran a Khemat, p. 365. SIRIA-MESOPOTAMIA. - Mutamenfo di patriarchi monofisiti. — § 158. (Dionigi di Teli Mahré). Mar Teodoro in Antiochia, Ciriaco in Kdessa, p. 365. SIRIA. - Malumori contro II governo: esilio di abu Dzarr. — § 154. Divei-so contegno delle scuole sto- rielle 'iraqense e niadinese verso li ["mavyadi. Tendenza ortodossa e fìlomayyade di Sayf b. 'Umar INDICE AXAI.riICO <;§ lól-i'ts. 30. a. H. (Tabari), p. H65-866. — § 155. Le condizioni economiche, amministrative e sociali della Siria ben diverse da quelle deH"Iràq: origine dei lualnmori sirii, p. 366-367. — § 156. (Atjiir). Accenuo a versioni ostili a Mii'tiwiyah nell'affare di abfi Dzarr, y>. 367-3CH. — § 157. (Tahari). Versione say- fìana. al'fi Dzarr, agitatore sirio, socialista, mandato da Mu'àwiyah a Madinali e ila Uthniàn re- legato in al-Rabadzah, p. 363-370. — § 1.5K. (Ya'qiìbii. Preilicazione auti-'utjiinànida di abiì Dzan- in Madinah e in Siria. Sua relegazione e morte, p. 37(1-372. — § 15!'. (Mas'ùdi). Contesa tra il co- munista abiì Dzarr e l'ebreo Ka'b al-Abbùr, tra 'Uthmàn e 'Ali, p. 372-374. — § 160. Osservazioni del Kremer sull'agitiizione contro 'Ut_hman, effetto dei principii democratici e comunistici posti da 'Umar e dal Profeta, p. 374. — § 161. Secondo il Miiller, l'agitazionf di abù Dzarr fu protesta dei devoti musulmani contrai il lusso crescente ed il favoritismo del potere centrale, p. 374. — § 162. Altre fonti sull'esilio di abu Dzarr, p. 37.'>. — § 163. Significato e portata intima dell'epi- sodio di abù Dzarr, quale indizio del conflitto e del processo di adattamento tra la società mu- sulmana primitiva, quale usci dal deserto, ed il mondo civile tanto dti essa diverso. Tendenze comunistiche e quasi socialistiche della società araba primitiva, <^aii8ervate e sancite da Maouietto e dai snoi immediati successori, in consuetudini o istituzioni (Diwàn, demanio islamico, ecc.) tendenti a limitare l'accumulamento di grandi ricchezze nelle mani di podii, p. 375-376. — § 164. Il califfato di 'L'mar rappresentò il massimo sforzo statale in senso comunistico, in un tentativo che il contatto del mondo e l'avidità dei più fortunati Compagni resero vano. Riprovazione e scandalo da parte delle classi inferiori e degli antichi Compagni rimasti puritani, p. 376-377. — § 165. Il movimento di reazione di carattere religioso e dottrinale s'alleò alla gelosia degli .Arabi non qurasiti contro i Qurays; e il niovinieato anti-qura.sita si accentuò in anti-umavyade. ('arat- tere e successo di abu Dzarr, p. 377-37H. — § 166. In Siria il moto insurrezionale fu di breve dnrata; neU"Iràq invece l'agitazione divenne moto collettivo irresistibile. c|uiisl rivoliizìi.n. . p. 378^70. IMPERO BIZANTINO-ASIA MINORE-ARMENIA. - Ribellione dell'Artnenia contro Bisanzio. - § 167. Malsicura cronologia di iiuesta rivolta, lapitanata da Teodoro Rstuni (o Pasugnatej, com- battuta da Costantino III e fomentata da Mu'àwiyali, p. ;379-o>S( i. — § 16iS. Ipotesi e confusione sulla campagna militare bizantino-armeno-arabn di quest'anno, p. 380-381. — § 169. La rivolta della Persannenia contro l'imperatore bizantino ebbe origini politiche, economiche e specialmente reli- giose, a difesa della libertà religiosa contro le imposizioni monoteletiche di Costantinopoli, p. 381-382. — § 170. iTeotane). Trattato del ribelle l'asagnathes con Mn'awiyah, e inutile avanzata dell'im- peratore sino a Cesarea di Cappadocia, p. 3H2. — S 171. iSebeos]. Scoppia il dissidio religioso tra Armeni e Greci: concilio di Dwin, p. 382-383. — § 172. (Id.). Defezione ilei K-stunida; alleanza •' ai-cordo con gli Ismaeliti. Campagna di Costantino in Armenia, p. 383-385. — § 173. ;Id.;. Ritirata del Basilèo. Teodoro Rstuiii a Damasco, p. 38-5-386. — § 174. Ricostruzione degli eventi secondo il De Saint Martin, p. 386-387. IMPERO BIZANTINO-CRETA. — ? l"-,. Gli Arabi devastano l'isola, p. :S7. ARABIA. - Perdita del sigillo del Profeta. - §§ 176-177. ('l'abari). Khàtim d'argento, usato dal Pro- feta, da abó lìakr, ila 't'iiiar. perduto da 'Uthmàn nel pozzo Bi'r .\ris, p. 387. ARABIA-'IRAQ. - Compilazione del testo ufficiale del Qur-àn. — *> 178. .\bulfedai. Copia ulKciale tratta dall'eiemplare ili abu IJaki. p. :'i.SH. — !■ IT'.i. Eiiticbioi. 'Utjimàn riordina il Corano, p. 38."^. — § 18<^^). tYa'qiibi . 'Uthmàn e ibn Mas'iid, p. ;t88-38'J. — S lfint TTraar, le copie ufficiali, e distrugge tutte le altre, p. 38!»-300. — § 182. (Atliir). Id. id., p. 3904)91. — § 18:!. (Kitàb al-Tamhid: Savi"). 'Ali difende e giustifica 'Utliinrin d'aver ciò fatto, p. 391. - S 184. (Id. Id. . Spiegazioni del Califfo «d '.Abdallali b. Mas'iìd, e khulbali di costui in al-Kiìfah, p. 391-392. — § 18.5. iLstakbri . Misliaf di 'Uthmun ad Antartiìs, p. .392. — S IWi. Dza- hnbii, p. 392. — § 187. iBukliàrii. IÌ dialetto .jurasita lingua ufficiale del t^uràn, p. 3t)2. — § 188. i Kbal- dOni. Su rapporto di Hudzayfah, 'Ut_hraàn decide e fa eseguire, sulla copia affidata a Hafsah, l'edi- zione vulgata o qurasita del Quràn. -Considerazioni ed ipotesi dell'Annalista, p. 392-394. — i» 189. (Dzahabi Paria), Id-, p. 394. — S 190- ( Khamis- Memoria di un ordinamento del testo sacro qiial era anteriormente alla riforma di 'Utjimàn, p. 394. — S l-'l- 'MiKiaddasi,. Valore della lettura o redazione di ibn '.Vmir, p. 391-395. — S li'2. E8)iosizione del Mtdier sulla redazione deiinitiva del Ijuràn affidata a Zayd b. Thàbit e che destò solo in al-Kùfah un'opposizione e agitazione artificiale per l'inane osti- lità di 'Abdallab !.. Mn^'ùd. p. lìD-'vI'.Oi; — sji 10:i-19.'.. Cine li N'.ildeke nel su" riaisico studili rap- 30. a. H. ?3 lii.Vi!ll. INMilCK ANAl.lTICO prnHentii - in cont'onnitù del riuxonto tradiziunale - il modo onde il testo qiiranico fu raccolto «otto iibii Httkr erìncipalì colla- boratori alla redazione 'utlimànicla del (^uràn, ecc., il Nòldeke propende ad accogliere la vei^sione ortodossa islamica sul valore canonico ed autentico di detta redazione, p. 4O4-4O0). — ^ 200. Come e perchè questa opinione audrebbe limitata nel ritenere che il Qur'àn non ci è stato tramandato ne intero né nella forma precisa nella quale Maometto lo rivelò, p. 406-407. — § 201. La compi- lazione scritta del Quràn va considerata come segno del movimento religioso, reso più sensibile nella società arabo-islamica dopo le grandi conquiste e per effetto di queste, quando alle preoc- cupazioni mondane, politiche ed economiche, sino allora prevalenti, succede nell'animo dei trase- colati viucitox-i del mondo l'orgoglio nazionale e la venerazione per il presunto autore della grande rivoluzione islamica, p. 407-409. — § 202. Altre fonti per la storia della redazione coranica, p. 409. — § 203. Aspetto politico e morale della compilazione ufficiale del Quràn sotto 'Uthmàn. Impor- tanza della classe dei qurrà nella comunità islamica, p. 410.' — § 204. La loro origine risale al Profeta, il ([uale affidò ai suoi agenti nelle varie parti d'Arabia funzioni politiche, fiscali, mi- litari e solo in parte religiose, restando la propaganda affare personale di Maometto, p. 410411. — § 205. Sparito il Profeta, si senti subito nella giovane comunità il bisogno di strumenti che mantenessero la disciplina sociale e l'unità morale dei Musulmani, il bisogno cioè dì una dottrina ed un rito, p. 411. — § 206. Fra le attribuzioni dei luogotenenti nelle lontane provincie, il presiedere l'adunanza settimanale del venerdì unisce indissolubilmente le funzioni ])olitiche alle religiose, p. 412-413. — §§ 207-208. Dal bisogno di organare e armonizzare il rito e la dot- trina insieme con l'esercizio dell'autorità nel cerchio sempre più vasto delle nuove conquiste, nacque la classe dei recitatori o lettori coranici, alunni dei primi Compagni, missionari e poi agita- tori spesso indipendenti e talvolta ribelli all'autorità centrale, p. 413-414. — §§ 209-210. Essi non costi- tuivano una cerchia chiusa di specialisti, ma sorgevano spontaneamente in ogni luogo e in ogni classe, ed acquistarono, come classe, un'influenza ed un'importanza sociale talvolta superiore ai luogotenenti del Califfo, p. 411415. — §§ 211-212. Questi qurrà, messisi alla testa del movimento religioso sorto tra gli Arabi emigrati l'uovi della penisola, alimentarono e diressero contro il governo una sorda agitazione che minacciava il potere esecutivo, come il numero e la varietà delle loro scuole o letture del testo s.acro. di cui essi facevan monopolio, minacciava l'unità di dot- trina, d'indirizzo e di sentimenti, indispensabile per il prospero avvenire della società musulmana, p. 415-417. — §§. 213-214. 'Utlimàn dimostrò dunque grande coraggio politico per ordinare e san- cire la compilazione di un testo unico ufficiale del Quràn, mirando a colpire con atto energico la potente e terribile classe dei Qurrà. Nuova luce in cui appare, anche da questo lato, il calif- fato di 'Uthmàn, che fu in realtà un onesto e coraggioso tentativo di far fronte ad una rivolu- zione interna maturata e scoppiata per effetto di precedenti fatali, di cui il terzo Califfo fu \it- tiraa, p. 417418. ARABIA. - Innovazioni rituali del Califfo 'Uthmàn. — g 215. CTabarì). Terza chiamata alla preghiera in al-Zawrà, p. 419. — g 216. il4awziì. Id., p. 419. Malumori contro II Califfo 'Uthmàn. — § 217. Cause generali del, movimente di opposizione al calif- fato: innanzi a tutte l'imperfezioni dell'organismo amministrativo e fiscale istituito da 'Umar, p. 419420. — §§ 218-219. iSaad). Nepotismo e favoritismo di 'Uthmàn: come disponesse, a favore dei parenti, dell'erario pubblico, p. 420-421. — § 220. lYùsuf). Terre e feudi distribuiti dal Califl'o in Arabia e fuori, p. 421. — §§ 221. (Faqìh). Suo lusso nelle costruzioni, p. 421. — §§ 222-226. I Ya'qùbi). Prodigalità del Califfo verso i suoi parenti, specialmente al-Hakam b. abi-l-'As, col denaro pubblico. Serie di accuse contro di lui, )>. 421-42.3. — § 227. (Gawzi). La))ìdazione, ingiusta, della donna dei Guhaynah, p. 423. — § 228. (Wardi). 'Uthmàn dona Fadak a Marwàn, p. 423. — §§229- 231. iQutaybahl. Prodigalità e favoritismo: satira dì 'Abd al-rahmàn al-(Juraalii, p. 423-424. — 30. a. H. ?<; 2a-_'->a». INDICK ANAMTICO §^. l--.'l 31. a. H. $j 232-233. iDzahabi Paridi. Propensione di 'Uthman per i banù Umavyah. 'Ali, 'Uthmàn ed 'Abbaa, p. 424. — §§ 2&l-°2ì.j. Ya'qribif Minai-cie e panizioDi contro antichi Compagni, p. 42i. — § •J&n. Altre fonti ^nll'agitazione contro 'Cthmàn. p. 424. ARABIA. • Pellegrinaggio annuale, — § 237. (Tabarìi condotto da 'Utjunàn, p. 42.?. EGITTO. - Inondazione annuale del Nilo. — § 2:j8. iMaha^in;, p. 42-0. SPAGNA. • Eclissi solare — j ì^. Coni. Ixid. Hitp. completa per ì^W. abitanti della .Spagna, p. \-^>. NECROLOGIO della. 30. H.: Abdallah b. Ka b b. Amr. — § 240. (At^ir e Hagari, p. 4^. — § -241. (Saad), p. 425 426. — J# 242- 243. (Aair Csd . p. 426. ■Abdallah b Maz un. — § 214. (Saad^ p. 127. — § 215. (Atjiir), p. 427. Amr b. abi Sarti. — § 246. (AtJiir Uadi, p. 427-428. Óabbàr b. Sakhr. - ? 247. Hagar), p. 428. — § 248. rSaad, e'-c.ì, p. 428429. Hàtib b. abi Balta ah. — ? 24rt. Hagar), p. 429. — § 29^ >. ■ .Vawawi), p. 4-2!M.yi. — j 251. (Saad, ecc.), p 13(.. _ $ ìt2. -Athir Isd , p. 431. lyàd b. Zuhayr. — » iW. (Saad, ecc.., p. 431-432. — § 2.>4. (AtJiir Usd;, p. 4.'J2. Marnar b. abi Sarh. — § 2.55. Saad, ecc.:, p. 432-433. Mas ud b. al-Rabi-. — § 256. (Athir), p. 433. — % 2-57. (Saadi, p. 4.33. - ? 258. AtJiir Usd), p. 4.3:'.. Muh. b. al-Hakam. — ; 259. At^ir, p. A?A. abu Usayd al-Sà idi. — § -260. (Atjir Usd, ecc ,, p. 434. 31. a. H. 24 agosto *>51 — 11 agosto 652'. Tag^'.a. 'T' uolozica comparativa masiilmano-gregoriana dell'annata, p. 436. PERSIA. - Morte del re Yazdagird. — § 1. Molte e oscure trarlizioni sa questo avvenimento. Sayt e ihn al-Kalbi presso Tabari anticipano il fatto, p. 437-438. — §§ 2-9. tTabariV Tradizioni partico- lari, ma fantastiche, specialmente •lì al-Mad&\ui. ecc., sulle nltime vicende di Yazdagird: saa faga per il Tabaristan. Karman, .Sigistan, Khiin'i-^an, Faris; tradimento dei saoi più fidi Mahawayh dihqàn di Jtarw ; sua uccisione per mano >ii un mugnaio del Marciali; estremi onori resigli dal vescovo di Marw, p. 438-445. — § 1*'. Hanifah . Fugato dagli Arabi, Yazdagird deve lottare anche contro i Tarcbi: so» fine miserevole, p. 44.>446. — §^ 11-12. { Bala■ ;^ > np-ortat* viito l'anno ■"*'. H., si riteriscono al 31. H., p 452. — § -Jf). Tabari . '.Abdallah b. '.Amir s'avanza vittorioso tino a Sarafchs, p. 452. — § 21. Abulfeda,. Ribellione e conquista del paete. V. 4.%. PERSIA. - La festa del Nawruz — ; SI. Hamzati . il !:• Kajua'Jan, [•. l'rj. SIR'A-ASIA MINORE. - Incursione in Asia Minore Mopsueslia e Dorilea;. — $'.£}. Baià. 152. — S 24. Accenno del Baiy a questa spedizione, che %ì chiose con ana tregna di due anni, p. 45:{. 30. a. H. Sii l!>:>'.':tl. INhlCK ANALITICO presenUi - in conformità del racconto tradizionale - il modo onde il testo qiiranico fu raccolto sotto abfi Bakr ed 'Umar, compilato ed ordinato sotto 'Ufl'niàn. - Osservazioni dell'Annalista sulla intei;ritii e autruticità del testo uella compilazione 'utlmiànica. Perchè Maometto non preparò lui una i-ollezione iiutentica delle sue rivelazioni?, p. 3!'6-4'X). — § 19(j. In qual misura va am- messa l'assoluta autenticità del testo 8n(;ro: impronta comunistica che la società islamica ebbe vivente il Profeta, e che ha in parte conservato anche dopo, assai più spiccatamente clie non richieda il testo (|uranico, p. 400-401. — §§ 1!>7-I9y. Esposizione e discussione della teoria del Voliera, secondo la quale il testo quranico primitivo sarebbe stato nella compilazione 'utjimànica, e per effetto di quella necessità nazionale che diede orif;ine alle scuole grammaticali arabe, sot- toposto a revisione formale e ritocchi stilistici e lessicali, in armonia con i canoni dell'antica poesia araba principalmente proveniente dal Nagd, p. 101-104. — § 199, Nonostante le acute osser- vazioni sul carattere sovrattutto politico dell'atto di 'Dtjimàn, sull'età giovanile dei principali colla- boratori alla redazione 'utjimànida del Qur-àn, ecc., il Nòldeke propende ad accogliere la versione oi-todossa islamica sul valore canonico ed autentico di detta redazione, p. 404-406. — § 200. Come e perchè questa opinione andrebbe limitata nel ritenere che il Quràn non ci è stato tramandato né intero né nella forma precisa nella quale Maometto lo rivelò, p. 406-407. — § 201. La compi- lazione scritta del Quràn va considerata come segno del movimento religioso, reso più sensibile nella società arabo-islamica dopo le gTandi conquiste e per efletto di queste, quando alle preoc- cupazioni mondane, politiche ed economiche, sino allora prevalenti, succede nell'animo dei trase- colati vincitori del mondo l'orgoglio nazionale e la venerazione per il presunto autore della grande rivoluzione islamica, p. 407-409. — § 202. Altre fonti per la storia della redazione coranica, p. 409. — § 203. Aspetto politico e morale della compilazione ufficiale del Quràn sotto 'Uthmàn. Impor- tanza della classe dei qurrà nella comunità islamica, p. 410.'— § 204. La loro origine risale al Profeta, il quale affidò ai suoi agenti nelle varie parti d'Arabia funzioni politiche, fiscali, mi- litari e solo in parte religiose, restando la propaganda affare personale di Maometto, p. 410-411. — § 205. Sparito il Profeta, si senti subito uella giovane comunità il bisogno di strumenti che mantenessero la disciplina sociale e l'unità morale dei Musulmani, il bisogno cioè di una dottrina ed un rito, p. 411. — § 206. Fra le attribuzioni dei luogotenenti nelle lontane provincie, il presiedere l'adunanza settimanale del venerdì unisce indissolubilmente le funzioni politiche alle religiose, p. 412-413. — §§ 207-208. Dal bisogno di organare e armonizzare il rito e la dot- trina insieme con l'esercizio dell'autorità nel cerchio sempre più vasto delle nuove conquiste, nacque la classe dei recitatori o lettox-i coranici, alunni dei primi Compagni, missionai-i e poi agita- tori spesso indipendenti e talvolta ribelli all'autorità centrale, p. 413-414. — §§ 209-210. Essi non costi- tuivano una cerchia chiusa di specialisti, ma .sorgevano spontaneamente in ogni luogo e in ogni classe, ed acquistarono, come classe, un'influenza ed un'importanza sociale talvolta superiore ai luogotenenti del Califfo, p. 414-415. — §§ 211-212. Questi qurrà, messisi alla testa del movimento religioso sorto tra gli Arabi emigrati fuori della penisola, alimentarono e diressero contro il governo una sorda agitazione che minacciava il potere esecutivo, come il numero e la varietà delle loro scuole o letture del testo sacro, di cui essi facevan monopolio, minacciava l'unità di dot- trina, d'indirizzo e di sentimenti, indispensabile per il prospero avvenire della società musulmana, p. 415-417. — §§. 213-214. 'Uthmàn dimostrò dunque grande coraggio politico per ordinare e san- cire la compilazione di un testo unico ufficiale del Qur-àn, mirando a colpire con atto energico la potente e terribile classe dei Qurrà. Nuova luce in cui appare, anche da questo lato, il calif- fato di 'Utjimàn, che fu in realtà un onesto e coraggioso tentativo di far fronte ad una rivolu- zione interna maturata e scoppiata per effetto di precedenti fatali, di cui il terzo Califfo fu vit- tima, p. 417-418. ARABIA. - Innovazioni rituali del Califfo 'Utjimàn. — § 215. ('Tabaril. Terza chiamata alla preghiera in al-Zawrà, p. 419. — § 216. iGawziì. Id., p. 419. Malumori contro II Califfo Ut^ìmàn. — § 217. Cause generali del, movimente di opposizione al calit- fato: innanzi a tutte l'imperfezioni dell'organismo amministrativo e fiscale istituito da 'Omar, p. 419-420. — §§ 218-219. fSaadi. Nepotismo e favoritismo di 'Utjimàn: come disponesse, a favore dei parenti, dell'erario pubblico, p. 420-421. — § 220. (Yùsuf ). Terre e feudi distribuiti dal Califfo in Arabia e fuori, p. 121. — §§ 221. (Faqihì. Suo lusso nelle costruzioni, p. 421. — §§ 222-226. (Ya'qubi). Prodigalità del Califfo verso i suoi parenti, specialmente al-IIakam b. abi-l-'Às, col denaro pubblico. Serie di accuse contro di lui, p. 421-423. — § 227. (óawzi). Lapidazione, ingiusta, della donna dei Crubaynah, p. 423. — § 228. (Wardij. 'Uttmàn dona Padak a Marwàn, p. 423. — §§ 229- 231. (Qutaybah). Prodigalità e favoritismo: satira di 'Abd al-rahmàn al-(ìuraahi, p. 423-424. — 30. a. H. SS io-'--''^' INDICI-: ANALITICO S? l--'l. 31. a. H. §§ 232-333. (Dzaliabi Paria). Propensione di 'Uthmàn per i banù Umayyah. Ali, 'Uthman ed 'Abbàa, p. -424. — §§ 23-l-2:>5. ^Ya'qiìbi). Minai-cie e jiiinizioui contro antichi Compagni, p. 424. — § 236. Altre fonti sull'agitazione contro 'Dtjimuu, |i. 424. ARABIA. - Pellegrinaggio annuale, — § 237. (Tabaril condotto da 'Utjimiin, p. 425. EGITTO. - Inondazione annuale del Nilo. — § 23t>. (Mabàsin), p. 425. SPAGNA. - Eclissi solare — § 2:-19. Cotif. Isid. Hisp. completa per gli abitanti della Spagna, p. 425. NECROLOGIO dell'a. 30. H.: Abdallah b. Ka b b. Amr. — ■} 240. (Atiur e Magar), p. 425. — § 241. (Saad), p. 425 426. — §§ 242- 243. (AUin- Tsdi. p. 426. 'Abdallah b Maz'un. — § 244. (Saad), p. 127. — § 245. (Atiiir), p. 427. Amr b. abi Sarh. — § 246. (Athir Usdi, p. 427-428. Óabbàr b. Sakhr. - S 247. Hagar), p. 428. — § 248. fSaad, e.c.\ p. 428-429. Hàtib b. abi Balta ah. — § 249. (Hagar), p. 429. - § 25<^». ■ Nawawi), p. 42it430. _ § 251. (Saad, ecc.), p. 43(). _ ^ -252. lAtliir l'sd , p. 4:41. 'lyàd b. Zuhayr. — § 253. (Saad, ecc.i, p. 431-432. — § 254. (Atjiir Usd), p. 432. Ma mar b. abi Sarh. — § 255. iSaad, ecc.), p. 432-433. Mas ud b. al-Rabi'. — § 256. (Athir), p. 433. — S 2.57. (Saad), p. 433. — ? 2.58. i Atliiv Usdl, p. 433. Muh. b. al-Hakam. — § 259. lAtJiir), p. 4.34. abù Usayd al-Sàidi. — S 260. (AtJiir Usd, ecc ], p. 434. 31. a. H. 24 agosto 651 — 11 agosto 652'. Tavola rroiiologioa comparativa luusiilmano-gregoriana dell'annata, p. 436. ^ PERSIA. - Morte del te Yazdagird. — § 1. Molte e oscure tradizioni su questo avvenimeuto. Sayt e ihn al-Kalbi pre.s30 Tabari anticipano il l'atto, p. 487-438. — §§ 2-9. (Tabari). Tradizioni partico- lari, ma fantastiche, specialmente di al-Mada'ini, ecc., sulle ultime vicende di Yazdaijird: sua fuga per il Tabaristun, Karman, Sigistjin, Kliun'isàn, Fiiris; tradimento dei suoi più lidi Màhawayli dihqàn di Marw,; sua uccisione per mano di un mugnaio del Murghah; estremi onori resigli dal vescovo di Marw, p. 438-445. — § 10. Hanifahi. Fugato dagli Arahi, Yazdagird deve lottare anche contro i Turchi: sua fine miserevole, il 44.5-446. — §§ 11-12. (Balàdzurii. Itinerario della fuga: al-Madà-in, Huhvàn, Isbahàn, Istaldir, Karman, Sigistàn, Marw. Rapporti con i Turchi: come e dove il re i» ucciso, p. 446-448. — § 13. abù-l-Faragi. Id. id., p. 448. — «? 14. (Michele Sirio', p, 448. — § 15. iSebeos ed altre fontii, p, 44H-149. — § 16. La morte di Yazdagird segna il tra- monto della egemonia iranica in .\sia, p. 449. — § 17. Il profugo re fece meglio che seppe il suo dovere, a-i.^umendo in persona la direzione della gnen-a contro gli Arabi e difendendo il proprio paese con tenacia e coraggio se non con fortuna. Follia traditrice dei grandi satrapi delle Pro- vincie orientali, p. 4.50. — S 18. Dubbi sulla verità delle tradizioni che narrano la sepoltura del re assassinato, per cura dei Cristiani nestoriani di Marw, p. 461-452. IRAQ-PERSIA. - Conquista del Khuràsàn. — § 19. Una parte delle notizie relative a detta conquisti, e gi:i riportale sotto l'anno ■'**. 11., si riferiscono al 31. IL, p. 4.52. — § 2. — § 24. Altre fonti sul disastro di Balangar, p. ónfi. 'IRAQ. - al-Basrah: lavori idraulici e cenni topografici ed onomastici dei canali della Babilonide me- ridionale. — §^ -J.5-4H. Balàijznri', p. .5CI1-.M.5. PERSIA. - Il Nawruz. — § 49. iHamzah . 1' Sawwàl = 5 maggio (v>3, p. .51."). — § .V>. {ZDMti.i. Moneta d'argento arabo-KasHanida, .51.5. MESOPOTAMIAARMENIA. - § 51. iFaqih . Governatori arabi, p. 515. SIRIA-ASIA MINORE. - Spedizione contro Costantinopoli. — § 52. (Tabari: iil-Wàqidi . Mu'àwiyah s'avanza aiii'j al .Madiq a I -liu ■• t a u t i ii i y y a b o Bosfoni, p. 516. — «} .53. (Dzahabii. Id., p. 51».. 32. a. H. Sii r.(-l >. INDICE ANALITICO § 54. (Wqiìbi). Sufynn b. 'Awf al-(Jhàmidi preposto alla sa -itali nel paese dei Riìm, p. 516. — S 65. (Sebeos). Lettera di 'Uthmàn a Costantino. - Spedizione terrestre e marittima, mediante una immensa flotta, iiaiifra-^atii nel Bosforo dalla tempesta. Ritirata disHStrosa degli Àrabi, p. 51(i-518. MESOPOTAMIA-ARMENIA-IMPERO BIZANTINO. - Nuove Incursioni arabe e bizantine in Armenia. ^ .'iiv.SS. (Sebeos:. Hamazasp e Miise>., capi degli Armeni col cathoiicos Nersés, tengono fronte con varia fede e fortuna alle incursioni degli Arabi e dei Oree!, p. 518-5'2L — § 5!'. fGiov. Ca- tholicosl Riassunto dei fatti medesimi con qualche variante. Altre fonti, p. .Vjl. SIRIA-CIPRO. - Seconda spedizione di Cipro? — S '*•. iKhamisl, p. .52-2. IMPERO BIZANTINO. - Vicende della storia ecclesiastica — §§ Gl-G-2. lEutichio) nella chiesa patriar- cale di Costantinopoli e nel papato romano, p. .522. Spedizione di Rodi. — g.ti^ì- (Michele Sirici. abu-l-A'war a Cos e Creta. Devastazione di Kodi: il co- losso di bronzo atterrato, p. 522. — § 64. (Teofane), i>. 520. — § 65. Cenno del Bury sulla storia del colosso di Kodi, p. .V23. — § 66. Altre fonti, p. 52:;. ARABIA-MAKKAH. - Pellegrinaggio annuale — «; 67. iMasTidi] diretto da Ctjimàn, p. 52:t. EGITTO. - Documenti papiracei. — S '"S- Ricevuta dell'ami r Qays asli abitanti di Phys. p. ."v2i{. Inondazione annuale del Nilo. — ^ &>. Mahàsin), p. 52o. EGITTO-ABISSINIA. — ^ 7n. (Khami.« . Spedizione contro al-Habasah, p. 524. EGITTO-AFRICA-SICILIA. — § 71. Prima ? spedizione araba contro le coste della Sicilia, p. 524. ITALIA. - Deposizione di papa Martino — § 72. per opera dell'esarca Teodoro Calliopas, p. 524-525. Morte di re Rodoaldo — S 715. cui succede Ariberto, p. 52.5. NECROLOGIO dell'anno 32. H.: al-Abbàs b. Abd al-Muttallb. — g 74. iTabari i, p. 525. — §§ 75-95. (Saadi, p. 525-537. — § Stt>. i Atjiir Usd), p. .537-538. — § ;i7. iQutaybali 'Uyfin;, p. 538. — § 98. lÓawzi), p. 538. — § 99. .Na- wawi), p. 538-539. — Altre fonti, p. 538-541. — §§ KXi-lOl. Osservazioni dell'Annalista sulla incerta figura di questo preteso zio del Profeta, p. 541-543. 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. — § 102. (Tabari), p. 543. — §§ 1(13-116. (Saali. p. .54S-.551. — § 117. :Qu- taybah-, p. .551. — § 118. (Atiiir Usdj, p. 552. — § 119. (Nawawil. p. 552-554. — §§ 12012I. Nuwayril p. .-154. — g 122. .Abulfeda e altre fontii, p. .554-5.")(;. — § 123. DitHcoltà di sneb- biare la vera figura dell'uomo, che fu musulmano intelligente, solerte trafficatoi-e, ricco e generoso signore, disinteressato in politica, p. 556-557. 'Abd al-rahmàn b. Rabi'ah. — 5» 124. (At_hir Usd), p. 557. — § 125. "Yàqiìt e altre fonti), p. .5.57-558. 'Abdallah Ibn Masùd. — § 126. iTabari), p. 5.58.— §§ 127-138. vSaad,, 558-563. — g 139. (Qutaybah;, p. 564. — § 14(J. (Dzahabi Paris), p. .564. — § 141. (Nawawi), p. .56.5-566. — § 142. (AtJiir Usd), p. 566. — g 143. iQutaybah 'Uyun e altre fonti), \\ 566-5tW. — g 144. Riassunto bio- ijrafico sull'origine, il carattere e le vicende di ibn Mas'fid, p. .569-570. Abdallah b. Nadlah. — g 115. Atliir Usd), p. .570. 'Abdallah b. Zayd b. Abd rabblhi. — g 146. (Tabarii, p. 570. — g 147. (Saad, ecc.j, p. 57(»-571. Abdallah b. Zayd b. Tha'Iabah. — g I4S. illagan. Identico al precedente, p. 571. 'Alqamah b. Qays, — « 1 i;i. perito a Balangar, o piuttosto nel 62.-73. a. H. Fonti diverse, ji. 571-572. Amr b. Utbah. — g lóu. Ponti diverse, p. 572. al-Aqra' b. Hàbis. — § 151. \Hagar). p. 573. — § 152. (Dzahabi Paris), p. 573. — g 1.53. (Nawawi), p. 573. — g 154. (Atliir Usd ed altre fonti), p. 573-574. Aws b. [abi] Aws. — g 155. Hagar, .\thir Usd, ecc.*, p. 574-575. Aws b. al-Sàmit al-AnsàrI. — § 156. i Nawawi), p. .57.5. — g 157. (Saad), p. .575-576. — g 1.58. lAthir Usil ed altre tonti \ p. 57H. INDICE ANALITICO §§ 159-239. 32. a. H. abu-l-Dardà al-Ansàri. — § 159. (Athir, Nawawi), p. 576-577. — § 160. (Gawzi MS. CosUntin.), p. 577. — § Itil. (Dzahabi Paris\ p. 577. — § 162. (Qutaybah Tyùn), p. 577. — §g 1(>J-105. (.■Vthir Usil ed altre fonti), p. 577-580. abu Dzarr al-Ghìfàri. — § KiH. Athir, p. 5858f>. — §§ •i(>2-30;^. (Tabarii, p. .587-588. — §§ 201-210. (Saadì, p. 588. — § 211-212. (Atjiir Usd), p. 588-589. — §§ 213-214. Estratti di Nuwayri dall' A n s a b a 1 - asrtif balàdzuriano, sui rapporti di abù Dzarr con Mu'àwiyah e con 'Utjimàn, p. 689-592. — § 215. (Hagi]. abiì Dzarr e il Profeta, p. 592. — § 216. (Qiitaybah 'UyCin), p. 692-.59:?. — ii 217. (Nawawi», p. 598. — § 218. (Yiisuf ed altre fonti), p. .593-595. Halhàl b. Dzurri. — g 219. tAtJiir, ecc.), p. 596. Ka b al-Ahbàr. — S 22;i.5-596. Khàlid b. Rabì'ah. — § 223. (Tabari, ecc.), p. 597. Ml'dad b. Yazid. — § 224. (éawzi, AtJiir Dsd, ecc. , p. .597. abu Mufazzir. — S 22.5. Tabarii, p. 697. abù Muslim al-Gabali. — S 226. (Mabà-siui, p. .597. Qays b, Aslm. — g 227. (Dzahabi Tarikh), p. 597. Salmàn b. Rabì'ah — § 228. (Qutaybah) primo qàdi deir'Iraq, p. 597. — § 229. (Nawawi), p. 597. — ? 2;ìii. Athir Usd), p. 597-598. — § 231. (Òawzi ed altre fonti), p. 598. Sìnàn b. Sannah. — g 282. .Hagar), p. 599. — § 233. (Saad), p. .599. — § 234. (Athir Usd ed altre fonti), jj. 599. Sinàn b. abì Slnàn. — § 235. (Hagar), p. .599. — §§ 236-237. (Saad ed altre fonti), p. 599-600. abu Talhah al-Ansàri. — § 2.S8. (Tabari e Khamis), p. 600. Yazid b. Mu àwiyah. — S 239. (Tabari), p. 6*X). TAVOLA CRONOLOGICA DEGLI EVENTI PRINCIPALI DALL'ANNO 23. AL 32. H. _•- > a «* 5 1? È 2 «li- -jj.w n — ARABIA SIKIA MESOPOTAXnA ' o al-(;a2ìrah IRAQ ^ Il Califlb 'Umar assolve dalle Presa di 'Asqalàn. 2 '• sue accuse abiì Musa al-As'ari. t„„ , ,, - I " I Incursioni greche sulla 23 I * Ultiniopellegrinaggiodi'Umar: costa siria. ; ^ I sua uccisione. >■ Adunanza e decìsiQue del Con- , a siglio elettivo o SSra. vJ Muharram. - Proclamazione del ~ Califfo 'Uthmàn : primi atti di ° : lui ; primi malumori cui va in- 24 V contro. 'Uthniàn aumenta le 3 i)ensioni,ordiuail tagdid al- *. ansàb, ingrandisce il J[as- o I gid di Madinah. Presa di Atràbulus e de- gli al-Husùn. ARMENI Accuse e giudizio cou- Spedizione di tro abQ Musa al- tino. , Ai'ari : Ziyàd b. A- . j bihi ad al-Basrah. Sa'd b. abi Waqqàs Incursione di .'; governatore di al- h. Rabi'ah. Teodoro Rstun I ca e patrizio I bat curopalat Kùfah 25 26 27 S a s s 5! I 3 28 Mu awiyah al governo di ; Riunita al governato- deposto dal Califfo e (Prima ?) speii tutta la bina. rato sino di Mu a- sostituito da al-Wa- vittoriosa di ' '^"'■^ah. hd b. TTqbah. b.MasIamah.r to da Mu'àwi aiutato poi A man b. Rabi'a schiere kulan Nascita di Yazìd b. Mu a- wivah Il Calitl'o fa rinnovare li ansàb al-liaram, ingrandisce il Masgidal-Haràmdi Mak- kah, e dà incremento al porto di truddah. I Greci invadono la Siria, i ma sono respinti via | dalla rioccupata (?) Qin- 1 nasrin. i Id. id. Conferma agli immigrati nagrà- niti deir'Iràq le concessioni di 'Umar. =1 ' Sposa la cristiana Nà-ilah ; co- 1 ! struisce l'al-Zawrà in Madi- 1 I nah. Sede monoiisita di Takrit. Persecuzioni politiche e fiscali dei Cristiani nestorìani. ■ PERSIA ASIA MINORE e BISANZIO EGITTO e NlBl.X MAGHRIB: AFRICA e SPAONA I ITALIA TTBKTBIONALE MERIDIONALE arba_vf;àii. óibài, i Khuzistuii. Fàris, Karman, hiinisàn. ecc. Mnkràii, ecc.i jperazioiii militari Prima invasione del Faris 1 lucursiuni arabe asti- Viaia;gi di 'A mr b. ai- Arabi sall'altipiano e prima presa di Istakhr, ve nel territorio bi- 'Às in Madinali. .presa .li Hama- Bayrùdz, ecc. zantino. Primo qàd i in Misr. . "Rayy. I?l>ahan, ^^po„j^ pr,,j.„ ,,; rp^,,.,,._.,^, ■ 1 i 1 i n.ni|UÌ3tano il U i - , >resa di Haniadzitn, ' y e Qftzwin. - Istituzione della Dar a 1 -d iy li t'ah . Primo m i 11 b ar in al- Fuatàt. nt- di al-liayy i.- Ha- Ltjimàji b. aln al-'As doma D. domata dal pre- Sabfir, pone a.s?;edio ad li al-Kiifali. Istakhr. Spcilizionf loiilro Ce-, lusurrezioau di Ales- sarea di Cappadocia sandria per la spe- e Amoriurn. dizione bizantina di Manuw il, e seconda presa della citt:\. Leggendaria distru- zione della grande Biblioteca Alessan- drina. Priiii;i imursiuno di 'Abdallah ibn abi Sarti in Ifri- ijivali. dell' Adzarbay- V spedizione di al- b. TTqbah, fin verso am e Qazwin. sione di Iihtag e dei domatji da abù al-A»'ari. I Greci, dopo un vano tentativo d'invadere la Siria, sono respin- ti da milizie kut'ane e Sirie. S.^onfitte di al-Mawriyàn al-Ru- mi. Deposizijme ili 'Aiur 11. al-'As e nomina di 'Abdallah ibn abi Sarli al governo del- l' Egitto. Spedizione di 'Uq- bah b. Nàtì' a Waddan, e di ibn abi Sarh (V) in Ifrìqiyah. ' Seconda presa di Istakhr: pace di Arragàn e di "Da- ràbprd. Prima spedizione di Cipro per opera di Mu'iiwiyab. • inrayji patriarca di Trattato degli .\rabi con i Nubiani. Ribellione di óur- ^ìt, il patrizio Gregorio, e con- quista dell'Africa liizantina ]ifr o- pira di 'Abdallah ibn abi Sarh. Bat- taglia di Siibay- tiilah. (Prima incursione di Abdallah b. Nàfi' ucll'Anda- lua?). di al-\Valid nel- Conquista iM Faris: 'Abd- arbaytiiin. ^ allah b. "Àmir espugna I Istakhr. i 1 Antiochia. Ciclone di vento a Co- stiintino|ioll. Incursione di Habib b. Maslam.'tii contm Sfiriyah V . Butrus, patriarca mo- nofisi t a di .Messan- dria. Morte di papa Teodoro, e con8a<;raz io- ne di Mar-' tino I. #1 ■=>: MESOPOTAMIA e— Anr dell'Era ARABIA SIRIA o •IRAQ ARMENI.-! 1 AL-UAZiRAH 'Dthniàn amplia la moschea Giovanni e Teodoro pa- 1 abn Miisa al-As'ari, !s madinese - introduce inno- triarchi monofisiti di governatore di al- i J; vazioni nelle cerimonie ri- Antiochia. Basrah, deposto e so- ' 9 tuali del pellegrinaggio. Mu'àwiyah espugna Ara- stituì to_cou 'Abdal- 29 3 dns. Negoziati di pace o tre- 1 gua di tre anni fra Mu- 'àwiyah H Procopio. lah h. 'Am-r. t Perde il sigillo del Profeta in ; Malumori contro il go Immigrazioni di tribù Malumore contro il go- ^ Dissidio religios Bi-r Aris. verno: bando di abu arabe dellestirpiMu- verno di TFtJimàn. Greci e Annei: s CompUazione ufficiale del Qu- Dzan-. dar e Rabi'ali, favo- Deposizione di al-Wa- Rivolta di Pasag o ràn. Teodoro patriarca mono- rite da Mu'àwiyah. lid b. 'Uqbah, sosti- Teodoro il 1 1 Altre innovazioni rituali del nofisita in Antiochia. Ciriaco patriarca mo- tuito da Sa'id b. al- nida, contro B s Califfo. nofisita in Edessa. As. zio e d'accoidOj s Permuta di fondi tra gli Arabi. 1 30 s •g o j gli abitanti d'Ara- bia e gli immigrati 'iiaqensi. i 1 : Spedizione del bii o tino Mauriano fi o 1 to da Habìb b. ) d lamah. 31 i p « ^ £ ^ . Nuove incursioni • be e bizantine: 1 mazasp e Muse» ' capo della resistei 1 1 1 1 armena. 32 O 5 O i 1 1 1 1 1 1 i XL. PERSIA I SETTENTKIONALE Idzarbaygàn, Gibàl, Khuràsan, ecc. SCERIDIONALB (Khuzistàn, Fàris, Karman. Matran, ecc.' ASIA MINORE e BISANZIO EGITTO e NTJBIA MAOHRIB: AFRICA e SPAGNA ITALIA lasrensi avanzano nel- ran, o altipiano della rsia, Presa di Gur e sottomissio- 1 ne iniziale del K a r m iv n e del S i g i 8 1 à n . Concilio di Ro- ma contro il Monotheleti- smo. ì iniziano la conquista, ipagna di 'Abdallah b. nir nel Kh aràsan e di Almaf nel Tukhàri- a n e poi contro l'ultima ;i3tenza organizzata da izdajiird nell'I riin. tquistadel Gurgan edel abiiristàn. dizioni ili 'Abd al-rali- an b. Rabi'ah nell'aj- ftb, e di Sa'id b. al-'A.< ■H'A dz àr b a y C' a n , M n- i n e < i i 1 a n . Viaggio di esplorazione di Hukavm b. Gabalab nel Hind.' Fuga di Yazdagird pel Fàris e pel K;u-màn. I Snfyàn b. 'Awf contro I Mar'as. Costante muove cou- I tro il ribelle Pasa- gnate. L'imperatore Costan- te contro i ribelli Armeni. Gli Arabi devastano Creta (?). Eclissi totale di sole nella Spa- gna. itinua 1 'avanzata di Ab- illah b. 'Amir nel Kha- isan . 'a e morte del re Yazda- rd. Àhnaf b. Qays prende [ai-w arrfiilz, conquista Tà- qàn, al-Fariyàb, Balkh, [aritt, ecc., compiendo la izzia predatrice di tutto Kh u r a .s a n . mrrezione di Persiani e 'urclii, repressa da 'Abd- llab b. Ivhàzim. fani <• Sirii nell'Àdzar- a y g a n . 1 Arabi di 'Abd al-rahmàn . Rabi'ah massacrati con M dai Turchi a Balangar ell'al-Bàb. Incursione di Mu'à- wiyah contro al-Mas- sisah eDarawliyyah. I Pioggia di cenere. Morte di Paolo, ed ele- zione di Pirro, ve- scovi di Costantino- poli. Gb azwab al-asà- wid e battaglia di j Dunqulah. Patto tra Arabi e Nu- biani. Spedizione terrestre e marittima di Mn'à- wiyah contro Co- stantinopoli. Seconda spedizione di Cipro (Vi. Spedizione di Rodi. Spedizione contro gli al-Habasah. Prima (V) spedi- zione araba contro la co- sta della Si- cilia. Deposizione di papa Marti- no. Morte di Ro- doaldo,edele-! zione di Ari-! berto. xu. VI > 29 30 ■W ARABIA SIRIA MESOPOTAMIA AL-GAZiRAH 'IRAQ ARMENI, 'Uthmàn amplia la moschea madiuese - introduce inno- vazioni nelle cerimonie ri- tuali del pellegrinaggio. Giovanni e Teodoro pa- triarchi monofisiti di Antiochia. Mu'àwiyah espugna Ara- dns. Negoziati di pace o tre- gua di tre anni fra Mu- 'àwiyah e Procopio. abu Musa al-As'ari, governatore di al- Basrah, deposto e so- stituì tocou 'Abdal- lah 1>. "Apim-. Perde il sigillo del Profeta in Bir Aris. Compilazione ufficiale del r'àn. Altre innovazioni rituali del Califfo. Qu- 4J? Malumori contro il go verno: bando di abù Dzari-. ) Immigrazioni di tribù Malumore contro il go- Dissidio relieic' n o T^o liii H ili li>-.>'\f.. .- J ■ 'TT. 1 — __ y-» . ." Teodoro patriarca mono- uofisita in Antiochia. arabe dellestirpiMu dar e Rabi'ah, favo rite da Mu'àwij'ah. Ciriaco patriarca mo nofisita in Edessa. verno di 'Utjiman. Deposizione di al-Wa- lid b. 'Uqbah; sosti- tuito da Sa'id b. al- 'As. Permuta di fondi tra gli abitanti d'Ara- bia e gli immigrati 'iraqensi. Greci e Armei Rivolta di Pasag i o Teodoro il ] : nida, contro Bn zio e d"accordcl( gli Arabi. 31 Spedizione del biz tino Mauriano ft, to da Habib b. ìt' lamah. 32 Nuove incursioni ai be e bizantine: H mazasp e Musex capo della resist«n; armena. PERSIA SETTEKTRIONALE Àdzarbaygàn, Gibàl, Khuiàsàu, ecc. ìtERIDIONALE (Khuzistàn, Fàris, Karman. Makvan, ecc.i ASIA MINORE e BISANZIO EGITTO e NTJBIA MAGBRIB: APRICA e SPAGNA ITALIA iasrensi avanzano nel- Presa di Gur e sottomissio- ràn, o altipiano della ne iniziale del Karman Lrsia, e del Sigistàn Concilio di Ro- ma contro il Monotheleti- e iniziano la conquista, apagna di 'Abdallah b. mir nel Khuràsàn e di -Ahnat' nel Tukhàri- iin e poi contro l'ultima sistenza organizzata da azdagird nell'Iran, iiquistadel Gurgàn edel labàristàn. dizioni di 'Abd al-rali- àn b. Rabi'ah uell'aj- àbi. e di Sa'id 1). al-'As ìU'Adzàrbayiiàn, M n- àn e (; ì 1 àn . Viaggio di espjoiazione di Hukavm b. Gabalah nel Hind." Fuga di Yazdagird pel Fàris e pel Karman. Sufyàn b. 'Awf contro Mar'as. Costante muove con- tro il ribelle Pasa- gnate. L'imperatore Costan- te contro i ribelli Armeni. Gli Arabi devastano Creta f?l. i Eclissi totale di sole nella Spa- gna. itinua l'avanzata di 'Ab- allah b. 'Amir nel Khu- àsàn. ga e morte del re Yazda- ird. Incursione di Mu'à- wiyah contro al-ilas- sisah e Darawliyyah. Pioggia di cenere. Morte di Paolo, ed ele- zione di Pirro, ve- scovi di Costantino- poli. Gbazwali al-asà- wid e battaglia di Dunqulab. Patto tra Arabi e Nu- biani. lAhnaf h. Qays prende larwarrudz, conquista Tà- Iqàn, al-Fariyàb, Balkh, laràt, ecc., compiendo la azzia predatrice di tutto ( Kh u r a s a n . iBurrezione di Persiani e uirchi, repressa da 'Abd- llaL b. Khàzira. hiifani e Sirii nell'Adzar- laygàn. [li Arabi di 'Abd al-rahmàn |). Rabi'ali massacrati con mi dai Turchi a Balangar iell'al-Bàb. li Spedizione terrestre e marittima di Mn'a- wiyah contro Co- stantinopoli. Seconda spedizione di Cipro (Vi. Spedizione di Rodi. Spedizione contro gli al-Habasah. Prima (Rispedi- zione araba contro la co- sta della Si- cilia. Deposizione di papa Marti- no. Morte di Ro- doaldo, ed ele- zione di Ari- berto. VI TABELLA SINTETICA DEI RA6GDA6LI CRONOLOGICI RELATIVI ALLA CONQUISTA ARABA DELLA PERSIA NEGLI ANNI 16.-32. H. estratta dai voli. IV-VII degli Annali dell'Islam a e a a u. « C n CD :5 OD < H e I (O '3—' — -^ ci a u zen a. .!:=; o ,- l. « O - ,H _i * N OSO* ■'l'I aii'a ,^ g E X S S ^ CD .se?; ^ O C-* *- -'Tj 3 SD*-- '= s " -e ai m ce -; o ^ - trf eO% OD eS ie ~ o ■ ■O- . C S 1 1 ai ^ .2 .^'^ ir* ~ ce T3 m _ PL4 e OS o - ri - V 00 <6 5o— :=S;'^^-r « «n^ -r I- e .t. OS j; C ;_■ a K ce i:3 ^ ir: ce a cr. PQ c3 «; 1^1 is a. 2 ''C - 4) . _ 03 .fi h2 ce w, - ci Oi trT S ^ = es ^ -^ S S =6 £ > .- I Jl "s Mi >*-"- cr ro3 ;^ " ^2 IC3 05 ffl i^r opH O CS O t< rt PQ ^ 1= rt OS 5.5 -^ OD — 08 5 . ''^—.■ £^ OS !>1 CU 'S ? ICS od 03 fi'^ -T3 ICS ® e O CM -^ "C o: «S [T oS > oj — > o o "3 e — S, S .5 5 5y n OS 5 — ?i ^ cu ce ir e" 4- .0! ~ _, OS -— . _L_ e _: o - -9 °^ — ^ ■ ^~, S «*i - * — ■ — ri. - -=S taH — * , •^■i 2-5X — CD — » d— - >■• p - *M .- 5 e — r>j .— ^ ^ £ e — ="2 '^■ 5 ^ « -£ '^ 1= e K - £-•.= — — "5 S.X 5 — a -^ g- '- -^ « .- O - CI tóv -i ?« e; .:::i^: Id ai^ « ^. a - E /K *"5 = ^ = e _, o s O :i .2-7. :t: 5 PS — X — 71 a* S o o «e 71 -— a; ^ •- -^ ^ e «a 1-^ "^^ . • d^ - 00 -i- lO 0! "M . ■ ~ i-'^l — E.^ -C-. '^f?^ ;- :- -jr. -K j w; l'I a « ~ "à "" -i: "5 ". -do. •— -^ ^ *j — ^ - 5-". ^-=15 §"-3 :? °""'*"- lla -e f— 1 t< M/5 _ n — N. r • — ce "~ l-T- S« i < S^'=~ sS ■g --- _^ P -H " — ■-^- «"— ■ ce 'If. .!- = S o ^ CM o n e -• cj t» "P, 5- H PM '■x£ -^ i e r ce ^ ^- — « '^ -X a, ■- o — ^' -a 1 ^ 1 ^ '*' 4. — s.Sji S S sO W>£ SI. — j; M . ^ ^ „ t- VA ^ 50 ^^ •-" "^ ■S 3 '-.»-. ri»-: '2 a . £ aE ■- *^ a ' ■^-t •Se". T ||54;^|5 aiS:?j •^^1 à'-S-i: s = » ~ :- __ v; •r; cr-3 VA - ~ — C '= u !.»-<*-*. 2_ '^' P- e • , . . C — i'- N _" a — >■ d rt *n 2.^^ -. *t a O 3.C- r^ * 1 -0 a ~' «'u£ fa 5 ■^. e -e vz. « N ^ ■^.9 = >s: rt .•' 2 .S = a • S Si'-- = a's^' J S.a.c .i. ifì (O r-- 00 0) ^ N CJ fu 04 CV4 (NJ CO M P> E n (8 ì Z ■D , C (S (A - — * O = " ^ r .4 » ''' £ : J J J" •* ^ '='' ^ W afi ^ '.— r"' -^, '^ - — 00 '2 1= -A A4 T3 ».5 >3 a; — 3 TI a-— TI .3- •a . .5- -i CI d 'd o :-• ' — » a 3 S fi !5 d e u ■— « Tt r* a^ ^ ^- ..- d 71 -^ S d .= .1- 1. «te u .. U S •'• * TI ~- -^ a ji, -V -O * J5 • ■ ■ e H'_ J3 ^ X ■5 lo . ^ p ^" ■^ d d ^ .M :j73 -/; ® TI d a o o,-^-^ ce - ,-^ *^. P .^ d 'tì 11 -3 ' -^ iJ -Il m « "3 * a OS <»> ■^ h r> a 9 p> .2 '3 à 2 .14 "3 !» e 51 i 13 13 "(0 ÌI ^ o d 03 f;] — 3. a 8 « -sw d s j 00 d d . 5 — ^' S m .s ^ 3339 d d .'■^ • - ^ d - 5-c CI ■ d ^ -J3 Ur- ss 3^ a» osco ^ «n id ;:: TI t. tu a -^ -.— d n 2- iJC'"' ,v a. d 05 *> w (M N ^ >co ; d .s «r. ■o r ga ^ d d _; CQ ^ E.,!: .- d Tjsi- e d p.^ d o.ia d-A' O _, d: d d 9 ' 3.21 . N- :x s . S r m « •- _• ^ ?, T * ~ 'Abdallaji b. 'Àmir prefetto del Sigistàn (ofr. 2H. a. 11., § !17: Tabari). ! .5.2- gj-r. 5 ?x- abno-^- -33- l.a^ N'- 'fì^ •^I^NI ^-^^ - j: - C""-- ^ s . 2-'^' X-..- ii-^.x è = =.u S_c- .. - t<^ -^ 1 ^ v- • M ^ CO * — "^ • X 2^E ^,4g«-5 «=^ ì:^:-*-- 5 3 .2 2 "=■2^ i: > S - =5i te «'< «r. i E 3 -T = ..= ,•3.^1 = -Sis; 3-: ^ ' t- - fc, -ti :c e o»5 . 00 .5 » — ± _3 1- M 3-3 ■--3 " 'Su Incursioni di al- Walid b. Uqbab nell'Àdzarbaygau (cfr. 20: a. II. ,§25: 'labari). 9« ì s ;Ì 3 gì" -e -■ - Si "E — ,. 3 X 1^ -3- 'C ^ ■1* u ^ •-< 0) ~ .3 # -= _r ':i2._ 3 15. -'-Ss- e .3 « »• _- IJ o » i. o.a r ) ?» 00 VII •2 I _ _- ^ tTn =k^- < ,£ Ni— 2:2f'=: _• H^-5 "^ D ;5?^S^ Ifl « --»'-i; 3 > .2 J Jr-^ 3 t— ' T"— '/Ti . O ^ . , ^ p. z. .w. ^_:^ /Ho "^ s ^^«c? c 0! r := ^ - * - 3 ■*-* — • h^ 1^ .t- ^ *' ci "^ l^. CS *w^ ^"S^c:- J' > a. o'^' £ Si ■a i.. 3^ M' .g-^S^'s^ s - '2 *• ._ "'JS VA = ce e £^ !5 "co > "5 :^^ r — >- = e! tr: "S ^3 .2 S.-^ ji ?i ffi o ce 'S. '5 do ® __. •- Ti S-i £ H - 2x«« &=>«» •s-« óì il Om 1— * &4 S-K h « ci —1 ! J3 "S (U TS ^ . (rt - O «•«•Sa.iiap 2 N CD a> o C\l 00 iiiùv ^ **" CM (\i CM (Vi ^ * — ili *- s .3 _ _ «) CI = . — ~ «r- _C _. _; a o« - •£ - ^ ^ ■<■ "" '55 " - -' - ^ |5 fi ^ "s 5Ì 1 S'-i sii 5? -il''' = - * =.~,i U S r- -■ . , "S • -•e S £~-a. ^■i^ .e-iJ a— ^ 5 «?i 00 0» iO*- n " a -■ c3 a ft 1 J= tir. 5t3 r 3 C 3 5.1^ ,i o '^3 4 e T3 '--il «ti 05 r ■Oh- « . 1:3 ^ il SP^ 5 -3 . S ce -c -<1 5sl a %i . fe^?; 5 ■■^^ > 'Eb*^ '■^' 2È CJ n CORREZIONI ED AGGIUNTE Pattina 4. liuea 1!». jHorovitz] « Na'tJ^ial > aigrnìfica in questo luogu < dalla barba lunga > .sino- nimo in arabo di «stupido-. 5, § 4, lin. 10. [Lammens]. E probabile che, per assicurarsi la pace all' interno e disarmare l'opposizione contro di sé, 'Umar fosse for- zato a dare alcune Ciiriclie agli Dmayyadi. Non è nemmeno esclusa la possibilità che fra 'Umar ed abiì Sufvàn esi.stesse un vero accordo segreto: in questo modo si spiega meglio come 'Umar non abbia mai tentato di deporre Mu'àwiyah dal governo della Siria. 9, *s 15 in tìne [Horovitzl si cancelli (versione in- cartai. La versione è corretta. Si vuol dire: ■ Voi avrete la kbutliah, quale deve es- sere t . Cfr. S "• 14, § 22, terz' ultima lin. (HorovitzJ si ca»icelit (ver- sione incerta;. • La khutbah verrà a voi come si conviene». Cfr. § 15. 16. ultima linea 0(/y«H?j^j: Si cfr. anche Maqrizi -Ni za'. 32. lin. IS-^W, lin. 7: 89, lin. l:ì-42, liu. !•. 17. lin. 7. Il Lammens, nel suti lavoro su Fàtiraali >/•'«■ tinta et Its fille» de Mahoimt [Scripta Pontif Inatitiiti Biblici, Romuc i;U21 pone in ri- lievo Ipag. 17-18| il fatto singolare come di Kuqa yyah la tradizione (accia grandi elogi per la sua bellezza tìsica, ed ignori invece questo particolare nel casodiFàtimah.La quale dun- que -sarebbe stato assai meno attraente. 19, lin. •) agy. al-Miqdiì.iii, ossia la Bibbia, includendo .Vntico e Nuovo Testamento. Questo è il senso vero della parola nelle ture più antiche del Quriin: ciò spiega quindi le difficoltà esege- tiche che si ebbero, quando nella paiola ki- t ii b sì vollero includere gli scrìtti zoro- astriaiii dei Mazdeisti. (Lammens) 26, S 3*^: penult. lin. corr. 'Utbah /. 'Uqbah 28, lin. l!t agg. [Lamraensj. Un altro scopo era pure quello di distogliere il nemico dal mo- j testare le teiTe musulmane, andandolo a com- batterò in patria. Più tardi i Bizantini adot- tarono la medesima tattica. Cosi furono lan- ciati i Mardaitì nel Libano e diedero tante ; molestie agli Arabi, che il Califfo Mu'àwiyah I dovette venire ai patti e chiedere la pace. Le I spedizioni annuali in Asia Minore [secondo I il Lamiiiensj costavano ai Musulmani quanto I producevano, perché talvolta avevano esito I infelice. Perciò Mu'àwiyah doveva avere anche j altre ragioni. I Di lutto questo argomento discuteremo più ampiamente quando verremo, durante il Ca- ' liffatii di Mu'àwiyah, a narrare le grandi spe- j dizioni per la conquista di Costantinopoli. 35, § •">.">, lin. 2 corr. qasbah /. qasahah 39, lin. 18 (u/g. II Lammens mi fa osservare che la notizia presenta qualche grave difficoltà. Tàra- bnlus antica era sul mare ed aveva un porto: come potevano gli .Vrabi tagliare le comu- nicazioni"!' Si potrebbe s|iiegare soltanto as- sumendo che già allora, come oggidì, esistesse una Tripoli continentale, di cui gli Arabi po- tevano tagliare le comunicazioni con il mare. 41, lin. 4 agg. e m». a. H., S .07 41, S 68, lin. 8 corr. Ma'udi /. Mas'ùdi 43, É! 72 agg. Cfr. anche 20. a. H., S 47. 44, <> 73, ult. lin. agg. Cfr. Khurdàdzbih, 132 ivers. 101-l(»2i; Faqih, 21, lin. 20-22, lin. .f. 41, ^ 73, nota 1 agg- Il Lammens sospetta che in questa notìzia si ascondano vestigia di osi idolatri antichi. — .Nel (Quriin la parola hu- dud ha un significato religioso etl è sempre unito alla menzione dì Allah. 44, § 74, quintult. lin. cwr. tasdid /. tagdid 50, § 87. lin. \ corr. Makkab /. Madiiiab (■')1{KI:/-IUM Kl.) AtiiilUNTE 51, Ini. ^ <.yy. In Arahift «i luiiino molte Mupersli- 159, zioiiiRiilt'orina tiiiito (li nomini diedi animali. | Ahbinm visto (clr. de die li fxi-iii crescere lunghi e rigogliosi. , Jl Diiiiglity ha trovato le .stesse credenze j 211, anche nel more d'Arabia. j 222, 52, lin. 5 corr. 'aydàii /. 'idiìn 55, lin. 21 agg, (Lammens). Le difficoltà sul conto di j Hurniuzan provengono dal fatto che egli ri- ■ ceveva unapensioneannualedi2'3(«t di rham. 1 223, Dix ciò si dedusse che riceveva una pensione perchè era musulmano: non sembrò possibile ai posteri che 'Umar pensionasse un infedele. In verità il Califlo aveva forse comperata la | sua sottomissione, continuando cosi la tradi- ' zionale politica opportunista del Profeta. — al-Hurmuzàn, dice il Lammens, viveva in 225, Madiiiah in un ritiro doravo: non mutò mai ili religione. 228, 56, lin. 9 corr. i braccialetti l'sa wà ri) l. i due brac- 231, cialetti (si w aravi - \ 93, liu. XI -IH agg. Cfr."Qur-an, IX, 29. '■ 234, 94, lin. 8 [Horovitz] 11 testo arabo è probabilmente | 242, da correggersi: iqràr bi-l-sag^àr wa-1- i 251, gizyah, ossia dovevano riconoscere la loro ; 251, sudditanza e pagare anche la gizyah. 251, Le ultime parole della nota «E colui, ecc. » 258, dovrebbero essere modificate nel seguente j modo: «Ed egli non deve violare questo (= queste disposizioni) in rapporto ad essi (fa la yata'adda dzàlik fihim); ossia: egli deve uniformarsi a queste disposizioni » . 106, § 79, lin. 4 corr. trovavano, li l. trovavano lì, 264, 111, § 94, lin. ult. della nota 2 corr. dovee vi l. dove 273, 120. lin. 10. Tutte le traduzioni di opere filosofiche, 277, mediche e scientifiche greche in lingua araba, \ 280, * che si ebbero nel lu e iv secolo della Higrah, 289, non mutarono il carattere fondamentale del- j l'evoluzione musulmana ispirata a sensi di ostilità verso la civiltà cristiana occidentale. 298, 123, S 109, lin. ;3 corr. sawwàn /. sawàn 123. § 109, lin. 10 corr. conteva l. conteneva 131. S 120, quartult. linea [Horovitz] (dopo i pun- tini... si legga) ma nulla poterono contro di 305 essi, a cagione dell'acqua, che essi lasciarono I 322, correre sulle piante ossia trasformarono la terra buona in paludi). 322, 134, § 132, ult. lin. corr. 255 l. 235 331, 150, S 8, lin. 5 corr. Paris l. Paris 331, 150, § 8, lin. 13 core. Sahrah l. Sahrak 332, 155, § 17 agg. Nota 1. [Horovitz], Si tratta d'uno scherzo di parole su milk e m u 1 k . — Cfr. anche Aghàni, IV, 178, e vedasi più avanti § 21. S 27, lin. 10 corr. 10,000 milizie l. 10,fX>0 uo- mini di lin. 19 corr. .Subayl l. Subayl § 28, lin. 16 corr. ed infine l. , ed infine i- 29, lin. 12 corr. sei, abù Màlik /. sei abà Màlik fine § 38 agg. Cfa 29. a. H., S 1- § 9, lin. penult. corr. il prìncipe (al-iaràfi l. i capi (al-saràt) § 72, lin. 6 dal basso corr. deposto l. abolito. § 11, lin. quartult. [Lammens] Le città della costa [non erano occupate stabilmente, ma tutto al più tenute in osservazione da qualche posto militare. § 11, lin. 2. Secondo il Lammens, Mu'àwiyah non ebbe mai intenzione dì conquistare Cipro,, ma di distrarre e indebolire il nemico. Nes- suna spedizione militare di Mu'àwiyah in Asia Minore mirò a conquista, ed egli non cercò mai di tenere stabilmente territori ne- mici oltre i confini della Siria. § 17, liu. 23 corr. (? urkiinuhà) l. lurkn- n u h a) g 27, nota 1 agg. Cfr. anche Baia A?, uri, 43J. § 34, liu. 2 corr. (al-Kalbiyyah?l l. (al-Kal- biyyah) § 45, lin. penult. coi-r. Saddàd l. Saddàd lin. 19 corr. '.Midallan /. 'Abdallah § 24, lin. 1 cor»-. 'Àbbàd /. 'Abbàd § 24, lin. 2 C01T. Pudays l. Fudayl § 25, lin. 4 corr. Wàsit l. Wàsit 5 47, Il Lammens non ritiene necessaria la correzione della parola Mesopotamia, perché questa non era ancora completamente sotto- messa, e perchè a Habib b. Maslamah la tra- dizione ha attribuito molte imprese che egli non ha mai compiute. § 56, lin. 6 corr. akbàfa l. akhàfu § G (a), lin. 1 agg. (al-Khu\vàrizmi) 8 15, lin, 1 corr. 101-101 /. 101-102 § 20, lin. 7 dal basso corr. saga' l. saggi' § 42, lin. terzult. corr. donde si esportano be- stiami e?) l. e (l'esercito) si menò via con sé il bestiame. § 55, lin. 3 corr. mille wasif per ogni wasif gàm (servo di coppa da bere'i*) d'oro l. mille servi (wasif) ognuno dei quali doveva ap- portare una coppa d'oro. § 66, lin. 3 corr. Brown /. Browne § 87, lin. ultima /.(min nasi-'" aw a'rà- biyy'" aw mu barrar in) § 89, lin. 1 corr. Su'ayb /. Su'ayb § 99 cori: Su'ayb l. Su'ayb § 100 corr. Su'ayb l. Su'ayb § 101, nota 1. Secondo il Lammens l'ostilità degli al-asràf proveniva dal desiderio del governo di fare una revisione delle loro pen- sioni ('atàM e cominciare una vera riforma fiscale. CORREZIONI ED AGGIUNTE 338, 339, 339, 339, 342, 34S, 345, 346, 350, 354, 358, 359, 362, 364. 365, 388, 389, 393, 395, 397. 406, 417, 428, 441, 441, 452. 454. 457, 460 § lOH, lin. uh core. '27 /. IT § U'J, lin. 1 corr. Sabbah /. Salibali § 11-2, lin. 2 corr. Sa'bi /. .'^abi § 11'2, verso 4 corr. kafù l. kat'fiì § liti. lin. 1 corr. Sabbah /. Sabbali § U!'. lin. :> corr. Aliali /. Aglali § 122, lin. :-$ c&rr. Sabbali /. Sabbah I. ' Lammen»! abiì Dzarr è uno dei grandi santi dei Nusayri della Siria, e .sul suo conto si sono intessut* racdtissiuie leggende impn-- gnate di tendenze ii'ite, tntte miranti alla glorificazione di abn Dzarr, di Ali e della sua famiglia, lin. 1 e segg. All'aneddoto dell'anello perduto da 'Utjirann, ed alla divisione del suo califfato in due periodi, il r.animens dà un significato simbolico. § 18u, lin. IH corr. ^abr /. /. ubr » 188, lin. U dal basso corr. Cose siffatte... ecc.... paesi, /. Ed i Compagni abbruciarono gli altri esemplari nelle altre città. S 1^2, lin. 7 dal basso. Il Lammens mette in dubbio ratl'ennazinno del Miiller. In realtà non sappiamo nulla se vi t'o.ssero vere ojpo- sizioni. La tradizione ha messo ogni sforzo per dimostrare che il Qur'àn sia testo ìudi- scutibilniente divino sino ai più minuti suoi particolari, lin. 21 corr. urgerti /. urgenti lin. :> dal basso. L'esistenza di questa coinmis' sioue, dice il Lammens, è un concetto inam- mi'isibile per chi conosce la mentalità araba. S 214, lin. :ì corr. rivela /. rivelano § 24K, lin. ;! corr. li. /. b. *i 7, lin. lo corr. a cosi /. e cosi $ 7, lin. 12 corr dìqhàn /. diliqan § "Al, lin. 2 corr. Nisu /. Nasa g 28, lin. 1 corr. Theofane» l. Theophane ti :W, nota I. ILammensj Si tratta dei ga I iyab menzionati nei papiri arabo-egiziani. § 4«{6j, lin. 1 lorr. Hubavrab l. Huravrab 460, S 18 6 , lin. 4 corr. IJaham /. Uakam 464, S 53, lin. 7 rorr. ru-sa /. ru-asà 464, § 5i5, lin. 22 corr. zandaq /. zaudaqab 472. § 62, lin. 12 dal basso corr. Muhàgiurn /. Mu- bà^irùn 474, ij <'>,'s, Un. ;i corr. l'acqua di purificazione /. l'im- piuità per perdita di seme. 482, S «5, lin. ult. corr. Tal. l. Tab. 493, S W, lin. 1 agg. lal-Kliuwàrizmi- 505, § :U, lin. 1 corr. Satt ;. San 505, § iU, lin. .") dal basso corr. Muqàbil 1. Muqàtil 508, S 41, lin. 'J corr. Islialianiyynn /. Isbalianiyyin 514. 5» 'IH. lin. ."i cori: .Su'aybiyyali /. Su'aybiyyab 514, ■! 48, lin. 11 corr. Su'ayb /. Su'ayb 515, S 48, lin. U! corr. Saybàni /. .Saybani S30. ;» 82, nota 1 agg. ibn Hi.sam nella sua bio- grafia del Profeta ha soppresso la tradizione di ibn abi Isliaci 3 (c), lin. 2 corr. Sa'bi l. Sa'bi 562, § i:!7 corr. Sarik /. Sarìk 563, § 138 '6), lin. 1 corr. Subah /. Su'bah 563. S 138 (CI, lin. 2 corr. Hubay.s /. Hubay.s 563. 5 138 d) corr. Hazim /. Hàzim 566, S 1 12 corr. YOnus, b. /. Yùnus b. 567, S 113, lin. 2 corr. dei /. di 570, § 147 [e], lin. I corr. Sa'bi l. Sa'bi 573, g 1.51, lin. 4 corr. 'Addallali l. 'Abdallab 573, § 153, lin. ult. corr. (HÌza^àim /. (TÙzagàn 578, !» 1(!4, lin. 2 corr. .Vtiiabah /. Itnabab 585, S 195. lin. 1 corr. Ru.^d in l Kisdin 596, agg., dopo il § 224, come S 221-a: Mn'ayqib b. abi Fa ti ma 11 al-Dawsi al-Azdi. C. d. P., balif dei banù 'Abd Sains b. 'Abd Manàf, fu tra quelli che abbracciaron l'Isiàm nei primi tempi: emigrò in Abissinia, parte- cipò all'assedio di KJiaybar. Mori nel 32. a. H. (Mabàsin, 1, 101 i. 597. § 22(>, dopo abu Muslim al-trabali, tàbi'i ag- giuìu/ere da (iabal Saydà nel sàliil di Da- nia.sco, nacque nell'età del Profeta ; professò i° Isiàm nelle mani di abù Bakr o dopo: è tàbi'i della prima categoria. 599. s 2:i7, lin. I corr. '.Vmir /. '.Aniir 24. a. H. 7 Novembre 84:4—27' Ottobre e4o s 01 i § iiliU i tinii ì tiliU ì iiiiU i ìiliU ì ìiiilì ì iiiìU i iUiU ì k !••; ; r'i 5 ? " \\\ 5 I, '^ k ^iSs a t&S SvS a a-&t s-^s a s»? S^s a Su> s-e^ a as^t i^vS s a-a? S-? = e saS s °5 a = uS s-s 3 M .?. - s < •c'i « a f é. -^ 'àÌò^.^%à^K éòj^aàa'S éé-^^ó'ài óà-^^ò^i 00^:^0'^'$ iàj~cà'i% iàjiaà'Z'i éòjLases 6 aSMÒ-S-s—aataP-S-s— Sotii>"'S— s5a>«-=— SaM>-st!— Sai«>S-;_BB!«>»'S— SSiie>«-riBae« s 1? I : a o -'>in-..stot-ecac^2;22£2S2225;igJgì5SS7i5*S~'^*"*''^*'"*^2--ìì2;££C:££?i?,?ì?ig^5S?ÌS •a I J 4 su *Sa«»éSJ:|à«Sóój2aBS»oé^Sa«fecjgj:|a««óàj='|d«»ògj5§aa»d=^fasìó^ S-e5aab£>s-3^Ba»>»-o°Sa6ii>«'0— aa»>«'SiSaM>x-3j:SBa>s-r_Eaa>S-rXnaa>s-5 — s i R ^. ■;& < S -.^r:H..c»t-oca2::223£2S22SS?3g33SSS?iSs-""""=*''^ = £ = 2!S322S2285^S5~3>S5?iS a £ e a • ó à^ I a' « S ó ajj S a a » 6 à^' a e s è d a^ S e i i e àx S à S S ó a'j: a p j S ó à^' a d « S e' à^ ? = a « d 5 M>S'O^ES!«>5-a— a£t«>S-riBaM>5-r— aBa>«-r— BBM>»'0_aBt«>«-r-eBM>i-^B = e 1 à -• 1.' è I I'-- .o«.-oo»o-2»S22S53SS&'S?ISSSSSSS-'"""==°'"**2n223£2^2SS5»i53S?.SS-'"*'' -.«x-..o»r-»o-.o-c32222$:22Ssa55i:gSSSSg-'*"'-*'=*''"'=2S223S2SS2285?ìagS>SSS8 _« « i g « ^' » S-5 i ó si fe e g^" 2 d g S e B^; à d S fe i à^ a a S S d a^ S à S S 6 à j- a e S S e aj; S ^ I I-- i o i... Za o '-"=2=22322':;S2S5JSS5!SSSSSSS-"'' -*■=■■='-* ^S^SJ^^SStrSsSSSÌSgSSSSSSs-"** i I * COI 24. a. H. ARABIA. — Proclamazione del Califfo Uthmàn. § 1. — 11 t^rande disordiue nel breve periodo in cui l'impero rimase senza capo e la coincidenza che la morte di Umar avvenisse poco prima della fine dell'anno, spiegano come vi sia tanta incertezza sulla data pre- cisa della proclamazione di Utjimàn, tra gli ultimi di Dzii-1-Higgali del 23. o i primi di Muharram del 24. H. (cfi-. 23. a. H., i?§ 13-2-146). Ciò può anche essere indiziti che l'elezione non sia rimasta senza con- trasti e che fra la designazione e la proclamazione pubblica passasse un po' di tempo, quello necessario a sedare molti malumori e dissensi, ad esplo- rare lo stato generale degli animi, a convincere le opposizioni ed a com- pensare le ambizioni deluse. In un pas.so precedente (cfr. 23. a. H.. §§ 73-76) noi abbiamo già rile- vato come l'elezione del Califfo avvenisse con un procedimento a due gradi, vale a dire che la celebre sur a non fosse altro che la Commissione, la quale aveva il compito di scegliere il candi-lato e che la bay ah, o pro- clamazione pul>blica, fosse la vera e propria elezione, perchè soltanto il popolo riunito elegge\ a il suo sovrano. 8i comprende perciò come le fonti siano incerte e contradittorie tanto nella cronologia che nei particolari. Abbiamo menzione di una proc/amaz/one avvenuta vari giorni prima della presa di possesso. La notizia è di colore oscuro e lascia intravedere come, nonostante il silenzio delle fonti, i ((mtrasti continua.ssero anche dopo la proclamazione pubblica e che questa fos.se in realtà tuttaltro che unanime. La minoiaiiza oppositrice non aveva voluto piegare il capo alb* decisioni della maggioranza, ed aveva continuato l'agitazione. Chissà quali e quanti intrighi, quali e quante trattative ed accomodamenti sono nascosti dietro le poche e fredde parole delle tradizioni che diamo nei seguenti paragrafi. 3. 1, 2. 24. a. H. 24. a. H. [ARABIA. ■ Procla- mazione del Ca- liffo Uthmàn.] Le difficoltà politiche del momento erano grandi, ma purtroppo la per- .sona di 'Uthmàn doveva accrescerle ancora in modo tutto particolare. Quando tratteremo delle varie fasi della biografia del terzo Califfo, dimostreremo t'ome egli fosse inadatto all'ufficio supremo di sovrano in uno stato di cosi difficile e stentata coesione. 'Uthmàn non aveva alcuna preparazione p(v litica (cfr. §§ lo, 22). Egli era sempre vissuto lungi da ogni attività sia militare che amministrativa. Teneva molto a vestii- bene, a tingersi la barba, a nascondere la calvizia e si vuole persino che si legasse i denti con montature d'oro (Sprenger, Leb. Muh., 1, 413-414). Egli non aveva ambizioni, non cupidigia di potere e di dominio. Era per natura disposto a trascurare le cose; invece di imporre agli affari una linea di svolgimento da lui ideata e voluta, per naturale mollezza, li ablmndonava al loro corso fortuito, aperto alla invadenza ed all'arbitrio dei più forti e dei più audaci. Così si lasciò prendere le redini del governo dagli amici più intimi, tutti Quray.s di Makkah e. pur rimanendo personalmente onesto, permise agli amici e congiunti di dilapidare le rendite dello Stato. La sua debolezza divenne poi con il tempo viltà ed i suoi nemici lo chiamarono per ischerno N a ' tjh a 1 , o iena, appunto perchè la iena era ritenuta dagli Arabi il più vile degli animali selvatici (cfi-. Damiri, II, 66, lin. 6: 290. lin. 18). § 2. — Sarebbe, io credo, opera vana e sterile voler fissare con pre- cisione i fatti veramente storici dell'elezione di 'Uthmàn : forse nemmeno i presenti poterono conoscere tutto l' intreccio complicato d' intrighi, che vennero tra loro in conflitto in Madinah, nel periodo tra l'assassinio di 'Umar e l'elezione di 'Utlimàn. Vi furono due campi di lotta e intrighi: l'uno fi-a i componenti il Consiglio dei Grandi Elettori, la Sur a delle nostre fonti, perchè ognuno di essi era più che elettore, un candidato al sommo potere; l'altro fuori della ristretta cerchia della Sur a nella grande comunità islamica, rappresentata dalla popolazione fissata in Madinah. Diciamo subito che nel 23.-24. H., lungi da Madinah e da Makkah non esistevano partiti in favore di chicchessia dei candidati : alle guar- nigioni dei campi militari, composte per la maggior parte di Arabi clie niun rapporto avevano avuto con gli aspiranti-candidati, era del tutto in- differente quale dei cinque o sei pretendenti arrivasse al potere. L' inte- resse era puramente locale, e fra persone, che la grandissima maggioranza dei Musulmani considerava come membri di una stessa stirpe, i Qurays : e allora tra le milizie fuori d'Arabia regna \a il sentimento: perchè affan- narsi per queste ambizioncelle di famiglia? L'uno valeva l'altro. Non così ragionavano quelli direttamente interessati! S'impone un breve esame delle fòrze interne locali fi-a loro in contrasto, per compren- 4. 24. a. H. §§ 2-1- ilere che cosa avvenisse in Madinali in quelle gioi-nato memorande della Une dell'anno 23. H. § 3. — Tra loro erano in conflitto in Madìnah dne aggruppamenti, molto impari in numero e in forza. Da una parte erano tutti i |)iii vecchi e fidati Compagni (iel Profeta, tanto Emigrati che Madinesi, una turl)a Hucora abbastanza numerosa se nel novero includiamo tutti i consanguinei «■ congiunti i' la nuova generazione dei loro figli. Per numero, anzianità di fede e benemerenze islamiche questo gruppo avrebbe dovuto avere in mano tutto il potere, ma purtroppo mancava d'ogni unità, mancava di capi, uiancava di ingegno, di energia, di tutto. 1 maggiori Com}iagni erano dilaniati da vivissime scambievoli gelosie, rese più amare ed acute dalla lousapc^vole impotenza di ognuno: nella massa su cui poggiavano, princi- palmente madinesi, regnava l'apatia «• l' indifferenza. L Madinesi, vistisi i'sclusi sistematicamente da ogni pai'tecipazione al potere, non vedevano ancora vemna ragione d'agitarsi per l'uno piuttosto che per l'altro candi- dato. 'Umar era inviso agli Ansar (Madinesi), pei'chè da lui trattati sempre i(m ostilità e disprezzo e a disegno tenuti lontani da tutti gli uffici; ma l'assa-ssinio fu opera di un piccolo gruppo di sconsigliati, che non aveva diramazioni nel popolo madinese o fuori. I legami più forti, che si forma- rono tra 'Ali e gli Ansar, vennero stretti durante il califfato di Utjimàii e pre.sero la forma quasi d'un contratto bilaterale, come diremo a suo tempo. Nell'anno 23. H. gli Ansar erano quasi indifferenti sul candidato; tanto è vero che l'ordine pubttlico e la sicurezza dei membri della Sura, fu- rono garantiti da un corpo di volontai-i madinesi. § 4. — Di fronte a (juesto aggruppamento amorfo, senza anima, senza ti'df li senza ca'pi. era l'altro giuppo tt partito che aveva dalla parte sua tutti i mezzi morali e materiali, che dovevano assicurargli la vittoria sugli altri. I(.^u- rays, e più precisamente gli Umayyah (o.ssia in altre parole l'aristocrazia com- merciale makkana, unitasi a malincuore a Maometto dopo la conqui.sta di .\[akkah) si erano in certo modo, grazie al hjro ingegno, all'ardire, alla ric- chezza, ed all'appoggio del Califfo 'Tmar, impadnmiti della cosa pul)blica. 'Umar, makkauo plebeo, può aver favorito gli Umayyah per « snobismo », ma è anche certo che in essi riconobbe qualità che altri non avevano e li trovò utili a lortifìcare la comunità musulmana (ri'r. Corr. ed Agg. a questo vo- lume). Essi occupavano i principali uffici dello Stato e se il carattere imperioso • li L'mar li teneva a bada, avevano disposto le cose in modo da garantii-si il godimento dei benefìci acquistati anche dopo la .scomparsa del Califfo. Cenasi tutte le provincie erano in mano loro, o di chi simj)atizzava con essi: abù Musa al-A.s'ari (al-Basrah), ed al-Mugliirah b. Su'bah ('al-Kùfahj erano 24. a. H. ARABIA.- Procla- mazione del Ca- liffo Uthmàn.ì s, .. 5. 24. a. H. 24. .. H. in simpatia o.ii i QurayA: -Auir b. al-'As (Egitto) se forse non amava ingo- ARABIA. - Procia- ^^^^^^ upiavvadi udl.' SUO faccende, era ostile agli altri grandi Compagni. mazìono d6l Ca- * • • • * i. i* liffo -uthmàn.i yiria. Palestina e Mesopotainia erano m mani sicuramente ninavvadi. Contro una rete cosi salda d'interessi, diretta da un uomo navigato imI astuti. , ossia assunse l'ufficio e prese le redini del potere. Dunque tra la proclamazione e l'entrata in ufiici» abbiamo uno spazio di almeno due giorni, se non più. Che cosa accadde in quel frattempo? Sicuramente complicazioni di ordine interno, contrasti, discussioni, rifiuto della minoranza di riconoscere la decisione «Iella maggioranza e trattative d'accordo. Che il frattempo possa essere stato inulto più lungo ci vien dato a sospettare anche dalla tradizione (§ 7i che pone la proclamazione di 'L'thman il 10 Muharram, mentre la grandissima maggioranza delle tradizioni icfr. 23 a. H., §§ 132-144) dà l'uccisione di Tmar negli ultimi giorni di VzùA-Hii^ti&h. § 7. — libn Sa'd, da al-AVàqidi. da ibn (iurayg, da ibn alji Muiaykah). rtXiman fu proclamato Califfo, quando erano passati dieci giorni di Mu- harram, e tre giorni dopo l'uccisione di 'Umar (Tabari. I, 2800). § 8. — (Muhammad b. Umar, da abù Bakr b. Ismà'il b. Muhammad II. Sa'd b. ahi Waqqàs, da 'Uthmàn b. Muhammad ai-Akhnasi, da Mu- hammad b. 'Umar, da abu Bakr b. Abdallah b. ahi Sabrah, da Ya'qùb II. Zayd, dal padre). UtJimàn ebbe l'omaggio il lunedi penultimo giorno di Dzù-1-Higgah del 23. H., e prese po-ssesso del suo calilfato (istaqbala) nel Muharram del 24. II. (Saad, III, 1, 43, lin. 21-26) [M.]. Il penultimo giorno del mese di Dzù-1-Higgah 23. II. è invece un venerdì. § 9. — (Ahmad b. Thàbit al-Ràzi, da varie persone, da Ishàq b. 'Isa, da abù Ma'sarj. Uthmàn venne proclamato Califfo nell'anno 24. H., detto 7. « M... 24. a. H. 24. a. H. •,.,,11 Ml-.uaf. n anno della perdita di saugut-, penh.'' in c|Ufiranno tale mtziLdTc;' n.alattia tn molto diltusa fra la gente (Tahari. f. 279'..,. liHo uthmàn. ( 'fv. A t U i r . HI. 'W: Dzalial)i Fari.s, 1, tol. 14.),r. 8 10. — (Sayi' b. Uniar, da Khulayd b. Dzafàrali e da altri j. 'Utliniàn .sncce.sse nel (.alittato. allorché erano passati tre giorni di Muharram del- l'anno 24. H. Quando ni pre.sentò nella moschea, dires.si- la preghiera del pomeriggio, e spedì messi nelle provincie pei- annunziare la sua venuta al potere ('). Egli fu il primo che inauguiasse siffatto uso, che dopo di lui divenne consuetudine fissa e costante (T a bari. T. 2799-2800. • Cfr. Athir. Ili, 61. Nota 1. — In una tradizione di Savi' b. 'Umar da Miiliainniad, e da altri) abbiamo il preteso testo delle quattro circolari diverse diramale da 'Utjimàn : una ai governatori 'ii m mal), una ai coman- danti dei campi fortificati (uniarS al-agnad;, una a^li esattoli dello imposte fummàl al-kharàgi, ed una infine al popolo in generale (al-'ammahi. Le quattro diverse circolari, il testo delle quali è lecito ritenere come apocrifo, contengono soltanto raccomandazioni morali e religiose, ordini di osser- vare con coscienza i patti conclusi con i popoli soggetti, di non opprimere o commetteie ingiustizie, di non esigere da quelli che pagavano i tributi, se non quanto era giusto e conforme ai patti della resa, ecc. (Tabari, I, 2802-28(J4). § 11^ — (a) Secondo al-Mas'ùdi. la ]noclamazione avvenne il venerdì, luna nuova di Muharram, o quando rimaneva una notte (29) di Dzù-1- Higgah dell'anno 23. H. ; e fu ucciso il 12 Dzù-l-Higgah dell'anno 35. H. (Mas'udi, IV, 250-261 J. (b) Secondo al-Nawawi, nel giorno della luna nuova di Muharram del 24. II., oppure il .sabato tre giorni dopo sepolto 'limar (Nawawi, 410j. (e) 'Uthuiàn aveva 69 anni (Qutaybah, 97) [M.J. § 12. - 'Uthmàn b. 'Atìàn b. abi-l-'As b. Umayj-ah b. 'Abd Sams, che ebbe per madre Umayyah bint Kubarà b. Ral)i'ali. fu nominato califfo tre giorni dopo l'uccisione di 'Umar, sulla fine del Dzu-l-Higgah. Il califfato cominciò con la luna nuova del Muharram dell'anno 24. H. Questo fii nell'anuo 24" del regno di P:raclio. 'Uthmàn fu Calitfo 12 anni (B:utychius, 27, Un. 18-21) [M.]. . § 13. — (Sayf b. 'Umar, da Badr b. 'Uthmàn, da suo zio paterno). Ap- pena fu eletto, 'Uthmàn salì sul pulpito del Profeta nella moschea e dopo le formule d'uso, arringò i fedeli, rammentando ad essi la natura precaria della loro esistenza ed invitando tutti i presenti a proseguire il loro cam- mino nella vita, cercando di fare il bene con tutti i mezzi a loro dispo- sizione. Terminata la predica, la gente si affrettò a fare omaggio al nuovo Califfo (Tabari, I, 2800-2801). Cfr. Athir. III, 61. § 14. — (al-Ya'qùbi). Secondo una tradizione, 'Uthmàn usci la notte di quel giorno che fu proclamato Califfo a far la preghiera dell' ' i s à- a 1 - àkhirah, avendo davanti un cero (sam'ah). L'incontrò al-Miqdàd b. 8. 24. a. H. ^ 14-Ui. Ami-, e disse: «Che iniiuvazic'in' 1 1» i d ' a hi è lock'sta? » (' i ( Y a ' (i u b i, 11, 24. a. H. ARABIA. - Procla- 18*, lui. lu-18) (M.J. mazione del Ca- Nota 1. — La fonte si'ita. alla i)uale dobbiamo la notizia, t'oute ostilissinia al Califfo ■Uthman, '' mira a«l insinuare rome sin dal primo giorno 'Ctjimàn si affrettasse ad introdurre novità, abbandonando le ronsuetndini dei suoi predecessori. Fu questo uno dei principali capi d'accusa contro il vegliardo alla vigilia della sua uccisione, fu la scusa con la quale i difensori dei regicidi tentarono scusare il delitto. Si noti lo spirito Ciisuistico semitico die pone importanza a queste inezie rituali. E da presumersi pero clie in Madinah non regna.sse ancora uno spirito tanto gretto, e che l'episodio rispecchi condi- zioni morali d'età più moderna: malevoli tradizionisti hanno attribuito ad 'Uthmàn innovazioni di tempi posteriori. Avremo occasione di esporre più avanti la vera natura dell'opposizione ad 'Utjimàn, e di stabilire che i tradizionisti o per ignoranza o per premeditato travisamento hanno ignorato le vere, grandi cause, che piirtiirono |i<«i alla rivolnzione e alle guerre civili. § 15. — lal-Va'qùbi). 'L'thmàii .salì sul mi ubar c' si a.ssiso noi luogo in cui si sedeva I" Inviato di Dio, mentre abu Bakr e 'L'mar non l'avevan tjfitto: ma abù liakr s'era .seduto uno scalino più in giù. e 'Umar uno sca- lino anche più giù
  • erciò un temiMi eransi chiamati « Successf)ri » o Kb a 1 i fa h Ra su 1 A I I a li ; ma nes.suno .sapeva precisare in che cosa e per qnal co.sa « succede.s.sero ». Ut_hmàn si trovò in condizioni molto diver.se. La .sua elezicme non hi una .sorpre.sa: fu preparata e studiata con infinite cautele, tra con- trasti «■(! opposizi(»ni intricati.ssime e con tutte quelle norme e formalità che l'opinione pubblica richiedeva. Con la sua elezione la comunità usciva dal precario e si affermava ciui caratteri di un atto definitivo: cdeggeva coscientement(^' il cajM» dello Stato, che era successore del Profeta e aveva il titolo di .\ m ir a 1 - M u • m i n i n . (Questo spiega altresì l'altra notizia in 11. §4 17, IH. ^^' ^' *'• 24. a H. apparenza pure in.signilìcant«, ma invece ansai im])ortante. che Uthman (ARABIA. - Proda- j.^^^^^ jj ■^^^^^ Califfi» a diramare una lettera -circolare ai governatori, annun- mazion* del Ca- r t • i • . • • -t- i - i. liMo uihman.i /iando la sua elezione e impartendo ordini ed istruzioni. Uthman .sali quindi sul minbar, considerando questo come il trono d'un .sovrano e salì con la coscienza di essere il primo sovrano regolare e legale dell'Islam ed investito di tutti i pieni poteri, di cui aveva goduto il Profeta. . Tali considerazioni gettano anche luce su quanto avvenne poi .sotto il reo-no di 'Utliman e rischiarano un altro motivo dei conflitti posteriori. Utjimàn si ritenne in tutto il successore di Maometto: onde, conside- randosi investito di autorità presso che eguale al Profeta, non esitò di introdurre modificazioni nei riti e nelle consuetudini antiche, quando ciò gli parve o utile o necessario. Così liberamente non agirono i suoi prede- cessori, perchè non si ritennero regolarmente investiti del potere: Ut^màn su questo punto non ebbe dubbi di .sorta. Più tardi siffatti rapporti non fui'(mo più compresi o considerati, e 'Uthman divenne bersaglio alle accu.se di novità. Dall'insieme di quanto si è detto risulta anche indirettamente quanto diversa apparisse ai contemporanei di Maometto la funzione ed il signi- ficato del Profeta da quello che prevalse di poi nella coscienza dei Mu- sulmani. § 18. — [a) (L'autore degli ai-Fu tùh, da Khulavd b. Zufar e da Mu- gàlid). 'Utjimàn fu eletto Califfo il 3 Muharram dell'anno 24. H., nell'ora tra le due preghiere. Egli elevò subito la pensione delle genti di cento d ir ha m l'una, e fu il primo a farlo (ofì'. più avanti §§ 66-67). Egli permise inoltre agli abitanti degli al-Amsàr (campi militari) di mandare a lui amba- scerie: anche questa fu concessione nuova data per il primo da 'Utjimàn, il quale anche per il primo concesse ai medesimi (amsàr) alcuni benefici. (6) (Id., da 'Asim b. Sulaymàn. da al-Sa'bi). 'Uthman divenne Califfo il ;J di Muharram dell'anno 24. H. Egli uscì e fece la preghiera con la gente all'ora dell'' a sr, elevò le pensioni e permise l'invio di ambascerie, che divenne di poi consuetudine regolare. (e) (Id., da 'Amr, da al-Sa'bi). La gente della Siira si accordò su Utjimàn il 3 di Muharram, allorché l'ora della preghiera al-'asr era già scoccata, ed il muadzdzin Suhayb aveva già annunziata la preghiera: si accor- darono precisamente tra l'adzàu e la iqàmali. Allora 'Utjimàn uscì, pregò, ecc. (come sopra). id) (al-Payd b.Muhammad b.'Avvf b.'Abdallali b.'Utbah). 'Uthman tenne una khutbah alla gente dopo che l'avevano proclamato Califfo, e disse: « Io ho ottenuto a sufficienza (quanto mi occorreva?), ed accetto il potere. 12. 24. a. H. §§ 18-20. «Voi dovete ehiedermi. dopo die lio seguito il Qiir;ui e la su un a li. ^4. a h. /-,..,-,,, , , , -, , ARABIA. - Procla- ♦ altre tre cose. < ice che io debba .seguire coloro che mi lianno preceduto mazione dei Ca- V in ciò in cui voi siete d'accordo, ed in ciò che voi ritenete conforme ''"° 'Uthman.; « alla con.suetudine ed è osservato dai buoni, in «|uanto voi non vi distac- « cate dalla maggioranza (?? versione incerta). Inoltre che io vi debba « la.sciare in pace tinche voi non rendete necessaria la pena, perchè il « mondo è benevolo fverso di voi) e gli uomini commettono colpe e molti « si lasciano attirale dal mondo. Non vi fidate del mondo, perchè non è « degno di fiducia, e sappiate ciie il mondo la.scia in pace soltanto quelli « che lo lasciano in j)ace (manca la terza co.sa chiesta da 'Utjimàn) » fKitàb al-Tamhid. M8. Cairo, pag. 21) (mia copia, pag. 51) [H.]. § 19. — [a) Di.sse al-Nadr b. al-HàritJi al-8ahmi: tli O 'Uliaydallah . In .seguito a questo egli rilascit) Ubaydallali ad al-Tinrmuzàn i? testo corrotto ed oscuro; (Kit ab al-Tamlnd. MS. Caiio. pag. 20) (copia mia, pag. ÓO) [FIJ. § 21. — ^Sayf. da al-Qasim b. Muliammad. da Awn li. 'Abdallah 'LJtbabl. Utjimàn recitò una kb ut bali appena eletto, e disse: «Io sono « il terzo Califfo: il mondo è oggetto di vivo desiderio, ma non ve ne «fidate» (T a bari. I. 3068. lin. 13-3059, lin. 3) fM.]. § 22. — (Muliammad b. Umar. da Ismà'il b. Ibràliim b. Abd al- rahmàn b. Abdallah b. abi Eabì'ah al-Makhzumi. dal padrei. Quando 'Utbman fu proclamato Califfo, uscì in pubblico, e fece un'arringa, in cui di.sse: «0 uomini, il primo markab è difficile. Ma dopo oggi verranno «altri giorni, e se io vivrò, la khutbah scenderà da sé tra voi (senso «oscuro). Noi non siamo stati khutabà-. Iddio ci istruirà » (') (Sa ad. lil, 1, 43, lin. 3-7) [M.]. Nota 1. — 11 testo par che voglia dire: 'Uthinàii non era oratore e non aveva l'abitudine di par- livre in pubblico. Egli quindi chiese di essere iscnsato assicurando i suoi uditori, che con l'esperienza avrebbe acquistato maggiore facilità di parola. Queste parole confermano quanto riferisce al-Ya'qijlii (cfr. § 15i con spirito molto più malevolo. Viene cosi alla luce il fatto che Tthman non avesse alcuna preparazione di vita pubblica per raltissimo ufficio al quale era staio chiamato. E anche probabile che egli non aspirasse nemmeno al califfato, ma che TulBcio gli venisse imposto per ragioni di partito, per volontà di quelli (i Qurays, o Umayyahi, che volevano valersi di lui per i loro secondi tini di lucro e d' imperio. § 23. ^ (a) Il Califfo 'Uthmàn cominciò a regnare il 28 r)zù-l-Higgali (^del 23. a. H.) (Baethgen Fragni., lllj. Cfr. Elia Bar Sinaya, 84. (6) al-NaAvawi pone l'elezione il 1" Muharram (N a \va \v i , 410, lin. 7-Hj. § 24. — (Theophanes). Nell'anno del Mondo G137, dopo la uccisione di 'Umar, "ap/T^yòc dei 'Saraceni, fu eletto ' Uthmàn, consanguineo deiruc- ciso e figlio ToO «Pàv (= 'Alfàn) (Theophanes, I, 525). § 25. — Per la proclamazione di 'Uthmàn cfr. anche A bui feda. I. 2B8-2G0; Nuvvayri Leid., I. fol. 97,v.-98,r. ; Hanifah, 147: Khaniis, II, 284, lin. 9-31; al-Isti'àb, 490, lin. 4-5 (proclamazione di 'Uthmàn il sabato 1" Muharram 24. H.j : Maskawayh, I, 465; Mirkhondi. II. u. 24. a. H. •25. •_'•;. •285-287; Mirkhundi Jfeliatsek, parte 11. voi. ili. uag. 142-148: M u i r 24. a. H. — ^ , ARABIA. - Procla- Aunals. 291-293; Muir Caliphate, 203-205; Muralt, 1,290; Saad. mazione dei Ca- lli. 1. pag. 42-44; Tabaii Zotenbeig, III, 554-555. ii«o uthmàn.l ARABIA. — Primi malumori contro il Califfo Uthmàn. § 26. — Le .segueuti brevi notizie haiuio molta impoitanza, perchè rivelano, quantnnque assai iraperfettaraente, lo stato ostile degli animi verso il Calitl'o Uthmàn sin dai primi giorni del suo regno: retaggio dei malumori nati sotto il regno di Umar, e che ora venivano più vivace- mente alla luce, perchè ben presto si scoprirono le debolezze e si appu- rarono gli atti
  • erche colpevole d'un delitto comune. L'uccisione 17. . 3 24. a (ARABIA. - Primi malumori contro Il C man H. ,ii alcuni piigioiiiori a IJadr, e di alcuni suoi vilipendiatori dopo la resa di Makkah, furono .semplicemente atti di rappresaglia barbarica, secondo Il caiiHo uth- il vecchio stile del deserto. In delitti, in cui né la .sua persona, nò la causa della sua fede erano direttamente implicate. Maometto intervenne sempre (tome paciere ed in alcuni casi," in apparenza autenticamente confermati, egli si limitò ad invitare le parti ad un accomodamento; e dove la pace era difficile a raggiungere, pagò egli stesso con i mezzi fornitigli dal te- soro pubblico, o ca.ssa di gueira, l'indennità ai parenti dell'ucciso. 'Utjimàn, nel caso di 'Ubaydallah b. 'LFmar, l'assassino di al-Hurmuzàn. introdusse una novità: egli graziò l'uccisore; e, decidendo che l'atto di (Jbay- dallah era una giusta riparazione per l'a-ssassinio del padre, il Califfo 'Umai . non gì' impose veruna ammenda e lo allontanò da Madìnah, relegandolo provvisoriamente in al-Kùfah. E chiaro che facendo questo 'UtJimàn n di mio fratello», rispose, «a questa cosa non « bastan né una, né due persone ». Poi uscii, e incontrato abù Dzarr, glie ne parlai. Ed egli: «Ha ragione mio fi-atello al-Miqdàd». Poi andai da Abdallah b. Mas'ùd, e glie ne parlai pure, e disse: «Ce ne lian parlato ♦ e non siam rimasti inattivi» [? esitiamo = n a • 1 ù] (Ya'qùbi. 11. 187. lin. n«-18.S. lin. 12) [xM.J. § 30. — fecondo al-Ya'qùbi, L'baydallah b. 'limar, quando fu assa.s- sinatu il padre, si precipitò suiras.sa.ssino ed uccise non solo lui. ma anche la sua figlia, la sua moglie: poi. illufleudosi che anche al-Hurmuzàn tosse complice, uccise anche lui, .sebbene al-Hurmuzàn ad alta voce recitasse la formola di professione di fede musulmana f). Si vuole da alcuni che 'Umar prima di rendere il respiro lasciasse istruzione che suo figlio 'Ubaydallah dovesse subire la legge del taglione j)ei- la uccisione di al-Hurmuzàn. Si vuole che co.sì volesse pure Uthmàn. il quale prima di esser Calitìb era il più feroce contro 'Ubaydallah, tanto che lo afferrò per i capelli, strappandogliene dal capo e chiamandolo ne- mico di Dio, perchè aveva ucci.so un musulmano, una fanciulla ed una donna (*), tutti innocenti del misfatto; e soggiunse: « Mi uccida Iddio, se non « uccido te ». Eletto però Califfo. 'Ut_hmàn si contentò di allontanare 'Ubay- dallah. mandandolo in Egitto presso 'Amr b. al-'Asf*). Alcuni dicono d'avere udito da 'Abdallah (il figlio di Tmar): « Iddio « perdoni a Hafsah (vedova del Profeta e sorella di 'Alidallah e di 'Ubay- • dallahj. la quale ha spinto lui ad ucciderli » (^ l 'S' a ' q ù b i . 11. 185). Cfr. anche Mirkhondi. II, 287-288. N«»TA 1. — Sulla formola |ironuiiziala ila al-Hiirmiizuii i tradizioiiisti pongono molta importanza, perche, secondo alcuni, egli pronunziò la formola (topo ferito lamma a'ailtlaliu a 1 -sayf = quando gli eb>>e fatti mordt-re la spada [Tabari, I, 'i?!»?] : mentre qui. in al-Va'qubi, la formola è ambigua (lammn aliass al ■ }{ u rra n za n bil-sayf: quando al-liurrauzan s'accorse della spada: accorgersi che pu" essere «omunicato dal tatto come dalla vista). Ora I una o l'altra spiegazione di questo fatto ci possono mettere sulla via per capire la tendenza ìbI tradizioniata: giacché, a parte gli arzigogoli della casistica, altro aveva da essere il dichiararsi mu- sulmano prima del colpo di spada, sicché la spada avrebbi- colpito un musulmano: altro dicliiararsi niusulmano dopo la feriU. La questione hu anche importanza per la respouoabilità di Ubayilallah b. L mar, minore nel caso che alFlurmuzàn non fosse musulmano quando fu assassinato 'Uniar. Si osservi poi che, secondo alcuni, '('mar avrebbe saputo della vendetta del figlio; secondo altri Tabari, I, 27H7i, 'Ubaydallah avrebbe aspettato che il padre fosse spirato per uccidere il presunto 1!». 24 a H ..cci»o.e. D» ..lliino «i ponga attenzione alla frase energica eh.- si n.elte ■■■ l..,.cu a-l Uliimiin : . Mi uc;ida lARABlA. - Primi - Mdio, ecc. E Iddio In ncciHe! Sicché gii un tnuli.ionista pnò far pre8a«.re J. -,u. 1« «"««"«• malumori contro Nota 2. - Regna molta incertezza sul numero e sulla qualità delle perso.ie ucome da Ll.aydallal. Il Califfo Uth- !.. -limar. al-YaV,r,hi, di =,entira«nto i.ita e quindi avverso al partito d. Umar, canoa la do.e ed attn- ^4n l,„Ì8ce a.l Ul.nvdallah b. Dmar un vero eccidio di persone innocenti. La notizia non può essere accolta come ver», perchè si mira con essa a denigrare •Ubaydallali b. -Umar ed il CalifiFo Ttiiman. Nota 3. — Si insinua che Utlimàn quale semplice cittadino inveisse contro l'omicida, ma appena eletto con i voti del partito di -Umar, muta«3e consiglio per ragioni di opportunismo politico o per debo- h'zza di carattere. Nota 4. — Si aflferina dunque che Hafsah, la figlia del Califfo ucciso, e donna assai influente in Madinah, ispirasse, o eccitasse -Ubaydallah a compiere il delitto. Hafsah era, dopo 'À-iSah, la moglie più I-ara «1 Profeta, e mentre questi viveva contribuì non poco ad assicurare la costanza di simpatie di Maometto verso il gi-ande suo seguace 'Umar b. al-Khattab. § 31, — (Versione persiana di al-Tabari). Il giorno dopo la sua ele- zione, 'LJthmàn andò nella moschea e il popolo si riunì. Il suo primo atto fu di far comparire davanti a sé 'Ubaydallah, figlio primogenito di 'Umar. al-Hurmuzàn, principe di al-Alnvàz che era stato condotto a Madinah dove aveva abbracciato r Isiàm, passava il suo tempo in compagnia di cristiani e degli ebrei, giacché la .sua fede non era ancora sincera. Ora Fayrùz [altrove: abu Lu-lu-ah], il cristiano che aveva assassinato 'Umar, era le- gato con al-Hurmuzàn, e così pure un altro cristiano, chiamato Grufaynali. che Sa'd b. abì Waqqàs aveva condotto seco da al-Hirah, e cli'egli teneva in casa sua. Questi tre erano spesso insieme. 'Abd al-rahmàn b. abì Bakr. era amico di 'Ubaydallah. Tre giorni prima dell'assassinio di 'Umar, 'Alici al-rahmàn, discorrendo con 'Ubaydallah, gli disse: «Ilo visto oggi un pu- « gnale che ha un manico in mezzo ». — « Dove l'hai visto? » fece 'Ubay- dallah. — « Passavo », rispose 'Abd al-rahmàn, « davanti alla porta di al- « Hurmuzàn, che vi era assiso in compagnia di Fayruz, cristiano, schiavo « di al-Mughìrah e di quell'altro cristiano ch'è nella casa di Sa'd b. alji « Waqqàs. Stavano a discorrere tra loro, e quando io passai, si alzarono, « e quel coltello cadde dalla cintola di Fayrùz ». 'Ubaydallah osservò: « E un « pugnale come quello che si usa in Abissinia ». Fayruz. dunque, dopo aver colpito 'Umar col suo pugnale abissino, era fuggito dalla moschea. Uno della tribù dei Tamìm lo fermò e lo uccise con lo stesso pugnale che aveva colpito 'Umar, e poi lo portò ad 'Ubaydallah. Questi prese il pugnale, e disse : « Sono certo che Fayrùz non ha agito di sua iniziativa, e, per Dio. «se il Principe, dei Credenti soccombe alle sue ferite, ucciderò i complici « dell'assassino! >. Dopo che 'Umar fu morto, 'Ubaydallah, tornando dal funerale, andò nella casa di al-Hurmuzàn e l'uccise. Corse poi da Sa'd b. ahi Waqqàs e uccise Gufaynah. Sa'd uscì e disse: «Perchè hai ucciso il mio fratello?». K 'Ubaydallah: « Tu esali l'odore del Principe dei Credenti [ossia : tu pure «.sei responsabile della sua uccisione! cfr. 2;3. a. H., § 72]! Sarai ucciso 20. 24. a. H. ss ;$!-:«. «anche tu!>. Sa'd. a questa minaccia, prese Ubavdallah per i Imiohi 24. a. H. ,. 11 1 " 111 1 ARABIA. . Primi capelli che gli cadevani) sulle spalle, lo gettò a terra e gli tolse la spada. malumori contro l'ili lo fece custodire in casa sua dai suoi servi, finché vi t'osse un califfo i' CaiiHo uth- màn.| che potesse pronunciar la sentenza. 'Uthmàn. salito al governo, ebbe prima cura di far comparire Ciìay- (lallah. Kiuniti.si i Compagni del Profeta, egli domandò il loro avviso. Ali dis.se: < Bisourna metterlo a morte, atfinchè sconti l'omicidio di al-Hurmuzàn. • che era musulmano e ch'egli ha ucciso senza motivo ». al-IIurmuzàn era il protetto di al-'Abbà.s. Il giorno ch'egli aveva ab- l.racciato l'Islam, volle far professione nelle mani d'uno della famiglia del Profeta, e aveva .scelto al-'Abbàs. Per con.seguenza i banù Ilasim avevano diritto di prendere partito nell'atfare ilella sua uccisione. Allora 'Amr b. al-'As esclamò: « 8i è ucciso il padre di quest'uomo; ed ora tu vuoi uccidere anche luil I nostri nemici diranno che i Com- « pagni del Profeta si scannano tra di lorol »; e 'Ut_hmàn pagò la diva li. 'Ali tacque ('), e 'L'tjimàn fece rila.sciare 'Ubavdallah l'T abari Zo- tenberg. III, pag. 55G-557) [MJ. Nota 1. — Il racconto è di colore 'alida. Gli 'Alidi giacché 'Ali voleva la vendetta su 'Ubuydallah, uccisori! di al-Hurmuzdn avevano tutto l' interesse ad accentuare l' islamismo di al-Hurmuzàn. Ebbene essi stessi confessano che il suo Islam era debole e che passava il tempo fra ebrei e cristiani. Colleghiamo tatto ciò con le altre testimonianze, che al-Hurmazàn pronunziò il credo musulmano sul punto d'essere tento o dopo essere già stato colpito, e si vedrà molto probabile che al-Hurmuzàn non era islamita. La dichiarazione della versione persiana al-Tabari è anche più notevole per il fatto che gli 'Alidi niiimettano . Si levò allora al-Miqdàd b. 'Arar, e disse: « al-Hurmuzan era m avvi a di Dio e del suo Profeta, e « non potevi disporre tu di ciò clie apparteneva a Dio e al .suo Profeta ». — < Vedremo e vedi-ete >, rispose 'Ut_hman. E poi 'Uthmàn fece partire Ubaytlallali b. 'Umar da Madinah per al-Kufah, e lo fece alloggiare in 111 dar. che da hii prese nome di Kuwayfah ibu 'Umar, e disse: •bii 'Ainr, 'Ubavdallah è un ostaggio; e sii certo che al-Hurmuzàn l'u ucciso. (Con- frontisi 8 la il primo Verso di Ziyàtl 1>. Labidv rYa'qùbi. II. 188, lin. i;i-20| [M.]. Cfr. Athir, III, 59; Tabari Zotenberg, III, 55U-558. § 33. — (al-Mas'ùdi). 'Ammàr [b. Yà.sirJ, quando fu eletto Califfo 'Ut_hmàn. venne a sapere quel che aveva detto abù Sufyàn Sakhr b. Harb nel dar 21. man. «:«. :m. 24. a. H. 24. a. H. 'Uthuinii. iM.io .1(.|)(. cIk' (nqavb ua u- o il il CaiiHo uth- « C'è nessuno qui che non sia dei vostri? ». (riacche abu Suhan era cieco, (ili rispo.sero: « N<»! ». — « O banu TmayN^ah », riprese egli allora. « pren- ce dete al balzo la palla. Per Colui per cui giura abiì Sufyàn. io ho sempre « desiderato questo (governo) per voi e per i vostri tìgli in eredità ». Uthman ne lo riprese e ne fu addolorato. E questo discorso si era sparso tra i Mu- liàii-irùn e gli Ansar. Or 'Ammàr b. Ya.sir si levò nel masgid, e disse: « O Qurasiti. se voi togliete questo governo dalla famiglia del vostro Pro- « feta, qui una volta e là un'altra, io non m'assicuro che non lo tolga « Iddio da voi e lo ceda ad altri, sì come voi l'avete tolto alla sua famiglia « e ceduto ad altri ». Allora si levò al-Miqdàd e disse: « Non ho visto « l'uguale di ciò che ha sofferto questa famiglia dopo il loro Profeta ». Ma 'Abd al-rahmàn b. Awf soggiunse: «Che c'entri tu in questo affare, o « Miqdàd? ». E l'altro: « Io per Dio li amo perchè li amava il Profeta di « Dio, e il diritto è loro. O 'Abd al-rahmàn, tu t'entusiasmi per i Qurays, « mentre l'eccellenza dei Qurays su tutta la gente nasce dalla superiorità « della famiglia del Profeta (^). Eppure essi sono d'accordo di togliere il « potere del Profeta dopo di lui dalle loro mani. E giuro a Dio, o Abd « al-rahmàn, che se io trovo contro i Qurays chi mi aiuta, io li combat- « terò come li ho combattuti col Profeta il giorno di Badr ». Molto .si questionò su questo argomento. Se n' è parlat( > nel nostro libro: Notizie del tempo ('Akhbàr al-Zamàn) sotto i racconti della sura e del dar (Mas'ùdi, IV, 274-2761 [M.]. Nota 1. — Questi sentimenti a favore della l'amiglia del Prut'eta ancora non esistevano nel mondo islamico: furono il prodotto di tempi posteriori, quando si formò il partito nettamente anti-uma\yade ed anti-arabo della Si 'ah. Tutti questi discorsi sono anticipazione di eventi. Per ora. nel "24. H.. esi- steva soltanto una minoranza contraria al partilo, o gruppo d'interessi che dominava per mezzo del Califfo sul mondo musulmano. Prima era conti-o 'Umar, ed ora ardeva contro Utliman : ma non aveva ne capi, né programma, né (■rganizzazione : era un cieco malcontento, diffuso in tutte le classi, e quando divenne più acuto ed intenso, si offri come campo fecondissimo di propositi anarchici, di tendenze rivo- luzionarie e di movimenti religiosi. Tutta la scena di questo brano è immaginai'ia ricostruzione aneddotica di un sentimento che si sapeva essere esistito, ma si ignorava come e quale realmente fosse. § 34. — (a) (al- Ya'qùbi). 'Uthman scrisse ad al-Hakam b. abi-l-'As d'andar da lui, ed egli era un bandito del Profeta. Quando abù Bakr fii Califfo, 'Uthman stesso e vari dei banfi Umayyah intercedettero in suo favore, ma invano. E neanche 'Umar si piegò. Questo atto di 'Uthmàii non piacque. Ed uno disse : « Ho visto al-Hakam quel giorno che andò a Madlnah, e aveva i «vestiti strappati, e camminava imbambolato (tays). Entrò nel dar di « 'Uthman, e la gente stava osservando com'eran male andati lui e quelli 24. a. H. §1 34_ 36. « fhc.raccompagiiavauo. Poi usci culi indosso uiia gabbali di seta ikhazz) 24. a h. ARABIA. - Primi malumori contro man. «e un taylasàn»(M (Ya'qùbi, II, 180. lin. 3-10) [M.j. (6) al-Maqrìzi (Maqiizi Xizà', pag. 12. lin. 16 e segg.) dice che ii Califfo uth al-Hakaui b. abi-l-'Às fosse tra i più accaniti denigratori di Maometto in Makkah, si convertisse malvolentieri per timore di morto, e convertito fosse jw»i un pessimo musulmano, agendo in modo assai biasimevole. Venne a Madinah e prese stanza con 'L'thmaii. suo nipote, ma ne approfittò per far la spia ed informare i Beduini ed i Pagani di ciò che faceva Mao- metto. Si vuoli' che lo canzonasse persino dietro alle spalle con movenze oscene, mentre egli camminava. Per questi od altri fatti offensivi Mao- metto lo allontanò (gh arra bah ù) da Madinah, od il richiamo suo per opera di Uthmàn fu, dico al-Maqrizi, una delle maggiori accuso portate ct>ntro il Califfo, perchè considerato quale azione contraria all'espressa vo- lontà del Profeta, od ai procedenti di abù Bakr ed 'Umar. Nota 1. — Si vuole a|wrtainoiitf diini>9trarf che il f^overno di 'Utjiiuàn t'osse soltanto iripiratranza al potere sfruttasse il bene pubblico. — Questa voce, questo sospetto fu raccolto da tutti i nemici del regime e tramandato ai posteri, tra i quali i tradizionisti di parte auti-uma\'yade el)bero cura o di rac- cogliere, o addirittura di inventare, fatti per dimostrare la verità dei sospetti. § 35. — Anche di questo incidente, il richiamo di al-Hakam dal- l'esilio, ripetuto, come vedremo, sino a stucchevolezza nelle annate seguenti, non solo i contemporanei, ma anche i tradizionisti posteriori di fede si'ita hanno menato grande scalpore, ingrandendo per spirito di parto il signi- tìcato del secondo atto di favoritismo commosso da Qthmàn. al-Hakani b. abi-l-'As era stato, si dico, esiliato ad al-Tàif dal Profeta per ragioni, su cui la tradizione non è ben chiara ed esplicita. Dal tenore generale dei fatti nairati risulterebbe che i motivi fossero di natura intima e personale: una qualche off"o.sa fatta a Maometto. Egli è annoverato tra i più tenaci oppositori del Profeta in Makkah. o su di lui la tradizione infie- risce in modo così eccessivo, da destaro perciò i nostri sospetti. La sua colpa, qualunque essa fòsse, assun.so di poi, nel giudizio dei tradizionisti, una gravità ecoozionale perchè egli fu il capostipite della seconda dinastia umay yade, quella dei Marwanidi, .salita al potere nel (34. lì. e tanto odiata dagli JSi'iti. V'è stato quindi tutto un lavorio tradizioni.stico per rappre- sentarlo assai peggiore di quello che fosse, per palesi ragioni politiche e religiose. Cosi vorrebl>ero alcuni (cfr. Hagar. 1, pag. 709, lin. 7 e segg.) che Maometto maledicesse ufficialmente al-Hakam nelle suo preghiere. Altri però (ibid.) più correttamente negano la voce insidio.sa. intesa a scroditaro 23. man. § -x,. 24. a. H. 24. a. H. il capostipite dei Marwanidi. e si ta dire al Profeta che non era giusto ma- '^mtuimori contTo '''flii^ al-Hakani e la sua famif,'lia. perchù i suoi disfendeuti, nella veste Il Califfo uth- ,]i califli. salirono e scesero sui gradini del min bar di Maometto in Ma- diuah. A molti credenti sembrava inconcepibile che l'onnipotente Aliali po- tesse permettere l'autorità sacra del calitt'ato, e l'uso dei mobili sacri del Profeta ad una famiglia da lui maledetta. Quindi Maometto Jion può averli maledetti. Così ragiona, .sentimentalmente, la psiche orientale-.semitica. Più tardi, per evitare lo scoglio di queste intrinseche contradizioni, i tradizio- nisti ortodossi negarono che gli Uma3-\ah fossero veri califfi, ossia sovrani spirituali, ma soltanto re (malik) ossia sovrani puramente temporali o politici. — Ma su questo argomento ritorneremo più ampiamente in altia circostanza. Per ora dobbiamo limitare la nostra indagine all'episodio del richiamo di al-Hakam e delle accuse che gli muovono i tradizionisti per spiegare il bando inHittogii dal Profeta. Così hanno narrato — con evidente spirito malevolo — che al-Hakam si affacciasse ad mi crepo nel muro e sorprendesse il Profeta mentre era in commercio assai intimo con una delle sue mogli e lo offendesse con qualche atto di spregio (Hagar, I, pag. 709, lin. 12 e segg.). La verità dev'essere che nemmeno i tradizionisti hanno mai saputo le vere ragioni dell'esilio di al-Hakam in al-Tàif. e la varietà delle spiegazioni è opera dell'immaginazione dei tradizionisti (cfr. al-Isti'àb, pag. 121, lin. 1 e segg.). Noi possiamo dedurre con sicurezza un fatto .solo, quello in ve- rità per noi più importante, che cioè al-Hakam rimase sino all'ultimo lav- vei'sario irreducibile di Maometto. Da questo fatto semplice e sicuro viene il sospetto che la permanenza di al-Hakam in al-Tà-if non fosse \in vero e proprio esilio, ma un atto volontario di al-Hakam, il quale .si scelse come dimora l'amenissima città di al-Tà-if, la villeggiatura preferita dei Quravs, appunto per non mai sottomettersi a Maometto. In al-Tà-if al-Hakam si sentiva più sicuro, perchè in essa Maometto non mise mai il piede : in al-Tà-if non aveva da temere rappresaglie di alcuno, nemmeno del Profeta. I particolari che ci porge ibn 'Abd al-barr (al-Isti'àb, pag. 121. lin. 2 e segg.) confermano questi sospetti : si narra che al-Hakam facesse la spia a danno di Maometto, lo canzonasse, imitando e mettendo in ridi- colo il modo di camminai'e di Maometto, ed altre cose « che mi ripugna « di dirle », con chiude lo scrittore. Dunque al-Hakam fu e rimase sempre un nemico di Maometto, e non sarebbe da maravigliarsi se non avesse mai abbracciato l'Isiàm. Egli non figura nel novero di quelli che si converti- rono con doni, e quindi probabilmente si rifiutò di riconoscere il trionfo della nuova fede. Tanti altri si trovarono nelle identiche sue condizioni .24. man. 24. a. H. §§ 35^7. anclu- ditpo la murte del Profeta, ma la tradizione per varie ragioni non 24. a. h. , ^ . , . i-i. 1 r f i. • [ARABIA. - Primi lia potuto o voluto mai ammettere la permanenza d una torte mmoranza malumori contro pagana in grembo alla prima comunità islamica. •' Califfo uth- La tolleranza religio.sa. di cui Maometto dette le numerose prove da noi rintracciate nel suo contegno con i Qurays (clr. 10. a. H., §§ 109-110) e con le tribù del centro della penisola, è un fatto che la tradizione non ha mai voluto ammettere, perchè contrario airossenza stessa del governo e dello spirito pubblico di tempi posteriori, quando essere o piuttosto mo- strarsi pagano significava morte quasi sicura. Se la tradizione avesse osato conservare memoria di tanta tolleranza di Maometto verso i pagani, si avrebbe avuto un precedente che tutti i sovrani sarebbero stati in obbligo di osservare. Ma il cieco e .sanguinario fanatismo dei secoli posteriori non poteva ammet- tere simili concetti di governo: oltre i Musulmani erano tollerati solo quelli che si chiamavano Ahi al-Kitàb. o (fente del Libro (cir. Corr. ed Ae-g. a questo volume, e sappiamo che la tradizione fu costretta a fare miracoli di acrobatismo per includere nel novert) della Gente del Libro, oltre gli Khiui ed i Cri.stiani. anche gli adoratori del fuoco, o Magù.s, o Mazdeisti. La colpa di 'Utjimàn tu di chiamare presso di sé questo tenace ed inconvertito nemico di Maometto, di porre in oblio il contegno ribelle di al-Hakam. e colmarlo di favori e di ricchezze a preferenza di altri buoni musulmani, che si erano sacrificati per la causa della nuova fede. Ciò dimostra anche quanto poco profonda fosse persino in uomini come L'tXinian. du»- volte genero del Profeta, e Califfo per età e nobiltà islamica, la Vernice musulmana, e come ragioni di consanguineità trionfassero ancora facilmente sopra ogni considerazione morale e religiosa. Gli Arabi erano ancora mutati soltanto di nome e non di fede, § 36. — Per altre fonti che trattano di questi piinii incidenti del califfato di Uthmàn cfr, anche Atjiir, III, 59. Sidl'argomento avremo a ritornare in appresso, quando tratteremo in particolai»- delle cau.se del malcontento contro il Califfo Uthmàn. ARABlA-lRÀQ. - Nomina di Sa d b. abl Waqqàs al governo di al-Kufah. § 37. — u^^ayf b. 'Limar, da al-Mugàlid. da al-Òa'bi), 'Umar prima di morire aveva lasciato istruzioni al successore di nominare Sa'd I). abl Waqqàs governatore di al-Kfifah aggiungendo : « Io ho destituito 8a'd non « già per un male commes-so da lui (cfr. 20. a. IL, §§ 1 e segg.), ma per < timore che egli incoire.sse in qualche malanno >. Sa'd fu il primo gover- natore nominato da L'thman. il (piale perciò tolse ad al-Mugliirah b. Suhah ■io. 4 «, ..7^n. 24. a. H. 24. a. H. il govern.. di al-Kiìfah, sostituendolo con Sa'd. In quei giorni, aggiunge '*Ntmin.'d*sad ^«.vf, al-Mughirali Hi trovava in Madinah. Il governo di Sa'd durò soltanto b.*"!!b"' wLqq'às „„ anno. Invece abù Mfisa al-As'ari venne lasciato da 'Utiimàn per vari .igovernodi al- ^^^^^. ^^^^^.^^.^ ^, governo di al-liasrah (Tabari, I, 2801-2802). Cfr. Athir. III. 01. Cfr. anche Dzahabi Paris, I, fol. 149,r.: Mahàsin. I, 88. Un. 8-11; Mirkhondi Rehatsek. parte II, voi. UT, pag. 148-149. La notizia che 'Umar ordinasse al suo .successore di nominare Sa'd è certamente falsa, perchè la stessa fonte include Sa'd b. ahi Waqqàs fia o-li elettori e gli eleggibili del califfato: ordinare al successore di dare il governo di al-Kufah a Sa'd avrebbe .significato l'esclusione di Sa'd dalla successione al califfato, il che certamente 'Umar non può mai aver voluto. I 38. — Ben diversa è la versione di al-Wàqidi (da Usàmah b. Zayd b. Asiani, da suo padre). 'Umar lasciò morendo istruzioni, che il suo suc- cessore riconfermasse nei loro posti tutti i governatori. Così fece 'Uthmàn, il quale lasciò al-Mughirah per un aiino al governo di al-Kùfah, e lo depose soltanto nell'anno seguente (25. H.), sostituendolo con Sa'd b. abi Waqqàs (Tabari, I, 2802). Cfr. Athir, III, 61-62; Abulfeda. II, 260, il quale pone anche la deposizione di Sa'd e la nomina di al-Walid b. 'Utbah nello stesso anno 24. H. § 39. — (ibn al-Grawzi). Il Califfo 'Uthmàn confermò i prefetti di 'Umar. e prepose ai qàdi Zavd b. Thàbit, dandogli perciò (uno stipendio di) sessanta dirham: lo aggiunse ad Ali b. abi Tàlib. quando la popo- lazione si accrebbe ((jawzi, MS. Costantin.. fol. 73, v.) [M.]. PERSIA. — Aspetti storici generali della conquista dell'Iran (alti- piano della Persia). § 40. — Sarà utile premettere ai seguenti brandelli di notizie sulle cam- pagne arabe in Persia un brevissimo cenno riassuntivo preliminare delle varie fasi della conquista, perchè se ne distribuissimo l'esame con ogni singola tradizione nel corso delle seguenti dieci annate, durante le quali si svol.se la conquista, non potremmo dare un concetto chiaro delle grandi linee del movimento d'espansione militare degli Arabi. La moi-te di Umar e l'avvento di 'Uthmàn non modificarono sensibilmente V indirizzo generale della poli- tica conquistatrice dei governatori sui confini. È bene ricordare ancora una volta che questi governatori godevano di smisurata autonomia civile, fiscale e militare; onde non bisogna esagerare le conseguenze della ben nota ripugnanza sentita da 'Umar ad estendere le conquiste. Quanto poco 26. 24. a. H. §§ 40^ 41. egli valesse a frenare le iniziative dei suoi governatori e luogotenenti, i-i 24. a. h. , , . , , 1- -T' I - 1 I - 1 x 1 • ■■ PERSIA. -Aspetti risulta a chiare note dal contegno di utjiman b. abi-1- As che invase il storici generati Fàris, e da quello di Amr b. al-'As che conquistò l'Egitto nonostante "^«"^ conquista ,, ,. . ,. . ,. ,,T S , . " -, 1 1 1,1- .rr , dell'Iran (altipia- 1 esplicito divieto di Umar. h. chiaro pereto che non la volontà di Ltiimàn no delia Persia).] valse ail imprimere un nuovo indirizzo piii aggressivo ai luogotenenti sul con6ne. ma che questi si regolarono assai più secondo il loro criterio che non secondo quello del Calitl'o. Il Califto Untar può aver dis.suaso vivamente i suoi dipendenti dal- l'avanzare oltre i confini delle ultime conquiste, ma l'arresto nel movimento d'espansione sotto 'Umar tu effetto delle due cause più vere alle quali ab- biamo già fatto allusione. Ij'una fu la lentezza dell'immigrazione delle tribù dalla peni.sola : l'altra le difficoltà locali frapposte dal nemico ad ogni ulte- riore avanzata degli Arabi. La sosta fu fatto spontaneo delle milizie sulla frontiera: fu effetto anche di un desiderio di temporaneo ripo.so e di go- dimento dei vantaggi ottenuti (bottino, pensioni, donazioni, ecc.)- La ripresa dell'avanzata fu egualmente fatto spontaneo e dovuto non tanto ad ordini di Madinah quanto a necessità locali. Difatti avvenne in alcune direzioni e non in altre: la spinta maggiore fu verso oriente (Persia, Asia Centrale^ e da al-Ba.srah. perchè costi più numerose affluirono le tribìi e più sollecitamente mancarono i mezzi per mantenerle, donde la neces- sità ili luiuvc conquiste per carpire nuovi redditi e nuovi mezzi di esi- stenza. Vari indizi, che abbiamo già rilevato poc'anzi, ed altri che rileveremo più tardi, stanno a confermare che le tribù della penisola incominciarono il moto migratorio verso la periferia .solo negli ultimi anni di Umar, e che un largo movimenti» di popolazione dall'Arabia verso le regioni conquistate fu fenomeno proprio del calitfato di UtJimàn, e prese principalmente tre direzioni: l'una molto considerevole verso l'Egitto: l'altra, la maggiore di tutte, vei-stj la Babilonide (al-'Iràqj : l' immigrazione in Siria fu in misura anHiì'x minore, anzi tanto scarsa da non imprimere moto aggressivo ai confini. § 41. — Tenendo j)resente detto asjietto generale, è bene già sin d ora p(»ne in ratfronto questo fatto con gì' incidenti tragici che portarono nell'anno lió. II. alla uccisione di 'Utliman, incidenti i quali ci dimostrant» che il moto anti-'titjimànida, terminato con l'assa.ssinio del Califfo in Ma- dinah, tra.s.se |)rincipalmente origine e forza dalle città di al-Fu-stàt, al-Kulàli ed al-Basrah, verso le quali, durante il calilfato, era stata più forte l'emigra- zione degli elementi turbolenti d'Arabia, hi infatti la .sovrabbondanza degli immigrati creò disagio economico, delusioni, malcontento e quindi tumulti ♦• ribellioni contro il Califfo creduto colpevole di tutto lo stato di co.se. 4.11 24. a. H. 24. a. H l,a Siria, elio, meno ricca e già popolata largamente d'Arabi, anche prima ilella conquista, attirò minor numero d'avventurieri e d'immigranti. ,si [PERSIA. - Aspetti storici generali dell'Iran (altipia- no della Persia).) della conquista tenne pili tranquilla : le popolazioni .siiie già abituate a governi regolari, e, pe,. la parte araba, co-stituite degli elementi più civili ed amanti dell'or- dine, venuti dal Yaman, rimasero tranquille ed ordinate sotto l'astuto Mu'àwivah ed, avendo minori diretti interessi nelle questioni che tormenta- vano i conquistatori, non si agitarono come gli altri della Babilonide e dell' Egitto. È importantissimo avere presenti tali generali caratteristiche dell'espan- sione araba sotto 'Uthuiàn, e la grande diversità esistente nelle vicende interne della Siria da quelle delle altre due regioni principali dell' impero. Esse spiegano alti-esì come dalla Siria non partissero moti rivoluzionari e come in Siria propriamente detta non si sentisse mai il bisogno d'una poli- tica di conquiste e d'espansione verso l'Asia Minore, perchè non v'erano tribìi immigrate che sospingessero i governatori ad occupare nuove terre. Le incursioni, divenute poi annuali, in A. sia Minore furono spedizioni pre- datorie, quasi esercitazioni militari e ripiego utile per tenere in buon assetto di guerra le milizie sirie e pagarle a spese del nemico con il bottino, invece di mantenerle nell'ozio con il reddito delle imposte. (Cfr. Corr. ed Agg. a questo volume). Nelle altre regioni, in Babilonide ed in Egitto, il moto d' espansione fu invece vero e proprio, fu generato dal soverchio affollamento e da un vero bisogno di nuove terre e di nuovi cespiti durevoli: lì si ebbe l'avan- zata per conquistare e per rimanere nelle terre conquistate e sfiuttarle. Considerata in questo modo, l'espansione araba in Asia ed Africa è fenomeno in cui l'azione del Califfo, se ve ne fu, rimase sempre impercet- tibile e poco o nulla contribuì al fenomeno generale. Né 'Uthman. uomo negato alle armi ed agli ardimenti del potere, era di quelli che avreb- bero potuto, o forse nemmeno si sarebbero curati, di infondere una scin- tilla propria, un indirizzo particolare al grande movimento. IJihmàn ebbe altri pensieri, meno elevati e generosi, dei quali avremo a lungo ad oc- cuparci. Fissata la natura spontanea del movimento, rimane ora la questione materiale della cronologia che, dalla parte dell' Egitto e dell'Africa, non offre, nel Califfato di 'Uthman. alcun problema che richiegga attento studio, mentre dall'altra parte, verso la Persia, esige un'attenzione maggiore. Anche per questo periodo abbiamo in conflitto la versione della scuola iraqense, rappresentata da Sayf b. 'Umar, e quella della scuola madinese, corroborata da varie fonti parallelo ed indipendenti. 28. 24. a. H. M-.^. PERSIA. La cronologia della conquista della Persia settentrio- nale secondo Sayf b. Umar e secondo la scuola madinese. § 42. — Il Wt'llhausfii (Skizzt'U u. V orar li.. Vi, pajL;'. '.U o sL'gg. i ha pubblieatii una critit-a demolitriLe della campagna persiana degli Arabi, quale è narrata dalla scuola di Sayf b. 'Umar, dimostrando come essa sia interamente falsa da un capo all'altro. Riassumiamo brevemente questa acutissima disanima, che appianerà il nostro compito di ricostiuirc il vero corso degli eventi nell' Iran. Sayf, o meglio la .scuola iraqense, ama l'ordine sistematico della ma- teria: perciò il Califfo 'Umar decide un giorno la conquista della Persia e a questo scojK) ripartisce le sue forze militari in tante schiere distinte, ognuna con destinazione e programma speciale. Ogni schiera compie felicemente e con singolare osservanza il piano di campagna : tutto si svolge con la regolarità di un'orologeria. È la ripetizione della campagna clie il Califto abù Bakr, sempre secondo Sayf, compiè nell'anno 11. H. con l'invio degli undici eserciti alla sottomissione dell'Arabia insorta. Abbiamo qui un «modo» tradizionistico di presentare i fatti: non è la narrazione di veii fatti avvenuti. Anche la campagna persiana si svolge con la regolarità prevista e voluta dal Califfo 'Umar. e nonostante la suddivisione delle forze, tutto riesce in ordine {perfetto : l' Iran è sottomesso in un anno solo, vivente Umar, .sicché al suo successore 'Uthniàn non rimane più nulla, o quasi nulla, da fare in Asia. E palese il proposito tradizionistico di attribuire tutte le grandi conquiste al genio di Umar: ad 'Uthmàn, il califfo vitu- perato, maledetto ed ucciso, pare improprio, impossibile attril)uire la sot- tomi.ssione dell' Iran. Perciò tutta la campagna svolgesi, secondo Sayf, nel corso dell'anno 18. II., ma tale cronologia assurda gli crea molte difficoltà, principale tra tutte quella di collegare la battaglia di Niliàwand (avvenuta nel 21. H.i con la campagna iranica che egli pone nel 18. H. Non sa però decidersi se la battaglia cominci o fini.sca la conquista, e la pone perciò vagamente tra la fine del 18. ed il 11». If. Poi v'è la difficoltà di collegare l'immaginaria conquista del 18. H. con quella reale del 29.-31. II. La vera conquista vien fatta comparire come una ricon(iui.sta dopo una ribellione : a che dà appiglio la ribellione di Qàrin nell'anno 32. H. nel ivhuràsan. Le pn-férenze di Sayf sono per i Kufani, ai (juali cerca attribuire tutti i meriti jK)ssibiIi, mentre è evidente il desiderio di porre al-Iiasrah in seconda linea e farla comparire come dipendente da al-Kfifah. Si mira perciò ad attribuire ai Kufani la conquista di molte regioni, per poter cosi soste- nere il buon diritto dei Kufani al godimento delle rendite delle medesime. 24. a. H. PERSIA. - Lacro- nologiadellacon- quista della Per- sia settentrionale secondo Sayf b. Umar e secondo la scuola madi- nese. 1 29. neM.i $ti -IJ, -13. ^^' ^' "• 24. a. H. Cosi pure i- (la luitarsi come Sayf Jiel dare i vari comandi a persone ^''^'!^'^"^' m'.^'o^' Muiiosi-iute. itrnorate dalle altre fonti, le sceglie tutte dalle beduine e no- noiosi a 0611 A con- o quista della Per- niadi, e ne.sffuua dalle città del Higaz. La sua preferenza per membri sco- sia settentrionale j|,^^,.j„j| ,,j j,.j|^,-, ,„,niadi poi immigiatc in liabilouide, è spiegata molto socondo oayf d. * Umare secondo verosimilmente dal Wellliausen con la supposizione che questi beduini pre- la scuola madi- ^^^^^ veramente parte alle campagne di conquista in Persia, ma non come generali, o comandanti. Forse erano semplici militi o capi di gruppi delle loro tribù. I loro di.scendeuti o consanguinei in al-Basrah ed in al-Kufah, più d"un secolo dopo, nei ritrovi pubblici delle due città, introdus.sero i nomi (lei loro antenati, sotto la veste di generali, nelle narrazioni popolari della conquista che correvano per le bocche del popolo e che furono rac- colte da Sayf come memorie storiche autentiche. § 43. — I lati deboli della narrazione sayfiana scaturiscono evidenti nella sua ricostruzione cronologica degli eventi. Impossibile è la tesi che tutto l'Iran sia stato conquistato nell'anno 18. H. Abbiamo già visto come, secondo la scuola tradizionistica di Madìnah, gli Arabi dalla parte di al- Basrah non riuscissero a vincere prima del 21. H., nel solo Khùzistàn, gli ostacoli che frapponevano i Persiani all'avanzata musulmana: le gesta di al-Hurmuzàn crearono molte e grandi difficoltà e l'atto finale della lotta nel Khùzistàn fu la presa della città di Tustar, avvenuta con il concorso di tutte le forze militari di cui gli Arabi potevano disporre, nell'anno 21. H.. quando 'Ammàr b. Yàsir, governatore di al-Kùfali, mandò schiere in aiuto di abù Musa al-As'ari governatore di al-Basrah. Soltanto nel 22. H. le schiere di al-Basrah poterono iniziare la campagna nel Paris, durata poi sino al 29. H. Così pure dalla parte di al-Kùtàh la battaglia di Nihàwand, avvenuta nell'anno 21. H. (cfr-. 21. a. H., §§ ìió e segg.), pone un limite preciso al principio della conquista dell'Iran, perchè prima di quell'anno era impos- sibile che gli Arabi avessero passo libero nell'Iran. Il Wellliausen fa la sup- posizione che la riunione di tante forze in Nihàwand fòsse opera di Yaz- dagird, che aveva messo il suo quartier generale in Isbahàn, nello scopo di cooperare con l'ultima campagna di al-Hiu-muzàn nel Khùzistàn : al- Ilurmuzàn si mosse contro gii Arabi prima della battaglia di Nihàwand. perchè risulta da certe fonti che alcuni dei kufàni, che si batterono intorno a Tustar, trovaronsi alla battaglia di Nihàwand (Balàdzuri, 381). Non è chiaro che cosa accadde dopo la iiattagiia di Nihàwand nel- l'anno 21. H. La presa di Hamadzàn, al-Rayy ed Isbahàn, posta da ottime fonti, con sicm-ezza, soltanto nell'anno 23. H., parrebbe indicare che dopo la vittoi'ia di Nihàwand gii Arabi non facesser(.> più nulla ncll' Iran propria- 30. 24. a. H. 43, 44. mente detto: ma ciò è lontradetto dalla notizia sitniia che noH'anno '22. IT. gli Arabi sottomettessero rAdzarbaygàn. Una conquista dell' Adzarbaygaii senza una sottomissione almeno superficiale della provincia di Hamadzàn ed al-Rayv, sembra piuttosto difficile ad intendere, tranne che si supponga che gli Arabi penetrassero nell'Adzarhaygàn direttamente da al-Mawsil. attraverso i monti del Kurdistan. Degno di nota è il fatto (Balàdzuri. :509) che Nihàwand venisse riconquistata dagli Arabi nell'anno 24. H. : ciò presup{X)ne necessariamente una in.sunezione generale dell'altipiano iranico. Kgualmentc notevole è l'altra notizia sicura che l'Adzarliaygàn vcnis.se ricon- qui.stato nell'anno 2G. H., .sotto al-AValid b. 'Uqbah. Solo nell'anno 30. H.. .sotto Sa'id b. al-'A.s, invadono gli Arabi le mon- tagne che cingono la cesta meridionale del Mar Caspio e nell'anno 31. o 32. H. abbiamo il disastro di Salmàn nelle montagne dell'Armenia al Tiord dell'Àdzarbaygàn. Con questi fatti accertati la versione di Sayf che pone una sola con- quista della Media. deH'Adzarbaygàn e della Caucasia, e tutta nel 18. H. non l»a alcun rapporto : perciò la versione sayfiana della conquista della Peisia settentrionale rivelasi totalmente errata. 24. a. H. PERSIA.- La ero- notogladella con- quista dell.T Per- sia settentrionale secondo Sayf b. 'Umar e secondo la scuola madì- nese.l PERSIA. La cronologia della conquista dell'Iran meridionale e del Khuràsàn secondo la scuola madinese. § 44. — Esaminiamo ora, secondo le fonti migliori della scuola di Madinali. la cronologia delle conquiste in Per.sia. compiute dalla parte me- ridionale dell'Iran, e per opera degli eserciti di al-Basrah. Vedemmo già che gli eserciti di al-Hasrah. dopo la vittoria di Nihà- wand. occuparono al-Dinawar. Màh,sat)adzàn e Mihrigànqadzaq, si spinsero sino a (^umm e Qà.sàn nell'altipiano iranico e si vuole che prendessero pai-te all'espugnazione di Isbahàn (cfr. 21. a. H.. §§ 72-79 : 22. a. H., §§ 1-8). A cajM) di tutta questa campagna fu sempre abu Musa, governatore di al- iiasi-ah dall'anno 17. H. sino al 29. H. Il Wellhausen (citando Balàdzuri, 388, lin. 16, e Tabari, 3043, lin. 9. 2710 fSayf], 2802), rileva che .si po- trebl>e .sospettare una momentanea interruzione del governo di abu Musa dopo la morte di 'Umar. ma non vi insiste (Skizz. u. Vorarb., VI, 1 10-1 1 1 e nota 1). La notizia è probabilmente dovuta a qualche altro errore della scuola iraqense. Alla fine dell'anno 2.'5. 11. abu Mii.sa, compiuta la conquista della pro- vincia di aI-Ah\vàz, iniziò la campagna di penetrazione nel Fàris. TTthmàn b. abi-l-As. governatore del Bahrayn e della al-Yamàmah dall'anno 17. H. sino al 29. TT.. fu, secondo al-Balàdzuri (]mg. 386 e segg.). l'artefice mag- ai. nese. ^ 44. ^'*' 3.. M. 24. a. H. gioie della conquista del Fari». Cria sin dall'anno 19. H., dopo aver occupata iPERSiA. . La ero- ^. Abar-Kawàn nel (iolfo Persico (Y aqut. II, 79), Uthniàn b. abi-l-Às conquista del- aveva invaso il Fàris. .sconfitto ed ucciso il Marzubàn Sahrak presso Ràsahr. iiràn mendio- . ^j_^ Tawvvai, B.si era stabilito in questa città tacendo spedizioni rasan secondo continue in territorio nemico. Intanto abu Musa combatteva i Persiani nel la scuola madi- |^j,-,j,ij.|a,, ^^j, tra i due comandanti musulmani non vi poteva essere né contatto militare di fòrze, né accordo di piano di campagna: ognuno faceva da sé, senza curarsi dell'altro, secondo il modo oramai quasi usuale dei vari comandanti i.slamici nel corso delle conquiste. Nell'anno 23. H., verso la fine del califfato di 'Umar, debellato il Khii- zistàu, entrò nel Fàris anche abù Musa, alla testa delle schiere di al-Basrah. e pare che ora egli si unisse ad 'Utjimàn b. abi-l-'As. Le difficoltà incon- trate dagli Arabi furono grandissime, perchè la tenacia degli abitanti nel difendersi e la natura alpestre della regione resero assai facile ed efficace l'opera di resistenza dei Persiani. Gli Arabi ottenevano continuamente vantaggi, vittorie e sottomissioni di città, ma poi gli abitanti riprendevano le armi ed i Musulmani erano costretti a ricominciare daccapo tutta la campagna. Abbiamo la presa di Sàbiir nell'anno 23. o 24. H. ed una seconda presa dopo qualche tempo, in seguito ad una ribellione degli abitanti: la lentezza delle operazioni si nota dal fatto che solo nell'anno 28. H. si arrese la fortezza di Istakhi' che subito dopo tornò a ribellarsi. La conquista definitiva della provincia avvenne per opera di Abdallah b. Amir. il governatore di al-Basrah, suc- cesso ad abù Musa nell'anno 29. H. : egli sottomise Grùr. Ardasìrkhurrah ed Istakhr nel 29. H. o al principio del 30. H. Di questa tela storica irta di complicazioni strategiche e cronologiche. kSayf ignora tutto ; per la scuola iraqense non esiste nemmeno. La resistenza per.siana si liquefa dinanzi agli Arabi e la conquista è in realtà una facile marcia trionfale, iniziata e compiuta nel solo anno -18. H. La \ersione say- fiana è così lontana dal vero che ogni paragone è inutile e vano : è bene ignorarla del tutto. Ci basterà a suo tempo dare la versione delle tradizioni. In tutta questa lunga e gloriosa lotta combattuta dai Persiani del Fàris con mirabile tenacia per più d"uu decennio, dal 19. H. al 29. H., è notevole il fatto che non si faccia quasi mai menzione del re Yazdagird. sebbene egli sia rimasto nel Fàris sino circa il 30. H. La resistenza tli opera puramente locale degli abitanti. Yazdagird abbandonò il paese quando ogni speranza fu perduta e si rifugiò nell'oriente persiano, nel Khuràsàn. Con la fine del 29. 11. ed il principio del 30. H. il nuovo governa- tore di al-Basrah, 'AbdaUah b. 'Amir, coadiuvato da numerose schiere di 32. 24. E. H. §§ 44-1!'. Arabi nomadi, in ispecio dei liakr b. Wà-il e dei Tamìm (soito al-Almat 24. a. h. ^ ..... ,. ,, , . . ■ . [PERSIA. - La cro- b. Qays). inizio la conquista di tutto 1 altipiano iranico, conquista che si noiogia delia estese al Khuràsan, al Sigistàn. al Tukhari.stàn od a Maiw al-Rùdz, nel conquista dei- . l'Iran meridio- corso degli anni 50., 31., 32. e 33. 11. naie e dei Khu- ràsàn secondo ____, . _ ,.,.,-11-, ^ - • la scuola madl- PERSIA, — Presa di Hamadzan, al-Rayy e Qazwin. nese.] § 45. — LaiiiKi 24. H. al-Mugliuah b. fciubah cHuiquistò riamadzàn nel (jruinada I., e la città di al-Rayv nel Dzù-1-Higgali ( B a e t li g e n F r a g m., Ili) [M.]. CtV. anche Elia Bar Sina va. 84-85. § 46. — In due passi di al-Baladzuri (317-318), fondati sulla testimo- nianza buona di al-Kallji. j-iià tradotti: cfi\ 2J. a. H., §§ 76-77] è detto che al-Kayy venisse espugnata la prima volta [nel 21. H.J due mesi dopo la battaglia di Nihàwand. Ma so bene intendiamo il testo, fu semplice atto di sott<>5it. 24. a. H. PERSIA. • Presa di Hamadzàn.al- sione della volontà di Allah che vuole persuadere il mondo dcUa verità dell' Isiàm. § 57. — (al-Dzahabi I. In quest'anno (24. li.) avvennero le spedizioni Rayy o Qazwm seguenti : In Adzarbaygàn per opera di al-Walid b. 'Liqbah. In Armenia, per opera dello stesso. (Jli Armeni avevano riHutatcì il tributo promesso. Battaglia contro i Greci, diretta da Habib b. Ma.slamah al-Fihri, che aveva ricevuto rinforzi, in numero di 8000 .soldati, comandati da Salmàn b. Habiah (rfi-. più avanti ij 59 e 26. a. 11.. § 43). Parecchie fortezze furono conquistate in questa spedizione (Dza ha bi Paris, I, fol. 14f>,r.j [M.]. È l)ene notare che al-Walid b. 'L'qbah venne al governo di al-Kùfah nell'anno 20. H., onde la maggior parte di (pieste notizie .sono cronolo- gicamente errate. PERSIA. — Il Nawruz ({). § 58. — Il Nawruz dei Persiani cadde in questo anno sul 2 Kagab (= mereoledì 4 maggio 645 dell' È. V.j (Hamzah, 160 [che afferma fesse un lunedì] I. Nota 1. — La festa ilul Nawruz Xawróz, secondo la pronuncia persiana, ossia «nuovo giorno») è la festa di capo d'anno dei Persiani, tenuta solennemente nell'Iran sin da epoca remotissima, ante- riore persino alla fondazione della religione zoroastriana. Difatti la leggenda persiana antica ascrive la creazione della festa ad un epistnlio leggendario di uno dei più antichi re persiani, anzi al terzo della dinastia Pa-^dadiana. fìain, o Gamsid. — Cfr. Spiegel, Eranische A 1 1 erth u m sk u n de, vo- lume I, 527. Il giorno del Nawruz dovrebbe cadere sul primo giorno del mese persiano di Farvardin i-he, noininal- niente. doveva combinare con l'equinozio primaverile (21 marzo circa}, oppure sul giorno in cui il sole entra nella costellazione dell'Ariete. 11 giorno era festeggiato in Persia con grande solennità ed era seguito da una settimana di celebrazioni festive terminanti con il Nawruz-i-buzurg, o grande giorno di capo d'anno. I Zoroastriani adoratori del fuoco, i Mazdeisti della Persia pre-islamica, digiunavano per 19 giorni prima del Xawriiz icfr. Browne, A Year amom/st the Persians. pag. '2Uìj. Per la varietà di usanze, «uperstizioni e feste che persino i Persiani odierni collegano con il Nawnìz, vedi Bro w n e, op. citata, pag. 223, 231, 2.W, 321, 376, 141. Per i Persiani è la più grande festa dell'anno, <|uella in cui si cule)>ra il trionfo della vita rina- «cente e della luce trionfante, dojK) la morte e il frediio ilell'invemo. E l'e'iuivalente iranico doll'altni grande festa pagana di risurrezione, celebrata da Ebrei e Cristiani a Pasqua. Ancor oggi in Persia il Nawruz è giorno di rip1. ARMENIA. § 59, — Secondo al-Kalbi ('da abu Mikhnaf ) in questo anno, 24. il. ('), per ordine di al-Walid b. 'Uqbah, governatore di al-Kufah, il comandante 37. 6 sistemare. SIRIA. — Tradizioni sulla presa di Atràbulus. § 63. — lal-Baladzuri. senza isnadj. Quando Mu'àwiyah 1>. ahi Sufyàn, do}X) l'elezione di 'Ut_hman, fu confermato nel governo della Siria, egli mandò SutSàn It. Mugil) al-Azdi contro Atràbulus. città formata dalla fu- sione di tre città, ed il generale musulmano costruì nella pianura (mar g) discosta qualche miglio dalla città, una fortezza che fu cono.sciuta con il nome di Hisn Sufyàn. Da questo punto SuA-àn incominciò a molestare gli abitanti di Atràbulus tagliando a loro le comunicazioni con il mare, donde ricevevano i viveri (cfr. Corr. ed Agg. a questo volume), nonché le altre vie di comunicazione. Allorcliè gli abitanti sentirono i dolorosi effetti di questo assedio, si riunirono tutti insieme in una delle tre fortezze di Atrà- bulus e scrissero all'imperatore di Costantinopoli di venire in loro soccorso, oppure mandasse una flotta che permettesse a loro di abbandonare la città ** di rifugiarsi altiove. L' imperatore mandò una flotta assai numerosa in Siria, che approdando durante la notte, portò via tutti gli abitanti. Sufyàn .soleva pa.ssare ogni notte nella sua fortezza, insieme con i Musulmani, e solo durante la giornata tornavano a molestare il nemico. Cosi avvenne ora che, quando al mattino Sufyàn ritoinò con i suoi dinanzi alla fortezza di Atràbuhis, già occupata dai Greci, la trovò vuota: egli ne prese imme- diatamente po.ssesso, e scrisse a Mu'àwiyah annunziandogli la nuova con- luista. Nella fortezza ora conquistata Mu'àwiyah b. abi Sufyàn stabili una colonia molto numerosa di Ebrei, e cos'i nacque quel quartiere, nel quale ai tempi di al-Halàdzuri era il porto (al -min a). Più tardi il Califfo 'Abd al-malik ricostruì la fortezza e la munì di buone fortificazioni. Mu àwiyah b. ahi Sufyàn soleva mandare ogni anno ad Atràbulus un piccolo distaccamento dell'esercito di occupazione (al-gund) per difen- dere quella città, e ne affidava la direzione ed il comando ad un luogo- tenente' speciale. Quando più tardi i Musulmani divenncjro i padroni del 24. a. H. 24. ■• H. (SIRIA. - Tradirio- nl sulla presa di Atràbulus-I man. un;, parto .li .luoste milizie venne ritirata. .■ rimase in Atràl.ulu» soltanto una piccolissima guarnigione sotto un luogotenente. Così durò li„n ai t.inpi .1.1 Califfo Abd al-malik (Balàd/ui i. 127). CIV. Athir. II. 'J:}!. SIRIA. — Fortificazione delia costa mediterranea. § 64. — labu Hats al-Sàmi, da Sa'id b. 'Abd al-azizi. Quando divenne Calitto 'Uthman, era ancora in vigore il divieto di 'Limar contro ogni spe- dizione marittima ; ma Mu'àwiyah b. abi Sufyàn non cessò mai dall' insi- stere presso 'Uthmàn, finché questi alfine diede il richiesto penuesso (di alle- stire una flotta) e di fare spedizioni per mare. ' Uthmàn dispose però, che quando Mu'àwiyah voleva o guidare in persona, o mandare un luogotenente in una di queste spedizioni, non doveva diminuire la forza numerica delle guarnigioni esistenti, ma organizzarle con genti suppletive. 'Uthmàn sta- bilì anche la concessione di feudi (qatà-i'i speciali per il mantenimento delle milizie, formandoli con quei beni immobili abbandonati dagli abi- tanti emigrati altrove per effetto della conquista musulmana. Furono allora restaurate ed ingrandite le moschee esistenti, o ne vennero fondate altre nuove (Balàdzuri, 128j. SIRIA-ASIA MINORE. § 65. — ibn Taghribirdi pone in questo anno la presa degli al-Husun (=i castelli) tra Antiochia e Tarsùs. per opera di Mu'àwiyah (Mahàsin. I, 88. lin. 12). L'evento va però messo più correttamente sotto l'anno 25 (cfi-. 25. a. II.. §i< 67-69) o 26. H. ARABIA. — Aumento delle pensioni. § 66. — (Sayf b. Umar, da Asim b. Sulaymàn, da 'Amu- al-Sa'bij. •Uthmàn tu il primo Califfo che aumentasse di cento (dirham) le pensioni (a'tayàt)(/) a quelli che ricevevano un'annua pensione dallo Stato (ahi al-fay). Il Califfo 'Umar aveva anche introdotto l'usanza di donare un dirham al giorno durante il mese di Ramadàn a tutti i membri del- l' ahi al-fay, e due dirham al giorno nello stesso mese alle vedove del Profeta. Al CaUffo 'Umar avevano anche suggerito di distribuhe vi- veri (durante il mese di Ramadàn?), ma egli si era rifiutato di farlo, di- cendo che era meglio i fedeli si saziassero ognuno a casa propria. 'Uthmàn confermò tutte le innovazioni del suo predecessore, ma volle che durante il 40. 24. a. H. §1 (j«-69. mese di Hamadàn venissero anohe distribuiti viveri a tutti quelli che rima- 24. a. h. Il I I A. ì ii ■ ■ • X • j ■ • m .ARABIA. - Aumen- nevano m-ila nioscliea durante la notte, ai viaggiatori ed ai poveri (Ta- ,o «juell'anno (24. II.) 'Abd al-raliiuan b. Awf a diligere il pellegrinaggio. In .seguito fece il pellegrinaggio Ut_hmàn tutti gli anni per ilieei anni con.secutivi, .salvo l'anno cìm fu tenuto in [»rigione, in cui 41. 6 $t ii'à-ii. 24. a. H. lARABiAMAK- umiidò Ahdallali I). Abbas. tioù Taniio 36. H. (Saad. III. 1. 48, lin. 2»;- KAH. - Pellegri- nagg-o annuale.- •*- '"'• -' 1^'J- Provvedimenti § 70. — (da Marwàn b. al-TTakam). Uthmàn b. Afifàn fu colto da una mimMrltrvt ""' •MìK.iia^ria violenta l'anno del lu àf, sicché non potè compiere l'ai -ha gg. Fjd egli fece testamento. Or entrò da lui uno dei Quray.s, e gli dis.se : « D«- « signa il successore». — E 'Uthman: « L' han già in mente? fvor.siono « incerta) ». — « Sì », rispose l'altro. — « E chi? ». Ma l'altro tacque. Entrò poi da lui un altro, credo fosse al-HàritJi, e dis.se: « Designa il succes- « sore ». — Dimandò 'Utlimàn: « L' han già in mente?». — « Sì ». — «E chi è?». Ma l'altro tacqiie. Allora 'Uthmàn: «Scommetto che han « detto al-Zubayr ». — « Sì ». — E 'Uthmàn: « Per Colui nelle cui mani è ■« l'anima mia, egli è il migliore, per quanto so, ed egli certo era il più « caro al Profeta di Dio ». (da Marwàn). Mi trovavo presso di 'Utjjmàu, qxiando entrò un uomo che gli disse: «Designa il successore». — «Ed è stato suggerito?». — « Sì, al-Zubayr ». — « Per Dio », disse allora Uthmàn, « sapete bene ch'egli «è tre volte il migliore fra voi» (Bukhàri, ed. Krehl, 11,437-438; Bu- khàri [vers. frane], II, 612-613 [LXII, 13, lin. 1-2]) [M.]. Cfr. anche Dzahabi Paris, I, 158, v. -159, r., in cui si dice che 'Abd al-rahmàn b. 'Awf fu designato, ma che temendo questi che sul male di 'Uthniàn influisse la designazione fatta (quasi Iddio cercassse di spacciar questo 'Utjimàn), prega Iddio di far morire lui 'Abd al-rahmàn fi prima di 'Uthmàn, ecc. (Cfr. sotto la vita di 'Abd al-rahmàn b. Awf nel 32. H.j. Nota 1. — Non è chiaro quale sia la ragione tra'lizionistica per la quale in questo liadith si è voluto attribuire ad 'Uthmàn la designazione di un successore nella persona di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf al-Zubajr b. al-'Awwàui. E finzione tradizionistica? In questo caso una ragione potrebbe essere di accusare 'UtJimàn di voler impedire ad 'Ali di salire sul trono. Qualora però la notizia fosse esatta, darebbe ragione al sospetto ohe nei primi anni di 'Uthmàn ancora non si pensasse seriamente alla suc- cessione di 'Ali e che altri godessero di maggiori probabilità di elezione e di più largo favore popolare. 11 contegno di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf durante la sùra è prova che godesse di molto prestigio sul popolo: in favore di al-Ziibayr erano le sue immense ricchezze. § 71. — (al-'S'a'qùbi). Secondo una tradizione 'Uthmàn s'ammalò gra- vemente, e, chiamato Humràn b. Abàn, scrisse un 'ahd per il .suo suc- cessore. Lasciò in bianco il nome e poi scrisse di sua mano Abd al-rahmàn b. 'Awf, e poi lo legò, e lo mandò a umm Hal>ìbah bint abì Sufyàn. Humràn però lo les.se per istrada, e andò da 'Abd al-rahmàn e l' informò. 'Abd al-rahmàn inquietissimo disse : « Gli domando un governo pubblicamente « ed egli mi nomina segretamente ». La notizia si propalò per la città. 1 banù Umayj'ah si adirarono. 'Uthmàn chiamò Humràn, suo mawla. e gli diede 100 frustate, e lo mandò ad al-Basrah. Di qui l' inimicizia tra lui e Abd al-rahmàn. 42. 24. a. H. §§ 71, 7-2. Abd al-rahmàn b. Aw t ì;Iì maudù il tìglio perchè dicesse (da sua 2"* ^- ^■ _," .. . ,ARABIA-MAK- parte): «Ho tatto omaggio a te. eppure per tre cose io ti son superiore: kah. - Peiiegri- « Ho combattuto a Badr. e tu non c'eri; fui alla bay ah al-ridwàn. naggio annuale. - Provvedimenti « e tu non c'eri: io son stato termo il di di l'iiud. e tu sei scappato ». religiosi ed am- Quando il tìglio ebbe fatta l'ambasciata ad 'Utjimàii, questi rispo.se: « Digli ministrativi.! « che a Badr non ci fui perchè rimasi sulla ca.sa del Profeta, e il Profeta «m'ha pur dato la mia parte. Per la bay ah al-rid\vàu, il Profeta « ha toccato per me la sua sinistra nella sua destra, e la sinistra del Pro- « feta ha più valore delle vostre destre. Riguardo poi ad Uhud. è vero ciò « che tu hai detto, ma Iddio mi ha perdonato. Purtroppo avevam fatto «cose che non sapevamo se Iddio ce le avrebbe o no perdonate! > (Y a- qubi. l!»."). lin. lit-liM!. lin. 14) fM.]. Nota 1. — al-Ya'qùbi riproduce qui uuu di quelle tante tradizioni dì cui avremo » dare molte alti* versioni nelle seguenti annate , nelle quali le scuole che di poi o combatterono o difeaero 'Utjimàu. tentarono rin.-^.iuniere le loro ragioni. La tradizionistira musulmana con quello spirito gretto, oasuistico, che poi la distinse, tenta riassumere le colpe di 'UtJ^imàn sotto alcuni capi di accusa, che sono, a nostro modo di vedere, quasi infantili. Sarà nostro, non facile, compito distrigare dalla matassa aggrovigliata quei vaghi indizi delle vere ragioni della catastrofe del 35. H. § 72. — lal-Azraqi, da Mnhammad b. Yaliya, da al-Wàqidi, da Ivhàlid b. llyà.s, da Yaliya b. Abd al-rahmàn b. Hàtib, da suo padre 'Abd al' rahmàn b. Flàtibi. Quando venne al potere il Calitì'o 'Uthmàn, questi mandò 'Abd al-rahmàn b. 'Awf a dirigere il pellegrinaggio annuale e gli ordinò di rinnovare gli ansàb al-haram. Abd al-rahmàn incaricò alcuni Qu- rays, tra i quali Huwaytib b. 'Abd al-'Uzza, ed 'Abd al-rahmàn l). Azhar (a compiere l'opera di rinnovo). Dianzi 8a'id b. Yarbii' e Makhramah b. Nawfal .solevano rinnovare ogni anno gli ansàb al-haram, ma Sa'id aveva perduto la vista negli ultimi temjii di 'Umar, mentre Makhramah divenne cieco regnante 'Utiimàn (sicché fu neces.sario rinnovare la commissione). Quando .salì al jioteie Muàwiyah (nel 41. ll.j, .scri.s.se al gov(Muatore di Makkah di rinnovare gli an.sàb al-haram. Quando il Califfo 'Umar mandava la commissione a rinnovare gli ansàb al-haram. ordinava ad e.ssi di osservare ogni valle che immet- teva le sue acque nell'al-haram (di Makkah) e ])orvi i nasab (pietre di confine?) c(m trassegnati con indicazioni speciali »• dovevano includere anche la valle nell'al-haram. Per ogni valle poi che versava le sue acque nell'al-hill, o territorio non .sacro, dovevano dichiarare bill quelle valli medesime (Azraqi, 360, lin. 4-14). Cft-. anche Azraqi, 502, lin. ult., dove è detto: (Hi Ansàb al-Uaram sono sulla cima della tjianiyyah: quello che si trova di fi-onte in questo vei*sante della montagna (al -si qqj è haram; quanto è didietro è hill. 43. s« -r\. li. 24. a. H. 24. a. H. I 73. _ (|> c.Mitiiii |liu(lri(i) (1 e II a 1- H a ra m al-Sarifj. Se- (ARABIA-MAK- KAH. ■ Pellegrl- 1 oiuln al)U-l-WaIid [al-AzraqiJ, i confini corrono dalla parto del Tariq al- naggio annuale.- Madinali al di qua di al-Tan'im prosao i F^uyut (_»hifàr (ad una distanza reiigio.Veram! di?i di tre miglia (da Makkah). Poi dalla parte del Tariq al-Yaraan di ministrativi. Adiìali Libin. attraverso la 'Phaniyyah Libin ad una distanza di sette iiii>rlia. Dalla parte del Tariq Gruddah, alla line (? munqati'j di al-A'sàs alla distanza di dieci miglia. Dalla parte del Tariq al-Tàif per la via Tariq 'Arafah a partire da Batn Namirah, alla distanza di 11 miglia. Dalla parte del Tariq al-'Iràq per la Thaniy^'ah Khall seguendo la scorciatoia (? bi-1- maqta') alla distanza di sette miglia. Dalla parte del Tariq al-(ji'ranali nello 8i'b Al 'Abdallali b. Khàlid b. Asid ad una distanza di nove miglia ('j (Azraqi, 3G0, lin. 20-301, lin. 4). Nota 1. — La versione che do di questo passo non mi soilisl'a, percliè il testo nella estrema cun- cisione non riesce chiaro per chi non ha conoscenza personale e visiva dei luoghi. Sembra però che si elenchino le sei principali strade che lasciano Makkah in sei diverse direzioni e si stabilisca la distanza a cui si trjvano in ciascuna i confini dell'al-Harani, partendo dal santuario makkano. Questi confini ih u d u d) che rapporto hanno con gli ansàb? Non è detto che questi ansàb si tro- vjissero al contine del h aram sulle vie conducenti a ^[akkah. Le notizie sugli an sàb fanno invece intendere che erano pietre o limiti sparsi per i monti intorno a Makkah e dubito molto che fossero tutti sul confine: molti, io credo, erano sparsi anche nell'interno del territorio sacro. iCfr. Corr. ed Agg. a questo volume). § 74. — La funzione del tagdifl ansàb al-baram è molto oscura. La versione letterale direbbe « rinnovare i termini lapidei che segnavano « i confini dell'al-Haram di Makkah >. Ma questa versione è corretta? o abbiamo anche qui un eufemismo di età posteriori per coprire un'antica usanza pagana? Già il Wellhausen (Reste, pag. 101-102. 105-106) ha sospettato nella cerimonia, di poi abbandonata, una l'unzione religiosa pagana. 1 termini hanno sempre un carattere sacro presso i popoli primitivi : i Romani, è noto, avevano un Dio Termine. In Arabia, dove i blocchi di pietra avevano sì spesso veste sacra, è lecito sospettare un carattere religioso e pagano in ogni funzione compiuta presso macigni. Forse questi ansàb erano grandi blocchi o monoliti natxirali sparsi sulla periferia dell'al-Haram di Makkah, antichi altari o luoghi sacri o pre- sunti idoli di divinità pagane, considerate quali guardiane del territorio sacro. Forse prima di ogni ricorrenza annuale del pellegrinaggio era con- suetudine che una speciale deputazione dei Qurays, facesse la funzione del tasdid, un atto di venerazione, di omaggio, quasi per rinnovare o rin- frescare la memoria di queste divinità tutelatrici e assicurarsi la loro pro- tezione. Forse anche — come si deduce da un'espressione di al-Azraqi (360. lin. 13: cfr. poc'anzi § 72) — pare fosse uso segnare in modo visi- bile i blocchi, aftinché fossero più facilmente riconoscibili a tutti. 44. 24. a. H. §§ V4.7S. Il carattere i)a2ano della cerimonia risulta anche dal tatto clic cdn 24. a. h. .. , . , X- , u 1 ^ ARABIA-MAK- I andar del tempo essa tu abbandonata. • ^^^^ . peiiegri- Datti il carattere religiosamente orgiastico delle feste makkane (con- naggio annuale. - TT T^ ri 1 1 ^ . -, ■ ^ • • Provvedimenti frontisi 17. a. H., 4;i> «'i o segg.. e Barton, >,kefcn of heinitic Or/gins, religiosi ed am- pag. 2ii'ò-2'ò7 ì è forse azzardato il supporre che questi ansab fos.sero eni- ministrativi.) blerai «fallici »? (cti-. per casi analoghi Yàqiit, III, 7(>0, lin. 4-10; Bar- ton, o)). cit., pag. liììV). § 75. — (ibn 'Abd al-barr|. Il Calitfo ■Uthmàn. nell'assumere il go- verno, nominò governatore di Makkah .Mi b. '.Adi b. Kabi'ali b. 'Abd al-Tzza b. Abd Sams al-Qurasi al-Abisami i') (Fasi. Ki-J. lin. !»-]2). Nota 1. — Il suo preiIecfssDre, lieposto ila 17tjimaii, era Niifi' li. 'Abd al-Hiirith. — OtV. ^V^i^st cu- ffia rliron. Stadi Mekka. paR. IJ-J S l'-ì4i. ARABIA-MADINAH. Ingrandimento della moschea di Madinah. § 76. — lai-Samliudij. Quando L thman fu eletto L'alitfo, nel 2-4. H., la gente lo udiciò perchè ingrandisse il loro niasgid: si lagnavano della grande angustia di spazio nella funzicme del venerdì, per modo che i fedeli erano <<)stretti a pregare nelle piazze (al-ruhàbj [ossia fuori della moschea]. Allora 'Uthmàn si consultò con la gente di giudizio, a li 1 al-rài. tra i Cftmpagni del Profeta, e tutti si mi.sero d'accordo sulla necessità di demo- lire ed ingrandire il masgid. Dopo la preghiera deiral-zuhr il Calittb salì sul mi ubar e ari'ingò la gente. Dopo le solite invocazioni disse: « È mia intenzione di demolire « il masgid dell'Inviato di Dio e di ingrandirlo. Io posso testimoniare «d'aver udito il Profeta che diceva: Per chi costrui.sce per Allah un «masgid. Allah co.struisce una dimora in Paradiso. Per quello che mi « propongo di fare vi scino precedenti, perchè mi ha preceduto 'limar b. « al-Kliattalj. Ho anche consultato la gente di giudizio tia i Compagni del « Profeta e sono rimasti tutti d'accordo sulla demolizione, sulla ricostru- « zione e sull'ingrandimento del masgid». In quel gioiiKj la gente approvò queste cose, ed egli ne fece in persona comunicazione ai suoi luogotenenti nelle jìiovincie (Sa m h n fi i. pag. 12*). lin. PJ-27). Cfr. Wiisteiifeld, Gè se li. Medina, 70. Nascita di Abd al-malik b. Marwàn. § 77. — In questo anno 24. H. nacque il futuro Califfo 'Abd al-inalik b. Marwan fDzahabi Paris. I, fol. 149,r.). § 78. — Secondo alcuni in questo anno nacque aneli*' il futuro Califlfo Yazid b. Mu'àwiyah (Mahàsin, I, 88, lin. 12-13j.— Cfr. anche 26.a.]l., § 70. 45. ^ 70, H, 24. a. H. 24 a. H. IMPERO BIZANTINO. — Rivolta di Valentiniano contro l' impera- ''rrNa^. ^R^voita tore Costante (Costantino III), di Valentiniano | 79_ - ( Tiicupliaiiesj. ^'eiraniio del Moudu tjl.-jt) I equivalente' a 95«j ^"Troor/r. -i.HÈ.a (lei Scleuei.li, 044 È. V. e 2^.-24. a. IL) il patrizio Valentiniano (Costantino HI)., insorse contro il' imperatore) Costante, il quale però spedi contro di lui chi lo mandò a morte e ridusse di nuovo l'esercito all'obbedienza. In questo stesso anno avvenne un'eclissi solare nel quinto mese Dios, nel sesto giorno, nell'ora nona (Theophanes, I. pag. 524-525; ed.de Boor. 1. 343: Mu- rali, I. 206). Nella cronologia delle Eclissi visibili in Europa, in Asia e nelIAtrica conosciuta dai Komani (cft*. L'aì'l de vf'rifier les dates, voi. I, pag. 210). abbiamo notizia di due eclissi solari: l'una del 21 giugno (343, visibile in Asia ed Europa Centrale : Faltra maggiore e visibile in Atiiea, Asia ed Europa, e perciò più probabilmente quella a cui allude Teofane, il 5 no- vembre 044 dell' È. V. alle ore 1 1 del mattino. Onde l'insurrezione di Valen- tiniano, probabilmente un generale comandante di milizie in Asia Minore (cfr. Burv, II, 287), cadi-ebbe nel 23.-24. II. ossia dopo l'ucci-sione del Calittb 'Umar; mentre in Teofane questo fatto è narrato l'anno dopo l'in- surrezione di Valentiniano, che sarebbe perciò dovuta accadere nel 22. 11. § 80. — L' imperatore Costante, ancora giovanissimo ed inesperto, ebbe a superare gravi difficoltà sin dai primi tempi del suo impero. Su quella di Valentiniano, narrata da Teofane, e che si trascinò appresso una parte delle milizie imperiali in Asia Minore, sappiamo assai poco. Il Bury {Wst. Later Rom. Empire, II, 287) suggerisce che questo Valentiniano possa essere la stessa persona di quel Valentino, che alla testa delle genti d'armi bizantine in Chalcedon tenne in iscacco l' imperatore Hei acleona. e partecipò ai torbidi per effetto dei quali avvennero la rivoluzione di pa- lazzo e la caduta dell'imperatrice Martina: cfr. 20. a. H.. §§ 359-301. Sta però il fatto, osserva il Burj-, che Valentinus fu mandato in esilio, quando Costante salì sul trono, e Valentiniano invece, per ordine dello stesso Costante, fu arrestato e decapitato. Il Lebeau invece (voi. XI, 306, livre LIX, § 19) so.stiene che Valen- tino e Valentiniano debbano essere la stessa persona, e trova di ciò una conferma nel fatto che del Valentino esiliato dopo la rivoluzione contro Martina, non si fa poi veruna menzione, sebbene occupasse un posto così eminente nell' impero. A dire il vero sarei disposto a seguire l'opinione del Lebeau, aggiungendo che forse nei cronisti bizantini, ai quali Teofane ha attinto, vi sia stata una qualche confusione di fatti e di nomi. La crono- logia incerta ed oscura, la grande vicinanza in ordine di tempo tra i due 4tì. 24. a. H. §§80^ gì. «venti, può aver t'aciliiu-nto generato qualche confusioni'. Quale t'osse il corsn 24. a. H. ,. ,. ,. j- IX X • x- ■ , X- X- IMPERO BIZAN- reale di fatti non possiamo dire oltre quanto ci ritenscono le tonti. tino. - Rivolta La Hlstoriae Misceìlae [Muratori, Her. Ital. Scrip.,1, parte 1". pa- di Vaientiniano ... -1 • 1 11 . X- 1- 1 • X- X • . 1, contro l'impera- giiia IfioJ, attingendo alle stesse tonti bizantine nostre, non ci porta altro ^^^^ Costante lume sulla faccenda. . (Costantino ni).] EGITTO — La piena annuale del Nilo. § 81. — Nella rmiiaca egiziana di i lui Tagli ri birdi noi abbiamo .sotto ogni anno 1" imlicazione esatta in mi.sura d'altezza della massima piena e massima magra del Nilo. In Egitto, sin da epoca remota si teneva un regi.stro e.satto di queste misure annuali, e gli autori musulmani, quando si posero a raccogliere ed ordinare le notizie riguardanti 1' Egitto, tra.scris- sero gli antichi registri e compilarono nuove tabelle cronologiche in veste araba sui modelli antichi. Le notazioni arabe cominciano con la conquista, il che dimostra che l'elenco era tenuto dai Copti ed aveva per essi un valore speciale, pratico e ti.scale, e non era una oziosa curiosità .scientifica. Siccome l'altezza dell' inondazione annuale aveva grande influenza sull'ab- l>ondanza dei raccolti, è chiaro che il livello massimo delle acque in piena fosse argomento di gravi cure per tutti i governi dell' Egitto. Entro certi limiti, più alta era la piena raa.ssima, maggiore era il numero dei campi iirigati e coltivati, e maggiore l'estensione di terreno soggetto a imposte. Se la piena non superava certe altezze, alcuni terreni non erano più colti- vabili. Cosi pure più basso era il Nilo in periodo di magra, più difficile e più ristretto era il lavoro di irrigazione artificiale con i mezzi meccanici. Per moltissime contrattazioni datìari non solo tra sudditi e governo, ma anche tra privati (padroni e servi, pioprietari e locatari) la piena mag- giore o minore delle acque era di capitale importanza: per molti tributi fiscali e contratti privati l'altezza della piena .stabiliva l'ammontare del tri- l)uto e del prodotto: era necessari»^ dunque esistes.se una registrazione uffi- ciale delle piene e didle magi-e del Nilo. Così sappiamo da fonte araba Tcon- frontisi ibn lyàs, citato in Noticfis ot Extraits. voi. VIIT. pag. 41) che fino all'anno 500. H. l'altezza delle acque necessaria per autorizzare l'esa- zione delle imposte era sedici cubiti, sul Miqyàs, o Nilometro, nell'isola di al-iiawdah, presso il Cairo. Se l'altezza arrivava soltanto a ISo 14 cu- biti, era uso ricorrere senza indugio alle preghiere pubbliche, credute mezzo efficace per ottenere il desiderato aumento. Se la piena airi va va soltanto a poco più di 15 cubiti, erano inondate soltanto le parti più basse, onde le riscossioni fiscali del governo e dei feudatari subivano una notevole diminu- zione. Così pure, .se la piena superava i 18 cubiti, l'inondazione era rovi- 47. 24. a. H. ,|,,sa ncirliù annegava la i aiiipagna. I^a piena t'ia occasioufc sempre di [EGITTO. -La pie- •*•!.„ oa annuale del iriail.ll solenni feste. Nilo.) Il, ,111 pa.sso precedente degli Annali al>liiani(t riferito la leggenda della vergine offerta annualmente in olocansto al Nilo, annegata in esso per placare il ;uime e garantire l'abbondanza delle piene (cfr. 21. a. 11.. § 254; Maqrizi [vhitat, I, 58, lin. 14 e segg.). La fiaba (cfi-. Lombroso G., L'Eiptto al tempo dei Greci e dei Rovmni, cap. I, « Culto del Nilo ») ri- specchia le preoccupazioni annuali della popolazione egiziana. Sulla misurazione delle piene del Nilo, si legga anche Ma ([ri zi Khitat, 1, 57, lin. 31 e segg., dove si attribuisce a Giuseppe p]breo la istituzione del Miqyàs, o Nilometro. Si aggiunge altresì (1. e. 58. lin. 2 e segg.) che ' Amr b. al-'As, quando ebbe conquistato 1' Egitto, pose un ni- lometro ad Aswàn, ed un altrq a Dandarah. Cfi'. anche abii Sàlih. 203-204 [vers. inglese]. § 82. — La massima piena del Nilo raggiunse nel 24. il. 16 dzirà' e 6 asba': la massima magra ?cese a 2 dzirà' e 14 asba' Mahàsin. I, 88, lin. 14-15). EGITTO. — Istituzione del Dar al-Diyafah. § 83. — lal-Maqrizij. Il primo ad istituire il Dar al-Divàfah {= casa degli ospiti) nell'Islam fu il Califfo 'Umar nel 17. il. [s/r correggi 18. H.], quando lo munì di farine, di burro, di miele e di altri generi com- mestibili [alludesi alle disposizioni prese per comiiattere la grande carestia dell'anno 18. H. : ctr. 18. a. H.. §§ 6 e segg.], e pose fra Makkah e Ma- dinah chi rifornisse d'acqua i viaggiatori e i pellegrini sperduti e abban- donati dalle caravane, nel viaggiare da una stazione all'altra. Quando di- venne Califfo, 'Utlimàn istituì la al-diyàfah o ospitalità per i viaggiatori ed i devoti nella moschea. Il primo a fondare una Dar al-Dijàfah per la gente in Misr, fu 'Uthmàu b. Qays b. abi-l-'As al-Sahmi, uno dei Compagni del Profeta che fin'ono presenti alla conquista dell'Egitto. La Dar al-Diyàfàh era nella Hàrali Bargawàn presso il Ma3'dàn Qasr al-Gharbi. nel luogo detto al-Kharansaf ai tempi di al-Maqrizi. Un tempo il sito era detto Dar al-Ustàdz Bargawàn (Maqrizi Khitat. I, 460. lin. 36-461, lin. 5). EGITTO. — Il primo min bar in al-Fustàt. § 84. — Alcuni attribuiscimo ad 'Amr 1). al-'As la costruzione del primo min bar nella moschea di al-Fustàt, ma aggiungono che venisse eretto soltanto dopo la morte di 'Umar, perchè questi glielo aveva impe- dito (Mahàsin, I, 78, lin. 9-10). 4S. 24. a. H. §§ 84-86. l'ibn TashribirdiL 'Amr b. al-'As si fece un min bar fin al-Fustàti, ma 24. a. h. *,.,.,,.,. ,. ■ lEGITTO. - Il prl- il Calirtu 'Umar gli seris.se ordinandogli di demohrlo immediatamente, ,„o m inbarin a""-iunurend(> : «Non ti basta forse di rimanere in piedi, mentre i Miusul- ai-Fustàt.| «mani seggono sotto i tuoi piedi?». Ed Amr demoli il minhar (Ma- hasin. I, 7(5. Un. lS-20). Cft-. anche Becker [Orientai. Shcì.: Tìi. Noeldoke-Festnchrift, pag. 335]; Maqrizi Khitat. II, 247. lin. 20. Cfr. 21. a. H.. i^^ 12."ì e 24. a. II., i;§ 16 e segg. NECROLOGIO. — Abd al-rahmàn b. Ka b. § 85. — alni Layla AIkI al-raliman b. Kab b. 'Amr [o 'Umar] b. Mabdzùl b. Arar al-Ansàri al-Màzini dei banu Mazin i). al-Na 27. n. S': Hi.sàm, 895: Iqd, II, 74; ^'a'(^ubi, II, 69: Onomaftticon Arabie, pag. 452, n. 6663. Barakah umm Ayman. § 86. — luiim Ayman Haiakali. ma \v là li del Profeta, ch'egli ereditò • lai padre suo insieme con cinque camcli. Era negra. La liberò quando .s|X)w» Ivhadigah. La sposò allora "Abd b. Za\'d, cui ella pai-tori Ayman |ibn] umm Ayman che fu uccisf» a Huna\'n. Dopo spo.sò Zayd b. llaritjiali, liberto del Profeta, e gli partorì Usàmab b. Zayd (8aad. Vili. 162, lin. 10-15). iTthmàn b. al-Qa.sim). Quando umm Ayman emigrò a Madinah, si trovò una sera ad al-Mim.saraf. di qua da al-Rawlià" ed ebbe sete. E le scese dal cielo una secchia. La prese e ne bevve, e si dis.setò. E soleva dire: «Dopo di allora non ebbi più sete. Mi .sono esposta alla sete col « digiuno nelle ore più calde, e non l'ho più .sentita» (Saad, Vili. 162, lin. 18-241. fibn 8a'd, da Muhammad b. Qays). umm Ayman (una volta) andò dal Profeta e gli di.s.se: « Forniscimi di cavalcatura >. — « Monta sul figlio 49. 7 $) «&«>. 24. a. 11. 24. a, H. ., della camda ». — « Profeta ». rispo.so essa, « iiou riesce a portarmi ». INECROLOGio. - _ ^ ^.^^ j^^j d'andaro sul liglio della camela >. Scherzava, ma diceva giusto, Barakan umm '=' Ayman.i perchè tutti i cauieli souo tìgli della cameia. Dicono i tradiziouisti che umta Ayman era presente a Uhud, e portava l'acqua e curava i feriti. Poi fii a Khaybar. E quando morì il Profeta, disse piangendo: « lo piango perchè è cessata la rivelazione che ci veniva dal «cielo» (Saad. Vili. pag. 164, lin. 8-12). Quando morì Umar, disse: « Oggi l'Islam s'è spezzato ». Mori nei primi anni di 'LTthman o sotto abù Baki- (sic!) (Saad, VIII, 164, lin. 14-15; ó-awzi, MS. Costautinop.. tòl. 74.r.-74,v.) |M.]. § 87. — (da ibu abi-1-Aswad [= Abdallah b. Muli. b. abi-l-As\vad Hu- mayd b. al-Aswadj, da Mu' tamii- [b. Sulaymàn], ed anche Khalifah [b. Khayyàt]. da Mu'tamir, da suo padi-e [Sulaymàn], da Anas b. Màlik) [in riassunto]. Nei primi tempi della loro dimora in Makkah Maometto ed i suoi Compagni Emigrati furono assistiti dagli al-Ansàr, i quali dedicarono il frutto di una parte delle loro palme al mantenimento dei coireligionari makkani. Quando il Profeta sottomise i Qurayzah e gii al-Nadii-, e ne prese le terre, di queste non diede nulla agli Ansar, ma in compenso li esonerò dal tributo di sostentamento degli , Emigrati makkani e pattuì che avrebbe imposto ai Compagni la restituzioue agli Ansar di tutto ciò che prima avevan rice- vuto in generoso sussidio. — Una delle beneficate era umm Avman, e la famiglia di Anas b. Màlik che l'aveva mantenuta chiese ora alla donua la restituzione: umm Aymau in principio fece opposizione, considerando quanto aveva ricevuto come sua proprietà ; ma cedette quando intervenne il Profeta e le promise che se cedeva, le avrebbe dato poi dieci volte tanto (Haó-ar, IV, 835, lin. 11-19). Cfr. anche Bukhàri, ed. Krehl, III, 128; Bukhàri Qastallàui, V, 210, lin. 6 e segg. ; VI. 329, lin. 3 e segg.: Saad. VIII, 163, lin. 13 e segg.; Bukhàri (vers. fi-anc). III, 128-129 [LXIV. 30, § 4]. Al tributo volontario degli Ansar allude anche un'altra tradizione : Bukhàri, ed. Krehl, II, 281, lin. 3-6: Bulgari Qastallàui, V, 210, lin. 8 e segg.; Bukhàri (vers. frane), li, 393 [LVII, 12j. § 88. — (abù Nu'aj^m, dal suo Tariq, da Sarik, da Manzur, da 'Atà-, da abù umm Ayman, da Ayman). Il Piofeta ha detto : < Non si taglierà « la mano d'un ladro che per uno scudo (??) », e fu stimata (?) al tempo del Profeta un dìnàr o dieci d i r h a m (Magar, IV, 836. lin. 16-19 ) [M.J. § 89. — umm Ayman Barakah bint Thalabah b. Amr b. Hisn b. Màlik b. Salamah b. Amr b. al-Nu'màn. La kunyah fu presa dal figlio Ayman b. 'Ubayd. Essa è la madre di Usàmah b. Zayd, avendo sposato 5a 24. a. H. «S 89. iVi. Zavd b. Hanthah dopo Ubavd 1 abissino. Essa e d*?tta mawlAli t\v\ Pro- 24. a H, ■,",., ' . „ , , ........ NECROLOGIO. età. e sua khàdim o domestica, bece le due eniigrascioni m Abi-ssinia e Barakah umr a Madiuah. ed è chiamata anche umm al-Ziba- (At_hir Usd. \'. 40S . Ayman. Fu lil)erta e bambinaia (hàdinah) del Profeta, ed era abi.ssiua. 11 padre del Profeta la IìIhmò. Fu delle prime convertite. Secondo altri, ella era jxi.sseduta dalla sorella di Khadi»^ah »' l'ebbe in dono Maometto. Secondo altri ancora, era della madre del Pn)feta. Bevve (persele) l'orina (cfr. Corr. ed Agg. a questo volume) di Maometto e il Profeta le di.sse: « Non ti dorrà più il ventre >. Secondo altri invece chi l>evve l'orina di Maometto lìambino fu Haiakah schi;i\a di umm Habibah. 11 Profeta la chiamava « mia madre dopo mia madre ». e la vi.sitava nella stanza di lei. Quando Maometto morì, essa pianse, e interrogata perchè, rispose che non piangeva di Maometto, giacché sapeva che sarebbe morto, ma penile la rivelazione s'era interrotta. Un 11 a d i tji che rimonta ad Alias b. Màlik dice : umm Ayman era wasifah (giovane domesticai di 'Alìdallah b. 'Abd al-Muttalib. ed era abissina. Qiiand<» Amiiiah. partorì il Profeta, morto il padre di lui, umm Ayman lo custodì finché fu grande. ]i()i il Profeta la liberò, e la sposò » Zayd b. Haritliah. Morì cinque o sei mesi dopo morto il Profeta. Secondo altri, abù Hakr e 'Umar la visitavano come l'aveva visitata il Profeta lAthir Usd. V. 0(37-668) [M.]. § 90. — ibii HajJ:ar riproduce la maggior parte delle notizie date da ibn al-Atjjir. ma affei-ma che Ubayd b. Zayd. il primo marito di umm Ayman. fosse un madinese dei banù-1-HArith b. al-Khazrag. ImjKirtante è la tradizione di al-Wacjidi. che rimonta, ai dice, .sino ad unr» saykh dei banù Sa'd b. Rakr Co.s.sia la tribù presso la quale si vuole venisse allattato Maometto i: il Profeta soleva dare il nome di madre ad umm Ayman. e quando la guardava soleva dire: « Kcco tutto ciò che • rimane della mia famiglia! » ('Sa ad. Vili. 102, Un. ló-lH: Hagar. IV. .H:ì4. lin. H-llj. \jh bontà della fonte, da cui proviene questa tradizione, dà materia a riflettere sulle origini del Profeta. Un altro passo di ibn Hagar ('cfr. Hagar. IV, SiJO. lin. 2 e segg.) livela ehe anche gli .stessi tradizionisti musulmani hanno .sospettato che nelle notizie su umm Ayman vi sia confusione tra due persone, ossia tra l'aia di Maometto, umm Ayman. e Harakah la schiava di umm Habibah. ehe forse pur'es-sa aveva cognome umm Ayman. L'una può esser quella morta cinqu«- mesi dopo il Profeta (^Hagar, IV, 837, lin. 11), e l'altra quella morta venti giorni rlopo l'uccisione di 'Umar (Hagar. IV. 8.^57. lin. 13 1. 51 ^^ ^ 24. a. H. ibn Hagar diHtingue umra Ayman, da umm Ayman Baiakah. ed a ''^Barl^k a°^lmm questa secouda, che diatingue corno al-Habasiyyali, ossia l'abissina, dedica Ayman' """" ,,,1 capitolo speciale (Hagar, IV, 474. n. 165), e la definisce come quella che bevve una volta, di notte, tormentata dalla sete, l'orina del Profeta, orina che essa trovò in una tazza qadah min 'aydàn sotto il letto (al-sarir) del Profeta. Questa Barakah fu la schiava abissina, menata dal- l' Abissinia da umm Habibah bint abi Sufyàn, la sposa di Maometto nel- l'anno 7. H. Su umm Ayman cfr. anche Khamis, I, 212, e Halab, 1, 71: al- Isti'ab, pag. 729, u. 3213, e pag. 787, n. 3479. Su umm Ayman cfr. anche: Annali neW Indice ai voli, l eli; Athir, I, 340; II, 123, 124; Balàdzuri, 30, 31; Bukhàri Ta-rikh, 35; Caussin de Perceval, I, 28; Dzahabi Tagrìd, II, 329, n. 3799; Hagar Tahdzìb, XTI, 459-460, n. 2914; Hagar Taqrib, 299 (col. 1 ); Hanbal Musnad, VI, 421; Hisàm, 772; Lammens Fatima. 103; Mahàsin, I, 163; Màwardi Ahkàm, 296-297; Muir Mahomet, 1, II, 26, 27, 29; II, 49, 98, 247, 266; III, 14; IV, 286; Muslim, II. 249-250: Nawawi, 866; Qutaybah, 70; Saad, Vili, 162-164; Sprenger, Leb. Muh., I, 406; Tabari, III, 2344, 2372, 2440, 2460, 2467, 2637; Tanbìh, 230; Wàqidi Wellhausen, 115, 118, 129, 134, 186, 434; Yaqubi, II. 96,573; Yàqut, I, 100. — Cff. specialmente Lammens Mu' avvivali, 413-414 e nota 7. § 91. — Questa umm Ayman è una figura alquanto misteriosa ed enigmatica : innanzitutto sembrami singolare che questa donna, la quale può essere stata madre di Maometto, perchè schiava e serva dei genitori presunti di Maometto, possa essergli sopravvissuta, tranne il caso di attri- buirle una grande vecchiaia. D'altra parte essa sarebbe stata moglie di Zayd b. Ilàritliali, che fu, come sappiamo, un figlio adottivo di ^laometto e più giovane di lui di qualche anno. Dal contesto delle notizie risulta che suo figlio Usàmah fosse un giovinetto quando morì il Profeta. Ma allora umm Ayman avrebbe avuto un figlio quando compiva quasi cinquanta o sessanta anni, il ohe, specialmente in Arabia, è impossibile. Io credo ohe questa figura di umm Ayman debba nascondere cose forse storicamente molto importanti, e che la confusione sul conto suo sia dovuto al fatto, non è chiai'o se fortuito o voluto, che in questa umm Ayman si siano fuse insieme due persone distinte, forse omonime, e forse l'una figlia dell'altra. Il che spiegherebbe anche il suo matrimonio con Zayd b. Hàrit_hah. Ma non è questo il punto sul quale vorrei più specialmente richia- mare l'attenzione degli studiosi. Desidero invece di far notare come questa ,52. 24. a. H. !U. ligura di donna abbia nella tradizione sull" infanzia di Maometto fd in 24. a. H. ,. . , * ì '• * *■ • 1 NECROLOGIO parecchie vicende successive uu posto ed un importanza tuon di pnjpor- Barakah zione con il fatto asserito ch'essa fosse una semplice schiava. 1 suoi prc- Ayman.] tesi rapporti con i genitori di Maometto ed il fatto che essa ricondusse da sola il bambino Maometto, quando, secontlo la tradizione, egli rimase orfano di patire e di madre, .sono asserzioni che non dobbiamo perdere di vista: ctillegate insieme con la nostra tesi, più volte asserita in passi precedenti «legli Annali sull'origine ignota del Profeta, ci porgono il lume che noi in esse cerchiamo. unim Avman è la donna che ha portato il bambino Maometto a Makkali. ù ctdei che sapeva la vt la origine di Maometto, colei che inventò una parte delle pietose finzioni sull'origine e sui genitori del fanciullo, che do- veva un giorno diventare l'uomo più celebre d'Arabia. Ad umin Aj'man il Pruteta dovette foiose l'esser stato ospitato, accolto come tìglio adottivo, ed allevato nella famiglia di Abd al-Muttalib in Makkah, dove essa lo con- du.s.se dal deserto, nel quale Maometto misteriosamente era nato. Non vogliamo insinuare che essa pos.sa esser stata la madre di Mao- metto, e che per ragioni sconosciute, timore di vendette od altro, essa l'abbia portato a Makkah come figlio di un'altra donna. Tale ipotesi con i dati che jx)ssediamo .sarebbe arrischiata ed inverosimile, ma sicuramente nessuno meglio di lei .seppe chi fo.sse Maometto e quale la .sua vera ori- gine. Non si presti fede alla notizia che fosse negra od abissina: potrebbe •'.sserc una finzione tradizionistica assai antica, per allontanare .sospetti sulla IKj.ssibile parentela tra Maometto e uram Aj-man. Ci contentiamo di porre innanzi questi dubbi e d' invitare ricerche e studi in questa direzione .senza insistere .soverchiamente sui particolari, e iliifdiam*) soltanto come la umm Ayman, che doveva essere già donna di una I-erta età quando venne sola con il fanciullo Maometto a Makkah, ricom- parisca .sott(» le sembianze di una donna giovane dopo circa altri venti- ' inquo anni. partiimali. il «itialt' non può ossoif nato piima del tjlìj. quando nnim Bfra°a°°lmm Avuiaii avnl.bf dovuto avere ben più di cinquanta anni : in oriento, dove Ayman., \^. ,l,,niK' cominciano a partorire verso i dodici ed i tredici anni, le facoltà «n-neratrici si esauriscono di buon'ora, contemporaneamente con lo sfacelo delle attrattive fisiche. Una donna oltre i trenta anni ha generalmente perduto ogni fi-eschezza. § 92. — Il sospetto che sotto la figura di umm Aymah si ascondano alcuni segreti che la tradizione vuole tener celati, si conferma con varie considerazioni. È possibile concepire un liambino orfano di sei anni, o meno, che, ri- masto solo al mondo, eredita una schiava che gli fa da madiv? Come si mette ciò in rapporto con la notizia che Maometto nello spo- sare Khadìgah ponesse in libertà umm Ayman? Non dobbiamo vedere in ciò un tentativo di riabilitazione di sé stesso e della propria origine? Qual è il misterioso rapporto tra qneste notizie e le altre, secondo le quali Maometto diede in moglie umm AA-man a Zayd b. Hàrithah, ebbe per Zayd b. Hàrithah sì speciale affetto da farne un figlio adottivo, e mosti-ò una predilezione, un affetto paterno per il giovinetto Usàmah che la tradizione vuole sia figlio di Zayd e di umm Ayman? Siccome non è fisiologicamente possibile che la .schiava allevatrice del Profeta sia la stessa donna che partorì Usàmah b. Zayd. e siccome non è concepibile che un uomo dia in moglie ad un figlio adottivo colei che per molti anni gli fece da madre, è necessario supporre che la moglie di Zayd sia un'altra donna, forse omonima o una vicina parente. In ogni caso credo si debbano prendere in debita considerazione i se- guenti fatti : la coincidenza del grande affetto del Profeta per Za3'd e per il suo figlio Usàmah. con il preteso matrimonio di Zayd con umm Ayman. allevatrice di Maometto; il dono dello schiavo Zayd a Maometto fatto da Khadìgah al momento del matrimonio suo con il Profeta ; la liberazione di umm Ayman ; l'adozione di Zayd come figlio adottivo. Tutto ciò asconde sicuramente il segreto delle vere origini del Profeta, orfano del deserto, forse schiavo di origine come colei che lo menò a Makkah. V'è quindi fon- dato sospetto che la tradizione per cancellare ogni traccia delle origini servili di Maometto, e della sua consanguineità forse con Zayd o con i Sa'd b. Bakr, al)bia generato tutta l'anzidetta confusione di notizie c-ontra- dittorie. non sapendo atteneisi ad una versione sola celatrice della verità. Gufaynah al-Guhani. § 93. — Gufaynah al-tfuhani o al-Nahdi si vuole ricevesse una let- tera del Profeta scritta sopra un pezzo di cuoio e che se ne servi.sse per 54. 24. a. H. s§ 98, 94. aecuiuuilar.si una secchia. Più tardi si vuole clic divenisse musuhuanu o 24. a. H. .... 1 , , XX- 1 , 1 INECROLOGIO. conu.scesse il Profeta, che gli permute di ritirare dal bottino la roba che óufaynah ai-éu- a Gufavuah apparteneva (Athir Usd. I, 291). hani.] Altre fonti dicono che egli fosse un cristiani» di al-Hii-ah, che Sad b. al)i Waijqàs mandò a Madinah per insegnarvi l'arte di.-llo scrivere. Si vuole che egli perisse ucci.so per mano di Ubaydallah 1). 'Uiuar insieme con al- ilnrmuzàu (Dzahabi Paris, I, fol. 14t),{-.j. Nò ilm al-Athir uè ibii Abd al-barr (al -Isti' ab, pag. 101. n. 358) menzionanti la sua morte violenta con al-Hurmuzan, e lo dicono persimi div»nuto musulmano. Trattasi di due persone diverse, o abbiamo qui un tentativo di nascondere il fatto che (rutavnah f'o.s.se un musulmano com- plice ncH'uccisione di Umar? Anche ibn Hagar per ragioni sue speciali ignora (I. 492-4913. n. 1170) che (iufaynah sia stato ucciso da 'Ubaydallah. Cfr. anche Dzahabi Tagrid, 1, 92, n. 815. Si potrebbe arguire che siccome questi .scrittori raccolgono i nomi .sol- tanto di quelli che furono Compagni del Profeta, non è possibile che tra questi pungano uno accusato o sospettato di complicità nell'assassinio del Califfo limar. Ho perù il sospetto che qui abbiamo anche un'opera di sal- vataggio e forse si è voluto far comparire come non musulmano chi in- vece era regolarmente convertito. Troviamo lo stesso contrasto di tendenze nelle notizie sul conto di al-IIurmuzàn : gli uni lo vogliono musulmano, altri lo dichiarano convertito all'Islam al momento in cui 'Ubaydallah lo >ic ;ideva. iCfr. Corr. ed Agg. a questo volume). Mi .sembra chiaro che si sia voluto, con pietose liiizioni, ((jprire uno .scandalo doloroso: il Califfo 'Umar a.ssassinato per mandato dei Compagni del Profeta e per mano forse
  • . Màlik b. Taym b. Mudlig b. Murrah b. Alxl Manali b. Kinànah al- Kiuàni al-Mudligi al-lligàzi al-Sahàbi, uno dei più illustri Compagni, tra- mandò 19 haditji, ecc. 66. §§ rtt. ;iri. 24. a. n. 24. a. H. j] liirli,, era Muhaiiiiiiad b. Stiraqali. Abitava a Qiulayd. tra Makkah ''*Su^rà°ah°b.'Mà- '' Madliiali : o. .secondi, altri, a»)itava a Makkah. ma andava .spe8.so a Ma- '"«•1 dinah. Fece profe.ssione di fede pres.so il Profeta ad al-(jri'rànali. dopo che il Profeta fu tornato da Hnnayn e al-Ta'if- Il racconto del mo inseguimento del Profeta emigrantf da Makkah a Madinah è noto. ' Nel haditli v' è che il Profeta dis.se a lui: «Come andrai quajido « misurerai i braccialetti (sa w ari) di Kisra? ». K quando ad limar fuion portate le insegne di Kisra, gli fece mettere i biaccialetti. E poi lodò Iddio, ad alta voce, di aver tolto quei braccialetti a Kisra. Suràqah morì sul principio del califfato di 'Uthmàn nell'anno. '24. H. Secondo altri, morì dopo 'Uthmàn. ma vera è la prima tradizione (Na- waWi, 270-271) [M.j. Cfr. Athir, III, 62; Bukha,ri. UT, 39, lin. 2 e segg. § 95. — Hanno tratto da--^lui tradizioni : dei Compagni : ibn Abbàs, Gàbir; dei Tàbi'ùn : Sa'ìd b. al-Musayyab e il figlio di lui Muhammad b. Surg-qah. Si danno anche quattro versi da lui composti sull'umiliazione di Kisra (Athir Usd, II, 264-266) [M.]. Cfr. Grawzi, MS. Costantinop.. I, fol. 74,v.; Dzahabi Paris, I. fol. 149,r. Cfi-. anche Annali, 1. a. H., § 21, nota 1, ed Indice dei voli. I e II; Hanbal Musnad, lY, 176-176; Aghàni, IV, 19; Athir, II, 81, 82, 90, 91;UI, 13, 14, 62: Durayd, 186; Dzahabi Ta grìd, I, 225. n. 2086: Hagar, II, 134-135, n. 4012 (f nel 34. a. H) : Hagar Tahdzib. III. 856, n. 854; Hagar Taqrib, 67 (col. 2); Hammer Litter. Arab., I, 424, n. 167; Hisàm, 331, 432, 474; al-Isti'àb. 596-697. n. 2544; Mahàsin, I, 88, lin. 1314; Mubarrad, 509. lin. 4: !Muir Maho- met, II, 262: III, 90; T a bari. I, 1296 [Suràqah b. Gu'sum]: Wàqidi Wellhausen, 41, 43, 54 e segg., 374; Ya'qubi. I. 311; II. 40,41; Yàqùt. I, 594; II, 298; III, 361 [Suràqah b. Khath'am]. 56. 25. a. H. •^& ottobre 045—16 Ottobre 646 57. ■i i g 3 Ì2 i^ M 1 5-2 g-S i § s i.2 S-3 o g i UHI i i =■? § = « » o S-5 I 5 » I ó = J g S a 5 d =•= i = S \i = aig s^5 s a-ag s^^ s s-a? 2^5 a a-a? s-§£ a a»? s-§5 a a-ag s-i = a a»g s^ 5 — c:-— *a^3-c-—* ■ P ' »4 I' .'S cs •m CI %z a a-a* t^s. a a-a? i'c^ a a»? S'Sl a e-aS s-§3 a s-a? g^5 s s-a> i-s = a a-a; s^^ = a a-aS §•§ = = < a e S?; •àSSSSS-' '■" ^'= '=''" ="S S 3222S 2';:£2 ss ;j ?ì?i^SSS SS =;-'''"■''= = '-*'' 2 = 2-' = 22 2^ 5 £?■ & = 5j= £ o 08 o e a^ g a ss « o a j gartoog^gaaso 0.0 gasse a^ g a a o e g j SaaioB-agasece^ ag S'«^ a a'a> S'S^ a a'ag s-S^ a a»? i^s a a-ag S'S^ a g-ag èSa s a-ag s^^ a a-ag s^ ° a a-ag i -«3-,^«cot-aD»o-«2 2|22S22SSi5iS5SSSSSS8'"''=="""*'"^*2 = 2222 2'-2 2SsggsS5SS5 •CJ " a ' a s. s e-ag s-§ = a a-ag s-a5 a a-ag Sés a e-ag s^^ a a-ag S-§ = a s-ag ivS. a a-ag s-§ = a a-ag §■§£ a s S5S?iSS""'"'""*''*"'2-322£S2£28S?Jg3?.j5SS?ì?S23''''"""°*''^'?23222221;2235g -«"■'"='«'-*»2S22322S22gS8igS3S8SSSS'-'"="-"=--='-»*2 = 2.'222 2"-22SS?333liì?iS?5S A d S-'iòaSdà'j-aàSJòàjSagJ^àjaàSSóàjjaBsssBjjfcaSóBjSaaSià^-asSfecdjl !>s-Q^aatiii>S'a^aatiiie'n-d^aat>i>>a'9.5aBM>'£t3^aBu!>s-3_aBu»'s-3^aaui!>£'a^a5a>>-^ 3 o z a «SSS-'^'"""*'-'*2 = 22222G22a53i?ì33SS5Si5S-"'-"= = '~'*2 = a22£2t:22S533S3S ""*'"' *'-«>*2SS2222SS285aasaSSSi!SS''°'"""°*'""*2s223S2222S5iSSaS?S5?!'S 68. 25. a. H. PERSIA. — Ribellione di al-Rayy. § 1. — al-Balàdzuri pone sotto l'anno 25. H. una ribellione di al-Rayy, ma le notizie che egli ci porge sono cosi magre, che non possiamo deci- dere se siano una ripetizione di quanto ò già stato narrato sotto l'anno 24. H. (cfr. 24. a. H., §§ 45 e segg.) oppure un nuovo fatto d'arme. La cronologia incerta e confusa ri.speccliia indubbiamimtc l'anarchia politica e militare che regnò lungo la fiontiera dell' impei'o arabo verso la Persia dopo la battaglia di Nihàwand, anarchia occasionata dalla energia dispe- rata con la quale i Persiani, non con .sforzo unito, ma localmente, indi- pendentemente gli uni dagli altri, tentarono opporsi all'avanzata araba. Oli e.serciti del Gran Re non esistevano più dopo i disastri della Babilonide e di Nihàwand, ma i piccoli feudatari, uniti da un .solo sentimento patriot- tic<» ai loro dipendenti, con orientale disprezzo delle ultime conseguenze, ogni qualvolta sembrava offiirsi una buona occasione, prendevano le armi e tornavano a dichiararsi indipendenti. Questi moti, locali, spasmodici, disor- dinati erano forse il riflesso della campagna aspra e tenace che Persiani ed Arabi combattevano nel Fàris; diedero senza dubbio molte molestie agli Arabi, ed il reprimerli costò gi-andi fatiche. Il fatto che i vincitori concedessero ai vinti le stesse condizicmi dei trattati precedenti, rivela che la resistenza fosse fiera e che gli Arabi non credetterti politico incru- delire sui vinti. A questo stesso periodo sembraìio appartenere le notizie sulla rivolta di Hamadzàn, per la quale si possono ripetere le stesse t).sservazioni che si son fatte per la rivolta di al-Hayy. Rimane però oscuro il fatto che i due eventi non siano collegati tra loro mdla narrazione tradizionistica. Ciò 69. jg i.j ^o. a., n. 25. a. H. .sarebbe una prova che i due fatti non furono sincroni, ma .si svolsero in ''*Mo"Tdi ai-R^yy' tempi diversi, e clie l'uno ebbe termine prima che avvenisse l'altro. È chiaro però, per imprescindibili ragioni geograficlie. che la sottomissione di al-Rayy può essere avvenuta soltanto quando Hamadzàn già era in potere degli Arabi: le milizie di al-Kufali per maiciare su al-Rayy doATìvano sempre passare per Hamadzàn. § 2. — (Hafs b. 'Umar al-'Umari, da al-Haytham b. Adi, da ibn 'Ayyàs al-Hamadzàni ed altri). Quando Sa'd b. abi Waqqàs fu mandato prefetto ad al-Kùfah per la seconda volta, andò ad al-Rayy, che era in confiisione, e la rimise in ordine; razziò i Daylam. .sul principio dell'aniio 25. TI., e poi .se ne tornò (Balàdzuri, Bl!>. liii. 2-4) [M.]. Cfr. Athir, III. 62-68. Yàqùt, nel suo articolo su al-Rayy [II, 895], non tà menzione di questa seconda presa della città. Vi è forse confosione con gli eventi dell'anno 24. H., narrati già nel- l'annata precedente. § 3. — ( ■ Abbàs b. Hisàm, dal padre, dal nonno, ed 'Awànah b. al- Hakam). Quando Sa'd b. abi Waqqàs fu prefetto di al-Kùfah per 'Uthmàn b. Affàn, prepose al-'Alà- b. Wahb b. 'Abd b. Wahbàn, uno dei banù 'Amir b. Lu-ayy, su Mah e Hamadzàn; ma quelli di Hamadzàn si ribellarono e ruppero il patto, ond'egii (al-'Alà?) li combattè. Essi in seguito gli si aire- sero, ed egli impose ai ribelli di pagare il kharàg della loro terra e la gizyah per testa, oltre a dare anche cento mila dirham ai Musulmani (per una volta tanto?): ed i Musulmani in compenso non avrebbero loro recato alcuna molestia né ai beni, né alle mogli, né ai figli. (ibn al-Kalbi). La fortezza che si conosce come Màdzaràn, prese nome (di Qal'ah ai-Sari) da ai-Sari b. Nusayr b. Thawr al-'Igli che vi si era fer- mato fino alla conquista (Balàdzuri, 309, lin. 10-17) [M.J. Cfi-. anche Yàqùt, IV, 380-381: Meynard Dict., 507-508. PERSIA-ÀDZARBAYGÀN. — Rivolta della provincia e spedizione di al-Walìd b. Uqbah. § 4. — Noi poniamo le seguenti tradizioni sotto questa annata, seb- bene esse ritornino, date da altre fonti, sotto l'annata seguente (cfr. 26. a. H., §§ 11 e segg.). La cronologia è poco sicura, perchè tutto dipende dalla data in cui al-Walid b. 'Uqbah assuflse il governo di al-Kùfah. Le proba- bilità maggiori sono in favore dell'anno 26. H., ma lo studioso giudicherà un poco da sé. — Certo è che dalle fonti risulterebbe, regnante 'Utjimàn, itn anno di governo di al-Mughuah, ed un anno di Sa'd in al-Kùfah, ossia 60. 25. a. H. §§ 4-(>. tutto il 24. e tutto il 25. FI.: ai primi del 26. H. dovrebbe apparire .sulla 25. a. h. ' ,. , _ . IPERSIA-ADZAR- scena al-Walid 1>. 'L'qbah, che tenue la earicj,-,„ ^i pilo dire con .sicurezza quale delle due date, 25. o 26. H., sia quella w°aMb.'uq''bah.) vera e .sicura, perchè in favore di ambedue pesano quasi in eguale misura ragioni indirette, e principalmente quella della ribellione deH'Adzarbaygàn. domata appunto da al-Walid h. 'Uqbali (cfr. poc'anzi §§ 4-6). Si ritornerà sull'argomento sotto l'anno 26. H. (cfr. 26. a. H., §§ 10 e segg.j. § 13. — ibn al-Athir, copiando al-Balàdzuri a proposito dell'Àdzar- baygàn, pone nell'anno 25. H. (cfr. Atliir, III, 64, Un. 6-7) la nomina di al-Walid b. Uqbah (cfr. anche Athir. Ili, 63-64), sebbene egli attinga, anzi riproduca quasi letteralmente, il testo di al-Tabari (I, 2811. Un. 16 e segg.). che sull'autorità di Sayf b. Umar narra i fatti sotto l'anno 26. H. § 14. — abii Hanifah ai-Din a wari non dà l'anno del mutamento, iha dice (Hanifah, 147, Un. 19-21) che 'Utjimàn depose 'Ammàr b. Yàsirf) dal governo di al-Kùfah, e nominò al-Walid b. 'Uqbah, il quale era suo fta- tello uterino perchè ebbero ambedue per madre Arvpa bint umm Hakim b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim. Nota 1. — abù Hanifah commette l'errove di attribuire ad 'Dthmàn la destituzione di 'Ammàr b. Yàsir, che, come sappiamo (cfr. 21. a. H., §§ 1 e segg.; ■22. a. H., §g 1014 1, fa governatore soltanto durante il califfato di 'Umar. § 15. — al-Diyàrbakii riferisce (Khamis, II. 285, Un. 9-11) che nel secondo anno di Uthmàn fu deposto Sa'd b. abi Waqqàs dal governo di al-Kùfah, e nominato al-Walid b. Uqbah a succedergli. al-Walid aveva però l'abitudine di bere vino, onde la gente criticò la nomina fatta da 'Uthmàn. § 16. — ibn Taghribirdi, riproducendo una notizia di Sayf b. 'Umar, mette la deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs nell'anno 24. H., e dice che la nomina di al-Walid fii una delle cause per cui più tardi la gente si vendicò su 'Uthmàn. Aggiunge che al-Walid b. Uqbah era fratello ute- rino di 'Uthmàn, era Compagno del Profeta e trasmise tradizioni ad abù Musa al-Hamadzàni e ad al-Sa'bi (Mahàsiii, I, 88, Un. 8-11). Più laconicamente, ma sempre suU'autoi-ità di Sayf, lo stesso cronista riproduce la notizia della nomina di al-Walìd sotto l'anno 25. H. (Ma- hàsin, I, 94, Un. 4-5). § 17. — Si possono anche consultare Mìrkhondi, II, 288: Mir- khondi Rehatsek, parte II, voi. Ili, 149-150; Muir Annals, 303: Muir Caliphate, 215-216, nelle quali fonti però non si specifica l'anno del mutamento di governo in al-Kùfah. Il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, pag. 115) pone la nomina di al-Walid b. 'Uqbah nell'anno 26, II,, senza discutere le contradizioni ti-a le fonti. 25. a. H. §§ n-19. al-Nuwayri (Nuwayri, MS. Leiden, I, fol. 98,v.) nan-a la nomina di 25^ a. h. al-Walid come avvenuta nell'anno 25. H. alla vigilia della spedizione nel- sizione di Sad rA(]zarbaygàn (cfr. poc'anzi il ij 4). — Cfr. 26. a. H.. §ij 10 e segg. b. abi Waqqàs e nomina di al- AL- IRAQ. — Moneta arabo-sassanida. § 18. — Una moneta dargentu Lun iscrizione pahlawi, o scrittura usata dai Sa.ssanidi, fii coniata in questo anno in al-Hìi-ah {ZDMG., voi. IV [1860], r>06; voi. Vili [1854], 149-150). SIRIA. — Maggiori poteri concessi a Mu'àwiyah ; sua nomina al governo di tutta la Siria. § 19. — Nell(; tradizioni che .seguono leggiamo le prime indicazioni della nuova politica interna del Calitì'o Utjiman, politica ispirata ap])aren- temeute al concetto di spingere innanzi, il più che tosse possibile, i suoi congiunti e parenti della stirpe qurasita. Tale è, per lo meno, l'accusa lan- ciata dalle nostre fonti, tutte più o meno ostili alla memoria di 'Uthmàn. Il dovere di storico imparziale impone nondimeno di non accogliere tale accusa senza qualche dubbio o riserva. Sembra cioè inverosimile che il nuovo Califfo si valesse spudoratamente della propria posizione per solo van- taggio dei consanguinei e parenti : l'autorità del Califfo appare ancora molto precaria e ditHcile era definirne i limiti, i mezzi e la potestà ese- cutiva : né si può presumere che egli pensasse di agire, e fosse capace di porre in esecuzione la sua volontà, nel modo e nella misura dei califfi poste- riori. — Le sue decisioni dovevano avere un largo consenso di opinioni in ^[adinah tra i Compagni prima di potersi mettere in esecuzione. La no- mina dei governatori, nelle condizioni ancora imperfette dell'amministra- zione dello Stato, e date le grandi difficoltà delle comunicazioni tra le varie parti dell' impero, era l'atto esecutivo più importante del sovrano. È improbabile che ciò avvenisse contro la volontà dei consiglieri e colleghi del Califfo in Madinah. Sarà nostro compito ijelle seguenti annate il dimostrare che la rivo- luzione dell'anno 36. H. fu in parte creata dai gravissimi dissesti finan- ziari dello Stato musulmano, dalla confusione e dalle dilapidazioni che fiaccarono l'amministrazione fiscale nelle provincie. Questo processo d' in- temo sfacelo dovuto all'incoscienza ed imprevidenza, e sovrattutto all'ine- sperienza finanziaria ed amministrativa dei primi dominatori, era già inco- minciato vivente il Califfo Umar, come lo attestano i suoi provvedimenti contro i governatori disone.sti (cfr. 16. a. FI., § 40; 21. a. H., §§ 247 e segg.; 23. a. FI.. §§ 299, 308, 632, 837); ma i provvedimenti di 'Umar furono 85. 9 Walidb.'Uqbah.] S« 19. -fi. 25. a. H. 25. a. H. transitori (•ndato in gran parte su presunzioni e su principi errati e di carattere Muàwiyah: sua transitorio. L'eredità politica lasciata da Umar era di tal natura, che forse verno' di*tu*tta*i*a ^^ stesso 'Uiuar non sarebbe stato capace di far fionte alla incipiente rivo- Siria.] luzione interna, se egli avesse vissuto e regnato gli anni in cui regnò 'Uthxuàn. Vi sono molte buone ragioni per credere che 'Uthmàn, sebbene uomo poco energico e poco capace di amministrazioni pubbliche, cercasse, secondo il meglio che sapeva o poteva, di mettere le cose a posto. Il mu- tamento dei governatori ebbe per iscopo di troncare gli abusi esistenti (cfr. § 20 e nota 1) : forse, vedendo il disordine nelle jSnanze, volle imporre economie e diminuire le pensioni. I governatori da lui scelti, commettendo errori, aggravarono le condizioni invece di migliorarle: i rimedi inaspriiono il male. Si moltiplicarono i malcoltenti e alfine venne il disastro. — Ma di ciò parleremo a lungo nelle annate seguenti. Le prime nomino adunque dei governatori ebbero di miia una riforma amministrativa, ed 'Utlimàn incominciò là dove l'occasione gli si oflEriva più facile e spedita, in Siria. In quella provincia Mu'àwij-ah aveva dato ottima prova di sé, la Siria era la provincia-modello dell'impero. Era natu- rale che a lui venissero estesi i poteri, affinchè si estendessero in Siria i benefici della sua amministrazione. Sotto 'Umar pare che Mu àwiyah b. abì Sufyàn avesse giurisdizione sulla Palestina e sopra una parte della Siria, quella cioè che era annessa a Damasco. Venuto al potere 'Uthmàn, a Mu'àwiyah fu attribuito succes- sivamente il governo di tutta la Siria e poi della Mesopotamia. Sebbene ciò fosse anche probabilmente l'effetto di accordi conclusi tra il nuovo Califfo ed i suoi amici e congiunti, i Qurays ed in particolare gli LTmaj'yah, prima e durante l'elezione di 'Uthmàn, devesi però aggiungere che l'unione della Siria in un governo solo con quello della Mesopotamia fu atto saggio di governo, perchè univa sotto una sola direzione tutta l'opera di difesa o di aggressione che si fosse dovuta compiere contro il confine bizantino in Asia Minore ed in Armenia. Due governatori indipendenti l'uno dall'altro, in Suia ed in Mesopotamia avrebbero significato mancanza d'unità ed un vantaggio a favore dei nemici. Non è chiaro però se nella denominazione al-Grazirah o Mesopotamia, venisse inclusa allora anche la provincia di ai-Ma wsil: parrebbe tuttavia più probabile che questa formasse un'amministrazione a parte. Alcune fonti pongono questi fatti nell'anno 26. H. — Cfi-. 26. a. H., § 40. § 20. — (Sayf b. 'Umar, da tre tradizioni con isnàd diversi). Il primo governatore nominato dal Califfo 'Uthmàn fu Sa'd b. abi Waqqàs, contor- se. 25. a. H. §§ '^0-22. mandosi alle ultime volontà del defunto Califfo 'Umar. Qualche tempo dopo "Umayr b. Sa'd al-Ansàri, governatore di Hims e di Qiniiasriii. fu oggetto di acerbe critiche fda parte dei suoi dipendenti) (cfr. il paragrafo prece- dente), e trovando così assai molesta la propria carica, chiese al Califfo 'Uthmàn di esserne esonerato. 'Uthmàn accettò le sue dimissioni e gli per- mise di ritornare ti-a la sua gente. Il Califfo allora cedette a Mu'àwiyah b. ahi Sufyàn. giù governatore di Damasco e dell' Urdunn, anche il governo di Hims e di Qinnasrin ('j. Più tardi, quando cessò di vivere 'Abd al-ralimàn b. "Alqamah al-Kinàni, che reggeva la Palestina, anche questa provincia fu unita al governo di Mu'àwiyali. Tutta la Siria divenne così unita sotto Mu'àwiyah dopo due anni che l'^tjimàn era stato eletto Califfo (ossia nel- l'anno 2ó. H.) (Tabari. I, 28G6-28G7V — Cfr. Athir. III. 04. Nota 1. — Secondo un'altra tradizione di Snyf !>. 'Umar, con la quale si tonta di nascondere il governo poco onesto di 'Umayr b. Sa'd al-An^àri. afi'emiasi che egli desse le sue dimissioni per motivi di salute, avendo contratto una lunga e penosa malattia (Tabari, I, 2867, lin. 5-6|. Secondo Sa_\-f b. 'Dmar, il governatore della Siria, Mu'iiwivab, creò in QinnaHrin un campo mili- tare imaasara) con gente venuta in Siria dai due 'Iraq (Ahi al- 'Iràqayn), ossìa gente venuta ilalla Babìiouidu o dall'altipiano peraiauu iTaòari, I, "2866, lin. 9-10;. Quest'ultima notizia appartiene però, come vedremo, agli eventi dell'anno 41. II. § 21. — Cihn al-Athiri. Quando abù 'Uba3'dah b. al-Garràh cessò di vivere, il Califfo prepose alla sua provincia (la Siria) 'lyàd b. Chanm, ch'era suo khàl e figlio di suo 'amm. uomo generoso, illustre. Altri dicono ch'egli preponesse Mu'àdz b. óabal. Quando mori 'I.vàd, Umar pose, dopo di lui, Sa'id b. Hidzyam al-Ó-u- mahi. Miirto Sa'id, 'Umar pose in sua vece 'Umayr b. Sa'd al-Ansàri. Quando mori 'Umar, 'Umayr reggeva Hims e Qinnasrin. Venuto a morte Yazid b. abi Sufj'àn, 'Umar pose in sua vece il fra- tello suo Mu'àwiyah, e Mu'àwiyah ebbe al-Urdunn e Dimasq. Quando si ammalò, 'Umayr b. Sa'd chiese ad 'Uthmàn di esser di.spensato, e il nuovo Califfo gli accordò di tornare alla sua gente. 'Uthmàn diede allora anche Hims e Qinna.srin a Mu'àwiyah. E morto 'Abd al-rahmàn b. 'Alqamah, che reggeva Fila.stin. 'Uthmàn la diede a Mu'àwiyah. E così Mu'àwiyah ebbe l'ammini.strazione di tutta la Siria l'anno secondo del califfato di 'Utlimàn fAthir, III, 90-9 lì fM.]. Cfr. Khaldfm. II, App. 130; Balàdzuri, 183, e più avanti § 23 e 26. a. H., § 40. MESOPOTA MIA-ARMENIA. — Nuova campagna contro i confini-greci in Mesoporamia e in Armenia. {Cfr. 24. a. il., §§ 6.9-61). § 22, — Il ('aHlfo Lthmàn non godeva quell'autorità e prestigio per- sonale di cui era fornito il .suo predecessore 'Umar: quando venne perciò 25. a. H. [SIRIA. - Maggiori poteri concessi a Mu'àwiyah: sua nomina ai go- verno di tutta la Slria.1 67. 25. a. H. ma. ji ._,._, 25. a. H. al putore, le tendenze disgrogatiici dei vari elementi sociali dell' impero si ARMENiA.^Nilo^ rcHcro pili sensibili. Fra gli altri, per esempio, i vari governatori, avidi di va campagna niiuvi trionfi, di bottino e di gloria, ripresero le aggressioni lungo tutti i g^iJuriMosopo' t-onHni, mentre, come è noto, il Califfo 'Qmar si era adoprato per frenare tamia e in Arme- ,|iicstc' impazienze e far convergere l'attenzione dei luogotenenti ad ordi- nare e migliorare l'amministrazione interna delle conquiste fatte, prima di tentarne altre nuove, o prima di distrarsi in sterili campagne pre- datorie. La campagna dell'anno 25. H. in Mesopotamia e in Armenia fu voluta da Mu'àwiyah e si ridusse a pochi fatti d'arme per sistemare i confini e aprii'e il varco a nuove e maggiori imprese nell'altipiano armeno. Ricor- diamo quanto già si è detto in altra circostanza precedente, che, le condi- zioni interne della Siria erano profondamente diverse da quelle delle altre province dell'impero: in Siria gl'immigrati Arabi dopo le conquiste erano stati meno numerosi che altrove, e quanti avevano fissato colà la lum dimora erano per lo più pacifici abitanti del Yaman, amanti dell'ordine e della pace, con tendenze religiose e rispettose dell'autorità costituita. Coloi'o che governavano in Siria non erano perciò sospinti a conquistare nuove terre per volontà di popolazioni irrequiete, avide di bottino e di vio- lenze. I nuovi venuti si erano ben presto immedesimati con gli Arabi già immigrati sotto il dominio bizantino, e da questo già abituati alla disciplina delle leggi d'uno stato civile. Il numero esiguo dei nuovi venuti rispetto ai vecchi immigrati impedi ai primi di creare alcuna grave agita- zione, e le rendite della provincia furono ampiamente sufficienti a sodi- sfare i bisogni dei vecchi e nuovi abitatori musvilmani. A Mu'àwiyah, accortissimo uomo di Stato, fu opera facile di fon- dare in Sii'ia un'ottima e solida amministrazione, nella quale gli elementi nuovi si fusero felicemente con i vecchi, formando tutto vin armonico in- sieme. La Sh-ia godè il beneficio oltre che di un governatore di singolare abilità e sagacia, anche di una relativa immunità dal fastidio di tribù nomadi, irrequiete, insofferenti di vita pacifica, anelanti a novità, bottini e violenze, e quindi fautrici incessanti di nuove campagne e conquiste. Né in Siria, paese relativamente arido ed immiserito dalla crescente siccità, fu mai forte l'immigiazione dal deserto sotto l'Islam, ossia mai tanta da crear disagio e da costringere i governanti ad occupare nuove terre per ' trovare nuove entrate finanziarie. Quindi ninna necessità per parte dei governanti di estendere i confini in Asia Minore; per la qual principalis- sima ragione noi notiamo come i confini musulmani rimanessero invariati da quella parte per lungo corso di secoli, sino cioè all' avvento delle 68. 25. a. H. §§ 22, 23. orde tiufomanne. provenienti dall'Asia Centrale poco tempo prima delle 2=^- ^ " '^ i IT r MESOPOTAMIA- Groeiate. armenia.-Nuo- Cosi ci spieghiamo come Tonda .semitica si sia fermata alla catena del- ''* campagna ...-,. . , ... contro i confinì l'Amanus. e come in Asia Minore, .soltanto in tempi molto posteriori, siano g^gci in Mesopo- peiietrate le razze turcomanne che oggi la popolano. tamia e in Arme- Ma se Mu àwiyah non aveva alcun desiderio o bisogno di estendere le sue conquiste verso Co.stantinopoli. non per questo intendeva o poteva egli rinunziare al dovere suo di molestare il nemico il più che fosse pos- sibile. Egli anzi è forse l'originatore del sistema, divenuto poi secolare, del- l'annua spedizione predatrice in terra bizantina. Es.sa fii da lui considerata come una specie di annuale manovra militare, che manteneva in buona condizione le sue schiere, faceva da sfogatoio per le tendenze più bellicose dei suoi dipendenti e forniva anche un supplemento di reddito, che tor- nava comodo tanto ai comandanti quanto ai militi. Specialmente apprez- zati erano i prigionieri, per lo più donne e bambini : le più avvenenti tra le prime riiuj>inzavano i ginecei dei vincitori, contribuendo in larghissima mi.«. ^:^ 19-21). lal-Halàdzuri. senza isnàd). Dopo la sua ele- zione a Califfo. 'Uthmàn nominò Mu'àwivah b. ahi Suf\-àu governatore ({•■Ila Siria e 'L'raayr b. Sa'd al-Ansàri governatore della Mesopotamia (al- Oazirah) ('). Più tardi destituì 'l'mayr e diede a Mu àwiyah il governo della Siria, della (iazirah e dei loro contini (th ugh ùr uhuinài, ordinan- dogli anche di razziare in iXM-.sona. o far razziar»' da altri. Sim.sàt, ossia la capitale della quarta Armenia. Anuiniyyah al-Kàbiah. Mu'àwiyah spedi allora Habib b. Maslainah al-Fihri e Satwàn I). .Mu'attal al-Sulami, i (piali dopo pochi giorni d'a.ssedio .se ne impadronirono concludeiidn con gli alti- tanti un trattato simile a quello di al-Ruhà (stipulato da lyà ''armen°a.^Nuo- Samsakhi ('*)[- *S'a;»/zA/7. Nota H. — Busfurragàn, o Busfurgàn, è probabilmente il Waspurakan degli Armoni, ossia l'ot- tava provincia della Grande Armenia. Yàqut ^I, 624) non è però sicuro dove essa giace, perchè pone la provincia in Arràn, invece che nella regione ad est e nord-est del lago Van, dove appunto si estende il Waspurakan. Cfr. Hiibschmann, Armen. Gramm., I, 1, 80. Nota H. — Siràg-Ta\T Balàdzuri, 194, 200; Athir, HI, (U; Khurdàdzbih, 122; Faqih, 287; Yàqnt, III, (>3i è probabilmente il distretto Sirak nella provincia Airarat (Alishan, Airarat, 109-114), la capitale della quale sotto i Bagratidi era Ani. (rhazarian (210) non comprende il suffisso Tayr e rileva come Istakhri (IWHj, Khurdàdzbih (122) e Rustah (106) hanno la forma armena più corretta Siràg senza TajT. Lo stesso Yàqiìt (1. ci non è certo dove il luogo giacesse. Nota 10. — Baghrawand, secondo Yàqut il, 694 1, era annoverata nella Terza Armenia. Il Gha- zarian i210 osservando che secondo le fonti arabe il paese apparteneva allo stesso principe che reg- geva Sirak, arguisce che dovesse confinare con il medesimo. Corrisponde sicuramente al distretto Ba- ghrewand della provincia Airarat, ed appartenne sino all'ottavo secolo alla famiglia principesca dei Kamsarakan e poi ai Bagratidi Alishan, Airarat, 524 i. Giace presso il corso superiore del fiume Ar- sanias. ed oggi si chiama Alaskert (Saint Martin, Métti., I, 125; Ghazarian, 210). Nota U. — Gurzàn è la odierna Georgia nel Caucaso, e, secondo Yàqiit ili, 5S), la capitale (qa- .^ bahi era Tifiì^. Nota 12. — Sisagàn, in armeno Sisakan o Sinniq (Mosè Khor., Geogr., 33) era, secondo Yàqiit (III, 143), «dopo Arràn*. Giace invero tra l'Arasse e la provincia di Arzakh e cinge il lago di Sevan O Geghama, oggi Gòk^^y cfr. (j[iazarian, -iOHi. Nota 13. - Arràn (Balà.Jzuri, 194, 198, ■2(yò, 212; Tabari, III, 1416; Khurdàdzbih, 122; Faqih, 286; Yàqùt. I, 183 viene anche scritto al-Ràn ^I3takilri, 1&), 192; Hawqal, 23ti, 240). Press», gli .A.nneni è scritto Aran. E il nome per l'Albania anche Aghvanq) sulla storia e sui confini della quale cfr. Marqnart, Erànsahr, 116 e segg.; Marquart, Osteurop. und ostasiat. SlreifzUge, pag. 457-168; Ghazarian, 2(J6; Barthpld, in Kncgcl. de l'Islam, I, 466-467. Nota 14. — Cfr. Gelzer, Themenverfaxsnng, 23 e segg. Armanyàqus o Arminyfiqus o Armi- nysq, che \àqiit 7-214; di questo popolo, il caposti- [MESOPOTAMIA- pit* cri» un principe chismnto Sisng iHalàilzuri, IW, noU f). ARMENIA.- Nuo- Nota J8. — e la città di Nachciavan (capitale del distretto omonimo). Quindi, greci in Mesopo- » u-uadat<ì l'Arasse presso GiuXai (sulla riva sinistra ad oriente di Nacli- *a"i'a e in Arme- . nia.] « ciavanj. una parte si diede a far prigionieri (?j, un'altra si volse (?) verso « il distrette» di Artaz (sulla destra dell'Arasse in Vaspurakan) contro un « certo Procopio (^), capitano dei Romani, che si era accampato nel distretto « Kogovit (pi-ovincia di Ararat) nel paese di Bazucor (?) e Marduqaikh(?). « Il principe Teodoro Rstunita, dopo aver da lui per tre volte invano « chiesto aiuto, assalì e disper.se con le sue genti un grosso corpo di Arabi « presso la collina E/.bars, e carico di bottino condusse via il suo esercito « alla volta di Garn (città del distretto GeXarkhuni, provincia di Siunikh). « Di poi Procopio tii vinto dagli Arabi: i Greci perdettero 60 mila (!) uomini, « e i Musulmani 10 mila. Quindi gli Arabi se ne tornarono vincitori (nella « Mesopotamia). Questa è la prima invasione (degli Arabi in Armenia), com- « pinta nell'anno 22 -dell' Egira (cioè 639-640 = 18.-19. a. H.) » {Qnaestiones, diss. Filler, pag. 9-12; [G.]. Cfi". anche Ghazarian, 156-157. Dopo aver rilevato col Filler l'esagerazione delle cifre dei morti da parte dei Greci e degli Arabi (si noti che nessun cronista greco od arabo ci ha serbato memoria di questa iperbolica strage, né tà menzione veruna di questo sfortunato Procopio!;, e riducendo il fatto alle modeste propor- zioni di una incursione predatoria compiuta dagli Arabi vittoriosi della Mesopotamia attraverso i monti dell'Armenia; dobbiamo ritenere questo pa.s.so di Leonzio in primo posto tra i ragguagli delle fonti armene sulla prima campagna o invasione araba nell'Armenia (18. a. H. = 122-125), come quello della fonte più antica, giacché ne tace Sebeos. Nota 1. — La (letennJnazione delibera degli Arabi» presso i cronisti e cronografi armeni, pro- )'atiilmeDt« in vista del periodo meccano della vita religiosa di Maometto (che comprende 12 o 9 anni, secondo che si fa cominciare dalla prima rivelazione 610 dell' È. V., o dall'inizio della predicazione 613) prf senta una differenza variabile dall'Egira ufficiale 622, giacihè essa abitualmente oscilla, a volte presso il medesimo scrittore, tra l'anno 60 e l'anno 73 dell'Era Armena, cioè tra il 611-612 e il 624-625 del- l'E. V'. Cfr. Dulaurier Chronol., 210-221. E s'intenda cosi rettificato quanto dicemmo nel secondo capoverso del § 125 dell 8. a. H. Nota 2. — Questo Prokop, della cui scoufìtta fa menzione anche AsoXik (18. a. H., § 125ì non HHppiamo chi sia. Il Filler, senza alcuna ragione, suppone possa essere il medesimo Procopio mandato ambasciatorv da Co^tantt- II a Mu awiyah per chieder la pace nel 649-6.50. § 36. — {Cp: 18. a. H., § 116). L'anno 962 dei Greci (611 È. V. = = 21. a. H.; gli Arabi assediarono Adabin (Dovin = Dabil), dove una grande moltitudine fu messa a morte; sino a 12 mila Armeni (perirono^ i De n ys de Tel I-M ah ré. trad. Chabot. pag. 7) [G.]. 83. S$ :'7. :tH. 25. a. H. 25. a. H. [MESOPOTAMIA- ARMENIA.-Nuo- va campagna contro i confini greci in Mesopo- tamia e in Arme- nia.] § 37. — Nel .secondo anno di regno del Costante nipote di Eraclio (perciò nel (J42 È. V. -: 21.-22. a. H.) Teodoro (il Rstunita) fu informato di una nuova incursione degli Arabi nelle terre degli Armeni. Ma poiché, a causa della loro celerità, non potè impedirli di traversare le gole di Tzór da lui occupate, essi penetrarono nell'interno dell'Armenia, presero la città di Dwin sfornita d'ogni presidio, giacché tutte le milizie erano con Teo- doro, uccisero gli uomini, e menaron via schiavi le donne e i figli . . . Né potendo i principi (armeni) per l'esigue loro forze trarne vendetta, i ne- mici ritornarono sicuri in Siria; e per altri dieci anni non molestarono l'Armenia {Quaestiones, diss. Filler, 12-13) [U.]. § 38. — (C/V. 21. a. E., § 92; 2S. a. H., §§ 45-47). (Afo/.'igh). Nel- l'anno 95 dell'Era Armena (18 giugno 646-17 giugno 647 dell' È. V.) gli Arabi tornarono ad invadere una seconda volta (cfi-. 18. a. H., § 124) l'Armenia con fòi'ze considerevoli ed espugnarono Tevin. Il numero dei prigionieri che portarono via fu di 35,(XX). Di poi estesero il loro dominio sull'Armenia, sulla Georgia ed il paese degli Agh'ouan (= Alani) ('). Intanto però gli Armeni scossero il giogo degli Arabi e si misero sotto l'autorità del- l' imperatore. Dietro domanda del Catholicos Nerses, Hamazasb fu nomi- nato principe d'Armenia nell'anno 104 (pari 16 giugno 655-14 giugno 65(5 dell' È. V. = 35. a. H.). A questa notizia il Califfo (Uthmàn) irritato fece mandare a morte gli ostaggi armeni, in numero di 1777: ma egli stesso perì subito dopo massacrato dalle pi-oprie schiere (Acogh'igh, 127). Cfr. anche Dulaurier Chronol. Armen., 229. Cfr. più avanti § 69. Nota 1. — Sagli Alani cfr. Barthold, in Encycl. de l'Islam, I, 315. 84. 25. a. H. § 39. § 39. — Tabella sincrona delle prime campagne arabe in Armenia. II-? =ii|2 SCRITTORI ARABI . SCRITTORI ARMENI E SIRI a g z. à o ac • - = còli ^ a s 31 Un esercito arabo entra in Armenia. Penetra sino al fiume Arasse (Filler-Leontius, 9- 11-12 - cfr. § 35). — Sconfitta di un esercito greco comandato da Procopio. ^ Incursione di 'Abd al-ralimàn (Vj in Armenia sino al- l' Ararat (Gamie, AsoXik, ecc. : cfr. 18. a. H., §§ 122-1251. jf 0= 'Uthman b. al-'As invade la (Quarta Armenia m S" (Morte di Safwiin) (al-Dzahabi, 19. a. H., d II § 44;. . ^_ 'lyàd b. Ghanm si spinge sino a Badlis e ^ Sf S>il»t Balàdzuri,17tì:cfr.20.a.H.,§256; * .j Ghazarian, 16t>-166i. o ^& — 31 I Greci sotto Valentino, gli Armeni sotto Da- vid, invadono la Mesopotamia. — Gli Arabi sconfiggono gl'invasori (Michele Sirio, II, 443-444: cfr. 20. a. H., § 36). ò ni [Seconda] incursione araba in Armenia. — Presa di Dvtrin. — 35,000 prigionieri armeni menati in Siria (Filler-Leontius, 12-13; Ghazarian, 168169; Denys Teli Mahró: i cfr.l8.a.H.,§116; Se beo s, ecc.: cfr. 21. a. H., §§ 90 e segg.l. i £ § > zS ;!i w . , .a • > o a « Incursione nell'Armenia dal N. E. durante la conquista di al-Bàb. — Morte di Siiràqah b. Amr (Sayf b. Omar: cfr. 22. a. H., § 33). [Terza) invasione araba in Armenia e nello Adzarbaygàn. — Presa di Ardzaphtelo (10 agosto 643). — Teodoro, principe armeno, sconfigge gli Arabi. — Periscono i coman- danti musulmani 'Dthmàn e 'Uqbah (Fil- ler-Leontius, 13-15; Sebeos, ecc.: cfr. 22. a. H., §§28 e segg.). Teodoro Rstunita è nominato Patrizio d'Ar- menia dall'Imperatore Constante (Filler- Leontius, 16; Ghazarian, 169). ■ SS (Seguono circa otto anni di requie Filler- Leontius, Ki; Ghazarian, 169,. 1- [Incursione di Salmàn (Tabari, 2»J4.2>leraa: perchè alle razzie in ogni alìra direzione gli Arabi fecero sempre seguire la conquista, mentre in Asia Minore sin quasi al V secolo della Higrah i confini variarono di ben poco? — Ci sarà più agevole trattare il problema in una delle posteriori annate, quando avremo occasione di porgere altri materiali illustrativi. — Per ora ci uonteutianiu di osservare che nella diiferenza di trattamento subito dall'Armenia debbono aver contribuito ragioni militari e ragioni religiose. L'Asia Minore era irta di città ben fortificate, che permi- «^nj agli abitanti di resistere agli Arabi, come avevano resistito ai Persiani al principio del vii secolo, regnante il grande Eraclio. — In Armenia non esisteva questa salda organizzazione, perché la popola- zione odiava, per ragioni religiose, il dominio bizantino: in Asia Minore invece la popolazione era r>-ligioganiente in pieno accordo con la formula di fede ufficiale degli imperatori. In Asia Minore esi, steva quindi una salda unità morale, religiosa e militare, che mancava all'Armenia. — In questa regione gli Arabi trovarono una resistenza militare assai minore, e trovarono molti che in olio a Bisanzio erano pronti ad accordarsi con il Califfo, che non voleva la loro conversione e garantiva una libertà religiosa 8)v*ai maggiore che non l' imperatore di Costantinopoli. Gli Armeni poi erano scissi tra loro per ragioni locali in fazioni altrettanto nemiche, per quanto poi tutti insieme odiavano i Bizantini. Ogni qualvolta potevano anirsì tutti, infliggevano, aiutati dalla natura difficilissima del loro paese, gravi rovesci agli Arabi. Ma non appena erano liberi, o tornavano a unirsi con i Bizantini, scoppiavano novellamente tieri •• sanguinosi contrasti, «-he mettevano di nuovo tutto il paese alla mercè degli Arabi. § 41. — La narrazione di al-lialàdziui data per disteso nei seguenti paragrafi, confonde, in una sola spedizione di conquista, varie successive campagne aral)e, che incominciate nell'anno 25. H. si andarono ripetendo, lon varia fortuna, di anno in anno sino allo scoppio della guerra civile tra Ali e Mu àwiyah nel 36. H. (cfr. §§ 43, 44, 57, 59, 65, 69; 26. a. II., ^§ 43-44j. .\llora le guarnigioni arabe furono richiamate, e l'Annenia ritornò .sotto il dominio bizantino. La divorgenza tra le fonti, specialmente tra la vonsione armena e quella araba, dovuta ad antichissimi errori di cronisti, è in realtà insana- 87. l'anno 25. H.) §§ 11-13. ^"* ^' "• 25. a. H. bile; ma ò chiaro che la versione armena, pur rivelando en-ori e confiisioni, '*rampagna araba debba esaere più vicina alla verità. Non potendo sciogliere tutti gli enigmi, in Armenia del- abbiamo luiito in imo specchio complessivo (cfr. § 39) le varie versioni per il periodo tra il 18. e il 25. H. : esso vaiTà di guida sicura a coordinare i juateriali dei paragrafi successivi. In o'^-ni caso la versione araba deve essere corretta in (^uaiit(j tu più propriamente razzia predatrice che tentativo di conquista: i tributi erano in realtà solo indennità straordinarie di guerra con probabili promesse di non molestare musulmani e mercanti. § 42. — Nell'anno 26. H. 'Uthmàn scrisse a Mu'àwÌ3ali di mandare Habib b. Maslamah in Armenia. Questi andò e tornò vittorioso [cioè con bottino raccolto saccheggiando] (Baethgen, Fragm., 111). Cfr. Elia Bar Sinaj^a, 85. § 43. — (al-Balàdzm-i, da parecchi s a y kh di Qàliqalà e da una comu- nicazione scritta dal suo contemporaneo abù-1-Asbagh al-'Attàf b. Sufyàn qàdi di quella città). Quando divenne Califfo, 'Uthmàn b. Affàn scrisse a Mu'àwiyah b. abì Sufyàn suo luogotenente in Siria, nella al-Gazii-ah e sui confini (th u gh ù r) di queste due provincie, ordinandogli di mandare Habib b. Maslamah al-Fihri in Armenia. Habib, sotto il governo di 'limar, si era grandemente distinto tanto nelle conquiste, quanto nelle razzie in terri- torio greco ed il suo valore era noto ad 'Umar e al suo successore 'Uthmàn. Alcuni affermano che 'Uthmàn scrivesse direttamente a Habib ordinandogli d'invadere l'Armenia, e questa notizia è la più certa. Habib partì con 6000 o 8000 uomini della Siria e della al-Grazirah e andò direttamente ad assalire Qàliqalà, alla quale pose assedio. Gli abitanti ten- tarono una sortita, ma furono battuti e vennero perciò a patti: potevano cioè emigrare o pagare la gizyah. Molti abitanti abbandonarono la città e si ritirarono in territorio bizantino. Habib rimase qualche mese in Qàli- qalà, ma avendo saputo che il patrizio di Armaniyàqus (al-Mawrij'àn : cfr. Balàdzuri, 197, nota /", e 199, lin. 2; 26. a. H., §§ 43-44) racco- glieva grandi forze per venirlo ad assalire, e che schiere di al-Làn (Alani), di Afkhaz (= Abkhàz) e di Khazari Samandar si univano a lui, scrisse al Califfo chiedendo rinforzi. 'Uthmàn ordinò allora a Mu'àwiyah b. ahi Sufyàn di mandargli quanti in Siria e nella (xaziiah avevano bramosia di fare la guerra santa e carpire bottino. Così furono radunati 2000 uomini, che anda- rono a stabilirsi a Qàliqalà, ed ebbero ivi concessioni di terreno in feudo, perchè vi costituissero una guarnigione di difesa dei confini (muràbitah). Il Califfo scrisse allo stesso tempo anche a Sa'id b. al-'As b. Sa'id b. al-'As b. Umayyah, governatore di al-Kiifah (fra il 30.-36. H. ! ecco una prova 88. n Armenia del- 'anno 25. H.l 25. a. H. § 43. della conftisione cronologica!), di mandare un esercito .sotto Salmàn b. Ra- 25. a. h. ° ' ^ (ARMEN I A. - La bi'ali al-Bàhili. detto Salmàn al-Khayl, valente e prode guerriero. Salmàn ' campagna araba parti con 6000 kulan i, ma non raggiun.se Habib in tempo per prestargli mano torte quando venne alle mani con un forte esercito greco che si era radunato sulle rive dell' Eufrate. Prima dell'arrivo dei Kufani si venne ad una grande e sanguinosa battaglia, incominciata con un attacco notturno dei Musulmani e terminata con la disfatta completa e con grande strage dei Greci. Avanti la battaglia umm 'Abdallah bint Yazid al-Kalbiyyah, moglie di Habib, che era con lui in quella notte, domandò al marito: «Dove mi dai appuntamento (ma w' idi?», e Habib le rispo.se: «Nelle « tende i s u r à d i c^) del tiranno ( a 1 - 1 à gh i y a h : dell' imperatore ), o in para- « di-sol ». — Quantlo ebbe termine la battaglia egli ritrovò la moglie nelle tende dell' imperatore ( '). Poco dopo la vittoria arrivò Salmàn con i (iOOO Kufani, i quali, benché giunti a lìattaglia finita, pretesero avere una parte del bottino. I Siri però si rifiutarono, ed i due generali Salmàn e Habib ebbero tra loro un vivace alterco : il dissenso si comunicò ai dipendenti ed alcuni Siri minacciarono di uccidere Salmàn. In questa occasione fu composto un vei\so da parte degli Iraqensi : Se voi uccidtrete Salmàn, noi uccideremo il vostro Habfb (o il vostro « amato »j: se voi ve ne andrete da ibn 'Affàn (per protestare), vi andremo anche noi ! 11 Califib, infoi-mato del dissidio, decise che la preda dovesse spettare tutta ai Siri, e ordinò a Salmàn d' invadere Arràn (l'Albania). Alcuni pongono questi eventi nell'anno 25. H. (Balàdzuri. 197-198). Cfr. T a bari, I, 2808 e segg. : Athir,.ni, 64, 65. Per descrivere l'estensic^ne dei possessi del batriq di Arminàqus (al-Mawriyàn ), ibn al-Athir dice: «Comprendevano i paesi che ha oggi il « sultàn Qilig Arslàn e cioè Malatyah, Siwàs, Acisarà. Quniyah e dintorni < fino al Bosforo o canale di Costantinopoli (Khalig al-Qustantiniyyah) ». Il testo di Khaldiin, II. App., pag. 127, forse copiando ibn al-Athir, intende rettamente Arminàqus come nome di regione che abbraccia ap- punto il Bilàd Malatyah, Siwàs e Qiinijah sino al Khalig Qustantiniyj'ah. Il Batriq di Arminàqus aveva con sé 80,000 uomini. Nota 1. — Questo stesso episodio è narratil» b. Maslamah alla gente di Tatìis nel (distrettoi MangalLs di Gfurzàn al-Qirraiz (o piuttosto al-Hirmiz = Armaz morto nella Cxeorgia : cfr. Gha- zariaii. 217-218], con l'amàn per le loro persone, le loro chiese, i loro conventi (sawàmi'), le loro preghiere (= funzioni religiose) e la loro fede, purché riconoscano la propria debolezza (o sudditanza: iqràr bi-1- .saghàr) e (paghino) la gizyah di un dìnàr sopra ogni famiglia (ahi bay ti. Ma voi non avete diritto di riunire (in una sola) varie famiglie per diminuire la gizyah, come noi non abbiamo diritto di dividere (le famiglie) allo scopo di aumentare (la tassa). Voi ci dovete dare i vostri buoni consigli e il vostro appoggio (dil) contro i nemici di Dio e del suo Inviato, per quanto vi è passibile : dovete dare ad ogni musulmano che ne ha bisogno (passando per il vostro paese) ospitalità (qirai por una notte con buone maniere, con cibi leciti alla Gente del Libro (ahi a 1 - kitàbj ed a noi. Se un mu.sulmano rimane presso di voi tagliato fuori dagli altri (inquti'a: per malattia o per altro impedimento), voi lo dovete ricondurre alla più prossima schiera di buoni credenti, tranne che voi non possiate raggiungerli. Se voi vi pentite e fate la preghiera mu- sulmana, allora divenite nostri fratelli nella fede : altrimenti a voi incombe la gizyah. Se però i Musulmani sono distratti da voi per effetto di cir- costanze, ed i vostri nemici vi .sopraffanno, allora non sarete obbligati a pagare la gizyah, e ciò non sarà considerato una violazione del vostro patto (con noi). Questi sono i vostri diritti ed i vostri doveri. Sono testi- moni Dio ed i suoi angeli; e la testimonianza di Dio è sufficiente » ('j (Balàdzuri, 201-202). Cfr. anche Brosset. Ilistoire de Geòrgie, I, 245-248, il quale ha pub- blicato nel BuUpIìh Scientiflque de Si. Pfflersbourg , W 40, il testo armeno di que.sto trattato. — Cfr. Balàdzuri, 201, nota e; T a bari, I, 2674- 54; IS. .Ifl. 25. a. H. in Armenia del- l'anno 25. H.l 25. a. H. 2676, ha, con almne varianti, i duf documenti (cfr. Ghazarian, 165-167); 'ZllZ'.rX: Tiiial.lu),. II App., pag. 128; Athir, IH, 66, lin. 2-3. Nota 1. — nl-Balàdzuri aggiunge in questo luogo anche un altro documento di età posteriore e si dice scritto da al-^arràh b. 'Abdallah al-Hakami per il popolo di Taflis: . In nome di Dio clemente e misericordioso. — Questo è lo scritto di al-6arràh b. 'Abdallah alla • gente di TaHis nel rustàq di Maugalis nella k lira li di Gurzàn: in verità, vennero a me coii uno «scritto di sicurtà fkitàb amàn) a loro concesso da Habib b. Ma.<;lamah, al patto del riconoscimento • dell'umiliazione della gizyah (iqràr bi-saghàr al-gizyah), e che egli estese il trattato sulle loro • terre, le vigne, ed i molini detti Awàri e Sabina nel rustàq di Mangalis, Taam e Didiìnà nel ru- • staq di Qnhuwit (=Cogovit; Brosset, I, 142*i nella kiirah di Gurzàn, alla condizione che pagas- • sero ogni anno per questi molini e vigneti cento dirham da pagarsi una sol volta ( b i - 1 à thàniyyah). • Perciò ho dato esecuzione al loro amàn, ed al loro trattato di pace, ed ho ordinato che non venga «aumentato il loro tributo Icfr. Balàdzuri Add. et Eraend.). E colui al quale si leggerà il mio -scritto non lo trasgredisca a loro riguardo: se Dio vuole; e (cosi) scrisse» (Balàdzuri, 202). § 49. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Habib b. Maslamah al-Fihri sot- tomise inoltre Hawàrih [da leggersi Gruràkh o piuttosto Gawàk, arm. G-a- wal, vaicò il Knrr ed espugnò Qabalali [Cabalara di Plinio; \rj.yi).rj. di Tolomeo: cfr. Faqih, 287: Ghazarian, 222. n. 43]. Fece un trattato con il signore di Sakkan [così in Faqih, 293: ma leggi piut- tosto Sakka come in Baladzuri, 206; Istakhri, 187: Khurdadzbih, 123: Yàqùt, III, 311: è il distretto albanese detto in armeno Sak'e : cfr. Ghazarian, 222, n. 44] e di al-Qaraibaran [da leggere Qambizàn, l'armeno Kambecan. la X7.|i(ì'ja-/;v7; di Strabone : cfr. Ghazarian, 223, n. 45] obbligandolo al pagamento di un tributo (itàwah), e concluse inoltre trattati con la gente di Khayzàn (distretto ad ovest di Bitlis-ciai : cfr. Saint Martin, I, 176; Yàqùt, II, 507, ha Khayzar : Niebuhr. Expugiiatio Mesopotamiae et Armeniae -pseudo- Wakediana, pag. 116, 164; Notices et Extra/ ts, II. pag. 481; Abulie da. III, 486 : Ghazarian . 223, n. 46], con il re di Sarwàn e con altri principi dei monti (mulùk al- g i b a 1), con la gente di Masqat [r u s t a q sul Mar dei Khazar : cfr. Y a - qùt, IV, 527], di Sàbiràn [contrada sul Caucaso: cfr. Faqih, 293: Yàqùt, III, 226, leggi Sàbaran], e della città di al-Bàb. — Più tardi queste città passarono al nemico, ed il KhàqAn con forti schiere di cavalleria assalì (nel 32. a. H.) Salmàn al di là del fiume Xahr al-Balangar e lo uccise insieme con 4000 musulmani (') (Baladzuri, 203-204). Athir, III, 66: il primo fiume è scritto Aras e poi si parla del si- gnore di Sakar. ibn Khaldùn (II, App.. pag. 128) ha la variante Kaskar invece di Sakar. Nota 1. — Salmàn b. liabi'ah, aggiunge al-Balàclzuri, fu il primo che t'osse nominato qàdi in al-Kùfah: 3Ì narra che una volta passassero quai-anta giorni senza che alcuno venisse ad esporgli una ([uestione. Egli trasmise tradizioni da 'Umar b. Khattàb. — Nella disfatta di Balangar era con Salmàn, Qarzali b. Ka'b al-Ansari, il quale portò ad 'L'thmàn la novella della morte di Salmàn iBalàdzuri, 204). § 52. — (al-Balàdzuri. senza isnadj. Habìb b. Maslamah al-Fihri quando ebbe terminate le sue conquiste in Armenia, scrisse al Califfo 'Utbiuàn, facendogli rapporto delle sue operazioni ed annunziandogli la morte di Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili ('). Habib suppose allora che il Califfo gli avrebbe conferito il governo di tutta l'Armenia, poi credette che lo avrebbe mandato a razziare lungo i confini della Siria e della Gazirah (th u gh ù r a 1 - è à m w a - 1 - (jr a z i r a h) : perciò nominò Hudzayfah b. al- Yamàn al-'Absi luogotenente sul confine armeno (thughr Arminiy vah), poi si recò a Bardza'ah e distiàbuì i suoi luogotenenti nella regione tra Bardza'ah. Qàlìqalà e fino a Khayzàn. Giunse però una lettera del Ca- 96. 25. a. H. §§ 52-55. liflfo con l'ordine di riturnaie in Siria e di lasciare in Armonia Silali b. 25. a. H. 1 • /o T^ 1 1 .rM [ARMENIA. -La Zufar al-'Absi, che si trovava con lui ("j (Balàdzuri, 204). campagna araba Nota 1. — Siccome il disastro di Balangar avvenne, a quanto pare, nell'anno 'd'2. H., è chiavo '" Armenia dei- che il testo di Balàtlzuri è in realtÀ un riassunto di fatti d'arme che si sono svolti tra il 26 e il 32. H. l'anno 25. H.J — Ma come accordar questo con le fonti armene che (cfr. § 39) dall'anno 22. al 30. H. escludono ogni azione bellica dei Musulmani in Armenia? E si noti che anche le fonti arabe fra il 25. e il 30. H. non menzionami spedizioni in .■Vrmenia. I fatti di questi paragrafi vanno forse sotto gli anni 30.-32. H.? NoT.\ 2. — Habib, cosi prosegue al-B«làdzuri, ritornò in Siria, razziò (ancora qualche voltai il ter- ri:orio greco, poi si stabilì in Hims. Mu'àwiyah lo trasferì a Damasco ed egli vi mori nell'anno 42. H. in età di 35 anni. Fu lui che Mu'iiwiyah mandò in soccorso di 'Uthmàn quando questi era assediato «nella sua casa in Madìnah, nell'anno 35. H.): egli giunse fino a Wàdi al-Qura, dove saputa la morte dì 'Uthman, ritornò addietro \Balàdzuri, 2Ó4j. § 53. — Per ciò che riguarda la conquista di Bardza'ah, Salmàn b. I^abi'ah al-Bàhili vi andò al tempo di Utjimàn b. 'Alìan dopo conquistato Baylaqàn, e si accampò ad al-Tluirthur (cfr. Yàqùt, I. 92 Ij, che è un fiume a meno di una para.sanga da quel paese. La gente chiuse le porte; ed egli la.sciò squadre per i villaggi, che le biade erano già state raccolte. N'ennero a patti alle condizioni stesse di al-Ba3laqàn. Ed entrò e mandò I Iella cavalleria a prendere altri paesi (Yàqùt, I, 660) [M.]. Per la conquista di Baylaqàn, cfr. Yàqùt, 1, 798; per la conquista di Samkùr. ibid., III. 322. § 54. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Durante il califfato di 'Utjimàn furono governatori d'Armenia (dopo Habib, Hudzayfah b. al-Yamàn, e Silah b. al-Zulàr) : r al-Mughuah b. Su'bah, che governò anche l'Adzarbaygàn ; 2" al-Qàsim "b. Rabi'ah b. Umayyah b. abi-1-Salt al-Thaqafi. — Altri dicono fosse 'Amr b. Mu'àwiyah b. al-Muntafiq al-'Uqayli; altri dicono tosse uno dei banù Kilàb quindici anni dopo al-Mughìrah, e poi il pre- detto 'Amr al-'Uqayli (Bai a dz uri, 205). § 55. — In Yàqùt abbiamo altre notizie sotto le voci : Arzan (I, 206) : « Venne in potere di 'lyàd b. Ghanm dopo che egli ebbe finito (di assog- « gettare) la Mesopotamia nell'anno 20. H., con un trattato (su Ih) simile « a quello di al-Ruhà » ; Ai-miniyah al-ràbi'ah o Armenia Quarta, « dove sono Simsàt, Qàlì- * qalà, Argis, ecc., Hisn Ziyàd (I, 220 ; II, 276) presso cui è la tomba « di Safwàn b. al-Mu'attal (appunto quel Compagno che ibn Ishàq rife- « risce perito neUa prima campagna armena) » (cfr. 18. a. H., 4? 87 in fine; 19. a. H., §44;; Badlis (I, 156, Un. 11-15); Khilàt (II, 457, lin. 20 e segg.), paese popoloso e ricco. . . noi, quinto iqlim, fu espugnata da 'lyàd b. Ghanm, che mosse contro di essa dalla f al-(àazirah: egli fece un patto con il patrizio della città, con cui questi si 97. 13 55-58. 25. a. H. 25. a. H. obbligava al tributo (annuale) della g-izvah, ed al pagamento di una [ARMENIA. -La . "^ } ^ ^\ •,••,-., rr.^ campagna araba nuleuiiità stiaoidinana. lyàd ritornò quindi m al-(xazirah [Gr.J. in Armenia del- | 55. _ (Ctr. 26. a. H., §§ 25 e segg., 41 e segg.). (al-Nuwajri). Ne!- l'einno 25. H.l .^ l'anno 26. H. fu deposto Sa'd b. abi Waqqàs e gli successe al-Walid }>. 'Uqbah. che tolse ad 'Utbah b. Farqad il governo dell' Adzarbaygàn, razziò una parte del paese imponendo un tributo, e mandò Salmàn b. Rabi'ah con 12,000 uomini a razziare l'Armenia. Gli Arabi tornarono carichi di bottino (Nuwaj-ri Leid, I, fol. 98, v.). § 57. — (al-Balàdzuri, senza isnàd).- Narrano alcuni che Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili invase l'Armenia durante il califfato di Utjimàn, facen- dovi molto bottino e numerosi prigionieri, poi ritornò presso al-Walid b. 'Uqbah in Hadìtjiah al-Mawsil, nell'anno 26. H. Allora gli giunse una lettera del Califfo riferendogli che da notizie avute da Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, i Greci si avanzavano contro i Musulmani con un esercito assai numeroso, e che v'era bisogno di andare in soccorso dei Siri con 8000 uo- mini. Salmàn partì con questa gente e si unì con Habib b. Maslamah al- Fihri che ne menava con sé altrettanti. I due generali assieme espugna- rono una fortezza e fecero vari prigionieri, ma poi litigarono fi-a loro per il comando, per modo che le milizie sirie meditarono perfino violenze contro Salmàn (cfr. § 67). La versione precedente (cioè dei §§ 42-44), aggiunge al-Balàdzuii. è quella piìi certa, perchè confermatagli da molti dotti di Qàliqalà, e da un rapporto scrittogli da abù-1-Asbagh al-' Attàf b. Sutyàn, qàdi di quella città (Balàdzuri, 198, lin. 14-21). Atjiir, III, 64: Salmàn ha la prima volta 12,000 uomini. La lettera del Califfo giunse ad al-Walid, che mandò Salmàn. Secondo altri, chi mandò Salmàn fu Sa'id b. al-'As (e quindi tra il 30. o il 32. H.j. Cfr. anche Dzahabi Paris, I, fol. 149, v.; Nuwayri Leid, I, fol. 98,v.-99,v. ; Ya'qùbi, II, 180, 194; Thopdschian, 96-70. Cfi-. anche §§ 43-44, 59, e 26. a. H., §§ 43-44. § 58. — (ibn al-Athir). al-Walid b. 'Uqbah tornò vittorioso dall' Adzar- baygàn, e diretto ad al-Mawsil, giunse ad al-Hadithah. Qui trovò una let- tera di 'Uthmàn : « Mu'àwiyah mi ha scritto che gli al-Riim si sono riu- « niti contro i Musulmani con molta gente. Ho deliberato che li aiutino i « loro fratelli di al-Kùfah. Manda loro un uomo coraggioso e prode con « 80U0 o 9000 uomini di là dove ti troverà la presente ». al-Walid comunicò all'esercito la notizia, e scelse i soldati sotto Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili, che andò con ottomila uomini: questi riuniti ai Siri (comandati da Habib b. Maslamah) entrarono nella terra degli ai-Rum, 98. ^ 25. a. H. §§ 58^0. dispersero i distaccamenti, ed ottennero il loro scopo, giacché conquista- 25. a. H. „..■_, X o ± [ARMENIA. - La reno molti castelli (eh-. § 67). campagna araba Poi si cita l'altra versione secondo cui Sa'ìd b. al-'5.s [30.-34. a. H.] '" Armenia dei- ... ___ . ., l'anno 25. H.l mandò Salmàn in aiuto a Habib {A t_h i r , lii, 64). Cfi-. Khaldùn, II, App., 127. Cfi-. anche 26. a. H., § 44. § 59. — (al-Ya'qùbi). 'Uthmàn aveva mandato Habìb b. Maslamah al-Fiiiri in Armenia, e poi gli mandò dietro Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili perchè lo aiutasse. Quando fu là, vennero in lite, e intanto 'Uthmàn era ucciso ('). Habib b. Maslamah aveva conquistato una parte dell'Armenia, e 'Uthmàn ne aveva mandato la nomina a Salmàn. Questi andò fino ad al- Baylaqàn, la cui popolazione gli uscì incontro, e venne a patti con lui. Ed egli continuò fino a Bardza'ah, la cui popolazione venne pure a patti per una cosa convenuta e ben nota (Ya'qùbi, II, 194, liii. 7-13) [M.]. NoT.x 1. — E manifesto da ciò che secondo le fonti di al-Ya'qribi la campaf^na di Habib e di Salmàn in Armenia appartengono alla fine del califfato di 'Ut_hmàn. — Quanto sefiue nel § 60, dello stesso al-Ya'qfibi, è sicuramente del periodo 30.-32. H. § 60. — [a) (al-Ya'qùbi). Secondo altri, Habib b. Maslamah conquistò tjriirziin, e poi Salmàn penetrò fino a Sarwàn, e venne a patti con quel re. Andò poi fino alla terra di Masqat, e s'accordò con quella popolazione. Altrettanto fecero il re di al-Lakz e la popolazione di al-Sàbiràn e quei di Filàn. Ma gli venne incontro Khàqàn, re di al-Khazar, dietro il fiume di al-Balangar con molti soldati, e uccise Salmàn e i suoi seguaci in nu- mero di 4000. 'Uthmàn prepose Hudzayfah b. al-Yamàn al-'Absi, e poi destitui- tolo, prepose (all'Armenia?) al-Mughirah b. Su'bah (Ya'qùbi, II. 194, lin. 13-19) [M.]. Cfi-. 32. a. li. (6) (al-Ya'qùbi, senza isnàdj. Gli al-Khazar s'erano impadroniti di tutta l'Armenia, dove avevano un re col titolo di Khàqàn, il quale aveva un suo vicario (khalifah) di nome Yazid Ballàs (? lezione incertissima: pro- babilmente Yazdayàr: cfr. § 31 j che governava l'Albania, la Geoì-gia, il Bosforo e il Sisagàn. Questi paesi, uniti sotto il nome di Armenia Quarta, furono conquistati dal sovrano di Persia, Qubàdz ; e sotto Anùsirwàn il dominio persiano fu portato per cento parasaughe al nord verso il Bàb al-Làn, per un tratto di paese popolato da 360 città. Il re sassanida s'im- padronì di al-Bàb wa-1-abwàb, di al-Tabarasràn e di al-Balangar, ed eresse fra molte altre città anche Qàliqalà, facendole abitare da gente persiana. Queste ten-e, occupate dai Persiani, (ri)presero gli al-Khazari e tennero per qualche tempo, finche le conquistarono i Rum (Grreci), e misero sull'Ar- 99. l'anno 25. H. §^ tJiM,\. 25. a. H. 25. a. H. menia Quarta un re (malik) di nome al-Ma\vrÌ3au (.Ma-jo'.avó;), dividendo (ARMENIA. • La ., , . . ■ , r i- • • / A campagna araba '' pae.so in vari principati (o feudij, 1 CUI capi (o principi) risiedevano cia- in Armonia del- scuno nella sua fortezza o castello (Ya'qùhi. I. 204-'205; [M.). § 61. — (ibn Faqili al-TIaraadzànij. Habib b. Maslamah conquistò per il Califtb 'Uthmàn molte città dell'Armenia. . . ossia Grurakh, Kasfar, Kisàl, Khuuàn, Samsakhi, al-Gardamàn, Kasfa-Bis, Sawsit e Bàzalit, con trattato di pace, a patto di pagare un tributo siillf loro teste e sulle loro terre. Habib trattò pure con gli al-Sanàrij^vah (cfr. § 50 e nota 1), con gli abitanti di Qalargìt e di al-Dùdàniyyah a condizioni analoghe. Contro la città antica di Samkùr, il generale Salmàn b. Rabl'ah mandò una schiera di soldati che se ne impadronirono . . . Salmàn b. Rabi'ah prese a patti la città di al-Baylaqàn, e mandò la sua cavalleria a conquistare Sisar, al-Masqawàn, Udz, al-Masriyàn [? pun- teggiatura incerta], al-Mihrigalyàn [= Harhaliyàn] (cfi-. § 50). tutti villaggi popolosi. Sottomise anche altre parti in Arràn. Invitò i Kurdi di al-Balàsagàn ad abbracciare l' Islam, ma siccome si opposero con le armi, egli li debellò e li costrinse a pagare la gizyah: da alcuni però [perchè convertiti] richiese il pagamento della .sola sada- qah (Faqìh, 292, lin. 9-293, lin. 8). Sulla campagna di Habib b. Maslamah cfr. anche D ' O h s s o n. Voymje d'abou-el-Cassim, 49-64. § 62. — (ibn Faqih al-Hamadzàni). Quando Habib b. Maslamah ebbe conquistato quel ch'ebbe conquistato dell'Armenia, ne scrisse ad 'Utjimàn, al quale giunse anche una lettera annunziante la morte di Salmàn (nel 32. a. H.). Pensò allora a far prefetto Habib, ma poi preferì di mandarlo in razzia nei thughùr di Siria e dell'al-Grazii-ah. E prepose al thaghr d'Ar- menia Hudzayfah b. al-Yamàn al-'Absi, poi lo destituì. Habib allora tornò in Siria, e fatte scorrerie tra i Riim, si fermò a Hims (cfi-. § 67). Poi Mu'àwiyah lo trasferì a Damasco, dove morì (Faqih, 293, lin. 14-18) [M.]. Cfr. anche Baethgen Fragm., pag. 111. § 63. — (ibn Taghribirdi). Nell'anno 25. H. Salmàn b. Rabi'ah con un esercito di al-Kùfah marciò contro Bardza'ah, e fece molti prigionieri e bottino (Mahàsin, I, 94, lin. 4-6). § 64. — Secondo al-Diyàrbakri nell'anno 26. H. Salmàn b. Rabi'ah, per ordine di al-Walid b. 'Uqbah, espugnò Bardza'ah in Armenia (Kha- mis, II, 286, lin. 11-12). Cfi'. 26. a. H., § 25 e segg. e 41 e segg. Cosi pure ibn Faqih al-Hamadzàui ricoi-da incidentalmente la presa di Bardza'ah, ma dice fo.sse per opera di Habib b. Maslamah. Bardza'ah, egli 100. 25. a. H. §1 tì4-67. aggiunge, fu fondata da Qubàdz al-Akbar, perchè fosse come dLfesa della pio- 25. a. H. vincia armena dalla parte dell'al-Bàb wa-1-Abwàb (Faqib, 286, lin. 10-14). campagna araba § 65. — Il cronista Dahlàn dice che la spedizione in Armenia di '" Armenia dei- Salmàn al-Ràhili avvenne per ordine di al-AValìd b. 'Uqbah (cfr. 26. a. H., §§ 25 e segg.) dopo terminata la sottomissione dell' Adzarl)aygàn, e fu sem- plice razzia depredatrice. al-Walid ritornò poi ad al-Mawsil con Salmàn, e da lì per richiesta di Mu'àwiyah, mandò Salmàn con una nuova spedi- zione di SCKX) uomini in Asia Minore. Ard al-Rùm. Egli però pone in rilievo il sospetto che questi fatti si riferiscano al periodo in cui Sa id b. al-'As era governatore di al-Kufah, e perciò al periodo 30.-ii4. H. : così pure fa intendere che la spedizione in Armenia fosse partita dalla Siria per ordine di Mu'àwiyah .sotto il comando di Habib b. Maslamali. In questa sp»'dizii)ne Habib sottomise, fì-a le altre città, anche Qàliqalà, ma venne aggredito da un e.sercito inviato dal patrizio di Arminàqus (=Malatyah, SiwAs. A(isarày. Qùniyah, ecc.. ossia tutta quella regione poi .sottomessa a Qilig Arslan al-Salguqi), e comandato da un vescovo detto al-Màwriyàn. In succonso di HabiI) fu mandato Salmaji \). Rabi'ali al-Bàhili con 6000 Ku- tani, e gli Arabi sbaragliarono i Greci, sorprendendoli di notte. Nella mischia si distinse anche molto una donna, umm bint Yazid al-Kalbiyyah, moglie di Habib. K inutile aggiungere altro, perchè Dahlàn segue quasi letteralmente il testo di al-Balàdzuri e di ibn al-Athir (Dahlàn, I. 97-98). Cfr. 26. a. H.. §§ 43-44. § 66.-1 Michele Sirio;. [Nell'anno 958 (= 25.-26. a. H.) dei Greci, 25 dei Tayyàyé, 5 di Costante]. Mu'àwiyah, generale dei Tayyàyé, divise il suo eser- cito ui due parti. Pose alla testa d'una Habib, un siro malvagio, e lo mandò in Armenia il mese di Tesrin (ottobre). Quando questi soldati arrivarono, tro- varono il paese coperto di neve. Ricorsero allora all'astuzia, e presero dei buoi e li fecero camminare davanti a loro perchè facessero strada. E così entrarono, .senza e.s.sere impediti dalla neve. Gli Armeni, i quali non ave- vano preveduto questo artifizio, furono aggrediti all' impensata. I l'ayyàvé incominfiarono la devastazione e la rapina: fecero prigionieri gli abitanti, incendiarono i villaggi, e tornarono al paese Imo con gran gioia fMi- chel Syrien, II, 440-441) fM.]. — Cfr. § 69. SIRIA-ASIA MINORE. — Espugnazione degli al-Husun. - Spedizione contro Cesarea di Cappadocia e Amorium. § 67. — lal-Wàqidi). In questo anno (25. H.j gli Arabi, sotto il co- mandfj di Mu'àwiyah 1). ahi Sufyàn, espugnarono al-Husun (=i castelli) (T abari. I, 2810j. im. §§ G7-69. 25. a. H. 25. a. H. al-Tabari ha pochissime notizie per ranno 25. 11. e non fa i-enno in '^I.^'Jt*^'pc!!',l' esso della spedizione in Armenia di cui .si parla nei precedenti paragrafi gnazione degli tranne incidentalmente sotto l'anno 22. H. (cfr. Tabari, I, 2G74-2675), ai-Husun. - Spe- gecondo ibn Taghribirdi, la presa degli al-Husùn va sotto L'anno 24. H. O I Z I O n 6 COniro Cesarea di Cap- (Mahàsin, I. 88, lin. 12). padocia e Amo- ^^^. p^^.^ ^^^.j^^ 26. a. H.. g 42. Nei precedenti §§ 57, 58, 62, v'è menzione di una spedizione araba contro i Greci, diversa da questa detta degli al-Husùn, perchè spedizione diretta a respingere i Greci, che stavano per invadere la Siria. — Ma la cronologia è assai incerta: secondo una fonte (§ 57) si potrebbe quasi arguii-e che vada posta nel 25.-26. H.; altrove (§ 58) sembra doversi rimet- tere al 32.-33. H., ed il testo parla anche di husùn o castelli, che potrebbe indurre a credere una relazione con la spedizione dell'anno 25. H. — In tutte queste campagne contro i Cristiani in Asia Minore regna vma ine- stricabile confusione. — Anche la notizia balàdzuriana del § 57 non dice chiaramente se la spedizione fosse in Asia Minore propriamente detta o in Armenia. — Il seguente § 69 parrebbe confondere le due spedizioni in una sola, ma d'altra parte menziona Cesarea di Cappadocia. che invece le fonti arabe ignorano completamente : nondimeno tanto Balàdzuri che Mi- chele Sirio fanno menzione di Amorium ('Ammùriyj^ah) : questo fatto par- rebbe quindi storicamente accertato. § 68. — 1 abù Salili al-Farrà, da 'Abdallah b. al-Walid nativo di Da- masco, da Hisàm b. al-Ghàr, da Ubàdah b. Nusayy). Quando Mu àwij-ah b. ahi Sufyàn fece la spedizione di 'Ammùi-iy3'ah nell'anno 25. H., i ca- stelli (husùn) che giacevano tra Antiochia e Tarsùs furono trovati vuoti. Mu'àwiyah li fece allora occupare da milizie della Siria, della Gazìi-ah e di Qinnasrin, finché ebbe fatto ritorno dalla sua spedizione. Uno o due anni dopo, quando Yazid b. al-Hurr guidò una nuova spedizione in terri- torio greco, durante i mesi estivi, fu presa la medesima precauzione, e così fecero sempre in appresso i comandanti delle varie spedizioni (Balà- dzuri, 164). A th i r , III, 66 (Yazìd b. al-Hun- è detto al-'Absi : Yazid avrebbe fatto la sà-ifah mandato da Mu'àwiyah (lin. 3, d. b.); sempre Y^azìd, al ritorno, avrebbe distrutto i castelli fino ad Antiochia;. § 69. — (Michele Sirio). L'altra parte [dell'esercito che era stato diviso in due da Mu'àwiyah] (cfr. § 66), rimasta con Mu'àwiyah, penetrò nella regione di Cesarea di Cappadocia. Passando da Callisura^ trovarono i villaggi pieni d'uomini e di animali, e se ne impadronirono. Dopo avere raccolto il bottino di tutto il paese, Mu'àwiyah assalì la città, e lottò contro di essa dieci giorni. ife. 25. a. H. §§ 69-72. Poi gli Arabi rlevastarono totalmente tutta la provincia, lasciarono la città 25. a. h. ,., _ 1,-. ^ 1 [SIRIA-ASIA Ml- al)bandonata e ntornax-ono. Dopo qualche giorno tornarono per la seconda nore. - Espu- volta contro Cesarea, e combatterono, per prenderla, molti giorni. Gli abi- gnazione degli tanti di Cesarea, vedendo che una gran collera era caduta su essi, e che dizione contro non avevano un liberatore, consentirono allora a trattare per la vita. I capi Cesarea di Cap- uscirono e convennero di dare un tributo. Quando i figli di Hagar (= Arabi) riumi penetrarono nella città, e videro la bellezza degli edilìzi, delle chiese, dei monasteri, e la sua gi'ande ricchezza, si dolsero d'aver fatto giuramenti. Ma, non jxitendo infi-angerli, presero tutto ciò che vollero e andarono nella regione di Amorium. E come videro le attrattive del paese, che era come un paradiso, non vi recarono alcun danno, ma si diressero verso la città. Dopo averla circondata, riconoscendo ch'essa era imprendibile, proposero ai suoi abitanti di trattare perchè aprissero loro le porte. E poiché questi non vi consentirono, Mu'àwivah mandò il suo esercito a devastare la con- trada : portarono via l'oro, l'argento, le ricchezze come polvere, e tornarono nel loro paese (Michel Syrien, il, 441) [M.]. Cfr. anche 20. a. H., §§ 41 e segg. SIRIA. — Nascita di Yazid. (Cfr. 24. a. IL, § 78). § 70. — (al-Wàqidi). In questo anno (25. H.) nacque Yazid b. Mu'à- wiyah b. abi Sufj-àn, che divenne poi Califfo nell'anno 60. H. (T abari, I. 2810). Cfi-. Athir. ITI, 67; Dzahabi Paris, I, fol. 149,v. ; Baethgen, Fragm., Ili; Elia Bar Sinaya, 85; Khondamir, II, parte 2^ pa- gina 8, Un. 5 e segg.: Lammens Mo'àwia, 325. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale. § 71. — (al-Waqidi). In questo anno 25. 11. il Califfo 'Uthmàn diresse in persona il pellegrinaggio annuale, lasciando un luogotenente in Madinah (T a bari. I, 2810). Cfr. Athir, III, 07 ; Mahàsin, I, 88. lin. 7-8; 94, lin. 0-7; Ma- s'iìdi. IX. 50. EGITTO. - L'insurrezione di Alessandria e seconda presa della città. § 72. — Nel dare h.- tradizioni sulla campagna di conquista di 'Amr b. al-'As in Egitto (cfr. 20. a. H., §§ 50-216) noi avemmo più volte occa- sione di rilevare che nelle tradizioni sulla presa di Alessandria nell'anno 20. H. eransi inavvertitamente introdotte notizie riguardanti la seconda presa della medesima città nell'anno 25. H. La versione più corretta della 1(6. §§ 7'J. 73. ^^* ^' **• 25. a. H. prima presa di Alessandria riconoseemmo esser quella del vescovo copto rezione di A^es- Giovanni di Niqviìs. che descrive Alessandria come caduta in potere degli sandria e secon- Araì)i dopo un breve ed incruento assedio ed un trattato, che dava ai Greci città!/*** * * undici mesi di tempo per abbandonare la città prima che gli Arabi la occu- passero. Le fonti arabe invece, confondendo quasi tutte la prima con la seconda presa, danno alla prima i particolari che si riferiscono alla seconda, ed a questa non sanno più attribuire alcun particolare che la distingua dalla prima. Perciò narrano che la prima presa di Alessandria fu otte- nuta con la forza delle armi e per assalto, ossia come avvenne la seconda : la prima resa essendo avvenuta senza incidenti drammatici, non si fissò nella memoria dei tradizionisti. Sulla cronologia pare che non vi sia dubbio, onde, tranne qualche discre- panza di poco rilievo, la data dell'anno 25. H. sembra sia accettabile senza soverchia esitanza. Parrebbe, secondo alcune fonti, che la presa di Ales- sandria per opei'a dei Greci possa esser avvenuta nell'anno 24. H., ma la ripresa della città dagli Arabi cade quasi sicuramente nell'anno 25. H. Un punto dubbio è se 'Amr b. al-'As fosse già deposto dal governo dell' Egitto prima che i Greci sotto Manuel avessero riconquistato Ales- sandria. Le fonti che diamo in appresso hanno ambedue le versioni, ma se le esaminiamo con qualche attenzione, mi sembra che le migliori e la maggioranza pospongono la destituzione di 'Amr alla ripresa di Alessandria. La ricostruzione degli eventi tentata dal Butler nel naiTare le vicende di politica interna dello Stato islamico e dell' Egitto in particolai-e è forse in errore per la parte che riguarda il periodo tra la uccisione di 'Umar ed il governo di 'Abdallah b. abi Sarh (Butler, 465-469). È spe- cialmente da rilevare l'errore a pag. 469, dove il Butler mostra di credere che il governo dello Stato musulmano avesse sede in ^lakkah. mentre è notorio che tutti i califfi risiedevano permanentemente in Madìnah, se- guendo l'esempio dato dal Profeta. § 73. — Il ritorno dei Greci ad Alessandria fu cagionato dall'impru- denza degli Arabi, che senza essere padroni del mare presumevano di poter difendere la città di Ales.sandria con una guarnigione di appena mille uomini. Ciò indusse alcuni abitanti, sempre devoti all' impero bizan- tino, a scrivere a Costantinopoli, avvertendo l' imperatore delle vere con- dizioni della difesa. Si aggiunga che gli Alessandrini, che sotto l' impero godevano di speciali privilegi fiscali, furono, secondo Giovanni di Niqyùs (pag. 585), gravati di molte imposte dagli Arabi e si mostravano già mal- contenti del nuovo governo. L' imperatore Costantino III, che regnava in Costantinopoli, potò perciò ritenere propizia l'occasione per rimettere piede 104. 1 25. a. H. §§ 73-77. in Egitto, e spedì una Hotta di trecento navi sotto l'eunuco Manuel in 25. a. h. ° ^ • -j • 1 (EGITTO.- L'insur- Egitto. La traversata del Mediterraneo tu compiuta senza incidenti, perchè rezione di Ales- ali Arabi non tenevano una sola nave sul mare, e la flotta greca piombò sandria e secon- 03 Drfìsd dollfl di sorpresa su Alessandria. La guarnigione araba nulla potè contro il nemico ^ittà. tanto più numeroso, e soccombette o massacrata o dispersa. Ma il vantaggio ottenuto fu di breve durata, perchè i Greci con somma imprevidenza trattarono il paese attorno ad Alessandria come terra nemica e sollevarono contro di loro tutta la popolazione, alla quale le sevizie nuove rinfrescarono la memoria di tutte le sevizie antiche e prepararono valida- mente il terreno per una nuova reazione in favore degli Arabi. EGITTO. — Insurrezione di Alessandria e seconda presa della città secondo le fonti arabe. § 74. — In questo anno (25. H.), secondo abù Ma'sar e al-Wàqidi, la città di Alessandria si ribellò contro gli Arabi, ed il governatore dell'Egitto, 'Amr II. al-'As, dovette marciare contro i ribelli e ridurli di nuovo all'ob- bedienza (Tabari, l, 2809). Cfi-. Athir. Ili, 62. Cfr. anche Dzahabi Paris, I, fol. 149, v., dove è detto che Amr movesse contro Alessandria nel Rabì' I. del 26. H. § 75. — (al-Ya'qùbi). Si ribellò Alessandria l'anno 25. H., e le fece guerra 'Amr b. al-'As, la espugnò, e menò prigionieri i fanciulli, e li mandò a Madinah. 'Uthmàn li rimandò ai loro genitori, e depose 'Amr b. al-'As per far wàli Abdallali b. abì Sarh (Ya'qùbi, II, 189, lin. 11-13) [M.]. § 76. — (al-Balàdzurij. Alcuni tradizionisti pongono questa campagna nel 23. H. ; altri dicono che gli Alessandrini si ribellarono nel 23. e nel 25. H. rBal&dzuri, 221-222). § 77. — (Thawbàn b. abi Ruqayyah. da Haywah b. Surayh, da al- Hasan b. 'Thawbàn, da abii Ruqayyah). La causa per la quale la città di Alessandria ruppe il patto fu questa: Tulamà, il signore di Ikhna (o Akhna, antica città nei dintorni di Alessandria), si presentò ad 'Amr b. al-'5.8 e gli dis.se : « Informaci quanta g i z y a h grava sopra ognuno di noi e noi « tenteremo di accomodarci ad essa! ». — Disse 'Amr, facendo cenno alla colonna della chiesa : « Qualora tu mi dessi [tanto danaro] da arrivare daUa « terra sino al tetto, pur non ti direi quanto ti è imposto, perchè voi siete « il nostro te.soro. Se crescono per noi i gravami, debbono crescere anche «per voi; so diminuiscono, diminuiranno anche per voi!». Il signore di Udina si adirò per questa risposta, andò a unirsi agli ai-Rum e si presentò con que.sti fin Egitto]. 'Amr b. al-'As li volse in fuga, e il copto <ù fatto 105. 14 25. a. H. auclie prigioniero. Menato innanzi ad 'Anir, la geiitci disse: « Uccidilo! ». ^°'lJn° di'A^es- Amr rispose: «No! Lo voglio anzi lasciare in libertà e cosi ci condurrà sandria e secon- „ i,u altro esercito [chc noi potremo disti'uggere come il primoj » (Va- da presa della _ _ ,, ,. ,„ j-,„. ciUà secondo le 4"*' L 1^^. ^^^- 16-23). fonti arabe.] Cfr. ' A b d al-hakam, 239, lin. 3-9; Suyùti Husn, I, 74-76; Ma- qrizi Khitat, I, 1G8, lin. 14-18. Cfr. anche 21. a. H., § 229. § 78. — ('Abd al-rahmàn, da Sa'id b. Sàbiq). Si chiamava Tulama; ed 'Amr, quando gli fu condotto, gli mise braccialetti e una corona e lo vesti d'un burnus di porpora, e gli disse : « Menaci un altro esercito « come quello ! » . E fu lieto di dar la g i z y a h . Fu poi detto a Tulama: «Perchè non torni dal re degli al-Rùm?». E quegli : « Se ci andassi, mi ammazzerebbe ». E disse : « Ho ucciso i miei «compagni!» ("Abd al-hakam, 239, lin. 9-12) [M.j. Cft-. Suyùti Husn, I, 75. § 79. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abdallah b. Salili, da al-Laj'th b. Sa'd, da Yazid b. abi Habìb). Alessandria s'era ribellata, e vennero gli al-Rùm sotto Manuwil l'eunuco con le navi, e approdarono ad Alessandria. Gli al-Rùm, che si trovavano, lì risposero all' invito, mentre il Muqawqis non s'era mosso, né ruppe il trattato. 'Uthmàn frattanto aveva destituito 'Amr b. al-' As e posto in sua vece 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh. Quando gli al-Rùm scesero in Ales- sandria, gli Egiziani pregarono 'Uthmàn di riconfermare 'Amr fino a che fosse finita la guerra con gli al-Rùm, come quegli che aveva pratica di cose di guerra e incuteva timore ai nemici. Egli lo fece. Alessandria aveva [allora] le sue mura. Amr giurò che, se Iddio gli dava vittoria, avrebbe distrutto le sue mui'a e fatta Alessandria come la casa d'una meretrice in cui si entra da ogni parte. 'Amr li assalì per terra e per mare. Altri che al-Layth: Si rifugiarono presso al-Muqawqis i Copti, che gli ave- vano prestato ubbidienza: degli al-Rùm invece nessuno l'ubbidì. E Khàrigah b. Hudzàfah disse ad 'Amr: « Attaccali prima che il loro numero sia cre- « sciuto e non siamo sicuri che tutto l'Egitto non si rivolti contro di noi! ». Ma 'Amr rispose : « No, ma invitali a venirmi contro ; perchè saranno col- « piti delle" sventure che troveranno, e Dio li confonderà gli uni con gli « altri ». Or quelli uscirono da Alessandria avendo seco gli abitanti dei vil- laggi che si erano ribellati, e in ogni villaggio in cui scendevano si da- vano a ber vino e a mangiare e a rubare dovunque passassero. E non si trovarono in imbarazzo fino a che giunsero a Niqyùs e incontrarono gli Arabi per terra e per fiume. Incominciarono gli al-Rùm e i Copti, e gettarono frecce (di legno) nell'acqua con grande ardore, tanto che colpii'ono quel giorno il 106. 25. a. H. §§ 79, 80. cavallo di 'Amr al collo, ed egli si trovava in terra. Il eavallo rimase rovi- 25. a' H. ,. -. ,.,, [EGITTO. - Insur- nato, ed egli discese (.-'). ^^^-^^^ di ^^^^, Poi [gli al-RùmJ si mossero dal fiume e si riunirono con quelli che si tro- sandria e secon- vavano sulla terra, e scagliarono frecce contro i Musulmani, ed essendo i e i^tà* secolo do^ le Musulmani rimasti indietro qualche tempo, quelli li assalirono, e i Musul- fonti arabe.] mani cedettero, e si volse in fuga Surayli b. Sumayy con la cavalleria. Gli al-Rùm avevano poste schiere dietro schiere. Allora venne fuori un patrizio di quelli ch'erano venuti dalla terra degli al-Rùm sopra un cavallo, armato d'armi dorate, e invitò a duello il nemico. Rispose all'invito uno di Zabìd, chiamato Ha wmal. che aveva per kunj-ah abù Madzhig. Combatterono a lungo insieme con lance, poi il patrizio gettò la lancia e prese la spada, e Hawmal fece altrettanto. Egli era uomo conosciuto per il suo coraggio. Amr allora si mise a gridare: « abù Madzhig! ». E l'altro rispondeva: « Pronto! ». Gli altri intanto erano sulla sponda del Nilo schierati. I due lottatori si com- batterono un pezzo con la spada, fino a che il patrizio si avventò sul mu- sulmano, che resistette, benché fosse esile. Ma Hawmal estrasse un pugnale che aveva alla cintola, e colpi il petto o la clavicola dello straniero e ve lo infisse. Poi fattoglisi sopra, ne prese le spoglie. Poi qualche giorno dopo Hawmal morì. Iddio gli abbia misericordia. E 'Amr aiutò a portar le stanghe deUa bara, e lo seppellì sul Muqattam. Poi i Musulmani li assalirono, e li volsero in fuga, e V inseguirono fino ad Alessandria. I Greci fui'ono vinti, e fu ucciso Manuwìl l'eunuco ('Abd al-hakam, 237, lin. 1-238, lin. 12) [M.j. Cfr. Maqrizi KUitat, I, 167, lin. 28-168, lin. 8; Suyùti Husn, I, 75. § 80. — ('Abd al-rahraàn, da al-Hayt_ham b. Zi}-àdj. 'Amr b. al-'Às menò strage tra loro (= i Grecij fino a che non fu penetrato nella loro ♦ città, ed essendoglisi parlato di ciò, diede ordine di alzar la spada (= so- spendere l'eccidio). E nel luogo in cui egli fece il gesto, fa edificata una moschea, ed è la moschea d'Alessandria che si chiama M a s g i d a 1 - r a h - mah (moschea della misericordia), e fu detta così per il gesto di 'Amr. 'Amr distrusse tutte le mura, e poi raccolse quello che aveva preso gli al-Rùm. Allora quelli dei villaggi che non s'erano ribellati andarono dal generale musulmano, dichiarando ch'erano restati nell'ubbidienza e che quei ladri erano andati e avevano prese le loro robe e bestie, e che questa roba egli l'aveva davanti. Egli restituì quello ch'essi riconobbero di loro appar- tenenza, e potevano documentare. E alcuni dis.sero ad 'Amr : « Non ti era « lecito di fare quello che hai fatto con noi. Era tuo dovere difendere, «giacché eravamo sotto la tua dzimmah, e non ci siamo rivoltati. E « quelli che .si .sono ribellati. Iddio li ha fatti allontanare ». 'Amr si pentì, 1.7. a I50M. 25. a. H. 2S. a. H. (EGITTO. - Insur- rozione di Ales- sandria e secon- da presa della città secondo le fonti arabe.] dis.se; « Oh ne tossi andato loro iucuiitiu allorcliu uscivano da Alessandria: » CAbd al-hakam, 238, Un. 12-239, Un. 3) [M.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 1G8, Un. 8-14; .Suyuti Husn, 1, 7Ó-7G. § 81. — (ibn 'Abd al-hakam). Quando 'Amr si diresse verso Ales- sandria, (Ustrusse il villaggio chiamato oggi « Khirbah Wardàn ». ('Abd al-rahman). Si è in discordia sui motivi di questa distruzione. Sa'id b. 'Ufayr racconta che, quando 'Amr andò verso Taqwis per com- battere gli al-Rùni, Wardàn si allontanò per sue necessità sul mattino, w quelli del villaggio lo portarono via. 'Amr domandò di lui, e messosi sulle sue tracce, lo trovò in uno dei loro dar. Egli allora diede ordine di di- struggere il paese e cacciarne gli abitanti ('Abd al-hakam. 239, Un. 13- 240, Un. 2) [M.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 168, Un. 27-30. § 82. — (Abd al-rahmàn, da 'Abd al-malik b. Ma.slamahj. Quelli della Khirbah Wardàn erano tutti monaci, e assalirono a tradimento alcuni della retroguardia di 'Amr, e li uccisero dopo che Amr era arrivato ad al-Karyun. 'Amr allora si fermò, e mandò contro loro Wardàn, il quale li uccise e devastò il paese, che è rimasto anche oggi una rovina ("Abd al- hakam, 240, Un. 3-5) fM.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 168, Un. 30-31. § 83. — ('Abd al-rahmàn, da abù 'Abdallah b. "Abd al-hakam). Gli abi- tanti della Khirbah Wardàn erano gente di violenza e d'inganno. "Amr allora mandò uno nei loro campi e fece prendere un sacco di quella terra; poi invitò gli abitanti a colloquio, ma queUi non risposero favorevolmente. Allora diede ordine di cacciarli. In seguito fece stendere quella terra sotto la sua musalla, e vi si assise sopra, e li chiamò e rivolse ad essi la parola. E quelli acconsentirono a ciò ch'egli desiderava. Poi fece levare la terra e l' invitò ancora e quelli non acconsentirono. E fece così più volte. Visto ciò, 'Amr disse: « Questo è un paese che non va bene, se non cal- « pestato ». E lo fece distruggere. E Iddio lo sa meglio ('Abd al-hakam, 240, Un. 6-10) [M.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 168, lin. 81-36. § 84. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abdallah b. Yazid al-Muqri, da Har- malah b. 'Imràu, da Tamim b. Fara' al-Mahri). Assistei alla conquista di Alessandria, e non mi fu data la mia parte (di bottino) tanto che fu per scoppiare tra la mia tribù e i Qurays un conflitto. Allora uno della tribù disse: «Mandate a chiamare abù Nasrah al-Gh ilari e 'Uqbah b. 'Amir al- « Gruhani, che erano dei Compagni del Profeta, e interrogateli a questo * riguardo ». Interrogati, risposero: « Guardate, e se è stato sostituito (unib 108. 25. a. H. §§ sisti. « fé stato messo un altro in sua vecel), dategli la sua parte ». Allora i^uar- 25. a. H. ^ ,,•••' • ,• , , • .4, , EGITTO. - Insur- (larono un poco e venendomi sostituito, mi diedero la mia parte ( Abd razione di Aies- al-hakam, 240, lin. 12-241, Un. 2) [M.j. sandna e eecon- da presa della § 85. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Wahb, città secondo la da MiLsa b. 'Ali, dal padie, da "Amr b. al-'Às). Egli conquistò Alessandria *<>"*' arabe.] per la seconda volta, a forza, quando era salito al califfato 'Ut^màn b. "Atfan dopo la morte di 'Umar ('Abd al-liakam, 241, lin. 3-5) [M.]. § 86. — ('Abd al-rahmàn. da 'Abd al-malik b. Maslamah, da ibn La- hiah/. La prima conquista di Alessandria fu nell'anno 21. H.; la seconda nel 25. H., e tra la prima e la seconda corsero quattro anni ('Abd al- hakara. 241. lin. 5-7) [M.]. C\'r. Maqrizi Khitat, I, 168, lin. òii-iil : Suyùti Husn, 1, 7(). § 87. — {a) ('Abd al-rahmàn, da Yahya b. Abdallah b. Bukayr, da al-Layt_h b. Sa'dj. La prima conquista di Alessandria fu nell'anno 22. H., la seconda nel 26. H. (6) (Altri ila ibn Lahi'ahj. 'Amr b. al-'As, dopo la conquista di Ales- sandria, rimase un mese; poi 'Utlimàn lo destituì, e prepose 'Abdallah b. Sa'd. if) (Altri che ibn Lahi'ah nel suo hadit_h da Yazid b. abi Habibj. E ri- mase l'esercito (a 1 - g a y .s min a 1 - s a m a ? ?) a combattere sette anni, dopo che era stato conquistato l'Egitto, per occupare quelle acque e quelle pa- ludi (?) (Abd al-hakam. 241. lin. 7-12) [M.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 168. lin. 37-39; Suyùti Husn, I, 76. Per un'altra versione cfr. § 120. — Trattasi forse della sottomissione delle regioni interne del Delta Niliaco. intersecato di canali e cosparso di vaste paludi. § 88. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). I Greci in Alessandria scrissero air impnrattjie Qustantin b. Hiraql informandolo dello scarso numero di Musulmani (rimasti a custodia della città), e lagnandosi della tristezza delle loro condizioni e del pagamento della gizyah. Allora l'imperatore mandò Mauuwil (') con trecento navi piene di guerrieri ed Alessandria fu ripre.sa ai Musulmani. Soli quegli Arabi che poterono fuggire con qualche astuzia si salvarono, tutti gli altri furono mas.sacrati. Questo accadeva nel- l'anno 25. H. Appena Amr b. al-'As ne ebbe notizia, mosse contro i Greci con 15,00<) uomini, e trovò che .schiere nemiche si erano disperse a depredare i dintorni d'Alessandria ed i circostanti villaggi. I Greci accolsero i Mu- sulmani con nugoli di freccia, ma i guerrieri arabi muniti tutti di scudi mos.sero accanitamente all'a-s-salto e dopo una mischia feroce e sanguinosa 109. {§ 8W)i. 25. a. H. 25. a. h. volstMi) ili fuga i nemici. T quali non avendo altro ricovero o difesa all' in- fuori di Alessandria, rientrarono in questa città e vi si fortificarono, e mu- (EGITTO. - Insur rezione di Ales sandria e secon- nirono le mura con macchine da gueira (' a r rad a t). 'Amr iniziò con grande ci'ttà'seco'ndo' it energia le operazioni di assedio, piantò macchine fmagàniq), e tanto fece fonti arabe.] che demolì le mura e spingendo poi i suoi all'assalto entrò alfine a viva forza nella città.- Gli uomini in armi furono passati a fil di spada e le loro , famiglie ridotte alla schiavitù: lo stesso Manuwil rimase tra gli uccisi. Alcuni Grreci riuscii'ono però a fuggire. 'Amr fece allora radere al suolo le mura, conformemente a un voto fatto prima di espugnare la città CBa- làdzuri, 221). — Cfì*. Athir, HI, 62; Khaldùn, II. App., 127. Nota 1. — Altrove al-Balàdzuri i222, lin. 18) aggiunge che Manuwil era un eunuco. Cfr. Athir, nr, 62. § 89. — ('Abdallah b. Wahb, da al-Layth b. Sa'd, da Musa b. Ali, da suo padre 'Ali). 'Amr b. al-'Às espugnò Alessandria, la seconda volta, d'assalto ('anwat*°) durante il califfato di Uthmàn, dopo la morte di 'Umar (Balàdzuri, 223). § 90. — (al-Nuwayri). Nell'anno 25. H. quelli di Alessandria ruppero il patto, e ciò perchè i Greci vennero da Costantinopoli in Alessandria, guidati da Manuwil al-Khassi, e si accordarono coi Greci che ei-ano nella città. Ma al-Muqawqis non si accordò, e restò fedele al patto. 'Amr b. al-'As si mosse. Combatterono con violenza, e i Greci furono volti in fuga inseguiti dai Musulmani fi^no ad al-Iskandariy^^ah, e i Musulmani fecero grande strage. Manuwil fu ucciso. Usciti da al-Iskandariyyah, i Greci avevano preso i beni di quelle popolazioni senza badare se erano state fedeli a loro o no. Quando i Greci furono vinti, quelli degli Egiziani che parteggiavano per gli Arabi chiesero ad 'Amr la restituzione dei beni loro. E 'Amr lo concesse su prova. Poi distrusse le mura di Alessandria (Nuwayri Leid, I, fol. 99,r.) [M.]. § 91. — ibn lyàs racconta i fatti in modo molto diverso, confondendo con la seconda presa di Alessandiia altri avvenimenti molto posteriori, che copia da al-Maqrizi. Infatti lo stesso imperatore Qustantin, dice ibn lyàs, allestì una flotta di mille navi per riprendere Alessandria: ma una tem- pesta la distrusse quasi interamente. L' imperatore fu sospinto dal vento in Sicilia, dove gli abitanti, avuta notizia del disastro lo massacrarono (lyàs, Ta-rìkh Misr, I, 23, lin. 3-10). Cfr. anche Suyùti Husn, I, 76. In questa naiTazione, che ignora la seconda presa di Alessandria, si confonde questa con la distruzione della flotta greca nell'anno 34. H. e con 110. fonti arabe.] 25. a. H. §§ 91-95. l'andata di Costante II in Sicilia nel 662 dell' È. V. (=42. a. H.) e la sua 25. a. H. • .EGITTO. - Insur- ratirto sei anni dopo nel 668 dell E. \ . razione di Aies- § 92. — (Eutvchius). Al tempo di 'Uthinàn b. Aftan, Qustantin mandò sandria e secon- -, . , . 25. a. H. ^. T ,., • T />T /- /i , , 11-1 IN T • (EGITTO. - La leg- — Disse Giovanni: «I libri di filosofia (k u t u b al-hikmah) che si con- genda delia di- « servano nei depositi governativi (khazàin al-m u lùki y yah) >. Ed struzione delia ,,. , ,. -"j i biblioteca di 'Amr gli rispose : « Ma 10 non posso dare verun ordine riguardo a queste Alessandria.! « cose, se non dopo aver chiesto il permesso al Principe dei Credenti Umar « h. al-Khattab ». Ed infatti gli scrisse, informandolo dei discorsi tenutigli da Giovanni il Grammatico. E giunse la risposta di 'Umar del seguente tenore : « In quanto ai libri che tu hai ricordato, se contengono cose che < concordano con il Libro di Dio, allora non ne abbiamo bisogno, perchè « quanto è già nel Libro di Dio ci basta ampiamente. Ma se contengono « quello che è contrario al Libro di Dio, allora egualmente non ci abbi- « .sognano e provvedi a distruggere i libri ». Allora 'Amr b. al-'As si accinse ,1 distribuirli tra i liagni di Alessandria per arderli nei forni: occorsero sei ine.si per bruciarli tutti. Ascolta quello che è accaduto e maravigliati (o lettore)! (abù-l-Fa- rag. pag. 175-176). § 107. — La leggenda attirò la fantasia degli scrittori e dei dotti, e fu acctilta con piacere, da quelli che per ragioni religiose, avversando i seguaci dell'Islam, avevano piacere di metterli alla gogna come barbari nemici della civiltà antica e della coltura in generale. Il Gibbon, che non aveva tenerezze sentimentali in favore del Cristianesimo ed ammirava le manifestazioni della civiltà islamica, nel LI capitolo della sua storia rife- risce sommariamente l'aneddoto e, ponendo in rilievo le parole con cui Bar llebraeu.s chiude la sua narrazione, si dichiara decisamente contrario alla veracità della storiella e rammenta che altri due cronisti cristiani ante- riori ad abù-1-Farag. ossia Eutychius ed al-Makin, ignorano del tutto la distruzione della biblioteca di Alessandria, mentre, non avendo veruna sim- patia per i Musulmani, si sarebbero sicuramente compiaciuti di ricordare un fatto sì grave a loro disonore. Il Gibbon ritiene inverosimile che gli Arabi si affannassero a di.struggere dei libri, e mette piuttosto in rilievo quanti siano stati i disastri che colpirono la celebre biblioteca sin dai tempi quando Giulio Cesare in propria difesa dovette appiccarvi il fuoco, e come il bi- gotti.smo criminoso dei Cristiani sia stato uno dei mezzi più efficaci per la distruzione di tutti i monumenti letterari ed artistici del paganesimo. Ma il Gibbon aggiunge ancora che, se raccogliejjsimo tutte le notizie tratte «la testimoni contemporanei dal tempo degli Antonini sino a Teodosio, si vedrebbe come il palazzo ed il tempio di Serapis non contenevano più i 400.000 o i 700,000 volumi, raccoltivi dalla sete del sapere e dalla pas- sione delle grandezze dei Tolomei d' Egitto. 121. 16 biblioteca dì Alessandria.] §9 107, 108. 25. a. H. 25. ». H. Omettiamo lo nobili considcrazioui e lo lelici intuizioni del vero con ,'nVa°deiìt'd1- ^''i i' Oibhoii chiude il cenno a questa leggenda, ma dobbiamo ricordaif struzione della ^.]^^^. [] Leboau nella sua grande storia dell'impero bizantino Clibro LIX, sezione 12, voi. XI, pag. 295-296) non solo accoglie tutta la leggenda, ma la ritiene sicura, adducendo come prova la testimonianza di 'Abd al-latif, autore arabo e musulmano morto nell'anno 629. H. ossia vissuto mezzo secolo prima di abù-1-Farag. Lo scrittore egiziano infatti menziona alcune grandiose rovine di Alessandria ed aggiunge : « Io credo che questo edi- € ftzio sia il portico dove in.segnava Aristotile e dopo lui i suoi discepoli. € e che lì era l'accademia costruita da Alessandro Magno, quando fondò « la città, e dove era posta la biblioteca, bruciata da 'Amr con il permesso «di 'limar > ('Abd al-latif, pag. 183 della versione francese). § 108. — Il De Sacy nella sua edizione di 'Abd al-latif pubblica (pa- gine 240-244) una lunga e dottissima nota sulla questione, dove racco- gliendo sommariamente tutto ciò che si era scritto e discusso in favore (da Langles e White) e contro (da Reinhard e da Sainte Croix) la vera- cità della notizia data da abù-1-Farag, si dichiara decisamente in favore della verità storica senza tener conto che nessuno dei piìi antichi cronisti riferisce il fatto: Sayf b. 'Umar lo ignora del tutto, egli che pur sul bot- tino di al-Madà-in (cfr. 16. a. H., §§ 194-205) riporta tanti e sì minuti par- ticolari. A conforto della sua tesi, il De Sacy adduce [da Hagi, III, 90-91] un passo di ibn Khaldun [Prolegomeni, III, 124-125] in cui si narra la distruzione di molti libri persiani per opera di Sa'd b. ahi Waqqà.s dopo la vittoria sui Sassanidi e dietro ordine del Califfo 'Umar, dato con le iden- tiche parole con cui egli avrebbe ordinata la distinizione della biblioteca alessandrina. Il De Sacy cita inoltre lo scrittore moderno Hagi Khalifah. il quale (pag. 78 del Diz. encicì., ed. Flugel) fa cenno come gli x4rabi nei primi tempi [è fama che : y u r w a] bruciassero molti libri nei paesi di cui fecero la conquista. Riconoscendo però che la storia della distruzione della biblioteca non si può riferire alla famosa Biblioteca alessandrina, il De Sacy per ragioni tanto evidenti che non mette nemmeno il conto di ripeterle, sostiene la biblioteca fosse un'altra, ossia una cristiana, assai inferiore all'antica e messa insieme poco tempo prima della venuta degli Arabi. Il De Sacy adduce intatti le testimonianze anche di Orosius, di Ammonius tìglio di Hermeas, e di Giovanni Philoponus, dalle quali risulta come nel v secolo dell' È. Y. la biblioteca alessandrina formata dai Tolomei più non esistesse e gli armadi fossero tutti vuoti. 1-22. 25. a. H. §§ 108-110. Alla questione della distruzione della biblioteca il Butler dedica un _^ ^s^a. H. ^ . . , [EGITTO.- La leg- lungo capitolo (pag. 401-426) per dimostrare che la notizia e falsa, con g^nda delia di- ricco concoi-80 d'argomenti e di prove, alcune deboli, altre efficaci: tra struzione delia '-' . . , Diolioteca di queste ultime la constatazione che Giovanni il Grammatico menzionato da Alessandria.! Bar Hobraeus è la stessa persona di Giovanni Pliiloponus, e che questi era morto prima della venuta di 'Amr e perciò anche questo particolare ri- sulta falso. Inoltre egli pas.sa in rivista tutte le testimonianze degli autori classici, dai quali risulta che la biblioteca alessandrina rimanesse distrutta nell'incendio di Alessandria dovuto alla guerra alessandrina di Giulio Ce- sare, nel 48 avanti Cristo. Adduce inoltre la memoria di altri latti sto- rici che implicano egualmente una distruzione dell'edificio alessandrino e di tutto ciò che conteneva anche in eventi posteriori. Per comodo degli studiosi aggiungiamo anche il passo di al-Maqrizi che è preso in parte dal testo di 'Abd al-latif. § 109. — (al-Maqrizi). 'Amùd a 1 -Sa w ari. Questa colonna (al- "amud) era di pietra rossa macchiettata (= porfido?) ed aveva apparte- nuto al deposito (al-saw\vànj lungo (al -m àti '), intorno al quale sorge- vano un tempo circa 400 altre colonne. Furono rotte in frantumi da Qiràgà governatore di Alessandria ai tempi del sultano Salàh ai-din Yùsuf b. Ayyiib (564.-089. a. H.) e gettate in riva al mare allo scopo di rendere difficile lo sbarco al nemico, quando si fosse presentato. Si dice altresì che questa colonna è una di quelle tante che sorreggevano il porticato (riwàq) di Ari.stotile, nel quale si insegnava la scienza (al-hikmah). Si dice che era un dar 'ilm o casa del sapere, e conte va una biblioteca (khizànah kutub) distrutta con il fuoco da 'Amr b. al-'As per indicazione avutane dal Califfo 'Umar b. al-Khattàb (Maqrizi Khitat, I, 169, lin. 26-30). § 110. — Ludolf Krehl pubblicò negli Atti del IV Congresso Internazio- nale (leali orientalisti, Firenze, 1878 (voi. I, pag. 433-454) un lavoro intitolato: « Ceber die Sage von der Verbrennung der Alexandrinischen Bibliothek « durch die Araber », in cui combatte con vari argomenti la verità della tra- «lizione e la definisce una leggenda. I suoi argomenti sono buoni, sebbene si perda qua e là in discussioni di ordine molto generale, che distraggono un poco dall'argomento principale. Egli rileva tutte le difficoltà sollevate dalla tradizione, il silenzio delle fonti storiche dei primi .sei secoli dopo la presa di Alessandria, e ricorda la distruzione della grande biblioteca di Baghdad per ordino di Hulagii Khan, il re dei Mongoli, quando espugnò Baghdad nel 656. H. (= 1258 È. V.). Cfì-. Notices et Extraifs, IV, 569. K probabile che questo fatto abbia ispirato Gregorius Bar Hebraeus (abii-1- Faragi, nato appunto nel 1226 dell' È. V. ad accogliere più facilmente la 123. «I no. 25. a. H. 25. a. H. IfggL-nda nt'lla sua truiiaca. Il Fvrelil si dilunga a dimostrare che ai (EGITTO. - La log- . , ,, , , t».,,. . i i • • i. genda dalla di- t"™!»! di-Ila conquista araba la Bjl>lioteca alessandrina non esistesse più, struziono della distrutta i- .scomparsa nelle tempestose vicende politiche a cui fu esposta AiesslndHa* ' Ak'.ssandria. da quando Giulio Cesare fece ardere il Musco nell'a-ssedio dell'anno 47. o 48. TT. avanti Cristo, sino alla caduta dell'impero bizan- tino in Egitto. Il Lumbroso {Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, Classe scienze morali, serie quinta, voi. XII, 1903, pag. 311) riunisce alcuni appunto su questa medesima questione e vorrebbe vedere un'allusione alla famosa bi- blioteca di Alessandria in un brano di una cronaca siriaca pubblicata dal nostro I. Guidi {Chronicum Anonymum, nel Corpus Script. Christ. Orient., ed. Chabot, etc, Script. Syri, versio, series tertia, tomus IV, pag. 22). Il testo accenna ad un deposito, o archivio, o biblioteca di Alessandria, ma ciò non implica che si tratti della grande e famosa collezione. Nulla nel testo lo fa sospettare, e possiamo aggiungere che in una grande, ricca e colta città come Alessandria dovessero esistere in tutti i tempi numerose e gi-andi biblioteche. Sulla biblioteca di Alessandria e la sua sorte leggendaria per opera degli Arabi hanno scritto in questi ultimi anni anche il padre Cheikho (al-Masriq, n. 4, aprile 1911, pag. 299-307; n. 5, maggio 1911, pag. 388-393: « Les sciences Arabes et l'incendie de la Bibliothèque d'Alexandrie »; ancor più recentemente nel numero 12 dicembre 1912, pag. 912-918, in appen- dice ad alcune osservazioni di Saykh Fida Husayn sull'argomento), che non aggiunge gran che di nuovo, e il monsignore Kyrillos Macaire (BuUetin de la Société Khe'diviale de Géographie, VIP sèrie, n. 8, pag. 423-460). Quest'ul- timo studio raccoglie molto materiale nuovo, tratto dai padri della Chiesa e da altre fonti antiche del periodo bizantino per dimostrare che, se anche la famosa biblioteca dei Tolomei forse più non esisteva ai tempi della con- quista araba, ve ne fossero altre di eguale importanza, e ammette che ve ne possa essere esistita una grande pubblica in Alessandria, distrutta poi per ordine di 'Umar. Contro le conclusioni del dotto patriarca copto, offen- sive al buon nome del secondo califfo dell' Islam, ha scritto nello stesso BuUetin (VII* sèrie, n. 10, pag. 553-670) un articolo Muhammed Magdi, consigliere della Corte d'appello del Cairo, per dimostrare che le conclu- sioni del patriarca sono errate. Ambedue gli scritti meritano di essere letti, perchè apportano utile lume su tutta la questione. Alle considerazioni fatte in principio di questo excursus sulla celebre questione, sarà necessario aggiungerne alcune altre, intorno alle quali basterà insistere molto brevemente, perchè in verità 124. 25. a. H. un, 111. tutta la discussione ha uu uuii so the di vuoto e di accademico, doven- ^5. a. h. [EGITTO. - La leg- dosi la queatione trattare da un punto di vista assai più elevato e coni- genda delia di- prensivo. struzlone della . ì ì ^ ì- ^'^^ loteca di § 111. — Abbiamo detto e ripetuto già molte e molte volte che gli Alessandria.) Arabi nel tare le conquiste furono trascinati da passione di gloria, di potenza e di ricchezza : musulmani solo di nome, non ebbero mire pro- selitrici, non perseguitarono alcuna fede e dapertutto ebbero un solo pen- siero: la.sciare le cose com'erano, perchè il danaro dei tributi fluisse liquido e copioso nelle casse dello Stato. Niente tendenze oscurantiste, niente sop- pr»\s.sione di fedi e di colture estranee ; anzi chi studia intimamente la ge- nesi e la evoluzione di tutto il moto islamico nelle sue mille e mille di- vei-se manifestazioni sociali, politiche, letterarie, giuridiche, fiscali, ammi» nistrative, artistiche, ecc. ecc., è colpito invece della ripetuta osservazione (ho il moto medesimo non fosse di distruzione, sì piuttosto di assorbimento di tutto ciò che esisteva. L'Isiàm inghiottì, per così dire, tuttala civiltà dell'Asia Anteriore e la fece sua, dandole soltanto una nuova vernice, che inganna lo studioso superficiale, ma nulla nasconde all'osservatore esperto ed al conoscitore vero dell'evoluzione storica del mondo orientale sotto r Isiàm. In principio tra gli Arabi musulmani e i loro sudditi cristiani regnò la ma.ssima cordialità. Grli Arabi ammisero i Cristiani alle più alte cariche amministrative, e nel mondo musulmano si determinò una corrente fortis- sima di coltura e di pensiero che cercò trarre profitto della superiore ci- viltà asiatica (ellenistico-giudaico-pei-siana) per arricchire la estrema ma- grezza delia teologia, del rito e della coltura Islamica. Il hadìth con le sue centinaia di migliaia di tradizioni sta li a dimostrare quale sete di sapere, qual bisogno irresistibile di assorbire e di adottare pervase tutto il mondo musulmano sino a tutto il secondo secolo della Higrah. Le tendenze fanatiche, oscurantiste, anti-cristiane in particolare ed anti-liberali in genere, si affermarono .soltanto in appresso per molte e varie ragioni politiche, .sociali e religiose, e per l' influenza preponderante delle popolazioni non arabe convertite all' Islam. Perciò chi conosce bene la stona di questi tempi e di questa singolare civiltà asiatica, sente tutta l'inverosimiglianza e l'assurdità della leggenda, cosi contraria a tutto lo spirito dei primi arabi conquistatori. Perciò ap- pimto ci siamo contentati di dare qui solo un cenno sommario di tutta la vexata quaestio, non mettendo il conto di soffermarsi a lungo e perdere il nostro tempo a dimostrare la falsità di una jieggenda, che a nostro modo di vedere non ha alcun nucleo o fondamento di verità. 125. § 112. 25. a. H. 25. a. H. iTabella genealo- gica per mostra- re la parentela Ira II Califfo Uthmàn e i vari membri dell'ari- stociazia mak- kana, compresa la fam igl la del Profefa.1 C e S co cj — o ci £.2 2 2 ^ g c« S 0-1 O >— < 00 O 0) ^ e a. 5 s s OS CD — fc- • S 3 a al -S. ■o .fi < J_l. ■rt _ XI < 13 (d .5 «Si? ?=■ * ó - = .■r"_j3 U) E a ■a < .0 ■o C8_:i "- <0 e -Zi é ce ìè ■ .C^ d II. i-CS "fi. .fi *^ ._ ;C _■; 3 >:t: cs .Q 3" (0 >< >. -«8- E 3 - i' — «i — « — E — E — =■ — 00 «H ,2 w :^ < .< a a=2é U) 3 ni 5 cs <*K S 'CO .j^ E £ I- «si «565 (8 "^t .Q±, < i/ii -<8 ' _< 13 .fi M "' .«il « — ,À — i-f — E «-!' .^ "I ' ^ ff-H 7^ f) T3 Xo ce»'' ^ • aio a co ■ 1. ' Q WS « «f — o-o p Oc E .- 13 (0 - ta 3, vorrebbe che la nomina avvenisse nell'anno 2S. H., e la data 25. H. sarebbe quella in cui Abdallah b. Sa'd fu nominato capo del- l'ammini.strazione finanziaria dell'Egitto. Non si può dare una ri.sposta de- cisiva a questi dubbi, né troncare tutttj le incertezze; ma ritengo poco probabile che 'Abdallah b. Sad abbia compiuto le spedizioni in Africa 129. 17 Uó-llh. 25. a. H. 25. a. H. i^.fj. ;cs 14(;.148 e ttli auiii 20. e 27. 11.) muutie era .semplice amministra [EGITTO. - Depo- ^ *'*' ' o / i • j • . sizione di Amr ^re delli- (iiiaiize egiziane. Dato il vivace conflitto tra lui ed Ami-, non b. ai-Ase nomi- ^. concepibile che qucsti, comandante in capi) delle forze militari egiziane. nadi Abdailah b. , . v^ , ,. -,- ■ ■ ^ , ■ ■ l Sad b. abi Sarh g'i affidasse un importante spedizione m lontane regioni, mentre come pre- a governatore fetto delle imposte, non poteva sorvegliarne la riscossione (cfr. ij 140 e d'Egitto.] , r ' r o IT.,.,. nota 1), se percorreva razziando remote provinole iiemicne. Dacché le prime spedizioni afìicane di ibn Sa'd cadono già nell'anno 25. H., questo sem- brami conferma che già nel 26, H. egli fosse governatore d'Egitto. Aggiun- gasi che 'Amr b. al-'5.s, sempre geloso di natura, e in particolar modo geloso e ostile ad ibn Sa'd, non gli avrebbe perme.s.so di lasciare il .suo posto di amministratore per andarsi a coprir di gloria in Africa. — Pro- pendo quindi per l'anno 25. H., data che ha in suo appoggio alcune buone autorità tradizionistiche e che combina in modo approssimativo anche con i calcoli dei cronisti sulla durata (quattro anni: cfr. § 125) del primo go- verno di Amr. EGITTO. — Tradizioni sulla deposizione di Amr b. al- Às e sulla nomina di ibn abi Sarh. § 116. — (Sayt b. Umar, da Muhammad, e da altri). Quando morì il Calitìb Umar, il governo dell'Egitto era in mano di 'Ami- b. al-'Às: il primo q a d i della provincia era un certo Khàrigah [ossia Khàrigah b. Hu- dzàfah: cfr. § 125]. Il nuovo Calitfo Utjimàn confermò ambedue nelle loro cariche, per lo spazio di due anni, quindi depose 'Amr b. al-'Às e nominò governatore Abdailah b. Sa'd b. abi Sarh (^) (Tabari, I, 2813-2814). Cfr. Abulfeda, I, 260; Mahàsin, I, 74, lin. 8-10. Nota 1. — In un'altra tradizione di Sayf b. 'Urùar, a proposito della nomina di 'Abdallali b. Sa'd b. abi Sarli, è detto che il Califl'o 'Uthmàn deponesse i governatori delle provincie soltanto per due motivi: aia cioè che venissero accusati dai loro interiori per qualche mancanza, si.i che chiedessero di essere esonerati dall'ufficio che occupavano. Non è detto però per quale dei due su esposti motivi venisse deposto 'Amr, e nominato 'Abdailah, il quale appai-teneva in quei giorni alla guarnigione dell'Egitto (min Kiin<ì Misr) (Tabari. I, 28U). § 117. — Nell'anno 25. H. 'Ut_hmàn allontanò Amr b. al-'As dalla prefettura dell' Egitto e di Alessandria, e gli sostituì 'Abdailah b. Sa'd (Baethgen Fragm., 111). Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 149, v.; Elia Bar Sinaya, 85. § 118. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando Amr b. al-'As ebbe nominato il suo mawla Wardàn governatore di Alessandi-ia, e fatto ri- torno in al-Fustàt, passò un breve spazio di tempo, poi giunse un ordine del Califfo 'Uthman che gì' ingiungeva di consegnare il governo ad 'Abd- ailah b. Sa'd b. abi Sarh b. al-Hàrit_h, dei banù Amir b. Lu-ayy, tratello 130. 25. a. H. §1 118-121. •li latte del Califfo. — Questo accadeva nell'anno 25. TT. rBaladznii, . 25. a. h. ~~ EGITTO. - Tradi- pag. '-'-'- . zioni sulla depo- § 119. - (al-Balàdzuri, senza isnàdj. Si dice che Abdallali b. Sa'd sizione di Amr b. 3l*'As 6 sulls [b. abi Sarh] ora preposto al kharàg dell'Egitto come luogotenente del nomina" di ibn Califfo Uthinàn. e che nell'esercizio di queste funzioni venisse a diverbio ^^^ Sarh.] con 'Amr b. al-'As. Allora Abdallah scrisse al Califfo lagnandosi di 'Arar, 'Uthmàn di-pose Amr, riunendo nelle mani di 'Abdallah le due ammi- nistrazioni, quella militare e quella fiscale. — In questa circostanza 'Utjimàn scrisse ad ibn abi Sarh informandolo che Alessandria era stata espugnata una volta con le armi, ma che si era ribellata due volte : doveva perciò tf-nervi una guarnigione (ràbitah) e mai levarla, mandandovi abbondanza di vettovaglie l'arzàq) per i soldati e mutando questi ogni sei mesi (Ba- làdzuri. 222-'22ò). § 120. Amr [b. Muh. al-NàqidJ, da ['Abdallahj b. Wahb [al-Misri], da ibn Labiali, da Yazid b. abi Habib). Il Califfo 'Uthmàn depose 'Amr b. al-'As dal governo dell' Egitto, che affidò ad 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh: ma quando i Givci tornarono ad occupare fna zala tj Alessandria, gli abitanti dell' Egitto chiesero al Califfo di rimettere 'Amr al governo, affinchè egli ponesse fine alla guerra contro i Greci, perchè egli posse- deva grande conoscenza dell'arte militare, ed i nemici avevano di lui grande timore. Cosi fece 'Uthmàn. ed Arar fugò i Greci. Allora il Ca- liffo 'Uthmàn volle (di nuovoi dare ad" 'Amr la sola direzione delle fac- cende militari in Egitto, e ad 'Abdallah l'amministrazione del kharàu: ma 'Amr non volle accettare dicendo : « Io sarei allora comf colui che « regge la vacca per le coma, mentre l'ani ir la munge! >. 'Uthmàn diede allora il governo dell'Egitto ad Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh. Poi comparvero gli Abissini fal-Habas). provenienti da al-Bimà, dopo la conquista dell'Egitto, e fecero guerra fagli Arabi) per sette anni... per cert« acque che facevano scorrere nei pantani (versione incerta) (Balà- (]zuri. 223j. Cfr. § 87 (ri. Cfr. anche Kindi, fol. 3,v.-4,r. § 121. — al-Wàfpdi ci fornisce molti particolari precisi e pieni d' in- t.Me.s.sf .sulia deposizione di Amr b. al-'As dal governo dell'Egitto, ma nei passi citati da al-Tabari manca qualsiasi menzione dell'anno in cui ciò sarebbe avvenuto. I fatti sono messi, è vero, da al-Tabari .sotto l'anno •27. II.. ma. secondo la cronologia di Sayf b. Umar, la deposizione di 'Amr avvenne nell'anno 25. H.. due anni dopo l'elezione di Uthmàn. Cfr. § 116 e Tabari. I, 2813. ult. lin. — Dall'altra parte però le espressioni usate 131. g§ 12M28. 25. a. H. 25. a. H. jy T a bari, 1, "2817. liii. ult. fauno .supiìorre che secondo al-Waqidi, la [EGITTO. - Tradì- ~ ^ . zioni sulla depo- Jioiuina (li Abdallali b. abi Sarh avvenisse poco tempo prima della spe- sizione di Amr cliziouf iu Ifriqiyyali. Or siccome questa si svolse nell'anno 27. H., secondo nomina" di ibn al-Wiiqidi ste.s.so (cfr. T a bari, I, 2813, lin, 10), la nomina di ibn abi Sarh abi Sarh.] dovrebbe porsi fra il 26. e il 27. H. [ibn al-Athir ne parla infatti sotto l'anno 26. EI.]. Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 149, v., dove la notizia è posta sotto l'anno 26. H., ma si aggiunge che altri la pongono sotto l'anno 27. H. § 122. — (al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd al-Laythi. da Yazid b. abi Habib). Il Califfo Uthmàn tolse ad 'Amr b. al-'Às, governatore dell'Egitto, l'amministrazione e la riscossione della tassa fondiaria, al-kharàg, e la passò ad 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh. I due uomini vennero allora in conflitto fra di loro, ed Abdallah b. Sa'd scrisse al Califfo, accusando 'Amr b. al-'As di aver rovinato le risorse del paese (kasara al-kharàg) e diminuitine così i cespiti fiscali. Allo stesso tempo però anche 'Amr b. al-'As scrisse al Califfo, accusando 'Abdallah di tradimento e d'inganno. Il Califfo ordinò allora ad 'Amr di lasciare il governo dell" Egitto e di ritornare a Madìnah, mentre conferiva ad 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh l'amministrazione delle tasse ed il comando delle milizie in Egitto. 'Ami- b. al-'As venne a Madìnah furente contro il Califfo, e si presentò dinanzi ad 'Uthmàn vestito con un mantello di stoffa yamanita tutto imbottito di cotone. Uthmàn chiese ad 'Amr: « Che cosa imbottisce il tuo mantello? ». Ed il deposto governatore tutto irato, rispose: « 'Ami'I ». Il Califfo, sec- cato dalla risposta, aggiunse : « Io sapeva che 'Amr imbottiva il tuo man- « tallo: non è questo quello che io voleva; io ti aveva interrogato per « sapere se l' imbottitm-a fosse di cotone o di altro materiale » (') (T a - bari, I, 2818-2819). Cfr. Athìr, III, 67-68; Dzahabi Paris, fol. 150,v. Nota 1. — Nelle parole del Califfo è sicuramente un doppio senso, con cui ironicamente si vuole insinuare appropriazioni indebite o azioni fraudolente: 'Uthmàn visto il contegno di 'Amr. insiste solo nel senso letterale. Nella risposta di 'Amr v'è pure un senso profondo : «Bada! sotto l'apparenza resta «pur sempre 'Amr!». La risposta non è un vano giuoco di spirito. 'Uthmàn lo intende, e finge di non aver insinuato alcun pensiero ofiensivo! § 123. — (al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd al-Laythi, da Yazid b. abi Habìb). Amr b, al-'Às si presentò un giorno al Califfo 'Uthmàn dopo l'ar- rivo a Madìnah di una somma di danaro, raccolta da Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh in Egitto, ed il Califfo accolse il già governatore di quella pro- vincia con le parole : « 'Amr I Quella camela dà molto latte dopo la tua « partenza! ». Ma 'Amr prontamente gli rispose: « Sono periti allora i suoi «vitelli!» (Tabari, I, 2819). Và-2. 25. a. H. §§ i'23-i'29. Ct'r. Athir, III. 7:2-73 (raccoutato sotto l'anno 27. H. ; Dzahabi 25. a. H. _ - [EGITTO. - Tradi- Pariii, loO,\'. zionì sulla depo- § 124. — (al-Ya'qubi). r'Utb.mànì depose 'Amr b. al-'Às e fece pre- sizione di Amr _ b. al- Às e sulla tetto 'Abdallah b. abì Sarh. Di qui 1" inimicizia tra Cltlimàn e 'Amr. Uthmàn nomina di ibn disse atl 'Amr, quando fu tornato: « Come hai lasciato 'Abdallah b. Sa'd? ». ^^' Sarh.j — «Come volevi tu! ». — «E sarebbe?». — «Forte per tuo conto, de- « bole davanti a Dio ». — «^ (Ili avevo detto di seguire il tuo esempio! ». — « (xli ho lasciato brutti esempi! » (?). Abdallah cavò dall'Egitto 12,000,000 di dinar. E Uthmàn disse ad Amr: « La camela dà latte! ». — « Ma se dura, addio i piccoli! », osservò 'Arar rVa'qùbi. II, 189. Un. 13-19). § 125, — (al-Kindi). Quando morì il Califfo 'Umar, 'Amr 1). al-'Às mandò un'ambasceria ad 'LTtJimàJi, pregandolo di destituire 'Abdallah b. Sa'd b. al)i Sarh al-' Amiri dal governo del Sa'id Misr, dove lo aveva man- dato come luogotenente il Califfo 'Umar, prima di morire. 'Uthmàn si rifiutò di farlo; anzi conferì ad ibn abi Sarh il governo su tutto l'Egitto. Il governo di Amr b. al-'As su Misr dalla conquista alla deposizione era durato quattro anni e qualche mese. Durante il medesimo, Khàrigah b. Hudzàtah b. Ghàuim b. Amir era stato sempre comandante della guaixlia sur t ah. Sa'id b. 'Ufayr dice invece che, quando 'Amr entrò in Egitto, il comando della is urtali era affidato a Zakariyyà b. Grahm b. Qays b. *Abd b. Suralibil 1». Hà.sim, il quale fu poi destituito e suri'ogato da Khàrigah l). Uiidzàfah (Kindi, fol. 3,r.-3,v.). § 126. — (al-Kindi). Dopo la seconda presa d'assalto di Alessandria, nell'anno 25, H., 'Abdallah b. Sad h. abi Sarh riunì nelle sue mani tutto il governo civile, militare e fiscale dell'Egitto, salàtuhà wa kh a ra- gù ha, e diede il comando della surta h a Hisàm b. Kinànah b. 'Umar b. al-Husayn b. Rabiah (Kindi, fol. 3,v.-4,r.j. § 127. — 'Abd al-rahmàn). Quando morì 'Umar b. al-Khattàb, l'Egitto era sotto due prefetti, 'Amr b. al-'As nel Basso Egitto, e 'Abdallah b. Sa'd 1). al)i Sarh sull'Alto Egitto. La morte di 'Umar avvenne, secondo 'Abd al-rahmàn (da ibn Bukayr, da al-Layth b. Sa'd) sul principio del pellegrinaggio (masdar al-hàgg) del 23. II. ('Abd al-hakam, 235, lin. 4-7) [M.J. Cfr. anche Kindi. fol. 3,r.-3,v. § 128. — ('Abd al-rahmàn, da Sa'id b. 'Ufayr j. 'Umar aveva preposto ■.Al)dallah b.Sa'd solo al Sa'id al-Fayyùm ('Abd al-hakam, 236, lin. 7-9) [M.J. § 129. — Quando Uthmàn fu richiesto da 'Amr di destituire 'Abd- allah b. Sa'd por dargli il Sa'id. rispose, secondo Abd al-rahmàn: «Tu ti lay. §g r2i)-i3<5. 25. a. n. 25. a. H. .scordi (li fio r\w lu" lia fatto la niadit- sua. cho mi nascondeva i pezzi '^fìóL sulla dTpo- «di varni'. nella manica fino a elio io arrivassi» CAhd al-h a k am. 235, sizlone di Amr Jj^ 13-14^ [M.]. nomini' di '"bn § 1 30. — (ibn Labi ah, da Yazid b. ahi Habìbi. Quando Iddio ebbe abi Sarh.1 messi in fu "a i Greci, 'Uthmàn avrebbe voluto nominare 'Amr alla guena e 'Abdallah b. Sa'd sul kharàg. Ma 'Amr gli disse: «Io ho da essere « come quegli che tiene la vacca per le coma, mentre un altro la munge? >. E rifiutò CAbd al-hakam, 240, Un. 10-12) [M.]. Ci'r. Maqrizi Khitat, I, 16S, lin. 35-36; Suyùti Hu.sn, 1, 76. § 131. — ('Abdallah b. Sàlih o altri [= e altri?], da al-Layth b. Sa'd), Quando 'Uthmàn salì al califfato, 'Amr sperò da 'Uthmàn che destituisse in suo favore 'Abdallah b. Sa'd dal Sa'id, e gli mandò un'ambasceria, e ne fece parola in questo senso. Ma 'Uthmàn rispose : « L' ha mandato al «Sa'id 'Umar, che non aveva con lui né parentela né famigliarità: ora « tu sai ch'egli mi è fratello di latte ; come potrò io destituirlo da un uf- « ficio che gli hanno dato altri? » ('Abd al-hakam, 235, lin. 9-12) [M.]. § 132. — (al-Layt_h). 'Amr si adii-ò, e disse: « Io non torno se non « a questo patto ». E 'Utbniàn scrisse ad Abdallah b. Sa'd, nominandolo prefetto di tutto 1' Egitto. E la lettera gli giunse nell'al-Fay yùm : secondo ibn 'Ufayr dice, in un villaggio chiamato Damùsah TAbd al-hakam, 255, lin. 14-236, lin. 1) [M.]. § 133. — (abii-1-Qàsim Qadid, da abu-1-Ghaydàq ibn al-Sarhi). Questo luogo é Sadamùh, ed 'Amr non aveva nulla a Damùsah. Non si tratta che di errore nella tradizione ('Abd al-hakam, 236, lin. 2-3; [M.]. § 134. — (al-Layth nel suo hadith). Allora ('Abdallah b. Sa'd) pagò quelli di Atwàb perché andassero con lui ad al-Fustàt nel suo corteo ('Abd al-hakam, 236, lin. 3-4) [M.]. § 135. — ('Abd al-rahmàn). Ciò ch'egli diede loro, secondo l'opinione della famiglia di 'Abdallah b. Sa'd, furono cinque dìnàr ('Abd al-ha- kam, 236, lin. 4-5) [M.]. § 136. — (al-Lajtb). Lo condussero ad al-Fustàt prima del giorno, e mandò a chiamare il mu-adzdzin, e fece la preghiera allo spuntar del- l'alba, mentre 'Abdallah b. 'Amr, vicegerente del padre, attendeva che il mu-adzdzin lo chiamasse per la preghiera (^), e gli dispiacque che fosse già fatta l'iqàmah. Gli fu detto che aveva pregato 'Abdallah b. Sa'd. Allora 'Abdallah b. 'Ama- disse: «'Abdallah b. Sa'd ibn 'Amùn(?)». 'Abdallah b. Sa'd si mosse da un angolo della moschea, avendo da- vanti una candela, e 'Abdallah b. 'Amr andò verso il suo dar con avanti una candela. Le due candele s'incontrarono presso la qil)lah. 184. 25. a. H. §g iuti-ib9. al-Lavth (iRe nel suo raecoiito : Abdallah b. Amr si pieseutò da- 25. a. h* ■..,,,,,, ^ . , IT tS EGITTO. - Tradi- vanti ad Abdallah b. !5a d, e gli disse : « H. una tua prepotenza e un tuo ^ioni sulla depo- « inganno ». Ma Abdallah b. Sa'd rispose: « Non ò vero: tu e tuo padie ci sizione di Amr «portate invidia per via dell'Alto Egitto. Vieni qua, che io ti dia l'Alto nomina di ibn « Egitto e a tuo padre il Biisso Egitto. Io non ve li invidio ». **" Sarh.j Cosi 'Abdallah [b. Sa'd] vi rimase ani ir lodato, e in quel tempo fece tre spedizioni importanti contro l' Africa e gli Asàwid* e la giornata di Dzù-l-Sa- wàri, di che si parlerà a suo luogo ('Abd al-hakam, 236, lin. 3-15) [M.]. NuTA 1. — Questa tradiziuoe conferma ropinione del Laminens, essere stato cioè già allora la pre- ghiera un att<:> di somma importanza politica. § 137. — iYaliya b. 'Abdallah b. BukaN-r, da al-Layth b. Sa'd). La destituzione di Amr dall'Egitto e la nomina di Abdallah b. Sa'd fu nel- l'anno 25. U. (Abd al-hakam, 230, lin. 15-237, lin. Ij [M.]. § 138. — (abù Ilàzim al-qàdi). 'Amr b. al-'As raccolse per 'limar 12,000,000 di dinar. 'Uthman ci mise Abdallah b. abi Sarh, il quale ne trasse 14,000,000. E 'LTt^màn disse ad 'Amr: « La camela dà latte dopo « di te ». — « Si. ma naniio fame i suoi figli ». (abù Hàzim) Questo che fu raccolto da 'Ami- e da Abdallah b. abi Sarh era tratto dalla tassa per capi (gamàgìmj esclusivamente, senza il kharàg e altri [incassi]. 'Uthmàu lo confermò in questa [misura'?], dicendo: « questo è il giusto «secondo noi» (Hawqal, 88, lin. 8-14) [M.]. Cfr. Maqrizi Khitat, I, 79, lin. 4-9; 98, lin. 32. Le notizie dei precedenti paragrafi possono interpretarsi in vario modo: o 'Amr V). al-'A.s amministrò male, e per il disordine in cui fece cadere l'am- ministrazione, compromise le entrate dell' Egitto; oppure si oppose a che gli Egiziani venis.sero soverchiamente gravati d' imposte e preferì minori entrate per l'erario dello Stato. L'amministrazione di ibn abi Sarh, secondo ammettono gli stessi .suoi nemici, seppe strappare all'Egitto un reddito molto più elevato, ma ignoriamo .se ciò venisse ottenuto con amministra- zione più rigida e corretta, o con Y imposizione di più gravose imposte. Dall'insieme però delle notizie si dovrebbe inferire che ibn abi Sarh non fosse un cattivo governatore e la .sua condotta tanto in Egitto, legnante 'Uthraàn, quanto più tardi dopo l'assassinio del Califfo e la sua espulsione dalla provincia, sembra essere stata corretta, tranquilla e giudiziosa. § 139. — (al-Maqrizi). 'Amr b. al-'As chiese al Califfo 'Uthmàn di de- stituire Alxìallah b. Sa'd b. abi Sarh dal governo del Sa'id al quale lo aveva mes-so il defunto Califfo "Uniar. Il Califfo 'Uthmàn respinse la pro- posta e nominò 'Abdallali b. Sa'd b. aln Sarli governatore rli tutto l'Egitto. 136. §41 139142. 25. a. H. 25. a. H. Anir h. al-'A.s dovette ritirar.si dopo un gov.-ni» di quattro anni e qualche [EGITTO. - Tradi- zioni sulla dopo- me.se. sizione dì Amr 'Abdallali h. Sa'd b. ahi Sarh era iieiral-Fayyùm quando ricevette la nomin? di 7bn nomina e venne subito ad al-Fustàt. Ma .l'eunuco Manwll s' impadronì di abì Sarh.] Ales.sandria nel 24. H., e la gente dell'Egitto chiese al Califfo 'Uthmàn di rimandare 'Amr b. al-'5.s. ^l Califfo rimandò allora 'Amr che tornò ad essere governatore sino a che ebbe riconquistata Ale.s.sandria una seconda volta nell'anno 25. H. — Durante l'assedio 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh si trattenne sempre in al-Fustàt, e il Califfo, appena caduta Ale.s.sandria, riconfermò ibn abi Sarh nella carica di governatore di tutto 1' Egitto, ca- rica che conservò sinché visse 'Uthmàn (Maqrìzi Khitat, I, 299, lin. 26-35). § 140. — (al-Maqrizi). 'Amr b. al-'As riscosse diecimila {.sic, leggi 10,000.000) dinar (dall'Egitto). Il Califfo 'Umar gli scrisse rimproveran- dogli la sua incapacità e rammentandogli che i Greci riscotevano 20 000,000 di dinar. Allora nell'anno seguente 'Amr b. al-'As risco.sse 12,000,000. Secondo ibn Lahi'ah. 'Amr b. al-'As riscosse dalla città di Alessandria una gizyah di 600,000 dìnàr, avendovi trovato 300,000 abitanti ed avendo imposto una tassa di due dinar per testa (Maqrizi Khitat, I, 79, lin. 16-19). § 141. — Altrove al-Maqrizi, dopo aver ripetuto che 'Amr b. al-'As riscosse 12,000,000 ed 'Abdallah b. Sa'd 14,000,000, aggiunge che le riscos- • sioni provenivano soltanto dalla tassa per testa (al-gamàgim) e senza toc- care il kh a r à g . Dipoi ilkharàg Misr incominciò a calare per il continuo aumento dei disordini (fasàd) con l'andar del tempo, per il diffondersi di rovine e di abbandono nella maggior parte delle ten-e {% e per il continuo rinnovarsi di guerre. Perciò i banii Umayyah ed i califfi 'abbàsidi non ri- scossero più di 3,000,000 di dinar, tranne ai tempi di Hìsàm b. 'Abd al-malik [105.-126. a. H.], quando potè risalire a 4,000,000 (Maqrìzi Khi- tat, I, 98, lin. 32-39). Nota 1. — Qui si tocca un argomento delicato di primaria importa-za, sul quale le fonti pur- troppo sono assai avare di notizie: la crisi economica del mondo musulmano e l'impoverimento del- l'impero sotto gli Umayyadi, dovuti alla gravissima crisi agricola aggravata degli effetti della rivolu- zione politica e religiosi). Con l'aumento delle coi. versioni i contadini, legati alla gleba in tutto l'Egitto e l'Asia anteriore, abbandonarono i campi (cfr 23. a. H., §§ 735 e segg. passim dove si parla della dimi- nuzione delle rendite dello Stato anche per la conversione dei proprietari). Fu uu fenomeno complesso di vastissima estensione con conseguenze politiche assai profonde: argomento su cui avremo a tornare spesso. § 142. — Secondo lo storico cristiano Severus, 'Amr b. al-'As, dopo la [seconda] presa di Alessandi'ia, ritornò a Misr [= al-Fustàt], e da lì poi mosse per recarsi in aiuto del magnate (k a b ì r = il Califfo) dei Musulmani. In luogo di 'Amr b. al-'As tu mandato un uomo chiamato 'Abdallah b. Sa'd, il quale 136. 25. a. H. §§ i4).i4tì. giunse accompagnato da molta gente. ['Abdallah b. Sa'd] era amante del 25. a. H. danaro e raccolse per sé una grande fortuna. Egli fu il primo che abbia zioni sulla depo- costruito l'al-Diwàn in Misr ed abbia stabilito che in esso si dovesse sizione di 'Amr ,.,.,. 1 i" . 1 T -1 -1 i 1 1 /Il . ^- al-'As e sulla tenere la contabilità [istakhragaj di tutto il tributo del paese (kharàg nomina' di ibn al-kùrah) (Severu.s. ed. Evetts. 236-237 (500-501]; Severus, ed. Sey- abi Sarh.| bold. I. 111). § 143. — (Severusj. Ai tempi di 'Abdallah b. Sa'd b. abi Saili vi fii una grande carestia, quale non si era più vista dai tempi di Claudius jUqlùdis], il re miscredente, in poi. Tutti gli abitanti dell'al-Sa'id (Alto Egitto) scesero nell'al-Rif (il Delta) in cerca di cereali (al-gb allah), ed i morti erano gettati per le vie ed i mercati, come i pesci morti che l'acqua getta sulla li va. perchè non si trovava alcuno che li seppellisse. E si man- giarono gli uni e gli altri...: ogni giorno la gente periva a migliaia (Se- verus, ed. Evetts, 237 [601]; Severus, ed. Seybold, I, 111). La notizia è data senza indicazione cronologica. — Cfi*. § 145 nota 1. § 144. — Sulla deposizione di Amr cfi-. anche Caudel, pag. 48-49; Fon mei Ber he rè s, I, 20-21: al-Makin, 32; Abulfeda, I, 260; X a w a w i , 346 , ' A dz a r i B a y a n , I, 3 ; M a h a s i n , I, 88-89 ; B u 1 1 e r , Arno. Conq. of Egypt, 488-4:89 ; Muli er , Islam, I, 268,269; Mirkhondi, II, 288; Mirkhondi Rehatsek. II, voi. Ili, 149-150; Hanifah, 148, Un. 2-6; lyàs Tarikh Misr, I, 25-26; Suyùti Husn, II, 2, lin. 3-5: Wiistenfeld Register. 10.72: Wellhauson Sk. u. Vorarb, VI, 117, nota 3. EGITTO. Inondazione annuale del Nilo. § 145. — In questo aimu l' iiiundazioiic del Nilo nel momento della ma.ssima magra scese a 6 dzirà' e 12 asba', nel momento della mas- sima piena sali a 17 dzirà' e 5 a.sba' ('j (Mahàsin, I, 94, lin. 7-8). Nota 1. — Dai dne livelli estremi risulta che l'anuata fosse buona per l'Egitto con acqua aVjbon- dante anche .lurante la magra, sicché il cenno alla carestia, nel § 143, non può riferirsi all'estate del- l'anno iAf> dell' È. V. — Cfr. 2*;. a. H., § 6*1. EGITTO-AFRICA. — Prima spedizione di ibn abì Sarh. § 146. — (al-Wàqidij. N.-ll'anno 25. II. 'Abdallah b. Sa'd b. 'abi Sarh técf una spedizione nell'al-Maghrib alla testa di un corpo di cavalleria. Il governatore, 'Amr b. al-'As, aveva già mandato un'altra volta una spedi- zione nell'Africa settentrionale, ed i membri di es.sa erano ritornati carichi di bottino. 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh, invogliato da quest. Mentre « stava cos'i riflettendo, vide una formica che trasportava il nocciolo di un « frutto, traendolo in su un poco ; poi esso cadeva, ed essa lo riprendeva, « né desisteva dai .suoi sforzi, ricominciando più e più volte, finché ebbe « raggiunto il suo scopo ed arrivò dove voleva. Quando Yahya ebbe ve- ni 25. a. H. , ,]„to che quella formica, con la sua costanza, aveva raggiunto il .suo scopo, '^YJhyaai°N°'°wi)! « disso : . Se quell'animaletto debole ha raggiunto il .suo scopo con la co- « stanza e lo sforzo, a pii^i forte ragione raggiungerò io il mio con la co.stanza ». € Mossosi immediatamente, vendette la sua barca e cominciò a frequentare « la scuola, principiando con lo studio della grammatica, della lingua e « della logica, e divenne eccellente in queste materie, essendo esse le prime « da lui studiate, da esse prese il suo soprannome fal-Nahwi, Yf,7.jj.|iat'.7i6;), « per esse acquistò celebrità, intorno ad esse compose molti libri, quali «commentari, ecc. > fQifti, 366, lin. 2-357. lin. 12) [L.V.]. § 153. — ''ibn al-Qifti). Yahva al-Nahwi si presentò ad 'Amr b. al-'As, che conosceva già quanto egli fosse elevato per scienza, quali fossero le sue opinioni e quali questioni fossero sorte tra lui e i Cristiani. 'Amr lo trattò con onore e lo tenne in istima, ed ascoltò con ammirazione i suoi discorsi, coi quali egli dimostrava l' inanità della Trinità ; ascoltò altresì ciò ch'egli diceva intorno alla finibilità del tempo (inqidà- al-dahr: si riferisce probabilmente all'opera di Giovanni Filopono. rspì àtSiórr^TO^ xÓ3]j.c.o. nella quale vien combattuta l'opinione del neoplatonico Proclo sul- l'eternità del mondo) e ne rimase persuaso (fu t i n a bihi): assistette poi alle sue dimostrazioni logiche e ai suoi discorsi filosofici, e ne rimase stu- pefatto, perchè gli Arabi non erano avvezzi a tal genere di studi. 'Amr, che era un uomo intelligente, disposto ad ascoltare, di retto giudizio, si tenne vicino Yahya al-Nahwi. tanto che non lo lasciava quasi mai. Un giorno Yahya gli disse : « Tu ti sei impadronito di tutti i beni di Alessandria e « hai posto il tuo suggello su ogni sorta di cose in essa contenute (ossia : « ne hai vietato l'uso) : ora, di ciò che può servirti non ti contesto il pos- « sesso : ma quanto a ciò che a te non serve e che noi possiamo meglio « di te adoperare, ordina che ci venga permesso di servircene ». Disse 'Amr: «Che cosa è ciò di cui hai bisogno? >. Rispose: «I libri scientifici delle «biblioteche Hvliazà-in) reali, che tu hai chiuse con un recinto: noi ne « abbiamo bisogno, mentre a voi non servono ». 'Amr gli chiese: « Chi ha «raccolto quei libri, e quale ne è la storia?». Disse Yahya: «Tolomeo « Filadelfo. uno dei re di Alessandria, era, durante il suo regno, amico « della scienza e dei sapienti : egli fece cercare e raccogliere i libri scien- « tifici, destinando ad e.ssi una biblioteca, a capo della quale fu posto un « uomo chiamato Zamirah (var. Damirah) (^). Il re gli raccomandò di ado- « perarsi con attività a raccogliere e acquistare libri, offrendo prezzi ele- « vati ed invogliando cosi i mercanti a farne venire. Egli fece così, e ven- « nero raccolti, dopo un certo tempo. 54,120 libri. Quando il re seppe che « i libri erano stati raccolti e ne conobbe il numero, chiese a Zamirah : 142. 25. a. H. §§ 153, 154. « Credi che rimauyra sulla terra qualche libro di scienza che non si trovi 25. a. h. , . [NECROLOGIO. ■ «presso di noi?». Gli rispose Zamirah : « Xe rimangono molti nel Sind, ' Yahyaai-Nahwij « neir India, nella Per.sia, nel Griu-gàn, nell'Armenia, a Bàbil, a Mawsil e «tra i Greci». Il re rimase stupito di ciò e disse: «Continua ad acqui- * star».' libri », e non ne cessò l'acquisto fino alla morte del re. Questi libri « suno sempre rimasti custoditi premurosamente, e tutti i le che sono saliti < al potere, e i loro successori, li hanno conservati fino ai nostri giorni ». \mr ascoltò con grande maraviglia ciò clie Yahya gli narrava; poi disse: Xon posso dispoiTe di quei libri prima di aver domandato il permesso «del Principe dei Credenti 'Umar b. al-ivhattàb » ; e scrisse a Umar. in- tormaudolo di ciò che aveva detto Yahya e chiedendogli ciò che dovesse fare. Gli giunse la risposta di 'Umar, cos'i concepita: « Quanto ai libri dei « quali mi hai parlato, se in essi viene confermato il Libro di Dio, il Liljro «di Dio li può .sostituire; se in essi invece viene coutradetto il Libro di « Dio, allora essi .sono inutili, e tu distruggili ». Allora Amr ordinò che i libri fossero distribuiti tra i vari stabilimenti di Ijagni di Alessandria e fossero bruciati nelle loro stufe. Mi è stato riferito il numero dei bagni esistenti ad Ale.ssan(lria in quel tempo, ma l'ho dimenticato. Si narra anche che i libri siano consumati in sei mesi. Ascolta ciò ch'è avvenuto, e stupisci: (Qifti, i354, liu. 1 '2-356, lin. 2) [L.V.j. Nota i. — La aola iputcsi plausibile intoruo airorif);ine di questo nome bizzarro è che esso sia uun traniTizione del siriaco zinirta =3 canto, generalineiite con aceoinpagiiamento di Hauto: mez- damtnar — tj «-JAs-jansi in / Corinth, XIV, 7', e che questo sia nato, per un equivoco tra «OXi; e ct'JXr, d«l titolo iiatuM; Tfi« aJXr;, portato dal poeta Callimaco, che venne creduto, a torto o a ragione, biblio- tecario della biblioteca alessandrina cfr. Weinberger, Neue JahrbUchfr filr ci. Philoloyie, 1892, pa- gina 272; Dziatzko, in Rhein. Museum, XLVI, 351, nota 2, e in Pan ly-Wisso wa, Kncycl d CI. AUfrIunuu-ur, 11, 412i. — Benché simili equivoci siano frequenti nelle traduzioni dal siriaco in greco (e «iriacs dovette certamente essere la fonte di ibn al-Qiftii, l'ipotesi è troppo tenue per poter essere •cwtenata con certezza. fL.V.]. § 154. — Su Yahya al-Nahwi cfr. anche Hàgi, I, 48(j, n. 1457; II. ."). n. I»i06; IV. 97, lin. 9 (le notizie si riferiscono .sempre a Giovanni Filojxino; nell'indice Yahya al-Nahwi viene confuso con Yahya b. Adi); U s a y b i ■ a h , 1, 103- 109 ; Ledere, /list. Medec. Arab., I, 4b-60 ; Stein- schiieider, Die Arabischen Uebersetzungen aus dem Griechischen (Leipzig, 189.3: Reiheft zum Centrulblatl fiir B/blioffirkswesen, XII), pag. 103-105 (§ 55); Steinschneider, al-Farabi (Mr'moires de l'Acadc'mie Imp. des Sciencps de .^t.-P>'(er.shonr;/, VII" sèrie, tome XIII, n. 4 [1869], i)ag. 152-176); Hot tinger, /'roiiifiuirinm, sive Bil)Iiotheca orientali.s (Heidelberg, 1662), pag. 227-228, 233-234: Wustenfeld, Gesch. Arab. Aerzle, n. 10, pag. 7; Fihrist. 254-255 (cfr. Indice, pag. 271); Virchow's Archiv /tir patìiolog. Anatomie. lid. . x.viv (1891), 278; Diels II., Die Ilandschriften der An- 14S. $ 154. 25. a.. H. 25- a. H. tikeu Aerzte {Griechischo Ahfeiliinq [Abhandl. dii K. Preuss. Akad. d. Wis.s.. NECROLOGIO. - Yahyaai-Nahwi.i bollili, litOó-lDOe], estratto, pag. 60): al-Masriq CBevrut, 1913. ii. 1), pag. 47-67 (un articolo dello Chevkho, intitolato : « Yahva il grammatico : «Chi ei-a ? Quando visse?»]. Per le sue (o a lui attribuite) traduzioni di opere mediche greche in arabo: cfi-. Wien, IL 1462: ZDMG.. XLIV. 374: L, 395. 144. 26. a. H. 17 Ottobre 646-0 Ottobre 647 145. 19 ìiiilÈ i ìiiilÈ ì liiili ì iUill ì kliii i UHIè I imi i UHU ì tHi < i^ — i — 5i ^1 ^1 ji Ti Vi 2 M •2| a il? s.§ o a a-5* S-§5 a a-a? 2-§5 a b%> ìvS s s-a? S-§5 s s-a? s-S^ a s-aJ s-l » s 6-a> S-i « s 3 '. .2 . ■ = 5 • 1' .2 «a o 3 a a° * « « S a 3-° ® « « 3 a a-p ? *5 o a a-? "• «5 a e a-r ? «5 a a a-p " *5 s a B'f ? s.2 3 a a-c.? « a>«'^'5aSbA>-a'd^5abc>«'4^an!«kso'dJHaate>»'^'^aau>a)'d.^fla&oE»«'T3XBaU)^fl9'0j^cQu>B s 01 < a e àasòàjiBà^^àà4Ìà^a6Ì4Ì^^^òÌ4Ìà^^òÌ4a3^^°Ìél°^^°Ì4^''^^°ééaÌ^^ 2 s s-a? i^s a a-aS i.§5 a a-a? g.S^ s a-a? i^5 s a-a> S'Ss a a-a> S-§ 5 a s-a> l.§5 a e-a? I-S^ s a 3 ■ ■ • • " •O •8' a SJ=§àSSóà.nSà§Sóg^§aS§dg.2Ìà§»òg^§caSóg^Ba§Sda'.5SàS«òg.9Ì = s»ògj 1 3 * * 2 g' -g CO s. 22E:228SSS33!SSSS85SS-"'"'"=*'"*<*2S2J2322S22Ssg§S;a35aSSSn'"'"""=*'''^*=H aodàj£Bd»da.iiSa«Sda.s|BSoda.cSaaSdgjfàS»dajjSca«d5.5ac5Sca^ = a«se a E-a? S-§5.a e-ag S-§£ a s-a? S-i 5 a s-aS S-2 ° a s-aS S-§ = s a-a5 i^z s ss^^iis s s-aS S-? = s s-a o z e E22Sa?ìi5g!SS5SSSS"''"'"°**"**2sa2222S228S?!?SSl!SSSS85S''''°""=*"~**2S222 -"»'"o »'-"«'23S2222S22S55aSSo3S5S8Sg~ """"""■" *="2S22322E£2SS?3SSaSSS5 146. 26. a. H. IRÀQ-FÀRIS. — Presa di SabQr e d' Istakhr. [^Cfr. 24. a. H., §§ 42 e segg. ; 2.5. a. H., §§ 6-9). § 1. — I fatti narrati nei paragrafi seguenti con molti errori e con- tusioni cronologiche, fanno parte di quei tanti episodi della lunga e penosa guerra di conquista delle alpi persiane nel Fàris, la culla della dinastia sassanida. Dalla lettura di questi brandelli di storia è difficile rendersi conto che cosa sia avvenuto in quei lontani paraggi durante i primi anni del calififato di 'Uthmàn : molto probabilmente nella campagna araba di con- quista regnò una grande confusione, e mancò un piano concreto per le operazioni militari : quindi l' impossibilità per gli stessi contemporanei di sapere con precisione quanto era avvenuto. Dal contesto delle varie notizie dat<^ qui appresso parrebbe che le schiere arabe venute dal Bahraj'n si unis- sero ora con le altre partenti da al-Basrah, e che l'unione di queste forze giovasse ad assicurare alle armi musulmane un qualche maggiore van- taggio nel reprimere i continui moti insurrezionali dei Persiani. Per comprendere un poco meglio le magrissime notizie dei seguenti paragrafi è bene richiamare l'attenzione su quanto si trova già narrato nelle nostre fonti in un passo precedente degli Annali (cfr. 19. a. H., §§ 6 e segg.), a proposito della prima invasione araba nell'altipiano persiano. E probabile che alcuni degli eventi ivi narrati si riferiscane) anche ad anni successivi e che si debbano mettere in relazione con la progressiva con- quista del Khùzistàn. la quale ebbe la sua fase più decisiva nell'anno 21. H. (cfr. 21. a. H.. §§ 6-31): non è concepibile che tra le milizie gueiTeggianti sotto 'Utjimàn b. abi-l-'A.s nel Fàris meridionale, e quelle operanti sul confine occidentale della stessa provincia sotto abù Musa al-As'ari, non vi ibsse intesa e cooperazione. 147. f 1 ._. 26. a. H. 26. a. H. 1 fatti l*iiur(lati sotto il presente anno 2t;. H. si riferiscono ad una eani- Prew If Sàbur l'Ugna prumussa da un nuovo movimento insurrezionale, per cui Sàbùr ed e distakhr.i altr»' città della regione avevano ripreso 1«' anni contro gli Arabi, violando i patti conclusi. Non è perù da escludersi il sospetto che nel caso di molte « rivolto » gli Arabi abbiano travisato i fatti. Intendo dire che i cronisti mtisulmani possono aver considerato come atto di piena sottomissione, quanto invece fu tregua provvisoria comperata con il pagamento di una indennità, tregua accettata dagli Arabi dinanzi alla difficoltà dell" im- presa. Dobbiamo ricordare che in queste campagne di graduale conquista lungo i confini, gli Arabi subirono molti piccoli e grandi rovesci militari e ricopersero con l'oblio non pochi eventi ingloriosi, che allora non assur- sero a grande importanza o notorietà. Nei due paragrafi dedicati alle tradizioni di Sayf b. Umar abbiamo una ripetizione di eventi già narrati nel predetto passo dell'annata 19. H.: Sahi-ak, il marzubàn del Fàris, peri appunto nell'anno 19. H., o al più tardi prima dell'anno 21. H. (cfi-. 19. a. H., § 14). Se vi è qualche cosa di vero nella narrazione sayfiana. trattasi forse del fratello di Sahrak. Questo sospetto ci viene dalla tradizione conservata da al-Balàdzuri (cfi-. § 4). Il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 111) pone la presa di Sàbùr per capitolazione conclusa, tra il 23. ed U 24., dal fratello di Sahrak: am- mette la interruzione degli anni seguenti, ma pone in dubbio che la ripresa di Sàbùr fosse opera di 'Uthmàn b. abì-l-'As, quale comandante dell'avan- guardia di abù Musa al-As'ari. Utjiniàn b. abi-l-'As era governatore del Bahrayn e non luogotenente di abù Musa. Secondo ibn 'Abd al-baiT, 'Uthmàn b. abi-l-'As si stabili nel Fài'is mei'idionale, svernando in Tawwag, a partire dal 21. H. e continuò annualmente durante i mesi estivi a molestare i Per- siani. Questo stato di cose continuò sino al 29. H. quando 'Abdallah b. 'Amir assunse il governo di al-Basrah e, repressa una ultima insurrezione generale del paese, condusse a termine la conquista del Fàris (a 1 - 1 s t i ' à b , 496, n. 2035, lin. 6-8). Se questa sembra essere riuscita facilmente ad ibn 'Amir, è da presumersi che la resistenza nemica fosse stata preventivamente fiac- cata dalle ripetute aggressioni di 'Uthmàn b. abi-l-'As e di abù Musa al- As'ari. Non è escluso però il sospetto che la deposizione di abù Musa al-As'ari nell'anno 29. H. sia stata anche motivata dal modo poco felice con la quale era stata condotta per otto anni, dal 21. al 28. H. la cam- pagna nel Fàris. Ma di ciò discorreremo in altro luogo. § 2. — {Cfr. 25. a. H., § 6). (a) Secondo abù Ma'sar e al-Wàqidi, in questo anno (26. II.) fu presa la città di Sàbùr: altri però pongono questo fatto in un altro anno (T abari, I, 2810). — Cfr. Athir, III, 67. 148. 26. a. H. §§ 2-7. /)t 11 conquistatoiT' di Sàbùr fu Uthmàn I). abi-l-'As al-Thaqafi (') 26. a. H. ^ ~ " IRAQ-FÀRIS. - (\aqubl. II. 190). Presa di Sàbùr (CI Gli abitanti dovettero pagare 3.300,000 dirli ani nello stipulalo e d'istakhr.i la resa (Dzahabi Paris, I, fol. 140, v.). Nota 1. — Gli Arabi che conquistaroDO Sàbùr non facevano parte delle milizie di al-Basrali, ma di quelle altre venute direttamente dall'Arabia lal-Baliraj-n) comandate da 'Utjimàn b. abi-l-'As: il Fàris dunque era aggredito contemptiraneamente da due parti, dalle rive del Golfo Persico, e dal Khfizistàn dalle genti di al-Ba.-irah . § 3. — Nell'anno' 26. H. 'Utlimàn b. abi-l-'As s' impadroni della città di Sàbùr (Baethgen Fragni.. 112). Cfr. Elia Bar S i n a y a , 86. § 4. — lal-Balàdzuri, senza isnàd). Il fi-atello di Sahi-ak (cfr. 19. a. H., § 10 1 vide in sogno un arabo entrar da lui e strappargli il suo qamis; (•nd'egli rima.se per pocd perples.so. poi tìnalmento domandò l'amàn e un trattato di pace. 'Utlimàn lo pattuì a condizione di non uccidere alcuno né tar prigioniero alcuno, di aver protezione e far apportar subito il de- nan». Di poi la gente di Sàbùr violò i patti e tradì la fede data : ondala città fu espugnata nell'anno 26. II. da abù Musa, il quale aveva a capo dell'avanguardia L'tjimàn b. abi-l-'As (Balàdzuri, 388-389). In Tabari Zotenberg, III. 513, noi abbiamo soltanto un riassunto dillf tradizioni di Sayf b. 'Umar. § 5. — Xell'annij 20. H. UtJimàn b. abi-l-'As espugnò Lstakhr, la i|ual<' ora ricadde per la seconda volta in potere dei Musulmani (At_hir, IH. 7:5,. § 6. — (ibn Tagliribirdi). Nell'anno 26. H. tu presa Sàbùr per opera di 'Uthmàn 1). abi-l-'As al-Thaqafi comandante delle schiere arabe, e l'ac- cordo fu coneluso con il pagamento di 3.300,000 (dirham agli Arabi) Miihàsin, I. 94, lin. 10-12;. § 7. — (Sayf b. 'Umar). La prima conquista del Fàris per opera di l dimàn b. abi-l-'A.s al-Thaqati, fu di breve durata, perchè già negli ultimi tempi del califfato di 'Umar e nei primi giorni del califfato di 'Uthmàn, -«•oppiò una insuiTezione della popolazione persiana del Fàris contro i con- quistatori arabi: l'anima del movimento era un certo Sahrak, il quale seppe indurre gli abitanti a ripigliare le armi e a violare tutti i patti conclusi «on gli Arabi: Sahrak si po.se anche alla testa delle .schiere armate dei rilM-Ili. c«»ntro i quali fu mandato 'Uthmàn b. abi-l-'As. Questi invase ora per la .seconda volta il Fàris. Siccome le forze che egli aveva non erano sutti<4<-.i- -riri zione di sad b. "itali, U<. lui. 18-148, lui. O) [M.J. abì Waqqàs e jjqji occorre rilevare come abii ITaiiitah commetta molti errori di cru- Waiìd b. uqbah nologia e di storia : omette addirittm-a la menzione di Sa'd b. abi Waqqàs al governo di al- ^el governo di al-Kùfah. § 19. — (Ahmad b. 'Abd al-aziz al-Cfawhari. da limar b. iS^bbah, da 'Abdallah h. Muhammad b. Hakim, da Khàlid b. Sa'id b. Amr b. Said. da suo padre). Sedevano con 'Uthmàn sul suo divano (sarirj unicamente al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, abu Sufyàn b. Harb, al-Hakam b. abi-l-'As e al-Walid 1). Utibah. Un giorno venne al-Walid e sedette, poi entrò al- Hakam, e 'Uthmàn, quando lo vide, gli cedette il posto. Quando al-Hakam fu partito, disse al-Walid: «Per Allah! o amir dei Credenti, due vei-si « mi si aggirano nel pensiero, i quali io ho composti quando ti vidi ono- « rare lo zio a preferenza del figlio di tua madre stessa ». Rispose 'Uthmàn: « Egli è lo saj-kh di Qurays, ma quali sono i versi che tu hai composti? ». Disse : « Sono i seguenti : (1) Io vidi lo zio di un individuo essere considerato come prossimo parente, prima an- cora del fratello: cosa recente, sconosciuta prima d'ora. (2j Allora ho sperato che invecchino presto 'Amr e Khàlid, perchè essi in un giorno di ressa (in cui cioè si abbia interesse di avere un posto innanzi) mi chiamino zio (allu- dendo ad 'Amr e Khàlid, i due figli di 'UtJimànV Allora 'Utjimàn si mosse a simpatia per lui e gli disse: « Ti ho nominato go- « vernatore dell' 'Iraq (cioè di al-Kiifah) > (Aghàni, IV. 177, lin. 15--24) [T.]. § 20. — (Ahmad, da 'Umar b. Sabbah, da uno dei suoi Compagni, da ibn Da-b). Quando 'Uthmàn ebbe nominato al-Walid governatore di al- Kùfah, costui vi si recò, mentre il governo deUa città era ancora nelle mani di Sa'd b. abi Waqqàs. Il quale, avvertito del suo arrivo, chiese : « Che «cosa ha fatto?». Gli risposero: « Si è fermato sul mercato a discorrere « con il pubblico : non abbiamo osservato nulla di riprovevole nella sua « condotta ». Non passò molto che al-Walìd venne da Sa'd b. abì Waqqàs, sul mezzogiorno, e chiese di essere introdotto. Sa'd lo fece entrare. al-Walid lo salutò amir e sedette con lui. « Che cosa ti conduce qui, o abii Wahb? », gli chiese Sa'd. — Rispose: «Desideravo visitarti». — «Solo per que.sto? « Sei venuto forse come corriere? ». — « Io sono troppo al di sopra ». ri- spose al-Walid, « di un simile incarico : invece siccome il popolo aveva «bisogno di essere governato, mi inviarono ad esso, e l'amir dei Cre- « denti mi ha nominato governatore di al-Kiìfah ». Sa'd stette un certo tempo silenzioso, quindi disse : « No, per Allah ! non saprei dù-e se tu farai «bene dopo di noi, o noi faremo male dopo di te». Poi .soggiunse: Prendimi, e trascinami, o ienai"», e godi della carne di un uomo, la cui gloria (Vj non è ancora riconosciuta. 156. 26. a. H. 20 28. «Per Aliali! ». rispose al-Walid ; « iu so meglio di te comporre e riferire « dei versi, e, se volessi, potrei darti una risposta, ma tralascio di farlo « per ciò che tu non sai ancora (= per ciò che vedrai, ovvero perchè mi «riserbo di darti una risposta in un altro modo, come tu non -immagini). « Sì, per Allah ! io ordinerò di fax'e un rendiconto e una inchiesta sul pro- « cedere dei tuoi agenti ». Ed infatti mandò a incarcerare i suoi agenti, e li sottopose ad ogni sevizia, finché essi scrissero a Sa'd, invocando il suo soccorso ; Sa'd gli parlò in loro favore, e gli disse : « O non e' è posto « presso di te per il benefizio? ». — « Sì, per Allah! », rispose al-Walid. E li rimise in libertà. (Ahmad b. 'Abd al-'Aziz. da 'limar, da Grannàd (?) b. Bisr, da ó-arh-, da Mughirah). Un racconto nei medesimi termini (Aghàni, IV, 177. lin. 25- 178. lin. 6) [T.]. Nota 1. — Il soprannome di iena fu dato al Califfo 'Uthman, non già (come vorrebbe l'uso della nostra lingua quale accusa di ferocia, ma bensì di viltà e di paura. — Vedremo tornare questo nome molte e molte volte nelle altre tradizioni sul Califfo 'Uthmàn. § 21. — (abù Zayd 'Umar b. Sabbah, da abù Bakr al-Bahili, da Husaym, da al-"Avvvvàm b. Hawsab). Quando al-Walid si recò- da Sa'd, questi gli disse : « Non so se sarai abile tu dopo di noi, o saremo noi sciocchi dopo « di te ». — « Non ti afiìiggere ». rispose al-Walid, « o abu Ishàq; è questo « il regno: al mattino vi giunge una gente, e alla sera un'altra ». Replicò Sad: « Io vedo bene che ve ne volete fare un regno » (cfr. § 17) (Aghàni, IV. 178, lin. G-10) [T.]. § 22. — (Ahmad. da 'Umar [b. Sabbahj, da al-Madà'ini, da Biìsr b. 'Àsim, da al-A'mas, da Sufyàn b. Salamah). Venne al-Walid b. 'Uqbah come gover- natore di al-Kufah: il tesoro ^lubblico era amministrato da 'Abdallah b. Mas ud. Siccome Sa'd aveva preso del denaro, così disse al-Walid ad Abd- allah : « Rendilo respon.sabile di questo denaro ». Allora 'Abdallah gli parlò .su questo argomento in presenza di al-Walid, ma Sa'd rispose : « Andrò • dall a ni ir dei Credenti; e se egli mi chiamerà respon.sabile della somma, . io la pagherò ». Allora al-Walid fece un cenno ad 'Abdallah; Sa'd guardò l'uno e l'altro, poi si levò e disse: « Me l'avete fatta! » e invocando Allah eh*' mettes.sc' l'inimicizia tra loro due, si affrettò a restituire il denaro (Aghàni, IV, 178, lin. 10-16) [T.J. § 23. — (a) ibn Khaldun (II, App., 127, lin. 8-10) riassume breve- mente le tradizioni di Sayf b. 'Umar conservate da al-Tabari (cfr. §§ 12-16). (6) al-Siiyuti (Suyùti Khalif., GO, lin. 7-9j dà la depo.sizione di Sa'd nell'anno 25. H., e dice che la nomina di al-Walid fn il primo atto di favoritismo compiuto dal Califfo ' Uthmàn. 26. a. H. 1 RÀQ. - Deposi- zione di Sa'd b. abi Waqqàs e nomina di al- Walid b. Uqbah al governo di al- Kùfah.l l.-iT §§ ab, 2i. 26. a. H. 26- ^- "• (e) Mirkhuwàiul (M i r khon d i , li. 288 = M i rkho n d i Rohatsek, 'IRAQ. - Deposi- ^ — zione di Sa d b. parte II, voi. Ili, 149) non agguingf nulla di nuovo, e c-olora la .sua nar- abi Waqqàs e razione con vivi pregiudizi ant.i-umayvadi e parole di viva condanna al- Waiid b. Uqbah l' indirizzo (li al-Walid b. 'Uqbali b. abi Mu'ayt. La versione del Rehatsek al governo di al- tome al solito piena di errori, ha sempre al-Walid b. 'Utbah, ossia lo con- Kufah.] , . fonde con al-Walid b. Utbah b. abi Sufyàn, del quale avremo ad occuparci sotto il califfato di Mu'àwiyah. (d) Sulla deposizione di Sa'd b. abi Waq(jàs e sui mutamenti nel go- verno di al-Kùfah, cfi-. anche Dahlàn Futùhàt, 1, 96; Nuwayri Leid., I, fol. 104,r. § 24. — Il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI. 115) dice che, quando 'Uthmàn sali al potere, egli trovò i Kufani già male avvezzati da 'Umar, il quale negli ultimi sei anni di governo aveva mutato tre volte il luogo- tenente, dietro richiesta degli stessi kufani ; mentre altrove 'Umar aveva lasciato sempre gli stessi governatori, abù Musa al-As'ari in al-Basrah, Mu'àwiyah in Siria ed 'Amr b. al-'As in Egitto. La debolezza di 'Uthmàn, prosegue il Wellhausen, era un pericolo per la comunità, perchè l'ordinamento politico dell' impero non aveva ancora alcuna saldezza, e non era ancora diventato « una istituzione meccanica « che funzionasse da sé per propria vitalità ». Abbisognava ancora di un forte direttore, o capo, che la tenesse insieme ; onde se il capo mancava, la comunità teocratica o (xamà'ah — dice il Wellhausen — si disfaceva e si scioglieva in Si 'ah, o partiti dissidenti. Si deve però aggiungere che tutti gli scrittori, compreso lo stesso Wellhausen, hanno esagerato la potenza di cui 'Umar godè sull' impero islamico. L' unità dei primi anni fu facilmente raggiungibile, perchè in tutti gli Arabi, dopo le grandi vittorie, era un solo sentimento ed un solo interesse, tutti volendo e potendo appagare le proprie infinite cupidigie a spese dei popoli non arabi e non musulmani. In vei'ità dove regnava concordia tra governatori e governati (al-Basrah, Siria, Egitto), 'Umar non ebbe mai motivo d' intervenire, e vari fatti ci hanno dimostrato nel regno di 'Umar, che questi governatori e capitani agirono molte volte in perfetta indipendenza e persino contro gli ordini del Califfo. Ma siccome tutto l'in- dirizzo dello Stato era unico, il male rimase inavvertito, fin tanto che non si rivelò con lo scoppio d'interni dissidi, e non produsse manifesti effetti nocivi. Quando però i problemi di politica interna (disavanzo nel bilancio dello Stato, conflitti personali, opposizione ostile al predominio qurasita, ecc. ecc.) si imposero all'attenzione dei Musulmani, quando la risoluzione di questi 158. 26. 3,. H. §§ 24-27. — ■ i r- problemi non poteva avvenire, conif per il passato, a spose dei terzi (i non 3^- ^- ^• . , . . , T • , . riRAQ. - Deposi- arabi), ma si doveva raggiungere con un aggiustamento di interessi entro jj^ne di Sa'd b. la comunità stessa, allora si scatenarono tutte le passioni individualistiche. '^^ Waqqas e Scomparve ogni sentimento di bene comune e ciascuno volle solo pensare waiid b.Uqbah e provvedere ai casi suoi : allora la comunità perdette quasi improvvisa- ai governo di ai- ,. ,... ., 11 ìt r. Kufah.l mente quel sembiante di unità organica che appare allo studioso superfa- ciale.dei primordi islamici. PERSIA. — Incursione nell'Àdzarbaygàn e in Armenia. [Cfr. 25. a. H., ifii 66-6,9, 64-66}. § 25. — (abù Mikhnaf, senza isnàdj. Nell'annu 24. H. al-VValid-b. 'Uqbah iece incursione nell'Àdzarbaygàn ed in Armenia per puniie gli abitanti di quei paesi per aver violato i patti degli accordi conclusi sotto il califfato di Limar (T a bari, I, 2804). § 26. — Altre fonti (non è detto quali) pongono 1" incursione predetta * nell'anno 26. 11. (') (T a bari, I, 2804). Nota 1. — Dacché è noto che la spedizione nell'Àdzarbaygàn venisse comandata da al-Walid b. 'Uqbali in pvrsona, quale governatore militare di al-Kiìfah (cfi'. Tabari, I, 2805, lin. 9-10), e dacché sappiamo altre»! da buona fonte, ossia dn al-Wàqidi (Tabari, I, 2811, lin. 7-8), che al-Walid b. 'Uqbah diventò governatore di al-KOt'ah nell'anno. 26. H., crediamo più corretto di mettere i fatti narrati ■alla spedizione nell'anno 2H. H., benché al-Tabari li includa nell'anno 24. H. Cfr. anche la nota del Prym (Tabari, I, 2804, nota k), ove ammettesi che l' incursione di al-Walid non possa essere avvenuta nell'anno 24. H. — Anche il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 110, nota 1) è decisamente per l'anno 26. H., e dichiara errate le anticipazioni al 25. H. (Balàdzuri, 327; cfr. § 31) ed al 24. H. (al-KalBi, in Tabari, I. 2»)4; cfr. § 251 — In alcuni paragrafi dell'anno 25. H. (cfr. 25. a. H., §§ 56-50^ R4-65) abbiamo trovato già menzione di spedizioni nell'Àdzarbaygàn ordinate da al-Walid b. 'Uqbah, ma sono tutt« affermazioni nate dalla inestricabile confusione cronologica che pervade tutta la storia delle guerre uralxi in Annenia e nel Caucaso. § 27. — (Hisàm b. Muh. ibn al-Kall)i, da abù Mikhnaf, da Farwah I). Laqit al-Azdi al-Ghàmidij. Grli abitanti deU'Adzarbaygàn avevano con- clu.so un trattat. al-'As !>. Umayyah [nell'anno 30. H.j gli successe, e razziò i Daylam e fondò un capo militare (ma ss ara) in Qazwin, che diventò la marca (thaglir) dei Kufani, e questi vi eo.struirono le loro dimore (') (Balàdzuri, 322, lin. 8-12) [M.]. Nota 1. — (al-Balà]ziiri). Dastaba rimase spartita in «lue, una parte liipemlente da al-Rayy e l'altra daHamadzàn, fino a che s'immischiò nella faccenda un tamimita di Qazwin, chiamato Hanzalah b. Khàlid. di kunyah abu Màlik, e la trasse tutta a tiazwiii. Un suo conterraneo l'udì dire: «Ne ho tatto una cprovim-ia, come sono abiì Màlik». E l'altro; «No, l'hai guastata, come sei, abu Màlik » (Bala'lzuri, 323, lin. 16-19) [M.]. § 30. — (al-Balàdzuri. da uno di Qazwin). In Qazwin e' è la nota moschea di al-Rabi' b. Khuthaym. Lì c'era una pianta su cui il volgo amava strofinare le mani e si dice che, se i suoi rami venivano confitti in terra, germogliavano e divenivano pianta. Il luogotenente ('àmil) di Tàhir b. 'Abdallah b. Tàhir tagliò l'albero sotto il califfato del Principe dei Cre- denti al-Mutawakkil, temendo che per esso la gente cadesse in errore (') (Balàdzuri, 322, lin. 16-323, lin. 2) [M.]. Nota 1. — È noto che il culto degli alberi era molto difluso in Arabia pagana, od aveva radici profonde nella coscienza popolare: fiorisce ancora sotto veste islamica, come lo attestano le relazioni dei viaggiatori (Doughty, ecc.). § 31. — (al-Madà-ini, da 'Abdallah b. al-Qàsim, da Farwah b. Laqit). Quando Uthmàn diventò califfo, prepose al-Walid b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt (ad al-Kùfah) e depose Utbah b. Farqad dall' Adzarbaygàn. Gli abitanti si ribellarono, e al-Walid li razziò nell'anno 25. H. : avendo all'avanguardia 'Abdallah b. Sibl al-Ahmasi, espugnò Miiqàn, al-Babar e al-Taylasàn, fece prigionieri e menò prede, (ili abitanti dei villaggi dell' Adzarbaygàn do- mandarono la pace, ed al-Walid accordò loro il patto di Hudzayfah b. al- Yamàn (Balàdzuri, 327, lin. 10-17) [M.]. § 32. — (al-Husayn b. 'Amr e Ahmad b. Muslih al-Azdi, dagli saykh dell' Adzarbaygàn). al-Walìd b. 'Uqbah andò nell' Adzarbaygàn avendo seco al-As'ath b. Qays. Quando al-Walid tornò, lo prepose all' Adzarbaygàn, ma il paese gli si rivoltò ('). Egli allora domandò aiuto ad al-Walid, che gii mandò un esercito numeroso di kufani. al-As'ath seguì hàn per hàn (hàn si- gnifica villaggio; ha- ir, nel linguaggio dell" Adzarbaygàn), e ridusse il paese ad ubbidienza col patto di Hudzayfah e di 'Utbah b. Farqad, e vi pose arabi di 'atà- e di diwàn perchè invitassero la popolazione all'isiàm i - (Balàdzuri, 328, lin. 11-17) [M.]. Nota 1. — Questi fatti debbono forse appartenere aJ una delle seguenti annate, 27.-29. H. 162. 26. ci. H. ss 32-35. X'iTA 2. — C^uesta notizia proverebbe che il sistema dei turni, di cai 8Ì fa cenno nel precedente 26. a. H. § 27 non potè essere mantenuto e fu necessaria una migrazione forzata di Arabi nello scopo di tute- PERSIA. - Incur- !are meglio la difesa della provincia. È chiaro che questa deportazione araba avvenisse fra il 26. o sione neH'Àdza'- U 20. H. ; ma i fatti posteriori stanno a dimostrare ohe gli Arabi non attecchirono in quella regione e baygàn e in Ar- o furono assorbiti dalla popolazione indigena o migrarono altrove. Rimasero invece a lungo nella Persia menia.1 centrale e in quella orientale. — Si legga la nota 1 al seguente § 33. § 33. — ( ibii Faqih). al-Walìd b. 'Uqbali b. abì Mu'ayt fii preposto ad al-Kùt'ah sotto 'Uthmàn, e fece scorreria contro gli al-Daylam accanto a Qazwin. e nell'Adzarbaygan. (jrilàn. Mùqàn, al-Babr e al-Tavlasàn. E poi tornò (ad al-Kùfah) ('). Sa'id b. al-'As gli successe, conquistò al-Daylam. e edificò Qazwin fFaqih Hamadzàni Buldàn., 282, lin. 2-5Ì [M.]. NoT.\ 1. — \Cfr. § 32, nota 2|. (al-IIusayn b. 'jVmr, da Wàqid . Quando gli Arabi si stabilirono nell'Aiizarbaygàn, vi accorsero anche le loro famiglie dai due misr (al-Basrah e al-Kiifah) e dalla Siria, e ogni famiglia prese a forza ciò che potè, e alcuni comprarono terre dai Persiani, e i villaggi si rivol- sero a loro per protezione, e gli abitanti contadini passarono alla loro dipendenza. al-Husaj-n dice: Warthàn era un ponte (qantarah) come i due ponti di Wahs e Arsaq [Yàqiit, IV, 91H. lin. 14 e segg., dice che era un posto dell'Adzarbaygàn a due iarsakh dal Wàdi al-Rass], che passarono in proverbio al tempo di Babak. Marwàn b. Muhamraad b. Marwàn b. al-Hakara vi costruì sopra, e ne coltivò la terra e la fortificò, onde diventò suo possedimento. In seguito questa qantarah fu ptesa insieme coi beni dei banii Umayyah e passò ad umm Ga'far Zubaydah bint (;;8. 26. a. H. 26. a. H. Mono per lo più .sconosciuti allo altre fonti. Si noti altre.si che 8avf dà a •IRAQ-PERSIA. ■ . . .. J ^xa. a. Nomine di go- t^ntti questi governatori una aurata uniforme di tre anni soli. Ciò deve vernatori.] avere stretta attinenza con l'altra notizia, data pure dal .solo Saj'f (cfr. Ta- bari, I, 2828, lin. 18-19), che tre anni dopo la sua elezione, il Calitìi. 'Utjiman deponesse abù Mù.sa al-As'ari dal governo di al-Basrah e nomi- nasse invece .sua 'Abdallah b. 'Amir: il mutamento di tutti i governatori della Persia, nelle fonti di Sayf, deve essere quindi avvenuto in seguito al mu- tamento del governatore di al-Basrah (cfi*. T abari, I, 2830, lin. 5 e -segg.). § 36. — (Sayf b. 'limar, da Muhammad e da altri). Il Califfo 'Uthmàn confermò abii Musa al-As'ari nel governo di al-Basrah, ma fece le seguenti nomine in Persia: Mandò (1) 'Umayr b. 'UtJimàn b. Sa'd (al-Thaqafi) nel Khuràsàn, ove il nuovo governatole iniziò operazioni militari contro gli abitanti del set- tentrione (i Turchi) e sottomise tutto il paese fino alla Farghànah. 'Umayr ritenne il suo posto per tre anni, quando fu traslocato e mandato a gover- nare il Mukràn. Mandò (2) 'Abdallah b. 'Umajr al-Layt_hi dei Tha'labah, a governare il Sigistàn, ove vennero iniziate operazioni militari ed 'Abdallah si spinse fino a Kabul : egli rimase in questa carica per due anni soli, quando fu deposto e gli successe 'Abdallah b. 'Amir. Mandò (3) 'Ubaydallah b. Ma'mar al-Taymi a governare il Mukràn, e nei tre anni che egli tenne questo ufficio sjjinse le sue armi fino al fiume (Indo?). Alla fine dei tre anni 'Ubaydallah fu mandato a governare il Mukràn. Mandò (4) 'Abd al-rahmàn b. Ghubaj's al governo del Karman, (6j un altro (non nominato) al governo del Fàris e di al-Ahwàz; e (6) al-Husayu b. abì-1-Hurr ad amministrare il Sawàd al-Basrah (T a bari, I, 2828-2829). Cfr. Athir, III, 77. § 37. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Nel secondo anno del suo regno (vale a dire perciò nell'anno 26. H.) il Califfo 'Uthmàn tolse ad 'Abdallah b. 'Umayr il governo del Sigistàn e vi mandò 'Abdallah b. 'Amir, ma dopo un solo anno depose ibn 'Amir e nominò 'Asim b. Amr governatore del Sigistàn. Allo stesso tempo depose 'Abd al-rahmàn b. Ghubays dal governo del Karman e vi mandò 'Adi b. Suhayl b. 'Adi CT abari, I, 2829). OÙZISTÀN-FÀRIS. — Insurrezione di Idzag e dei Kurdi. § 38. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Nel terzo anno del califfato di 'Uthmàn (perciò circa l'anno 26. H.) si ribellarono gli abi- tanti di ìdzag ed i Kurdi. Contro di essi abù Musa al-As'ari governa- le*. 26. a. H. Il 38, 39. tort' di al-Basiah allestì una spedizione, incoraggiando i Basx-ensi alla 26. a. h guerra santa contro gl'infedeli e decantando specialmente i meriti dei pe- ris!^- insurrezio- doni nel combattere i miscredenti. I soldati aderii'ono volentieri all'invito, ne dì Tdzag e dei supponendo che il governatore avrebbe dato egli per il primo il buon esempio; ma quando abù Musa si accinse a partire ed i soldati videro uscire dal palazzo del governatore, il qasr di al-Basrah, ben quaranta muli carichi del solo bagaglio del governatore, scoppiò una sommos.sa ed i soldati, atferrati i muli alle briglie, impedii-ono loro di partii-e. Dovette interve- nire lo stesso abù Musa per calmare i soldati ed a stento riuscì a sedare gli animi ed a sodisfare alle loro pretese. Questo fatto fu in seguito uno dei capi d'accusa dei Basrensi. quando chiesero al Califfo la deposizione di abu Musa fcfr. 29. a. H.). (Sayf b. Umar non aggiunge altro sul conto della spedizione contro i Kurdi) (Tabari, I, 2829). Cfr. Athir, III. 76-77; Tabari Zotenberg, III, 525-528. § 39. — Anche questa notizia di Sayf b. 'Umar, campata così in aria, non ispira cronologicamente grande fiducia, mentre anche geograficamente non è del tutto chiara. Secondo Yàqùt, Idzag è il nome di un distretto e di una città (Kùrah \va bai ad) tra il Khùzistàn ed Isbahàn . . . in mezzo ai monti dove cade molta neve, che viene portata ad al-Ahwàz e nei dintorni... Il ponte Qan- tarah Idzag (detto anche Qantarah Khurrazàdz : cfr. Yàqiit, IV, 189; Mcyuard Dict.. 461-462) è una delle maraviglie del mondo, perchè costruito in pietra attraverso una valle asciutta, ma profondissima. Idzag ha sofferto da moltissimi terremoti, contiene molte miniere ed alimenta, nella sua flora, una specie di pianta alcalina fqàquli o qàqulla: sai- soia fruticosa: cfi-. Dozy, Suppl., II, 296) il succo della quale è di gio- vamento per curare la gotta (niqris). In essa v' è un tempio del fuoco (bay t nàr) antico, in cui il fuoco fu mantenuto sino ai tempi del Califfo al-Kasid [f 193. a. H.]... Il kharàg di questa regione viene riscosso un mese prima del Nawruz persiano (capo d'anno persiano), il che è contrario alla consuetudine adottata generalmente per l'esazione di questa imposta. La tassa vien prelevata dalla canna a zuccaro ... in ragione di quattro su dieci, ecc. (Yàqut, I, pag. 216). Cfr. anche Meynard, 62; Layard, Journal R. Soc. of London, voi. X\I. da cui si viene a sapere che è ora luogo deserto nella parte più montuosa del Khùzistàn. o Lùristàn. Dai testo di Yàqùt si comprende che la regione era essenzialmente persiana e .sa.s.sanida e che ora troppo a mezzogiorno per essere abitata 165. §§ 3fl-ii. 26. a. H. 26. a. H. ,i.,i Kmdi Qnosti tenevano le montagne più a st.trentrione tra al-Mawsil e [KHUZISTmN-FA- , t . ,, . T , • j , Ris.-insurrezio- l Adzarbaygan, ossia nella rogioiie di esclusiva spettanza del governatore nedildzagedei ^\[ al-Kufah. Il cenno al tempio del fuoco rimasto in uso sino ai tempi del Califfo al-T?asid è importante, perchè rivela come la regione fosse uno dei foco lari più conservatori dell'antica fede mazdeista. Ciò spiega ampiamente quale fu probabilmente la vera ragione dell' insurrezione. Infine osserveremo che anche in questa tradizione abbiamo indizi, ve- lati sì, ma pur abbastanza palesi, che i governatori si approfittavano delle ricchezze vinte dagli eserciti conquistatori e che i militi, informati di ciò in tutto r impero, erano sempre all'erta per non essere ti-odati, e per de- nunziare i loro capi prevaricatori. SIRIA. — Estensione del governo di Mu àwiyah. iCfr. 2ò. a. IL, §§ 19-21). § 40. — Dopo la morte di Sa'ìd b. Amir b. Hidzyam al-Grumahi, go- vernatore di Hims e Qinnasrin, nell'anno 20. H., il Califfo 'Umar aveva mandato a succedergli 'Umayi- b. Sa'd b. 'Ubaj'd al-Ansàri. Il rimanente della Siria, ossia Damasco, gli al-Sawàhil e Antàkiyah erano sotto il go- verno di Mu'àwiyah b. abì Sufyàn. Quando sali al potere 'Utiimàn, il go- vernatore 'Umayr b. Sa'd cadde malato e chiese al Califfo di ritornare in patria : 'Uthmàn accettò le sue dimissioni, e nominò Mu'àwiyah b. abì Su- fyàn governatore anche di Hims e di Qinnasrin, per modo che tutta la Siria si trovò riunita sotto un solo governo. Ciò accadeva nell'anno 26. H. Mu'àwÌ3'ah nominò allora Habìb b. Maslamah al-Fihri suo luogotenente in Qinnasrin. Habìb era anche chiamato Habìb al-Rùm per il grande nu- mero di spedizioni che egli faceva contro gli al-Rùm (= Grrecij (Freytag Halab., 6). Cfr. anche Fournel Ber ber es, I, 21. SIRIA-IRÀQ-ASIA MINORE. — Invasione greca della Siria. {Cfr. 26. a. H., §§ 56, 67, 68, 60, 62). § 41. — Nell'anno 24. H., secondo abù Mikhnaf, i Greci invasero la Siria, ed il Califfo Utlimàn dovette ordinare alle genti deH"Ii-àq di re- carsi iu soccorso dei loro colleghi della Siria (') (T a bari, I, 2806). Nota 1. — Anche questa notizia è cronologicamente errata. Il soccorso inviato da al-Kufah in Siria avvenne dopo la spedizione dell' Adzarbaygan e per opera di al-Walid b. 'Uqbah: ora la spedizione dell'À4zarbaj'^àii fu compiuta soltanto nell'anno 26. H. e quindi anche i fatti, ai quali alludesi nel pre- sente paragrafo, devono porsi sotto l'anno 26. H. tranne che si corregga la menzione di al-Walid b. 'Uqbah in Sa'id b. al-'As. ed allora andrebbero sotto l'auno 31. o 32. H. Quest'ultima data è più probabile, perchè 166. Siria.] 26. a. H. §§ 41.43. le fonti armene (cfr § 25. a. H., § 39) escludono spedizioni arabe in Armenia tra il '23. -30. H. : iim allora 26. a. H. al nome di al-Walid b. 'Uqbah bisognerebbe ovunque sostituire Sa'id b. al-'As. [SIRIA-'IRAQ-ASIA Una parte delle tradizioni che si riferiscono a questo evento è già stata tradotta insieme con le MINORE.- Inva- tradizioni riguardanti le campagne in Armenia (cfr. 25. a. H., §§ 56-59, 62). sione greca della § 42. — ( Ffisàm ibn al-Kalbi, da abù Mikhnaf, da Faiwah b. Laqit al-Azdij. Dopo che al-Walid b. Uqbah (governatore di al-Kùtahj ebbe ter- minata la sua incursione nell'Adzarbaygàn ed in Armenia, fece ritorno ad al-Mawsil e da lì si trasferì ad al-Hadithah (cfr. 26. a. H., § 57). In questo luogo ricevette una lettera del Caliifo Utjimàu, nella quale gli veniva annunziato che i Greci invadevano la Siria con un potentissimo esercito, e che perciò era necessario l' invio di genti armate di al-Kùfah in soc- corso « dei loro fratelli » della Siria. Il Califfo aggiungeva quindi l'ordine di non inviare meno di otto o diecimila uomini. La spedizione doveva essere fatta immediatamente dal luogo stesso in cui al-Walid riceveva la lettera. al-Walid diede, senza indugio, incarico a Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili di riunire i diecimila uomini chiesti dal Califfo e di marciare verso la Sh-ia. Il corpd di spedizione venne formato di soli volontari, e soli tre giorni dopo elle al-Walid eblie annunziato alle milizie gli ordini ricevuti dal Califfo, Salmàn b. Rabi'ah partiva alla testa di 8000 Kufani. Le milizie entra- rono sollecitamente in Siria, si congiunsero con quelle sirie comandate da Flabil) b. Ma.slamah al-Fihri ed insieme, penetrate in Asia Minore, deva- starono tutto il paese dei Greci, fecero quanti prigionieri vollero, espugna- rono parecchie piazze forti (ctr. 25. a. IL. §§ 67-69) e ritornarono in Sii-ia carichi di preda f') (Tabari. I, 2807-2808). Athir. III. 64 (25. a. H.j. N. Maslamali ad invadere l'Armenia. Habii) parti con un esercito di milizie sirie, ma per istrada venne a sapere che al-Mawriyàn al-Rumi (cfi-. 25. a. H., § 43) si avanzava ciontro di lui alla te.sta di 80,000 uomini, greci e turchi. Habib ne mandò sul)ito notizia a Mu'àwiyah, il quale a sua volta ne avvisò il Califfo. Uthmàu .spedì immediatamente un ordine a Sa'id b. al-'A.s di inviare soccorsi a Habib b. Maslamah: fu spedito Salmàn b. Rabi'ah con §§ 43-45. 26. a. H. 26- a. H. GOOO uoinini. Habib oia uomo idcno di astuzia: egli si prefisso di sorpren- [SIRIA IRAQ-ASIA , ,. " ,• , ,r • -.r i i f- MINORE.- inva- derc (Il Dottc tempo u campo di al-Ma\vriyàn. Mentre prendeva Je dispo- sione greca della sizioni per tentare questo colpo di mano, era presente sua mogli»- umm 'Abdallah bint Y^-zid al-Kilàbiyyah, la quale volle sapere ove fosse il luogo di convegno delle schiere dopo l'assalto notturno. HaV)ìb le disse che era stato scelto per luogo di convegno il baldaccliino (al-suràdiqj di ai-Ma w- riyàn, « o il paradiso! », aggiunse Habìb. Questi menò felicemente le genti all'assalto nottui'no, sopraffece quei nemici che incontrò sul suo cammino e si diresse con i suoi verso il baldacchino di al-Mawriyàn : egli rimase maravigliato, quando scopri che sua moglie ne aveva già preso possesso (cfr. 25. a. H., § 43). umm Abdallah fu quindi la prima donna araba che facesse uso di un baldacchino: quando essa rimase vedova di Habìb, passò a seconde nozze, sposando al-Dahhàk b. Qays al-Fihri (consanguineo di suo marito) e gli par- tori un figlio (T a bari, I, 2808-2809). al-Wàqidi non dice però in che anno avvenissero questi fatti, ma egli intende probabilmente il 24. H., perchè sotto questo anno li riferisce al- Tabari ; in tal modo però l'errore cronologico di al-Wàqidi sarebbe di circa sei anni, perchè Sa'id entrò in carica in al-Kùfah tra il 29. e il 30. H. Athir, III, 64-65, riassume i fatti sotto l'anno 25. H. Queste stesse notizie sono date anche da altre fonti. Cfr. 25. a. H., §§ 43, 44, 57, 58, 65, 69. § 44, — Nelle nostre fonti v' è confusione di fatti : la prima conquista dell' Adzarbaygàn avvenne nell'anno 22. H. (cfi-. 22. a. H., §§ 16 e segg.j, ma pare che solo più tardi, quando al-Mughirah b. Su'bah era governa- tore di al-Kùfah, avvenne l'occupazione militare permanente della provincia per òpera di Hudzajfah. — La seconda conquista seguì nell'anno 26. H. per opera di al-Walid b. 'Uqbah. La spedizione di Salmàn b. Rabi'ah in Armenia, per ordine di Sa'id b. al-'As, si svolse nell'anno 31. H., sicché il Wellhausen ha forse ragione (Sk. u. Vorarb., VI, 110, nota 3) nel dire che ibn al-Kalbi nel precedente paragrafo ha confuso la spedizione di al-Walid nell'Adzarbaygàn dell'anno 26. H., con l'altra di Salmàn b. Ra- bi'ah in Armenia nel 31. H. — Habib b. Maslamah infatti si battè con Maurianos (= al-Mawriyàn) nell'anno 31. H., e poi perì nel paese dei Turchi presso Balangar l'anno seguente, nel 32. H. — Cfr. 31. a. H. SIRIA. — Razzia in provincia di Qinnasrln. § 45. — Mu'àwiyah b. abì Sufyàn razziò i Greci nella provincia di Qinnasrin (') (Atiiir. Ili, 73). — Cfr. 27. a. H., § 4. 168. 26. a. H. §§ 45 49. Nota 1. — Questa notizia può forse ricollegarsi con quelle dei precedenti §§ 41-43, perchè dimostra 26. a. H. come i Greci si trovassero nel 26. o 37. H. ad oriente della catena dell'Amanus, nel cuore della Siria. [SIRIA. - Razzia in Ciò dev'essere stata conseguenza di una incursione bizantina. Ve ne furono perciò presumibilmente due: provincia di Qin- ana tra il 26-27. H., e un'altra iquella della sconfitta di al-Mawri\-ànì nel 31. H. circa. — Si noti intanto nasrin.] che la fonte parla di razzia e non di cacciata dei Greci: dunque questi si erano fermamente stabiliti nelle vicinanze di Qinnasrin, che gli Arabi avevano pur conquistato sin dal principio della loro inva- sione nell'anno 16.-17. H. (cfr. 16. a. H., §§ 275, 276, 280. 281, 286, 294). V'é dunque il sospetto che i Bizantini in questi anni abbiano ripreso in Siria una parte del territorio perduto. Se queste supposizioni sono giuste, noi abbiamo qui un'altra conferma del singolare periodo di stasi militare degli Arabi nei primi anni del califlFato di 'Dthmàn. Tranne qualche tentativo in .Armenia e la repressione di rivolte nell'Àdzarbaygàn, nulla si conclude di durevole ne in Asia, ne in Africa. E allora dobbiamo domandarci: quali ne furono le ragioni? Furono probabilmente speciali condizioni politiche e morali inteme, di cui tenteremo l'analisi in altro luogo. SIRIA-ARABIA. § 46. — ili que.sto anno (26. H.) Mu àwiyah venne a far vi.sita ari Xìthniàii in Madinah iBaethgen Fragni., pag. 112). Cft-. Elia Bar Sina va, 85. ARABIA. — Rinnovamento dei termini di confine al territorio sacro di Makkah. {Cfr. 24. a. H., §§ 72-74). § 47. — (al-Wàqidi). In questo anno il Califfo Uthmàn diede ordine che .si restaura.ssero i termini, i quali delimitavano il territorio .sacro di Makkah ("tagdid ansàb al-haram) (T abari. I. 2810). Cfi-. Athir, III, t',7: Yàqiibi. II. 190. ARABIA. — Ingrandimento della moschea di Makkah. § 48. — lal-Wàqidi). In questo anno i2G. H.j il Califfo 'L'thmàn or- dinò di ampliare il tempio di Makkah, il così detto Masgid al-Haiàm. e jx-r questo motivo comperò e demolì molte case circostanti al santuario. Sic- come alcuni proprietari si rifiutarono di vendergli le loro case, egli le espropriò e fece deporre il valore delle medesime nelle casse dello Stato, nel Bayt al-Màl. a disposizione dei proprietari recalcitranti. Questi, invece di acquetarsi, menarono tanto strepito, che il Califfo impazientito ordinò di carcei-arli, dicendo : « Non sapete forse che cosa vi induce ad offen- « dermi ? È la dolcezza del mio carattere! Umar vi fece la stessa co.sa, e «nessuno di voi .strepitò contro di lui! ». Intervenne allora 'Abdallah b. Khàlid b. Asid [o Usayd] e, gi-azie alla sua intercessione, i carcerati furono rime.ssi in libei-tà (Tabari, I, 2811). Cfi-. Balàdzuri. 4tì ; Azraqi. .S07. lin. Ó-9 : Athir. Ili, 67; Ma- hàsin, I. 04. lin. 12-16. § 49. — (^al-Yaqùbij. ■Uthmàn poi nell'anno 26. H. ampliò il masgid al -baia ni e comprò da alcuni le loro caso. Ma ci fu chi si rifiutò: allora UHI. 22 $f !!■ M 26. E. n« 26. a. H. (ji Califtb) 1«' buttò giù, »' pu.stj il danaro equivalt'iit»- nella hayt al-màl. (ARABIA. - Ingran- , i i- i- ,■ ^j_ • •' n t- dimonto della I rotestarono contro Ltnmàu, ed egli li lece mettere in i»rigione. H, disse: moscheadiMak- «Ciò che vi ecclta contro di me è la mia clemenza. 'Umar ha fatto lo «stesso e non avete gridato» (Ya'qùbi, II, 189-180; [M.]. Cfr. anche Dzahabi Paris, I, fol. 149, v.; Baethgen Fragm., 112; Elia bar Sinaya, 86; Muir Annals, 312; Muir Caliphate, 222; Akhbàr al-Duwal, 99, lin. 14-15; Suyuti Khalif., GO. lin. 9-10; Fasi, 75, lin. 2-4. § 50. — (Qutb ai-din). Anticamente il Masgid al-Haràm era un piaz- zale aperto (fina) intorno alla Ka'bah, né ai tempi del Profeta, né a quelli di abù Bakr vi era recinto murato. Il piazzale era chiuso tutto in- torno dalle case della città e fra le medesime v'erano le porte d' ingi-e.sso da tutte le parti. Il Califfo "Umar per il grande aumento dei pellegrini allargò il masgid, comperò e demoli le case confinanti, includendone l'area espropriata nel piazzale e recinse questa d'un muro basso, sul quale era uso porre le lanterne. Il Califfo 'Uthmàn comperò anche altre case ed ingrandì ancora la corte della moschea. Egli eresse porticati coperti (a r \v i q a h) Q) (Qutb ai-din, 78, lin. 14-79, lin. 3). Cfr. anche Màwardi Ahkàm, 281, lin. 8-282, lin. 3. Nota 1. — In una prossima occasione abbiamo intenzione di riprendere in esame brevemente l'evoluzione della moschea, su cui abbiamo già pubblicato qualche appunto in un precedente volume (ctr. "2. a. H., §§ 3 e segg. |. Per ora ci limitiamo a rilevare nelle seguenti notizie come il secondo ingran- dimento del santuario di Makkah, appena nove anni dopo quella di 'Dmar (cfr. IT. a. H., §§ 179 e segg.l. sia prova evidente del numero sempre crescente dei Masulmani, e della voga ogni dì maggiore presa dal santuario makkano. — Si può presumere che i Musulmani presenti alle cerimonie annuali fossero ancora in grandissima maggioranza Arabi; ma ciò non diminuisce il valore della osservazione. E bene infatti rammentare che questi Arabi erano quasi tutti nati pagani, devoti perciò ad altri santuari locali e fami- gliari, praticanti altre cerimonie annuali, ora condannate dall'Isiàm. L'abbandono graduale di questi centri minori e l'attrazione ormai predominante su tutti del santuario makkano è sintomo utile e pre- zioso per la conoscenza delle fasi attraverso le quali l'Isiàm s'infiltrò nelle masse popolari degli Arabi prima e dei non Arabi poi. — V'è però da osservare che in maggioranza i pellegrini erano non Beduini ancora dimoranti nel deserto, ma quelli già molto islamizzati che popolavano i campi militari delle piv- vincie ed avevano assaporato tutte le dolcezze dell'immenso dominio imperiale della nuova fede. — Non mancavano però nemmeno gli altri Beduini, quelli ancora incolti e quasi selvaggi del deserto, attirati da curiosità, da desiderio di guadagni e dal fascino irresistibile del nuovo ordine di cose. § 51. — (Qutb ai-din). In questa medesima circostanza, cedendo alle insistenze degli abitanti di Makkah, 'Uthmàn si recò a (xuddah e preso personalmente in esame le domande dei Makkani, perchè il porto della loro città tosse trasferito da al-Suaybah a Guddah ('), che è più vicina alla città. Il Califfo approvò la proposta. In questa occasione egli fece un bagno di mare, che gii piacque tanto da indurlo a invitare i seguaci ad imitarlo. Tutti entrarono nell'acqua con costumi da bagno. 'Uthmàn ritorno a Ma- dinah seguendo la via attraverso 'Usfòn (Qutb al- din, 79, lin. 3-11). 170. 26. a. H. g§ 51-55. Cfi-. anche VViistenfeld. Geschichte der Stati f .ìfekka, pag. 122, § 123; 26. a. h. ^. . , .- . T o/^ [ARABIA. - Ingran- Heydt, Hisf. Comm. j entro di consumo. E bene anche aggiungere cae Makkah, come appureremo meglio sotto t(li Umayyadi, oonservò il suo carattere orgiastico, seppure attenuato dall' Islam, e molti si stabilirono 5-», ohe volevano menare vita allegra tra donne, canti, vino, ecc. — Anche questo fu ragione di • nza commerciale. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale. § 52. — (Tal>ari. .stiiza i.siiiulj. in questo anno (26. H.) il Califfo Uthinan tliresse il grande pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2811). Cfr. Athir. III. 73; Mahàsin, I, 94, lin. 16; Mas ùdi, IX, 66. . EGITTO. - Deposizione di Anir b. al-Às. {Cfr. 25. a. IL, §§ 113 e seguenti j. § 53. — In questo anno (26. H.j si pone da alcuni la deposizione di 'Amr b. al-As e la nomina di 'Abdallah b. Sa'd b. abì Sarh, fratello di latte di Uthmàn (Abulfeda, II, 260). § 54. — (al-Nu\vayri). Nell'anno 26. H. il Califfo 'Uthmàn tolse ad Wmr b. al-As l'amministrazione del kharàg di Misr e lo diede ad Abd- allah b. Sa'd b. abi .Sarh: ma i due uomini vennero tra loro a contesa i-d Uthmàn depose Ami-, riunendo di nuovo tutto il governo nelle mani !i ibn abi Sarh (Nuwayri Leid. I, fol. 100,r.). Cfr. anche Athir. Ili, 67-68; Fagnan Annales, 9-10; Suyùti Ivhalif., 60, lin. 13-U [che pone il tatto nel 27. a. H.]; Wardi, l, 151 [nel 2^. a. H.). EGITTO. — Documenti papiracei dell'anno 26. H. § 55. — Tr.i 1 papiri egiziani della collezione dell'arciduca Ranieri . .sistuno due documenti sincroni, riguardanti faccende amministrative del tempo. {fi} Giuliana, moglio di Helias, rilascia ricevuta per il ritiro di oggetti li valore affidati al capo del distretto Iferacleopolitano (10 Payni, IV In- lizionp = 4 giugno 647 dell' È. V. = 24 Sa'bàn 26. II.) (Ivarabacek, Fuhrcr, 140-141. n. 663;. 171. 65 6H. 26. a. H. 26. a. H. (^^, abu Yusuf al-Hàrith 1j. 8a id. 'Arar b. 'Atà, Musàfi' b. Salit, e menti papiracei '"^"'ì^' ^- 'Aniir rilasciano ad Apakyros, Pagarco di Heracleopolis setten- deiranno26. H.i tri(»iiale uiia ricevuta per il ritiro di alcuni cavalli, richiesti dal governo arabo ('25 Epiphi, V Indizione =19 luglio 647 dell' E. V. = 10 Sawwal 26. H.) Karabacek Fiihrer, 141. n. 664). EGITTO-AFRICA. — Spedizione di Uqbah b. Nàfi , e di ibn abl Sarh. (Cfr. 25. a. II., §§ 146 e segg.). § 56. — Nell'anno 26. H. 'Uqbah b. Nàfi' fece una spedizione fino a Waddàn, passando per Maghmadas, nel distretto di Surt, in fondo alla grande Sirte, presso la Cirenaica (Khaldùn Ber bè ras, I, 309 [ibn Abd al-liakamj). Cfr. Caudel Invasions, 51. Per recarsi da Tripoli a Waddàn gli Arabi ebbero a traversare il ter- ritorio dei Berberi Huwàrah. Cfr. Fournel Ber ber es, I, 21, nota 6, 110 e nota 2: Bakri Ma- sàlik, 12, lin. 14-16: J.A., serie V, voi. XII. pag. 443. § 57. — (al-Nuwayri). Nell'anno 26. H. Amr b. al-'As mandò Abd- allah b. Sa'd b. abi Sarh a razziare la Ifi'ìqiyyah, ed al ritorno della spe- dizione il Califfo 'Uthnian tolse ad 'Amr b. al-'As l'amuiinistrazione del kharàg di Misr e l'affidò ad ibn abi Sarh f) (Nuwavri Leid, I. fol. 99,v.-100,r.). Cfr. anche Athir, III, 68; Fagnan Annales, 10. Nota 1. — Le ultime parole fanno nascere il sospetto che questa spedizione dell'anno 26. H. sia la stessa di cui abbiamo già fatto menzione sotto l'anno '25. H. (cfi-. 25. a. H., §§ 146 e segg.l. La cro- nologia è incerta e non possiamo dire con sicurezza se la spedizione avvenisse nel 26. o nel 26. H. La data 26. H. sembra più probabile, perchè nell'anno 25. H. abbiamo l'assedio di Alessandria, ma le fonti uniscono strettamente la spedizione con la deposizione di 'Amr b. al-'As e ciò complica la soluzione del problema. D'altra parte l'insurrezione di Gurgir contro l'imperatore bizantino in Ifriqiyj'ah ,=: Tunisia) può essere una conseguenza della seconda presa di Alessandria, e sembra che sia scoppiata in un anno in cui gli Arabi non razziavano il paese. — Ciò sarebbe in favore di una spedizione araba nell'anno 25. H. seguita da una sosta nell'anno 26. H. Tra queste due considerazioni tra loro contradittorie, il giudizio finale deve per forza rimanere sospeso. AFRICA. — Ribellione di Gurgir. § 58. — Nell'anno 26. H. il governatore bizantino dell'Africa Gre- gorio, detto Gurgii- dagli Arabi, si ribellò contro l' imperatore Costante II (cfr. Caudel Invasions, 48-49, citando il Ei'àd al-Nufias). — Gli incidenti della rivolta, e della campagna araba che fu probabile effetto della rivolta di Ó-urgfr, sono avvolti nell'oscimtà, perchè le ampie narra- zioni di al-Nuwayri non meritano fedo, essendo forse attinte a romanzi 172. 26. a. H. §§ 5&^2. storici sul tipo dei Pseudo-Wàqidi che abbiamu studiato nella conquista 26. a. H. della Siria. Il De Slane già considerò la narrazione di al-Nuwavri poco ij^ne di óurgTr.l meglio di un romanzo. Diamt) la versione delle tradizioni sotto l'anno seguente. Cft-. 27. a. H., ijì^ 14 e segg. AFRICA. — Conquista dell' Ifriqiyyah : razzia in Spagna. § 59. — In questo auuo (20. H.) Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh con- quistò r Ift-iqÌ3'yah, ed 'Abdallah b. Nàfi' b. al-Husayn fece una razzia verso la Spagna. 'Abdallah b. Nàfi' rimase in Ifrìqiyj'ah come governatore (^) (Ab ai- teda, II, 262). Nota 1. — Non occorre aggiungere che la notizia non ha fondamento essendo il frutto di un errore cronologico di uno storico molto recente, che ha riassunto ibn al-At_hir (cfr. 27. a. H., §§55 in prin- cipio, 68 e 69). EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo. § 60. -- La massima magra del Nilo scese a 5 dzirà', 20 asba'. La massima piena .sali a 16 dzirà', 4 (oppure 16) asba' (Mahàsin, I, 94, lin. 16-18). L' inondazione fii discretamente abbondante sebbene inferiore di quasi un braccio (dzirà) a quella dell'anno precedente. — Cfi*. 25. a. H., § 145. NECROLOGIO. — Hafsah bint Umar. § 61. — In questo anno, 26. H., si dice (Athir, III, 73) venisse a morire Hafsah figlia del Califfo 'Umar, e vedova del Profeta; ma altri po- sticipano la sua morte all'anno 45. H. — Per la sua biografia cti-. il ne- crologio dell'anno 45. H. Cfr. 27. a. H., § 26. abù Rimthah al-Balawi. § 62. — ah>ù Rimtjiah al-Balawi, o al-Taymi, o al-Tamimi, Compagno del Profeta, mori (ucciso) in Africa (durante la spedizione di 'Abdallah b. Sa'dj nell'anno 26. H. (Athir, II, 233; III, 73). E uno dei tradizionisti della scuola egiziana (Dzahabi Tagrid, II, 177, n. 1939). Alcuni vogliono che siano due persone omonime, uno dei Bali e l'altro dei Tamim. Si. vuole da alcuni che avesse nome Rilaah b. Yathribi : altri lo chiamano 'Akasah, o 'Umàrah b. Yathribi; altri lo dicono Hibbàn b. Wuhayb, o Gunrlub, o Khaskhà.s. ibn Sa'd dice che morì nell' Ifiiqiyyah (Hagar Taqrib, 264). 178. { 62. 26. a. H. 26. a. H. INECROLOGIO. - abu Rimthah al- Balawi.'i V'è anche la forma Habib b. Hayyàn abù Rimthah al-Taymi o al- Tamimi, che secondo al-Dzahabi venne con una delle ambascerie a vedere il Profeta (Dzahabi Tagrid, I, 125, n. 1112; H, 177, n. 1939). Trasmise tradizioni a lyàd b. Laqit, e a Thàbit b. abì Munqidz (Hagar Tahdzib, Xn, 97). ibn 'Abd al-barr distingue nettamente i due abù Rimthah, e dice che quello dei Bali si stabilì in Egitto, e l'altro invece, il Tamìmita, fu uno dei tradiziunisti della scuola di al-Kùfah, il maestro di lyàd b. Laqit (al- Isti'ab, 668-669, n. 2922 e 2923). Cfr. Yàqùt, IV, 287; Suyùti Husn, I, 110; Hagar, IV, 127. Alla sua morte ordinò di spianare la sua tomba (Athir Usd, V, 193-194). Cfr. Hanbal Musnad, II, 226-228; IV, 163; Balàdzuri, 180. 174. 27. a. H. 7 Ottobre 647—24 Settembre 648 176. ■r ... 60. •••-••>>> •-.-».^..- Si JSI §•5 i § S g.2 S-5 i a i S.2 g-5 i g S 2.2 g-J 1 ^ S S 2 g-5 1 g * 2.2 g-S § § | ».2 !■? g g 2 g.- s-;; e = ; s ;; c^ >S^.5£ai"S-?-S3M"S-r5aHti>»-e-ScM>?-r5£au>.-c-Sat«>JT:_ = St«>*-:.= = Sti>x-3 ! e ?- = a = 3 ó =.2 ■ g--Mco^u!«<-ooao-2g3.^®t;x2g-gjg5gjg^g^ 9 « l_5 g-5 i e ? S.o Sé g S 3 2.5 g-2 I 3' 6ii>S-o— BBuifS'O— Sbisp-Sts— 2ae«>»t!— SEM>"t!.2Saaì>x-3.2SSt£>"t)°aaM>"-3£BSs«> ■S' B Q O & .0 »t-i)»c; -2232222 2Sr;?jggiSSSS5S3"'' = ""*'*'' *'*2 = 222££«:22S5?5a ;!SS?;S SSS- -^.rr^o»t-oo»o-32.22S2t;£2S5?ì?ia!SSSSSS-""'"*'°'°''" = S=2E2!£2S;22?S5SÌSa§^SSS § à S S d a.£ I à Si a è àjj I à « S s B.2' I a « S ò 0.2 S a d s ò (3x S a S s ó à.o S s ^ ^ o B.£ a à !; •sJ:BB»>«i~j;BBM>«-=J:Bnt«>S-a— Eat«>S-o_Bs«>S-o— BEM^S-r— a£ì«>B'T:— 6Si>ii>"r;_E O S5 C t-»»2s2J23S£S22Sò3 ?ia3!SSS8S5S5-''«'* "=" = -* ■-2S2;23£2&S2asSISaìS55S?.S''-'"-' 17G. 27. a. H. PERSIA-FARIS. — Seconda presa di Istakhr. § 1. — (al-Wàqidi). In questo anno (27. H.J avvenne la seconda presa di Istakhr, per opera di 'Uthmàn b. abì-l-'Às (T a bari, I, 2819). Cfr. Athii-, III, 73, che la pone nell'anno 26. H. ; Mahàsin, 1,96, lin. 7-8: Hagi Cronologia, 25. Cfr. anche 23. a. H., §§ 27 e segg. ; 26. a. H., §§ 1 e segg.; 28. a. H. e 29. a. H. PERSIA-FÀRIS. — Pace di Arragàn e di Daràbéird. § 2. — (Davvud b. abì Hindj. 'Ut_hmàn b. abi-l-'As ed abù Musa al- As'ari conclusero in questo anno la pace con Arragàn dietro pagamento di 2,200,000 dirham, e con Dài-àbgird (i) per 1,080,000 dirham (Dza- habi Paris, I, fol. 149, v.). Cfr. anche Khamis, II, 286, lin. 16-18; Mahàsin, I, 95, lin. 11-13; Suyuti Khalif., 60, lin. 13. — Cfr. 23. a. H., § 31 e nota 2. Nota 1. — Istakhr, Arragàn e Dàràbgird, tutte città del FàrÌ8, erano state già espugnate altra volta dagli Arabi. .Anche se la cronologia degli eventi ricordati in questi due primi paragrafi dell'an- nata non 8ia sicura, sono nondimeno memoria di una nuova sollevazione persiana, d'una cacciata degli Arabi e di una nuova campagna di conquista compiuta per opera dei luogotenenti di abii Musa al-As'ari con le milizie di al-Basrah. PERSIA. — Il NawrQz. § 3. — 11 Nawrùz dei Persiani cadde sul 6 Sa'bàn (= lunedì 6 maggio 648 dell' È. V.) (Hamzah, 160 [dice giovedì]). SIRIA. — Razzia nel territorio greco. § 4. — In questo anno (27. H.) Mu'àwiyah b. abi Sufyàn (governa- tore della Siria) fece un'incursione su Qinnasrin (T a bari, I, 2819j. Cfr. 26. a. H., § 46. 177. 23 §§ V, ■ 27. a.H. 27. a. H. SIRIA-CIPRO. — Conquista dell' isola di Cipro. |C| DIA r^lPRO ' Conquista dell'i- § 5. — Secoudo abù Ma'sar, in questo anno (27. H.) avvenne la prima sola di Cipro.) spedizione «li Cipro. La stessa fonte dà però anche l'anno 33. H. come quello della spedizione. al-Wàqidi la pone invece nell'anno 28. H. (Ta-" bari, I, 2819-2820). Cfr. Ya'qubi, II, 191, lin. 14; Dzahabi Paris, I, fol. 149, v. Le beau, XI, 338-339, anticipa all'anno 27. H. la spedizione del- l'anno 28. H. Si tratta di confusione di date e di errore cronologico. La spedizione di Cipro va posta nell'anno 28. H., come fa al-Wàqidi. che è la fonte cro- nologica più sicura. ' Cfr. 28. a. H. § 6. — Anche il cronista siriaco Dionigi di Teli Mahrè pone la presa di Cipro per opera di Mu'àwiyah nel 960 dell'Era Seleucida, che corri- sponde al 648 dell' È. V. ed al 27.-28. H. Aggiunge che Aradus fu espu- gnata nello stesso anno (Denys de Teli Mahrè, pag. 7). SIRIA-IMPERO BIZANTINO. — Patriarca d'Antiochia. § 7. — Nel terzo anno del califfato di Uthmàn fu nominato Q-urayg patriarca di Autàkiyah, che ei"a maronita. Egli si trovava a Costantinopoli e vi rimase cinque anni, senza andare ad Antàkiyah. Morì a Costantino- poli e fu sepolto là (Eutychius, II, ed. Cheikho, 27, lin. 21-28, lin. 1). IMPERO-BIZANTINO. — [Costantinopoli?]. § 8. — Un terribile ciclone di vento abbattè grandi alberi e rovesciò colonne, nel sesto anno [di Costante] (Cedrenus, I, ed. Bonn, 764). ARABIA-AL-YAMAN-NAGRÀN. — Lettera del Califfo per i Cristiani del Na^ran. § 9. — Quando fu eletto Califfo, 'Uthmàn ricevette in Madiuah una commissione di Cristiani del Nagràn, ed in seguito a questo colloquio il Califfo scrisse al suo luogotenente (in al-Kùfah) al-Walid b. 'Uqbah una lettera del seguente tenore: « In nome di Dio clemente e misericordioso. Dal servo di Dio 'Uthmàn, « Principe dei Credenti, ad al-Walid b. 'Uqbah. Su di te sia la pace di « Dio! Io faccio lodi a Dio, tranne il quale non v'è altra divinità ». E in seguito: «Il ve.scovo, il luogotenente (al-'àqib, vicario) e il principe « (a 1 - s a r à f) della gente di Nagràn sono venuti da me per sporgere que- « rela, mostrandomi quello che (il Califfo) 'Umar aveva pattuito con essi. 178. 27. a. H. §§ 9-13. « lo ho preso conoscenza di ouaiito hanno avuto a soffrire da parte dei 27. a. H. • T /i T , 1 f j 1 [ARABIA-AL-YA- * Musulmani, ed ho concesso ad essi trenta dispense (hall ah) dal pa- man-naóran.- « gamento della tassa àizYah, e le ho abbonate al cospetto di Dio. Io Lettera dei Ca- ° » J ' . . T j , lìffo per i Cristia- « ho largito il pieno adempimento delle concessioni di terre date a loro ^ì dei Nagràn.] « in elemosina da(l Califfo) "Umar in retribuzione ed in compenso delle « loro terre nel Yaman. Trattali benevolmente, perchè sono gente che ha «diritto alla protezione (dzimmah), e perchè fra me ed essi v'è cono- « scenza (ma' rifah). Studia il togiio (sahifah) che 'Umar ha scritto « per loro e compi integralmen e quello che esso contiene. Quando avrai « letto il foglio, restituiscilo a loro. E pace » ('). — Lo scrisse Humràn b. Abàn ai 16 di Sa'bàn del 27. a. H. (Yùsuf, 42, lin. 1-8). Cfr. 37. a. II. Nota 1. — SuH'autenticità di questo docuineuto è forse bene sollevare qualche dubbio: è noto che i Cristiani di tempi posteriori falsificarono molti documenti per tutelare i loro diritti, che nei primi tempi islamici erano stati tacitamente riconosciuti, ma più tardi violati ingiustamente dal governo iiiusulraano. quando lo Stato cominciò a soffrire d'angustie finanziarie, e divampò, insieme con la cre- si-ente anarchia amministrativa, anche il fanatismo anti-cristiano. Cfr. 20. a. H., § 231. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale. § 10. — In questo anno (27. H.) il Califfo 'Uthmàn diresse in per- sona il grande pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2819). Cfr. Mahàsin, I, 96, lin. 18; Mas'udi, IX, 56. EGITTO. Inondazione annuale del Nilo. § 11. — La massima magra del Nilo scese a4 dzirà'e 13 asba'. La massima piena sali a 16 dzirà' e 16 asba' (Mahàsin, I, 96, lin. 18-19). Mentre la piena estiva raggiunse lo stesso livello dell'anno precedente, la magra invernale tu inferiore. NUBIA. - Trattato con i Nubiani. (C'/'r. 21. a. li., §§ 102-110; 23. a. //., § 57). § 12. — Il Califfo 'Uthmàn fece un patto con i Nubiani per quattro- cento schiavi all'anno. Poi si racconta una tradizione del Profeta, secondo cui gli schiavi Nubiani sono dichiarati preferibili a tutti gli altri (Faqìh, 76, lin. 16-17) [M.]. § 13. — 'Abdallah b. ba'd mandò un esercito nella terra al-Nùbah, i cui abitanti domandarono un accordo, impegnandosi a mandare ogni anno trecento persone, provvedendole del mangiare e del bere. Egli ne scrisse ad 'Uthmàn, il quale accettò (Ya'qubi, 161, lin. 11-14) Cfr. Maqrizi Khitat, I, 196, lin. 18-28. [M.]. I7i). g 14. 27. E. H. 27. a. H. EGITTO-AFRICA. — La rivolta del patrizio Gregorio e la conquista [EGITTO-AFRICA. - La rivolta del dell'Africa bizantina. {Cfr. 26. a. IL, § 58). patrizio Gregorio § 14. - Neil' ultimo o penultimo anno di Limar noi vedemmo fcon- den'Af°icabizan^ fiontisi 22. a. H., §§ 56-63 ; 23. a. H., § 69) che 'Amr aveva latto un" in- tina.] cursione nell'Aiì-ica settentrionale, giungendo sino alla grande città di Tripoli, detta dagli Arabi Taràbulus al-Gharb, per distinguerla dall'altra città omonima che giace sulle coste della Siria. Sembra che in quella circo- stanza gli Arabi s' impadronissero di Tripoli, ma in difetto di particolari non sappiamo né come né quanto vi si affermasse il dominio musulmano. La sorpresa dei Greci su Alessandria (cfi'. 25. a. H., §§ 72 e segg.j distolse gli Arabi momentaneamente da nuove iniziative verso occidente ; ma non appena Alessandria fu ripresa e la disfatta disastrosa dei Greci porse buona ragione di credere che essi fossero meno che mai preparati a resistere a nuove aggressioni, gli Arabi ritornarono ad invadere le provincie bizantine in Africa, spingendo le loro scorrerie oltre Tripoli, in quella parte del littorale africano che oggi con-isponde alla Tripolitania occidentale e Tunisia meridionale. L'avanzata degli Arabi verso occidente non fu effetto questa volta di un semplice capriccio del governatore, o sola passione Ijellicosa e conqui- statrice degli Arabi. In Africa bizantina serpeggiava, come già dicemmo (cfr. 21. a. H., §§ 113 e segg.), un profondissimo malcontento contro il go- verno di Costantinopoli, non solo per le solite ragioni fiscali e per l'inet- tezza del dominio bizantino, ma anche per ragioni religiose. Mentre i Greci erano tutti seguaci della nuova dottrina istituita da Eraclio, il mo- noteletismo, la provincia africana si può dire fosse la cittadella della fede duoteletica, e per di piìi il patrizio e governatore bizantino Gregorio, che aveva la sua sede in Cartagine, soffiava nel fuoco del malcontento e dava ragione agli scismatici contro i suoi superiori di Costantinopoli. In Africa, come conseguenza di tutti i mali descritti altrove assai sommariamente (cfr. 2L a. H., §§ 118 e segg.), si andava dunque maturando un movimento che a note aperte rivelava il suo scopo di emanciparsi dal- l' imperatore Costantino : ciò risulta chiaramente dagli scritti dei sinodi africani riuniti nell'anno 646 dell'Era Volgare e dalla lettera di Vittore arcivescovo di Cartagine a Papa Teodoro (16 luglio 646 dell'Era Volgare) (cfr. Kaestner, De imperio Constantini III, pag. 34; Mansi, X, 918, 922, 950). Difatti, sebbene gli Africani dicessero che le voci in proposito erano false, presero alfine le armi sotto la guida del patrizio Gregorio; il quale ribellandosi contro Costantino, si dichiarò egli stesso imperatore, tra la fine del 646 e la fine del 647 vale a dire nell'anno 26. H. 180. 27. a. H. §1 14-16. Cft-. anche Le beau, libro LIX, § 28, voi. XI. pag. 322-323; Burv, 27. a. H. „ ^^ -.., ^ • [AFRICA-EGITTO. Hist. Later Roin. Emp., Il, 287-288. . La rivolta dei § 15. — Il Mercier (voi. I, pag. 196) pone l' iusiuTezione di Gregorio patrizio Gregorio . . . e la conquista immediatamente dopo la morte di Eraclio, affermando che il patrizio si deii'Africab'zan- valesse di questo evento per dichiararsi indipendente e farsi proclamare *'"a-l imperatore. Ma ciò è cronologicamente errato. Nella Chronographia di Teofane (pag. 525) è detto chiaramente che l' insurrezione di Gregorio avvenne un anno prima che gli Arabi entrassero in Tunisia e mettessero fine al brevissimo imperio del pretendente alla porpora. Teofane dice breve- mente che nell'anno del Mondo 6138 (equivalente al 646 dell'Era Volgare ed al 25.-2G. H. ) il patrizio Gregorio, messosi d'accordo con gli Africani (ossia i Berberi), si ribellò contro l' imperatore. Siccome l'anno 26. H. incominciò solo con il 17 ottobre, la notizia di Teofane potrebbe cadere nell'anno 25. H. se avvenne nella prima metà dell'anno, o nel 26. H. se si riferisce agli ultimi mesi. Ne viene di conse- » guenza che la morte di Gregorio per opera degli Arabi successe o alla fine dell'anno 26. o nel principio del 27. H. Infatti lo stesso Teofane narra sotto l'anno del Mondo 6139 (equivalente al 639 dell'Era Volgare, e 26.-27. H.) che gli Arabi invasero l'Africa, sconfissero Gregorio, distrussero il suo eser- cito e imposta una indennità di guerra ritornarono in Egitto. Alcune fonti arabe pongono nell'anno 25. H. la spedizione di 'Abdallah b. abi Sarh in Africa, ma è lecito dubitarne, perchè è lo stesso anno in cui Alessandria fu ripresa dagli Arabi ai Greci e sembra poco verosi- mile che in quello stesso anno gli Arabi invadessero l'Africa bizantina. L'insurrezione di Gregorio si unisce bene con la caduta' di Alessandria, e come conseguenza della medesima : Gregorio, saputa la distruzione della flotta e delle forze di Manuel, poteva, sentendosi al sicuro da aggressioni bizantine, pensare a mettere in atto il suo progetto di ribellione. Perciò questo evento va messo per lo meno nell'anno 26. H., ossia quasi contem- poraneo all'allestimento della spedizione africana per parte degli Arabi, i quali erano consapevoli di quanto succedeva in Africa e volevano trarne profitto (cfr. 26. a. H., § 58). § 16. — La ribellione di Gregorio, il patrizio d'Africa, ebbe un ca- rattere suo speciale : il patrizio innanzitutto si mise alla testa del movi- mento religioso contrario al dogma monoteletico che il governo di Co- stantinopoli voleva imporre e che in Africa aveva incontrato vivissima opposizione. Ma Gregorio non si contentò degli abitanti sedentari della provincia, e volle avere dalla sua anche i capi berberi j)iù inttuenti della Numidia. Eblie quindi l' idea originale di unirsi ad essi, ed abbandonando 181. §§ Ili, 17. ^'' ^' "• 27. a. H. Iji ^.\^l^ ,|i Cartagine, sinora sede dell'esarcato afi-icano, si tra.sfen iu pieno ' - La rivolta del paese iiumidico o berberino a Sufifetula, oggi detta Sbeitla dai Maghribiui, patrizio Gregorio posta a sud di al-Qaj'ruwàn. In questa sede Gregorio si accinso a racco- deirAfricabizan- glierr UH esercito, perchè era stato avvertito dell'avanzata degli Arabi e ""a-i voleva essere preparato a riceverli. Il Mercier (voi. I, 196) afferma che dopo la ribellione di Gregorio in Cartagine sbarcasse un nuovo esarca bizantino, intorno al quale si aggrup- parono i Cristiani rimasti fedeli all'Impero, ma non dice chi sia stato, né dà la fonte di tale notizia. EGITTO-AFRICA. — Spedizione di Abdallah b. Sa d b. abl Sarh nel- r Ifriqiyyah. § 17. — Descrivemmo sotto l'anno 21. H. (cfr. 21. a. H., §§ 111 e segg.) le condizioni deplorevoli nelle quali versava l'Afi-ica Bizantina al momento delle conquiste arabe, e ci rimane ora ben poco d'aggiungere, perchè uno studio più minuto delle condizioni dell' Itrìqiyyah fa piuttosto parte d'una oronistoria dell' impero bizantino. Chi volesse addentrarsi in tale argomento, non ha che prendere il già citato volume di Ch. Diehl {L'Afrique Byzantine), nell'ultima parte del quale (pag. 635 e segg.) trovasi una lucida e magistrale esposizione delle cause interne della decadenza bizantina in Africa e delle ragioni immediate dell' invasione. Per lo sfacelo amministrativo dell' impero bizantino in Asia, special- mente durante i governi di Foca e di Eraclio, la provincia africana erasi in grande parte emancipata dal potere centrale. Eraclio stesso, come sap- piamo, da semplice esarca dell'Africa con felice ardimento si era potuto innalzare sino agli onori perigliosi della porpora imperiale. L'esempio era contagioso, e gli spaventosi disastri della guerra persiana accelerarono ed aggravarono il disgregamento amministrativo dell' impero, rendendo quasi indipendenti i luogotenenti delle provinole più lontane, come la Sardegna e persino l'Africa settentrionale, sebbene legata all' imperatore Eraclio da stretti vincoli personali. Risulta infatti da vari documenti (cfr. Diehl, pag. 537) che, quando gli Arabi minacciarono l' Egitto e si accinsero ad invaderlo, gli ordini di Eraclio allo strategós che comandava nella Pentapolis (=i Cirenaica), di recarsi in aiuto di Ciro in Egitto, rimasero inascoltati. Più tardi il pre- fetto d'Africa Gregorio, nel 641 dell' È. V., rifiutava di obbedire a Costan- tinopoli e dichiarava apocrifi gli ordini scritti che gli venivano mandati riguardanti certe misure d'ordine religioso che egli non approvava. 182. 27. a. H. §§ 17, 18. La popolazione iri.-ìtiaua dell'Africa era in conflitto con l' imperatore 27. a. H. , 1 ,, 1 • , 1 .• 11 . . [EGITTO-AFRICA. Eraclio perche patrocinatore della dottrina monoteletica ; allo stesso tempo . spedizione di l'esaurimento del tesoro imperiale aveva costretto a sospendere il paga- Abdaiiah b. Sa'd mento dei sussidi consueti alle tribù nomadi dei Berberi sul contine: per rifnqiyyah'.l tali ragioni le tribù si erano aflfrettate a rompere ogni rapporto con l'am- ministrazione bizantina ed a considerarsi indipendenti. Sorsero perciò in Africa, negli ultimi tempi del dominio greco, alcuni potenti principati indi- geni, con proprie leggi e propria religione, di fatto indipendenti dal pre- fetto d'Africa (Die hi, pag. 530). § 18. — Di particolare gravità era inoltre la condizione morale delle popolazioni d'origine europea, stabilite in Afi-ica, per effetto della politica religiosa di Eraclio, il quale, come già abbiamo più volte ripetuto, si era malauguratamente intestato d' imporre ai sudditi il nuovo principio dogma- tico del monoteletismo. Contro questo era insorta tutta la coscienza reli- giosa delle regioni afi'icane, e le affermazioni dell' imperatore erano state condannate quasi unanimemente come ei-etiche. La Chiesa di Roma ali- mentava lo -scontento e sospingeva i fedeli a resistere. Si creò quindi in Africa una condizione d'equilibrio instabile, che poteva fàcilmente preci- pitare in uno scoppio violento di passione popolare. I progressi continui degli Arabi, i disastri in Siria, ed infine l'inva- sione dell' Egitto per opera di Amr b. al-'As, ebbero l'effetto ben naturale di perturbare vieppiù le coscienze e di acuire il malcontento ed i conflitti religiosi. A ciò contribuì sicuramente l'affluire in Africa di numerose turbe di profughi fuggiti dalla Siria dinanzi alla spaventosa bufera araba. Pare che specialmente numerosi fos.sero gli ecclesiastici del clero tanto regolare che secolare: i più cercarono asilo in Cartagine. I profughi portarono in Africa le dottrine monotìsite, che trovarono favorevole accoglienza in una parte della popolazione, forse anche per spfrito di opposizione a Bisanzio: si scatenarono cos'i nuove passioni, e sorsero inattese complicazioni. Il go. verno se ne immischiò, intraprese persecuzioni contro i non ortodossi, e si venne ad ogni specie di conflitti, violenze alle persone e confische di beni; infine, per evitare guai maggiori, e non .suscitare una sollevazione gene- rale, il prefetto Gregorio, quando dopo la morte di Eraclio ricevette dal- l' imperatrice Martina l'ordine d' imporre con le più severe misure il dogma del monoteletismo, ricorse al singolare ripiego, già accennato, di dichia- rare apocrife le lettere ricevute. L'opposizi(jne a Bisanzio fu acuita non solo dal disordine che regnava in Costantinopoli per le incertezze della successione al trono imperiale e per i conflitti sanguinosi che essa generò, ma anche per le eloquenti-ssime 183. §§ lii-'M. ^'« 3,. il. 27. a. H. prodicho o l'attiva propat'anda in senso ortorìosso e contrario al dogma [EGITTO-AFRICA. ',.,,, , , • , ^ • ^ ■ k r- j i , , - Spedizione di uttit'iale del monoteletismo, che furono inaugurate m Airica dal celebre Abdaiiah b.Sad abbate Massimo (cfi-. Di ehi, pag. 648 e segg. ; Kaestner, 56 e segg.). l'ifriqiyyah.i TjC condizioni generali furono aggravate ancora dalle vicende delle gueire e conquiste degli Arabi. L'accoglienza favorevole fatta ai Musul- mani non solo in Siria, ma sovrattutto in Egitto, dove i Copti avevano apertamente abbracciata la causa degli Arabi contro Costantinopoli, e la tolleranza religiosa che distingueva il dominio del Califfo di Madinah, eb- bero un profondo contraccolpo nella coscienza delle popolazioni africane d'origine europea, talché a molti non tardò a balenare l'opportunità di liberarsi interamente anche essi da Bisanzio, e di porsi sotto la tutela arabica. § 19. — Di tale stato degli animi era specialmente edotto il patrizio e prefetto Gregorio, uomo raoltS popolare in Africa tra gli ortodossi: il quale, quando nel 641 dell' È. V. la nuova rivoluzione di palazzo in Costantino- poli abbattè il dominio dell'imperatrice Martina e pose sul trono il fan- ciullo Costantino III e nel 646 la corte bizantina tornò ad insistere sul dogma monoteletico, Gregorio si accinse a mettere in atto un suo ambi- zioso disegno che forse da lungo tempo meditava. Si dichiarò indipendente da Costantinopoli e si proclamò imperatore: forse sognò di ripetere l'esempio di Eraclio del 610 dell' È. V. Ma il sogno doveva subire la più rapida e tragica delusione: un pe- ricolo d' immensa gravità venne a minacciarlo appena un anno dopo che egli aveva assunto il titolo imperiale: gli Arabi nel 647 dell' È. V. sotto "Abdallah b. Sa VI b. abi Sarh si accingevano ad invadere la Byzacene (Tuni.sia meridionale), partendo da Tripoli già in loro possesso, e facendo seguito alle precedenti incursioni, con cui durante sei anni avevano segnato un progressivo e fatale avanzamento del loro dominio diretto ed indiretto sulla costa dell'Africa mediterranea. Forse già le incursioni anteriori avevano spinto Gregorio a prendere speciali provvedimenti, perchè il suo trasferimento in Sufetula. nella Tu- nisia meridionale, può spiegarsi non solo come un indizio ch'egli cercasse di stringere intimi rapporti con i Berberi, ma anche come una necessità strategica per far fronte alle crescenti devastazioni degli Arabi. Ciò spiega come la campagna di conquista si svolgesse in Africa nel 27. H. con sin- golare semplicità e brevità : tutto fii deciso nel primo scontro nelle imme- diate vicinanze del confine. § 20. — Qui appresso diamo nel solito modo il testo delle fonti che porgono notizie sulla conquista; ma la narrazione, come già si disse, e come 184. OS o Ss 0} a o o e g o S 27. a. H. §§ 20-25. tutti 1 migliori storici occidentali hanno riconosciuto, e piena di partico- ^7. a. h. , . . , „ , . [EGITTO-AFRICA. lari romantici e decorativi, che non posseggono verun londamento storico . spedizione di sicuro. Appai-tengono alla stessa scuola dello Pseudo-Wàqidi, di cui facemmo 'Abdaiiah b.Sa'd copiosi estratti per la conquista deHa Su'ia. Il contenuto storico sicuro l'ifriqiyyah".] delle tradizioni si riduce a ben poca cosa, che nella nuda e disadorna semplicità si può riassumere nella seguente trama scheletrica. Gli Arabi vicino a Sboitla (Sufetula) vennero alle mani con le schiere di Gregorio e le distrussero : seguì l'assedio di Sbeitla, che gli Arabi espu- gnarono, presa d'assalto e barbaramente saccheggiata. Più al nord pare che gli Arabi non si spingessero, trattenuti forse dalla corona di città forti che munivano la regione più vicina a Cartagine. I Greci, spaventati dal di- sastro di Gregorio, misero innanzi proposte di accordi: offrirono una forte somma, se gli Arabi si fossero ritirati, ed ibn abi Sarh accettò, perchè i .suoi erano già carichi di bottino: riscosso il danaro pattuito, egli ritornò nella Tripolitania, senza mantenere alcuna delle regioni occupate durante l'incursione (cfr. Diehl, 668-662; Kaestner, 33-36). § 21. — Secondo al-Nuwayri la spedizione di ibn abi Sarh ebbe prin- cipio nel Muharram del 27. H. (Khaldùn Berbères, I. 314: J.A, ser. Ili, 1841. voi. XI, pag. 97), ossia ottobre 647 dell' È. V. § 22. — (al-Wàqidi e Ahmad b. 'Thàbit al-Ràzi, da un tradizionista, da Ishaq b. Isa, da abù Ma'sar). In questo anno (27. H.) 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh conquistò rifriqiy3'ah (T a bari, I, 2813). Cfr. Hanifah. 148. § 23. — Nell'anno 27. H. 'Alxlallali b. Sa'd entrò in Ifriqiyyah. Gli abitanti s' imposero per lui un tributo di 2000 dinar (^). 'Abdallah [b. Sa'd] ritornò [in Egitto], ed 'Abdallah b. al-Zubayr andò a portai- la notizia al Califfo 'Uthmàn ''Baethgen Fragni.. 112). Cfr. Elia Bar S i n a }' a , 85. Nota 1. — Si noti la differenza fra il tributo di 2000 ricordato in questa fonte e l'altro superiore al milione, che abbiamo nelle fonti musalmane : l'esagerazione di queste è evidente. § 24. — I al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da Muhammad b. abi Har- malah. da Kuraybj. Quando il Califfo 'Uthmàn depose 'Amr b. al-'Às dal governo dell'Egitto, Amr si adirò assai vivamente con il Califfo. Questi, nel mandare ibn abi Sarh in Egitto, gli ordinò d'invadere l'ifriqiyyah e gli mandò un esercito di rinforzo con 10,000 uomini, composto di Qurays, di Ansar, e di Muhàgirun ("T a bari, l, 2817-2818). § 25. — Cal-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd al-Laythi, da ibn Ka'b). Quando 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh ebbe conquistata l'ifriqiyyah, la pace con i Musulmani venne stipulata dal Batriq Ifriqiyyah (il governatore 185. 24 •ih 21. 27. a. H. b. abi Sarh nel- r Ifrìqiyyah.^ 27. a. H. giccu dell' Ifriqiy^-ah), il quale aveva nome Cfurgir, od una delle condi- '^°'sVe°izionI*^di >'-'^'"i Ottenute dal ^onerale musulmano fu il pagamento per parte dei Abdaiiahb.Sad (freci di uua indennità di guerra, che ammontava a 1,220,000 dìnàr, equivalenti a 300 qintàr in oro. Appena l' imperatore greco ebbe notizia di ciò, scrisse al suo governatore nell'Ifriqiyyah, ordinandogli di riscuotere ancora una volta la medesima somma e di mandarla a Costantinopoli. Il governatore greco convocò i capi del paese e comunicò loro i nuovi ordini venuti dall'imperatore, invitandoli ad eseguirli. I capi risposero che non avevano i mezzi per .sodisfare a siffatte pretese, dichiarando di aver sbor- sato tutto quello che possedevano, per pagare l' indennità di guerra ai Musulmani. Erano perciò pronti a pagare le solite tasse all'imperatore, ma nulla più. Il governatore ordinò l' immediata incarcerazione dei capi, ma dopo pochi giorni gli amici dei medesimi assalirono le prigioni e rotte le porte liberarono i prigionieri. La somma di 300 qintàr in oro, riscossa in IfriqÌ3-yah, fu mandata a Madìnah ed il Califfo 'Uthmàn fece dono dell'intera somma, non è certo, se alla famiglia di al-Hakam, o a Marwàn b. al-Hakam (') (T a bari, I, 2818). Cfi-. Athìr, III, 71; Dzahabi Paris, I, fol. 160,r.-150,v. Nota 1. — E opportuno ricordare quanto abbiamo detto su al-Hakam b. abi-l-'As al principio del califfato di 'Uthmàn (cfr. 24. a. H., §§ 34-35). L'aver ceduta una parte cospicua dei prodotti del quinto del bottino a membri della sua famiglia e ad intimi suoi amici e fautori, fu una delle accuse più fre- quenti e più vivaci lanciate contro il Califfo 'Uthmàn. Forse in essa insieme ad una parte di vero era anche molta esagerazione. — E probabile che 'Uthmàn considerasse il provento del quinto come danaro di cui egli poteva liberamente disporre per ciò che riteneva fosse interesse dello Stato. — Lo stesso, subbene forse in una misura minore, fece anche 'Umar; ma la tradizione a lui benevola ha cercato di nasconderlo ed ha tentato, in modo assai incompleto ed imperfetto, di stabilire quali rapporti finanziari esistessero tra la cassa particolare di 'Umar e quella di 'Uthmàn (cfr. 23. a. H., §§ 229 e segg.). Così le virtù di 'Umar gli ottennero l' indulgenza dei tradizionisti, e quanto a lui fu perdonato, si mutò nel caso di 'Utjiman in peccato gravissimo cfr. più avanti §§ 52, 54, 55). § 26. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abdallah b. Bukayr, da al-La^tJ! b. Sa'd). La conquista dell'Africa fu nell'anno 27. H. Nello stesso anno morì (secondo Màlik b. Anas) Hafsah, moglie del Profeta ('Abd al-hakam, 263, lin. 5-8) Cfr. 26. a. H., § 61. [M.]. § 27. — ('Uthmàn b. Sàlih ed altri). Quando 'Uthmàn ebbe deposto 'Amr b. al-'As dall'Egitto e preposto invece 'Abdallah b. Sa'd b. abì Sarh, questi incominciò a mandare (in Afi'ica) i Musulmani con distaccamenti di cavalleria come andavano al tempo di 'Amr, e in questo modo preda- rono e riportarono bottino dalle parti estreme dell' Afì'ica. Abdallah b. Sa'd scrisse a tal riguardo ad 'Uthmàn, e gli espose come quei paesi fossero vicini alle regioni abitate dai Musulmani. Domandò pertanto licenza di razziarli. E 'Uthmàn invitò allora la gente a prender parte alla spedizione, dopo aver chiesto consiglio ai suoi su tale disegno. Quando furono tutti 186. 27. a. H. §§ 2&32. 27. a. H. raccolti, •Uthman prepose ai partenti al-Hàrith b. al-Hakam fino a che non ^^^,.^^0 ^pp,^^ turono arrivati in Egitto, (love 'Abdallah b. Sa'd avrebbe assunto il comando. . spedizione di Il sultàn d'Africa risiedeva allora in una città, chiamata Qartaginah, e Abdaiiah b.Sad ' TT- 1 1 j. 1 b. abi Sarh nel- c'ora allora un re. chiamato Girgir, che Hnaql aveva mandato suo luogo- ,. ,frìqiyyah.i tenente, ma Ó-irgii- s'era fatto indipendente, aveva battuto moneta in proprio nome, ed era sultàn da Taràbulus fino a Tangah ('Abd al-hakam, 247, lin. 4-12) [M.]. Cfr. Khaldun Berbères, I, 304. § 28. — ('Abd al-rahmàn. da 'Abd al-màlik b. Maslamah. da ibn Lahiahi. Hiraql aveva mandato come luogotenente Orirgir, ma questi s'era fatto indipendente ('Abd al-hakam, 247, lin. 12-14) [M.]. § 29. — ('Uthman b. Salili ed altri). G-irgii- mosse incontro ad 'Abd- allah b. Sa'd e lo combattè, ma Iddio lo fece perire. Chi lo uccise fu, se- condo quello che raccontano, Abdallah b. al-Zubayr. E l'esercito di Girgir fu volto in fiiga. 'Abdallah b. Sa'd divise le sue squadre, e queste carpirono grande bottino. Quando i principi africani videro ciò, fecero pratiche presso 'Abdallah b. Sa'd, affinchè accettasse da loro del denaro e uscisse dal paese. Egli lo accettò e tornò in Egitto, senza aver lasciato nessuno a reggere [r Afi-ica], né avervi costruito alcun q a y r a w a n ('Abd a 1 - h a k a ni , 247, lin. 14-248, lin. 3) [M.]. Cfr. Khaldun Berbères, I, 304-305. § 30. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abd al-malik b. Maslamah, da ibn La- bi' ah, da ibn al-Aswad, da Uways, da abù-l-Aswad, loro mawla, il quale racconta :) Siamo stati a razziare l'Africa con 'Abdallah b. Sa'd, che divise le prede tra noi. dopo avei'ne detratto il quinto. E la parte d'ogni cava- liere arrivò a 3000 dinar, duemila per il cavallo e mille per il cavaliere. E ogni pedone ebbe mille dinar. Divise poi tra quelli che morirono a Dzàt al-riammàm ('). e diede alle famiglie loro dopo la morte di essi mille dinar ('Abd al-hakam, 248, lin. 3-7) [M.]. Cfr. Khaldun Berbères, l, 306. XoTA 1. — In Yaqàt (II, 330, lin. 8ì Dzàt al-Hnmmàni è un luogo tra Alessandria e l'Ifnqiyyàh, ma più vicina a questa. E sicuramente uno dei luoghi in cui gli Arabi si batterono con le milizie ber- § 31. — (Abd al-rahmàn, da Yusuf b. Adi, da ibn Mubàrak, da Haywah b. Surayh, da 'Abd al-rahmàn b. abì Hilàl, da abu-1-Aswad, da abù Anus [Y UwaysJ, loro antico mawla). Un tale andò alla razzia d'Afi-ica e morì in Dzàt al-Hammàm. (Ili fu assegnata la sua porzione, che ammontò allora a mille dinar ('Abd al-hakam, 248, lin. 7-10) fM.]. § 32. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abd al-rahmàn b. Maslamah, da al-Layth b. Sa'd, da più d'unoj. Abdallah razziò l'Afi-ica, e uccise Ùhgir; e ogni 187. 27. a. H. cavaliero ebbe in quella giornata 3000 dinar, e ogni pedone mille (Abd (EGITTO-AFRICA. inia\niri . Spedizione di .il-hakani, 248, Im. 10-13) [M.]. •Abdaiiahb.sad f^f,.. Kh a 1 d ù u Berbères, I, 306. r'ifn''q'iy^yah!i ""' § 33. — CUthmàn b. Salih ed altri). L'esercito di 'Abdallah b. Sad era di 20,(X)0 persone (Abd al-hakam, 248, lin. 17-18) [M.]. Ctr. Khaldun Berbères, I, 306. § 34. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahì'ah). I Mahrah, nella razzia di 'Abdallah b. Sa'd, erano in numero di seicento uomini, e... (testo indecifiabile ghasà ila??)... fino ad al-Asd settecento, i Mayda'àn (??) settecento, e i Mayda'àn erano degli Asd l'Abd al-hakam, 248, lin. 14-249, lin. 2) [M.]. § 35. — ('Abd al-rahmàn, da Yahya b. Bukaja*, da ibn Lahi'ah, da al-Hàrith b. Yazid, da Azhar b. Yazìd al-Ghutayfi [da?] Sarik b. Sumayy). ibn Zuràrah al-Madini aveva venduto due verghe d'oro, di cui una ad un prezzo maggiore dell'altre (? versione incerta). Poi s' incontrò con al-Miqdàd b. al-Aswad, e glielo disse. E al-Miqdàd rispose: « Ciò non va bene ». E ibn Zuràrah allora : « L'eccedenza sarà in dono a lui (sic) ». E Sarik disse : « Non < amo d'avere quello che voi possedete, perchè io potrei trarne profitto [ver- « sione incerta di un testo oscuro]» ('Abd al-hakam, 249, lin. 2-5) [M.]. § 36. — (Abd al-rahmàn, da abù 'Abdallah b. 'Abd al-hakam e Sa'id b. Ghutayr). La figlia di Uirgir era toccata ad uno degli Ansar nella sua parte. Se la portò seco al ritorno, sopi-a un camelo. E prese a dire in r a g a z : O figlia di 'Urgìr, avrai anche tu da camminare sulle tue calcagna: Tu avrai nel Higàz la tua padrona che ti attende: tu porterai [acqua] in un otre di Qubà (sobborgo di Madiuahj. Essa domandò allora: «Cosa dice questo cane?». Le fu spiegato, ed essa si gettò giù dal camelo su cui si trovava, si fiaccò il collo e morì ('Abd al-hakam, 249, lin. 6-10) [M.]. Ctr. Khaldun Berbères, I, 306. § 37. — ('Abd al-rahmàn, da Abd al-malik b. Maslamah, da ibn La- hi'ah). Fu Abdallah b. Sa'd quegli che conquistò l'Africa. Altri dicono: No : egli è quegli che toccò soltanto un lembo d'Afirica. Vedendo dinanzi i mucchi di danaro coniato, egli domandò agli Atiicani : « Come l'avete «avuto?». E uno 'di loro prese a gù-are come se cercasse qualcosa, fino a che trovò una oliva, e gliela portò. E disse : « È con questo che noi ci « procuriamo il danaro ». — « E come mai? ». — « I Greci », rispose, « non « hanno olive. Ed essi venivano da noi a comperare l'olio e ci davano (in « compenso) di esso monete coniate » (') ('Abd al-hakam, 249, lin. 10-15) Ctr. Khaldun Berbères, I, 306. [M.]. 188. 27. a. H. §1 37^1. Nota 1- — Si vuol tener meniovia che in quei tempi la Tunisia facesse grandi guadagni con 27. a. H. l'esportazione dell'olio di ulive. [EGITTO-AFRICA. § 38. — (Abd al-rahmàn. da 'Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah ed Abdaiiab b.Sa'd altri). (Grli abitanti dell' Ifriqiyyah) furono chiamati Atariqah da questo : i^- ^br Sarh nei- che sono i figli di Afrìq b. Baj'sar. Fàriq s'era preso di quella terra la porzione tra Barqah e l'Africa. E dagli Atariqah il paese fu denominato Africa ('Abd al-hakam. 249, Un. 15-260, lin. 2) [M.]. Cfr. Khaldun Berbères, I. 306. § 39. — (Abd al-rahmàn, da abù 'Abdallah b. 'Abd al-hakam, da Bukayr b. Wasr [? Wasiyv], da Yazid b. abi Haljib, da Qays b. abi Yazid, da al-Hallàs b. 'Amir, da 'Abdallah b. abi Rabi'ah). Abdallah b. Sa'd pi-egò in Africa al tramonto, e pregato che ebbe due r a k ' a h , udì del rumore nel pro- strarsi. Quelli furono spaventati, e credevano fossero i nemici. Interruppe la preghiera. E come non vide nessuno, tenne una khutbah, e disse: « Questa preghiei'a è stata troppo breve », onde diede ordine al suo mu'- adzdzin di giidare [ancora] la preghiera e la rifece ('Abd al-hakam, 250, lin. 2-6) fM.]. § 40. — ('Abd al-rahmàn, da Abd al-màlik b. Maslamah). 'Abdallah b. Sa'd mandò (al Califlfo) l'annunzio della vittoria per mezzo di 'Uqbah b. Nàfi' o. secondo altri, di 'Abdallah b. al-Zubap-, e questa seconda ver- sione è la più giusta. Abdallah b. al-Zubayr andò, credono, a Madinah in venti giorni ('Abd al-hakam. 250, lin. 7-9) [M.]. § 41. — ('Abd al-rahmàn, da Sa'id b. 'Ufayr, da al-Mundzir b. 'Abdallah al-Khazànii [sicf Hizàmi), da Hisàm b. 'Urwah). Abdallah b. Sa'd mandò 'Ab- dallah b. al-Zubayr con l'annunzio della conquista dell'Afi-ica. Ed egli entrò da 'Uthmàn e prese a raccontargli lo sconti'O col nemico, e i fatti di quella razzia. 'Uthmàn ne rimase meravigliato, e gli disse : « Saresti disposto a «raccontare in pubblico tutto ciò?». E disse di si. Allora 'Uthmàn, pre- solo per mano, lo condusse sul m i n b a r , e disse : « Racconta pubblica- « mente quello che hai raccontato a me ». Abdallah da principio si scusò, e al-Zubayr fsuo padre) prese allora un pugno di sassi, disposto a tirar- glieli. Allora l'altro parlò in modo da destare le meraviglie (^). al-Zubayr diceva : « Quando uno vuol sposare una donna, guardi al « padre e al fratello di lei, e troverà in lei una somiglianza con la fà- « miglia » (^) Disse questo per la somiglianza che egli trovava tra lui e abù Bakr (Abd al-hakam, 260, lin. 9-261, lin. 1) [M.|. Cfr. Khaldun Berbères, I, 306-;307. Nota 1. — Questa tradizione di dubbio valore storico appartiene al ciclo tradizionistico egiziano, che è favorevole ad 'Abdallah b. al-Zubayr ed al di lui padre al-Zubayr. Di questo fatto abbiamo avuto ^S 11- t4. 27. a. H. 27. a. H. [EGITTO-AFRICA. - Spedizione di Abdallabb. Sa'd b. abi Sarh nel- r Ifriqlyyah.] Kià un cernici nelle trmiizioni (Iella oonf|ni«ta fi' Egitto ;cfr. /nrfiVf ni voli. Ill-V . Par certo che al-ZnbajT e suo tìglio 'Abdallah hanno dimorato qualche tempo in Egitto: da ciò l'esistenza d'una torte corrente tradiziouistica a loro favorevole: le scuole egiziane erano lusingate di poter porre il nome di al-Zubayr e di suo figlio, duo uomini famosissimi nell'Islam, tra i Compagni che avevano visitato l'Egitto. Più avanti, sotto l'anno 3tJ. H. troveremo, a proposito della battaglia del Camelo, tradizioni della scuola o iraqense pura, o madini-se fortemente influenzata da tendenze iraqensi, in parte ostili ad al-Zubayr ed a suo figlio. — La presente tradizione è probabilmente inventata: non solo si vuole porre in rilievo le virtù di Abdallah b. al-Zubayr. ma anche la sua modestia e mancanza di ambizione. Sul minbar sale soltanto il capo della comunità: nell'anno 64. H. 'Abdallah b. al-Zubayr si proclamò califfo in Makkah. Nota 2. — È noto che gli Arabi avevano la convinzione che i figli iraschi pigliassero dalla madre e le femmine dal padre. — Ne abbiamo fatto cenno anche in altro luogo icfr. 23. a. H., §§ 186 e nota 2, 385 e nota It. — In questo caso si vuol ricordare che la madre di 'Abdallah b. al-Zubayr era una figlia del Califfo abù Bakr, che la tradizione raffigura come uomo eloquente. — Ciò risulta dalla fine del paragrafo seguente. § 42. — ('Abd al-iahmàn, da Abd al-malik b. Maslamah, da al-Layth b. Sa'd). 'Abdallah b. Sa'd mandò 'Abdallah b. al-Zubayr, che si trovava nell'esercito, con l'annunzio della vittoria. (An-ivato in Madìnah) il mes- saggero andò da 'Uthmàn prima ancora di andare dal padre suo al-Zubayr b. al-'Awwàm. 'Uthmàn si recò allora nella moschea, accompagnato da ibn al-Zubayr, e lodato Iddio, ecc., ricordò quello che avevano fatto i Musul- mani sotto la direzione di 'Abdallah b. Sa'd. Poi disse: «Levati, o 'Abd- « allah b. al-Zubayr, e narra ciò che hai visto ». al-Zubayi" dice: « Sentii « un po' di rancore contro 'Utjimàn, e dissi tra me : Fa salire lì un ragazzo « che non sa quello che ci vuole per dir bene! ». Ma 'Abdallah parlò con grande efficacia, e prima che avesse finito, tutti gli uditori erano pieni d'ammirazione per lui. Poi 'Uthmàn scese, e 'Abdallah b. al-ZubajT si pre- sentò davanti a suo padre, che lo prese per mano, e disse : « Quando vuoi « sposare una donna, allora guarda al padre e alla sorella di lei, prima di « sposarla ». quasi volesse rassomigliarlo per l'eloquenza al nonno, abù Bakr al-Siddiq(M ('Abd alhakam, 261, Un. 1-8) [M.]. Nota 1. — Anche questa tradizione appartiene al ciclo di quelle che mirano a glorificare 'Abd- allah b. al-Zubayr, più tardi anti-Califfo in Makkah fra il 64.-73. H. — Cfr. anche le altre ai §§ 53-54. — Sui Zubayridi in generale cfr. anche Wiistenfeld, Die Fcmilie al-Zubeir. § 43. — (ibn Lah'iah, da Yazìd b. abì Habìb). Si dice che 'Abdallah [b. Sa'd b. abì Sarhj mandò Marwàn b. al-Hakam presso 'Uthmàn, dal- l'Africa, ma non so se per la vittoria o dopo: ma Iddio lo sa ('Abd al- hakam, 261, lin. 8-10) [M.]. § 44. — ('Abd al-rahmàn, da 'Abdallah b. Ma'sar, da al-Ibli). Marwàn b. al-Hakam andò dall'Africa (a Madìnah), mandato da 'Abdallah b. Sa'd, il quale mandò con lui un arabo di Lakhm o dei Grudzàm ('Abd al-rahmàn è iu dubbio). Arrivammo, racconta Marwàn, ad una certa via, vicina la notte, e il mio compagno mi disse : « Vuoi venire presso un mio amico « che sta qui? ». — « Volentieri », risposi. Lasciammo la strada, e si giunse ad un convento, dove c'era una catena appesa. Egli prese la catena e la 190. ^ 1 . B.. li. s 44. 27. a. H. scosse, giacché era più pratico di me. Uno ci guardò dall'alto, e vistici, aprì la porta ed entrammo. Non parlò fiuo a che non ci ebbe steso un letto per . spedizione di me e uno per il mio compagno: poi si volse a costui parlandogli nella sua Abdaiiah b.Sad ,. , . . T ! • , , •• X' • T T b. abi Sarh nel- lingua, che io non capivu. io m insospettn. Venne qumdi a me e disse: r ifrTqiyyah.l «In che grado di parentela ti trovi col loro Califfo?». Risposi: «Sono «suo cugino ». E il forestiero: «C'è altri più stretto parente?». Risposi : «No, tranne il figlio». — «Sei tu il padrone della terra santa?».— «No». — «Ma, se puoi cerca di divenirlo». Poi soggiunse: «T'ho da «dire una cosa, ma ho paura che tu non ci possa nulla I ». Io gli risposi: « Dici questo a me, che sono questo e questo e questo? ». Poi si volse al mio compagno e gli parlò nella sua lingua. Dipoi voltosi ancora a me, mi fece su per giù le stesse domande, ed io risposi alla stessa maniera. Ed egli : « Il tuo sovrano ha da essere ucciso, e noi troviamo [nei nostri libri] « che il governo passerà al prefetto della terra santa: sicché se puoi diven- « tarlo, diventalo». Io allora mi tacqui afflitto. E l'altro: «Ben l'avevo «detto che saresti stato debole all'impresa! ». Ed io: « Come dovrei non « impressionarmi, che mi annunzi la morte del signore dei Musulmani e « Principe dei Credenti? ». Quindi me ne andai ad al-Madìnah, e rimasi un mese senza dir nulla ad 'Utjimàn di tutto questo; ma poi entrai da lui, che si trova\a in una sua stanza su un letto con un ventaglio in mano, e glie ne parlai. Giunto al racconto dell'uccisione, mi misi a piangere, e mi fermai. Ed Uthmàn: « Seguiti o non seguiti? ». Ed io raccontai. Allora egli prese l'estremità del ventaglio, sdraiatosi sul dorso, cominciò a sti'ofinarsi il cal- cagno, ed io mi pentii d'avergli fatto parola. Poi disse : « È giusto; ti narrerò « anzi a questo proposito che il Profeta, razziato ch'ebbe Tabùk, diede « ad ognuno dei suoi compagni una parte del bottino, e a me ne diede « due. Credetti ch'egli avesse fatto così per le spese che avevo afiErontate « a Tabùk, e andato dal Profeta, gli esposi il mio dubbio. Ma il Profeta « rispose : « No, bensì non volli che la gente si accorgesse del posto che « tu hai presso di me ». Me ne andai allora e incontrai Abd al-rahmàu « b. ■ Avvf, che mi disse : « Che liai detto al Profeta, che egli non ti ab- « bandona col suo sguardo? ». Io credetti che le mie parole fossero in di- « saccordo col Profeta. Quando egli uscì per la preghiera, gli dissi: « 'Abd « al-rahmàn m'ha parlato così e così; io mi pento davanti a Dio ». — « No », « rispose, « ma tu o ucciderai o sarai ucciso: fa d'esser l'ucciso ». E Iddio lo sa f) l'Abd al-hakam. 251, Un. 10-25;}. lin. 5) [M.]. Nota 1. — Questa tradizione è una delle poche rimaste del ciclo favorevole agli Uraayyadi e ad 'Uthinàn. E sul modello di quelle previsioni ab ecentu per bocca di monaci, quali Baliirà e simili per il Profeta icfr. Introd., §§ 113 e segg.). — Marwàn b. nl-Hakam fu infatti Califfc, tra il 64. e il «5. H. liti. §§ 45 49. 27. a. H. 27. a. H. § 45. _ (al-Baladzuii). Quando 'Al)dallali b. 8a'd b. abi Saih fu fatto ^^.^'spedizione di prefetto dell'Egitto e del Maghrib, mandò i Musulmani con distaccamenti Abdaiiahb.Sad i\[ cavalleria, e questi presero alcune pai-ti dell'Afi-ica e levarono bottino. b. abi Sarh nel- ,,. .!.„^ ■■ ... ^- ì e ■ ... iifriqiyyah.) Uithmàn b. Aflfan era da principio restio al farvi scorreria, ma poi visi induisse. Ne domandò consiglio, e scrisse ad 'Abdallali l'anno 27. o. dicono, l'anno 28. o anche l'anno 29. H., di razziarla e gli mandò in aiuto un grosso esercito, in cui erano (1) Ma'bad b. al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, (2) Marwàn b. al-Hakam b. abì-l-'As b. Umayyah suo fratello, (3) al-HàritJi b. al-Hakam, (4) 'Abdallah b. al-Zuba3-r b. al-Awwàm, (5) al-Miswar b. Makhramah b. Nawfal b. Uhaj-b b. 'Abd Manaf b. Zuhrah b. Kilàb, (6) "Abd al-rahmàn b. Zaj'd b. al-Khattàb, (7) 'Abdallah b. 'Umar b. al-Khattàb, (8) 'Asim b. 'Umar, (9) 'Ubaydallah b. 'limar. (lOj 'Abd al-rahmàn b. abi Bakr, (11) 'Abdallah b. 'Anir b. al-'Às, (12) Busr b. abi Artàh b. Uwaymir al-'Amiri, (13) abù Dzuayb Khuwaylid b. Khàlid al-Hudzali al-Sà'ii'. Egli [il poeta abù Dzu-ayb: cfr. § 73] morì là, e assunse il potere ibn al-Zu- bayr, che lo seppeUi. Accompagnavano la spedizione molti Beduini che stavano attorno a Madìnah (Balàdzuri, 226, lin. 7-20j [M.]. § 46. — (Mah. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Usàmali b. Zayd b. Aslam, da Xàfi' mawla degli Al Zubayr, da 'Abdallah b. al-Zubayr il quale rac- conta :) 'Uthmàn ci fece razziare l'Africa, dove c'era un patrizio che aveva potere da Atràbulus a Tangah. E 'Abdallah b. Sa'd 1). abi Sarh viaggiò fino a che si fermò in 'Aqùbah e combattè qualche giorno, finché il pa- trizio rimase ucciso. Io sono stato, che l' ho ucciso. Il suo esercito fuggì e si disperse, ibn abi Sarh mandò i distaccamenti sparsi nel paese, e presero molto bottino, e portarono anche via tutto il bestiame che poterono. Quando videro ciò i maggiorenti dell'Africa, si riunirono e domanda- rono ad Abdallah di prendere 300 q i n t à r d'oro, a patto che li lasciasse in pace e abbandonasse il paese. Ed egli accettò (Balàdzuri, 226. lin. 20- 227. lin. 7) [M.]. § 47. — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd al-Laythi, da ibn Ka'bj. 'Abdallah b. Sa'd venne a patti col patrizio d'Africa per 2,000.000 dìnàr rBalàdzuri, 227. Un. 7-9) [M.]. § 48. — (Muli. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Miisa b. Dainrah al-Màzini, dal padi-e). Quando 'Abdallah ebbe fatto patto col patrizio d'Africa, tornò in Egitto, e non prepose alcuno all'Africa, che in quel tempo non aveva né Qayrawàn né Misr gami' (= città capitale) (Balàdzuri. 227, lin. 9-11) § 49. — (ibn al-Kalbi racconta che) Ifrìqìs b. Qays b. SaN'tì al-Himyari conquistò l'Africa nella (jràhiliy3'ah, e ne prese il nome; e proprio lui uccise 192. 27. a. H. §§ 49-53. tjuv^ir che n'era re. Egli di.ssc dei Burberi: «Quanto borbottano (bar- 27. a. H. o ° ■ ^r ,• . oN [EGITTO-AFRICA. «barali)!». E furono perciò detti Berberi (Balàdzuri, 229, Im. 14-18) . spedizione di \'^iX 'Abdallah b.Sa'd b. abi Sarh nel- § 50. - (al-Balàdzuri I. In Africa subì il martuio Ma'bad b. al- Abbàs nfriqiyyah.] nella razzia di ibn abi Sarh sotto il califfato di 'Uthmàn. Secondo altri, mori nei giorni della pugna (ayyàm al-qitàl); ma ch'egli abbia avuto il martirio è più sicuro (Balàdzuri, 228, lin. 18-20) [M.]. § 51. — (al-Kindii. Abdallah b. abi Sarh continuò a governare con lode mahmfid"") l'Egitto durante tutto il califfato di 'Utlimàn. Fece tre razzie e tutte importanti. Razziò l' Ifiiqiyyah nell'anno 27. H. e ne uccise il re, (rirgir; l'uccisore dicesi fosse Mu'àwiyab 1). Hudayg. La quota dtl bottino per ogni cavaliere ammontò a 3000 dìnàr, e per ogni pedone, a mille fKindi, MS. Brit. Mus., fol. 4,r.). § 52. — fal-Ya'qùbij. Uthmàn, nell'anno 27. H., fece fare una razzia in Africa da 'Abdallah h. Sa'd b. abi Sarh, che incontrò Grirgir, e lo in- vitò all'Isiàm a pagare la gizyah. Egli non accettò: ed aveva un grande esercito. Ma Iddio spezzò quella riunione, e Grirgir cercò di far jiace. Ma i Musulmani non vollero, e lo fugarono, ed egli si ritirò fino alla città di Subaytalah. Impegnata la pugna, rimase ucciso ó-irgir. Le prede furono considerevoli, che toccarono i 2,520,000 dìnàr. Secondo alcuni poi 'Ut_hmàu diede in moglie la propria figlia a Marwàn b. al-ITakam, e gli fece dare il quinto di questo danaro (cfr. § 26 e nota 1 e § 54j. 'Abdallah b. Sa'd ibn abi Sarh mandò 'Abdallah b. al-Zubayr ad 'Utli- màn con la notizia (della vittoria). Questi, dopo un viaggio di venti giorni, fu a Madinah, e ne informò il Califfo. Il quale, montato sul minbar(^), pubblicò la notizia (Ya'qùbi, II, 191, lin. 1-11) [M.j. Nota 1. — al-Ya'qùbi, seguace di tendenze si'ite, attìnge a scuole tradizionìstìche ostili agli Umayyndi e wi TJthmàn, e non favorevole ai Zubayridi, perchè combatterono 'Ali alla battaglia del Camelo nell'anno SU. H. — Perciò in questa tradizione, ben diversamente dalle altre, tradotte poc'anzi (cfr. §§ 41-4'?), 'Utjimàn monta sul minbar, e non ibn al-Zubayr. E questa è la forma corretta : la ver- sione zubayrida è inverosimile. § 53. — fal-Husayn b. Yahva, da Hammàd, da Ishàq, da Mus'ab al- Zuba\ri; ci narrò inoltre al-Harami b. abì-l-'Alà, da al-Zubayr b. Bakkàr, da .suo zio Mus'ab) : ibn al-Zubayr [che era stato inviato da 'Abdallah b. Sad a dare la notizia del successo della campagna di Ifi'iqiyyah] giunse da 'Uthmàn; egli aveva allora, .secondo l'affermazione di [Mus'ab?] b. al-Zubayr (-- al-Zubayri), 26 anni, secondo al-Wàqidi 24. Appena arrivato, ebbe la lieta notizia che gli era nato un figlio. 198. 25 9S sa, n-i. 27. a. H. (EGItto.af"rica. '-^'''^ ''• 'Al^fìallali I,. al-Zuba^r e il fratelli 'Ui-wah b. al-Zubayi. - Spedizione di aiiibo-lu.- Ciano nati nello stesso anno (il 26. H.), ma Khubayb era il mat/ tTJX^l'^. -'"'-^^ '^^"^ ^"^^'^ (Aghani, VI, 59, lin. 3-6) [T.j. l'Ifr.qiyyah.; Nota 1. - Questa e le seguenti tradizioni (§5 54, 5fi) fanno parte del ciclo tradiziouistico ziil.av nda, oss.a favorevole alla famiglia di al-Zubayr, di cui abbiamo avuto già un saggio nei precedenti §& 41-41,, 1 quali pero sono di scuola egiziana, mentre queste due sembrano di scuola madinese di cui rappresentante principale fu al-Zubayr b. Bakkàr [t 256. a. H.]. ' § 54. _ Soggiunge Musai) [al-ZubayriJ: Io sentivo fare a mio padre e ad al-Zubayr b. Khubayb b. Thàbit b. Abdallah b. al-Zubayr il seguente rac- conto : Narrava 'Abdallah b. al-Zubayr: « Girgir, sovrano d' IMqiyykh, re dei « Cristiani, ci circondò con 120 mila uomini, mentre noi eravamo appena * 20 mila. I Muslim si trovavano in una situazione penosa e i pareri erano « discordi, e -Abdallah b. Sa'd si era litirato nel padiglione per essere solo « a pensare. Io intanto, diceva 'Abdallah b. al-Zubayr, vidi un mezzo di « attaccare Girgir. Le milizie erano nelle loro file ed egli stava sopra un « mulo giallo, dietro ai suoi, ma separato da loro, con due schiave che gli « facevano ombra contro i raggi del sole per mezzo di penne di pavone * Allora mi recai alla tenda di 'Abdallah [b. Sa'd b. abì Sarh] e chiesi al suo « h àgli) di essere introdotto da lui, ma questi mi rispose : < Egli si sta occu- * pando della vostra situazione, e mi ha ordinato di tenere chiunque lontano « da lui ». — Allora io girai, e arrivato alla parte posteriore della tenda, la .sol- « levai ed entrai da lui. Egli era buttato sul suo tappeto e al vedermi trasali. « e mi disse : — « Che cosa ti fa venire a noi, o ibn al-Zubayr? ». — « Calma. « calma », gli dissi, « tutti i pelosi sono ombrosi ; io hu visto un punto debole * nel nemico e spero di sfi-uttare l'occasione, e temo che mi sfugga; esci e * chiama gli uomini a raccolta attorno a me ». - « Qual è dunque il punto * debole? » diss'egli. - Io glielo esposi, ed egli disse: - « In verità, esso è * tale ». — Poi usci, ed avendo riconosciuto ciò che io aveva osservato, disse: . - * uomini, raccoglietevi attorno ad ibn al-Zubayr contro il vostro ne- * mico ». - Io mi scelsi trenta cavalieri e dissi loro: - « Io farò una carica « vo. proteggetemi le spaUe, che io vi difenderò da quelli che troverò « dinanzi a me >. - Io caricai dunque nella direzione in cui il re si trovava « e gli altri con me, proteggendomi finché li trascinai in uno spazio libero. « Quivi, avendolo distinto, mi diressi a lui difilato, mentr'egli riteneva * che io fossi un inviato per trattative, e la maggior parte dei suoi rite- * neva lo stesso. Ma quando vide le armi che io portavo indosso, volse «in foga il suo mulo, ma io l'inseguii e gli assestai un colpo di lancia * che lo rovesciò a terra. Allora io mi gettai su di lui, e come le due * schiave volevano 'proteggerlo dalla [mia] spada, io mozzai la mano ad * una di esse, quindi lo finii e inalberai la sua testa sulla mia lancia. I suoi 194. 27. E. H. §§ 5!, 56. » intanto si dispersero e i Musliin si diressero verso il luogo dove io mi ^7. a. H. ., . . . ,, [EGITTO-AFRICA. >. trovavo, presero il sopravvento e massacrarono i nemici come vollero; . spedizione di « la disfatta fu completa. Allora 'Abdallali b. Sa'd b. abì Sarh mi disse: — Abdaiiahb.Sad ..,,.„.,. ' , b. abì Sarh nel- « Nessuno menta di portare la notizia del trionro più di te » e mi mandò i- ifnqiyyah'. « da 'Uthmàn. Dopo di me, venne Marwàn da 'Utjimàn, quando già i nostri « si erano riposati, avevano venduto il bottino e diviso. Marwàn prelevò «per so sul quinto cinquecento mila (dirham) che 'Utjimàn consenti a «togliere dal quinto stesso». Questo fu uno dei fatti che sollevarono cri- tiche contro 'Utluuàn (cfi-. §§ 25 e nota 1, 52). Allora 'Abd al-ralimàn b. llassàn b. Mulayl, il quale insieme col fratello Kaladah, era Iratello di Safwàn b. Umayyah b. Khalat per parte di madre (la madie dei tre essendo stata Safiyyah biut Ma'mar b. Khubayb b. Walib b. Hudzàfah b. Grumah, mi -n tre il padre di essi due era di quelli che piombò (?) dal Yaman contro Makkahj compose i seguenti versi: (1 1 lu giuro per Aliali cui j^iiramento più serio; Allah non ha mai lasciato opera per- dersi inutilmente. (2i Ma tu [o TJthman] sei stato creato per traviarci, per ricevere sventura da te, o tu da noi. 3) Hai chiamato il bandito e lo hai avvicinato a te, tacendo atto contrario alla tra- dizione ammessa nel passato. (4i E hai .lato a Marwàn il quinto spettante ai credenti, recando un torto a questi, e hai reso hi ma [pascolo riservato] quello che era pubblico. (5i Parimente il denaro delle terre conquistate che ti portò al-As'ari, lo hai regalato a chi ti stava vicino. (6i Ma i due fedeli [tuoi predecessori] mostrarono apertamente il lume della via per il quale ci si guida. (7i Né presero un dirham di sorpresa, né distribuirono un dirham in un ca- priccio l'i. Jl danaro di cui parla il poeta, che al-As'aii avrel)be portato, è appunto denaro che abù Miì.sa ai-Asari portò ad 'Uthmàn daH"Iràq : 'Uthmàn ne diede centomila dirham — altri dice 300 — ad 'Abdallah b. Usayyid b. abi-l-'Is, il quale fatto sollevò le critiche generali (Aghàni, VI, pag. 69, liii. tJ-pag. 60, lin. 7) [T.]. Cfr. Fvhaldùn Berbère.s, trad. De Slane, I, 318-319 nota. Nota l. — Questi versi attribuiti però ad 'Abd al-ralimàn b. HanbaI sono anche citati in Nu- wayri. M.S. Leid, fol. KX),r.lilf),v., e in al-IstiTib, pag. 410-411 con molte varianti, ma nessuna mo- dificante il pensiero del poeta. — Sono autenticamente contemporanei? Contengono esplicite accuse di favoritismo. Con queste accuse la gente volle spiegare i deficit crescenti nel bilancio dello Stato, e la mancanza di denari per pagare i muqàtilah o guerrieri pensionati dei campi militari. Utjimàn è accusato di distribuire il danaro raccolto non solo in Africa, ma anche in Persia per opera di abù Musa al-As'ari. che fu governatore di al-Basrah sino al 2!». H. § 55. — (Sayf b. 'Umar, da abu Hàrithah, e da abù Uthmàn j. U Ca- liffo 'Utfamàn dopo avere nominato 'Abdallah b. Sa'd comandante in capo delle milizie in Egittcj, gli ordinò di allestire una spedizione nell'Ifriqiyyah ; gli mandò altresì numerosi rinforzi sotto gli ordini di 'Abdallah b. Nàfi' b. lltó. «r$ ri5, rm. 27. a. H. 27. a. H. Yl)d al-t^avs al-Fihri, e di 'Alidallah b. Nàfi' h. al-Husavn al-Fihri, con istru- (EGITTO-AFRICA. ' ,- • , ,.tx-- • li- t /l • • l v . i a • ii - Spedizione di ^'^'•'•n I)ivriso di invadere 1 Ifriqiyyah, di assalire (il principe berbero; al-Agall Abdaiiahb.Sad ^. .sconfitto (jucsto, di mandare innanzi i due 'Abdallah ad invadere la iifnq'iyyah.]"* Spagna (al-Aiidalus) (cfi-. 26. a. H., § 69). Ad ibn abì Sarh diede poi .speciali istruzioni, che poteva cioè dal quinto del bottino da doversi man- dare a Madinali, togliere una quinta parte e tenersela per sé. 'Abdallah b. Sa'd b. abì Sarh, avuti i rinforzi dal Califfo, invase l' Ift-iqiyyah, ag- gredì le schiere raccogliticcie (al-afnà) di al-Agall, uccise egli stesso il capo dei Berberi e mise in fuga il suo esercito. Tutta l' Ifriqiyyah. o.ssia tanto la parte pianeggiante, quanto quella montuosa, cadde in potere di ibn abì Sarh, il quale andò a piantare le sue tende nel sito, ove poi sorse la città di al-Qaj'rawàn. Raccolto tutto il bottino, ne distribuì quattro quinti fra i soldati, e tolto al quinto 'per il Califfo la quinta parte, come ne aveva avuto il permesso da 'Uthmàn, mandò i rimanenti quattro quinti (del quinto per il Califfo) a Madìnah con ibn Wathìmah al-Nasri insieme con un'ambasciata (delle milizie). In Madìnah furono allora sollevate vive proteste contro la condotta di ibn abì Sarh per esser,si ritenuto sul quinto, che spettava al Califfo, una quota per sé ; le lagnanze più vive vennero da parte dei membri dell'amba.sciata, mandata da ibn abì Sarh ad annun- ziare la sua vittoria; onde, cedendo alle loro insistenze, il Califfo dovette non solo scrivere ad ibn abì Sarh di restituire il quiuto del quinto da lui appro- priatosi, e distribuirlo fra i soldati, ma dacché gli accusatori di ibn abì Sarh non volevano più averlo nemmeno per capo (forse per timore di ven- dette), il Califfo dovette eziandio ordinare ad ibn abì Sarh dì lasciare nel- rifriqiyj'ah un luogotenente e di ritornare in Egitto. Gli ordini di 'Utjimàn vennero eseguiti, ed ibn abì Sarh fece lùtorno in Egitto. I popoli dell' Ifriqiyyah, aggiunge Sa3'f, si fecero tutti musulmani e rimasero tranquilli ed obbedienti fino ai tempi del Califfo Hisàm b. 'Abd al-malik(^) (T a bari, I, 2814-2816). Atjiìr, III, 68: L'ordine di 'Uthmàn ad 'Abdallah sarebbe del 26. H. Dzahabi Paris, I, fol. 160,r., aggiunge che secondo Khalifah b. Khayyàt ogni soldato ebbe 1000 dìnàr come sua quota del bottino. Nota 1. — La notizia è sbagliata perchè sotto Muawiyah (40.-60. H.i ed 'Abd al-malik il>5.-86. H.* si ebbero molti e gravissimi conflitti tra Arabi e Berberi, non di rado disastrosi per i Mnsulmani. Hisàm regnò soltanto tra il 105.-126. H. § 56. — (Mus'ab b. 'Abdallah, da al-Zubayr b. Habib). 'Abdallah h. al-Zubayr fece razzia nell'Africa insieme con 'Abdallah b. Sa'd. Racconta 'Abdallah: Ci venne addosso (.xirgìr nel nostro campo con 120,000 uomini, e mise lo scompiglio in mezzo a noi. I Musulmani, che erano 20,000, si trovarono sperduti, e nacque malumore contro ibn Sa'd, il 196. 27. a. H. §§ 56, 57. quale entrò in uu suo fustàt e vi si chiuse. Io vidi Grir!>ii-, dietro i suoi ^7. a. H. •• a .• "i" j T,- i. 1 r [EGITTO-AFRICA. eserciti, sopra un destriero bianco, e aveva seco due schiave che gu race- . spedizione di vano vento con penne di pavone, e tra lui e il suo esercito c'era un tratto Abdaiiah b.Sad ' . T -, , o 1 T-i 1 . b. abi Sarh nel- aperto, senza nessuno.. Andai m cerca di il)n abi Sarh. E saputo eh era i- ifriqiyyah.] nel suo fustàt, mi presentai al hàgib, ma non mi volle introdurre. Ed io passai dal kasr io rottura posteriore) della tenda. Entrato, Io vidi sdraiato sul dorso. Si spaventò in vedermi, e si levò a sedere, e mi chiese perchè fossi entrato. Gli risposi che avevo visto un'occasione contro il nemico ; « chiama « alle armi » tegli esclamò). Volle sapere che fo.sse. ed egli allora corse in fretta, e mi diede facoltà di scelta. Io scelsi trenta cavalieri, e dissi agli altri : « Rimanete in tìla ». Ed io mi mossi nella direzione in cui avevo visto (jrirgir, e dissi ai miei compagni : « Difendetemi le spalle, che per Dio, se « rompo la fila, ci giungo ». E per Dio egli (= Ó-ii'gir) e i suoi compagni cre- devano che fossi un messo. Ma quando fili vicino, capi la sua sciagura, e si mise a fuggire : ma io lo raggiunsi e lo colpii. Cadde, e caddero anche le due ragazze, sopra di lui. Mi feci addosso, e menai la spada, e tagliai cosi anche una mano d'una delle due ragazze. Poi tagliai la testa di lui, e la posi in cima alla lancia, e gridai il takbir. I Musulmani vennero nella mia direzione, e il nemico si sbandò da ogni parte, e si volsero in fuga. Quando poi si trattò di mandarne l'annunzio ad 'Uthmàn, il generale mi disse che io ero il più degno di farlo. E io andai, e ne informai il Prin- cipe dei Credenti. Egli, saputo il racconto, mi chiese s'ero in grado di esporlo in pubblico. E mi fece andar sul min bar. Mi volsi alla gente, ma m' incontrai con gli occhi di mio padre al-Zubayr b. al-'Awwàm, ed ebbi timore. Mio padre se ne accorse, e raccolta una manata di sassi. mi guardava fisso con l'intenzione di tirarmeli. Presi coraggio, e parlai. — E fama che al-Zul)ayr dicesse : « Per Di(j, mi parve d'udire la parola di « abu Bakr ; chi vuol sposare una donna, guardi al padre e al ti-atello : ella «gli porterà uno di loro» (Grawzi, MS. Constant., fol. 74,r.-75,v.) [M.]. Cfi". poc'anzi §' 41 e nota 2. § 57. — (ibn Khaldun). I Berberi, secondo quanto risulta dalle storie della conquista dell' Ifriqiyyah e del Maghrib, e nelle notizie sulle apo- stasie e guerre dei Berberi, erano tribìi, rami e stirpi senza numero. Si racconta da ibn al-Raqiq [t 377. a. H.] che Musa b. Niisayr, dopo la presa di Saqiimà scrisse a i r ifriqiyyah'.ì laziitiu berbere dolio campagne sotto i loro capi, e si oppose ali avanzata degli Arabi. Egli adunò circa 120,000 uomini con i quali si battè contro i 'JO.OOO di cui si componeva l'esercito musulmano. La battaglia finì con la disfatta e uccisione di Girgir, con la presa di Sbaytulali, e rovina della città. I beni e lo figlie dei vinti caddero in potere dei vincitpri. 'Abdallah b. al-Zubayr ebbe in dono particolare dai Musulmani la figlia di Grirgir, che egli aveva ucciso. 'Abdallah b. al-Zubayr portò quindi la notizia della vittoi'ia a Madinah. Dopo la disfatta gli al-Farangah e gli al-Eùm si ricoverarono nelle for- tezze dell' Ifrìqij'yah, mentie i Musulmani erano intenti a saccheggiare e devastare il paese e l'aperta campagna. Ebbero in questa occasiono vari combattimenti con i Berberi del piano ed inflissero a loro perdite consi- derevoli, tanto in uccisi che in prigionieri. Tra i prigionieri si trovò Wazmàr b. Saqlàb, capostipite dei banù Khazar (nel testo arabo: Hazar), in quei tempi amir dei Maghràwah (nel testo arabo : Maghwàrah) e di altre tribù degli Zanàtah. Egli fu mandato al Califfo 'Uthmàn, nelle mani del quale fece professione di fede islamica, e tu da lui trattato con grande benevolenza. Gli fu accordata non solo la libertà, ma anche il comando in capo dei Maghràwah. Altri storici affermano che Wazmàr si recò presso 'Utjimàn quale am- basciatore. I Musulmani trattarono i Berberi con onori e riguardi che non usa- rono verso i Franchi o le altre nazioni : avendo vinto sui Franchi una serie di vittorie, li costrinsero a chiedere la pace, ibn abì Sarh accettò di lasciare il paese con i suoi Arabi, purché gli venissero consegnati trecento qintàr (talenti: pivi di tre milioni di lire) d'oro. Avuto questo, abban- donò il paese e ritornò con i Musulmani in Oriente (Khaldùn, VI, 106, lin. 17-108, lin. 11). Cfi'. Khaldùn Berbères, I, 206-210, la quale versione è però in alcune parti più ampia che il testo arabo : forse il MS. usato dal De Slane per la sua traduzione è più ampio di quello che ha servito all'edizione del testo stampato. § 58. — (ibn al-A^ìr). Or 'Abdallah era (capo?) dell'esercito d'Egitto, e 'Utjimàn gli aveva dato ordine di fare razzia in Afiica l'anno 25. H. E gli disse 'Uthmàn : « Se Iddio ti dà vittoria, avrai del bottino il quinto del « quinto in dono >. Il Califfo prepose 'Abdallah b. Nàfi' b. 'Abd al-Qays [ad 200. 27. E. li. g 5g un esercito] e 'Abdallah b. Nàfi' b. al-Hàrith ad un esercito, e li mandò. 27. a. h. «• ordinò loro di riunirsi ad 'Abdallah b. Sad contro il signore dell'Ati-ica, . spedizione di i' Abdallah b. Sa'd sarebbe poi rimasto governatore della regione sot- Abdaiiah b.Sad b. abi Sarh nel- tomessa. ,. ifriqìyyah.) Or gli Arabi andarono, e attraversarono la terra d' Egitto, e giunsero alla terra d'Africa. Ed avevano un esercito numeroso, di 10,000 prodi fra i Musulmani. La popolazione del paese venne a patti con essi per certa .»!onima da pagarsi, ma gli Arabi non ardirono d'entrare e di penetrare nella regione per la moltitudine dogli abitanti. Ma poi quando Abdallah b. Sa'd fri governatore d'Egitto, mandò a parlare con 'Uthmàn per suggerirgli di far razzia in Africa con schiere multo numerose e conquistare il paese. 'Uthmàn chiese consiglio ai Compagni ch'erano presso di lui; o la maggior parte di essi approvò il disegno. Egli allora mandò gli eserciti da Madinah, e tra questi erano molti illustri Compagni, 'Abdallah b. 'Abbàs ed altri. 'Abdallah b. Sa'd andò, e giunti che ftirono a Barqah, incontrarono T'^qbah b. Xatì' con vari musulmani, che là si trovavano. Andarono poi a Taràbulus al-Gharb, e predarono gli al-Rùm che là si trovavano. Mosse poi verso l' Ifriqiyyah, e sparse i distaccamenti in ogni lato. Il re dei Greci si chiamava Girgìr, e regnava da Tàrabulus a Tangah. Hiraql, re degli al-Rùm, lo aveva preposto all' Ifriqiyyah, e ó-irgir gli pagava il kha- ràg ogni anno. Quando egli seppe questa novella dei Musulmani, si preparò e riunì gli eserciti e la popolazione. E il suo esercito giunse a 120,000 cavalieri. Scontratosi con i Musulmani in un luogo distante da Sbaytulah che era in quel tempo la capitale, un giorno e una notte, rimasero colà a com- battersi ogni giorno. 'Abdallah b. Sa'd mandò messi per invitare Girgli- all'Islam o alla gizyah. Ma egli non accettò né l'una, né l'altra cosa, superbamente. Or la coiTispondenza tra i Musulmani ed Uthmàn rimase interrotta, ed il Califfo mandò 'Abdallah b. al-Zubayr con un certo numero di persone, affinchè gliene riportasse notizie. 'Abdallah b. al-Zubayr venne a grandi marce, e arrivò, e rimase con loro. Ma quando giunse, fri molto il vociare e il takbir tra i Musulmani, (iirgir domandò che fos.se e gli fu detto che gli Arabi avevano ricevuto in rinforzo un esercito. Ed egli s'avvili. Abdallah b. al-Zubayr vide il combattimento dei Musulmani ogni giorno dalla mattina fino al mezzodì. E quando si gridava il mezzogiorno, ogni parto tornava alle sue tende. Ma il giorno dopo assistè alla pugna, 201. 26 f§ f>8, 69. 27. a. H. 27. a. H. ,. jioii vide itm ab! Sarh. Ne domandò, e gli fli ri.sposto: « Ha udito il mu- Spedizione di «nàdi (l'araldoj di (iirgir dire: Chi ucciderà Abdallah b. Sa'd, avrà Abdaiiahb.sad , 100,000 diiiàr, e la mia figlia in isposa ». Ed egli temeva. Andò allora rifnqiyyah.i ^^^ al-Zubayr a trovarlo, e gli disse: «Fa bandire dall'araldo che chi ti « porterà la testa di Grirgir avrà in dono 100.000 [dìnàr?], avrà in moglie « la figlia di lui e avrà l'amministrazione del suo paese ». Ed egli fece così. E (jUrgii- cominciò a temere più di Abdallah. Ma poi Abdallah b. al-Zubayr disse ad 'Abdallah b. Sa'd : « Questa « cosa va per le lunghe, giacché i nemici han sempre nuovi rinforzi e sono « in un paese eh' è loro, e noi slam staccati dai Musulmani e dal nostro « paese. Io direi di lasciar domani una schiera salda e forte di prodi mu- « sulmani nelle loro tende pronti, e noi intanto combattiamo gli al-Rùm con « gli altri soldati, si da stancarli. Quando saranno tornati essi alle loro « tende, e anche i Musulmani, quelli che saranno appartati nel campo « musulmano verranno fuori, fì'eschi dal combattere, e li prenderemo alla « sprovvista, e chi sa che Iddio non ci dia in tal maniera vittoria ». E molti illustri Compagni convocati a consiglio furon d'accordo con lui. Al domani 'Abdallah fece come quelli avevan detto, e tutti i prodi li fece rimanere nelle tende con i cavalli accanto a loro, firenati. Gli altri combatterono gli al-Rùm fino al mezzogiorno in modo violento. E quando fu gridato il mezzogiorno, gli al-Rùm pensavano a tornare alle loro tende ; ma ibn al-Zubayr non glie lo permise, e tenne duro in combattere, e li incalzò. Ma poi tornò al campo con i militi che si erano battuti. Da una parte e dall'altra gettaron tutti le armi, e si adagiarono stanchi. Allora 'Abdallah b. al-Zubayr prese quelli che se ne stavano in riposo dei prodi Musulmani, e raggiunse gli al-Rùm inaspettatamente. Gli Arabi gettarono confusione nelle schiere nemiche e attaccarono come un sol uomo, gridando il takbìr. I Greci non riuscirono a rivestir le armi prima dell'assalto. E rimase ucciso Girgìr per mano di ibn al-Zubayr. E furono fugati gli al-Rùm e ne furono uccisi molti, e fu presa la figlia di Girgìr prigioniera (Athir, III, 68-70) [M.]. Cfr. Athir Fagnàn, l0-14. § 59. — fibn al-At_hìr). Abdallah b. Sa'd si fermò allora presso la città [Sbaytulah] e l'assediò e la prese ; e vi trovò tanto danaro che non vide l'uguale in nessun'altra. Il bottino d'un cavaliere era di 3000 dìnàr, e quello d'un pedone 1000 dìnàr. Or quando 'Abdallah ebbe conquistata Sbaytulah, sparse le sue schiere per il paese, e giunsero a Qafsah, e fecero prigionieri e fecero prede. E mandò un esercito al castello al-Agam ('?), giacché là si erano fortificati quelli del ■il. 27. a. H. §§ 62, 63. riMqivvah. E gli disse: « Se Iddio ti fa conquistare rifiiqivvah, avrai il ^7. a h. i . . ' [EGITTO-AFRICA « quinto del quinto del bottino in dono ». E 'Uthmàn ordinò ad Abdallah . spedizione di b. Nàti' b. Abd al-Qays e ad 'Abdallah b. Nàfi' b. al-Hàrith di riunirsi a 'Abdaiiah b.Sad lui contro il signore dell' Ifi-iqij-yah con un esercito di 10,000 valorosi del- r ifnqiyyah.i l'Isiàm. Egli ('Abdallah b. Sa'd) venne a patti, imponendo una tassa agli Africani, ma gli Arabi non ardirono d'entrare nell' Ifriqiyyah, e di avven- turarvisi. per la molta popolazione di quel paese. Poi Abdallah mandò a chieder consiglio ad 'Uthmàn se dovesse en- trarvi. E Uthmàn gli mandò un certo numero d'illustri Compagni, tra cui 'Abdallah b. Abbàs ed altri. Con questi ibn Sa'd entrò nell' Ifriqiyyah compiendo gesta, di cui si parlerà più a lungo nel sesto b à b del quinto qism di quest'opera (cfr. § 61). Or quando tvi conquistata Sbaytulah, ch'era la capitale, trovò grandi ricchezze; e ogni cavaliere ebbe 3000 dìnàr, e ogni pedone 1000. Abdallah b. Sa'd mandò le sue schiere nel paese, e giunsero a Qalsah, dove fecero prede, e mandò un esercito (' a s k a r) a Hisn al-Agamm (= l'odierna al-Gremm), dov'erano fortificati gì' indigeni, e la prese con l'amàn. Gli Afi-icani vennero a patti con lui per 2,500,000 dinar. 'Abdallah b. al-Zubayr si recò da 'Uthmàn con l'annunzio della vittoria e con la preda, in cui era inclusa la figlia del re. Poi Abdallah b. Sa'd tornò in Egitto, dopo aver passato in Africa un anno e tre mesi, non avendo perduto di Musulmani che tredici uomini. Portò poi il quinto dell'Africa a Madinah dove Marwàn lo comprò per 500,000 dinar, e 'Uthmàn gli condonò il pagamento per ciò che aveva preso da lui. E per ciò, disse Abd al-rahmàn b. Hanbal, uno dei Compagni : « friui-o a Dio un gran giuramento » (seguono i sette versi già tradotti al § 54) (Nuwayri, MS. Leid, fol. 100,r.-101,v.) [M.]. § 63. — (Teofane). Nell'anno del Mondo 6139 (=647 dell' È. V. = = 26.-27. H.) i Saraceni fecero una spedizione in Africa, e venuti alle mani con il tiranno Gregorio, lo volsero in fuga e distrussero il suo esercito. Dopo aver imposto un tributo di vettovaglie agli Afìi ("Acppot = Berberi), ritoi-narono indietro (Theophanes, I, pag. 525). Si noti che, secondo Teofane, gli Arabi fecero soltanto una razzia, im- posero un tributo in genere, ritornarono in Egitto, o almeno nella Tripo- litania, .^enza lasciare in Numidia, dove fu combattuta la battaglia, alcun rappresentante del Califfo. Il tributo fu imposto non ai Greci bizantini, ma agli "A'ffyO'., con cui Teofane significa indubbiamente i Berberi, gli alleati di Gregorio. Quindi la spedizione araba non venne in contatto con i Greci di Cartagine e della Tunisia settentrionale. 20.5. b. abi Sarh nel- -r Ifriqiyyah.j s$ (-.4-66. 27. a. H. 27. a. H. § 64, — Dalla cronaca spaglinola, giù altra volta da noi utilizzata, [EGITTO-AFRICA. . ..• i • - Spedizione di ricaviamo i .seguenti particolari: Abdaiiah b.Sad «Per duceiu quoque ìlabedella nomine, ({ui dudum imperacti certa- « miuis ducatum tenebat, in occidentem prospera multa acta sunt. Tri- « polim venit, Cuidam (o Cidamis) quoque et Helemptien fo Elenptien) « bollando adgressus est et post multas desolationes effectas victas vasta- « tasque provincias in fidem accepit (sibi plurimas katerbas in fide acceptas) « et mox Africam adhuc sanguinem sitiens adventavit. Preparata igitur « certamina illieo in fugara Maurorum acies versa est et omnis decoritas « Afincae cum Gregorio comite usque ad internicionem deleta est. ìlabedella « quoque honestus (o homastus) beneficio largo cum omnibus suis cohor- « tibus remeando Aegyptum pervenit » {Monumenta Germaniae Hist., tom. XI, pars II, Contin. Byzant. Arab., 344). § 65. — Sull'anno della spedizione di 'Abdallah b. Sa'd le fonti va- cillano tra il 26. ed il 27. H. — La maggioranza è per l'anno 27. H., che deve essere la data corretta. Tra il 25. e il 26. H. Amr b. al-'As fu destituito, e solo nel 26. H. scoppiò la ribellione di Gregorio. Gli Arabi entrarono in Tunisia dopo che Gregorio erasi impadronito della provincia e quindi l'anno 27. H. è anche quello che più logicamente si adatta al corso degli eventi quali noi li conosciamo. Le forze musulmane passarono per Tripoli, varcarono il confine del- l' Ifi'iqiyyah, toccarono Gabes e si mossero su Sufetula, dove Girgir aveva .stabilita la capitale e raccolto le sue fòrze, quasi tutte composte di tribù berbere. Dal campo in Qaraùniyyah (più tardi chiamata al-Qayruwàn) gli Arabi avanzarono sino ad 'Aqùbah, sito posto a mezza strada tra Carta- gine e Subaytalah (Sufetula), ed ivi, secondo alcune fonti, oppure secondo altri, in Subaytulah stessa, seguì la battaglia che distrusse le forze di Girgir : questi fu tra gli uccisi. Dopo la vittoria gli Arabi si diedero a depredare la Byzacene (= Tu^ ni.sia) e la fortezza di Agam (Lagam, ossia Thysdrus, l'anfiteatro di al-Djem. che esiste tuttora) si arrese ai vincitori. Raccolto molto bottino gli Arabi fecero ritorno in Egitto (C a u d e 1 , 66-76, su materiali forniti da fonti MS.: Ri-àd al-Nufùs, ibn al-Nàgi, e il Kit ab al-Muuis di ibn ahi Dinar). § 66. — (Michele Sirio). Nell'anno 968 dei Greci, 26 dei Tayyàyé, 5 di Costante: Gregorio, patrizio d'Africa, si rivoltò contro Costante. Lo stesso anno i Tayyàyé partirono per invadere l'Africa. Diedero bat- taglia al patrizio, cui un gran numero dei soldati fu ucciso. I Tayyàyé tornarono e stabilirono la loro dominazione su tutte le città del littorale. 206. 27. a. H. §1 66, 67. Gregorio si sottomise di nuovo all'imperatore Costante (') (Michel Sy- 27. a. h. TT , ié^^ [EGITTO-AFRICA, rien, II. 440). . Spedizione di Nota 1. — La fonie siriaca nega dunque la morte di Gir^ir, evento che nemmeno Teotane espli- . * • citamente afferma; ma torse i cronisti musulinani dicono il vero, e Michele Sirio confonde Óirgir (Gre- ,,' gorìo) con l'altro patrizio che fu mandato in Africa dall'imperatore dopo la campagna di ibn abi Sarh. § 67. — Sulla spedizione in Africa di 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh cfr. anche Abulfeda, I. 262 (nel 26. a. H.); ' A dz à r i B a y à n , I, 4-9 ; Adzàri Fagnau, I. 3-10; Amari, Star. Musulm. Sicilia, I, 109-112; Arnold, Preaching of Islam, 103-107; Bakri Masàlik, 45; Bury. Hìsf. Later Rom. Kmp., II. 287-289; Caudel Invasion, 52-79 ; Dahlàn Futùhàt, I, 98-99, 100; De Guignes, Hist. Gen. Huns, I, 346; De Slane [J.A., 1844, ser. IV, voi. IV, 329 e segg.j; Die hi, Afrique Byzantine, 635 e segg. ; ibn abi Dinar K. al-Mùnis, 23-24; Eutychius, ed. Cheikho, II, 32, lin. 18-22; Fagnan Annales, 10-14; Flugel Gesch. Arab., 124; Fournel Berbères, I, 111-113; Historiae Miscellae [Muratori, Rer. Ital. Script., I, 135]: J.A., 1832, ser. II, voi. IX, 293-299; 1841, ser. III, voi. XI, 97-111; ser. IV, voi. IV, 329-365; voi. XX, 70-71, 79-80; 122, 123; 1868, ser. V, voi. XII, 625; Khaldùn Berbères, I, 206-210, 304-307, 314-323; Khallikàu, ed. Wust., n. 16; Khamis, II, 286, lin. 18-21; Le beau, XI, 321-330; Mahiisin, I, 89, lin. 7-20; 96, liu. 13-18: Maqrizi Khitat, I, 299, lin. 35-3G ; Michel Syrien, II, 440; Muir Annals, 298-300; Muir Caliphate, 210-212; Muller Islam, I, 270; Muralt, 1, 297; Nuwayri, MS. Leid, I, fui. 100,r.-101,v. ; ■2fn. §§ 07-69. ^' • ^' "• 27. a H. Nuwavii, M.S. Paris, J 575, fol. ],v.-3,r. . Q a y r u w a n i , 36-39 lEGITTOAFRICA. - Spedizione di Abdaiiahb.Sad R a m p o 1 d i Annali, II, 12(5-132; b. ab! Sarh nel- o i - 'ti.' -^ t ari net • iifnqiyy.h.) fealawi Istisqa, I, 3o-3b; Scott. Mooiish Empire, I, 132-141; Sèdi Hot, HìhL Gen. Arab., I, 158-161; Suyùti Khalif, 60, lin. 14-15; Tabari, I, 2813, 2814-2815, 2817-2818; Tabari Zotenberg, III, 560-562; Theophanes, I, 526 [A.M., 6139]; al-Tigàni [J.A., serie IV, 1852, voi. XX, 79-80|; Wardi, I, 151 [nel 26. a. H.]; Weil Chalif., I, 161; Wellhausen Romàer, 425-426; Ya'qùbi, II, 191, lin. 1-11; Yàqut, I, 325, lin. 18-326, lin. 8; III, 36, lin. 20-22. AFRICA-SPAGNA. — Prima incursione in Spagna {versione di Sayf b. 'Umar). [Cfr. 26'. a. H., i} 59\. § 68. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Dopo la conquista dell' Ifriqiyyah il Califfo Uthmàn ordinò ad 'Abdallah b. Nàfi' b. 'Abd al- Qays al-Fihri, e ad 'Abdallah b. Nàfi' b. al-Husayn al-Fihri di invadere la Spagna, ed inviò con essi uno scritto, con il quale invitava gli abi- tanti della penisola ad associarsi con lui nella conquista di Costantinopoli (Tabari, I, 2817). Cfi-. Atliìr, III, 72; Dzahabi Paris, I, fol. ISO.r. ; Abulfeda. L 262 (nel 26. a. H.) ; Dahlàn Futùhàt, I, 100. Siccome questa spedizione contro la Spagna non è confermata da nes- sun'altra fonte, non è possibile prestarvi veruna fede. Sayf b. 'Umar è noto- riamente autorità assai poco sicura e disposta ad affermazioni arrischiate. § 69. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Insieme con i due ge- nerali musulmani partirono pure molti berberi, e la spedizione riuscì felice- mente, terminando con la conquista della Spagna e della Francia (al-Ifrangah). Quando il Califfo 'Uthmàn ebbe richiamato in Egitto ibn abì Sarh, il governo delle nuove provincie fu affidato ad Abdallah b. Nàfi' b. Abd al-Qays al-Filiri. La Spagna, conchiude Sayf, rimase nella stessa condizione dell' Ifri- qiyyah fino ai tempi del Califfo Hisàm b. 'Abd al-malik [t 95. a. H.), quando i Berberi presero le armi contro il governo (^) (T a b a r i , I, 2817). •208. 27. a. H. §§ 69-71. Cfi-. Athir, III, 72 (uel 26. a. H.) : Fagnaii Annales, 16-17; Ma- 27. a. h. hàsin, I, 94, ult. lin.-95, lin. 6 ; Suyùti Khalif., GO, lin. 15; Wardi, gna.- Prima in- T igi cursione in Spa- gna.] Nota 1. — A cjneste notizie, sulla correttezza delle quali è lecito avere i massimi dubbi, Sayt b. 'Umar aggiunge una pretesa profezia del celebre renegato ebreo, Ka'b al-Alibàr, secondo la quale la Spagna doveva essere un giorno conquistata da alcune genti, che nel giorno del giudizio si sarebbero distinte da tutti gli altri fedeli per una luce speciale, che avrebbe irradiato dai loro volti iTabari, I, 2817. lin. 6 e segg. i. § 70. — Questo aiiuo (27. IL) è omesso intieramente in ibn al-At_hir (cti-. A th i r , III, 78), per il quale perciò in questo anno nulla è avvenuto degno di nota, oppure v' è qualche lacuna o errore nelle fonti da lui usate. Tale lacuna non esiste nel nostro testo di al-Tabari. NECROLOGIO dell'anno 27. H. Abàn b. Said. (Cti-. Ili. a. H., ij <;»;. n. 1). § 71. — abù-l-Walid, o abù Uhayhah Abàn b. Sa'id b. al-'As b. Umayyah b. Abd Sams b. 'Abd Manàf al-Qurasi al-Umawi. Secondo al-Bukhàri e abù Hàtim al-Ràzi, tu uno dei Compagni del Profeta. Suo padre Sa'id apparteneva ad lina delle più nobili famiglie Qu- ra.site, ed ebbe tre tigli, Khàlid, 'Amr e il nostro Abàn. Khàlid ed 'Amr si convertirono all'Isiàm sino dai primi tempi, e presero parte alla prima emigrazione in Abissinia ove si trattennero. Abàn, rimasto pagano, combattè contro i Musulmani a Badi' nelle file ilell'csercito Qurasita e vi perdette altri due ti-atelli, pure pagani. al-'Às ed 'Ubaydah, egli si salvò dalla battaglia e rimase tranquillamente in Makkah fino al tempo in cui passò 'Uthmàn per Makkah per combinare il t lattato di pace di al-HudaybÌ3-yali, nell'anno 6. H. Al ritorno dei fratelli 'Amr e Khàlid dall' Abissinia, Abàn si lasciò persuadere ad accompagnarli presso il Profeta e a converth-si all'Isiàm poco tempo prima della spedizione di Khaybar nell'anno 7. H., alla quale egli prese parte. Tale è la versione di al-Wàqidi. Secondo ibn Hisàm, invece, Abàn emigrò in Abissinia con la moglie Fàtimah bint Safwàn al-Kinàniyyah, Un'altra tradizione riferisce che Abàn andasse, dopo la battaglia di Badr, a commerciare in Siria, ove un monaco cristiano con i suoi discorsi lo avrebbe jjersuaso che Maometto era veramente il Profeta di Dio: ritor- nando a Makkah riunì la sua gente, raccontò quello che gli era avvenuto in viaggio, poi andò a Madinah e si fece musulmano. Durante la spedizione di Khaybar Maometto affidò ad Abàn b. Sa'id una delle spedizioni secondarie. 2m. 27 M 71, 7-2. 27. a. H. INEC^OLOGIO. ■ "^'^^ °^"''^^ ^^ Maometto egli si trovava nel Bahrayn; .si presentò ad Aban b. Said.) ^bu Bakr in Madinah e venne mandato con le milizie in Siria. Secondo Musa b. 'Uqbah, egli mori alla battaglia di Agnàdayn in Siria nell'anno lii. H. Secondo altri, mori invece nella battaglia del Yarmùk, nell'anno me- desimo, (ossia 13. H, ma correggi 15. H) o in quella di Marg al-Sulìar, sempre nell'anno 13. H. Una quarta versione mette la sua morte nell'anno 27. H. ai tempi del Califfo 'Utlimàn. Si dice inoltre che alla morte del Profeta, il Califfo abu Bakr man- dasse Abàn b. Sa'id nei Yaman, e che Aban vi rimanesse fino al califfato di'Umar, occupandosi fi-a l'altre cose di sedare le discordie ed i rancori dell'insurrezione dell'anno 11. H. — Volendo Fayruz vendicarsi su Qays 1). Maksuh perchè aveva ucciso Dàdzawayh; Abàn mandò Qays dal Califfo 'limar con una sua lettera, perchè decidesse la questione se Qays doveva essere o no punito per aver ucciso Dàdzawayh pagano. Secondo un'altra fonte ritenuta autentica da ibn Hagar, Abàn b. Sa'id avrebbe partecipato, per ordine del Califfo 'Uthmàn, alla redazione dell'al- Qur-àn, insieme con Zayd b. Thàbit. Questa tradizione che, rimonta a Khàrigah, un figlio di Thàbit, secondo ibn Hagar è un documento conclu- dente per ritenere che Abàn morisse durante il califfato di 'Uthmàn nel- l'anno 27. H. (') (Hagar, I, 17-20, n. 2). Nota 1. - Però la compilazione dell'al-Quràn pare siasi fatta nel »>. H., sicché Abàn, data la verità della notizia, avrebbe dovuto vivere sin dopo il 30. H. § 72. — Abàn b. Sa'id b. al-'As b. Umayyah b. 'Abd Sams b. 'Abd Manàf ecc. al-Qurasi, al-Umawi. La madi-e era Hind bint al-Mughiiah b. 'Abdallah b. Umar b. Makhzùm; secondo altri, era invece Safiyyah bint al-Mughirah, zia di Khàlid b. al-Walid b. al-Mughirah. Apparteneva, come il Profeta, agli Abd Manàf Si convertì dopo i suoi fratelli, Khàlid ed 'Amr. Si citano due versi suoi per deplorare la conversione dei fratelli: (1) Oh! se un morto che sta in al-Zuraybah [monte sopra Tà-if, dov'era sepolto il padre loro Sa'id] potesse vedere quanto han guastata la fede 'Amr e Kliàlidl 12] Hanno seguito insieme il far delle donne; e si trovano ad aiutare dei nostri nemici quello che tende [piìi] lacci. E poi si riporta la risposta di 'Amr: (1) Del fratello mio, non più mio fratello, io non tocco l'onore, ma egli non ha riteo-no da alcuna villania. ° (2) Egli dice, quando le sue cose gli gridano contro: Oh! se un morto che è in al- Zuraybah rivivesse! (3) No! lascia il morto che è andato per la sua via, e pensa al vivo, che invece è in miseria 210. 27. £1. H. § 72. Si convertì tra al-Hudaybiyyah e Khaybar. Motivo della sua conver- 27. a. h. sione fu che egli andò mertantoggiaudo in Siria, e incontrò un monaco t^^àn b. Saìd.] con cui venne a parlare di Muhammad, del quale il monaco, pur non cono- scendolo, glie ne disse egli stesso tutte le qualità, asserendo ch'era un legato di Dio. Una tradizione poi, che rimonta ad abù Hurayrah, accenna ad una lotta che questi ebbe con Abàn davanti al Profeta a Khaybar per una divisione di bottino. Fu prefetto del Bahrayn dopo la destituzione di al-' Ala* b. al-Hadrami. Morto il Profeta, tornò a Madinah, e, volendo abù Bakr rimandarlo nel Bahrayn, egli rispose che non avrebbe amministrato più per nessuno dopo il Profeta. Secondo altri invece, resse per abù Bakr una parte del Yaman. Il padre suo aveva per kunyah abù Uhayhah, da un tìglio suo Ubayhah, che fti ucciso la giornata di al-Figàr; un altro figlio suo, al-'As, fu ucciso kàfir a Badr, da 'Ali; 'Ubaydah fu ucciso pure kàfir da al- Zubayr. Cin(|ue figli si convertirono e furono Compagni del Profeta. Nessuno ha avuto discendenti fuori di al-'As b. Sa'id. Abàn tii uno di quelli che tardarono a prestare omaggio ad abù Bakr per stare a vedere che facessero i banù Hà.sim, e lo prestò quando essi lo prestarono (eli-. 11. a. H., § 37, nota 3). ibn Ishàq: Fu ucciso col fratello 'Amr al Yarmùk (nell'anno 15. H.) ma non la.sciò discendenti. Musa b. 'Uqbah: Fu ucci-so ad Agnàdayn (nell'anno 13. H.) (è l'opi- nione di Mu.s'ab al-Zubayr e della più parte dei genealogisti). Secondo altri, fu ucciso il giorno del Marg al-Suffar presso Damasco I nell'anno 14. H.j. Queste battaglie furono Tuna vicina all'altra e perciò nacque con- fusione. al-Zuhri dice che egli aiutò 'Uthmàn nella redazione del Qur-àn: questo tradizionista ed altri che lo seguono, pongono la sua morte nell'anno 29. U. Si racconta poi che egli in una khutbah dicesse: «Il Profeta ha «deposto (w ad a' a) ogni sangue nella Gràhiliyyah (Athir Usd, 1,36-38). Cfr. Aghàni, X, 62; Annali, voli. 1 e II {Indice); A sa k ir, MS. Dama.sc.. II. fol. 147,v.-lól,v. : Balàdzuri, 81, 107, 113, 472. 473: Dzahabi Paris, I. fol. 118,v. ; 211. s« 73-71. 27. a. H. INECrVog.o. . IV-ahabiTagrid.r, 5, n. 2; Abàn b. Sa'fd.) H i s à lu , 782 ; al -Ih ti 'ab, 35, ii. 47. M a s k a \v a y li , I, 20 1 ; Onomasticon Arah., pag. 11, n. 164: Qàmus, IV, 198, Un. 8: Sprenger, Leb. Muli., II, 111 nota, 162; III, 3.=32; Tabari, I, 1347, 1543, 1782, 2101, 2349; Tàg al-'Arùs, IX, 117, lin. 16; Tanbih, 283, lin. 18; Wàqidi Wellhausen, 253, 282, 369; Ya'qùbi, II, 81, 136. Yàqiit, I, 509; IH, 576; aba Dzu-ayb al-Hudzali. § 73. — abu Dzu-ayb Khuwaylid b. Khàlid b. Muhriz b. Zubayd ecc.... b. Hudzayl al-sà'k, è uno dei poeti che fiorirono sotto la Gàhiliyyah e l'Isiàm; abbracciò l'Isiàm e diede belle prove nella sua nuova fede; mori nella spedizione d' Ifnqiyj'ali. (abu Khalifah da Muhammad b. Salàm). abu Dzu-ayb era poeta di va- lore, senza difetti e debolezze. Soggiunge Muh. b. Salàm: abu 'Amr b. al-' Ala diceva : Hassàn b. Thàbit, interrogato quale fosse il miglior poeta, rispose : «Intendete: una tribù, o un individuo solo?». — «Una tribù »,' gli di.s- sero. — « Ebbene », rispose, « la tribù meglio dotata per facoltà pietiche « è Hudzayl, e il miglior poeta fi-a i Hudzayl è senza contrasto abu Dzu-ayb » Soggiungeva Muh. b. Salàm: 'Amr b. al-'Alà non era di questo parere, ma 10 lo sono senz'altro (Aghàni, VI, 58, lin. 13-19) [T.J. § 74. — abu Dzu-ayb era poeta di singolare purezza di lingua, pieno di originalità, padrone della poesia. Afferma abù Zayd 'Umar b. Sabliah: abu Dzu-ayb superò tutti gli altri poeti di Hudzayl in grazia della sua qasidah in ayn, composta per compiangere la morte dei figli suoi — intendendo alludere ai suoi versi: ti addolori tn per la morte e per le sventure che essa porta? Ma la sene non è disposta a contentare colui che soffre. Questa qa.sìdah fu da lui composta per cinque suoi figliuoli, uccisi dalla peste nello stesso anno. (al-Husayn b. Yahya, da Hammàd b. Ishàq, da suo padre, da Mus'ab al-Zubayri; inoltre al-Harami b. abi-l-'Alà, da al-Zubayr b. Bakkàr. da 'suo zio), abu Dzu-ayb al-Hudzali taceva parte della spedizione di 'Abdallah b. •1X2. 27. a. H. §§ 74.76. Sa'd b. abi Sarh, uno dei banù 'Amir b. Lu-aj-y, contro l' IMqi^'j-ah, 27. a. h. l'anno 26. H., per combattere gli al-Rùni, durante il califfato di 'Uthmàn. abu ozuayb ai- Quando Abdallah b. Sa'd ebbe conquistata Ifriqij-yah e le regioni adia- Hudzaii.| I-enti, spedì 'Abdallah b. al-Zubayr, che faceva parte del suo esercito, per annunziare ad 'Uthmàn b. ' Affan la vittoria ; con lui spedì insieme alcuni uomini tra i quali abù Dzu-avb. Su Abdallah [b. al-Zubayr] compose abù Dzuayb il verso : È un guerriero energico come il leone isidi nascosto tra le piante di ghada, che si slancia nella guerra con uno slancio pieno di successo; che è vei-so di una sua q a s i d a h . Quando costoro giunsero in Misr, abù Dzu-ayb vi morì fAghàni, VI, 58, lin. 22-59, Un. 3) [T.]. § 75. (Muliammad b. al-'Abbàs al-Yazidi, da al-Riyàsi, da al-Asma'i). Amava abù Dzuayb al-Hudzali una donna, chiamata umm Amr, e le so- leva inviare Khàlid b. Zuhayr. ma costui lo tradì con essa come abù Dzu'ayb aveva già fatto alla sua volta con un altro individuo, certo "Uwaym b. Màlik b. 'Uwaj-mir, di cui egli era stato 'il messaggero presso la donna. Quando abù Dzu'ayb seppe ciò che Khàlid aveva fatto, troncò ogni rapporto con la donna, e avendo essa mandato per una riconcilia- zione, non volle acconsentire ; ma disse su di lei : 1 Tu avresti voluto riunirci, me e Khàlid; ma è possibile riunire due spade in una sola guaina? |2} O Khàlid, tu non hai avuto alcun riguardo per chi ti era parente, si da rispet- tarmi nel segreto e nelle tae manifestazioni. (3) Ma ti invitarono a lei le sue pupille e il suo collo, e tu corresti a lei deliberatamente come un innamorato. i4) E fosti [per me] come l'acqua i= il miraggioi che brilla, quando appare a una gente^che ha camminato tutta la notte. i6) Ma io ho giurato che non cesserò di cantare una qasidah, in cui tu e lei di- verrete dopo di me come un proverbio. (Aghàni. VI, 62. lin. 2-11) [T.]. § 76. — (Muhammad b. al-Hasan 1). Durayd, da al-Sakan b. Sa'id, da al-Abbà.s b. Hisàm, da abù 'Amr Abdallah b. al-Hàritli al-Hudzali, individuo di al-Madìnah). 8i recò abù Dzuaj-b con suo figlio e il figlio di un .suo fratello per nome abù 'Uqayl da 'limar b. abi-1-Khattàb, e gli di.ssero: « O amir dei Credenti: Qual' è l'azione più mei'itoria ':' ». Rispose: « La fede in Allah e nel .suo rasùl ». — « Questo l'ho fatto già », rispose abù Dzu-ayb : « qual' è dunque l'opera immediatamente dopo più meri- « toria? ». Rispo.se 'Umar: « Il combattere nella via di Allah ». — « Questo * va bene a me », disse abù Dzu-ayb; « io non spei-o paradiso, né temo « inferno ». Adunque uscì e partecipò alla spedizione dei Muslim contro i Cristiani fa hi al- Rum). Durante il ritorno lo colse la morte. Suo figlio •2ia. s§ 76-78. 27. a. H. 27. a. H. ^, [\ figlio di SUO tratolh) voU-vaiio restare ambedue indietro presso del mo- '''a^bu''D2\j°fyb°ai' rente, ma il capo della retroguardia lo impedì, e disse loro: «Che resti Hudzaii.i « presso di lui uno solo di voi, e sia sicuro che [così facendo] sarà ucciso * [dai nemici] ». Allora abù Dzu-ayb disse: « Tirate a .sorte ». E.s.si tirarono e la sorte designò abu 'Ubayd il quale rimase con Ini : mentre il figlio continuò a marciare con l'esercito. Raccontava abù 'Ubayd : Mi di.s.se abù Pzu-ayb: «0 abù 'Ubaj^d, scava con la lancia qui lungo la riva, poi con « la spada taglia (?) dei rami dagli alberi, quindi tra.scinami al fiume qui « vicino; io avrò finito [di vivere], quando tu avrai finito. Allora mi laverai, « mi deporrai nella fòssa, con la tua lancia riversa su di me la terra sca- « vaia e buttavi .sopra i rami e il fogliame ; quindi cerca di raggiungere « l'esercito ; esso ti apparirà come una massa oscura somigliante, luentre « cammina, a una nube ». Ebbene egli non si ingannò in nulla di quanto disse, e se non mi avesse descritto l'esercito, non ne avrei ritrovato le piste. Nel momento di spirai-e disse: (1) O abù 'Ubayd, il libro [del mio agire] fu consegnato, e si avvicinò il giorno del convegno e del rendiconto. (2) Presso la mia sella troverai un camelo di razza, t'ulvo, che cammina con velocità. Io mi mossi e raggiunsi i nostri. Soleva poi dirsi che il popolo islamico si spinse ben addentro nelle terre dei Cristiani, ma che a! di là del se- polcro di abù Dzu-ayb non si conosce sepolcro di alcuno fra i Muslim (Aghàni, VI, 64, lin. 1-17) [T.]. Cfi-. anche Aghàni, I, 31; Vili, 102; X, 52; XX, 174. § 77. — abù Dzu-ayb al-Hudzali il poeta, morì nell'anno 26. H., sia in Africa, sia in Egitto, oppure nel deserto, sulla via di Makkah, oppure infine nel paese dei Greci (in Afiùca): tutti però sono d'accordo che egli morisse mentre regnava 'Uthmàn (Athir, III, 70, 73). § 78. — ibn al-Athir cita due versi di dolore che abù Dzu'aj'b udì in sogno annunzianti la morte del Profeta. I tradizionisti danno anche vari presagi che abù Dzu-ayb ebbe per la strada confermandogli la disgrazia. Morì sotto il califfato di Uthmàn sulla strada di Makkah, e lo seppellì ibn al-Zubayr. Secondo altri morì in Egitto al ritorno della razzia d'Africa, e fu sepolto da ibn al-Zubayr. Secondo altri morì in una razzia nella terra degli al-Rùm, e lo seppellì suo figlio abù 'Ubayd (Atjiir Usd, II, 127: V, 188-190) [M.]. Yàqùt, nel suo dizionario, cita un grande numero di versi di al)ù Dzu-ayb (cfi-. Yàqùt [Indice], VI, 426). Si convertì soltanto sotto il califfato di abù Bakr (Dzahabi Paris. I. fol. 154,v.). •214. 27. E. H. g 73. Cu: anche A vai, 1. 295, 398, 455: II, 389. 47-2: III, 115, 249, 27. a. h. ,,.,.' INECROLOGIO. 493, 498:-I\, 431: ^b^ ozuayb ai Buhturi, 147. 148, 189. 202; Hugizaii.) Durayd, HO: Dzahabi Tagrìd, II. 175. n. 1923; Fagnan Annales, 13: Magar, IV. 117: Hagi Register. n. 2478 [III, 255; VII, 725J ; Hammer Litter. Arab., II, 609, u. 715; Hariri Maqàmat, ed. De Sacy (2" ed.), 33, 315, 338, 349, 352: Tlisàm. 16(j, 230, 327: al-Isti'ab, 665-667, n. 2914; Khallikàn, II, 327; Khallikan, ed. Wiist, n. 803; Khallikàn, vers. De Slane, IV, 41-42, e 51 nota 29; Khizànah. I. 132. 201-203. 523; II, 3-4, 320-321, 342-345, 360-362, 489-497: III, 147-151, 183-185, 193-195, 291, 371, 372, 511, 597-599, 647- 649: IV, 73, 153, 231-233, 422, 498-502: Mutanabbi, 259, lin. 13: Mn bar rad, 53, lin. 8; 97, lin. 3; 330, lin. 4; 416, lin. 9; 470, liu. 12; 471, lin. 19; 683, nota k; 753, lin. 7; Qutaybah Adab., 184, 375, 457, 468, 519, 643, 545, 659, 586, 587; Qutaybah Poesis, 7, 20, 99, 345, 413-416; Suyùti Hu.sn, I, 100, 110; Ya'qùbi, I, 313; Yàqiìt. I, 65. 77, 115, 310, 326, ecc.: ctV. Indice, pag. 425. 215. 28. a. H. Jó Settembre 648—13 Settembre 6-49 28 s i r-TCecir- i i =-^ f 5 « • s £-5 I S « si g-S 5 5 I si Ì-= o £ S 5.F -- - = = ' ■sii I iislli i ii;14 J g iisl-s = S I-i? I " , i i : I-i S = S S = SE I ; S < e e r — f ^ S ó S S è c^ E g è 5 6 S-5 § 5 S I e s 4 § s s è ó 54 § ! ijll 5 6 siili S S Sif 1^ 5 £ strg^ = S Èt?i-!5 E siSl^ = 6 s'ÌSI-?» £ £-5Ì1^ = E Èi 5P. 2S' ; s-c ? ó s ? 9 « ? o S€ 5 9 < ?i g-9 S S « 5Ì g-S S 9 « ?i S = i ;s^l = ife6=^| = : = ■&£ g-^5 S EaS S~ ° £ B-i^t Ì%Z S £ a5 S-2 = £ Bui Ì~B £ EuS Ì^ = S ST,£ I-I = £ £'5? 5-5 = £ SaS ; ? = S€ = S ? 4 = ; O 6^ . a ^^55!!sSSIiSSS-''"'"==°'^**2s2S2£S'::22SS?ii3SìasaS-'"'""=*'-==*2=2;22£2U:S23 -««•*"=<='-«=a;:2;23SSS22SSS?3SiìSSSSSS''"^"""°'°'""^°'-2 = 2;2r;sS'::22SSSSaì5S''i:;5a .•o §caÌ6 £.2 Sasfe e' 5-5ÌaSfec=.2|ssSd=-5;eSic=.5|ctìid;^|a5i e =-51 = 52 e = § = S SmJ g-§5 E £•«£ i~B E E'SbJ S-i = S £'&£ 8^5 £ £m> i-§ = E £•&> s-r.= £ SmÌ i-2 = £ E'i? s-ir S 2! C O SÌ5;SSSaS?ÌS'"'^"^'='-'-*'=2;:222:S2SaE£p,ó1^S?l«SSS?.S3-'"='"'"-'''"'' = 2 = 2!23£2'^£2?, o=-a§a3®cSjSsbjcC,ciatì®oO'fi5Stì«c9-^Eatì«o5— S3«ac5-oEc:5g«;«x-Pc;ac7 — toi-a.SEStiiki'O—SSMfrS'a— aS6i>«i:Xsa!«>-»'C— BCtiii(>oe-=— BE6i>«-=-3gBse>ai-=— ssa>» »Qjfit:9K3>Q --'1 ^ -* ■" - <- y " - --'^1 « "* 't^ * '" ^ ^- ^ r* Il r "^ '- * U* ir. 5^ 3 :r " ^' ^ "* '* - '" ^ •■ - ~" '^' ■■" •^'" ^'' ^ ^- ^ 7t 3! •218. 28. a. H. IRAQ-PERSIA. — Conquista del Fàris e presa di Istakhr. iConfron» tisi 21. (i. IL. i^no di premunirsi da questa parte. Mu a\vn-ah aveva avuto lutenziouc prima spedizio- di occupare Cipro anche prima, ma pare che Uniar tosse avverso per prin- "^ «^' Cipro.) lipio a spedizioni marittime e le vietasse. Sotto 'Uthmàn le urgenti neces- •s20). Athir. Ili, 73. aggiunge: .secondo altri fu nellaiino 2!t. 11. Cfr. Eutychius, ed. Cheikho. II. pag. 32. 2-28. fjt r_'i';. 28. a. H. 28. a. H ISIRIA-CIPRO l_)zali;il)i l'aris. I. (i.l. 1 .')(). ricorda puii' laiiiiu 'JH. H. coiur' (mcUo Prima spedizio- . abi Sarh. governatore dell'Egitto, il quale mandò la flotta dall'Egitto per congiun geisi con quella di :Mu'awiyali, che assunse il comando supremo. Furon(. fatti molti prigionieri e nel trattato, che venne concluso con i Ciprioti, si mise un patto, secondo il quale i Ciprioti non avevano il diritto di spo- sare alcuna donna dei Greci, nemici degli Arabi, senza aver prima ottf- mito il consenso di Muàwiyah i^) (T a bari, I, 282(5-2827). Cfif. anche Abulfeda. II. 262. , , . ^'.']t. 1; - Singolare condizione di pace: la quale però deve essere una ddle molte imposte daHj A lab. ai Ciprioti per vietare ogni comunicazione con i Greci. - Gli altri patti sono .limenticati dalla tnulizione la quale ha conservato memoria soltanto della più strana e nuova. § 16. — ('Ali b. Sahl, da al-Walìd b. Muslim. da Sulavmàn b. abi Karìmah. e da altri dotti, nativi della costa sii'ia. Sàhil Dimasqj. In seguito alla spedizione di Cipro venne concluso un trattato con gli abi- tanti dell'isola, secondo il quale questi erano obbligati a pagare "ai Mu- sulmani annualmente un tributo igizyahj di ben 7000 dìnàr: la stessa somma essi potevano pagare all'imperatore greco. I Musulmani m obbli- garono di non impedire questi rapporti con 1" imperatore, di non razziare i Ciprioti, ma non erano tenuti a difendere i Ciprioti da chi 1^ avesse assaliti alle spalle. J)altra parte i Ciprioti dovevano avvertire i Musulmani, se 1 loro nemici, i Greci, avessero mosso contro di loro [musulmani]. L'im àm dei .Musulmani nel nominare il patrizio ibatriqj .sopra i Ciprioti doveva scegliere uno degli abitanti dell' isola (') (T abari, I. 2826). Nota 1. — La versione del testo è più ampia deiroriginale, perchè il riassunto dt-1 trattato è composto in torma tanto conci.sa da riuscire oscuro e di difficile interpretazione. Xou garantisco l'esat- tezza di tutta la versione, ma mi sembra chiaro ed esplicito che il trattato corrisponda ad una conven- zione di neutralità. Cipro doveva pagare tril.ut.. agli Arabi ed ai Greci, rimanere neutrale e continuare 1 SUOI commerci e scambi in piena libertà con la costa siria e con i Cristiani sudditi musulmani. - l.a posizione di Cipro diventava così molto spinosa e delicata, trovandosi in un certo modo tra l'iucu- 2ó. 29 §s 17 ji. 28. a. H. IsiRU-c'iPRO.- Jvlial.luii. II. A|)|... aggiungo i numi dei principali Compagni che Prima spedizio- picscid parte alla campagiia : abu Dzarr. abù-l-Dardà, Saddàd 1). Aw.s n« d. Cipro., LTbàdali I). al Sàmit, con la moglie umm Haràm bint Milhàn. La .spedi- zione avvenne o nel 28.. o 29., o B'à. II. Clr. Xuwavri Leid., I. fol. 100.v.-101,r. Cfr. aneli.' .i.'J. a. H. -Vota J. - iOa Sail, da al-AVàqidi, da AbJ al-salàin b. M.ìea, da suo padre Musa,. Quando avvenne la prima spedizione di Cipro, umm Haràm bint Mill.àn accorapaRnò suo marito TJbàdah 1. al- Samit: essa voUe sbarcare e le venne presentato nn cavallo da montare: quando montò in sella l'ani- male la gettò in ten-a e la uccise. Essa fu sepolta in Cipro, e la sua tomba prese il nome di Q^br al- Mar-ab al-Saliliab, ossia la tomba della donna santa BaHulzuri 154; A ti. ir III, 7.5: umm iraràm bint Milhàn è chiamata" al-An'sàriyyah: si dice che una tal morte le fosse stata predetta dal Proteta, il quale l'avverti ch'essa sarebbe stata fra le prime a far razzia nel mare. § 18. — (al-Wàqidi?j. Alla .spedizione di Cipro comandata da Mu'à- wiyvah, presero parte i seguenti musulmani: (1) abù Ayyub Khàlid b. Zayd b. Kulayb al-Ausàri; (2) abù-l-Dardà; (3) abù Dzarr al-Ohifari ; (4) 'Ubàdah b. al-Sàmit; (5) Fadàlah b. 'Ubayd al-Ansàri; (6) Wàthilah b. al-Asqa' al-Kinàni: (7) 'Abdallah b. Bisr al-Màzini; (8j Saddàd b. Aws b. Thàbit. nipote di Hassàn b. Thàbif (9) al-Miqdàd; (10) Ka'b al-Habr b. Màti'; fll) Ó-ubayr b. Nufayr al-Hadrami (Balàdzuri, 154). § 19. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da Hi.sàni b. al-Layth al-Sùri. dai dotti della Siria). Mu àwiyah, quando salpò da Akkà per" la spedizione di Cipro, fece ristaurare tanto 'Akkà che Sui- {'). Più tardi, siccome le due città erano nuovamente cadute in rovina, 'Abd al-malik b. Marvvàn [f 86. a. H.| le fece ristaurare interamente (Balàdzuri. 117). alSawfbT/'^^r ""' tradizione di al-Wàqidi (da HiJàm b. al-Layr^h; sappiamo che in Sur, e negli a-Sawah,l era di stazione una guanugione araba ^gund min al-'Arabj in mezzo ad una numerosa S2r£:ri^^ìif:::X-' -^ '-''^ ^«"'^— ° -- -•'^ -'— a godersi i. cu:.: § 20. — (al-Awzà'i). Quando fu conquistata Cipro, i Musulmani lascia- rono gli abitanti come erano prima, imponendo però con un trattato reo-o- lare d pagamento annuale di 7000 dinar ai Musulmani ed altrettanti^i (xreci (Balàdzuri, 157). § 21. — (ibn 'Ufàyr). Mu'àwiyah mosse contro Cipro accompagnato dalla moglie Fàlihitah bint Qurt b. Abd Amr b. 'Abd Manàf. Con lui 226. 28. a. H. §§ -n-25. andarono altresì abu-l-Darda. baddad b. Aw.s, abu D/.arr. Abdallah b. Aiiir 28. a. H. , .T . • .-, • 1 , 1^ ,• , 1 TT - li - • , [SIRIA-CIPRO. - b. al- As, molti Compagni del Profeta ed umm Haram al-Aiisariyj'ah. Prima spedizio- Quest'ultima morì in Cipro e presso alla sua tomba gli abitanti di Cipro "« ^'' Cipro.] pregano per avere la pioggia: la chiamano « la tomba della donna santa ». Mu'àvviyah s' impadronì di molto bottino. In Siria questo anno tu ehia- mato l'anno della prima spedizione di Cipro. Si dice che Mu'àwiyah si movesse da Akka contro Cipro con 200 navi (Hubays, MS. Berlin, fol. 100. 1-.; MS. Leiden, pag. 238) [H.]. § 22. — (Teofane). Nell'anno del Mondo (Ji40 (= G4,S dell" È. V. = = 27.-28. H.) Mu'àwiyah allestì una spedizione navale contro Cipro. Espugnò la città di Constantia, e sottomise tutta l' i.sola inHiggendole gravi danni. Avendo udito che Cacorizos Cubicularios si moveva contro di lui con nume- rosissime forze romaiche (bizantine), veleggiò con la flotta su Aiados. dove avendo sbarcato, presso la città dell'isola, tutte le munizioni di gvierra, e messe in azione tutte 1g macchine d'assedio, tentò d'espugnare il castello. Riu.sciti però vani tutti i tentativi, mandò agli assediati un vescovo per nome Thomarichos. il quale con minacce doveva intimorirli e indurli ad abbando- nare la città protetti da regolare trattato ed allontanarsi del tutto dal- l'isola. Allorché il ve.scovo fu entrato presso di loro, gli abitanti lo trat- tennero nella città e non vollero cedere a Mu'àwiyah. Diventato così vano ogni tentativo d'a.s.-sedio contro Arados, ed avvicinandosi l'inverno, Mu'à- wiyah fece ritorno a Damasco (Theophanes, I, pag. 525-526). § 23. — Nel settimo anno [dell'imperatore Costante] Mu'àwij^ah (Matilde) fece una spedizione contro Cipro con 1700 navid), ed occupò Costantia e tutta r isola. Nell'ottavo anno [di Costante] Mu'àwixali espugnò Aradus dopo un vivace combattimento : demolite le mura, incendiò la città e devastò l' isola in modo da renderla deserta perpetuamente da ogni abitante (Cedrenus, ed. Bonn, I, 755). § 24. — (Eutychius). Al tempo di 'Uthnuui furono conquistate l'Ifri- ipyyah e l'Arminiyah e il Khuràsàn. Mu'àwiyah b. ahi Sufyàn era sopra I)ama.sco per parte di Tthmàn b. 'Affàn. Mu'àwiyah venne a patti con quei di Qubrus l'anno 28. H., il quarto anno del califfato di 'Uthmàn, per la gizyah di 7200 dinar, da pagarsi ogni anno in perpetuo. Al Re dei Rum era dovuto altrettanto (p:utychius, ed. Cheikho, II. 32. lin. 18-22) [M.j. § 25. — (Teofanej. Nell'anno del Mondo G141 (^049 dell'È. V. = 28.- 29. H.) Mu'àwiyah allestì improvvisamente una spedizione (ontro Arados. che egli espugnò alla condizione che gli abitanti jiotessero fissarsi ovunque •^Jl. {t§ •25.-.>7. 28. a. H. 28. a. H. volevano. Alla «ittà egli ini.sf però fuoco, rase al suolo le mura e ridu.s.se IsiRiA-ciPRO.- deserto, ancora come era ai tempi di Teofane (Theopli an e.s, Prima spodizio- ' '•^""' ""' •.'.^, ne di Cipro.i | |,;,r.. .")2(>l. § 26. Si vuole che alla spciliziune coiiticj Cipro prendessero partii 1700 iiavi musulmane (Bury, 11,289): Mu'awiyah aveva forse intenzione di occupare stabilmente l' isola, ma quando vi fu sbarcato comprese che era difficile tenerla finché i Greci erano ancora troppo potenti per mare. Bisognava pi-ima spezzare la loro potenza navale: e di ciò si persuase quando seppe della imminente venuta del ciambellano Kakorizos. L'al- larme sembra però sia stato vano, perchè Mu àwij-ah potè senza mole.stia assalire la piccola isola di Aradus, che giace non lontana dalla costa tra Crabalah e Tripoli. L'isola era stata un centro mercantile floridissimo per molti secoli, era una specie di Venezia della costa siria (Bury. 1. e), resa sicura dalla sua posizione nel mare. — La distruzione di Aradus fu forse necessai'ia per la sicurezza dei possedimenti miisulmani, ma inflisse sicu- ramente un grave danno al benessere economico della costiera siria. Dopo la caduta dell' isola nelle mani degli Arabi, la città fu arsa, gli abitanti espulsi e r isola ridotta in un deserto. § 27. — (Sayf b. 'Umar: riassunto di tre tradizioni con parecchi isnàd diversi). Mentre viveva ancora il Califfo 'Umar, Mu'awiyah b. abi Sufyàn aveva pregato 'Umar di concedergli il permesso di allestire una flotta ed assalire l'isola di Cii^ro, perchè, egli diceva, in alcuni villaggi della costa siria si potevano chiaramente udire l'abbaiare dei cani, ed i canti dei galli sull'isola di Cipro: tale vicinanza, sosteneva Mu'awiyah, costituiva un pericolo perenne per la provincia di Hims. che giaceva esposta alla mi- naccia di continue incursioni dalla parte di mare. Siccome fino a quel giorno i Musulmani non si erano mai ancora avventurati sulle onde del mare, il Califfo 'Umar esitò a dare la chiesta concessione, temeiido di arrischiare troppo la vita dei fedeli. Scrisse perciò ad 'Amr b. al-'As, governatore dell' Egitto, per chiedere il suo parere. La risposta di 'Amr Q) fu recisa- mente contraria a qualsiasi avventura per mare, a causa dei grandi peri- coli e o dei pochi vantaggi di simili imprese. Seguendo tale parere, 'Umar mandò a Mu'awiyah ordine di rinunziare alla disegnata spedizione di Cipro (T abari, I, 2820-2822). Cfr. Athir, III, 7a-74; Dzahabi Paris, I. fol. Ió0,b; Maqrizi Khitat, II, 190. lin. 2-13. KoT.v 1. — La risposta di 'Ami- al Califlo 'Umar è rimasta famosa nella tradizione musulmana, ma il tenore esatto delle sue parole non è sicuro, perché esistono parecchi ricami sul t«raa: Io stesso Sayf nu porge due versioni diverso (Tahari, I, 2821, lin. 1 e segg. e lin. 12 e segg.). Fare che 'Arar tosse col- pito dall'immensità del mare, sul quale l'uomo era alla mercè degli elementi e ridotto all'impotenza, 228. 28. a. H. §s -'T-ie. • orni- un verme sopra un tronco di legno ika-dùd 'ala 'ùd): sul mare poche sono le cose certo, nume- 28. a. H. rose le incerte: se sta tranquillo perturba i cuori, se si agita, fu delirai-e la mente lallusione al mal di [SIRIA-CIPRO.- n»reri: vi è tacile penlervi ogni cosa, «Ufficile il salvarsi, e non si vede altro che cielo e terra, ecc. Prima spedizio- Su >|iiesta tesi gli scritturi posteriori hanno ricamato, attribuendo ad 'Amr molte cose, che egli certa- na di Cipro.) mente non disse mai. Si noti infatti che più tai-di, quando Mu'àwiyah iniziò e prosegui le spedizioni marittime contro le coste e le isole dell'impero bizantino 'Amr, che fu il maggiore ed il più influente «HO ronsigliere, non fece mai alcuna opposizione. Per le parole di 'Amr al CalìfiFo 'Umar, cfr. anche 'Iqd. I. 3-1, liu. Hi e segg. e 16. a. H., § 828. § 28. — iSayf li. 'L'iuar: ria.ssunto di due tiadiziuui. con diveisi i.suàd)- Quaiitlo fu eletto il Galitìb 'Uthiiiàn. Mu'àvvi\'ah b. abì Sufvàu doraandò no- vament* il permesso di as.salire 1" isola di Cipro, e ottenne alfine il voluto ••on.senso: 'L'thmàn mise però come condizione che i tompouenti della spe- dizione niiu venis.ser»» .soi'teggiati (tucjri'al: la spedizione doveva essere aJle.stit-a da .soli volontari. Il comando della fiotta fu dato ad 'Abdallah b. Qays al-llàrit_hi. un halif, o confederato dei banu Fazàrah, il quale pt»i in seguito comandò ben cinquanta spedizioni per mare, tanto d'inverno, «•he di estate, senza mai perdere un .solo uomo. Egli solo tu il primo e l'unico della flotta che vi trovasse la morte (molti anni dopoi, rimanendo raa.s.sacrato in un porto dell'Asia Minore, ove era disceso, imprudentemente, accompagnato da un solo marinaro. Morto lui. il comando della nave am- miraglia fu a.ssunto da Suf\-àn b. 'Avvf al-Azdi(') (Tabari, I. 2822-2826). Queste tradizioni di 8ayf non danno però alcuna notizia sui fatti mi- litari della spedizione. Athir. III. 74-7.J: Abdallah b. Qays è detto al-Gàsi. Ad Aljdallah b. Qays si sarebbe unito 'Abdallah b. Sad dall'Egitto (l'accordo sarebbe stato fatto per settemila dinar l'anno;. La prodigiosa incolumità dei Mu- -ulmi^ni gli sarebbe stata accordata per preghiere fatte a Dio. L'uccisione di lui avvenne perchè fece elemosina ad alcuni poveri in al-Marfa-. terra di Hum; una donna fi-a questi, tornata al suo villaggit). sparse la notizia «Iella presenza di 'Abdallah. (rli abitanti a.s.salirono «ufyàn b. 'Awf. Sue ultime parole. Dovette la sua morte alla generosità dell'elemosima. Cfr. anche Khaldun. II. App.. 131 l 'Abdallah b. abi Sarh va dal- l'Egitto): Maqrizi Khitat, II, 190, lin. 13-19. Nota 1. — Le tradizioni di Sayf contengono vari particolari, di tenore palesemente apocrifo e f leggendario, su certi rapporti, e scambi di doni, che si dice siano avvenuti fra T mar e l'imperatore LI'-.'. Eraclio! cfr. Tabari, I, 2828, lin. 4,, e fra umm Kultjuìni bint 'Ali b. abi Tàlib e la moglie .;.l!'iiiii»eratore Eraclio. Sono tutti episodi fantastici, inventati nello scopo di gloriflcare i primi musul- mani e di porre in eviilenza la loro gi-ande saggezza. Cfr. Atliir. IH. TI. lin. H e segg. § 29. — Lruliayr b. Nufayr racconta: Quando fu conquistata Cipro, e ne furon t«jlti i prigionieri, io mi accorsi che abù-1-Dardà piangeva. Io gli domandai : « Perchè piangi, in un giorno che ha dato forza al- 229. *;». ■••i^V 28. a. H. 28. a. H. , l'Islam e alla sua t^ente?». Kg\i mi l)attò ruu la mano la spalla, e mi [SIRIA-CIPRO.- jj «Conio V. facile a Dio l'operare! Quando un popolo lascia la via Prima spedizio- nin;^». • » v, i-mìì\- «.. jciv,i.i^ r ... . ne di Cipro.) , dj hii. e da illu.stre e potente cade in i.schiavitù. vuol dir dir- Iddio nf»n ..sa più che far.seue!» (Atbìr. ITI, 75) [M.]. § 30. — (da Gubaj-r). Quaudo i Musulmani ebbero prosa Quljrus. la popolazione l'u divisa in due, e Tuna parte piangeva per Taltra. abu-1-Dardà pianse pure. Quando io gli domandai perchè piangesse in un giorno di gloria per l'Islam, abù-1-Dardà: «Lasciaci fare, o Gubaj-r. Quanto .sono meschine « le creature davanti a Dio, quando lasciano il .suo cammino I (I Eùm) erano « possenti e prepotenti. Hanno lasciato la via di Dio, ed eccfili a clic [)unto «sono condotti!» (Gawzi, MS. Costantin., I. fol. 82,v.) [M.]. I 31. — (Michele Sirio). L'anno 960 dei Greci (27. H.?), Mu'àwiyah riunì migliaia di soldati e fece venire da Alessandria, con l'esercitn. 1 700 navi piene di uomini armati. Qviando giunsero in vicinanza di Cipro, per ordine di Mu'àwiyah, si gettarono le ancore (?) e si disposero le na\"i sul mare. Egli mandò poi a dire agii abitanti dell'isola di trattare per la loro vita. E poiché (gli Arabi) esitavano (a sbarcare) furono Aiuti dal mormorare degli Alessandrini, i quali protestavano di non essere fatti entrare; dopo aver legato le navi, penetrarono verso Constantia, capitale di tutto il paese, e la trovarono tutta piena di gente. Stabilirono il loro dominio su questa città con un gran massacro, e Mu'àAviyah s'installò nel palazzo vescovile. E là egli sodisfece al suo vergognoso capriccio, giacché Iddio, per ragione dei preti che cambiarono la fede di Sant' Epifanio, al tempo del quale erano state edificate quelle chiese, permise che venissero macchiate dall'impu- dicizia. Essi riunirono l'oro di tutta l' isola, ritchezze. schiavi, e divisero il bottino. Gli Egiziani n'ebbero una parte, essi un'altra, e poi tornarono via (Michel Syrien, II, 441-442) [M.]. § 32. — (Michele Sirio). Ma poiché il Signore aveva fissato lo sguardo suo sull'isola per la sua devastazione, subito dopo eccitò abù-1-A'war e il suo esercito, che vennero a Cipro per la seconda volta, giacché ave\ano appreso che i suoi abitanti s'erano riuniti. Al loro arrivo gli abitanti furono presi da sgomento. Allorché i Tayyàyé entrarono, técero uscire gli abitanti dalle caverne e saccheggiarono l' isola tutt' intera. Assediarono l'isola di Pathos e la i-idussero a soggezione con la pugna. E quandi.» gli abitanti domandarono di venire a patti. abù-l-A'war foco loro dire che avrebbe preso l'oro, l'argento e le ricchezze senza fare alcun male ad essi. Aprirono la città: i Tayyàyé riunirono le sue licchezze e tornarono in Siria. Di poi Mu'àwiyah assediò la città di Arwad, che é un'isola, senza poter.sene impadronirò. Fece diro al vescovo Thomas (= HdijjLr/'f.yor) che gli 230. 28. a. H. §g 3-2.^. abitanti abbaudonassero la città e se ne andassei'o in pace. Quelli n^)n con- 28. a. h. sentirono, e Mu àwij-ah tornò a Damasco. Alla primavera Mu'àwiyah ritornò Prima spedizie- per assediare Arwad. Allora tutto il popolo abbandonò la città, e Mu'àwiyah "e di Cipro.) la distrusse perchè non fosse più abitata (Michel Syrien,!!, 442) [M.]. Cfr. D u 1 a u r i e r R e e h e r e h e s C h r o n . A r m é n . , 233-234. § 33. — Sulla spedizione di Cipro cfr. anche Amari, Sfor. Musuliu. Sirilia, 1. 81-82: Dahlàu Futuhàt. I. 100; Hertzberg. Gesch. Byzant., 55: Historuie Miscellae [Muratori, Rer. Ital. Scr., I, pag. 135]; Kathir Bidàyah. MS. Vienna. X. F.. 187, IV, fol. 89,r.-89,v.; Khamis, li. 285, lin. 15-16 [nel 25. a. H.] : Le beau, XI, 338-340; Ma ha sin. I. 95. lin. 5-7 e lin. 8-11 (nel 27. a. H.) ; 96, lin. 1-3; Muir Annals, 300-301; Muir Caliphate, 212-213; Mailer Islam. I. 200-261. 269-270: Muralt, I, 297: Rampo Idi Annali. II. 154-157; Suyuti Khalif., 60, lin. 10-13 e 15-19 (nel 27. a. H.) ; Tabari Zotenberg. III. 362-363; War.li. I. 151; Weil Chalif., I. 160; Wellhausen Komaer. pag. 418-419. ARABIA. — Matrimonio di Uthmàn con Naùlah, § 34. — In questo anno (28. H.) il Califfo Uthmàn si unì in matrimonio con Nàilah bint al-Furàtìsah (al-Kalbiyyah?), che era di religione cristiana, ma si fece musulmana prima di giacere con il Califfo (Tabari, I. 2827). Cfr. Athir. Ili, 76: Dzahabi Paris, I, fol. 150,b. Hagar, HI, 402, n. 1088. afferma che il padre di Nàilah .si chia- masse al-Furàtìdali e fosse un Hanafita cioè dei banu Hanlfah, annoveran- dolo fra i Compagni suirautorità di al-Baghawi e senza menzionare che fo.sse un cristiano. Da una nota ad Athir, III, 76, lin. 4, appare che il padie di Nà-ilah fossf al-Furàtì.sah 1). al-Ah\vàH al-Kalbi. § 35. — In questo anno (28. II.) 'Uthmàn spo.sò Nàilah bint Furàtìsah. Essa era cri.stiana prima cliegli le si accostasse'. La sua abitazione (ma- lia 11 ah) era la Samàwali Kalb. •231. is HM8. 28. a. H. 26. a. H (ARABIA. - Mairi '''" ;>1-K;illii ((.s.si'iva elio FiirAli.sali ù sempre con Vii. salvo il padre di monjo di uth- Nàilali [al-Faraiì(Jah| che si scrive con Va. man con Ni- (^) j^j^^ j^bf, -Ubayclah). Quando 'Utlimàn ebbe sposato Xàilah. Ja menò seco, e il padre mandò con lei il fratello di lei Dabb. Giunta a Madinali. .sentì nostalgia della casa e della famiglia e di.s.se tre versi: Sospira un maritaggio tra beduini; Iddio le ha fissato un destino: deve morire a Yat^rib lontana dai suoi. (6) (ibn Battali, da una mawla di Talhah). 'Utlimàn prepose al-Walid b. -Uqbah alle sadaqàt dei Kalb, che gli sposò Nà-ilah. Quando glielo disse. U-fhman osservò: «Mi dai in isposa Xà-ilah, che è cristiana ■'''*. — * Quando veiTà, si farà musulmana », rispose queUo. Quando 'Utiimàn s'intro- dus.se da lei, pregò due rak'a h. E poi le dis.se: « Vengo io da te. o tu da me? » - « Io da te >, rispose. « E di buon grado. Io [non] ho avuto vergogna .li « venire da te, da luogo più lontano ». E si sedette accanto ad 'Ctlimàn E questi le disse: « Troverai un uomo un po' avanti negli anni, ma vedrai *che qualche cosa di giovinezza mi resta». Ed essa: «Il marito ch'i.. « amo ha d'aver passato il primo fiore della giovinezza e ha d'avere acqui- * stato pazienza e giudizio- maturo >. Quando usci, gli fu chiesto come avesse trovato la sposina. « La più assennata ch'io abbia mai conosciuto > rispose il Califfo (Gawzi. MS. Co-stantin.. I, fol. S2,v.-83,v.) [M.]. Cfr. anche Kathir Bidàyah. MS. Vienna, X.F.. 187. IV. fol. S9.v. ARABIA. — Costruzione della casa del Califfo. § 36. - In questo anno (28. H.) il Califfo Uthmàn si costruì in Ma- dinah la casa sua detta al-Zawrà. l'erezione della quale fu terminata in qwesto anno medesimo (Tabari, I. 2827). Cfi-. Athìr, III, 76; Yaqùbi, II, 191. lin. 15: Kathir Bidàvah MS. Vienna, N. F., 187, IV. fol. 89, v. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale. § 37. — In questo anno (28. H.) 'Uthmàn diresse in persona il grande pellegrinaggio annuale (Tabari, I. 2828). Cfi-. Athìr, III. 76: Kathir Bidàyah. MS. Vienna. X. F 187 IV, fol. 89,v.; Mahàsin. I. 96. li,,. 7: Mas'ùdi. IX. 56. EGITTO. — Consacrazione di Butrus patriarca d'Alessandria. § 38. — Xel quarto anno del califfato di 'Uthmàn fu coiisaiiatu Butrus patriarca di Alessandria. Era Maronita. Morì dopo noxe anni di patriar- cato (Eutychius, ed. Cheikho, 28. lin. 5-6) [M.J. 232. 28. a. H. §§ 39.1H. EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo. 28. a. h. nn 1 • 1 1 1 1 x-i 1 1 T 1 • . 'EGITTO. - Inon- § 39. — L inoudazioue allunale del Allo ebbe uii mimmo di io d/. irà , dazione annuale 18 asba': un massimo di 19 dziril' (Mahasin, I, 96, liu. 8-9). dei Nilo., XoT.4 1. — Se i niiiueri dati ila ibn TagLribirdi sono esatti, in Egitto si ebbe in questo anno una condizione auonualissima del Nilo, perchè durante il periodo di magra le acque del tiiiine rimasero ad un'altezza non molto lontana da quella della piena estiva. Siccome la massima piena dello stesso anno fu superiore di molto all'altezza normale, v'è ragione d'inferire che in questo anno si ebbe un'abbon- danza straordinaria di pioggie in .\bissinia anche nel periodo normalmente asciutto. Abbiamo così l'indi- cazione di un tatto meteorologico pili die raro, addirittura unico. L'altezza di 19 cjzira' per la massima piena è anche anormale e nociva all'agricoltura egiziana. ITALIA. — Elezione di papa Martino I. § 40. — Muore papa Teodoro (14 maggio 049 È. V. = 25 Sa'bàu 28. H.). Consacrazione di papa Martino I (21 luglio (549 È. V. = 5 Dzù-1-Qa'dah 28. H.) ('). Cfi-. Muralt, I, 298; Anastasius [Muratori. E'er. Ital. Ser., III. pag. 189j; Muratori Annali (ed. 1744), IV, 99. Cfi-. anche 2!t. a. H.. § 00. Nota 1. — Un brevissimo cenno cronologico dei maggiori avvenimenti iii Italia gioverà negli -4;inS < '•'■ — = -5icO— 7ri«c=— rclcìcr— ? = !Ct6a-5ra«5og^ § : • ■ ? : «e © e K— ISE-&SS S ^ ^ *• • - o§|Ì.25 *-Z 5 60 ■ * - 5 "" 2 "* iC » t- ce 3: OS e — OT» 9Ì 71 oJ 6Ì oi oi -* is :s i- CD ca :«5 E 1 J ? S * =; e (L ^ fi.^ & d e a ^ C-- <^ tf e Q P^ a--' ® {£ o := e e— ® sS -aXtìflfcOao-s— a £ e -= 5 e s « S-§°6£ 6 e- = = 5 .- O i O 5 - , s fi i CI o 3 S S.i " « o 5 S a- §1t o o e £■= ® * ° o e §•? « « = e £ c-r ? = = = H =•- = « =■ 5 B c-r = * = 5 e B-r » =^ S 3 -e— SSs£>»-5— ESbri>5-5— ccte&.S-a— cSte^'B-r— ofataP-K-r— ccao» — — cca>x-r~HCu>«'rj: e 2 = 22222t22S»,aSS''S?ÌS;SSSS-"«-"= = -'="-2 = 2;2-£2'-2£sS^So!!SSSr.S'- ''"■"= = '-"' - r,, -,-. .D -ri- 13! 2-22322!:: £28S?ìgì5'|ìf5V"liSSS''''"""-'='""*2r2i2222222S3^S5:'-3 ?iV;li?S m>S'-^bBu>""5— ££!a:>x'r— act«>x-r— cct*>»-r— Bstf>«'r— cBsc>x'3_coC£>«-r— c: = v>i S b" S « ó ='-■ 5 = « » ó' = -' Sc«i6;-= = aSSs=-'§dS«d9-'ScaGÓ5-5Ìi3«»d=^Sti«ìc'c^| = a = = E SÌ5 ?■?£ H g--ii S-§ = 3 S'iS f -S^ £ ST,? S-25 E Su? f ^ e a s-5 j i^ = e =-ig i^ = S = aS S-i = S 8 05 O Z 222!::22!3SgJgj3!>ìS?;'?ì5S-''"'''=®'""'='22223£2U:S2S?!?]?ì?;SSS;«S2S-''=^-''- = '-'^''-2 = -cMM^,= ts.-r»o-;««222S22S?3i?i«SfSS!::;SSÌ-'""'"-'"='-'^''2-222£2l;£2S;;S55;S?.V3Sa 236. 29. a. H. IRAQ. — al-Basrah: deposizione del governatore abù Musa ai-Asari e nomina di Abdallah b. Àmir. § 1. — (al-Taliari. .senza i.suadi. in que.stu aunu il Caliti'o 'L'thmùu depose abu Musa al-As'ari dal goveruo di al-Basi'ah e nominò governatore "Abdallah h. '.Amir b. Kurayz b. Kabi'ah b. Habib b. Abd Sams il quale, secondo al-Madà-ini, era liglio di una zia materna di Utjimàn, o.ssia di Daggàgah biut Asma al-Sulami, ed aveva allora soltanto venticinque anni. Vi .sono però alcuni, che aftermano essere ciò avvenuto tre anni dopo l'elezione di 'Uthmàn, vale a dire nell'anno 2(5. H. e non nel 21K H. (T a bari. I. 2H28). AtX»ir. III. 7fl: 'Abdallali .sarebbe stato tiglio di un khal ili 'Utjiiuàu. Cfr. Dzahabi Paris. I, fol. 150,b. Khal d fi n . li. A[ip.. 131 : aggiungendo che abii Musa fece una razzìa ad Amid <• contro i Kurdi. per esser diventati miscredenti, ed aveva por- tai») i .suoi thaql. o bagagli, su quaranta cameli, mentre il comando era flandar tutti a piedi (nell'anno terzo di 'Uthmàn) (cfi-. 26. a. H. § 38). Cfr. Abulf.-da. Il, -Uri: Xuwayri Leid., i, fol. 104,r.-104,v. § 2. — ('Ali 1>. Muli. [al-.\iadà-inij. da 'Ali b. Mugàhid, dai suoi maesirij. (_ìhaylàn h. Khara.sah (che taceva parte della commi.ssione di Basrensi venuta a Madinah per chiedere al Calilib la de.stituzione di abù Mu.sa: cfr. il paragrafo .seguente) disse al Califfo: < voi Qurayìs! Se fra « voi v'è uno di bassa estrazione lo innalzate (alle cariche più elevate); « .se uno fra voi è povero, lo arricchite! Fino a quando questo ca|io As'a- « rita continuer.'i a divorare quel jtaese? », e fece cenno cfni la niaiio in •iS7. 29. a- H. (lin'zioiie (li al-liasrah l'i. Jn .seguito a siffatta protosta il Califfo depose abu oeposizionVdel Musa o nuiuiuò 'Abdallali It. Amir governatori' di al-Basrah (Tabari,!. governatore abù •28.'n-28n"2). Musaal-As'arie ,.. , , ,,, _. ..» ii i -i ^/.i i- i l'i .„, ^; ..K ( tr. Atliir. Ili. /<>: i Hasrousi avrebbero desiaorato < rlia\laii \>. Ivlia- nom I n 3 o i ^d* — - ■ dallah b. Amir.: lasali. .Noia 1. — fucsia liadizioue ci porge un prezioso indizio, che cioè la ragione perchè abiì Mù»a venisse destituito è da ricercai-si non già nel solo desiderio di sostituirlo con un parente, ma hensi per por fine ad abusi amministrativi di abù Musa al-As'ari, accusato d'arricchirsi a spese dell'erario. E molto probabile che 'Utlimàii cercasse di mettere un poco d'ordine neUamministrazione e tentasse impedire il dilagare di gravi abu."*! a danno dell'erario. Nelle tradizioni, tutte travisate ad arte per condannare 'Uthmàn e gli Umayvadi, è ben difficile sceverare con sicurezza il vero dal falso, il buono dal cattivo: ma ricaviamo l'impressione che 'Uthmàn si adoperasse per il bene; il tentativo falli perchè il male era già più forte di ogni rimedio e 'Utjimàn non tu felice nella scelta dei suoi uomini di governo. 'Uthmàn raccolse il doloroso i-etaggio degli errori dell'amministrazione di 'Umar. I tradizionisti pongono in rilievo, come se fosse una colpa grave, la parentela esistente tra il Califfo e quasi tutti i governatori da lui nominati. L'accusa è esagerata ad arte per odio politico: la parentela di 'Uthmàn con i suoi governatori fu sempre molto remota; e se egli avesse voluto fare del nepotismo, avrebbe potuto scegliere molti altri più prossimi parenti da beneficare. 'Uthmàn era un qura- sita; era venuto al potere per l'appoggio rjura.iita; i Qurajs volevano mantenere il loro |iredoniinio e perciò è del tutto naturale che 'Utjimàn si ricordasse dei Qurays. § 3. — ('Ali b. ^^^hammad (al-Madà-ini), da abu Baia- al-Hudzali) abù Mu.sa al-As'ari, quando seppe che il Califfo gli aveva dato come .suc- cessore 'Abdallah b. Amir, di.s.se ai Basrensi : « Verrà da voi un giovane « astuto, invadente, ricco in nonne, in zie materne e in zie paterne, il « (piale riunirà nelle proprie mani ambedue gli eserciti >. Ditatti il Ca- liffo diede a ibn 'Amir il comando dell'esercito tanto di abù Mù.sa, quanto di 'Utjimàn b. abi-l-'A.s al-Thaqafì. che comandava le schiere venute dal- l' 'Umàn e dal Hahrayn (Tabari, I, 2832Ì. Cf'r. Athir. Ili, 77: ibn 'Amir aveva difatti 25 anni. § 4. — In quest'anno (29. H.ì 'Utjhmàn depose abu Musa dalla pre- fettura di al-Basrah e pose in suo luogo 'Abdallah b. 'Amir. Nel mede.simo anno 'Abdallah b. 'Amir conquistò (jrùr(') (Baethgen Fragra.. I12i. Cft". Elia Bar Sina3'a, 85-80. N<>T.\ 1. — V'è il sospetto che nella deposizione di abu Musa si debba ricercare anche qualche motivo d'ordine militare: è probabile che abiì Musa dopo la campagna del Khùzistàn proseguisse la conquista del Fàris con soverchia lentezza e poca abilità. — (^ome si spiega altrimenti che la venuta di ibn '.\mir ad al-Basrah coincide con un mutamento straordinario nella politica militare e ricomin- ciano le grandi conquiste"? § 5. — (al-Ya'qùbi) ['Uthmàn] depose abù Musa al-As'ari, e nominò in sua vece 'Abdallah b. 'Amir b. Km-ayz, ch'era allora in età di 25 anni. Quando abù Musa seppe di tale n(»mina, fece una khutbah in cui disse: « Viene un ragazzo (gli u 1 à mi ricco di zie paterne e di zie materne e di * nonne tra i Qurays. che dissiperà fra xoì il danaro a piene mani » (Ta'qùbi, II, 11)1, lin. 20-192, lin. 4) [M.]. 238. 29. a. H. §§ 6, 7. IRAQ. — Deposizione di abù Musa (versione ili Sayf h. Tmar). 29. a. h. § 6. — (Sa\f 1). Linar. da Muliammad e da altri). Dopo i fatti avve- zione dra.°bij miti fra il governatore di al-Basrali ed i soldati al momento della spedizione Musa.j contro i Kurdi (cfr. 26. a. H., § 28), crebbe seniprf più il malumore dei Ba.srensi contro abù Musa, ond'essi mandarono una missione al Califfo 'Uthmàn per chieden- la sua deposizione. Non vollero dire al Califfo tutto quello che .sapevano sul conto suo. ma insistettero sulla sua destituzione: il Califfo chiese chi volessero in vece di abù Musa, e GhaylAn 1). Kharasah (che faceva parte della commissione; esclamò che chiunque avesse scelto il Califfo, anche un fanciullo, o anche un matto, sarebbe stato meglio « di quel servo, che ha divorato il nostro paese, ha risuscitato il paga- « nesimi> antico, ed ha cercato .soltanto di aumentare i beni degli A.s'ar < (suoi consanguineij impoverendo al-Basrah > (cfr. § iJ). Il Califfo diede allora il governo di al-lìasiah ad 'Aiìdallah b. Amir e fece inoltre i seguenti mutamenti nel governo delle jn-ovincie persiane ('') : Mandò (1) 'Ubaydallah b. Ma'mar. che era governatore del Mukràn (cfr. '2C. II. 11.. § :ìi!. lì. 3) al governo del Fàris. Mandò nel Mukràn |2| Umayr b. 'Utjiman b. Sa'd, che era stato fino a quel giorno governatoi-e del Khuràsàn (cfr. 26. a. H., § 36, n. 1). Nel Khurasan mandò (3) Umayn [o Umayr] I). Ahmar al-Yaskuri. Nel Sigistan mandò (4) 'Iinràn b. al-Pasil al-Burgumi e nel Karman, ove «ra Adi b. Suhayl b. Adi mandò (5) 'Asim b. Amr, che mori in .seguito, mentre era ancora in carica (Taliari. I, 2829-2830). Cfr. Athir. III. 77 i per qualche parte anche Rh a 1 d ù n, II, App.. 131). Nota l. — e bene ricordare clie Sayf b. 'Umar pone questi fatti tutti nel quarto anno del calif- fato di 'Ufjimàn, vale a dire nel 2tì. H. (cfr. T a bari, I, 28-28, lin. 18-1!): 2830, lin. 5-10!. È quasi im- poHsibile mettere in ordine ed in accordo tra loro le notizie discrepanti delle varie fonti : Sayf però è siciirainentp in errore. § 7. — Sulla deposizione di abù Mù.sa e la nomina di Abdallah b. "Amir cfr. Fari.stah. I, 27. lin. 7 e segg.; Far i.s tali Briggs, 1, 2: Fon mei IUrl)èrcs. I. 113-114; Ranifah, 148, lin. 1-3: Kafhir Bidàyah. MS. Xicnna, N. F.. 1S7. IV, tol. 89, v.; Khamis. II. 2S.-). lin. 24-20; Mahàsi II . 1. Itf). lin. {■j.-U\: Mirkhond ili. 288: Mirkhoiidi K ehat.se k, parte III. voi. II, I .')() : M u i r A n n a I s , 305-30fi ; 2:«». gj - ^ zy. ^< M. 29. a. H. (IRAQ. - Deposi- zione di abù M li il Caliphatt^. 21«-217; T a bari Zotcìibr-rg, III, óOèJ : Mvjsa.) Waid i . 1. I.jI ; We 11 ha 11 .se 11 K ol ig.- Poi it .-Oppi). sitiousp. , 5: Wtì 1 1 ha 11 se II 8k. u. Voraib., VI, 112 fil qiialf pone la nomina ili ibii Aiiìir luiraniio 29. H.). AL-IRÀQ-PERSIA. - Le tradizioni sulla conquista araba dell'alti- piano iranico. § 8. — Abbiamo giìi avuto più volte occasione di alludere al disor- dine che regna nelle nostre tonti .sulla cronologia e sullo svolgimento delle conquiste arabe in Persia. — Abbiamo più d'una volta fatto cenno alle contradizioni esistenti tra la scuola tradizionistica niadinese e quella iraqense rappresentata da Savi b. 'Umar; perciò i fatti e le ragioni per la nostra preferenza alla versione madinese sono noti a (|uegli .studiosi che hanno seguito ogni pagina del nostro testo. Siccome tuttavia molti nostri rilievi sono sparsi nei vari volumi degli Annali, e siccome non tutti haniKp pei'cor.so tutto intero il nostro testo annalistico. sarà forse utile — anche a risiliio di soverchia ripetizione — riassumere qui il detto e completarlo con alcuni elementi nuovi, indispensabili per la intelligenza più chiara della fase principale e risolutiva della conquista. La nece.ssitA di riprendere in questo punto tutti gli argomenti sparsi nelle annate precedenti e di porgere in questo luogo una critica completa di tutta la questione apparirà manifesta, se ora. .seguendo il sistema sta- bilito in tutti i passi anteriori degli Annali dove sorgevano gravi problemi cronologici, noi daremo in forma succinta quanto è dettc^ nelle fonti sto- riche europee, che sono più comunemente u.sate. Cominciamo quindi con il Weil. il più antico degli storici eui'opei. l'opera del quale abbia un vero valore scientifico, perchè sebbene pubblicasse il suo primo volume della ben nota storia dei califfi ( Gesrhichfe der Chalifen) nel 1845. aveva attinto con grande coscienza a molte e l)uone fonti manoscritte. A lui però man- cavano del tutto quei lavori pieparatorì di critica storica, che tanto hanno facilitato il mio compito nel ristabilire la verità sicura dei fatti. Se noi richiamiamo il te.sto del buon AVoil e ne esponiamo gli errori, ikhi Io fac- ciamo' per semiDlice desiderio di criticare e demolire, ma piuttosto permet- tere in guardia coloro che fanno uso di tale fonte, contro gli eiidii in cui cadrebbero, .se non tenessero conto di quanto è stato scritto e stampati^ negli anni succes.sivi. È giusto e onesto però di aggiungere che. se il Weil ha errato nella cronologia della ])iiina parte del suo eccellente lavoro sto- 240. S M 29. a. H. §§ «, !)• rico, questo rimane sino ai e-iorni nostri la fonte europea pui a mina t; 29. a. H. «icura per tutto il periodo posteriore del calinato, specialmente alibasida. sia. - Le tradi- Per alcuni periodi anzi della storia del califfato abbàsida egli rimane tuttora, ^'O"' sulla con- . . , . - quista araba del- dopo più di sessanta anni, la fonte unica per coloro che non conoscono le l'aitioiano ira- linirue orientali. Per gli itrientalisti stessi il suo lil)ro è anche tuttora uti- "'<^<'-l lissimo, perchè egli ha attinto a fonti manoscritte, le quali in parte giac- ciono ancora ignorate e sepolte nelle biblioteche d'Europa. È grave e doluroso l'abbandono in cui è lasciato dagli orientalisti tutto il periodo di storia niusnl- mana che coiTe dalla scomparsa dei grandi califfi abbàsidi (metà del in secolo df'lla Higiah) in poi. Per i periodi più vicini a noi esistono purtroppo vastis- sime lacune nella nostra conoscenza della storia orientale, lacune per le quali non sono stati iniziati nemmeno i primissimi lavori d'esplorazione. K qui chiudiamo la parentesi e ritorniamo allo studio della conquista araba della Persia. § 9. — II Weil dunque i \ol. I. !i;3 e .segg.j, attingendo sovrattiitto ad al-Tabari, che egli consultò manoscritto, e fondandosi principalmente sulle tradizioni di 8a\'f b. 'Umar, ricostruisce la storia delle conquiste nel seguente modo, accettando interamente la versione sayfiana. Nell'anno 22. H. dopo la vittoria di Nihàwand gli Arabi, regnante 'Umar, si accingono alla con- quista dell'altipiano. Il generale 'Abdallah b. Attàb sottomette Isbahàn, e poi unitosi con abù Musa al-A.s'ari, invade e conquista .successivamente il Karman, il Sigistàn ed il Mukran, jienetrando sin quasi alle frontiere dell'India propriamente detta. Allo stesso tempo Mugàsi' b. Mas'ùd sotto- metteva tutto il Fari», mentre Sàriyah b. Zunaym completava la sotto- missione del Fàris meridionale, impadronendosi delle due città di Saba e di Dàràbgird. Contemporaneamente a questi fatti d'arme, il Weil fa partire Nu'a3-m 1). Muqanin, dopo la conquista di llaiuadzàn, e gli attribuisce la presa di al-Rayy: a suo fratello Suwayd li. Muqarrin attribuisce la contemporanea .sottomissione della provincia Tabaristàn con le due città capitali di Bastàm e Damgbàn, ossia di tutta la Persia sino ai c(mfini del Khuràsàn. Sempre nello ste.sso anno, ctmtemporaneamente con tutte queste spe- dizioni conquistatrici, il Weil narra la spedizione di al-Alinaf b. Qays, che lascia pur egli I.sbahàn dopo la presa della città e muove ver.so oriente con lo s«;opo speciali! di dar la cai-cia al re Yazdagiid, fuggito nel Khuiàsàn dopc» il di.sastro di Nihàwand. al-Alinaf, rifacendo una j)arte del cammino già percorso, secondo il Weil, da '.\iidallali Ij. Attàb, gira il deserto centrale persiano dalla sua parte meridionale, penetra nel Quhistàn e da li va oltre ( onquistando Haràt, -MI. 31 g§ ;i [Il CàO. S. n. 29. a. H. jfis ,. Maiw. Soglie la fuga di ^'azdagird, prima a Marw al-riìdz, poi [«-osso '^siA.^-'^Le uadi- '' liL'fiqàii dei Turchi, e la conquista araba del Tukhàristàn con la capi- zioni sulla con- tale Halkh. Poi vengono i Turchi, gli Arabi sono espulsi da Balkh ed quista araba del- -....^r i-i - • ììi i. ^ ■ ■ r^^ \ ■ l'altipiano ira- assediati in Marw al-rudz per vari mesi, ma fanalmente costringono i luichi nico.i ;, ritirarsi di nnovo al-di-là del fiume Oxus. Con questo il Weil chiude il primo periodo della conquista, ma tio- \auilo nelle sue fonti una nuova conquista della Persia sotto il califfato di 'Uthmàn, è costretto a dare la -narrazione (I, pag. 163) d'una seconda conquista. Egli naturalmente la .spiega completando la narrazione saytìaua con r affermazione che sotto 'limar la conquista della Persia fosse molto superficiale, e che regnante 'Uthmàn avvenisse una rivolta generale delle Provincie iraniche. Questa affermazione, che non esiste nelle fonti, gli viene suggerita dall' insurrezione generale del Fàris del 28.-29. H., insurrezione che egli generalizza a tutto l' Iran, senza riflettere che le tonti alle quali attinge non dicono in alcun luogo che cosa avvenisse delle diecine di mi- gliaia di musulmani rimasti con al-Ahnaf b. Qa3's nel Khuràsàn e con altri generali arabi nel Karman, nel Sigistàn e nel Mukiàn. Egli non tenta spie- gare questa misteriosa scomparsa e riferisce brevemente la riconquista per opera di "Abdallan b. Amii-, senza rilevare come la narrazione non sia che una ripetizione, coi nomi mutati dei generali, della prima conquista : per- sino la campagna si svolge nello stesso modo, attraverso il mezzodì del- l' Iran ; né il Weil cerca di dare alcuna spiegazione, perchè gli Arabi scegliessero di nuovo questa via sì ardua e difficDe, invece di quella, larga, tacile e piana attraverso il settentrione, da Dàmghàn, la porta del Khui'àsàn. § 10. — Negli stessi errori del Weil cade lo storico inglese, Sii* William Muir. che nei suoi Annals of the Early Caliphate, seguendo la falsariga del Weil, attingendo sovrattutto ad ibn al-AtJiir (che riassume semplice- mente il testo tabariano), narra gli eventi nello stesso modo (pag. 255 e .seguenti). Pone la battaglia di Nihàwand correttamente nell'anno 21. H., , e la fa seguire, entro Fanno 21. -H. dalla conquista del Fàris, del Mukràn, del Sigistàn, del Khuràsàn per opera di sei eserciti, partiti contempora- neamente, un particolare sayfiano che il Weil, con maggiore e più fine fiuto storico, aveva saggiamente lasciato nel dimenticatoio. E chiaro però che anche il Muir, nel consultare i suoi testi ha sentito che v'era qualche cosa di molto dubbio: ha perciò taciuto (cfi-. pag. 269) i nomi dei gene- rali conquistatori ed ha taciuto egualmente il modo come la campagna si è svolta. Egli evidentemente ha sentito le grandi difficoltà del problema, ha sentito ugualmente di non essere in grado di risolverlo e forse nem- meno di discuterlo con profitto e perciò l'ha taciuto. In questo modo ignora 2-J2. 29. a. H. §§ 10 11. 29. a. H. poi del tutto le campa o;uc pure importanti.ssime di conquiste sotto 'Uthmàn • ,• • • J 1. • T /l J • IN T o- • 1 1 ry ~ [A L -'1 R A Q- P E R- e SI limita a ricordare 1 episodio (leggendario!) di Sariyah b. Zunayni. sia. - Le tradi- Qnesta singolare eccezione a favore d"un incidente che non può verosimil- ^ioni suiia con- ... , ,, ... quista araba dei- mente avere veruna sicura sanzione storica, e tipica dello scrittore pur i-aitipiano ira- dotato di tanti altri pregi, sovrattutto letterari. "ico-! Di tutta la campagna persiana sotto 'Uthmàn il Muir si contenta di dare un cenno fiiggevole a pag. 296, adducendo come spiegazione del fatto una insurrezione generale ed ignorando totalmente i nomi dei governatori e comandanti militari. § 11. — Siccome tanto il Weil (-ho il Muir vengono ancora frequente- mente usali come fonte da studiosi che non sono al giorno della critica storica orientalistica più recente, è stato neces.sario porre in guardia il compulsa- tore dei presenti Annidi, con le precedenti dilucidazioni. Per fortuna perù, negli ultimi tempi, nel 188ó. o.ssia due anni dopo il Muir è uscita la pre- gevole .storia del Miiller, già da noi fi-equentemente citata [Der 1 fila m ini Mftrgen- und ini Abendland), nella quale il colto scrittore tedesco si rivehi come il primo corretto interpretatore dei testi tradizionistici. 11 suo merito è tanto maggiore, in quanto egli fi, pag. 246-247) porge in forma assai ria.s.suntiva la corretta versione dei fatti, senza far rilevare nel testo le correzioni da lui introdotte alle eiTate versioni del Weil e del Muir. Il Miiller ignora del tutto le tradizioni di Sayf, e pone la conquista dell'Iran dopo l'ultima tinaie conquista del Fàris nell'anno 29. H. La sua esposizione è molto riassuntiva e non dà lume sui numerosi problemi minori. I )i questi si occupa invece con .sfarzo di dottrina e di acume critico il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 94-113), demolendo pietra per pietra tutto l'edificio storico-leggendario del Sayf. Egli si dà la pena di i iassii- niere ampiamente tutte le tradizioni di Sayf sulla conquista di al-Ahvvàz e del Khùzistàn, .sulla battaglia di Nihàwand, sulle conquiste fatte dai Uasionsi e su quelle dei Kufani. II Wellhau.sen rileva paiticolarmente come la conquista di al-Ali\vàz e del Khfizistan sia messa da Sayf nell'anno 17. H., come la battaglia di Nihàwand sia mes.sa nell'anno 18. H., e come in que.sto stes.so anno per ordine del Califfo siano partiti contemporaneamente vari eserciti con- quistatori per invadere la Persia. Sayf pone nell'anno 18. H., ossia nello ste.sso anno di Nihàwand, la conquista di tutta la Persia occidentale, comprese le provincie di Gurgàn, del Tabari.stàn e del Gilàn, adducendo a prova dei suoi as.serti tutti i documenti originali dei trattati, e datan- doli tutti dell'anno 18. H. Tutto (piesto, .secondo Sayf, fu opera dello milizie kufane. 243. ss 1 I, IJ. ^"* ^' 29. a. H. ,^i Hasrcnsi Sayt' attril>uiscc la tonquista di tutto il resto (lolla Persia, '^siA^.^Le'^rad!- ^^Giiza pri-cisan- esplicitamente una «lata, ma narrandola come immediata- zioni sulla con- i,i,.ute successiva alla l)attaglia di Nihàwand, ossia tia il 18. ed il 19. H. quista araba del- (.ontiiiista è onera iiuasi interamente di al-Ahnaf. e la narrazione è quella I altipiano ira- '■"' "-'""i"" i" ^ ^l i • '■ nico.i i.),,. noi abbiamo rifei-ita in succinto, parlando della versione del Woil. Ai rilievi de] Wellliausen possiamo aggiungere, riferendoci a quanto è detto sopia. che il Weil, ponendo la campagna di al-Ahnaf nell'anno 22. II., conia una versione sua propria, non fondata su alcuna fonte orientale. Lo stesso fa il Muir, il quale, senza riconoscerlo, segue in ciò ciecamente il "Weil. Sayf pone è vero la conquista della Persia dopo la vittoria di Ni- hàwand, ma siccome narra questa sotto l'anno 18. H. e data tutti i docu- menti di conquista nello stesso anno, non è possibile spostare la sua nar- razione quattro anni dopo, qualora si riconosca che la battaglia di Nihàwand avvenne nell'anno 21. e non nel 18. H. Significherebbe riconoscere falsi i suoi documenti, e dichiarati falsi questi, che cosa rimane di autentico nella sua versione? § 12. — La versione di Sayf, conchiude esplicitamente il Wellliausen (loc. cit., pag. 94), non ha verun valore storico. La inanità della ricostruzione storica di Sayf (dice il AVellhausen in un altro passo, a pag. 101) ò evi- dente. È troppo sistematica. Il Califfo decide un giorno di includere nel- l'impero arabo anche quello persiano. Egli dà l'ordine ai Basrensi od ai Kufani, li divide esattamente in un certo numero di eserciti, ognuno con un proprio generale di nomina sovrana, ed ad ogni esercito dà il compito pre- ciso di .sottomettere una provincia : vediamo ripetersi la stessa tela schema- tica di narrazione che già notammo ai primordi del califfato di abii Bakr per la Siria. Come è fissato il programma dal Califfo 'Umar, così pure fino ai minimi particolari si svolgono gli eventi. Ogni esercito va dritto alla sua mèta, .senza occuparsi degli altri e separatamente compie con felice esito- la missione afiidatagli. Questa strategia d'assalire il nemico da tutte le parti allo stesso tempo con il frazionamento completo delle forze arabe, riesce perfettamente : tutto succede per filo e per seguo come era stato previsto. Nello stesso anno in cui l' impresa ha principio, ha anche termine. Il Ca- liffo 'Umar fa tutto il lavoro: al suo successore 'Uthmàn non rimano più nulla da fai'e : anzi, giacché con 'Utlimàii è noto che nel sistema teocratico cominciano i peccati, perciò conformemente a un concetto teistico della storia, V impero perde il favoi-e divino e gli viene meno la buona fortuna o almeno l'invincibilità delle sue armi. Il piano generale di Sayf incontra però una difficoltà nella cronologia della battaglia di Nihàwand: questa battaglia fu T inizio di uìia campagna •21*. 29. a. H. 1-2. ufeuerale contro 1 Iran, u tu avvenimento staccato anteriore alla campagna 29. a. H. ,. • .. -, X- 1 • , • ■. , , . [AL-IRÀQ-PER di conquista.-' bayt ondeggia nel rispondere a questo quesito, perche in e' A - Le tradì parte considera la battaglia in Media (Nihàwand) come la continuazione zioni sulla con- e la chiusura dei combattimenti avvenuti intorno ad al-Aliwàz, che, secondo quista araba del- l' altipiano i ra- lui indussero il Califfo 'Cmar ad ordinare la distruzione della dinastia sas- nico.) sanida: ma dice poi altrove esplicitamente che l'invio degli eserciti kut'ani e basrensi per il compimento di siffatto piano avvenne in un tempo poste- riore alla battaglia di Nihàwand. Anzi il nome del generale musulmano, Nu'màn b. Muqanin. che peri alla liattaglia di Nihàwand. non figura tra quelli dei generali spediti, secondo Sayf, alla conquista della Persia : ài |X)sto suo v'ò il nome del fratello, Nu'aym b. Muqanin (T a bari. 1. 2(!;34 !■ seguenti i. D'altra parte però egli pone la battaglia di Nihàwand o alla fine del- l'anno 18. o al principio del 19. H., narrando anche prima di ciò (Tabari, I. 20^8 e segg.) l'invio delle schiere basrensi per la conquista della Persia. La naiTazione più verosimile sarebbe stata di collocare e considerare la battaglia come il ^Jiiucipio della campagna di conquista dell' Iran : ma q\ie.sto appunto Sayf non fa in alcun passo. La battaglia non gli (Mitra cronologicamente nel suo piano generale, turba anzi Tarmonia del suo quadro prestabilito : tanto peggio per il piano, e Sayf lo getta dentro a caso, anticipandolo di tre anni. Il punto più debole di Sayf, prosegue il Wellhausen, è nella crono- logia: non ci fermiamo ad esaminare gli errori di data nella fondazione di al-Basrah e di al-Kùfah. ed altri particolari minori: ci basta ricordare ancora una volta la immensa farragine di avvenimenti cacciati a forza entro lanno 18. H. Secondo Sayf in questo anno tutto l'Iran fìi .sottomesso, da ima parte la Media, l'AcIzarbaygàn ed il Caucaso. dalTaltra la Persia pro- priamente detta. Karman. Mukràn, Sigistàn e Khuràsàn. Nel testo tro- \ iamo documenti che dovrebbero confermare questa cronologia, che invece rivelasi del tutto falsa perchè il ]n-odotto di ricostruzione preconcetta e siste- matica, che è in assoluta contradizione con le notizie di fonti più sicure. La verità è molto diversa da quanto ci narra Sayf, e non saia inu- tile nepilogare con qualche considerazione supplementare (pianto abbiamo già cspo.sto in \an jìa.ssi precedenti. La conquista dell' Iran parti da due centri militari aral)i : al-Basrali <\ al-Kufah. al-Ba.srah fu fondata forse già tre anni prima di al-Kufàh, ossia anche prima della battaglia di al-Qàdisiyyah, ed al-Ba.srali iniziò quindi prima di al-Kufah le campagne di conquiste dell'altipiano. In al- Ha.^iali convennero in maggior copia i Beduini emigranti dai dc^'scrti ed 245. 29. a. H. j,j al-liasrali si senti |iiu jm^tc e più tolte la spinta vorso l'ospansionc '*siA.^'^ Le tradì- Cctsì ohho prin(ii)i<) p«M- opera dei Basrensi la campagna di coiKiuista del zioni sulla con- Khuzistàn, clic iniziata nell'anno 17. H. durò sino al 21. H., (luando la Quìsta araba del- ..,.!• i i- -r i. l'altipiano ira- la^f^ principale si chiuse con la presa di Instar. nico.1 Intanto da al-Kiìtali non partivano schiere conquistatrici, perchè pro- babilmente, nonostante tutte le tradizioni pompose sulla fondazione della città, in principio il concorso di Arabi \i fu scarso, la maggioranza pro- pendendo per al-Basrah. Ma quando al-Ba.srah cominciò a sentire le conse- guenze di una soverchia agglomerazione e la resistenza dei Persiani nel Khuzistàn poneva un argine non facilmente superabile all' invadenza araba, allora il sopravanzo della popolazione si riversò in al-Kùfah e da questa incominciarono le prime spedizioni. Cosi nell'anno 21. H. si ebbe, a quanto pare, un concorso di forze kufane nella conquista di Tustar. e poi la cam- pagna per la battaglia di Nihàwand. L'anno dopo, nel 22. H.. i Kufani si riversarono in Mesopotamia e nell'Adzarbaygàn, ma l'avanzata in Persia centrale non fu potuta spingere innanzi con grande energia, perchè la regione del Paris opponexa sì strenua ed ancora vittoriosa resistenza all'avan- zata musulmana. Il compito più arduo e ditficile nella conquista spettò alle schiere di al-Basrah, le quali nella scalata dei monti iranici ebbero la cooperazione, prima disordinata, poi coordinata ed efficace di schiere arabe venute dal Bahrayn. Per più di cinque anni, dal 23. al 29. H. Arabi e Persiani si batterono sui fianchi delle Alpi iraniche, facendo centro nella fortezza e capitale di Istaldir. presa e ripresa più volte, dopo resistenza sanguinosa. a cui in parte pare abbia assistito lo stesso re Yazdagird. Finalmente tra l'anno 28. ed il 29. H. caddero, come vedemmo, i due centri maggioii di resistenza. Istakhr e Grùr, e la eroica resistenza dei Peisiani rimase final- mente e definitivamente fiaccata. Spezzata alfine, irrimediabilmente la tenacia persiana, toccò alle genti di al-Basrah, tra il 29. e il 31. TT., il grande compito della conquista dell'alti- piano sino alle rive del fiume Oxus. Il comando generale dell" impresa fu affi- dato nominalmente ad 'Abdallah b. Amir b. Kuraj^z, il neo-governatore di al-Basrah, ma la campagna, dopo la conquista del Paris, non presentò più serie difficoltà, e gli Arabi, specialmente delle due tribù di Bakr b. "Wà-il e di Tamim, sotto i propri capi, facendo molto piobabilmente ogni cosa di propria iniziativa, con poca o ninna direzione centrale, a guisa di condottieri, o capitani di ventura, indijjendenti gli uni dagli altri, inondarono il paese, e lo sottomisero fino alle fi-ontiere dell'India e di quella parte dell'Asia Centrale abitata da nomadi di razza turca. Il capo più famoso di queste '24H. 29. a. H. si:i. schiere fu certameute laccoito e rozzo al-Ahnat, il eonq aiutatore di Marw. ^9. a. h. , , ., ■ . . . (AL- IRAQ-PER- egualmeute abile come guerriero e uomo politico, maneggiatore mei-avi- sia. - Le tradi- glioso della spada e della parola, intelligentissimo, astuto ed interessato. ^'''"' ^""^ '=°"" ■1 1 ^^ 1 ■ ■ • • 1 • 1 1 -1 -1 11,1 . quista araba del- 11 modello dei principi arabi del deserto, uomo il quale elevò la sua tribù laitipiano ira- ai massimo della potenza (WelUiausen, loc. cit.. pag. 112-113J. Egli "'«=<>•) seppe tenere insieme gli Arabi della sua tribìi e ne fece gli arbitri della politica interna della Bal»ilonide meridionale. Il suo contegno neutrale fece tracullare la bilancia a favore di Ali. pochi anni dopo, nel 30. 11. alla bat- taglia del* Camelo, e di lui il Califfo Muàwiyah ebbe il più grande rispetto- Purtroppo. anche stabilita in questo modo la cronologia esatta — per quanto è possibile — della conquista dell" Iran, se riassumiamo il conte- nuto delle fonti, troviamo con dispiacere che esse ben poco o nulla conten- gono che ci illumini sidle condizioni interne dell'altipiano, sul trattamento concesso ai Persiani vinti, sull'ordinamento amministrativo e militare della regione. La cami)agna tra l'anno 21). ed il 31. U. sembra abbia avuto più carattere predatorio che non di regolare e metodica conquista, perchè sappiamo che i personaggi principali della conquista ritornarono poi ad al-Ba.siali. Vi fu quindi, insieme con la conquista, ben poco movimento mi- gratorio. Ciò spiega la rivolta violentissima dell'anno 32. H. e la sua repres. sione feroce con macello dei Persiani vinti. La rivolta fu possibile e prese pro- porzioni paurose per l'insufficienza delle guarnigioni arabe; onde il governo di al-Basrah, da cui dipese amministrativamente tutta la Persia meridio- uale ed il Khuràsàn, fu costretto ad impiantare tutta una speciale ammi- nistrazione, con la creazione di un nuovct governatorato, quello del Khu- rà,sàn. La conquista si impose e richiese provvedimenti seri e gravi, perchè gli Arai li spingendo i loro contini sino all'Oxus ed al Tukhàiistàn, vennero ora per la prima volta in contatto con i Turchi dell'Asia Centrale, uomini bellicossissimi, sempre pronti ad aggredire ed a varcare i contini. L'amministrazione araba fu nondimeno sempre assai fiacca, appunto per la scarsezza delle guarnigioni arabe, e forse dobbiamo ritenere che la rigidità estrema del clima invernale abbia spaventato e trattenuto per lungo tempo l'immigrazione araba. Il dominio arabo fu quindi assai vacillante in Persia negli ultimi anni di 'Uthmàn, e quando scoppiarono i torbidi interni per la morte di Urhmàn H la successione di 'Ali, in Persia le cose debbono essere andate assai male : duiante la guerra civile tra Ali e Mu'àwiyah la Persia ricuperò quasi la -uà libertà, ma era in condizioni di tale intima fiacchezza, da non .saper lome approfittar degli errori dei suoi nuovi padroni. \'i tu. è vero, una rivolta generale, ma risulta che venLs.se repressa senza grandi.ssima diffi- ■-'47. §S I'2-15. '-''• ^' "• 29 a- H. coltii (la Zivad li. Aliilii, cKiiic ilircino a suo tempo: .sotto Mn'awiyali tu (AL-IRAQ-PER- SIA. - Le tradi- ini/.iato un sistcìiia rogolari' di sottonii.s.sioiu' del paese mei'cò l'impianto rioni sulla con- ,ii legolaif aniiiiiiii.stiazioiie, e con l'invio di corpi militari per stabile quista araba del- , . --i- j.- i-i.ii l'altipiano ira- occupazione: HI altre parole si ricor.se ad immigrazione stipendiata dal nico.) go\ enio centrale, e rissata sovrattntto lungo le frontiere .settentrionali del Khuifisàn. Con queste milizie andarono le famiglie dei guerrieri, for.se con tutti i beni mobili delle tribù medesime, sovrattutto be.stiami, e queste tribù si stabilirono nel paese riprendendo la vita semi-nomade a cui erano da generazioni assuefatte, e soltanto riunendosi nei campi militari ogni qualvolta si avanzava la stagione delle razzie, o il paese era minacciato da invasioni dei Turchi. 11 resto del paese, specialmente quello contennto tra la Babilouide ed il Khuiàsàn, regioni per la massima parte inospiti e difficili, oltreché .scar- samente popolate, poco o nulla variammo con la conquista araba: nel Fàris. nel Karman e altrove i Persiani poterono continuare indisturliati a seguire il loro culto avito del fuoco nei templi antichi adibiti a tale scopo: né gli Arabi li molestarono, perchè infatti restarono in uso sino ai tempi dei califfi abbàsidi (cfr. 23. a. H., § 611. nota 1). Dobbiamo insomma ritenere che la condotta degli Arabi conquistatori della Persia fu analoga a quella tenuta nel primo periodo delle conquiste. «' che passato il primo furore bellico, lasciarono ai nuovi sudditi, purché pagassero regolarmente il tributo, la massima libertà di vita e di culto. IRÀQ-FÀRIS-KARMÀN-SIGISTÀN. — Conquista della Persia meridie- naie. Presa di Gflr e sottomissione del Karman e del Sigistàn. § 13. — Tanto al-AVàqidi, quanto abù Ma'sar afiermano che in questo anno (2U. H.) Abdallah b. 'Amir, il governatore di al-Basrah. conqui- stas.sf^ il Fàris. senza pere") darci alcun'altra spiegazione o particolare (T a - bari, I. 2833). § 14, — Neiraiiuo 2it. 11. 'Abdallah b. 'Amir conquistn la città di G^iu' (Elia Bar Sinaya. 86). Cfr. Baethgen Fragm., 112. § 15. — Dalle seguenti tradizioni di al-Balàdzuri sulla conquista del Fàris lisulta che essa, compiutasi per opera di ibn 'Amir, non fu né facile uè (li breve durata. Richiese evidentemente la miglior parte dell'anno 20. H., nicchè la marcia verso oriente e la conquista del Khuiàsàn vanno messe nell'anno 30. H. [1 Wellhau.sen (Sk. u. V'orar b., \'l, il2j riduce la campagna del- lauiio 20. II. alla .sola pre.sa di óùr. perchè LstaUhr era stata espugnata •MS. 29. a. n. j§ ióih. ranni) precedente ((.-fr. 28. a. H.. ij 3): ma il contesto delle .seguenti tra- 29. a. H. dizioni sta a dimostrare, che la campagna del Fàris fu aspra e difticile, né si karman -siGi- può dire escluso che anche nel 29. H. si tornasse a combattere nei pressi stan. - Conqui- di Istakhr. Se gli Arabi dovettero riconquistare il Fàris nell'anno 29. H. meridionale, (cfr. ij 8j, è chiaro che Istakhr non possa essere esclusa dalla conquista, Presa di óùi e come la città capitalo della regione. Pare anzi dalle tradizioni che seguono dei Karman e dei che precisamente nell'anno 29. H. vi fosse una nuova gravissirna insurre- Sigistan.] zione in cui gli abitanti di Istakhr prendessero una parte direttiva, seb- bene l'anno prima avessero già menato le mani e concluso un patto con gli Arabi. La campagna dell'anno 29. IJ. non fu però altro che il prologo della grande campagna che doveva seguire nel seguente anno 30. H. per la conquista di tutto il restante della Persia e specialmente di tutto l'Iran orientale e del Khuràsàn. § 16. — (al-Balàdzm-i. senza isnàd}. Ilarim b. Hay\-àn fu messo a capo di Cfùi", città di Ardasir Khurrah, che i Musulmani avevano espu- gnata: dopo di che si volsero indietro ad espugnare Istakhr e predarne i dintorni, essendo gli abitanti venuti meno ai patti con essi conchiusi. Quando ibn Amir si fermò dinanzi a Istakhr, gli abitanti lo combatterono e .si fortificarono; ma la città fu presa per forza di spada nell'anno 29. H. (Balàdzuri, 389. lin. 9-12) [G.]. Cfr. Athir. III. 78. § 17. — (al-Balàdzuri, senza isnàdj. ibn 'Amir espugnò pure al- Kariyàn [ Y à q ù t , IV, 224 : Hamadzàni, 246 ; M e 3^ u a r d D i e t . , 47 1] e Fasgàtan o al-Fi.sagàn [o al-Fastagàn : Istakhri, 107, 132: Hawqal, 148. 201 1 di Daràbgard. i cui abitanti non erano compresi nel trattato di al-IIarbadz, ed avevan violato i patti (^Balàdzuri, 389, lin. 12-14j [G.]. Cfr. Athir. Ili, 78. § 18. — (al-Baladzuri, da molti dotti [tradizionisti]). (xùr fu per jia- recchi anni assalita, ma non si liesci a prenderla, se non quando fu espu- gnata da ibn Amir, ed ecco come. Un musulmano una notte se ne stava pregando, ed aveva accanto una sua sacca di pane e carne, quando ecco sopraggiunge un cane che trascina e porta via la sacca entrando nella città per un accesso nascosto. I Musulmani gli andarono dietro per la me- desima apertura, penetrarono in città e la presero (Balàdzuri. 3&!i, lin. 14-18) [G.]. Cfr. Athir. Ili, 78. § 19. — (al-Balàdzuri, senza i.'Snad). Quando ebbe compiuto l'espu- gnazione di Gur, Abdallah b. 'Amir tornò verso Istakhr. <' la prese per ■2VX 32 29. a. H. §§ 19-23. 29. a. H. IRAQ-FARIS- KARMAN-SIÓI- STAN. - Conqui- sta della Persia meridionale. Presa di óur e sottom issione del Karman e del Sigistàn.i asìsalto. dopo mia tìe-ra l)atraglia, nella qiiak- 4U mila Per.siani furoii col- piti t! uciisi .lallc luacchinc rVassedio manàganiq, e peri la maggior parte dei cittadini, e dei ragguardevoli cavalieri che erano rifugiati nella .ittà (Balàdzuri. 389-390) [G.]. ('Ir. AUiir. IH, 78. § 20. — (al-Xu\va\-ri). Neirauno -iU. H. avvenne una insurrezione ge- nerale del Faiis. 'Ultaydallali b. Marnar, che si era mosso per debellare la rivolta tu ucciso innanzi alle porte di Lstakhr (cfr. 26. a. H., i? 8j, e i Musulmani si diedero alla fuga. Sopraggiunse allora 'Abdallah b. Amir e presso lstakhr inflisse ai Persiani una grande disfatta. Lstaklir fu presa d'assalto e poi furono espugnate Daràbgird [Yàqùt, II, 560; Meynard Dict., 226-227; Istakhri, Hawqal, Muqaddasi, Hamadzàni. Iii- dice, s. V.] e ó-ùr. Mentre si assediava Grùr, lstakhr tornò a prendere le armi, ed ibn Amir fu costretto a un lungo assedio prima di poter.sojie nuovamente impadronire (N u w a y r i L e i d . , I. fol. 101, r. -101, v.). § 21. — l'al-Balàdzuri, da alcuni tradizionistij. ibn 'Amir tornò ad lstakhr appena seppe della defezione dei suoi abitanti e la espugnò; poi mosse usar a) a Gùr. avendo a capo dell'avanguardia Harim b. Hayyàn, e la espugnò (Balàdzuri, 390, lin. 1-3) [G.]. XiiTA 1. — al-Hasan b. 'Uthinàn al-Ziyàdii. Gli abitanti di lstakhr si ribcllarunu ancora ima volta mentre 'Abdallah b. 'Abbàs governava T'Iràq a nome di 'Ali, e 'Abdallah espugnò la città (Ba- làdzuri, 390, liu. 3-5i [G.]. Questi fatti si riferiscono al periodo caotico tra il oi).-39. U., quando quasi tutta la Persia si staccò dal califfato. § 22. — (al-' Abbàs b. Hlsàm, da suo padre [Hisàm]. da abii Mikhnaf). ibn Amir mosse contro Istakhi- mandando innanzi a capo dell'avanguardia 'Ulmdallah b. Ma'mar al-Taymi, il quale si scontrò con i ribelli in Ràm- gird (Yàqxit, n, 736; Meynard Dict., 253; Istakhri, 102, 117. 121; Hawqal, 191] e, ucciso nella pugna, fu sepolto in un giardino in Ràmgird. Avutane notizia, ibn Amir accorse ed assalì il nemico, con la destra coman- data da abii Barzah Xadlah b. Abdallah al-Aslami, la sinistra da Ma'qil b. Yasàr al-Muzani, la cavalleria da Imràn b. al-Husayn al-Khuzà'i, la fanteria da Khàlid b. al-Mu'ammar al-Dzuhli. Rottili in battaglia, ridusse in fuga i ribelli entro la città e la espugnò, uccidendone ivi circa 100 mila. Espuguata quindi Daràbgird, che aveva violato i patti, mosse verso il Karman (Balàdzuri, 390, lin. 5-12) [G.]. § 23. — ('Amr al-Nàqid, da Marwàn b. Mu'àwiyah al-Fazàri. da 'Asim al-Ahwal, da Fudayl b. Zayd al-Raqqà.si, il quale narra:) Assediavamo da più di un mese Suhriyàg [o Suhriyàg: Yàqut, III, 204; Meynard Diit., 330] (') e pensavamo un giorno o l'altro di espugnarla, quando una ■j.iii. 29. a. H. §§ -ilViC. volta, dopo aver combattuto i suoi abitanti, rientianimo nel nostro campo. ?Q- ^- ^• , . , . 1 ,. ■ • 1- • ['IRAQ-FARIS- Ln nostro schiavo, che essi credettero disertore, rimasto indietro, scrisse un karman -siéi- amàn e lo lanciò entro la città su una tì'eccia. La sera fu ripreso il coni- stan. Conqui- battimento; ma il nemico uscì dalle fortificazioni dicendo: «Ecco il vostro meridionale. < amali >. Ne fu scritto immediatamente ad Umar, il quale rispose: «La f'^sa di óur e . . 11 j • Al 1 • sottomissione «protezione di uno schiavo musulmano equivale a quella dei Musulmani. dei Karman e dei « Sia ritenuto valido il .suo a man! ». E cosi facemmo (') (Baladzuri. 390, Sigistan.] lin. 13-19 [Cr.]. Cfr. Yàqùt, III, 204. Nota 1. — Un iudividuu della Persia iiil'uriuava al-Balàdzui'i che la tortezza ili Siràf oliiama- vasi Siìrj'àng, e t'u dagli Arabi detta Sahrj-àg (Baladzuri, 391, lin. 4-.5). Nota 2. — (al-Qàsim li. Sallam, da abu-I-Nàdr, da Su'bah, da 'Asim, da al Fiujayl). Il medesimo episodio, ma come avvenuto in Siraf [Yàq ut, 111,211; Meynard, 3c51-iì3i{] (Balàdzu ri, 3itO, lin. 19-20). " E quasi superfluo aggiungere che le due tradizioni non hanno valore .storico: sono finzioni tra- dizioniatiche composte con lo scopo di sostenei'e una qualunque tesi legale. Nella presente la tesi è quella che la parola d'uno schiavo musulmano vale quanto quella d'un musulmano libero. — Questo è espressione delle tendenze democratiche ed anti-arabe di una parte dpllu popolazione musulninnn del- l'Iraq nel II secolo della higrah. § 24. — fSa'dawa} II, da '.Abbad b. al-'Awwàm, da 'Asini al-Ahwal, da aI-Fuda3-s b. Zayd al-Raqqà.si). I Musulmani assediavano una fortezza, al- lorché uno schiavo .scrisse un a man e lo lanciò agli assediati per mezzo di una tieceia dal largo ferro (misqas). I Musulmani dissero: « L' a man « di costui non conta uionte >. Ma la gente insistè: « Noi non possiamo « distinguere (dall'esterno) un libero da uno schiavo ». Se ne scrisse allora ad 'limar, il quale rispose: « Il condono della protezione di lui (dello «schiavo) equivale alla protezione di essi» (dei Musulmani liberi) (Ba- ladzuri. 390-391) [G.J. § 25. — (al-Balàdzuii, senza isiiàdj. In Fasà [Yàqùt, III, 891; Meynard, 422-423] v'è una fortezza che dicesi di Kharasah b. Mas'ùd dei banù Tamim, poi ili'i l)anù Saqirab : il quale Kharasali vi si era for- tificato con ibn al-As'ath e vi ebbe numerosa figliolanza. Mori poi in Wasit, ed erano in Fasà i suoi discendenti fai tempo di al-Balàdzuri ?) (Bala- dzuri. 391, lin. 5-7) [O.]. § 26. — ('al-Balàdzuri, senza isnàd). 'Uthmàn b. abi-I-'As al-Thac{ati iiicontiò nell'isola Abarkàvvàu il marzubàn del Karman a capo di una pic- cola schiera, e lo uccise; onde s'infiacchirono e s'intimidirono gli animi degli aljjtanti d(d Karman. Quando ibn 'Amir mosse per il Faris, mandò Mu- gàsi' b. Mas'ùd al-Sulami nel Karman alla ricerca di Yazdagird: egli venne in Biinandz [o Mimand : Yàqut, IV, 718; Meynard, 557], e là peri il suo esercito. (Quindi, allorché ibn 'Amir spedi Yazid nel Khuràsàn, prepose al Karman Mudasi': il quale, espugnata BiniaiKlz, concesse la vita 251 . e« '.'•;•>!. 29. a. H. 29- a. H. (, r a ina 11 agli abitanti. V"è (ancora) nella città un castello, detto Qasr IRAQ-FÀRIS- ,, , ,,• • V T-. -1 1 1 lo- •- I o- •- KARMAN-siói- Mudasi. Di |>(>i espugnò naruknawrali. e mosse su al-biragan [o htirgaii : STAN. - Conqui- ^■^l(JUt. 11, ^ì'^i: M o V 11 a v d, ;334-344], città (capitalo?) del Karman. Quivi sta della Persia , , , " , i- i -i i- ■ ^ ^-c ■> meridionale. i'''~in .lictio alenili uomini, mentre la maggior parte degli sigistan. abitanti emigrava. Già prima abiì Musa al-As'ari aveva mandato al-Rabi' b. Ziyàd, il quale aveva sottome.s.so il paese attorno ad al-Siragàn e conchiuso una capitolazione con gli abitanti di Bamm [Yàqùt, I. 737: Mej'nard Di et., lló| e al-Audaghar [o Andaghan: Yàqut. T. 374: Meynard Di et.. 54]; i quali poi, venuti meno ai patti e ribellatisi, furono domati da Mugà.si' b. Masùd. Questi espugnò anche Griraft [Yàqùt, II. 174; Meynard Dict., 185] e travei\sò il Karman soggiogandolo sino [alle montagne: Yàqùt, IV, 150: Mevnard. 462-454] al-Quf's. Colà, in Hurmùz, incontrò un assembramento di elementi stranieri od emigrati, che com- battè, ruppe e vinse. Molti abitatori del Karman emigrarono per mare, alcuni guadagnarono Mukràn, altri entrarono nel Sigistàn. Oli Arabi si appropriarono allora le terre e le dimore dei vinti, le misero a cultura, scavarono canali in più luoghi, e ne prelevarono la decima (Balàdznri, 391-392) [G.]. Cfr. Athir. III. lUO (nel 31. a. H.). § 27. — Secondo abù Hanìfah ai-Dina wari, la gente di Istakhr si ribellò contro gli Arabi ed accorse il re Yazdagird con numerose .schiere di Persiani per aiutare i ribelli. Allora mossero contro di loro Utlimàn l>. abi-l-'As ed Abdallah b. 'Amir, e la vittoria fa dei Musulmani. Yazda- gird fuggi allora nel Khuràsàn e andò a Marw (Hanìfah, 148, Un. 8-11). Secondo Elias Nisibenus la fuga di Yazdagird a Marw avvenne già nell'anno 21. H. (Elias Bar Sinaya. 84), e molte tonti arabe igno' rano la presenza di Yazdagird durante le ultime fasi della lotta nel Fàris. § 28. — (ibn al-Athìr). Allora egli (Abdallah b. Amir) andò alla città di Gùi- e l'assediò. Or Tlarim b. Hayyàn la stava assediando. E i Musul- mani la cingevano d'assedio e [nello stesso tempo] se ne tornavano e sac- cheggiavano i dintorni di Istakhr perchè era ribelle. Or quando ibn Amir venne, riusci a prenderla [Grùr]. Si dice altresì che quando quelli di Istakhr mancarono ai patti, ibn Amir tornò là anche prima di andare a Gùr, e la conquistò a fòrza ; e poi tornò a Gùr; e andò a Dàràbgird e la conquistò, giacché era ribelle anch'essa. E oppresse la ì'eisia in modo che non se ne riebbe più (Athir. Ili, 78) [M.J. 252. ^y. E. n. ijg 29-31. § 29. — libii al-Athii-). Gli abitanti del Fàris presero le armi contro 29. a. h. Libaydallah b. Marnar, che comandava nel Mukràn, ed egli mosse senza karman -sigi- indugio a reprimere la ribellione. Innanzi alle mura di Istakhr i Masul- stan. - Conqui- mani subirunt) una grave sconfitta nella quale perì il generale stesso meridionriT. Ubaydallah. Pfesa di Óur e Il governatore generale di al-Basrah, ibn Amir. allestì prontamente dei Karman e del nuove .schiere e uu)sse con esse a vendicare la sconfitta e a punire i sigistan.] ribelli. La nuova battaglia avvenne parimenti innanzi alle porte di Istakhr. abù Barzah al-Aslami comandava lala dritta, Ma'qil b. Yasàr la sinistra, 'Imràn b. Husayn la cavalleria : tutti e tre erano stati Compagni del Profeta. La j)ugHa tu lunga e sanguinosa, ma terminò con la rotta e con la strage * dei Persiani : la tortezza d'Istakhr fu presa d'assalto. Altre città ribelli come Dàrabgird e Grùr o Ardasir Khurrah. che avevano pure preso le armi contro i Musulmani, furono assediato e riprese a viva forza. Un generale Harim 1). Hayyàn aveva già inutilmente asse- diato Grur. e se n'era dovuto allontanare senza espugnaila. Quando soprag- giunse ibn 'Amir con tutte le genti, le alte mura della città e il disperato valore d^-gli abitanti facevano prevedere una resistenza lunga e tenace, se un caso non avesse facilitato l'opera dei Musulmani. Un soldato stava pre- gando durante le prime ore della notte : vicino a lui un cane afferrò un sacco di cuoio pieno di pane e di carne, appartenente al soldato, e fuggì con esso verso la fortezza. Il soldato i)iseguì il cane e scopri che esso rientrava nella tortezza valendosi di una condottuia sotterranea, che nessuno aveva finora osser- vato. Per questa i Musulmani penetrarono nella fortezza e se ne resero novamente padroni. La fortezza d'Istakhr, mentre i Musulmani domavano altrove la rivolta, cadde per la seconda volta in potere dei ribelli. ibn Amir, espugnata Orùr, corse su Istakhr e vi po.se l'assedio. Nella fortezza si era lifugiata moltissima gente, la quale oppose ora una viva resistenza : ibn 'Amir drizzò numerose macchine d'assedio, che lanciarono pietre e uccisero moltissima gente. Nonostante il valore dei difensoii. trionfarono alfine i Musulmani e iRtakhr fu presa d'a.ssalto (Athir, III, 77-78j. § 30. — (ibn al-AtJiirj. Stando ad altre fonti, la seconda lipresa di Istakhi' avvenne prima della espugnazione di Dàrabgird e di G-ur (Athir, in. 78j. § 31. — (al-Dzahabij. In questo anno (29. H.) Abdallah b. Amir fece la conqui.sta di I.stakhr. con grande strage dei vinti. L'avanguardia musul- mana era comandata da 'Ubaydallah b. Ma'mar b. 'Uthmàn al-Taymi. il (piale §§ :u, 8'2. 29. a. H, 29. a. H. liiiiase iK-(is() iH'lla liattagli;i. l'bax tlallali via amir di graiulc valuie cil a I RAQ-FAR I S- , . , , ' ,.,,_,'_ T r\ ì- ì ù- - KARMAN-siói- Im fii> «Idviita la coiKiiu.sta di Salmr e di Qal ah biraz: ora ancora giova- STAN. - Conqui- iiissimo. il>ii Amir giurò che, se ;s'im])adroniva di Istakhr. avrebbe massa- sta della Persia ,.,...•,, i i- ^ i ^ li i meridionale •"•'«to gli al)itanti smclif \u\ rigagiKiJu di sangue tosse colato oltre la porta Presa di óur e della ritta, fi re Yazdagird era ancora in Lstakhr, e dopo la battaglia si sottomissione ... • ai <, i < /-w-v r\/->r> • • -i -T • del Karmànedel ''f"'" '■<"' ' ^'1'" il ^laiw. .seguito da 100.000 Uomini, ihii Amir api'l mia Sigistàn.i lueccia nelle mura della tbrteJcza e penetrò in essa all'improvviso. (Jrdinò i[uindi il massacro degli abitanti, ma non riuscì per tanto a far colare un rigagnolo di sangue attraverso la porta della fortezza, c-ome aveva giurato
  • il) h. 'Abd Sams (Ya'qùbi Buldàn, 281, lin. 12-1»;) Presa di Gùr e [M.l. sottomissione „_ , ,, „ - ,, • ^ t m ix- • del Karman e del § 37. — Sulla prima fase della conquista dell altipiano iranico per Sigisiàn.) opera di Abdallah b. Amir cfr. anche Dahlàn Futnliàt. 1. 102-104: Dzahabi Tarikh, MS. Paris, I. fol. 151,v.; EUiot, Hist. of India, I, 418-419; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187. IV. tbl. 89,v.: Ivhaldùii, II, App., 131; Khamìs, II. 285, lin. 21-24, 26, 27-28; Mahàsin, I, 9G, lin. 10-13, 97, lin. 4-5, 97, lin. 10-fl; Maskawayh, I, 445-453; Mirlvhondi, II, 289; Mirkhondi Rehatsek, parte II, voi. III, pag. 151; Rampoldi Annali, II, 149-150; Suyùti Khalif.. GO. lin. 19-20: |Istakhi' nel 29. a. H.]. lin. 21 |6ur nel 30. a. II.]. PERSIA. - 11 Nawruz. § 38. — Il Nawruz dei Persiani cadde sul 27 Sa'bàn i= mercoledì 5 maggio 650 dell' È. V.) (Hamzah, 161 [dice: sabato]). § 39. — Moneta d'argento arabo-sassanida, coniata nel Sigistàn (y) iZDMG.. V..1. XIV. 1865, pag. 464, ii. 150). AL- IRÀQ-AL-KUFAH. — Deposizione di al-Walld b. Uqbah. § 40. — Nell'anno 29. 11. secondo molte fonti tu mutato il governa- tore di al-Kùfah, al-Walid b. 'Uqbah e sostituito con Sa'id b. al-'A.s b. Sa id b. al-'As fcfi-. 30. a. H., i?i; 79 e segg.). § 41. — In questo anno (29. H.) tii deposto al-Walid b. 'Uqbah. go- vernatore di al-Krifah. perchè colpevole di bere vino e di dirigere le pre- ghiere in istato di ebrietà (A bui fé da, II, 262). Anche Balàdzuri. 334. lin. 11-12. ])onc questo avvenimento nel- l'anno 29. H. 11 Wellhausen iSk. u. N'orarb.. \'I. 117) pone l'anno 30. H. come quello della nomina di Sa'id b. al-As : il che facciamo noi pure, perchè appunto nelle tradizioni del 30. a. H. vi sono allusioni anche a molti eventi immediatamente posterioii a detta nomina. 25H. ^y. S. H. ss 42-44. IRAQ-ARABIA. — Rapporti tra il Califfo ed i Cristiani nagràniti 29. a. h. emigrati nell Iraq. Rapporti tra m § 42. — (abu Yùsuf I. Quando fu ucciso Umar e fatto Calitìb 'Utlimàn. Califfo ed i Cri- i Cristiani andarono da lui ad al-Madinah ed t^gli scrisse a loro una let- tj emigrati nei- tera per al-Walid 1». Uqbali, ch'era il suo agente: l'iràq.j « In nome ecc. Il vescovo e il suo vicario ('àqibj e i capi di Xagràn « che sono neH"Ii-àq, sono venuti da me, a lamentarsi e a farmi vedere il «patto accordato loro da 'Umar: lio saputo pure ciò che è capitato loro «da pai-te dei Musulmani. Io tolgo loro trenta huUah dalla ^izyali, « facendone dono a Dio, sia benedetto! E io ho completato la donazione « di tutta la terra ad essi concessa da 'Umar (? versione incerta), in com- « penso invece della terra che hanno nel Yaman. Raccomanda loro di agir «giustamente, giacché sono gente che hanno una dzimmah, e tra me e «loro c'è intesa (ma'rifahì. Guarda il loglio che Umar loro ha scritto, « e mantieni quello che in esso è detto. Letto poi che abbia il loro foglio, « rendilo. Salute. Scritto da Humràn b. Abàn a mezzo [15] Sa'bàn del 29. H. «(=23 aprile 650 « dell' È. V.) » (Yusuf, 42. lin. 1-8) [M.]. MESOPOTAMIA-SIRIA. - Patriarcato monofisita. § 43. — L)opo diciotto anni di pontificato morì nel Kànùn I. ( = dicembre) in Amid dell'anno G49 dell' È. V. (= Rabi' I.-Rabi' IL 29. H.j il patriarca di Antiochia dei Siri monofìsiti, Giovanni, e gli successe Teodoro, del convento di Qinna.srìn. Continuarono i dissensi dottrinali .sulla questione delle « due volontà > (nella persona di Cristo) fBarhebr a eus, I. 280-282: III. 130). Cfi-. Assemanus Bibl. Or.. Il, 103 (nel 651 dell'È. V. = 31. H.). § 44. —Nell'anno 961 (dei Seleucidi = 649-650 dell'È. V. = 29. H.) morì il Mar Giovanni, il santo patriarca di Antiochia, il quale fu sepolto in Amid nella chiesa del santo Mar-Zu'ara (cft-. anche Barhebraeus, I, 206; Land. Anecd. Syriaca. II, pag. 12-22). Nello .stesso anno morì il .santo Mar-Giovanni, vescovo degli Arabi, pur egli sepolto in Amid nella chiesa di San Giovanni Battista. Nello stes.so anno morì in Amid il santo Mar-Simeone, vescovo di Ede.s.sa, sepolto egualmente neUa chiesa di Mar-Zu'ara (De 113-8 de Teli Mah ré, pag. 7). Cfr. Land Anecd. Syriaca. IL 12: Michel Syrien, II, 443 (nel 900 È. Sei. = 28. H.). NoT.\ 1. — S«Dza indicazione precisa di anno, ma interposta tra gli eventi degli anni 9óy e 9<;6 del- l'Era .'^eleacida ^^26.-34. H.-, Michele Sirio conserva nj<;mor)a di una tremenda carestia che pare abbia devastata principalmente la Siria e la Mesopotamia. L'autore siriaco porge macabri particolari di casi d'antrupotagia : in un villaggio jiresso Mar'as un nomo divora ben undici bambini e dà un banchetto 267. 33 29. a. H. mi c.ponii con le coscio d'un pret»- grasso che egli trucida nella sua caverna. A Katr Hums una lU.nna 'MESOPOTAMIA- livora il Immliino di un'altra. Ail una donna morta le sue amiche mangiano le coscie. — In ogni cano SIRIA.- Patriar i .olpevuli aonn Bcoperti. torturati, crocili.ssi o arsi (Michel Syrien, li, 445, 4JH-449). cato monofisita.l SIRIA-ASIA MINORE-IMPERO BIZANTINO. -Incursione araba in Asia Minore e pace fra Arabi e Bizantini. § 45. — (Teotàuej. ÌN'elI'anno del mondo G142 i= 050 dellÉ. \'. = -2i).- :>0. il.) il fomandanto del campo militare {stafopedarrhes) insieme con gli Arabi fece incursione in Isaaria : dopo aver massacrata varia gente, fece molti prigionieri : ritornò indietro con cinquemila persone legate. L" im- peratore Constante (Costantino III) mandò un certo Procopio a Mu'àwiyah, chiedendo di lare la pace, che fu anche conclusa nell'anno secondo (?), quando Mu'àwÌ3'ah trattenne in Damasco Gregorio figlio di Teodoro come ostaggio (Theophanes, I, pag. ó2()-527). Cfi-. anche Hisioriae Miscellae [Muratori, Rei: lUil. ."script., parte I, pag. 135] (nel 9" anno di Costant) ; Le beau, XI, 319, 334, 340-341; Muvalt, 1, 298. § 46, — (Sebeos). Infine [il capo del corpo] che era in Palestina (= Mu'àwij'ah) fece equipaggiare una grande flotta. S'imbarcò e cominciò la guerra contro Costantinopoli. Ma la guerra marittima non gli riusci. Giacché molti soldati s' imbarcarono contro [i suoi uomini], li fecero scen- dere nelle profondità del mare, li cacciarono col fuoco [greco] e ne misero molti in fuga. NuUameuo 1' im])eratore spaventato giudicò più prudente di pagar tributo e di mandare ambasciatori per concludere un trattato. Ma pt)ichè r imperatore greco Costantino era ancora lànciullo, non potè com- piere questa cosa senza il consenso dell'esercito, e die ordine a Procopio di andare con quest'esercito a Damasco verso Mu'àwiyah, capo dell'eser- cito ismaelita, e di conchiudere il trattato di pace con consenso dell'eser- cito. Quando Procopio ebbe ricevuto l'ordine imperiale e consultato i sol- dati, andò con loro verso Mu'àwiyah, capo dell'esercito ismaelita, a Damasco, inrlicò l'ammontare del tributo, determinò la frontiera, ottenne il trattato e se ne andò (Sebeos, 110-111) [M.J [cfr. 32. a. H., § 53). § 47. — (Dionigi di Teli Mahré). Nell'anno 964 (dei Seleuciti = 052- »!53 dell'È. V. = 22. H. cii-ca) Habib [b. Maslamah al-Fihri] invase la Me- sopotamia (sic! corrige: Armenia: cfi-. 25. a. H., §§ 40 e segg.), e Procopio venne per concludere la pace con gli Arabi (Denys de Teli Mahré, pag. 8). Cfr. Le beau, XI, 319, 334. § 48. — L'imperatore Costantino erasi gravemente allarmato [)er i continui progressi delle armi arabe e pei-ciò in questo anno, a quanto 2.5h. 29. a. H. gg 4y50. pare, si accinse a concludere una tregua con gii Arabi. Prima di trattare 29. a. h. IV 1 4. X) -11 • 4.- 4.- J n •!• • [SIRIA-ASIA Mf. raaudò dunque un certo Frocopio ad esplorare i sentimenti dello milizie nore-impero che si battevano contro i Musulmani, ed avuto rapporto favorevole, diedu bizantino. - ordine allo stesso Procopio di recarsi a Damasco per trattare con ^lu'àwiyali. jp /^gja Minore e Questi accettò di entrare in negoziati, ma il silenzio delle" fonti arabe è pace f.-a Arabi e prova in primo luogo che fosse tregua di poca durata, e in secondo luogo che probabilmente l'accordo fosse concluso senza nemmeno interpellar»' il Califfo. L'ostaggio era un figlio di Teodoro, fi-atello del defunto iuiperatore Eraclio. Nelle condizioni pare si stabilisse che i Greci dovessero pagare un tributo agli Arabi, e che si dovessero fissare con termini precisi i confini fra i due imperi. Cfi'. Kaestner. De Imperio Constant ini, III (641-<)()8). pag. 37. La cronologia di Sebeos ò molto incerta: ma in altro passo (j^ag. 132) egli naiTa che il re degli Ismà'iliti (= Arabi), o.ssia Mu'àwiyah, dopo la distruzione dell'impero persiano, allusione evidente alla campagna per- siana di ibii Amir tra il 29.-31. a. H., appena ebbe termine la treguM di tre anni del trattato, non volle più stare in ])ace con l'imperatore dei (rreci, e rotti gl'indugi ordinò di riprendere la campagna in Asia Minore. Ciò avveniva nel duodecimo anno di Costantino ITI (= 652-653 dell'È. V. --32.-33. a. H.) icfr. 30. a. FI. § 167). K chiaro dunque che la cronologia di Teofane combina assai bene con la notizia di Sebeos; onde concludiamo che tra Mu'àwiyah e Costan- tino III si stipulò una tregua triennale tra il 29.-32. a. H. circa. Se in altri due passi di Sebeos (pag. 139 e 140) la rottura della tregua è messa una volta nell'undecimo e un'altra nel tredicesimo anno di Co- stantino, possiamo a.scrivere le varianti alle inesattezze del cronista ar- meno, e limitarci ad accettare quella delle ti-e varianti che meglio si adatta con la cronologia di Teofane. Il testo del quale, sebbene un poco oscuro, potrebbe significare che la tregua fosse di due anni soli. § 49. — Gli Arabi occuparono l'i.sola di Kos Tnell 'arcipelago Egeo; (Hertzberg, Ge-srh. Byzani., 5.5 [nel 648 dell'È. V.j senza dare però la sua fonte). ARABIA. — Ampliamento della moschea di Madlnah, (breviata di sole due prostrazioni, o rak'ah, come aveva stabilito Maometto, 'Uthman volle fare tiuella completa di quattro rak'ah, nonostante che tanto abù Baki-. quanto Umar si fossero sempre attenuti strettamente alle usanze stabilite da Maometto, compiendo la preghiera sempre di due sole rak'ah. 'Ali ed 'Abd al-rahmàn b. 'Awf si presentarono al Califfo e pro- testarono puliblicamente contro siffatta deviazione dalle volontà espresse del Profeta, e dall'esempio seguito dai due precedenti Califfi e dallo stesso 'Uthman al principio del suo califfato. Alle proteste dei Compagni 'Uthman rispose, rifiutando di dare spiegazioni e ripetendo: «Questo è quello che . io ho creduto di fare » Cj (T a bari, I, 2833-2834). Cfr. Athir. IH. 79-80; Dzahat)ì Paris, I, fol. ir)l.r.-151,v. ; Nu- wayri Leid. I. fol. lOó.r Cfr. 30. a. U. §§ 215-216. NoT.\ 1. — A taluni potrà sembrare forse strano, che si annettesse si grande importanza ad un particolare di rito, modificato da 'Qthmàn non già in un senso poco religioso, ma bensì in un senso più ri(;idaiiien\.e devoto, prolungando cioè la cerimonia. Le proteste ci appaiono però del tutto giustificate •>e k) consideriamo nella luce dei tatti anteriori, e di nuantu abbiamo avuto occasione di osseivare a proposito della morte del Profeta e dell'elezione di abù Bakr. Dobbiamo cioè rammentare che la legge fondamentale, sulla quale fu poggiata l'istituzione del califfato, quando Maometto, morendo, lasciò im- provvisamente i suoi senza una sola istruzione per l'avvenire, fu il concetto, che il Califfo potesse auMiimere il potere, quale successore del Profeta all'unica inviolabile condizione di seguire in tutto con la pili meticolosa puntualità l'esempio, le usanze e le dottrine di lui. I Califfi si ritennero liberi di a^ire secondo il loro criterio in tutto ciò, su cui il Profeta non aveva stabilito norma alcuna, ma nelle cose già decretate e stabilite da lui, l'obbligo assoluto del Califfo era di seguire con puntigliosa esattezza ciò 'he Maometto aveva detto o fatto. La novità quindi introdotta da 'Uthman violava il prin- cipio fondamentale, sul quale era fondato il califfato, onde i Compagni ebbero, secondo il loro modo di vedere, ogni ragione di protestare, perché si trattava di impedire un precedente pericoloso per i Califfi in avvenire. Se si ammetteva che il Califfo potesse modificare le istituzioni o il rito fondato dal Pro- feta, anche nelle minime cose, v'era il pericolo, che altri in avvenire agissero con libertà an(^he mag- giore e, di mutamento in mutamento, corrompessero lo spirito stesso delle dottrine del Profeta, profa- namlo cosi un'opera divina ed intangibile. Questo concetto fondamentale di tutta l'evoluzione ortodossa ■leirislàm ritorna continuamente a galla in tutta la storia della teologia e della giurisprudenza musul- mana, e formò sempre l'inciampo maggiore ad un'evoluzione sana, libera e progressiva della nuova 2K1, §§ 54, 65. 29. a. H. 29. a. H. religione. Niiin altro concetto ha maggiormente di questo contribuito alla rapida cristallizzazione fiel- [ABABIA. • Pelle- l'Islam in una l'eile contraria ail o^ni novità e ad ogni progresso, mentre è noto quanto invece Mao- grinagglo annua- metto tbssb larj.;ii, ti)llerante e progressivo nelle sue vedute e nelle sue azioni. le e prime prò- K prohaliile \h'TÌi die nolle proteste cf)ntro le innovazioni di 'Uthman si manifestasse anclie un leste pubbliche altni sentimento, di cui però non ci è dato di indagare tutto il suo intimo significato, perchè difettano contro il Califfo i ilocumenti. Maometto nel prescrivere le i:erimonie più brevi di rito e nel non far uso di una . Ami- li, ahi Sntyau al-Thaqafi, dallo zio ['amm]j. Uthman diresse la preghiera come imam in Mina e fece quattro rak'ah. Allora vino andò da Ahd al-rahmàn b. 'Awf, e gli dis.se: «Ti piace che tuo fi-atello ha diretto la « pieghiera, facendo quattro rak'ah)? ». Ed egli ne pregò due, e poi andò da 'Uthmàn. e gli disse: « Non liai tu pregato insieme col Profeta due «rak'ah?». — «Si». — «E non hai pregato con abu Bakr due ra- « k'ah? ». — « Si >. — « E con 'Umar due? ». — « Si ». E poi seguitò ['Utjimàn]: « Sentimi, abii Muhammad (= 'Abd al-rahmàn) ; m'han riferito « che alcuni Yamaniti e gente sciocca l'anno ora passato dicevano: Dunque « la preghiera per il residente [muqim, che non è in viaggio] è di due «rak'ah: non vedete che l'imam Uthmàn ne recita due! Infatti [io « posso essere considerato come ni n qim, poiché] ho messo famiglia (? ahi = « =- una donna?) in Makkah ; ed ho creduto perciò di pregare quattro ra- « k'ah per un mio timore per il popolo. E poi ho scelto qui (a Makkah) lina « moglie, e poi ho in al-Tà'if dei beni, e qualche volta mi piace di rimaner- « mene là, dopo il ritorno ». Ma 'Abd al-rahmàn gli rispose: « In nessuna di « queste cose puoi trovare giustificazione. Per quello che dici d'aver preso « gente (ahi), tua moglie è a Maduiah. e puoi andare con lei quanto ti pare. « poiché essa sta in casa tua. Per la roba che hai in al-Tà-if, sei distante « da al-Tà*if tre giorni, e poi tu sei di al-Tà'if. E in riguardo a quello che «pensi che i Yamaniti egli altri andranno dicendo che Timàm ha fatto «due rak'ah, e sarà valida la preghiera così, il Profeta ha ricevuto la * rivelazione quando pochi erano ancora i fedeli; e con abu Bakr fu fatto «lo ste.s.so, ma poi ccm 'Umar quando l'Isiàm fu diflfu.so generalmente. «'Umar pregò .sempre due rak'ah». E 'Uthmàn dis.se: «È stata una « mia idea! ». Ma poi 'Abd al-rahmàn incontrò ibii Mas'ùd. e disse: « abu Mu- « hammad, si fa l'opposto di quel che .si conosce (restituisco il testo ali o 2fi2. 29. a. H. 55, SU. stato primitivo, e tolgo il qàla làj. E soggiuuse : « Cosa ho da fare?». — « Fa tu quello che credi ». E ibn Mas'ùd: « Il disaccordo è peggio. Mi « hall detto che egli pregava quattro r a k ' a h , e ne ho pregate con i miei « compagni quattro I ». Abd al-rahmàu allora: « M'han detto che lui ne pregava quattro, e « io ne ho fatte due; ma d'ora innanzi si farà come tu dici, vale a dire: «ne pregheremo quattro» (T a bari. I, 2834, lin. 4-2835. lin. 12j. § 56. — I C/'r. § 64. nota 1). La tradizione è molto oscura in alcuni par- ticolari. Ma se ne trae intanto : I) che 'Utjimàn pregò quattro rak'ah perchè popoli mono isla- mizzati non argomentassero dalle due rak'ah pregate dal Califfo, che la preghiera era valida di due. E questo sarebbe stato un argomento serio. S'ha da leggere sotto le righe, a questo proposito, che ancora non tosse ben determinato il numero delle prostrazioni, non soltanto nella preghiera di Mina, ma in tutte quante le altre preghiere, e che il pre- gare del Califfo due o quattro rak'ah a Mina fosse legittimo -ATgomento ai Musulmani di pregarne due o quattro nelle loro preghiere giornaliere? II) più importante ci sembra quello che si intravvede dal resto del racconto. Diciamo subito: Indulse un poco Utjhmàn a qualche costumanza di m u t ' a h ? Qua par chiaro di si dal testo della risposta di 'Abd al-rahmàu: « Per « quello che dici d'aver preso ahi [in Makkahj, tua moglie è a Madinah, «e puoi portartela dove ti piaccia, perchè te la tieni in casa ». Dunque: a) Talli preso da 'UtJimàn doveva servire ad usi simili a quelli . cioè dopo ma akhàfa 'ala al-nas ilin. lòi. riu- nendo cosi insieme tutto quello che riguarda la giu.stificazione delle quattro raka'àt. Quel pas.so poi lo porterei là dove nell'edizione nostra è qad ittakhadztu l)ihà zawgat*" (che a nostro avviso è una glos.sa di ittalvhadztu aiil"°) [M.]. § 57. — (al-Tabari, versione riassuntiva persiana). Nell'anno '2U. H., il sesto del suo califfato, 'Uthmàn fece il pellegrinaggio. Recitando la preghiera deH"ìd, che si compone di due sole prostrazioni (rak'ah). 'Uthmàn invece ne fece quattro. In Mina egli fece anche piantare una grande tenda, cosa che non si era più vista dalla fondazione della reli- gione musulmana in poi. Era una consiietudine dei tempi pagani, quando i capi dei Qurais facevano piantare tende e davano da mangiare ai pel- legrini. Il Profeta aveva soppresso questo uso. Ciò fu una delle lagnanze contro 'Utjimàn, mosse dai Musulmani, perchè gli si rimproverava di ri- stabilire le usanze pagane. Ma quando egli fece le quattro pro.strazioui nella preghiera dell' ' I d , il popolo rimase costernato. L'atto del Califfo fu vivamente di.sapprovato. ed egli fu accusato di mutare le istituzioni tbn- date dal Profeta, e di rinncìvare quelle soppresse del paganesimo. Vari cono- scitori della legge e Compagni del Profeta, che erano presenti, vennero a trovare 'Uthnian e gli dissero: « Noi ai)biamo fatto il pellegrinaggio con il « Profeta, con abù Bakr e con 'limar. Nessuno di essi ha compiuto la pre- « ghiera dell' 'Id cim quattro prostrazioni >. Ed 'Abd al-ralimàn b. 'Awf gli disse: « Noi ti abbiamo fatto giuramento di fedeltà alla sola condizione « (cfr. 2ii. a. H., §§ 147, 149, ecc.) che tu avresti diretto que.sto popolo, os.ser- « vando la tradizione del Profeta e l'esempio dei diif primi Califfi. Ora tu te « ne discosti ». Tutti i Compagni del Profeta fecero rimproveri ad 'Uthmàn. Questi rispo.se: « quando il Profeta, abù Bakr ed 'Umar venivano a Makkah, « vi giungevano come stranieri, perchè essi non vi avevano né focolare «domestico, né proprietà. Io invece vi .sono a casa mia: vi posseggo una « casa e dei beni: non è permesso ad un uomo die si trovi a casa sua « fare soltanto due prostrazioni durante la preghiera >. A queste parole i presenti tacquero (Tabari Zotenberg, III, 564-565). § 58. — Sulle proteste contro le innovazioni rituali di Utjimàn lon- frontisi anche Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187, IV, fol. 89. v.: 2<14. 29. a. H. §§ 5861. Mah asili, I, 'Jtì, liu. 21-97, lin. 3; Mas adi, IX, 56; Mirkhoiidi, II, 288; Mirkhondi Rehatsek, parte II. voi. Ili, pag. 150-151; Miiir Anuals, 312-314: Mnir Caliphate, 222-223. 29. a. H. [ARABIA. - Pelle- grinaggio annua- le e prime pro- teste pubbliche contro II Califfo ■Uthmàn.1 EGITTO. § 59. — L' inondazione animale del Nilo raggiunse un minimo di 5 dzirà' e 16 asba'; e un massimo di 16 dzirà' e 18 asba' (M a ba- si n, I. 07. liu. 6-9). IMPERO BIZANTINO-ROMA. ^ Concilio di Roma contro il Monothe- letismo. § 60. — Il papa Martino tenne un concilio in Roma, in cui condannò il Muuotheletismo [5-31 ottobre 649 dell'È. V. = 22 Muharram — 18 Safar 29. H.J (Theophanes, I, pag. 526 [A. M. 6141]j. Cfi-. anche Anastasius Biblioth. [Muratori, Rer. Ital. Script., Ili, pag. 139-140]: lUiry. Hist. Later. Rom. Eiiip.. II, 293-294; Cedrenu.s, ed. Bonn, I, 755; Kaestner, De Imp. Constanl. III. pag. 56-58; Le beau, XI, 346-347: Mansi Concilia, X, 790-1183; Muralt, I, 298: Muratori Annali (ed. 1744;, IV, 99-100. § 61. — L'esarca bizantino Oh'mpius venne a Roma per arrestare papa Martino, ribelle alla volontà dell'imperatore Costante II; ma non osò agire e pa.ssò in Sicilia a combattere i Saraceni. Colà lo incolse malattia e morte. Cfr. Anastasius, Vit. Pont. [Muratori, Rer. Ital. Scrip., Ili], pag. 139. 140; liury. Hist. htter Roman Empire. IT, 294; Kaestner. /> Imperio Constant ini III. 58-60; Le beau, XI. 355-356; Muratori Annali (ed. 1744;, 1\', 100. 265. 34 30. a. H. 4 Settembre 650—23 Agrosto 651 Ìè i iiliii t iiiiii i iiiiii t iiNli I unii i U HÌè I imii UiliUt . u ■ < -e N a: e às g a d .r S « O g e - e J »! >■• ^ d 0^' S ti s s o S-' lasso 5-^' i ó a e e g-^ | s « s ò S-à ^àSeóBjgsSeè Sx' 5 a S £ s =■= ;--e. a ■ ■ • -< a — ■?! rr ^is» a-*irst-aoo:o — 5ir ::ri-xr;c — 7l:■-3'lcyl-xyc-*- - ^ « _ ^ «j 71 Si ^j 2j ^1 7j ej s-i Ti 3s S5 v^ " ^4 ^^ ^^ r^ ~" «-^ ^^ *^ vi '71 'M 71 71 71 ,1 71 vi «1 > -^ -Il r: -T tc -e I- X T. • — 21 r: -^ 15 .._-» — <;j 71 ^1 71 71 Ti Ti ^1 ^ ^ i ........... ... ... ... P; . . . . j:ac,i»>'S-a-SSM>S'0-SSt«>''C-aSeie>5'e5S£ee>a-a£SB!«>S'e-SEi»>53-Sca>.-3.= £S ^.= I à « s 6 a^ § ci e s é à.£ S à S a d C.C £ à S S d óx £ d lì « o s.<3° i e s e e à.2 £ d g £ ó s.a E n d e e ?- § li 03 i ■e j,-É B 1 S i fe? S-2 i =• i le g.2 i d i ii d.d i = *■ i =• ÌA \ 3 |.2 i-i I g 5 |.2 Si g 5 3 So g-i g g 3 S = =.§ i « S S d g.c = = | s d §.= g si S d §.= g = i S d gx = = - ^ " - ^Ì£-ì Ali%iéAAlàÌÌAÌAlà%Ìéiili\Ìiii\i\ |.d g.d I d I |\d dx f d S i d d.i £ = a o 5 s £.^ o-S o 5 s ;.i ie e e : i.i 5 «•r— EEt«t-S'r-BSt*>«-r-cctts £E" -"=»'-**2=222£2t:£25i5a53S>S'MSSS-'"°'"°=°'-«*2=S22£5S22g5S!§3!SSS5«i = ~ •268. 30. a. H. PERSIA-AL-HIND-AL-SIND. — Viaggio di Hukaym b. Gabalah in India. § 1. — (al-Balàdzuri). Quando vcuue al potere il Califfo Utlimàa b. "Atfàn. iiomiuò Abdallali b. Amir b. Kurayz al governo dell' 'Iraq e gli diede ordine di mandare ai contini dell'India (thaghr al-IIind)uno che potesse apprendere la scienza di quel paese e ritornasse riportando notizia dei luoglii. Il governatore ne diede missione allora a Hukaym b. Ga- balah al-'Abdi. o quando questi ebbe fatto ritorno, lo mandò al Califfo Uthmàn. Interrogato da lui sulle condizioni del paese, Hukaym rispose: « O Principe dei Credenti, le lio imparate a conoscere, ne ho acquistato « una conoscenza perfetta! ». — « Allora descrivimile I ». — « Le sue acque « scarsissime: le sue frutta di qualità inferiore: i suoi briganti pieni d'ardi- « mento: se l'esercito è poco numei'oso, in essa perisce: se è numeroso, «muore di fame». — E il Califfo: « Ma tu mi riferisci notizie precise, « o ti diverti a fare prosa rimata? ». — « Ti do notizie precise >. Allora l'thmàn non mandò nessimo a razziare 1" Iiidia (Balàdzuri, 432, lin. 5-11). Cfi-. più avanti i?§ 19. 20 e 38 a. H., §§ 1-3. Cfr. Anchf Eli io t, lIlMor. of India. I, 116; JA., 1845, serie IV, vo- lume TV. 130-13»;. l.-)fi-ló7; Yaqut, IV, G13, lin. 16-22. PERSIA. Monete arabe di tipo sassanida. § 2. — {(i) JJue monete d'argento arabo-sa.H.sanide coiiiate a Dàrabgird (ZDMG., voi. XIX. 18G5, pag. 404, n. 151 e pag. 485, a. 68). ib) Moneta d'argento aralx)-.sassanida coniata a Damghàn (':*)(') {ZDMG., voi. XIX. 1865. pag. 464. n. 153). 26'J, __30- a. H. 2_ ^ ^;,j.,,^ I _ !^u t. Tottu II .lf> Ili-amento dulia mout-ta. avremiiiu un' indicazioni; imif-ntante, non IPERSIA*. Monete .„nf..rintft' dalle fonti K-tterarie e storiche, del progresso del dominio musulmano verso oriente. Dàmghàn arabedlt.po sas- |o Damaglmn: cfr. Yàq f. t, I, 5*>; Meynard Dict. -m], la capitale della provincia di QGmis, si trova „njda I „i piedi della catena dell'Albiirz, sulla via che da al-Rayy va nel Ivliurasan (ctr. Le Stranie Lands, i.Bg. 364-3«5): perciò le milizie di al-Kfifali che tenevano al-Rayy sin dall'anno 24. H. debbono essersi avanzate poco per volta verso oriente, occupando le città sul loro cammino. La coniazione di monete in DaniKLuin è prova che in questo anno 30. H. gli Arabi vi si fossero stabiliti fermamente e già da fatto continuo scempio con la razzia delle campagne. Non pare che si curassero di sottomettere le città. Gli Arabi ebbero quindi a conquistare le città dai Persiani e le campagne dai Turchi e dalle tribù entrate raz- ziando dal nord. Forse il numero ed il carattere assai bellicoso di queste ordo di selvaggi e nomadi furono tra le principali ragioni della lenta avan- zata araba e della precarietà grande di questa prima occupazione della provincia. Tutto il periodo è molto oscuro, onde vaghiamo in un laberitito di piccole e grandi incertezze non solo riguardanti l'ordine degli eventi, ma 2:11 eventi stessi. o* PERSIA-FÀRIS-KARMÀN-KHURASAN. — Fuga del re persiano Yaz- dagird dal Paris nel Khuràsàn. § 4. — Le seguenti tradizioni sollevano varie difficoltà. La città di Grùr, dove si dice fosse rifugiato il re Yazdagii'd era stata già espugnata dagli Arabi nell'anno 29. IL (^cfi-. 29. a. H., §§ 13 e segg.) : quindi la fuga di Yazdagird deve essere avvenuta per lo meno in quell'anno: ma d'altra parte la fuga viene anticipata nell'anno 21. IL. immediatamente dopo la battaglia «li Xihàwand (efr. 21. a. H., § 54 e più avanti § 6). È probabile però che la resistenza tenace del Fàris all'avanzata araba fosse anche dovuta alla presenza del re e quindi la versione di al-Madà'ini merita ogni atten- zione. Non è da escludersi che Yazdagird possa e.sser rimasto nel Fàris fino all'anno BO. H. G-li Arabi, sottomettendo il Khùzistàn e poi incuneandosi entro l'al- tipiano iranico, con la presa di L5bahàn. di al-Raj-}- e delle città inter- medie tagliarono ogni comunicazione facile e diretta tra la Persia .setten- trionale ed il Fàris, perchè — come è noto — il cuore della Persia è un vasto deserto, quasi impraticabile. L'avanzata araba fu quindi strategicamente abile perchè isolò quasi il Fàris dal Khuràsàn. la provincia più vasta e j)iù ricca rimasta all' impero persiano, e rese pei'ciò più difficile la difesa. Uomini e provvistr- per giungere dal Khuràsàn all'al-Fàris avevano da percorrere un cammino lunghissimo e penoso. Quando gli .Arabi el)bero presa anche Istal
    nell'anno 30. TT. il re Vazdagird b. Sahryàr fuggì da 6ur(''i. ossia '"""•' ,1m Ardasir Khuii-ah e cercò rifugio nel Karman. II governatore ibn Amir mandò allora Mugàsi' b. Mas'ud- al-Sulami ad inseguirlo, e quando l'eser- cito mu.sulmano giunse dinanzi ad al-Siragàn (la capitale del Karman : Yàqiìt, IV, 265, lin. 11), Yazdagird proseguì la fuga ricoverandosi nel Khurasàn. Mugàsi' tentò allora di inseguirlo, ma giunto nel castello in Bima)id(^), l'esercito musulmano fu sorpreso da una teiribile tormenta di vento e di neve, nella quale perirono tutti i soldati. I soli, che si .salvas- seix) fin-ono il comandante Mugàsi'. ed un altro uomo, che aveva con sé una concubina ! Si narra anzi, che nel salvarsi dalla tormenta quest'uomo, temendo di non poter salvar la sxia donna dal freddo intenso, aprisse il ventre di un mulo, e vi mettesse dentro la donna. Il giorno dopo, quando ritornò a riprenderla, la trovò ancora vi\a. In seguito a questa disgrazia toccata all'esercito di Mugàsi', il castello lì vicino prese il nome di Qa.sr Mugàsi'. Il castello era discosto cinque o sei farsakh da al-Sii-agàu (T abari, I, 2862-2863). Atjiir, III, 92-93 [31. a. II.] (aggiungendo: ciò è secondo il detto di <|uelli che affermano essere Yazdagird fìiggito quest'anno). Nota 1. — Se questa notizia è vera, abbiamo la prova che fino a questo anno la con- gird e il Khuzistàn. Noi sappiamo che varie fonti pongono quasi dieci anni prima la presa di DSnibjiird per parte degli Arabi icfr. 21. a. H., § 57 e 23. a. H., § 36): se però Giir rimase in potere dei Persiani sino all'anno 30. H., è chiaro che Dàràbgird dovette essere occupata da milizie musulmane venute dal- l' 'Umàn e dalle isole di Abarkawàn, e non da quelle di al-Basrah. Siccome Gfir fu presa dagli Arabi dopo Istaklir, e siccome Yazdagird per fuggire da (ifir nel Karman, avendo tagliate le vie che condu- cevano nella Persia settentrionale, dovette passare per Dàràl>gird. è probabile «he in questo anno gli Arabi non ne fossero più padroni. Nota 2. — Bimand è una celebre fortezza del Karman ad occidew/e di Siragàn icfr. Le Strange L a II d s , .})ag. 311l sulla loro via tra Siragàn ed Istakhr. Il nostro testo deve quindi essere scorretto perchè i Musulmani debliono essere passati per Bimand prima di giungere a Siragàn, e se perirono tutti a Bimand nelle Alpi Kanuaue, non poterono mai giungere a Siragàn. — Forse Yazdagird fuggi da Si- ragàn prima die gli Arabi arrivassero a Bimand. oppure trattasi di due avvenimenti diversi ila fuga di Yazdagird ed il disastro di Bimandi messi insieme arbitrariamente da al-Madà-ini. Altre fonti attenuano che il comandante della spedizione perita fra le nevi delle Alpi Kirmane fosse Harim b. Hayyàn al-'Abdi, degli 'Abd al-Qays, oppure ibn Tlassàn al-\"askuri, dei Bakr 1). Wà-il. al-Tabari aggiunge però che la notizia pili sicura è quella che dà il nome di Jfugàsi' Tabari, I, 2S63. lin. 4-t>!. Si narra inoltre che Mugàsi' nel recarsi una volta a Madìnah con un'ambasciata di Basrensi, fra i quali v'era anche il celebre al-Aliiiaf b. Qays, montasse una giumenta per nome al-Safrà ibuali al-Oìharrà ibuah al-Ohahrà, famosa per la sua grande velocità. Essa però gli venne tolta in seguito dal Califfo 'Umar, «quando confiscò la metà dei beni dei suoi luogotenenti » (T a bari, I, 2864, lin. :{-4: autc- lità: al-Madà-ini I. 272. 30. a. H. §§ 'i-l". § 6. — (a) Neiranuo 21. H. (sicf) (') Yazdagird, re dei Persiani, fuggì a Marw (Baethgeu Fragni.. 111). Ctr. Elia Bar Sinaya, 84. Nota 1. — (C'/'r. *' 4i. La liijia ili Yaziìagird nel Khuràsàn nell'anno 21. H. è collegata con il disastro di Nihàwand, che avvenne appunto in quel medesimo anno. — Le altre tradizioni vorrebbero invece dimostrare che il re persiano animasse con la sua presenza la lotta contro gli Arabi nel Fàris sino agli ultimi momenti. (b) Nell'anno 30. H. 'Abdallaii b. Àmir conquistò la maggioi- \rAvte del Fàri.s (Baethgen Fragni., 112). Cfr. Elia Bar Sinaya, 86. § 7. — Nell'anno 60. H. fu espugnata Grùi- per opera di ibn 'Amir, che vi fece molto bottino e anche prese molta parte del Khurasàn. Dàwud b. Hind dice che in quest'anno (30. H.) Yazdagird b. Kisra fuggì, ma fu in- seguito da ibn 'Umar {? 'Amir) e da Mugà.si' b. Mas'ud al-Sulami (Dza- habi Paris. I. fol. lól.v.j. PERSIA-KARMÀN-SIGISTÀN. — Invasione del Karman: conquista del Sigistàn e di Kabul. I 8, — lal-Dzahabij. Nell'anni) 23. H. fu conquistato il Karman per opc'ra di Suliayl b. 'Adi : così pure fu .sottomesso il Sigistàn per opera di 'Asini b. Anir. ed il Mukràn per opera di al-Hakam b. 'Utbmàn ('): tutti questi paesi erano del Bilad al-Gabal {sic) (Dzahabi Paris, I, tbl. 139, v.). Nota \. — Tutte queste notizie erronee di al-Dzahabi provengono dalla .scuola iraqense (cfr. §g 18, 14, ecc.). Finché il Fàris non era in potere degli Arabi, ogni penetrazione ulteriore nella parte meridio- nale dell'altipiano iranico Fàris. Karman e Mukrànì riusciva materialmente impossibile. § 9, — (al-Madà-ini). Da notizie di provenienza persiana parrebbe che la conquista del Karman avvenisse per opera di 'Abdallah b. Budayl b. Warqà al-Khuzà'i, ai tempi del Califfo 'Umar ('), e che 'Abdallah dopo occu- pato il Karman, traversasse il grande deserto centrale persiano, e sotto- mettesse anche Tabasàn (le due Tabas: cfr. Yaqùt, II, 513; Meynard Dict.. 388). 'Abdallah volle che Umar gli concedesse infeudo l'ammini- strazione di "Tabasàn, ma quando Umar seppe che Tabasàn era un paese formato tla due grosse borgate, non glielo volle concedere. Tabasàn era già allora ch ri , I. 2704-2705). Cfi'. Athir, III, 34. Nota 1. — Anche al-Madà-ini subisce l'influenza della scuola iraqense, ponendo nel calitìTato di 'l'iuHr Ih ronqiiista della Persia meridionale. § 10. — (al-Balàdzuri). 'Uthmàii 1>. abi-l-'As al-'fhaqatì (_'; incontrò il mai zu Itali [di Karmàii| nell'isola eli .M.aikàwiìii. clic si trovava con pic- 30. a. H. IPERSIA-FARIS- KARMÀN-KHU- RASAN. - Fuga del re persiano Yazdagi rd dal Paris nel Khu- rasàn.] 5J73. 35 s 111 30. a. H. 30. a. H. ,.,,!., scorta, e In uccise. Allora (lUoUi dil ivarmàn s" indebolirono e si avvi- ''man^sióistan lirono. Quando ibn 'Amir fu in Persia, mandò Mugà.^i' h. Mas'ùd al-Sulami Invasione del ,,,,1 KainiiUi ili ccrca di Yazdagird, ma in Bimand perì il suo esercito. Poi qJistT de/ s°g"- 'l"a'"l"' ''•" 'Arali' J^iifl''» ^eiso il Khurasàn. lasciò Mugàsi' sul Karman, il stàn e di Kabul.) (jnalc picse a forza liimand e ne lasciò vivere gli al)itanti. e diede loro un a man. Là c'è un castello chiamato Qasr Mugà.si'. Mugàsi' prese anche Barukharuh e si i-ecò a Sìragàn. che è la capi- tale del Karman, dove rimase pochi giorni. La popolazione s'era fortificata. Fecero uscire dei cavalieri, ed egli li combattè e prese la città a forza, lasciando uno a governarla. In seguite molti ne emigrarono (-). abu Musa al-A.s'ari aveva mandato al-Ral)!' b. Ziyàd al-Hàrithi. il quale aveva conquistato i dintorni di al-Siragàn ed era venuto a patto con la popolazione di Bamm (^) e di al-Andaghàr. Ma poi questi eransi ribel- lati e avevano rotto l'accordo. AUoia Mugàsi' b. Mas'ud riconquistò quelle terre e presa a forza Grii-aft, e, penetrato nel Karman, la debellò. Recatosi in al-Qufs (*), si strinsero contro lui parecchi Persiani fiiggiti dinanzi agli Arabi, ma egli li combattè e li vinse. Molti del Karman fuggirono per mare, e chi andò a Mukràn. chi nel 8igistan; e le loro case e terre furono assegnati in feudo (uqta'at) agli Arabi, i quali le coltivarono e ne diedero la decima, e scavarono in più posti canali sotterranei per l'irrigazione fBalàdzuri, 391, lin. 8-392. lin. 4) [M.]. Ctr. anche Yàqut, IV, 265. lin. 13-266. lin. 3. Nota 1. — Nel testo ili Tàqfit, che riproduce con qualche variante tutto il brano di al-Balàdzuri, è detto correttamente che 'Uthmàn b. abi-l-'As. governatore del Bahrayn, varcò lo stretto ed uccise il in ,-1 r z u b à u del Karman mentre regnava ancora 'Umar b. al-Khattàb. Dalla costa araba a quella persiana nel punto dove giace l' isola di Abarkàwàn, la distanza è molto breve, perchè le due coste si avvicinano formando uno stretto. E chiaro che agli Arabi trionfanti \>'nis9e la tentazione di varcare il breve tratto di mare e assalire alle spalle le posizioni persiane, sicuramente poco difese. Tutte le genti di cui disponevano i Persiani erano concentrate molto più a occidente per ijnpedire agli Arabi la scalata dell'altipiano. Però il governatore arabo del Bahrayn disponeva di pocho forze e non osò penetrare nell' immensità dell'altipiano. Nota 2. — In Yàqut (IV, 2tì5, lin. 5 e segg.l è narrato clie in uno dei suoi libri sul kharSg, scritti da uno degli impiegati kuttàb) dei re sassanidi, erano conservate le seguenti notizie: il Sawàd rendeva 128,000,000 di dirham, oltre 30,000,000 dagli al-wadà'i' (tributi in natura) per la mensa (al-mawà-id) dei re. Il Paris rendeva 4(i,00fi,000, e il Karman f)0,0W,0O0. (Il Kai-màn rendeva tantoj appunto per la sua vastità fera largo IW farsakh) e tutto era coltivato. Anzi tanto era coltivato, che alcuni canali sotterranei (al-qanàti avevano un percorso di cinque notti di cammino: abbondava di alberi, di sorgenti, di canali sotterranei e di fiumi (anhàn. — Altrove Vàqùt (IV, 2t>4. lin. II e segg.) afferma che ai tempi suoi il paese era andato tutto in rovina per le malvagità e l'egoismo dei suoi governanti. Nota 3. — Bamm era una delle città piii importanti del Karman, ad una giornata da (riraft. Vi fioriva un'industria di tessuti, ed aveva bei giardini e mercati riccamente fomiti. La gente beveva l'acqua apportata da canali sotterranei, perchè l'acqua del fiume era salata (Yàqfit, I, 737, lin. 19 e seguenti). — Cfr. Barbier de Meynard, Dictionn. géogr., H.">-116. Su al-Andaghàr, l'altro sito del Karman menzionato nel testo, non abbiamo menzione nei dizio- nari geografici. Un Andag^an, menzionato da Yàqùt il, 374, lin. 18-20) è villaggio del circondario di Marw. 274. 30. a. H. §§ 1<>-V2. Nota 1. - al-Qufs, o al-Qiit's. era iiu gruppo di monti del Karman, non lontani dal mare, popò- 30. a. H. lati da tribù yanianite, ossia ili Arabi degli al-Azd b. fthawtji. — Queste tribù non hanno mai seguilo iPERSIA-KAR- alcuua religione, né quella degli Arabi antichi, né quella dei Persiani antichi, e quando venne la con- MAN-SIGISTÀN quista araba non abbracciarono nemmeno la fede islamica. Rimasero sempre indipendenti e non rico- - Invasione del nobbero mai alcun padrone. Nel loro paese non esistevano né idoli, né templi di sorta alcuna: erano Karman: con- privi di religione. Di natura t'eroce, annidati in montagne inaccessibili, vivevano di rapine. Mettevano quista del Sigi- a morte i prigionieri premendo le loro teste su lastre di roccia e poi stritolandole con grosse pietre, come stàn e di Kabul.] si schiacciano i serpenti (Yàqiìt, IV, 147, lin. 13 e segg. ; 149, lin. 17 e segg.). Ct'r. Barbier de Meynard, Dictionn. géogr., 452. § 11. — (al-Balàdzuri, .senza isnàd). abu Musa al-A.s'aii mandò Ab- ballali b. Biidayl b. Warqà- al-Khuzà'i a far razzie, ed egli si spinse lino ad al-Tabasàn, che erano due forti, dei quali l'uuo aveva nome Tabas e l'altro Kunayn; è un paese di grandi calori e vi abbondano le palme, (le due città) sono le porte del Khuràsàn. Lì prese del bestiame. Alcuni (li al-Tabasàn andarono 'th. ^ i.-.n 30. a. H. 30. a. H. ],. ,],„. al-T;il>as (al-Tabasan;, ossia lo fino porto del Khuràsan. Le espugnò ^MA^N^sióiSTA^N AlKlailal. !.. Biulayl b. Warqa ai tempi .li 'Uthman b. 'Affan noll'a. 29. H. - Invasione del i>,,i lyij Arabi entrarono nel Kliurasàn. Le due al-Tabas giacciono tra Ni- Karman: con- ^.^_^^ isi.ahan, Siràz o Karman (città) (Y àqùt. III, 513, lin. 22-514, lin. 4). ^UlSla OBI 3 1 g I ' ~ siàn e di Kàbui.i | 13. (Sajf II. 'limar, da Muhammad e da altri). Appena ricevuto l'ordino del Califfo, il generale 'Abdallali b. 'Abdallah b. Itbàn. formata una schiera di cavalieri scelti (ga rida li), corse a raggiungere Suhayl b. 'Adi, prima che egli penetrasse nel Karman (T a bari, I. 2641, lin. 11 <• seguenti). Cfi-. in avanti § 20. I 14. — (Sayf b. 'Umar). Un altro generale musulmano. Suhayl b. 'Adi. do]io aver ricevuto rinforzi comandati da 'Abdallah b. Abdallah 1>. 'Itbàn, invase il Karman, dando il comando dell'avanguardia ad al-Nusaj-r b. 'Amr al'Igli. Crii abitanti del Karman si riunirono in forza per resi- stere all' invasione dei Musulmani ed avevano perciò chiamato in soccorso gli al-Qufs (cfr. § 10, nota 4 e Yàqut. IV, 147): venuti al confine del loro paese, offi-irouo battaglia all'esercito di Suhayl b. 'Adi. Il combatti- mento fu molto vivo, ma i Persiani rimasero sconfitti e al-Nusayr ucciso il Marzubàn della regione. Suhayl b. 'Adi penetrò nel paese dalla parto più abitata, mentre Abdallah b. ■Al)dallah penetrò dalla parte del deserto TVIafàzah Siyar. I Musulmani occuparono la città di triraft e fecero un immenso bottino per lo più tutto di bestiami (T a bari. I. 2703-2704). Cfr. Athir, m. 33-34. § 15. — ("Ali b. Muh. ed altri). 'Abdallah b. 'Amir b. Kurayz b. Ka- bì'ah b. Habib b. Abd Sams si avviò verso il Khuràsàn nell'anno 30. H. e prese stanza con l'esercito nella gola (? saqq o siqq) di al-Siragàn del Karman. Di là mandò al-Eabi' b. Ziyàd b. Anas b. al-Da5-yàn al-Hà- rithi verso il Sigistàn : questi marciò sino ad al-Fahrag [città tra il Fàris e la provincia di Lsbahàn: cfi-. Yàqùt, III, 926: Meynard Di et., 427J, quindi traversò il deserto per la lunghezza di 75 parasanghe ed arrivò a Rustàq Zàliq o il cantone di Zàliq. il quale dista 5 parasanghe dal Sigistàn. Zàliq è un luogo fortificato, che al-Rabi' assalì nel giorno (o festa) di Mihrgàn e prese il suo dihqàn; il quale si riscattò, piantando nel .suolo un lanciotto e coprendolo con oro ed argento. Fu quindi stipulato un accordo col dihqàn e pattuito il rispetto della vita (sa la ha al-dihqàn ala h a q n dammihi). Secondo abu 'Ubaydah Ma'mar b. al-Muthanna. fu convenuto che quel paese fosse trattato allo stesso modo di quelli già conquistati del Fàris e del Karman (Balàdzuri. 392-393) [(i.]. 27(5. 30. a. H. §§ 1^ l'i. Cfr. Yàqut, II. OOU: Athir. III. 101-101: Dzahahi Paris, I. 30. a. h. ^ ~ PERSIA-KAR- fol. lól.V. MAN-SIGISTÀN I 16. — (abu 'Ubaydah Marnar b. al-MutUauna). Quindi (al-Kabi - invasione dei •11 1 • T- 1 - 1 r-^-^ - - i TTT i-> »r Karman: con- b. Zij-adi andò in un villaggio, chiamato Ivarkuvah [1 aqut. lil, 42; Mey. ^^,3,3 ^ei Sigi- nard Dict.. 482] a cinque miglia da Zàliq, che venne a patti senza coni- stan e di Kabul.] battere. E poi andò in un villaggio (rustàq), chiamato Haysùn (Hay.sùni : eli-. Yàqùt, III, 43. lin. lOÌ. e la popolazione gli .si offrì, ed egli lo pre.se senza combattere. Andò poi a Zàliq e prese le guide di là fino a Zarang. e andò fino ad al-Hindamand [la grande arteria fluviale del Sigistan: Yàqùt. IV. 002: Meyuard Dict.. 608-609]. e passò un fiume (wàdi) che .se ne diramava chiamato Nùq [forse presso Nùqàt : Yàqùt. IV, 824: Mevnard Dict., 573]: poi andò a Zùst che è a due terzi di miglio da Zarang. Ma quei di Zù.^t. venuti fuori combatterono violentemente, e più musulmani furono colpiti. Se non che i Musulmani tornarono all'assalto e li misero in ftiga, costringendoli a rientrare nella città dopo averne menato gi'ande strage. Poi al-Rabi' andò a Xàsrùdz [Yàqùt, IV, 728]. ch'ora un villaggio (qaivahi. e lo combattè, e vinse. In questo luogo (piìi tardi) 'Al)d al- lahmàn fb. Samurah b. Habib) incontrò abù Sàlih b. Abd al-rahmàn che scrisse ad al-Haggàg in luogo del (finanziere persiano) Zàdànifarrùkh b. Nu-a, e resse il kharàg dell' Iraq per (il Califfo) Sulaymàn b. 'Abd al-malik (96.-90. H.) e lin quel luogo trovò anche) la madre di lui. [Questo abù Sàlih] fu comprato e fpoi affi-ontato da una donna dei banù Tamim. ossia dei banù Mnrrah b. 'Ubayd b. Muqà'is b. 'Amr b. Ka'b b. Sa'd b. Zayd Manali 1». Tamim, chiamata Ablali. Da Xàsrùclz (al-Rabi' 1). Ziyàdi andò poi a Sarwàdz [Yàqùt, III, 282], ch'era un villaggio (qaryah), e lo conquistò, e lì trovò il nonno di Ibràhim b. Fia,ssàm, (che più tardi) appartenne ad ['Abdallah] ibn 'Umayr al-Laythi. In seguito (al-Rabi') assediò la città di Zarang, dopo che la popola- zion»- «'la venuta con lui alle mani, e Abarwiz, suo marzubàn. gli domandò ramali per venire a patti. al-Rabi' allora, fatto venire il cada- vere «l'uno degli uccisi, vi si .sedette sopra, e si appoggiò sopra un altro <;adavere. E fece .sedere tutti gli altri su cadaveri di uccisi. al-Rabi' poi era bruno> con gran b«jcca, alto. 11 marzubàn rimase spaventato, e ^*trills«• patto per mille schiavi, di cui ciascuno aves.se una coppa (gàm) «l'oro. E cosi al-Kabi' entrò nella città. Poi andò a Sanàrùdz [o Siyàrùd : Yàqùt . 111. 1154J. ch'era una riviera (wàdi): lo passò per andare ad al- Qaryatàn. dov'era la stalla fM «avallo di Hustam e (i cui aiutanti) lo combatterono, ma vin.se. §§ Ili. IH. 30. a. H. 30. a. H. |)j I;-, litoniù a Zaiang, dove riniast' due anni. Ma poi. v.imto ibn IPERSIA-KAR- .-r . , ., , 1 ■ 1 - 1 TJ- •*! I r- i i.- i- MAN-siGiSTAN Anin. VI la.scio suo agente uno (l<'i l)anu-J-Hanth b. Ka li. ma ijUfsti tu - Invasione del cacciatt) e eliiusa la città. Karman: con- , . . . . i- i -r-» i -■ i < i • • • qu.sta del Sigi- I. auuii 111 i.stiazioue di al-Rabi duro due anni e mezzo, lossia .sino stane di Kabul. 1 ;,i ;{;s ;,. |l.) e durante questo tempo egli prese 40,000 .schiavi. Eia su... kàtib al-Hasan al-Basri [t HO. a. II.]. Poi (') ibn 'Amir mandò sul Sigistàn 'Abd al-rahmàn b. Samurali l>. Habib b. 'Abd Sams, che andò a Zarang e ne assediò il inaizuliàu nel suo castello in un giorno di festa, e 'venne a patti per due milioni di dirli ani e duemila schiavi, ibn Samurah i^oi prese quello elio era tra Za- rang e Kiss della regione di al-TIind e prese della contrada delia .strada di al-T?ulvhkhag [Yaqùt, II, 770; Me\-nard lì i e t . . -ióS] quel tanto che va fino ai paesi di al-Dawar. Griunto che fu a questo luogo, assediò gli abitanti nel Grabal al-Zùr e poi strinse accordo. Il numero dei rausulniaui ch'egli aveva seco era di ottomila, di lui ognuno ebbe 4000 (dirham). Quindi entrò presso al-Zùr, ch'era un idolo d'oro, dagli occhi di giacinto. Gli ruppe un braccio e prese i giacinti, e poi disse al marzubàn: « Pigliati « l'oro e le perle : io non ho voluto se non mostrarti che esso non nuoce « e non giova ». E conquistò Bust [Yàqùt, I, 612; Mej'nard Dict., 100 e seg.] Zabul con un patto (Baladzuri, 393. lin. 0-394. lin. 17) [M.j. Nota 1. — I fatti che seguono apparteugouu all'auno 41. H. e tanno parte degli eventi dell» seconda amministrazione di al-Basrah tenuta tla ibn 'Amir dopo la deposizione di a!-Hasan b. 'Ali b. aV.i Tàlib. — Un'altra tradizione (vedi più avanti § 18i pone invece la nomina di 'Abd al-raliraàn 1). Sa- juurali entro il calitfato di 'Uthmàn. Quindi al-ilabi' b. Ziyàd avrebbe governato dall'anno -'lo. al ;>3. H. circa, e 'Abd al-rahmàn b. Samurah dall'anno i53. H. circa alla fine del 35. H. — L'invio di 'Abd al-rahmàn b. Samurah nel Sigistàn. nell'anno 41. H., è confermato dallo stesso al-Balàdzuri ipag. 3H6. lin. 5 e segg.t. — Forse 'Abd al-rahmàn tu governatore due volte. § 17. — (al-Husayn b. al-Aswad, da W'aqi". da Hammàd 1>. Zayd. da 'Atiq, da Muh. b. Sirinl. Egli (ibn Samurah) non volle prigionieri di Zabul, dicendo: « Utjjmàn ha concluso con loro una convenzione poco valida » ( w a 1 th u n). Waqi' dice: « Ha stretto con loro un patto, ma senza garanzia » i Ba- ladzuri. 394, lin. 17-19) [M.]. § 18. — (al-Balàdznri). 'Abd al-rahmàn (b. Samurah) andò a Zarang e vi rimase fino a che fu scossa la posizione di 'Uthmàn. Poi lasciò in sua vece, Umayr b. Ahmar al-Yaskuri e se ne tornò via dal Sigistàn. Di Umayi', dice Ziyàd al-A'gam: Se 1)011 era Umayr. perivano i Yii^kur, ma i Yaskur periranno in ogni maniera. Ma poi quelli di Zarang cacciarono Umayr e chiusero [la città | \Ba- làdzuri, 394, lin. 20-395, lin. 4) [M.]. •J78. 30. a. H. §§ 18--20. Cfi-. amho Athir. III. l(X)-10l : Dzahabi Ta-rildi. MS. Paris, I, fol. 151.V. § 19. — Savi' b. 'Cmar;. Un altro distaccamento di Arabi penetrò anche più a oriente del Karman, ossia giunse nella lontana provincia del Sigistàn. Il comandante di questa spedizione era, secondo Sayf, 'A.^im b. Amr. al (juale si era unito 'Abdallah b. 'Umayr con considerevoli rin- forzi. Per dove passassero queste truppe per giungere nel Sigistàn non è (letto nelle nostre fonti, ma si narra che venissero alle mani con le schiere degli abitanti e difensori del paese e li fugas,sero, ponendo poi assedio alla città di Zarang. Mentre durava l'assedio, i Musulmani spinsero le loro armi in tutte le direzioni senza incontrare alcuna resistenza e si vuole che arri- vassero fino a Qunduhàr (Qandahàrj [città del Sind : Yàqùt, IV, 183; Meynard Dict.. 461] e ai paesi abitati dai Turchi verso oriente. Gli abitanti di Zarang vennero a patti con i Musulmani e fecero atto di sot- tomissione, ma con alcune condizioni, die rendevano ai Musulmani molto precaria e difficili' la dimora in quella regione, perchè le steppe deserte, fadàfid. dovevano essere considerate come hi ma o asilo, sicché i Musul- mani non potevano uscire dal paese senza tenersi costantemente in guardia per timore di essere sorpresi e sopraffatti. Il possesso perciò del Sigistàn fu sempre considerato come precario, e il posto di governatore in quella regione, come uno poco piacevole e pieno di pericoli. La maggior parte del paese, quella cioè abitata dai Turchi, e molto popolosa, fra il Sind e il fiume di Balkh, era rimasta del tutto indipendente e per il numero e la natura bellicosa degli abitanti, costituiva un costante pericolo per l'avam- posto arabo nel Sigistàn, di guarnigione in Zarang. Le condizioni del paese non subirono però mutamenti fino ai tempi del Califfo Mu'àwiyah (^) (Tabari. I, 2705). Cfr. Athir. Ili, 154. Nota 1. — Durante il califfato di Mu'àwiyah, e precisamente mentre Salm b. Ziyail b. Abihi go- vernava il Sigistàn, uno dei capi tra i Turchi, per nome al-Sàh, fuggi dal proprio paese per timore del fratello Zunbil, e venne con una schiera numerosa di seguaci a prendere stanza nel paese di Amul I» mezzogiorno del Khuwàrizni: Yàqu t, I, G9[?J). non molto lontano da Zarang. Salm b. Ziyàd permise •i Turchi di prendere dimora in quel luogo, e scrisse al Caliiio in termini esultanti, volendo quasi far crtdere a Muawiyab, che questa mossa dei Turchi fosse equivalente ad una vittoria dei Musulmani. MnViwiyali invece, con ai-corginiento politico molto maggiore espresse il proprio rincrescimento per ■ iiiéllo che era avvenuto, facendo rilevare che le vie di comunicazione fra Zarang e Àmul erano molto ciktive e di accesso difficile, sicché v'era tutto da t«mere da quella parte per la nota malvagità e malafede ■!i quelle poprdazióni. I timori del Califfo dovettero purtroppo avverarsi, non appena egli ebbe cessato ii Vivere e quando le discordie fra i Musulmani fecero scoppiare le guerre civili. Allora aUSiih s'impa- .Ironl di Ainul e cresciuto in p<..tenzM potè mettere timore anche al fratello Zui.bil. I Turchi assediarono •lindi anche Zarang, e si dovettero mandare prontamente rinforzi da al-Basrah iTabari, l. 210b--2V«h. § 20. — fSayf b. Umar). Un distaccamento comandato da al-Hakam b. "Ann- al-Taghlibi. dopo attraversato il Fàris e il Karman, si accinse ad inva- so, a. H. PERSIA-KAR- MAN-SIGISTAN - Invasione d el Karman: con- quista del Sigi- stàn e di Kabul.) •27!» . 30. a. H. ,1,.,,, 1;, |)i,,\ ilici;! lontana del Miikràu, che «i trova tra il Sigistau e le rivo dol- MAN-siGiSTAN lOteano IiuliaiKi. Ad al-Hakam si unì piima Sihàb b. al-Mukhiìriq b. Sihàb - Invasione del ^.^)J^ n\^y^J. schiere, e quindi tauto Suhayl b. 'Adi, conquistatore del Karmàu, questa del sigT quanto il luogotenente del medesimo, 'Abdallah b. Abdallah I). Itlian: tutti stàn e di Kabul.] insieme si diressero quindi verso il fiume Duwayn nel Mukràn. In queste» plinto si erano raccolti gli abitanti del paese con tutte le scliicro che ave- vano potuto radunare, ed avevano fissato il campo su anibeduc le rive del fiume. Ai Persiani si era anche unito il re del Sind, Hà-sil, con uaia schiera di soldati e con una quantità di (ilefanti: pieni di fiducia nella vittoria, i Persiani si accinsero alla battaglia con il li urne alle spalle. \'olle però il destino che vincessero anche questa volta i Musidmani con spa- ventoso eccidio dei vinti, i quali non poterono fuggire per causa del tiunie che tagliava loro la ritirata. Crii Arabi non vollero oltrepassare il fiume: si contentarono di saccheggiare il campo nemico caduto nelle loro mani, e di occupare tutto il paese ad occidente del fiume. al-Hakaui scrisse poi una lettera al Califfo Umar, narrandogli la vittoria, e intaricò Suhàr al- Abdi di portare a Madlnah la lettera e il quinto del l3(ìttino, nel quale si trovavano gli elefanti venuti tlall' India. Suhàr si pre.sentò al Calitfb in Madinah e venne interrogato da 'Umar, come faceva sempre in questi casi, sulle condizioni del paese conquistato, Suhàr rispose al Calitìb leci- tandogli alcune famose fi-asi in prosa rimata : « O Principe dei Credenti 1 « È una terra le cui pianuie sono monti; le cui acque sono goccie; i .suoi «flutti .sono datteri cattivi: i suoi nemici sono malvagi: i suoi lati Imoni «sono pochi, i suoi lati cattivi sono infiniti; le cose comuni (a 1-ka t^i ir) « sono scarse, e le cose rare sono perdute (ossia mancano del tutto); il « paese al di là è peggiore ancora » ( Cfr. § 1). Il Calitìb 'Umar rimase colpito da queste fi'asi e chiese a Suhàr, se gli parla\ a in prosa rimata [)er fare sfoggio di abilità, oppure, se narrava la verità : « Io non sono parlatore in prosa « rimata (saga), ma ti porto notizie ». 'Umar preoccupato da tale descri- zione del paese, scrisse immediatamente ad al-Hakam e a Suhayl di non varcare i confini del Mukràn e di contentarsi di quello che tenevano. Gli elefanti furono venduti nei paesi dell'Islam e il prezzo ricavato dalla vendita fu distribuito da 'Umar (Tabari, 1, 2700-2708). — Cfr. Athir, III. 155. Yàqùt, 616, contiene alcuni versi attribuiti ad al-Hakam I). 'Amr. e che si trovano pure in al-T'abari. PERSIA-KHURÀSÀN; — Conquista del Khuràsan. § 21. — (al-Madàini, da Maslaniah b. Muhàrib, da al-Sakan b. Qa- tàdah al-'Urayni). Quando ebbe terminata la conquista del Fàris. il gover- •2«0. 30. a. H. s§ •21--2:?. natore di al-Basiali. 'Abdallah b. 'Amir. fece ritorno ad al-Basrah. lasciainln ■^°- ^- ^ ; , PERSIA-KHURA- Sarik 1). al-A war quale suo luogotenente m Istakhr, ove Sarik fece im- san. -Conquista mediatamente costruire una moschea. Fra gli Arabi di al-Basrah v"era ^^^ Khuràsàn.] però un partito, che desiderava la guen-a ad oltranza contro i Persiani e vol»n-a la occupazione della Persia, ora che la via di accesso alla medesima era libera, dopo la conquista detinitiva del Fàris. Specialmente fra gli Arabi Tamim era forte questo partito bellicoso, e sia Aws b. Habib al-Tamimi. sia Aws b. óabii- al-Gusami al-Tamimi. sia il celebre al-Almaf b. Qays al- Tamimi — (non è certo quale dei tre) — si presentò al governatore ed insistè perchè si riprendessero le armi e si procedesse alla comph-ta con- quista della Persia. Cedendo a queste insistenze, il governatore allestì i>ra una grande spedizione per V invasione del Khuràsàn. e quando partì con la medesima da al-Basrah. lasciò in questa Ziyad ( b. Abihij quale suo luo- gotenente. Non è certo quale via prendesse ibn 'Amir per arrivare nel Khuràsàn, ed alcuni atfermano che passasse per Isbahàn, ma la maggio- ranza delle notizie porta a credere che egli passasse invece per la via del Karman (Tabari. I. 2884-2885). Cfi-. Athir. Ili, 9U-97. § 22. — (al-Madàini. da al-Mufaddal al-Karmàni. da suo padre, da alcuni dotti del Karman). 'Abdallah li. Amir si spinse entro il Karman tinche giunse ad al-Sira^àn, e quando proseguì la marcia verso il Khu- ràsàn, lasciò Mugà.si' b. Mas'iid al-Sulami quale luogotenente nel Karman, ibn 'Amir prese la via attraverso il grande deserto Ràbar (^fbrse Ràvar è la vera fonna di questo nome; cfi-. Tabari, I, 2885, nota 1), largo ben ottanta farsakh e giunse ad al-Tabasàu, nell'intenzione di proseguire contro la città di Abra.sahr fossia Xisàbur). Il comando dell'avanguardia ora afììdato ad al-Ahnaf b. Qays al-Tamimi. il quale prese quindi la via del Quhistàn e non lontano da Abrasalu- s'incontrò con gli al-Hayàtilali. gli abitanti cioè di Haràt : il nemico venne sconfitto da al-Ahnaf. ed in quest. Amir prese la via attraverso il fleserto fmafazah) di k ha bis del Khuràsàn.) ,(.(,. Y à c] u t. II, 491) e poi passò sia per Khinvàst (Yàqùt. II. 102. lin. 10, scrive ("Jùsaf; cfr. id.. IV, 20G, lin. 7; ma il noiut- deve leggersi Kliusaf, ed oggi ha nome Khusp; cfr. Tabari, I. 288t), nota e, e [ibn Ilaw- qal . 325), sia per Yazd ed il Quhistàn. Sconlitti gli al-Ha\-àtilali. il)ii Amir po.se assedio ad Abrasahr (') (Tabari, I. 2886). Nota 1. — In questa medesima tradizione è detto, che intanto Sa'id li. al-'As, governatore di al- Kiìfali, alla testa dell'esercito kufano aveva invaso il (Jiirgan e meditava di invadere anche il Khuràsàn, ma avendo saputo ohe ibn 'Amir era già arrivato ad Abrasahr. ritornò ad al-Kufah iTabari, I, 2886, lin. -l*;! {cfr. §§ Si, 36. 65). § 24. — (al-Madà-ini, da 'Ali b. Mugàhid). ibn 'Amir assediò Abra.sahr e ne espugnò a violenza la metà; l'altra metà era in mano di Ivinàra con la metà di Nasa e Tùs. ibn 'Amir non potò passare a Marw, perciò fece pace con Kinàra e questi diede a ibn 'Amir suo tiglio al)ù-l-Salt b. Kinàra e Salìm, figlio di suo fratello, come ostaggi. Ibn Amir mandò 'Abdallali b. Khàzim a Haiàt e Hàtim b. al-Nu'màn a Marw e prese i due figli di Ki- nàra. che passarono poi in proprietà di al-Nu'màn b. al-Afqam al-Nasri il quale li liberò (Tabari, I, 288G, lin. G-2887, lin. 1) [M. G.j. § 25. — (al-Madà-ini, da abii Hafs al-Azdi. da Idrìs b. Hanzalah al- 'Ammi). ibn 'Amir espugnò la città di Abrasahr a violenza: ed espugnò anche le città circostanti Tus. Bìward, Nasa e Humràn ; e ciò neiranno :}1. IT. (Tabari, I. 2887, lin. 1-3) [M.O.]. § 26. — (al-Madà-ini, da abù-1-Sari al-Marwazi. da suo padre). Ho udito abu Musa b. 'Abdallah b. Khàzim dire : Mio padre fece pace con la gente di Sarakhs contro cui lo aveva mandato da Abrasahr 'Abdallah b. 'Amir. ibn Amir fece pace con la popolazione di Abrasalu-, ed ebbe da essa due fanciulle della famiglia di Kisra, Bàl)ùng e Tahamig o Tamahig. Egli se le pottò con sé e mandò Umayn b. Ahmar al-Yaskuri che espugnò i din- torni di Abrasahr, cioè Tùs, Biward, Nisà e Humràn, finché giunse a Sarakhs (Tabari, I, 2887, lin. 3-9). [M.G.]. Cfr. Athir. Ili, 97, il quale ha Umayr b. Ahmar. § 27. — (al-Madà-ini, da alSalt b. Dinar, da ibn Sirin). ibn Amir mandò "Abdallah b. Khàzim a Sarakhs il quale espugnò la città, ibn Amir ebbe due fanciulle della famiglia di Kisra. di cui l'una. Nùsagan. egli donò; l'altra. Bàbfing, morì (Tabari, I, 2887, lin. 10-13) [M.G.]. § 28. — (al-Madà-ini, da abù-l'Dzajyàl Zuhayr b. Hunayd al-'Adawi, da alcuni dotti del Khuràsàn). ibn '5.mir mandò al-Aswad b. Kultiifun al- 'Adawi degli 'Adi al-Ribàb a Bayhaq, che dista da Abrasahr 16 farsa kh; e questi la espugnò, ma fu ucciso. Era eccellente nella religione, e com- ■282. 30. a. H. § 28 32. pallio di ibu Amir b. 'Abdallab al-'Aubaii; ibu Auiir .soleva due, dupo 30. a. h. . . • . , 1 TI .1 11 • 1 ii,.r - -, [PERSIA-KHURA- cbe tu cacciato da al-Basiali, che luilla iimpiaugeva dell Iraq, se uou il san. -Conquista tepore dei meriggi, il rispondersi l'uu l'altro dei mu-adzdziu e gli amici ^ei Khuràsàn.l come al-Aswad b. Kulthum (Tabari, I, 2887. liu. 13-2888, lin. 6) [M.G.]. § 29. — (al-Madà'iui. da Zuhayr b. llunayd, ila uiu) dei suoi zii). ibu 'Amir s' impadronì della città di Nisàbùr e mosse verso Sarakhs ; e il popolo di Marvv mandò a lui per pace, ibn Amir mandò Hàtim b. al-Nu'màn al-Bahili che fece pace con Abiàz inarzubàn di Marw per 2 milioni e duecentomila dirham (Tabari, I, 2888, lin. 5-9) [M.G.]. § 30. — (Mus'ab b. Hayyàn. da ^;uo fratello Muqàtil b. llayyàn). [ibn 'Amir] fece pace [con ^Earvv] per G milioni e duecentomila (Tabari, I, 2888, lin. 9-10) fM. G.J. Cft-. anche Athir, 111, 97-118; Dzahabi Paris, I, fol. 151,v. § 31. — (al-Ya'qùbi). Or quando 'Uthmàn prepose Abdallah b. 'Amir ad al-Ba.srah e Sa'ìd b. al-'As ad al-Kùfah, .scrisse loro: « Clii di voi due arriva « prima al Khuràsàn, sia l'amir su quel paese ». Partirono l'uno e l'altro; e uno dei d ilicifin del Khura.san si recò da 'Abdallah b. Amir, e gli disse: « Che * dai .se ti otTro modo d'arrivar primo? > {cfr. § 23 nota 1, 36', 65). — « Avrai condonato », ri.spose, « il tuo kharàg e quello della gente della tua « casa fino al di del giudizio ». Egli allora lo guidò per una strada scorcia- toria tino a Qùmis, ed aveva all'avanguardia 'Abdallah b. Khàzim al-Sulami, «•he andò a Xisàbiir, e rimase nella città. S' incontrò con 'Abdallah b. 'Amir; e prese a forza Nisà,bùr nell'anno BO. H. Quelli di al-Tabasàn s'accordarono per 75,000 (dirham). E poi andò alla città di Abra.sahr, e l'assediò qualche mese, la conquistò, e venne a patti. Quindi scrisse a quei di Marat, i quali .scri.ssent che se avesse espugnata Abra.sahr, avrebbero accettato qualunque condii'.ione. Busang e Bàdaghis in quel tempo [appartenevano] a Haràt, mentre Tùs e Nisàbùr dipendevano da Abrasalir. Egli conqui.stò quei luoghi, e convenne per un milione di ilirham. Andò poi a Haràt, e il capo di questa città gli venne incontro con il grano e l'ubbidienza. Spintosi ipiindi a Maiw al-Kùdz. la prese a forza. E conquistò al-Tàlaqàn e al-Fàryàb «• il Tuldjàristàn. Nò fece ritorno da 'Abdallah b. 'Amir prima di aver bevuto dal liuine di Balkh (Ya'qubi, II, 192-193j [M.]. § 32. — fal-Ya'qiìbi). Secondo alcuni del Kliurà.sàn: Quando Alxlallah b. 'Amir ebbe conquistato Nisàliur, mandò gli eserciti, e preci.sainente: al-Alinaf b. Qays a Marw al-Rùdz ; A WS b. 'Pha'labah al-Tamimi ad Haràt; Hàtim b. al-Niimàn al-Bàliili a Marw; 'Abdallaii Ij. Khàziiu al-Sulaiiii ;i Saiakhs. Il •JKl (j§ ìV2.:M't. 30. a.. H. 30. a. H. Tutti (iue8ti luoglii furono espugnati, salvo Marw, la qual città venne IPERSIA-KHURA- --. . _ .„^. ^-.^ _ • , i,. i.t- ^■ j s^N.. Conquista " patto cou Hatiui por 2.200.000 uqiyyal:. <■ coli obbligo di dare ampio del Khuràsàn.ì all(iggit) iiclli' loro case al Mu.sulmani. E (piando Alìdallah li. 'Amir ebbe conquistati questi paesi, tornò da Ttlnnan, e seminò discordia (khalafa) fra i Turk e i Daylam (Ya'qCibi, li. im, lin. 7-14) [M.]. § 33. — fal-Ya'qùbi). Or egli [Abdallah b. Amir] aveva diviso il Ivhu- rasàii in (piattro (provincie): alla prima, aveva pre^iosto Qays b. al-IIaythani al-Sulami; alla seconda, Rasid b. ' Ami" al-Grudaydi ; alla terza, 'Imràn b. al-Fasìl al-Burgumi; alla quarta. 'Amr b. Màlik al-Klnizà'i (Ya'qubi. il, VJli, lin. 14-17) [M.j._ § 34. — (al-Ya'qubi) E quando 'Uthnian ebbe richiamato [ibn 'Amir dal Khusàsàn], vi mandò Umayr 1). Ahmar al-Yaskuri ; Umayr andò a Marw, e vi si fermò. Ma poi lo colse l'inverno, e quei di Marw lo fecero entrare; senonchè, com'ebbe saputo ch'essi intendevano di attaccarlo, fece usar la .spada e ne menò strage. E poi tornò da 'Ut_hraàu. il quale, vistolo, gli fé' paura, e l'altro >e ne partì adirato. Uthmàn difatti non aveva approvato la carneficina di Marw TYa'qùbi, II, 193, lin. 17-im, lin. 3) [M.]. § 35. — (at-Ya'qùbi). 'Abdallah b. 'Amir tornò ad al-Basrah. e poi andò a Karman e vi si fermò. E fiiron sorpresi da una gran carestia in cui un r a ghìf (piccolo pane) costava un dìnàr. Ma quando seppe che 'Uthmàn era a.ssediato (in Medinah nel 35. a. H.), allora tornò (ad al-Basrah), lasciando nel Khuràsàn Qays b. al-Haytham b. al-Salt. 11 quale conquistò il Tukhàristàn (Ya'qubi, II, 194, lin. 4-7) [M.]. § 36. — (al-Yaqùbij. Il primo che entrò nel Khuràsàn fu Abdallah b. 'Amir. 'Uthmàn l'anno 30. IL scrisse a lui e a Sa'id b. al-'As, governatore di al-Kùfah. che quello dei due, quale fosse pi-imo arrivato nel Khuràsàn ne sarebbe stato l'amìr {cfr. §§ 23 nota 1, 31). 'Abdallah b. 'Amir aveva ricevuto una lettera del re di Tns, il quale gli diceva : « Io farò in modo « che tu arriverai prima di Sa'id nel Khuràsàn, purché tn mi faccia capo di « Nisàbùr ». E ibn 'Amii- arrivò a Tus prima del suo collega, e perciò scrisse una lettera che si conserva presso i figli suoi anche oggi. E così 'Abdallah b. 'Amir jnese un gran numero di villaggi del Khu- ràsàn l'anno 31. H. All'avanguardia era 'Abdallah b. Khàzim. Aveva seco al-Alinaf b. Qays al-Tamimi. •284. 30. a. H. §§ 36-38. Poi 'Alidallali partì, lasciando .sul Khuva.sàu Qavs b. al-Havtham h. ^^- *• ^■ , . ■ I V , X- 1 /^ " " [PERSIA-KHURÀ- Asmà- 1>. al-b.alt e al-Almat b. Qays. san.- Conquista In .seguito 'Abdallah prepose Hàtim b. al-Nu'man al-Bahili, (.he rimase *^*' Khuràsàn.i nel Ivhuràsàn a conquistare e a razziare fino a che fii ucciso 'Utjiman l'anno 35. H. (Ya'iiùbi Buldàn, 295-296) [M.j. XoTA 1. — Quindi l'ordiue cronologico dei governatori ilei Kiurasun tra il S(i. e il J5. H. è il seguente: 1" 'Abdallah li. 'Amir; •2° Qays b. al-Haytham e al-Alinat' b. Qays (contemporaneamente); S" Hàtim b. al-Nu'raiin al-Bàliili. Più avanti pei*ò (ctr. § i9'; la scuola iraqense porge una versione totalmente diversa, che non si può mettere in alcun modo d'accordo eoa al-Ya'qfibi. La versione sayfiana merita però ben scarsa fede. § 37. — i^al-Ya'qùbi). Qumis fu conquistato l'amui 'óO. 11. per mano di 'Abdallah b. 'Aniir d^a'tiùbi Buldan, 276, lin. 12-15). Zùzan e Isfaràìn, dallo stesso, lo stesso anno (ibid., 278, lin. 12-14). Sarakhs. da Abdallah li. Khazim al-Sulami, sotto 'Abdallah b. Amir (ibi.l.. 27!t, liii. -5-6). Maiw. da Hàtim b. al-Xu'màn al-Bàhili alle dipendoiize di 'Abdallah b. 'Àmir (ibid.. 27'.». lin. 14-16j. llaràt, da al-Ahnaf 1». Qays (ibid., 280, lin. 7-8). Bu.sang, da ibn 'rha'labah al-Ta^ini e da al-Ahnaf b. Qays (ibid., 280, lin. 11-15). 11 Karman fu conquistato da Abd al-rahmàn li. Samurah 1). Hablb 1>. "Alid >?ams che venne a patti col re per 2,000,000 di dirham e 2000 .scliiavi (;\vasif) (ibid.. 280, lin. 14-16J. Kaliul, la grande, chiamata Griirwas, fu conquistata dallo stesso sotto r Hi man libid.. 2!»1. lin. 4-6) [M.J. § 38. — (al-Baladzuri), 'Abdallah b. Amir mandò Yazìd al-Gfurasi, padre di Sàlim b. Yazid, nel rustàq Zàm [o (iani: Yàqùt, II, 009; Me\-nard Di et., 282] di Nisàbùr, e lo prese a forza, conquistò Bàkharz, altro riistà(| da Xisàbùr, e anche Gruwayn, e riportò prigionieri. ilin 'Àmr mandò poi al-As\vad b. Kulthuiu al-'Ada\vi, degli Adi al- Riliid). ch'era uomo pio, a Bayhaq [Y'àqùt, I, 804; Meynard Dict., 130], altro rustat) di Nlsabùr. Egli entrò in uno dei giardini di quella popo- lazione da una lircccia che v'ora praticata. Y'entrarojio con lui parecchi musulmani. Ma il nemico ))resc allora (piclla itreccia e li combattè tinche al-As\vad e gli altri furono uccisi. Assunse allora il comando Adham b. KultliTim, il quale vinse e prese Ba3haq. al-As\vad prima di perire aveva pregato Iddio che In facesse risuscitare dai ventri delle fiere e degli uccelli; !• il fratello non lo .seppellì. I suoi compagni martiri vennero sepolti. 2K5. g.SH. 30. a. H. 30. a. H. i\)ii 'Aulir pitso (i di.stietti e città di] Bust di Ni«abùr [Yàqiìt. I. '^"N.'.Con"qu"t 1^8; Moviiaid D i f t . , 106], Asbaiid [oAsland: Yàqut, I, 280: Mey- dei Khuràsàn.) ,i;, ,,,1 Di et., 38], RulTA 1. — II cenno 3Ì riferisce ai Persiani immigrati nel Yaman al tempo della conquista sas- siiniJa e si allude a quel Bàdzàm, governatore di San'à, contemporaneo di Maometto e menzionato assai spesso nelle tradizioni sui rapporti tra Maometto e gli abitanti di San'à (cfr. 10. a. H., § 82, nota "i; 11. a. H., §§ 186, 187, 189, ecc.; Indice ai voli. I e II degli Annali, pag. 1283). — È probabile però che il cenno possa esser finzione posteriore per nobilitare i primi Persiani che ebbero contatto con gli Arabi: sono finzioni di Persiani convertiti di tempi posteriori, quando i Persiani l'ercarono di gareggiare con gli Arabi per eminenza islamica. § 43. — (abù 'Ubaydah). al-Ahnaf combattè più xolte contro Marw al-Rùdz. Ma una volta pas.sò pi-esso uno che faceva bollire una pentola o dimenava una pasta, e lo udì dire: « L'amir ha bisogno di combatterli « «la una parte sola, dalla parte interna della gola di montagne ». Egli disse allora tra .sé: «È come ha detto quell'uomo». E attaccò battaglia, dl. ?? l.->. Il' 30. a. H. 30. a. H. Nota 1. — C^nosto -re ilri Mfili . ili ShIiooh potieliln- l'naere quHlchf principe turco dell'Asia Ceii- |PERSIA-KHURA- tritio che cuopt-rò con gli Ara1)i contro i -iuoi nemici ereilitari, i Persiani. Il cenno del cronista armeno SAN.- Conquista è |ierò cosi VHgo, che non so ne può cavare grande costrutto. Anche il nome improprio « Medi » inganna: del Khuràsàn.1 In Media vera, ossia il Gabal degli Arabi, era in potere di questi sin dall'anno 24. H., sicché non potrebbe essere il satrapo della provincia corrispondente alla Media antica. V'é i)erò la possibilità che il conno di Sebeos si riferisca a quanto è narrato con più i>articol«ri da Sayf 1>. 'LTniar (ct'r. più Hvsniti al § .">11 a proposito del trailiniento di Abàn ('Jaijzawayh governatore persiano, o satrapo di al-Ravy. Allora però sono fatti anteriori di qualche anno al HO. H., e cadono nel periodo 21.-34. H. PERSIA. — Disposizioni amministrative in Persia secondo la ver- sione di Sayf b. Umar. § 49. — (SaA^f b. 'Umar, da Muhammad e da altri). In seguito all' in- surrezione del Fàris ed alla uccisione di 'Ubaj'dallah b. Ma'mar (efr. 29. a. H., §§ 22, 29, 31, 32, ecc.),- governatore del Mukran, il Califfo 'Uthmàn iiin- diticù nuovamente la distribuzione delle provincie persiane. Divise il Fàri.^ in cinque distretti sotto cinque luogotenenti diversi, i nomi dei quali furono : (1) llarim b. Hassan al-Yaskuri. (2) Harini b. Hayyàn al-'Abdi, uno degli 'Abd al-Qays, (3) al-lvhirrit b. Ràsid. dei banù Samali. (4) al-Mingàb b. Rà.sid, e (5) al-Turgumàn al-Hugaymi. Allo stesso tempo ordinò la suddivisione del Khuràsàn in sei distretti separati, ognuno con un proi)rio luogotenente, ed i nomi di questi sei furono : ((j) al-Ahuaf b. Qays, ciie ebbe le due città di Marw (al-Mar\vàn. cioè Marw al-riidz e Marw al-.sàhigàn), (7) Habib b. Qurrah al-Yarbù'i, che ebbe Balkh. uno dei paesi conquistati però dai Kutani. (8) Khàlid b. 'Abdallah b. Zuliayr. in Haràt, (9) Umayn [Umayr] b. Alimar al-Yaskuri. in Tù.s, (10) Qaj's lì. Hubayrah al-Sulami, in Nisàbùr, e che fu il [ìrimo a lasciare il suo posto (awwal man kharaga) (cfi-. paragrafo seguente), (11) 'Ab- daliali b. KJiàzim, cugino paterno del precedente (nel testo non è detto jierò che parte del Khuràsàn gli venisse data). Pili tardi 'Utjjmàn riunì tutto il Khuràsàn nelle mani di (12) Qa^-s h. Hubayiah. il quale era governatore della provincia quando cessò di vi- viTC il Calitfo [nell'anno 35. H.] {cfr. § 80, nota 1). (13) Umayn [Umayr] b. Ahmar fu nominato governatore del Sigistàu ; dopo del quale fu mandato a governare quel paese Abd al-rahmàn h. Sa- niuiah degli Al Habib b. 'Abd Sams, e questi era al governo della pro- vincia quando morì 'Uthmàn. Alla morte di 'Utjimàn nel Karman era governatore (14) 'Imràn, nel Fàris era (15) 'Umayr b.-'Uthmàn b. Sa'd, e nel Mukràn era (16) ibn Kindir al-Qu.sayri (T a bari. T, 2831. lin. 1-14). 292. i 30. a. H. i§ 49^51. Cfr. Athir. in. 78: Dzahabi Paris. I. tbl. lól.r.: Khald un. II. 30. a. h. [PERSIA. - Dispo- App. lOlj. sizioni ammini- Cfi-. anche ìió. a. H. strative in Persia second o la ver- Nota 1. — Tutti questi eli-nclii di nomi dati da Sayf b. 'Uiuar .-sono campati in aria e privi di slons di Sayf b. •■•ndamento storico sicuro. Una parte è anticipazione di eventi posteriori, e il resto è afiermazione di Umar.) ^avt', ptT la quale manca Ogni conforto di altre fonti migliori. § 50, — ibn al-Athìr). Or [il Califfo] mandò [dopo vinta Fargli anali e Mukràn] sul Karman (1) 'Abd al-rahmàii b. Ubays; in al-Ahwàz e Fàiis mandò (2) un tale (nafar*"). Quindi dispose (3) 'AMallali b. 'Uiuayr (dal Sigistàny), e prepose 'Ab- dallah b. 'Amir. e vo lo confermò un anno: e poi depo.se ancho lui. e pre- pose 'Asini b. Amr. Depose ancora (4) 'Abd al-iahmàn b. Ubays (dal Karman), e rimise Adi b. Suhayl b. 'Adi. Mandò poi ''5) 'Ubaydallah b. Ma'mar in Fàris, e po.se al suo posto (dove?) 'Umayr b. Utjiman. Prepose al (tì) KhuràsAn Umayn [Uma5'r] b. Ahmar al-Yaskuri. E al Sigistàn. durante quattro anni mandò governatore {7) 'Imràn b. al-Fudayl al-Burgumi. "Asim 1). Amr morì in Karman (Atjair. III. 77). Cfr. FChaldùn. II. App. I-Si (che fa un grande imbroglio fra la tra- dizione precedente di Sayf b. 'Umar e questo sunto di ibn al-Athii-, sicché ^ul Karman vengono due amir, a poca distanza l'un dall'altro). PERSIA. — Conquista dell'Iran ( versione di Sayf b.'Umar e di fonti liiìi recenti). § 51. — W"^ayf b. 'Umar. da Muliammad e da altri). Dopo la grande disfatta persiana di Galùlà (cfr. IG. a. H., §§ 157 e segg.) il re di Persia, Yazdagird b. Sahryàr 1). Kisra. fuggì da Huhvàn ad al-Ray\-, facendosi por- tan* in una jìalanchina (mah m il) accomodata in modo sul dorso di muli, . maravigliato da queste espre.ssioni, gli domandò: «E perchè, o Principe dei Credenti'? ». — • Perchè la gente di quel paese proromperà . tre volte e nella terza volta « sarà distrutta ! Avrei preferito che ciò avvenisse a gente pagana, piut- tosto che a danno di musulmani! > (Tal) a ri. T. 2680-2684). Cfr. Athìr. III. 25-26. Nota 1. — Se questi fatti — che sembrano coulerinati da Sebeos (cfr. § 48i — sono veri, si debbono t'erire al perìodo immediatamente successivo alla battaglia di Nihàwand (cfr. 21. a. H., §§ 32 e segg.), jerchè sappiamo come al-Kayy sia caduta in mano degli Arabi fra l'anno 21. e il 24. H. (cfr. 21. a. H., §« 7<;. 77: 22. a. H.. §§ 7, :Ì7: 2:^. a. H., §§ 4, 0. 9, 28; 24. a. H., §§ 4.5, 40, 501. § 52. — (Sayf 1). 'Umar. «la 'T.sa b. al-Mughirah. da al-Wàzi' 1). Zayd b. Khulaydali dei banu Bakr b. Wà-il). Il Califfo 'Umar. appena avuto no- tizia della presa delle due Marw, mandò ordine ad al-Ahnaf di non var- are il fiume (Oxus) e di contentarsi del terreno conquistato. al-Ahnaf si . uiiforinò a queste istruzioni, ma non rima.se a lungo nel pos.sesso traii- '|UÌIlo della nuova provincia: i messi di Yazdagii-d si erano presentati al lvit£k|aii ed al re di al-Snghd per nome Ghùzak, ma quei due sovrani non avevano potuto spedire in tempo i chiesti soccorsi: Yazdagird fii battuto «' dovè varcare fuggendo il fiume (Oxusj prima che avessero potuto pre- -targli soccorso. La gente della Farghànah e dell'al-Sughd. riunita però alfine 111 un esercito, si mosse verso il Khuràsàn, ed insieme con Yazdagird varcò il fiume (Oxus) e si avanzò su Balkh. Le milizie di al-Kiifah, di guaini- irione in Balkh. si ritirarono, dinanzi alle forze .schiaccianti del nemico, lino a .Marw al-Kudz. dove atte.sero il nemico, rinforzate dalle altre genti ' 1m' aveva con sé al-Ahnaf. I Turchi marciarono allora .su Marw al-Rudz 2i»5. § ói. 30. a. H. 30. B. H. ,. picsuiii posizioni' nelle vieinanze della città. al-Ahnat', desidero.so sempre [PERSIA. - Con- ,. . ' -x- ,• i x- 'i • i. • quista dell'Iran.! ^1' scopnre la veiita e ih sapeii- che cosa tos.se di niaggioi- vantaggio per le sue genti, u.sci travestito di notte dal suo quartiere in cena di no- tizie. Ti'ovò così per caso due uomini, che stavano trebbiando «Id giarm, intenti a .separare il seme dalla paglia, e. .senza esser visto, udì una loro conversazione, dalla quale imparò che esisteva una posizione fortis- sima nelle vicinanze, pigliando la quale prima doH'arrivo dei Turchi, gli Arabi avrebbero avuto la fronte difesa contro un assalto nemico dal corso del fiume, mentre le spalle sarebbero state coperte e sicure appoggiate al fianco di un monte. Lieto della scoperta, ritornò al campo ed il giorno dopo si mosse con tutte le schiere nella nuo\a posizione, che egli trovò tanto forte da poter, occorrendo, i-esistere felicemente a forze anche molto superiori. I Mu.sulmani non erano numerosi, v'erano cioè 10,000 l)asrensi ed altrettanti kufani, ma il nemico era assai più forte. Avendo ora mes.so le schiere in una posizione sicura, al-Ahnaf di nuovo si prefisse di andare in persona a studiare le posizioni del nemico ed il modo di assalirlo. J)i notte tempo, solo, si spinse in direzione del campo turco arrivando fino alle vicinanze del medesimo ed i\i rimase qualche tempo ad esplorare il luogo. Improvvisamente uscì dal campo nemico un cavaliere con un t a \v - qah ed un tamburro, che vigorosamente batteva. Siccome era solo. al- Ahnaf arditamente si mosse contro di lui e lo uccise con la lancia. iHn- altri cavalieri turchi uscirono successivamente dal campo nello stesso modo, ed ogni volta al-Ahnaf felicemente li assalì e li uccise. Sodisfatto del risultato, al-Ahnaf fece ritorno al campo, e prese le disposizioni per l'imminente battaglia. Era il costume dei Turchi di mandare innanzi alle loro schiere, al momento di levare il campo, tre cavalieri uno appresso all'altro, sonando il tamburro, ed il caso aveva voluto che al-Ahnaf avesse ucciso precisamente questi tre cavalieri, che dovevano indicare agli altri turchi il momento della partenza e la via da prendere per marciare contro il nemico. In questo modo, quando conforme all'uso antico, l'esercito tm'co si mos.se sulle traccie dei tre cavalieri, trovò i cadaveri dei medesimi sulla strada. Il Khaqàn rimase profondamente turbato dall' incidente e conside- randolo come un segno di pessimo augurio, ordinò immediatamente alle sue genti di ritornare addietro. Perciò quando spuntò il sole, i Musulmani invece di trovarsi di fronte al nemico schierato in battaglia, scopiirom» che era scomparso e vennero in seguito a sapere che i Turchi erano ritor- nati i\ Halkh. Prima che accades.sero questi fatti il re di Persia Yazdagird si era separato dal Khàqan e con i suoi seguaci particolari era andato ad assalire Marw al-Sàhigan, dife.sa dal generale musulmano llaritbali •zm. 30. a. H. §§ ó-i, 53. b. al-Numan con intento di opporre una vigorosa resistenza. \azdajjirvciiiat(iii nelle |irMVÌiirie persiane durante il rimanente calif- IPERSI A. - Con- ^. ^ ,. .,-^, - ' quista dell'Iran *«».. di l thman. . . . , Contradirendu i«ii in parte quanto ha scritto prima, ibn Klialdun pro- ««««•ue il suo racconto, come dopo la caduta di Lstakhr ibn ' Amir accogliesse il consiglio dei compagni, di marciare contro il Kluiràsan, che si era ribellata. Lasciato Ziyàd b. Abihi a governare al-Basrali, ibn Amir manda due •-•enerali a l»attcre i ribelli del Karman e del Sigistàn ed egli avanza su Nisàbùr. Intanto al-Ahnaf b. Qays, precedendolo occupa al-Tabasàn, la porta del Khuràsàn, poi Qùhistàn. Unitosi con al-Alinaf. ibn Amir sott<> mette, con mezzo di luogotenenti, Rustàq Ràm nel distretto di Nisàbùr, 13àkharz, (jiraft, Bayhaq. Egli in persona espugna Bust presso Nisàbùr, Isfarà-in e Nisàbùr dopo un lungo assedio. I suoi luogotenenti sottomet- tono ora Nasa, Abiward, Sarakhs, Tùs. Haràt. Intanto al-Alinaf b. Qays era mandato nel Tukhàristàn, espugnava Rustàq. Marw al-Rùdz e scon- fìoo-eva lo schiere riunite degli abitanti di al-Grùzgàn. al-1'àliqàn ed al- Fàrivàb. Segue perciò la presa di Falham (?) nel distretto di al-Crùzgàn, poi quella di al-Tàliqàn. di al-Fàriyàb e di Balkh. Intanto i luogotenenti di ibn 'Amir sottomettevano il Karman ed il 'Sii^istàn e stabilivano molte schiere di arabi nelle dimore e nelle proprietà dei ribelli o vinti sterminati. Tutto il Sigistàn sino alle fi-ontiere dell'al-Sind cade sotto il dominio arabo. ibn Khaldùn pone altresì prima della morte di 'Utjimàn la spedizione di Abd al-rahmàn b. Samurah contro Kabul e lo Zabulistàn (Khaldùn, li. App.. pag. 131-134). Cfr. anche Dzahabi Tarikh, MS. Paris, I, fol. 151, v. § 54. — (al-Diyàrbakri, da ibn abi Hind). Quando ibn Kurayz ebbe conquistato il Fàris, Yazdagird b. Kisra, un tempo signore dei due al-'Iràq (quello babilonico e quello persiano), foggi ed i Musulmani lo inseguh-ono iKhamis. II, 285, lin. 28-29). § 55. — (al-Diyàrbakri, da ibn abi Hind). L'esercito di ibn Kurayz espugnò nel Sigistàn, Zàliq, Sàs e venne a patti con la città di Zarang alla condizione di consegnare mille wasìf per ogni wasìf gàm (servo di coppa da bere?) d'oro. E poi ibn Kura3z mosse con i suoi eserciti e sottomise 1" i q 1 ì m del Khuràsàn. Incontro gli venne la gente di Haràt, ma In sbaragliata, ibn Kurayz espugnò di poi Nisàbùr o per trattato o con la spada; un suo distaccamento sottomise Tùs e dintorni con trattato, ed un trattato egualmente concluse Saraklis. Gli abitanti di Marw gli mandarono a chiedere la pace, e ibn Knraj'z l'accettò dietro il pagamento di 2.200,000 (dirham) all'anno. •2!tS. óu. a. ri. g§ 55 57. al-Aluiaf b. Qavs riunì 4000 cavalieri, e contro di lui presero le armi ^o. a. H. 1 ■ 1 • 1 1 n-, I 1 - • j^ - 1 ■ 1 A - ' - T IT-. • 1 1,1 • • I P E R S I A. - Con- gli abitanti del iukharistan, di al-Cruzagan, di al-x'ariyàb e delle vicine " quista deii'ìràn.l regioni : alla testa di queste schiere era Tùghànsàh. Si venne ad una ter. ribile battaglia, in cui gl'idolatri furono sbaragliati. al-Almafb. Qays mosse contro Balkh. gli abitanti della quale fecero la pace con il pagamento di 400.000 (dirham all'anno). al-Almaf b. Qays avanzò quindi anche contro il Khuwàrizm, ma non riuscì a .sottometterlo e ritornò indietro. I Mu.sul. mani in un certo numero di mesi espugnarono circa venti città. Di poi ibn Kurayz, che aveva soli 25 anni, partì da Nisàbùi- per com- piare il pellegrinaggio in segno di gratitudine ad Allah per le conquiste compiute e lasciò al-Ahnaf b. Qays quale suo luogotenente nel Khuràsàn^ Egli si recò a Makkah, compiè le cerimonie d'uso e poi andò a Madinah a visitare il Califfo. Intanto la gente del Khuràsàn si riuniva in Marw e prendeva le armi contro i Musulmani, ma al-Ahnaf b. Qays venne alle mani con loro f li volse in fuga. ibn Kurayz, ritornato ad al-Ba.srah, riconfermò i .suoi luogotenenti nel Kliuràsàn, nel Sigistàn e nell'al-Gabal. Crebbe intanto di molto il khai àg che affluiva nelle casse dello Stato pi'esso il Califfo Uthmàn, e venne a lui molto danaro dalle provincie. In Madinah furono raccolti ingenti te- sori. 'Uthmàn prese allora a dividere il danaro fra la gente : ad un uomo solo fece una volta dono di 100,000 dirham. Si racconta che i Musul- sulmani abbiano preso i tesori di Kisra, ossia 100,000 badrah (= somma di 1000—10,000 monete) d'oro, del peso ognuna di 4000 [mithqàl?] (Khamis, IT. 285. lin. 28-286, lin. 11). § 56. — Lo storico Dahlàn rias.sume (Dahlàn Futiiiiàt. I, 93-95) il testo di al-Tabari, secondo la versione di Sayf h. 'Umai-, narrando la conquista del Karman, del Sigistàn, del Mukràn e di Bayrudz sotto il califfato di 'Umar, prima perciò dell'anno 23. H. Quindi torna a ripetere (Dahlàn Futùhàt, I, 102-104) sotto il califfato di 'Uthmàn e per opera di Ahdallah b. 'Amir le conquiste già narrate dieci anni avanti. § 57. — Lo stesso si dica di ibn Taghribirdi, il quale (Mahàsin,' 1, 8ti. lin. »j (• .segg.) pone nell'anno 23. H. la conquista del Karman per opera di Sahl b. "Adi, del Sigi.stàn per opera di 'Asini b. 'Umar, e del Mu- kràn per opera di al-Hakam b. 'Uthmàn. Ma più avanti sotto l'anno 30. H. narra (Mahàsin, I, 97, lin. ll-Kij: Abdallah b. 'Amir conquistò Cfùr nell'Ard Fàris, facendovi grande bottino, e dopo sottomise molti paesi dell'Ard Khurà.sàn. Conquistò Nlsàbur con trattato di pa<<.-, o per assalto. Accettò h- offerte di sottomissione degli (PERSIA. • Con- quista doM'Iràn. ()§ 57-5!i. 30. a. H. 30. a. H. abitanti ili Sarakhs fon tiil)nt(> rli 150.000 icliihaiii;. e degli abitanti «li Marw con tiibiito di 2.'J00.000 (dirham). Poi conquistò tutti questi va.sti paesi; onde crebbe di mnìto il khaiàg che affluiva nelle mani del Calitìo Tfjjmàn. A questo venne dunque danaro fal-màl) da tutte le parti, siccliò 8Ì fece dei tesori ed aumentò lo paghe (a 1-a rzàq = provviste per i soldati) fcii-. 24. a. H. §§ 18 «, 66, 67). § 58. — Lo svolgimento della campagna di Porsia è riassunto noi seguente modo dal Mùller (Islam in Morgeul.. I. 245 e segg.). La liattaglia di Niliàwand fii il colpo mortalo per la dinastia sassa- nida : dopo di essa le varie provincie perdettero tra loro ogni coesione e furono incapaci a fornire le milizie per la difesa dell'Iran. Nell'anno 22. H. gli Arabi presero al-Eayy, Qùrais, Qazwin e Zangàn, oltre alla provincia deU'Adzarbavgàn. Nell'anno 23. H. cadde Hamadzàn e poco dopo, ti-a il 23. ed il 24. H.. caddero Qumm. Qasàn ed Isbahàn. Dopo NihàAvand Yazdagird si ritii'ò ad Istakhi-. dove abù Musa al- As'ari inutilmente gli pose assedio. Il Fàris fece una lunga e dispei-ata resistenza agli Arabi: alfine Istakhr capitolò nell'anno 28. H.. ma poi ribel- latasi fu conquistata nel 29. lì. Intanto Yazdagird era stato invitato dal- l' I.5bahbadz del Tabaristàn a rifugiarsi in quei monti inaccessibili lungo le rive del Mar Caspio, ma il re respinse l'ofiferta, e preferì prima il Karman, poi il Sigistàn ed infine il Kliuràsàn. 'Abdallah b. Amir lo seguì nella fuga, invase il Karman e a partire dall'anno 29. H. i generali arabi sottomisero gradatamente tutte le regioni dell" Iran dal Karman sino al fiume Oxus. a Balkh. a Harat ed a Zarang. § 59. — Sulla conquista dell'altipiano iranico cft-. anche: Abulfeda. I. 248 (nel 22. a. H.J. 266 (nel 30. a. H.) : E 1 p h i n s t o n e . /fist. India, 304 : Faristah, I. 27: Faristah Briggs. [. 2, 3: Fournel Berbères. I. 114: Hanifah, 148, lin. 11-12; 149: Kathìr Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187. IV, fol. 92.r.; Le beau, XL 318-320: Mirkbondi. IL 289-290; Mirkhondi Rehatsok. I, 153-154; Nuwayri, MS. Leid., L fbl. 102,r.-103.v. : Rampoldi Annali. II, 137; "Tabari Zotenberg, III, 502, 565-566, 571-575; Vloten Recherches, 18-19; 800. 30. a. H. §§ 59-6;^. Wavdi. I. I.r2: 30- »• "■ Weil Chalif.. I, 97-105. 16IMG4: '^ursta'cTeiiWi Wollhauseii Sk. n. Vorarb.. VI. 112-113: ZA., v.il. XXVI. pag. 261. PERSIA-GURGÀN. — Conquista del Gurgan. § 60. — (ibn al-(jra\vzi ). Alcuni pongono la conquista del Gurgàn nel- raunu 2-2. H. (cfr. 22. a. H., §§ 36. 37). ma al-Madà-ini la ritarda al calif- fato di 'Uthmàn o precisamente all'anno 30. H. Il nome di Gurgàn fu dato alla regione, si dice, perchè fu fondata da Grurgàn b. Làwud b. Sàm b. Nuli fGawzi. I. fol. 43,v.). § 61. — Secondo Sayf b. Tmar (Tabari. I. 2647. lin.,11) Gurgàn fu presa dai Musulmani nell'anno 18. H. Invece sappiamo da al-Madàini (Tabari, I. 2(559, lin. 3-4) che Gurgàn fu espugnata dai Musulmani nel- l'anno 30. TI. mentre regnava il Califfo 'Uthmàn. § 62. — (al-Madà-ini. da Kulayb b. Khalaf al-' Animi, da "l'ufavl b. Mirdàs al-'Ammiì. Il pagamento del tributo annuale da parte degli abitanti del J dirham e che talvolta, quando erano in arretrato di una, due o tre rate, nn-se turbati dalla minaccia di qualche invasione musulmana, accondiscendessero a pagare in una volta «ila tutti tjli arretrati: cosi accadeva ohe talvolta pagassero o due ''200,000ì, o tre (SfKtjOOO) rate insieme. § 63. — ('al-Madà-ini, da Kulayb b. Khalaf e da altri). Qualche tempo dopo la spedizione di Sa'id b. al-'As, gli abitanti del ó-urgàn rinnegarono il trattato e si dichiararono indipendenti, occupando anche la via di co- municazione con il Khuràsàn, che passa per Qùrais. Dacché più nessuno osava percon-ere quella via per timore degli abitanti del Gurgàn, per molto tempo, chi voleva recarsi nel Khuràsàn, doveva prendere la via che pas- sava per il Fàris ed il Karman. Fu soIq Qutaybah b. Muslim (negli anni 90.-96. H.) che ristalnlì le cctmunicazioni per la via di Qumis, e fii il primo (^generale) che ne rifacesse uso (Tabari. I, 2839). Cfr. Athir. m. 85: Khaldun. II. Ap]).. 135. 31 II. £5 l'.l. f,-,. 30. a. H. 30. a. H. § 54 _ (Sayf b. Uniar, senza i.suàd). (Dopo la presa di Qùmis?) ÓAN. - Conqui- ^"^v«yinza timore. Es.sa però ci porge anche altro lume diretto sulle vicende della conquista iranica. Ne dobbiamo cioè arguire che il governo di al- Ha.srah. premut(j, come dicemmo (cfr. 29. a. H.. § 12j, da forti correnti migratorie dall'Arabia, abbia preso 1" iniziativa della grande conquista. Quando cioè Abdallali b. 'Àmir ebbe infranto definitivamente la barriera ostile del Fàris, il .suo collega di al-Kùfah non .sospettava quali altri disegni «gli avesse in mente e non aveva preso vervm provvedimento per un'attiva campagna in Persia. Perciò allorché 'Abdallah b. Amir per dare sfogo ai suoi numerosi arabi, e per garantirsi la conquista del ITàris si cacciò ver.so oriente alla conquista dell' Iran, ebbe il vantaggio di e.sser jiartito in anti- cipazione e di poter giungere nel Khuràsàn a.ssai prima dell*- milizie di al-Kùfah, sebbene i confini di questa provincia fos.sero assai più vicini alla 55 >..i, .1... 30. a. H. 30. a. H. mòta, elle non quelli della |irovincia di al-Basiali. Il (jual fatto spiega ' quisu (^ei Taba- imi'he perchè gli eserciti di al-Basrah, invece di prendere il cammino più 'istàn., facile e piano verso il lvluira.sàn, attraverso il lembo orientale della pro- vincia di al-Kùfah. preferissero l'altro assai più faticoso e difficile attra- verso la Persia meridionale ed il deserto centrale della Persia, una delle più orride regioni dell'Asia. Per questo cammino non naturale poterono na- scondere le loro mosse ai colleghi di al-Kùfah e vincere nella corsa alle conquiste. Veniamo così a sapere che il governatore di al-Kùfah, appena avuto sentore delle mosse dei Basrensi, si precipitò anch'egli sull' Iran, per car- pire la preda, ma non arrivò a tempo, e fu perciò costretto a rinunziare alla gara. Per sodisfare in qualche modo all'amor proprio suo e dei suoi militi, si volse contro l' ingrata preda del Tabaristàn, che servì solo da sfogo e da compenso, ma fruttò così poco e male, che dopo questo primo esperimento, fu lasciato in abbandono per moltissimi anni successivi. La regione era per la massima parte formata di monti altissimi e ripidi, ricoperti di molte macchie che ne rendevano difficilissimo l'accesso ad eserciti invasori : il geografo ibn Yàqùt, che la visitò, ce ne fa una breve, ma precisa descrizione (cfr. Yàqùt, III, 502. lin. 10 e segg.). Regnante Mu'àwiyah nell'anno 54. H. (Tabari, li. 1322. lin. 8-12). gli Arabi ritentarono la vera conquista, ma l'esercito invasore, comandato da Masqalah b. Hu-bayi'ah, fu circondato e distrutto nelle gole dei monti dagli abitanti. La lezione fu così dolorosa per gii Arabi, che essi rinuu- ziarono per lungo tempo dopo ad ogni altro tentativo e soltanto nel 98. H. ritentarono l' impresa, nemmeno questa volta con grande successo. La storia successiva della Persia sta poi a dimostrare come il dominio degli Araln sulla regione fosse sempre assai precario, sovente ft-ammezzato da sangui- nose rivolte, e come appena l' impero arabo incominciò a sfasciarsi, il Taba- ristàn tornò a costituirsi in regno indipendente, seppure sotto capi musul- mani e .sotto pretesi discendenti di 'Ali b. abi Tàlib. § 66. — Sulla .storia antica del Tabaristà,n. su quella cioè anteriort- alla conquista araba dell' Iran, .sappiamo ben poco, avendo la leggenda oscu- rato il corso degli eventi. Le speciali condizioni fisiche del paese si sono impresse anche sulla storia della regione, la quale secondo le fonti per- siane era abitata in principio da demoni, annidati tra monti inaccessibili e boschi impenetrabili all'uomo. Si vuole che fòsse merito dei primi re leggendari della Per.sia, se divenne paese abitabile dall'uomo vincendo i demoni e costringendoli ad aprire strade e" fondare città. Nella storia leg- gendaria della Peisia antica pre-.sassanida ritorna sovente menzione del ,S04. ■ 30. a. H. §1 ,;(i.m. Tabaristàn uelle mille svariate vicende di quel lungo periodo, quale ci 30. a. H. appare nel racconto poetico del Sàhnàmah di Firdùsi, e nelle cronache per- quista dei laba- siane della provincia (cfr. Isfendiyàr, History of Tabaristàn, ed. Brown, ristan.] pag. 14 e segg.). I re sassanidi tentarono più volte dominare il paese e s'impadroni- rono e fortificarono le città di Rù3-àn e di Anuil. ma il loro dominio fu sempre precario, più nominale che effettivo. Il fondatore della dinastia lasciò il governo ad un princif)e, per nome Hastan-Sàh, discendente dalla famiglia reale che aveva tenuta la provincia sotto gli Arsacidi. I discen- denti di Hasfàn-Sàh regnarono nel Tabaristàn per 265 anni, e poi il re sas- sanida Qubàclz b. FhTiz, diede la provincia al figlio Kayùs, che massacrò i rampolli dell'antica dinastia, ma fu ucciso sette anni di poi dal fratello Anù.sirwàn. I discendenti però di Kayùs conservarono il loro potere nel Tabaristàn e continuarono ad avervi una posizione predominante anche dopo l'avvento dell'Islam lìarbic]- de Meynard. Dictionn. grogra- phique de la Perse, pag. 3H3-ii84). Yàqut e' informa che il padrone del Tabaristàn sotto i Sassanidi aveva titolo di Ispahbadz, o Spahbadz (cfr. Noeld ek e Perser, pag. 155, nota 2), ossia capo di eserciti (ibid.. pag. 90. nota 2); il potere del quale si trasmetteva ereditariamente, ma aveva bisogno di ima nomina regia, se la successione era interrotta. Quando vennero gli Aiabi, aggiunge Yàqùt, le cose furono lasciate com'erano, ed i Musulmani, dato il carattere dififìcile 'della regione, si contentarono di un tenue tributo (Yàqùt, III, 504. lin. 1S.2;V|. § 67. — Secondo al-Wàqidi, abù Ma'sar, ed al-Madàini, la conquista del Tabaristàn avvenne nell'anno 30. H. per opera di Sa'id b. al-'As, ed al-Madà-ini aggiunge, che prima di questo anno nessun esercito musulmano ave8.se mai fatto incursione in quel paese. È noto invece che, secondo Sayf b. *Umar. già ai tempi di 'Umar (cfi-. § 61 ) il Tabaristàn venne aggredito da Suwayd b. Mu(iaiTÌn e che l' Isbahbadz di quella regione facesse pace con il generale musulmano dietro pagamento di una somma di danaro, rice- vendo la quale i Musulmani .si obbligavano di non molestare il paese (Ta- bari. I. 2835-2836). Cfr. anche Athir, III. 84: Dahlàn Futùhàt, I, 101: Nuwayri Leid., I. fol. 101, v. § 68. — In quest'anno ^30.. H.) Sa'id b. al-'A.s conquistò il Ta'ljaristàn (Baethgen Fragni.. 112j. Cfr. Elia Bar S i n a y a . 80. .<)0S. 39 s<;o 30. a. H. 30. a. H. I 69. — (Tmai I). Salfbali, da al-Madà-ini. da 'Ali !.. Mugàhid, da quista del Taba- Ijaiias I). Malik). La spedizione contro il Tal)aristàn parti da al-Kùfah sotto f's<àn.| m]j ordini «li Sa'id h. ai-As: intenzione di 8a'id era realmente di inva- dere il Khiua.sau e con sé aveva menato vari Compagni del Profeta, ossia, tra gli altri. TTutJzayfah b. al-Yamàn, al-Ha.san b. Ali, al-Husa3'n b. 'Ali, 'Abdallah 1>. 'Al)bàs, Abdallah b. 'Amr b. al-'A.s, Abdallali b. 'Umar ed 'Aljdallah 1). al-Zubayr. Sa'Id non potè però metter in esecuzione il suo pro- getto di invadere il Ivhurasàn, perchè 'Abdallah b. Amir. il luogotenente di al-Basrah, aveva parimenti organizzata una spedizione contro il Khu- ràsàn. ed aveva marciato con tanta sollecitudine da Sa'id nella provincia. (Quando Sa'id venne a sapere che ibn 'Amir era arrivato già in Abra.sahr. rinunziò al suo progetto e mutò i piani. Egli si diresse innanzitutto .sulla città di Qùmis, che dopo la battaglia di Nihàwand (cfr. 21. a. H. § 72j aveva concluso un trattato con Hudzaytah. Da Qùmis marciò contro il (furgàu *■ costrinse gli abitanti a concludere un trattato, nel quale essi si obbligavano al pagamento annuale di 200,000 (dirham?). Poi espugnò "Tamisah. una città posta presso alle rive del Mar Caspio, e sui confini del 'Tabaristàn. Gli abitanti opposero una vivissima resistenza, impegnando con i Musulmani una battaglia tanto accanita, da costringere Sa'id a dire le preghiere se- condo il rito detto Salàt al-khawf, o preghiera della paura, ordinata da Maometto in simile fi-angente (ctr. 5. a. li., §§ 1. 2: 6. a. IL, ì? 28j. Sa'id ignorava pi-rò quali fossero le norme da seguirsi in questa forma speciale di preghiera e dovette rivolgersi a Hudza\fah b. al-Yamàn. il' quale spiegò e diresse la funzione, che consisteva nel permettere ad un a parte dei .soldati di compiere metà della preghiera obbligatoria, mentre gli altri compagni continuavano a combattere. In quella giornata Sa'id b. al-'A.s combattè valorosamente nelle prime file e si narra che egli con un colpo di spada tagliasse in due uno dei nemici : la spada entrò dalla spalla ed U.SCÌ sotto al gomito. I Persiani dovettero alfine cedere ai Musulmani e ritirarsi entro la fortezza. Più tardi chiesero l'amàn, os.sia la salvezza della vita e dei beni, e si arresero alfine alla condizione che non venisse ucciso un solo uomo. Sa'id, entrato nella fortezza, fece passare tutti gli abitanti a fil di spada e lasciò vivo un uomo solo, interpretando così a rovescio i patti della resa. Tutta la roba trovata nella città venne pre- data dai vincitori: nella divisione del bottino a un uornt» della tribù di Nahd toccò una cesta, chiusa con una serratura ; ma Sa'id, sospettando che potesse contenere pietre preziose, la fece restituire dal nahdita ed ordinò di aprirla. Rotta la serratura, si trovò che conteneva un'altra cesta ; aperta anche questa trovarono prima uno straccio nero avvolto stretto, 30(i. 30. a. H. §§ 69, 70. 0(1 entro il medesimo uu altro straccio rosso avvolto stretto intorno ad 3°- a- ^■ -.,..,, , ....... |PE RS I A. - Con- un terzo straccio di color giallo, che conteneva due membri virili (ayràn), quista dei Taba- nno (li color rosso scuro (k n m a y t ) ed uno di color rosso volpino (ward). ristàn.) Questo tatto destò vivissima ilarità, suggerendo ad un poeta il soggetto di alcuni versi pungenti all' indirizzo dei Nahd. Sa'id b. al-'As espugnò parimenti la città di Nàmiyah (T a ha ri, I, 2836-2837. ove sono citati i due distici satirici dedicati ai Nahd). Atjbir, III, 84-85, cita pure i due ver.si. Cfi-. Dzahabi Paris, I, fol. 151: Iqd, I, 47, lin. 7 e segg. Nota 1. — Sul nome di questo paese, Namiyah (o Nàminah : cfr. il paragrafo seguente; regna qualche incertezza (Istakhri 216,^; Muqaddasì, 51, 3.55; Hamadzàni, 165, ecc.: cfr. Indice, 3.50; Meynard Dict.. 383, 559; Balàdzuri, 334 nota dì. Cfr. Yàqfit, III, 5(J4-505; V, 298 (nota a III, .5"i5, lin. Gì; KhaldCin, U, App., 135. NoT.v 2. — In questa spedizione, secondo una tradizione di al-Madàini, cessò di vivere per ma- lattia) Muhammad b. al-Hakam b. abi 'Uqayl al-Thaqafi. Nella qual tradizione sono citati anche cinque distici composti dal poeta Ka'b b. Gu'njl in lode di Sa'id b. al-'As per la conquista del Tabaristàn e del Gurgàn iTabari, I. 2838). Cfr. Athir, III, 85. § 70. — (al-Balàdzurii. Il Calitfo UtXimàn nominò Sa'id b. al-'A.s b. Sa'id 1). al-'Às governatore di al-Kufali nell'anno 29. H. Allora il mar- zubàn di Tùs scrisse a lui e ad 'Abdallah b. 'Amir b. Kurayz governa- tore di al-Basrah, invitandoli a venire nel Khurà.san per impadronirsene, promettendo di consognare il paese a quello dei due che avesse trionfato e vinto. Partì ibn 'Amir verso il Khuràsàn, e parti egualmente Sa'id b. al-'Ss, ma ibn Amir fece più presto, sicché Sa'id b. al-'As (si contentò) di razziare il Tabari.stàn. Con lui durante la .spedizione si dice fossero al-Ha.san b. Ali (.-d al-Husayn b. Ali. Altri dicono che Sa'id b. al-'As raz- ziasse il Tabaristàn senza aver ricevuto lettera da chicchessia e mosse contro il paese direttamente da al-Kiìfali. Sa'id espugnò Tamlsah, e Nàminah, un villaggio. Il re di (rurgàn fece pace con lui mercè il pagamento di 200.000. o 300.000 dirham, bagli liyy ah icfi'. De Sacy, Tratte des monnaies, pag. 6;Glos s. Ba- ia dz.. 17; Dozy Dictionn., s. v.) wàfiyyah (cioè dramme persiane di pieno po.so), che furono distribuite tra i Musulmani combattenti. Sa'id con- quistò pure la parte pianeggiante (salii) del Tabaristàn, al-Riiyàn [Yàqùt, II, 873|, Dunbàwand [o Demavend : Yàqùt, 11,606; Meynard Dict., 236-238]. La gente degli al-Gibàl gli diedero danaro. Di poi i Musulmani razzianmo di tanto in tanto il Tabaristàn e le regioni vicine, e le popo- lazioni pagarono tributo, ora senza opporre resistenza, ora dopo vivo com- battinnmto (Balàdzuri. 334, lin. 11-335, lin. 3). Cfr. Fa.pli. 307. lin. Il e segg.; Yàqùt. UT. 504. lin. 23-505. lin. 8. 307. ss 71-71. 30. a. H. 30. a. H. g 71, _. J:ìot'onflo Sayf b. 'Umar i.stuza i.snàd). il trattato (ilei Ta- iPE RSI A. - Con- , " , , ,,, i o u quisia del Taba- l 'ari.-^tAii i venne eunelu.so nel corso dell anno ih. 11. ristan.; (Tal)ari, I, 2647, lin. 11-12 e 2000, lin. 2j. È notevole però che al- Tabari stes.so non dà valore a queste affermazioni, perchè pone la narra- zione dei fatti tra quelli dell'anno 22. H., ed immediatamente appres.so alla inrsa di (ifurgàn, che secondo, al-Madàiui avvenne, nell'anno 30. H. § 72. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). L' Isbahbadz del Tabaristàn scrisse a Suwayd b. Muqarrin (dopo la presa di Cfurgàn"?) ed ofìr'i di trat- tare la pace : Suwayd accettò e venne ste.so un trattato scritto, di cui Sayf pretende darci il testo autentico. Il TabarLstan era obbligato ad un tri- buto di 500,000 dirham (all'anno ?), dietro pagamento del quale gli abi- tanti del Tabaristàn erano assicurati da qualsiasi molestia. Testimoni di questo trattato dicesi fossero Sawàd b. Qutl«li al-Tamimi. llind b. 'Amr al-Muràdi, Simàk b. Maldiramali al-Asadi, Simàk b. 'Qbayd al-'Absi, e 'Utaybah b. al-Nahhàs. Il documento, secondo Sayf, porta \a la data del 18. n. (T a bari, I, 2659-2660). § 73. — Sulla conquista del Tabaristàn cfr. anche K a rh i r H i d à y a h. MS. Vienna. N. F. 187, IV, fol. 89,v.-90,r. : Khamis, II, 285, lin. 26-27; Wellhausen Sk. u. Vorarb.. VI. 113: Yàqut, III, 504-50'j; V, 298 (nota a III, 505, lin. 6). PERSIA-ÀDZARBAYGÀN. Spedizione nell'Àdzarbaygàn dell'anno 30. H. § 74. — Nelle annate precedenti si è spesso fatta menzione dellAdzar- baygàn: l'abbiam visto conquistato nell'anno 22. H. (cfr. 22. a. H., §4? 12-32), riconquistato nel 25. H. (cfr. 25. a. H. §ì^ 4-5), nel momento in cui al-Kùfah mutava di governatore, ed ora infine lo vediamo corso e rioccupato di nuovo nel 30. H. anche questa volta in occasione del mutamento di governatore. È possibile che il governo debole di Sa'd b. abi Waqqàs e dopo lui di al-Walid b. 'Uqbah abbiano contribuito alla rivolta dell' 5.dzarbaygàn e che in ambedue le circostanze i disordini della Pei-sia abbiano influito sulle deci- sioni del Califfo, inducendolo a mutare il titolai'e della provincia. Comunque sia, dobbiamo riconoscere che il possesso della pi'ovincia fo.sse per gli Arabi sempre molto precario e diffìcile, forse per il clima rigi- dissimo dell'Adzarbaygàn, che risente in inverno tutte le conseguenze cli- matiche dei grandi nevai dell'Armenia, del Caucaso e della catena dei monti che fanno corona a mezzodì al Mare Caspio. Gli Arabi non tennero perciò guarnigioni numerose nella pi-ovincia e furono esposti a sgradevoli 308. 30. a. H. Ss T4TG. sorprese. A ciò si deve aggiungere la viciuauza dei Tinelli nella regione -^O- ^- ^■ tra 1 Arasse ed i monti del Caucaso, ossia degli al-lvhazar. i quali erano baygan. - Spe- continuo deplorevole motivu di frequenti disordini, come quelli che sospin- dazione nei- ,.,.,..,,,. 1 . 11- 1-1 l'Adzarbaygàn gevano sempre gli abitanti a ribellarsi, perche nell anarchia che ne seguiva deiranno30. H.| essi avevano sempre da guadagnare. L'Adzarbaygàn è poi paese ohe si di- fende difficilmente, perchè giace come un immenso antiteatro, tutto cir- condato di monti, i cui abitanti hanno in potere loro tutti gl'ingressi nel piano. L'Adzarbaygàn era possesso di grande valore ed importanza strate- gica : innanzi tutto girava il tiauco dell'altipiano ai'meuico, e ne facili- tava il possesso : in secondo luogo era indispensabile per chi o dominasse, o volesse dominare l'altipiano iranico, di avere il sicuro possesso della pro- vincia, perchè da essa si potevano tagliare le comunicazioni tra la Persia orientale e 1' 'Iraq. Questo ci spiega perchè gli Arabi tenessero tanto al- l'Adzarbaygàn, e perchè poi specialmente facessero tante spedizioni verso il settentrione sino alle falde del Caucaso contro gli al-Khazar : era sempre per la necessità, o nella speranza di fiaccare una volta per sempre la te- nacia aggressiva dei Turchi del settentrione. La spedizione dell'anno 30. H. pare differisse di poco da quelle pre- cedenti, uè abbiamo attestazioni dirette che questa volta la conquista tosse più sicura e durevole delle altre. Dobbiamo però ricoscere che dopo l'anno 30. H. gli abitanti stessi dell' Adzarbaygàn non diedero pil'i grande fastidio agli Arabi, reguanti gli Umayyadi, quantunque i Turchi al settentrione continuassero a dar sempre molte molestie. § 75. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Durante la spe- dizione di al-Raj-y, Hudzayfah b. al-Yamàu fu mandato a razziare al-Bàb per soccorrere Abd al-rahmàn b. Rabi'ah : con Hudzayfah andò anche Sa'id b. al-'As (governatore di al-Kufah), il quale però rimase nell' Adzarbaygàn l^ier proteggere le retrovie della spedizione contro al-Bàb. Quando Hudzayfah ebl>f terminata la sua missione, ambedue fecero insieme ritorno (ad al- Kufah ?ji') (Tal>ari. L 2801; ). Cfr. Athir. m, 8.J. Nota 1. — Mancano in al-Tabarì altri particolari su 4ue3ta spedizione di 'AIjJ al-rahmun b. K.i- l.iah nella direzione di al-Bàb. k evidente che al-Tabari ha attinto molto parzialmente nelle sue fonti, H nou>istaute le «uè preferenze per la tradizione iraqense, ha tralasciato di citare molte tradizioni di Sayt'. L accenno di .Saj-l è poi tipico del sistema cronologico della sua scuola: la spedizione di Hudzayfah I.. alVaman contro al-Rayy appartiene ai fatti dell'anno 21. H. cfr. 21. a. H., § 111. mentre .Sa'id h. «l-'.U non fu al-govenio di al-Kfifah prima dell'anno 2V». H. Sayf confonde la spedizione (leir.idzarbayé»ii dell'ann.. .>-2. H. cfr. 22. a. H.. S§ 1« e segg.j con quella del *•. H. § 76. — (al-Halàdzuri;. Poi fu prefetto (di al-Kùfàhj Sa ni li. al- A.s liK'H'annc 30. II. |. il .|iial.- tV-ce scorrerie nell'Àdzarbaygàn e battè la popo- st/n. §1 7t>-"'.'. 30. a. H. 30. a. H. la/ioiif (dei (listiotti) dì Miìtiaii e (tìIhu. UH si imiioiiu cuutio dalla parti- BAYÓAN. - Spe- «'i l-'i'"i [Yaqfit, I, 21(1: Meyiiard Dict., 26] e di Baluwankarkh fpyi dizione nel- parocchi Armeni e aiutanti deH'Sdzarbavgàn, ond'egli mandò là Garir b. TAdzarbaygàn dell'anno 30. H.i Ahdallah al-Bagali che li mise in tnga, e preso il loro capo, lo crocifisse sulla (palali Bagarwàn. 8i racconta che al-Sammakh 1). Diiàr al-Tha'labi era con Sa'id b. al-'As in questa razzia, e che Bnkayr b. Saddàd b. Àmir il cavalcatore di Atlàl (fàris atlàl: nome del suo cavallo : ctV. Dura^'d, 100, lin. 7-8) ora pure con loro ; di lui dice al-Sammàkh : Or m'è stato cantato di cavalieri a Mùriàn che hanuo consegnato (tradito Vi Bukavr dei baurt-1-.Saddakli, il cavalcatore di Atlal. Egli era dei banii Kinànah, e, avendo udito un ebreo sotto Umar re- citare : Ah, As'ath! l'Isiàm l'ha distratto dal badare a me. onde hu passato con la sua sposa hi j)iii lunga notte! lo uccise. Poi Ali 1). abi Tàlib mandò iieirAdzarbaygàn al-As'atJi [b. Qays al- ivindi], il quale, quando vi ili, trovò che la maggior parte degli abitanti erano mu,sulinani e che leggevano il qur'àn. Egli fece stanziare in A r- dabil come capitale tutti gli Arabi stipendiati di ruolo f a h 1 ' a t a \v a - 1 - diwàn) ed edificò la moschea che poi venne però ingrandita (Balàdzuri. 328, lin. 17-iJ2!t. liu. 9) [M.]. § 77. — (al-Dzahabi). Nell'anno 29. TI. gli abitanti deH'Adzarbaygàn luppero il trattato di pace, e Sa'id b. al-'As dovette allestire una spedi- zione contro di loro. I ribelli furono vinti (Dzahabi Paris. I, tòl. ir)l,r.). Cfr. anche Dzahabi Ta-rìkh, MS. Paris, I, fol. ]33,r., 151,r. : Ma- li às in , T. 97. lin. 3-4. PERSIA. § 78. — Il Nawrùz dei Persiani cadde sull' 8 Ramadàn (= giovedì ù maggio tìó] dell'È. V.) (Hamzah, 161 [dice domenica]). IRAQ. — Primi sintomi del malumore contro il governo: deposi- zione di al-Walld b. Uqbah dal governo di al-Kufah {versione di Saiff l>. Tinar). § 79. — Sulla grande crisi interna dello Stato musulmano, che poitò fatalmente alle prime guerre civili e pose fine per sempre a quell'accordo fraterno dei Musulmani, per il quale il Profeta aveva lottato tutta la sua vita, abbiamo notizie scarse, tì-ammentarie e poco esplicite. al-Tabari per 310. 30. a. H. §§ 7y, 80. la sua infelice piefereuza verso il fallace Sayf b. 'Umar. porge quadro 30. a. h. inulto imperfetto e parziale degli eventi, perchè Sayf, benché fornisca ^^^ni dei maiu- jiotizie di molto interesse, non è fonte sicura e tutto ciò che proviene "^o'^ contro u da lui, deve essere accolto e vagliato con molta prudenza. Nel caso pre- ^lo^e di ai-Wa- seute. trattandosi di fatti molto noti a tutto il mondo musulmano, Sayf iid b. Uqban dai , . . , ,. , , , governo di al- nou ha potuto inventare notizie completamente lalse, ma lia cercato con Kufah.i tutti i mezzi possibili di velare gli aspetti più brutti della grande crisi, e di presentarla come l'opera di alcuni irresponsabili, discolpandone il Califfo Utjimàu ed i suoi luogotenenti. Non pertanto è possibile di leggere molte vose fra le righe delle sue tradizioni tendenziotse : queste noi tenteremo di riunire ed ordinare nei paragratì seguenti, mettendo in rilievo dalle tra- dizioni prolisse ed oscure i punti principali di quello che può ser\iie ad illuminare la situazione politica assai intricata e complessa § 80. — 111 un paiagTafo precedente (cfr. 24. a. H., § 10 nota Ijabbiamo tatto cenno ad alcuni documenti (apocrifi) attribuiti da Sayf b. 'Umar al Califfo Uthmàn appena ebbe assunto il governo dell' impero arabo. Alludo cioè alle quattro lettere, che si afferma scrivesse il Califfo ai suoi luogo- tenenti nelle provincie, ai comandanti dei campi trincerati, agli esattori delle imposte, ed al popolo in generale. Anche se questi pretesi documenti non sono autentici, sembrano però composti da persone che conoscevano le condizioni dell' impero ai tempi di Uthmàii, e perciò hanno attribuito ad 'Utjimàn quello che essi hanno creduto egli avrebbe dovuto dire. È certo perciò che gli abusi ed i pericoli, ai quali nelle anzidette lettere oscura- mente si allude, vennero realmente alla luce mentre 'Uthmàn era al governo. Se nella ietterà di Uthmàn ai governatori e luogotenenti si fa dire al Califfo che i .suoi rappresentanti dovevano agire verso i loro dipendenti come be- nevoli pastori (ru'àt) e non come avidi esattori d' imposte (g uba tj (T a- bari, 1. 280:^, lin. 18 e segg.), ciò significa per noi che ai tempi di 'Uthmàn i governatori avevano incominciato ad opprimere il popolo con tasse ecces- sive ed a farsi sinceramente odiare. Interpretando in (juesto modo il detto «h)cumento, dobbiamo altresì concludere che i Musulmani dalle provincie mandavano spe.sso reclami a Madinah contro le vessazioni dei governatori, i quali nel distribuire le ingenti somme delle pensioni fra i militi musul- iiiaui, facevano atti di favore per i loro amici ( juivavano altri di ciò a cui avevan diritto. Cosi anclu- i sudditi non-musulmani erano già sotti <- p«j»ti a ve.s.sazioni ed esazioni ingiuste (Tabari. I. 2802-2803j. La .stes.sa corruzione erasi egualmente estesa anche ai comandanti degli eserciti che guerreggiavano contro gli infedeli e i quali nella divisione «^ di.stribuzione del bottino agivano senza scru[K)li nel pioprio interesse, :til. §4 811. HI. "*^* ^* "• 3C. a. H. anicclicndosi il s|ipsf' «Iil t.-si.io o iI.m >;<.l(l;)ti Titillali. T. 280;}. liii. 7 h IRAQ.- Primi sin- lomi del malu- s.'cjuPUtl ). more contro il y^a condotta degli esattori delle imposte era anche deplorevole: il loro governo: deposi- ^.^^ ^^,^ „^,jj p,.j, -^ ^^j ngcuotcre dai contribnenti quello che era tìs.sato 2ioneoiai-vva- ~ lìdb. Uqbah dal j,,.,- leggo, o per trattato, ma addirittura di .saccheggiarli (vasi uhu hai KoflV"** '*' ^' (T«l^«i' • T' 280iJ, lin. 12). derubando la proprietà degli orfani e spogliando i non mui^ulmani. Infine gravi.ssimo era il danno morale e materiale della iiopolazione «orrotta dal lu.s.so e dall'avidità di guadagni, perchè 'Uthman deplora come i ^Musulmani tra.scurassero la legge e la religione nell'avida ricerca dei beni terrestri, e si lasciassero corrompere dalle imove condizioni, uell<- quali si trovavano. Il Califfo addita due pericoli maggiori: la corruzione dello schietto spirito arabo per la presenza nelle file dei Mu.sulmani della nuova generazione dei figli di Arabi da madri non ^-abe: ed infine il tia- visamento delle dottrine islamiche per la conver.sione alla nuova fede di rozzi Arabi nomadi, e di barbari persiani ed ararne! (al-A'ràb wa-1- A a pimi, che non comprendevano il testo quranico e ne interpretavano erroneamente le leggi, introducendo co.sì pericolose novità (al-ibtidà") (T a Ilari. I, 2803, lin. 15 e segg.). § 81. — L'impressione, che si trae da queste allusioni oscure, è che fia le ragioni piiiK ipali della grande crisi debl)ansi porre in prima linea gravi conflitti d'interessi politici ed economici, creati dal con.seguimento improvviso di ingenti ricchezze e dalla loro imperfetta distribuzione, con strascichi dolorosi di spoliazioni ed ingiustizie. Quindi in ultima analisi il movente pi-incipale era un disagio ec£)nomico (cti-. T a bari. 1, 2850, lin. 2), acuito dal pessimo governo dei luogotenenti del Califfo e dalle condizioni caotiche dell'amministrazione pubblica. Questa, disorganizzata dalle guerre di conqui.sta, era caduta in mano di iiomini che avevano in mente un solo scopo, quello di arricchirsi il più presto possibile e di godere senza misura e senza ritegno di tutti i piaceri leciti ed illeciti della vita. Le conseguenze di tanto disordine e di tanta disonestà pubblica e privata in un organismo ancora giovane ed assai imperfetto e deficiente, furono immediatamente .sensibili ed arrecarono un grave turbamento non solo nell'economia pri- vata dei membri della comunità musulmana, ma sovrattutto anche nel- l'economia pubblica. Parlando del Califfo 'Umar. noi avemmo l'occasione d'intrattenerci abbastanza ampiamente sull'ordinamento dello Stato islamico, che la tra- dizione gli attribuisce. Noi vedemmo (cfr. 23. a. TI., §§ 846 e segg.) che la noinia generale direttiva consisteva nelle sue grandi linee nel lasciare :312. 30. a. H. S SI. ai nuovi paesi conquistati tutta l'amministrazione già esistente, non mu- tando nemmeno gl'impiegati che erano al serv'izio dei caduti governi. L'as- .soluta impreparazione ed incapacità amministrativa dei conquistatori resero impossibile qualsiasi altro sistema di governo. Altri due concetti fondamentali, che ispirarono gli ordinamenti primi- tivi, turono inoltre la presunzione che i popoli soggetti sarebbero rimasti fedeli alla loro religione avita, contentandosi dell'umile missione di fornire nella massima copia e regolarità i tributi ai loro padroni. E infine i conqui- statori si prefissero di considerare le provincie assoggettate al loro dominio, come un grande patrimonio, tutte le rendite del quale dovevano fluii'e per il godimento esclusivo dei novelli padroni. Noi demmo in un'annata precedente dei nostri Annali (cfr. 20. a. H., 4}§ 247 e segg. ) le tradizioni che si riferiscono alla distribuzione delle ren- dite dello Stato musulmani) fra i membri componenti la (iomunità mai'- ziale e vittoriosa. E forse ])robabile che la ti-adizione non sia in tutto fedele alla verità nel darci l'esposizione minuta della distribuzione delle pensioni o paghe. Può essere cioè che vivente 'Umar gii uffici governativi adibiti a ([ueste distribuzioni non funzionassero con quell'esattezza di criteri e di norme che la tradizione descrive ; ma non mi pare che si possa dubitare che 'Umar vx\ \ suoi consiglieri tentassero di mettere in atto su grande scala imperiale, quanto si soleva fare in proporzioni infinitamente più pic- colo nel deserto, quando la comunità predatrice e vittoriosa veniva a spar. tirsi il bottino. Vi fu l' idea e vi fu pure la buona intenzione di metterla in atto, ma l'esecuzione pratica riuscì incompleta ed infelice per l' incapa- cità e la disonestà e forse anche l'imprudenza di coloro che per primi furono addetti al lavoro di distribuzione. L' istituzione del d i w à n sembrò essere impresa semplice e facile, ma all'atto pratico .sorsero fitte e spinose innumerevoli difficoltà, che inceppa- rono il suo nonnaie e sodisfacente funzionamento. Non parlo delle difficoltà di esazione, non mi dilungo a dimostrare ora come le rendite dello Stato, dato il disordine caotico di molti rami dell'amministrazione, avessero un Hu.sso lento e incostante; non mi fermo nemmeno a ricordare come la di.so- iif'stà universale di tutti gli impiegati dall'infimo sino allo .stesso governa- tore rendesse ogni giorno più precario l'ammontare delle somme che real- mente giungevano al te.s. II., tu il di.savanzo creatosi nel bilancio dello St^to musulmano, per cui moltissimi iMuigrati dalla penisola ed arruolati nei campi militari della provincia, specialmente in al-Basrah. al-Kùfah ed al- Kustat, rimasero sen/n la paga o pensione su cui avevano contato, ed a cui pii'tondevano tomo a un diritto. Ma quando lo angustie finanziarie si si it>ct>ro ancor j>iù sentire, anche i pensionati antichi si videro o falci- diata o so}>pressa dol tutto la paga, o pensione. <.'ho ora per essi runico mo/./.o di sussistiMiza. !U4. 30. a. H. § HI. Da fio quindi noi dobbiamo inferii-e che i Musulmani si videro costretti 3°- ''•/'• a riprendere il cammino delle grandi conquiste, appunto per procurarsi ^^^j' ^g, ^atu- altri mezzi ed altre rendite, e dall' insieme delle tradizioni si ritrae anche more contro ii ,,,,.... TI, . governo: deposi- r impressione che 1 altipiano iranico, esausto dalle guerre passate, truttasse jj^ne di ai-Wa- ben poco agli invasori e che quindi la conquista dell' Iran risultasse come ''«' ''• Uqbah dai ,._,... , , governo di al- una scadente speculazione. La tradizione ignora del tutto ogni memoria KOfah. di ricchi bottini e fa intendere che gli Arabi rimanessero sì poco entu- siasti del paese, da non sentirsi invogliati da immigrarvi. Anche in appresso r immigrazione araba in Persia fu sempre ordinata e diretta dal governo per ragioni militari, mai spintavi per spontanea corrente. Quindi il sollievo economico dato dalla conquista iranica fu effimero ed insoddisfacente. In Egitto avvenne un fenomeno simile : anche lì si ebbe, per la fama ilella ricchezza del paese, una fortissima immigrazione, che si accentuò sovrattutto ai tempi di 'Uthmàn, accompagnata da una diminuzione di reddito a cui le conquiste ncIl'Aft'ica settrntrionale. arida e povera, non [K)terono supplire. Quindi sovi-abbondanza di popolazione immigrata ed im- possibilità di mantenerla tutta a spese dell'erario. Non ho bisognr) di soffermarmi a descrivere le conseguenze morali di questa specie di mezzo fallimento dello Stato musulmano nel far fi-onte ai suoi impegni. Già prhna per il trambusto .spasmodico e violento della conqui.sta era ovunque diffuso un senso d'irrequietezza, una tendenza alla emancipazione, comune a vincitori e vinti, a padroni e a .servi. Quando su (juesto terreno fecondo ai sensi di rivoluzione venne a cadere il fer- mento morale acuto prodotto dalle deficienze insanabili dell'erario pub- blic• 1 • • • IRAQ. - Primi sin- la nuova amministrazione. r.,ntrati m Fersia come predoni conquistatori, tomi dei maiu- retti assieme da un'organizzazione politica e militare delle più semplici e more contro il •11, 11 • 1 , , 11 • 1 governo: deposi- rozze. ottima per il desorto, ma del tutto inadatta allo esigenze complesse ^jo^e di ai-Wa- d'uiia civiltà di gran lunga superiore ai barbari abitatori del deserto, non iid b. Uqbahdai ]Mjterono suppluv alle manchevolezze dei Persiani. L'anarchia dei Sassa- Kufah.) nidi perdurò quindi anche sotto gli Arabi, e se per parecchi anni rimase \ «lata dalla tensione continua delle guerre di conquista, si fece sempre più acutamente sentire man mano che le guerre erano meno frequenti, e si com- battevano lungo i confini sempre più remoti. Man mano che le provincie definitivamente conquistate uscivano dallo stato di guerra ed incomincia- vano a riprendere la vita normale del tempo di pace, tutte le deficienze dell'antica amministrazione sassaiiida tornarono a farsi sentire, acuite da tutte le imperfezioni del nuovo ordine di cose, che sembrava aggravare i mali già esistenti ed aggiungerne dei nuovi. § 82. — L'anarchia è contagio.sa e le condizioni infelicissime del paese demoralizzarono anche i nuovi padroni. Così l'anarchia si diffuse anche tra i Musulmani ed avvennero le peggiori violenze. L'agglomerazione ogni di crescente di persone in al-Ba.srah ed al-Kùfah, le due capitali dell'Iraq, e l'af- riufiiza perciò nelle medesime di mahiventi e di avventurieri della peggiore specie, rivelarono nei campi militari della Babilonide, prima che in ogni altro luogo, l'esistenza dei mali peggiori che travagliavano la nuova società sorta sulle rovine di quella distrutta dai conquistatori. Ciò risulta evidente «lalle tradizioni di Sayf Abbiamo già narrato altrove (ofr. 26. a. H., §§ 10 e segg.) il conflitto (sempre per questioni di danaro) fra il governatore di al-Kùfah, Sa'd b. abi Waqqàs, e l'esattore delle imposte. 'Abdallah b. Mas'ùd, il Compagno del Profeta tanto venerato dai tradizionisti. Il Califfo diede ragione ad ibn Ma.s'ùd. pagò coni propri mezzi (akhadza ma 'alayhi: cfr. Tabari, I, 2840, lin. 7) il debito di 8a'd. ma gli tolse il governo di al-Kùtàh, dan- «lolo ad un .suo parente al-Walid h. Uqbah. S • possiamo prestare fede a Sayf, al-Walld governò con mitezza e si fece generalmente ben volere della popolazione (Tabari. I. 2840, lin. 11), benché, come ri.sulta dai fatti successivi, aj)paia uomo debole che amava la vita facile, .senza disturbi e, piuttosto che avere le noie di governare 5, «6. vano assalito, e cominciarono a dirgli [al vicino]: « Xon gridare; altrimenti 30. a. h. . , ì • f ■ r .• • !• • i 11 r 1 ['IRAQ.- Primi sin- ^ ti tratteremo tanto che ti laremo star zitto ». intatti 1 uccisero. Allora [abù ^q^, ^g, mai^. Siu-ayhj ritornò presso 'Utjimàn e rivenne a Madinali e vi trasferi la sua "^o'^ contro ii lamiglia. A causa di questo avvenimento, quando se ne sparse la notizia, ^^^^^ ^\ ai.wa- fu rimessa in vigore la qasàmah [per un omicidio, in mancanza di prove] iid b. Uqbah dai ,. ., , ,,, . I- ■ . -1 • • • governo di al- e SI stava a quanto diceva il prociuatore dell ucciso [cioè il più prossimo Kufah.i parente che aveva diritto di reclamare la vendetta], per porre tine all'uc- cisione di tanti uomini, che allora si verificava (T a bari, I, 2841, Un. 11- 2842. lin. 2) [M.G.J. § 86. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf b. Umar, da Muliammad b. Kurayb, da Nàti' b. Crubayr). Disse 'Utjimàn: « Il gimamento è imposto all'accusato « e ai suoi prociu-atori : si fanno giiu'are cinquanta di essi, se non vi è «prova decisiva: se la qa sa ma li è manchevole, e manca un sol uomo « [dei cinquanta], essa si respinge [non ha valore probativo]; allora assumono «la qasàmah gii accusatori, e si fanno giurare. E se ne giurano cin- « quanta, essi sono nel diritto [di infliggere la pena]» (') (Tabari, 1, 2842. lin. 2-7j [M.Cf.]. Nota 1. — In seguito dunque a questo triste incidente abù Surayli, il testimonio dell'omicida, e •-'omijagno del Profeta, sdegnato dalle condizioni esistenti in al-Kiìtah, sembra ritornasse a Madinah e che in seguito «Ha sua visita al l^aliffo venisse ristabilito poi l'uso antico della qasàmah Tabari, ]. 2841-'284'2i. La qasàmah era una istituzione molto nota ai tempi pagani (cfr. WeUhausen Reste, p.ig. 1S7 e segg.) alla quale si ricorreva nei casi dubbi, quando non si era certo se un tale fosse o no olpevole d'omicidio. L'accusato aveva il diritto di chiedere la qasàmah, con la quale se poteva tro- vare cinquanta persone, che giurassero essere egli innocente, egli andava assolto. Se però non riusciva .. trovare il numero voluto, anche se mancava una sola persona, egli era condannato a morte. Questo so era stato completamente trascurato da Maometto, perchè il Profeta aveva eretto il .sistema teocratico lelV Isiàm con il concetto fondamentale che i Musulmani dovessero vivere in perpetuo accordo fra loro. Non abbiamo notizia alcuna sicura, che mentre viveva il Profeta un musulmano uccidesse mai un cor- religionario: l'autorità goduta dal Profeta e l'influenza illimitata, che egli aveva acquistato sui seguaci, T'-stTO quasi impossibile gli omicidi fra i Musulmani. Il silenzio delle fonti e sovrattutto del Qiir-àn su 'jiiesto argomento sono molto signiticativi : se un musulmano avesse ucciso un compagno, Maometto sarebbe - • •hiamato a provvedere e per un fatto di tanta gravità avremmo avuto ampia testimonianza nel :•-•■! sacro. Dacché dunque Maometto non ebbe mai a regolare un omicidio tra musulmani, egli era morto senza lasciare alcuna norma precisa sulla procedura e sulle pene da infliggersi in caso di omicidio fra musulmani. Vediamo cosi come l'Islam iniziasse le conquiste ed assumesse l'amministrazione di un vaato impero senza avere, fatta eccezione per il furto, e per la pena del taglione un codice penale nel 6euso da noi inteso. Vale a dire che presso gli Arabi non si era ancora affermato il principio che lo Stato fiovesse a.Hsumere a sé la punizione dei delitti: per la maggioranza questa era ancora faccenda privata, vendetta privata dei parenti del colpito. L'ingerenza dello .Stato, e l'inflizione della pena di iDurte era considerata un'usurpazione, una violazione del diritto per eflietto della quale i parenti del giustiziato conHideravano gli esecutori della giustizia come nemici su cui avevano il diritto ed il flovero di vendicarsi. Per qaest« ragioni, quando nelle provincie si ripeterono i misfatti di sangue e lo Stato avreblie dovuto infliggere a molti la pena di morte, il Califfo Uthman si trovò chiamato a risolvere tiu problema superiore alle sue forze e non osando accrescere i malumori già si vivi, invece di intro- durre una misura progressiva, ritornò addietro e preferi di richiamare in vita un'istituzione pagana, rozza, inefficace e che si pre.stava facilmente ad ingiustizie Era cioè possibile che un colpevole, che avesse molti amici, andasse assolto, e un innr>rente poco conosciuto e senza amici tiovesse ingiusta- mente snVure l'estremo supplizio. Più tardi i teologi e giureconsulti musulmani colmarono arditamente le deficienze del codice islamico con leggi copiate dalla giurisprudenza romana, ma ciò avvenne molti 319. f§ w, 87. 30. a. H. 30. a. H. Pillili più tarili, ii>l I-orso ili'l secoii'io secolci (Iella Higrah. Vivente però Trthrmin. iinamiu ìt- trailizioni il»;l l'IRAQ.- Primi sin- l'rofeta <• del deserto erano ancora troppo vive nella memoria di tutti, non era possibile tentare simili tomi del malu- ardimtnti. né passò mai ))er la mente di alcuno di osarli. Tutti gli Arabi erano nati nel deserto, e dove more contro il mancava uint ni>rM)a musulmana, istintivamente e naturalmente ritornarono agli usi del deserto, ti-asou- governo: deposi- rati dal Profeta. Riviene così anche fuori la natura schiettamente pagana dei conquistatori, sulle spalle rione di al-Wa- dei quali l'Islitra posava ancora assai leggermente. In al-Kiifah erano accorsi jnolti arabi, veri predoni lid b. Uqbah dal del deserto, che dell' Isliim non conoscevano nemmeno una parola. governo di al- (Questi furono gli elementi pericolosi che turbarono gravemente l'ordine e la sicurezza pubblica Kùfah.1 in al-Kiìfah, credendo di poter vivere in una grpnde città nello stesso modo nel quale erano usi ili vivere nel deserto, trovando un ambiente favorevole nel caos amministrativo e nel malumore generole, che agitava indistintamente conquistatori e conquistati. § 87. — Secondo Sayf b. 'Umar, gli eventi che seguirono e che por- tarono, tra le altre conseguenze, anche alla deposizione ignominiosa di al- Walid b. 'Uqbah dal governo di al-Kùfah, furono effetto di rancori perdo- nali contro il governatore, cagionati sovrattutto dall'odio dei padri dei giovani messi a morte dal governatore in .seguito all'assassinio di ibn al- Haysumàn. In parte Sajf ha ragione: questi arabi rozzi del deserto, divenuti mu- Hulmani di nome solo da pochi anni e per ragioni opportunistiche, erano ancora pieni dello spirito pagano antico e non potevano comprendere una vita sociale diversa da quella nella quale erano nati. Nel deserto il diritto più sacrosanto è quello che autorizza il parente dell'ucciso a vendicare la morte del consanguineo, facendosi da sé giustizia, nei modi e nei limiti che crede. L'ente, Stato, che si interponeva fra gli iiomini e vietava che faces.sero giustizia da loro, era una novità odiosa, alla quale quei rozzi no- madi non volevano e non potevano sottostare. L'odio, che in antico rivol- gevano alla famiglia dell'uccisore, si volse contro colui che nulla aveva direttamente che fare con il delitto, ma aveva agito impersonalmente come lappresentante ed esecutore della legge e degli ordini del Califfo. I padi-i di quegli scapestrati messi a morte per omicidio, considerarono il gt)ver- natore come rassa.ssino dei loro figli e fecero tutto il po.ssibile per rovi- narlo, non osando per timore delle conseguenze di assassinarlo. Questa è l'interpretazione data da Sayf (cfr. T abari. I. 2843, lin. 14 e segg.), se- condo il quale si generò un conflitto tra gli antichi diritti della tribù ed i nuovi diritti dello Stato (cfr. Wellhausen Sk. u. Vorarb.. VI. IlTi. Esistevano però anche altri e più ascosi motivi, i quali per la loro natura estremamente complessa sfuggirono a Sayf ed ai tradizionisti della sua scuola. • La .società araba trasportata tale quale era dal deserto nei centii abi- tati e civili della Babilonide. incominciava ora a sentire i primi effetti dei nuovi contatti ed a subire le prime modificazioni, alle quali sottostà fatal- mente ogni società inferiore al contatto con una più progredita e civiU-. 320. 30. a. H. § 87. Allo stesso tempo, dalla morte di Maometto in poi, un altro fenomeno si era ^O- ^- ^■ , j li^ . • • T ("IRAQ.- Primi sin- avverato, che doveva avere altresì gravissnne conseguenze. In un passo tomi dei maiu- precedente, parlando degli ultimi anni della vita di Maometto, abbiamo '^°''® contro il governo: deposi- esaminato con qualche attenzione il processo di ammissione m grembo, al- ^jone ^j ai-Wa- r Islam di una quantità di nuovi elementi poco o niente mu,sulmani, ed ifd b. Uqbah dai go ve rn o di al- osservammo come vivente Maometto, questo processo avesse preso uno Kufah.] sviluppo tanto grande, che il giorno della morte del Profeta la grandis- sima maggioranza dei Musulmani non erano per così dire affatto musul- mani ! I veri Compagni del Profeta, quelli cioè che si erano imbevuti del vero spirito islamico, erano già allora una minoranza, che in rapporto al numero sempre crescenti dei neo-, e, dii-ei anche, dei pseudo-musulmani, diventava ogni giorno una minoranza più piccola, nel pericolo imminente di rimanere sommersa dalla torbida marea di quelli che non conoscevano il Profeta e meno ancora le sue dottrine. Queste osservazioni ci hanno dato la chiave per comprendere il vero significato di molti eventi che seguirono la morte del Profeta. La conquista d'Arabia e dell'Asia Ante- riore diede a questo processo d' infiltrazione di elementi nuovi ed avversi all'Islam uno sviluppo infinitamente più veloce e più grande. In alcune tradizioni di Saj-f si allude con .sufficiente chiarezza ai pericoli ai quali era esposto lo Stato musulmano da parte di questi nuovi elementi. Poc'anzi abbiamo fatto cenno ai figli di arabi da madri non arabe, ossia dalle donne fatte schiave durante le guerre di conquista: questi giovani, nati fiiori d'Arabia, dovettero sentii-e molto profondamente l'influenza delle loro madri, le quali, si può dire, con il latte stesso istiUarono negli animi dei giovani non .soltanto consuetudini, ma anche principi, e superstizioni e sentimenti molto diver.si da quelli dominanti nel deserto. Queste donne non parlavano l'arabo, non conoscevano il deserto, odiavano forse anche i nuovi padroni del paese, erano realmente ancora attaccate alla fede antica ed alle usanze della ci- viltà, nella quale erane nate ed educate. I figli dovevano quindi venir su con sentimenti ben diversi da quelli dei loro padi-i. Esistevano però elementi nuovi anche più pericolosi. La sanguinosa conquista d'Arabia nell'anno 11. H. ed il lungo periodo delle conqui.ste fuori d'Arabia aveva riunito intorno agli stendardi musulmani una turba infinita di avventurieri arabi della peggiore specie, tutti intenti solo a rapine ed a violenze. Oltre a questi, appena assicurate le conqui.ste, dall'Arabia emi- grarono nelle città dell'Asia mu.sulmaua turbe di altri arabi con tutte le loro famiglie, attirati dalla fama delle gloriose imprese militari e dalle voci sulla grande ricchezza dei paesi conquistati. Questi, che Sayf chiama i rawàdif od i lawahiq (i primi son(j le ultime reclute degli eserciti 321. 41 6« H7-s:t. 30. a. H. 30. a. H. IRAQ.- Primi sin- tomi del malu- more contro II governo: deposi- zione di al-Wa- lid b. Uqbah dal governo di al- Kijfah.l di conquista, ed i secondi sono quelli emigrati nella Babilonide in seguito alle conquiste), costituivano la maggioranza della popolazione araba del- l'Iraq (T a bari, I, 2852, lin. 10; 2863, lin. 3): erano appunto gli elementi che davano maggior pensiero ai governanti musulmani come quelli che più difficilmente si potevano tenere in ordine. Tale era il loro numero, tanta la loro arroganza, che i veri musulmani, ed i veterani delle guerre dai tempi di Maometto in poi si trovavano in grandissima minoranza e non godevano più di quella preeminenza, alla quale avrebbero avuto diritto per i servigi resi alla causa dell'Islam (T a bari, I, 2862, lin. 8 e segg.). Fra questa gente ve n'era molta che nulla possedeva (T a bari, I, 2853, lin. 1-2; 2856, lin. 2), ma. era pronta a ogni violenza e dava perciò grave pensiero ai governanti. A questi elementi, sempre u-requieti, con l'andar del tempo si associarono srli altri nullatenenti che continuamente emigravano dal- l'Arabia, poi i giovani spostati della nuova generazione ed infine anche gli schiavi liberati (nàsin... mu barrar in; T a bari, I, 2856, lin. 1-2). § 88. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sajt, da al-Ghusn b. al-Qàsim, da 'Awn b. 'Abdallah). Fra le novità che 'Uthmàn aggiunse in al-Kùfah alle tra- dizioni [agli usi da esse derivati], fu questa: Egli seppe che abii Sammàl al-Asadi con alcuni di al-Kùfah, avevano un banditore che quando giun- gevano i mercanti (al-muyyàr) diceva: « Chi è fra voi dei banù Kalb o « dei banù tale, che non abbia luogo da discendere presso quelli della sua <' tribù, discenda presso abù tale [cioè abù Sammàl] ». Allora egli fece del luogo della dar 'Aqil e cosi di quella di ibn Habbàr un'abitazione per ospiti (dar al-difàn) (') (Tabari, I, 2842, lin. 7-16) [M.G.]. Nota 1. — La ragione per la quale nel testo s'introducono queste notizie sul modo ed il luogo di ricevere gli stranieri in al-Kiifah, è spiegata nelle seguenti tradizioni. Si vuole cioè giustificare l'atto di al-Walid nel chiamare in al-Kiifah un poeta forse ancora cristiano, a tenergli compagnia ed a goz- zovigliare insieme. Si vuol dimostrare che molti erano nelle stesse condizioni del poeta abù Zubayd, e questi non faceva parte di una pretesa corte del governatore. § 89. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf, da al-Mughirah b. al-Miqsam da dotti di al-Kùfah che conobbe personalmente). Il banditore di abù Sammàl bandiva nel mercato e nella Kunàsah : « Chi vi è qui dei banù tale e tale, « che non abbia quartiere proprio, la sua abitazione è presso abù Sammàl ». Allora 'Ut_hmàn destinò delle abitazioni per asilo degli ospiti (') CTabari, I, 2842, lin. 16-2843, Un. 1) [M.G.]. Nota 1. — Tanta era l'affluenza di questi emigrati arabi, che in breve, in al-Kiìfah, nei quartieri assegnati alle diverse tribù incominciò a mancare lo spazio, e si dovettero istituire ricoveri speciali detti dar al-difàn, casa dell'ospitalità. Uno dei primi ad offrire la sua casa come rifugio degli im- migrati, fu un certo abfi Sammàl al-Àsadi, e quando il CaliflFo 'Utbmàn ebbe notizia di ciò, ordinò che ne venissero allestite altre di fondazione governativa: fra queste viene menzionata la Dar 'Aqil, la Dar ibn Habbàr. Anche il celebre Compagno del Profeta 'Abdallah b. MasTid, che abitava in al-Kiìfah 322. 30. a. H. g§ 89, 90. una casa nel quartiere dei Hudzayl, nel luogo detto al-Ramàdah, cedette la propria abitazione a beneficio 30. a. H. degli imniifjrati e viaggiatori al-muyyàri, che arrivavano in al-K>ìfah e non trovavano alloggio nei ['IRAQ. - Primi sin- dintomi della moschea (T abari, I, '284'2-2843i. tomi del malu- Questa è la prima menzione negli annali musulmani di un'istituzione, che doveva poi diventare more contro il universale, quando incominciò l'epoca dei grandi e continui viaggi di studiosi e quando crebbe il traffico governo: deposi- fra le varie provincie dell'impero. Essa è perciò annoverata fra le novità, introdotte dal Califto 'Uthmàn, zione di al-Wa- senza però aggiungere, se anche essa t'osse oggetto di critiche malevoli. Iid b. 'Uqbah dal § 90. — Le incertezze della situazione erano aumentate ancora da Kufah. altri elementi che ora cominciano ad apparire per la prima volta, ossia dalla presenza di uomini di razza non araba, nella storia e nell'evoluzione dell' Islam. Nel periodo del quale ora discorriamo, essi potevansi dividere ancora in due grandi classi, quelli liberi (o meglio semi-liberi) che colti- vavano le Provincie conquistate e pagavano i tributi, e gli schiavi di gueira, probabilmente in grande parte islamizzati (di nome), e che dovevano essere assai numerosi in tutte le famiglie dei nuovi padroni della Babilonide. Dei jìrimi possiamo fare ora a meno di parlare, perchè pochi erano convertiti e non pigliavano ancora parte alla vita politica dell' impero musulmano. Su di essi infatti le fonti del periodo serbano il più profondo silenzio e non abbiamo notizie precise e sicure di quanti si fossero islamizzati. La classe invece numerosissima degli schiavi di guerra che a migliaia e migliaia ser- viva i padroni arabi, vivendo la loro vita in continua, quotidiana dimesti- chezza, cominciò già a far sentire la sua importanza e la sua influenza, perchè anche se essi per necessità si andavano lentamente islamizzando ed ara- bizzando, alla loro volta tendevano ad influire indii-ettamente sulle consue- tudini e sui sentimenti dei padroni, non pochi dei quali avevano molto da imparare dai propri servi, uomini in media assai più colti e più civili dei padi-oui. Questa classe, dalla quale poi per la massima parte venne la grande massa dei cUenti, mawàli, i grandi attori del dramma musulmano dalla fine del primo secolo della Higrah in poi, dovette già far sentire in modo assai sensibile la propria influenza, perchè altrimenti non si spiega come essa fosse oggetto di attenzioni speciali del governatore di al-Kùfah. al- Walid. Sayf afferma in due passi (T a bari, I, 2846, lin. 1 e segg., e 2850, Un. 1 e segg.j che al-Walid proteggesse molto gli schiavi e le schiave, e facesse fra loro distribuzioni di danaro . (c/r. §§ 96 nota 1, 100, 134), senza diminuire in nulla gli assegni ai loro padroni, attingendo nei .sopra- vanzi dei redditi della provincia (fudùl al-amwàlj le somme per questi atti di beneficenza ai quali non era obbligato in alcun modo né dalla cun- suetudine, né dalle leggi musulmane. Quali ragioni particolari e locali pos. .tano aver .sospinto al-Walid a queste attenzioni venso i Musulmani non arabi di al-Kùfah, e ciò altresì con il consen,so del Califfo "Utiimàn (Ta- bari. I. •2845. Un. li. non .sono specificate, ma devono essere state molto 328. 30. a. H. forti, iursu |)or motivi di ordine puljblico, perchè siffatta generosità verso IRAQ.- Primi sin- ... i- .• . -• . . • /u i i- i- j- i tomi del maiu- «ilnavi e clienti e un fatto unico (') nei suo genere negli annali di quel moro contro II tempo, in cui generosità era una virtù rara nella vita privata, e sconosciuta governo: depo&l- ili- ijone di al-Wa- '"'Ha Vita pubblica. lidb. Uqbah dal Kiassiimendo quindi »[ucsti scarsi appunti d'indole generale, che è stato Kufah!)" * [ìossibile spigolare indirettamente dalle fallaci tradizioni di Sayf, possiamo dire che nell'Iraq e, per ragioni non ben chiare, in special modo nella città di al-Kùfah, trovavansi accozzate assieme alla rinfusa genti di pro- venienza e di sentimenti diversissimi fra loro, che non vivevano insieme in buona ai'monia, ma erano travagliate da disagio economico e da mal- contento profondo contro il governo. Siffatta tensione generale degli animi era acuita dalle condizioni precarie dell'ordine pubblico e dal caos, che regnava nell'amministrazione fiscale, militare e politica per l'assenza di un codice preciso di leggi e di norme e per la rapacità dei governanti. Ogni giorno sorgevano casi imprevisti e complessi : mancavano precedenti tradizionali e rispettati che si potessero applicare alla soluzione dei pro- blemi. Si risolvevano perciò empiricamente dai governatori e dal Califfo, stabilendo cosi nuove norme, che sembravano atti arbitrai'!, e potevano essere contorti dai nemici del governo in atti illegali : tutti criticavano, nessuno era contento, e l'amministrazione pubblica coiTCva rapidamente verso l'anarchia. Nota 1. — È probabile che la protezione accordata da al-Walid agli schiavi e clienti di al-Kufah fosse una delle cause della sua impopolarità presso alcune classi, nelle quali regnava il concetto che tutto ciò che proveniva dalle rendite del paese, dovesse andare a solo vantaggio dei conquistatori. V. più avanti al § 144. § 91. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf, da Muhammad e T'alhah). 'Umar b. al-Khattàb aveva preposto agli Arabi della (razìrah Walìd b. 'Uqbah. Questi si fermò fra i banù Taghlib. fra i quali abitò, nella Gràhiliyyah e nell'Islam, abù Zubaj'd, finché si fece musulmano. I banii Taghlib erano zii di abù Zubayd e lo trattavano ingiustamente [negandogli] un debito che essi avevano verso di lui. al- Walìd gii fece avere il suo, per la qual cosa abù Zubayd gli fu grato, gli divenne devoto e andò presso di lui ad al-Madinah. Quando poi al-Walìd divenne prefetto di al-Kùfah, abù Zubayd si recò presso di lui per salutarlo e rendergli omaggio, come soleva fare nella Grazirah e in Madinah. Egli scese nella casa degli ospiti (dar al- difàn); questa fu l'ultima volta che abù Zubayd si recò da al-Walid. Egli vi si recava spesso e vi ritornava; prima era cristiano, ma al-Walid non si stancò di spingerlo a farsi musulmano, tanto che si convertì negli ultimi tempi del governo di al-AValìd. e fu buon musulmano. al-Walìd [quando abù Zubayd venne ad al-Kùfah] l'introdusse presso di sé; egli era arabi [cioè 324. 30. a. H. §§ 91, 92. non nomade] e poeta, quando si fece musulmano. Un tale andò allora presso ^o. a. H. abù Zaynab, abu Muwarri' e Grundub, i quali, tin dall'uccisione dei loro to^i a^^ maiu- figli [giustiziati per omicidio: v. sopra §§ 85 e segg.] odiavano al-Walid more contro li e lo facevano spiare, e disse loro: «Ma sapete che [ovvero: Vi interessa ^jone ^\ ai-Wa- « sapere che] al-AValid convita con abù Zuba_ydy». Essi trasalirono e dis- iTd b. Uqbah dai sero ad alcuni ragguardevoli cittadini di al-Kùtah : « Costui (al-Walìd) [in Kùfah. « senso dispregiativo] è il vostro prefetto, e abù Zubayd il suo preferito! e «tutti e due si danno al vino! ». Allora i cittadini si levarono con i tre. al-Walid dimorava nella rahabah con 'LTmàrah b. Uqbah; [secondo l'uso dei governatori] la casa non era chiusa da porta. Fecero allora impeto su di lui dalla parte della moschea, poiché l' ingresso dava sulla moschea. al-Walid non fu sorpreso [in tutta la sua carica di governatore] che da loro [cioè nessuno all' infuori di loro avea sospettato di lui, e si era valso del diritto di entrare presso di lui all'improvviso]; e [quando entrarono] mise da lato qualche cosa, e la pose sotto il divano. Uno di quelli vi introdusse una mano, e la tirò fuori senza chiederne il permesso; ma non era che un piatto con grappoli di uva, che al-Walid avea gettato per vergogna che ve- dessero un piatto su cui non vi erano che gi-appoletti di uva. Allora si leva- rono e uscirono verso la gente, e l'uno si fece a biasimare l'altro. Il popolo venne a sapere tutto, e cominciò a ingiuriarli e a maledirli ; alcuni dice- vano [parlando di abù Zaynab]: « Dio si è adirato per tale sua azione! ». Ma altri [lo scusarono dicendo] : « abù Zaynab è stato spinto [a far ciò] «dalle parole del Corano [Sur ah, XXXXIX, 6, ammonizione ad asso- « dare le accuse prima di prestarvi fede] e ciò [desiderio di appurare la « verità] li ha mossi a tale investigazione ed esame ». Ma al-Walid pei'- donò tutto, e lo tenne celato a Utjimàu, e non procedette per nulla contro il popolo per questa colpa, e non volle fare loro del male : tacque quindi e pazientò Cj (T a bari, I, 2843, Un. 3-2844, Un. lOj [M.G.]. Nota 1. — La tradizione mira a scusare alAValiil b. 'Uqbah dall'aver formato una spacie di corte in al-Kiìfah, chiamandovi anclie poeti, il che data la condanna lanciata contro i poeti da Maometto, non era atto in tutto conforme alle buone consuetudini musulmane. E certo anclie che abiì Zubayd fosse cristiano e da ciò lo scandalo anche maggiore. Sayf lo dichiara musulmano. Poi si vuol dimostrare eh al-Walid non bevesse vino, e che tutta l'agitazione contro di lui in al-Kufah provenisse da rancori per. sonali dei genitori degli scapestrati giustiziati. È questo il sistema preferito di Sayf b. 'Uraar, sistema di coi avremo ancora innumerevoli esempi nel corso delle seguenti annate, sino alla battaglia del Camelo dell'anno Sfì. H. Secondo Sayf dunque al-WàliJ era puro da ogni peccato e vittima di una congiura di maldictinti. § 92. — (al-8ari, da Su'ayl), da Sayt, da al-B'ayd. da Muhammadj. Ho visto al-8abi sedere presso Muhammad b. Amr b. al-Walid, cioè ibn Uqbah, che era luogotenente di Muhammad b. 'Abd ai-mal ik. Muhammad ricor- dava la .spedizione di Ma.slamah, «; al-Sa'bi di.sse : « Che direste allora se 325. (4 !^J-1M. oU* R. ria 30. a. H. « aveste vissuto al tempo di al-Walid, delle sue spedizioni e del suo governo tomi del maiu- * Quegli davvero faceva spedizioni e arrivava chissà dove! E mai non era moro contro il , ,1-, nieno [al fine] e nessuno gli era -ribelle [lo contrastava], finché fu poi zio'ne"di al^Wa- * dcposto dal suo ufficio! Allora era capo di al-Bàb 'Abd al-rahmàn b. Ra- hd b. Uqbah dal « bi'ali al-Bàhili. E quegli dav\'ero [al-Walid] distribuiva a tutti i servi di i^u,ah. * id-Kufah il danaro che 'Uthmàu b. Afian avea dato in più al popolo per « mezzo suo ; e cioè [diede al-Walid] di questo sopravanzo tre [d i r h a mj « ogni mese, con cui vivevano agiatamente senza cosi che danneggiasse « [letteralmente: diminuisse] i mawla nell' arzà q » (') (T a bari, 1,2844, liii. 10-2845, lin. 3) [M.G.]. Nota 1. — Anche questa tradizione ha la sua ragion d'essere: si vuol provare che al-Walid non sottraesse parte alcuna delle rendite della provincia, ma amministrasse cosi onestamente che dopo distri- buite le pensioni a tutti i militi che ne avevano il diritto, ne aveva ancora un sopravanzo disponibile, che invece di scomparire nel suo patrimonio personale e privato, andava a sollevare la miseria degli schiavi ed a beneficare gì' infelici. Secondo Sayf, dunque, tutti stavano bene e contenti sotto il governo di al-Walid. § 93. — Le condizioni generali, da noi brevemente descritte nei pa- ragrafi precedenti, erano quelle che maggiormente contribuivano al grande e profondo malcontento di tutta la popolazione. Sa3-f ci induce quindi in errore descrivendoci l'agitazione come un odio personale contro il gover- natore di al-Kufah (cfi-. Wellhausen Sk. u. Vorarb., VI, 116-117; per la giustizia da lui imposta agli assassini di ibn al-Haysumàn, nonper- tanto la sua narrazione dei fatti è conforme al vero, in quanto senza dubbio la persona del governatore era specialmente invisa a molti abitanti di al- Kùfah, e in quanto la sua condotta in diverse circostanze accelerasse ed aggravasse la crisi. Egli era inviso non solo ai malvagi, ma anche a quei pochi rappresentanti dell'antica società madinese, perchè apparteneva per nascita alle famiglie qurasite più nemiche del Profeta, e suo padi-e 'Uqbah era stato un avversario così accanito di Maometto, che dopo la battaglia di Badr, essendo egli caduto in mano del Profeta, fu dal medesimo deca- pitato (cfi-. 2. a. H., § 74). Egli stesso si condusse in modo degno delle tradizioni pagane del padie. Egli governò mollemente e sembra non amasse i disagi della vita mi- litare, perchè dopo la breve spedizione dell' Adzarbaygàn nel primo anno del suo governo, rimase sempre inoperoso in al-Kùfah, menandovi, a quanto pare, vita licenziosa ed immorale, che diede facile argomento alle accuse dei suoi nemici. § 94. — (ai-Sari, da Su'ayb. da Sayf, da abù (rhassàn Sakan b. Abd al-rahmàn b. Hubays). Si riunirono alcuni cittadini di al-Kùfah e si adope- rarono per la deposizione di al-Walid. abù Zaynab b. 'Awf e abù Muwarri' 326. •I 30. E. H. g 94. b. follili al-Asadi accettarono l' incarico di testimoniare contro di lui. An- 30. a. h. darono presso al-Walid e divennero assidui nel visitarlo. Mentre un giorno tomi dei maiu- essi erano con lui in casa, ed egli stava nel suo gabinetto con due donne "^o'^ contro il 1 ■ T-v 1 r-i • - HI 1 • governo: deposi- separate dal popolo da una cortina, 1 una bmt Dzi-l-lvniinar e 1 altra biiit ^jon^ ^j ai.wa- abi ' Aqil, al-Walid si addormentò, la gente se ne andò e rimasero solo '■'' ''■ Uqbah dai _ _ governo di al- abu Zaynab e abu Muwarri'; di questi uno prese l'anello di al-Walid e Kofah. poi se ne andarono. Quando al-Walid si svegliò avendo le due donne al capezzale, non vide più il suo anello, e le interrogò cii'ca di esso, ma non ne potè avere notizia da loro. Domandò allora: « Chi del popolo restò, quando gli altri se ne erano andati? ». Esse risposero: « Due uomini che « non conosciamo, e che non sono venuti presso di te che da breve «tempo ». Disse al-Walid: « Descrivetemeli! ». Risposero: « Uno avea «una kbamisah e l'altro un mutraf: quello del mutraf era più « lontano da te ». — « Quello alto? ». — « Sì, e quello della khamisah «ti era più vicino dei due ». — « Quello basso? ». — « Sì; anzi ab- « biamo veduto la sua mano sulla tua mano». Disse al-VValid: «Questi « è abù Zaynab, l'altro abù Muwarri' : e certo hanno inteso recarmi qualche «grave danno: potessi sapere che cosa vogliono da me! ». Li fece cer- care, ma non li potè trovare ; essi eran dii-etti a Madinah, ove si reca- rono da 'Utjimàn accompagnati da conoscenti di lui, da quelli, che al-Walid avea deposto dalle loro cariche. A Uthmàn narrarono [tutto]: questi chiese; «Chi fa testimonianza? ». Dissero: « abù Zaynab e abù Muwarri' ». E gli altri si ritirarono. Egli disse : « Come lo vedeste ?» . Risposero: «Eravamo «tra (quelli che lo frequentavano; entrammo presso di lui, e vomitava « vino ». Disse 'Uthmàn: « Non vomita vino se non chi lo beve ». Mandò quindi a cercare al-Walid, e quando questi entrò presso 'Utjimàn, vide quei due e citò per esempio quel verso: Non temo in una cosa cui son solo a trattare; quindi uun temo te in un affare simile o Hàritli. al-\V'alid fece giuramento ad 'Utjimàn e gli nano quel che riguardava loro come lo avevano sorpreso], 'Utjimàn disse: « Applicheremo le giuste pene, « e il falso testimonio .soffrirà il fuoco: e tu sii paziente, o piccolo fratello! ». Diede quindi ordine a Sa'id b. al-'As di flagellare al-Walid ('), e questi cosi fece. E ciò fece ereditare fino ad oggi un'inimicizia fra i loro discendenti. al-Walid il giorno che fu fatto flagellare avea indos.so una khamisah, e gliela strappò di dos.so 'Ali I). ahi Tàlib fTabari. 2847, lin. 3-2843, lin. 13) [M.G.]. N'»TA 1. — Sayf canta Mempnj la stessa melodia: bisognava spiegare come al-Walid t'o8.so «tato Hagellato per consumo di vino, n Hnyf ci narra che anche questo fatto fu conseguun/a di un basso inganno 827. K^ '.II'.!'.. ÒUa 2it Xl« 30. a. H. vendicativo dei medesimi nemici di al-Walid. Auzi Sayf mette in bocca ad 'Utjhmàn alcune parole, ['IRAQ.- Primi sin- secondo le quali egli avrebbe sospettato la falsa testimonianza, ma non potendo accertarla, affidasse a tomi del malu- Dio la punizione del falso testimonio con la pena eterna del fuoco. E singolare (juesta costanza di R«vf more contro II nel difendere la riputazione anche dei peggiori Compagni. zione di ai-wa- § ^5. — (al-Saii, da Su'a5''b, da Sayf, da 'Ubayd al-Tanàfisi, da abù iid b. Uqbaq dal Ubaydah al-Iyàdi). abù Zaynab e abù MuAvarri' si recarono presso al-WaJid KQfah., ed entrarono in sua casa. Presso di lui eran due donne: bint Dzi-1-Khimàr e bint abi 'Aqil; egli dormiva. Ha narrato una di esse: Uno di loro due .si chinò su di lui, e prese il suo anello. Quando egli si svegliò ne chiese alle donne. Esse risposero: «Non lo abbiamo preso » . Dis.se: «Chiiima.se « per ultimo della gente? ». Risposero: « Due uomini, uno basso che por- « tava una khamìsah, e uno alto con un mutraf. E vedemmo che «quello della khamìsah si curvò su di te». Disse: «Questi è abù «Zaynab!». E li fece cercare: ma essi eran diretti [altrove] con alcuni loro compagni. al-Walid non sapeva che avessero voluto fare con ciò : essi si recarono da Uthmàn e lo informarono di tutto in presenza dei capi del popolo. 'Uthmàn mandò a chiamare al-Walid, il quale venne, e si accorse dei due. Li chiamò 'Uthmàn: «Di che testimoniate? Testimoniate che lo « avete veduto bere del vino?^. Dissero: « No ». E temettero. Disse: « E al- « lora come testimoniate?». Risposero: «Lo sprememmo dalla sua barba « [il vino] mentre lo vomitava »('). Alloi'a lo fece flagellare da Sa'id b. al-'As, e ciò fece ereditare un'inimicizia fra i loro discendenti (T a bari, I, 284S, lin. 13-2849, lin. 8) [M.G.]. Nota 1. — Sayf b. TTmar vorrebbe dimostrarci invero tutto il contrario di quanto dicevano i nemici di al-Walid ed afferma che molti energicamente protestassero contro la guerra di calunnie e di sospetti ingiusti lanciati contro al-Walid (Tabari, I, 2844, lin. 7). In un altro passo aggiunge (ibid., I, 2849, lin. 10) che se, alcuni erano avversissimi al governatore, il popolo lal- 'ammali) era disposto in suo favore. In un altro passo (ibid., I, 2850, lin. 2-6) ancora afferma che trattasse la gente con molta benevolenza e generosità, e che quando egli lasciò al-Kfifah gli schiavi, le schiave e perfino gli Arabi liberi deplorarono la sua partenza. Gli schiavi furono però specialmente addolorati e salutarono la sua partenza con alcuni versi, nei quali rimpiangevano la generosità di al-Walid verso di loro, mentre il successore, Sa'id h. al- As, avrebbe diminuito le misure ed avrebbe fatto soffrire la fame alle schiave ed agli schiavi : (1) Guai a noi. È stato deposto al-Walid, ed è venuto fra noi Sa'id per torglierci i viveri. (2i Egli diminuisce le misure e non le aumenta: e le schiave e gli schiavi hanno sofferto la fame (cfr. §§ 100, 1341. Bisogna riconoscere che Sayf colora tendenziosamente i fatti per scolpare al-Walid : è probabile però che questi avesse in al-Kiìfah chi lo difendeisse, e che egli fosse inviso per la sua debolezza di carat- tere, la sua passione per i piaceri e per l'incapacità mostrata nell'amministrazione della più diffìcile ed agitata provincia dell'impero. § 96. — (Sayf b. 'Umar, da al-Ghusn b. al-Qàsim, da Amr b. Ab- dallah). I nemici di al-Walìd, nonostante il primo insuccesso, continuarono la loro campagna di malevoli insinuazioni contro il governatore, e reca- 328. 30. a. H. §§ 9(;, 97. tisi presso 'Abdallah b. Mas'ucl, il venerato Compagno del Profeta, stabi- 30. a. H. lito in al-Kufah. gli riferirono che al-Walid beveva segretamente il vino torni dei maiu- e proseguirono a spargere questa voce in tutto il paese. 'Abdallah b. Mas'ùd '^°'^ contro ìi governo: deposi- non difese il governatore, ma disse soltanto: « Noi non andiamo ad inda- ^jo^g jjj ai-wa- « gare gli atti vergognosi di un uomo, se li tiene nascosti da noi >. Queste ifd b. Uqbah dai governo di al- parole di ibn Mas'ud furono riferite al governatore, e dacché potevano es- KQfah.] sere interpretate in senso sfavorevole per lui, al-Walid mandò a chiamare ibn Mas'ùd e gli rimproverò in termini vivaci di aver risposto in quel modo equivoco a gente che mirava soltanto a sodisfare il loro desiderio di vendetta (mawtiirùn). ibn Mas'ùd a sua volta rispose con risentimento al governatore ed i due uomini si separarono dopo uno scambio molto vivo di parole, ed iratissimi l'uno contro l'altro (T ab a ri, I, 2845). Ctr. Athir, III, 81. § 97. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Un altro inci- dente venne ad aggravare la tensione degli animi. Un tale che pretendeva di essere un mago, fu condotto dinanzi al governatore al-Walid, ed il gover- natore mandò a chiamare Abdallah b. Mas'ùd per sapere quale punizione si dovesse infliggere a un uomo della sua professione. 'Abdallah b. Mas'ùd aprì un'inchiesta e volle sapere chi accusasse l'uomo di essere un mago (sàhir). Quelli che avevano arrestato il mago deposero che egli facesse incantesimi; e l'uomo stesso ammise di essere un mago e mostrò ai presenti come po- tava scomparire entro il corpo di un asino ed uscire sia dalla bocca, sia dall'ano del medesimo (o piuttosto entrai-e per l'ano ed uscire dalla bocca dell'a.sino: cfi-. Mas'ùdi, IV, 2G6; Athir, III, 81). ibn Mas'ùd dichiarò allora che l'uomo doveva essere messo a morte, e, dicendo questo, prese congedo dal governatore. Intanto nella moschea di al-Kùfah si era spar-sa la voce che un uomo si trovava presso il governatore a fare esperimenti di magia. La voce creò viva agitazione: si fece innanzi Grundab gridando: «Dov'è'? Dov'è? >, e visto l'uomo, che faceva il mago, si gettò su di lui e lo uccise ('). 'Abdallah b. Mas'ùd ed al-Walid furono d'accordo che .si do- vesse carcerare óundab e tenerlo in cu-stodia finché si fosse informato il Califfo dell'accaduto e .si avesse avuto la sua decisione. Così fu fatto, e Gundab rimase carcerato finché giunse la risposta del Califfo, il quale de- cretò che (iundab dovesse giurare di ignorare che il governatore ed ibn Mas'ùd avevano stabilito di mettere a morte il mago. Se ri.sultava che Gundab ignorasse la decisione del governatore ed avesse agito perchè te- meva che il mago sarebbe scampato alla pena che meritava, allora Gundab doveva essere battuto con veighe e poi rila.sciato in libertà. Il Califfo 'Uth- man cfilse questa occa.sione per rammentare ai fedeli che non dovevano 32«. 42 gove rno di al Kufah.! e 1^^^ ÓXJ* ci* il* 30. a. H. A^'uc, fidainlosi dello proprie opinioni e senza prove di latto, ed insistè sul IRAQ. -Primi sin- ...,., .11 1 1 i. i.- / i ix- \ 1 tomi del maiu- 1 MI liei pio toiidamrntale che solo il potere esecutivo (al-sultan) avesse il more contro il compito di mettere in esecuzione le pene. Gli amici di Cfundab si ad ira- governo: deposi- . , ... , . n-i. Il ...... zione di ai-Wa- J<"i" assai per la pena infamante inflitta al loro compagno e, riunitisi m idb. Uqbah dal ^,,;j commissione si avviarono verso Madinah per conferire direttamente con il Calilfo. Della commissione facevano parte, oltre a (Tundab. anche abù Khussah al -Gli i fari. Gat^tliàmah b. al-Sa'b b. Gatjitjiàmah ed altri, i quali, arrivati a Madinah, tentarono discolpare Gundab, ma 'Utjimàn tenne fermamente ai suoi principi, rimproverò i Kufani d'aver agito su voci vaghe senza conoscenza precisa dei fatti, e vietò, con minaccie di pena, che tentassero di nuovo di rendersi esecutori della legge. La mis- sione nulla potè ottener dal Califfo e fece ritorno in al-Kùfah più che mai accesa contro il governatore e decisa a rovinarlo in qualunque modo pos- sibile. Tutti quelli in al-Kvifali che avevano da sodisfare una vendetta (m a w t ù r) (-) si unirono a questo gruppo di malcontenti e presero insieme concerto per ottenere in qualche modo la deposizione di al-Walid b. Uqbah. Stabilita la linea di condotta, sospesero per un tempo ogni guerra aperta contro il governatore, nell' intento d" illuderlo che non vi fosse più nulla da temere. Come è noto il governatore doveva per legge dimorare in una casa senza porte, sicché chiunque, a qualunque ora del giorno, poteva en- trare liberamente nella sua stanza : di ciò si valsero i suoi nemici ed un giorno improvvisamente abù Za3'nab al-Azdi e abù Muwarri' al-Asadi entra- rono presso al-Walid e (trovato il governatore addormentato) (^) gli tolsero senza che egli se ne avvertisse, l'anello sigillatorio, con il quale rendeva legali i suoi decreti, e poi corsero a Madinah a denunziarlo di ebrietà, mostrando come prova l'anello che essi pretesero di avergli tolto mentre egli dormiva sopraffatto dagli effetti del vino. Dinanzi a qvieste prove il Califfo non potè più scusare il governatore suo parente, e mandò subito ordine ad al-Walid di presentarsi in Madinah. al-Walid obbedì alle ingiun- zioni avute e nello spiegare la propria condotta fece rilevare al Califfo che i suoi accusatori erano tutti animati da un desiderio di vendetta e suoi nemici personali; ma 'Uthmàn non accettò le spiegazioni, affermando che se era punito ingiustamente, Dio avrebbe punito i suoi calunniatori ed i falsi testimoni. al-Walid dovette subire la pena di fustigazione inflit- tagli da Said b. al-'ls per ordine del Califfo (T abari, I. 2845-2847). Cfr. Athir, m, 81. Nota 1. — Per scusare al-Walid, Sayf, in questo passo, è conciso ed oscuro: egli vorrebbe t'ar credere che Gundab uccidesse il mago, quando al-Walid aveya già stabilito di metterlo a morte. Questo non è possibile, perchè se il governatore si accingeva ad eseguire la legge, non v'era ragione per l' in- tromissione violenta di Gundab. La verità ci viene da altre fonti Àg^àni, IV, 185 1, dalle quali veniamo 330. 30. a. H. §§ 97 100. R sapere che al-AValid si divertiva realmente con prestigiatori di ogni specie e che Gundab avesse buone ragioni per ottenere con la violenza l'esecuzione della legge e difendere la santa religione contro quelli che non la rispettavano. Ct'r. Wellhausen Sk. u. Vorarb., VI, 116. Nota "2. — Non è corretto che soltanto i mawturùn, si agitassero contro al-Walid, ma anche tutti i malcontenti di ogni specie, fra i quali multi impiegati, che erano stati deposti da nl-Walid dagli uffici che occupavano, forse per punirli ili malversazioni commesse l,Sayf b. 'Umar: cfr. Tabari I, 2848, lin. 3 e segg.)- La maggioranza degli avversari di al-Walid, piuttosto che suoi nemici perso- nali, erano persone vivamente scontente con il regime del Califlo, e cercavano di combattere il governo^ attaccando direttamente gl'impiegati del medesimo. NoT-A. 3. — Sul modo come abiì Zaynab ed i suoi amici riuscissero a togliere ad al-Walid l'anello del suo ufficio, abbiamo dunque tradizioni dello stesso Sayf, ma tutte sono composte piuttosto per scu. sare al-Walid, che per rivelare la verità, e tutte negano che fosse ebbro. Secondo ibn al-Athir poi non è vera questa tradizione che 'Ali battesse l'amir, bensì lo fece 'Abdallah b. Ga'far b. abi Tàlib; 'Ali infatti avrebbe dato un tal ordine al tiglio suo al-Hasan, e questi avrebbe risposto: «Affida il caldo a chi ha avuto il freddo iwalli liàrrahà man tawalla qàr. crahàl». 'Abdallah lo battè dunque con quaranta sferzate. E 'Ali disse: «Basta. Il Profeta di Dio e e abu Bakr ne davan quaranta, 'Uthmàn ottanta, ognuno ha il suo costume; cosi piace a me!>. § 98. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf b. 'Umar, da 'Atiyyah, da abù-1- Aril [o (_rharit| e Yazid al-Faq'asi). Il popolo si divideva in due partiti riguardo al-Walid: il popolo (al-' àm mah; per lui, i nobili (al-khàssah) contro di lui; e sulla gente pesò per questa ragione uno stato di depres- sione (khusù') che durò sino alla battaglia di Sififin, quando venne al governo Mu'àwiyali. Fu allora che si cominciò a dire : « 'Uthmàn ha ingiu- « stamente biasimato [al-Walidj ». Ma Ali disse a chi credeva cosi: « Voi « in quanto biasimate Uthmàn fate come colui che trafigge sé stesso per « uccidere chi gli sta dietro. Uthmàn non ha commesso alcuna colpa per « un uomo che ha battuto per quello che disse [meglio : per quello che « fece : cfi-. Addenda et Emendando] e ha deposto dalla carica : quale colpa « ha in tutto quello che fece per il no.stro interesse? » (Tabari('), I, 2849, lin. 8-15). Nota 1. — La tradizione molto oscura, ha bisogno di uno schiarimento complessivo, riferendosi a molti fatti di tempi posteriori. — Per cominciare Sayf cerca di scolpare tanto T'thmàn che '.Mi di ciò che avvenne tra il 30. ed il 40. H., quindi descrive lo stato di divisione degli animi in al-Kufah come una condizione di cose deprimente ed addolorante. Le scissioni perdurarono anche sotto 'Ali sino alla battaglia di Siffin, ma allora quelli che tanto si erano accaniti contro T'tjimàn si avvidero che «otto 'Ali le cose andavano anche peggio e si ebbe una reazione e si trovò che la campagna contro al-Walid era ingiustiticata. criticando 'Ut_limàn anche per questo fatto. Allora 'Ali, che la tradizione aayfiana rappresenta come immune da colpa nella tragedia di Madinah e quindi amico di 'Uthmàn, rim- provera ai Knfani la loro leggerezza e mutevolezza e dice a loro che quanto essi rimproverano ad 'Ctbuiun era stata opera loro e non si avvedevano che le critiche mosse ad 'Utjimàn colpivano prima loro, la causa principale dei disordini e delle scissioni. § 99. — fal-Sari, da Su'ayb, da Sayf, da Muhammad b. Kurayb, da Nàti' b. (iubayrj. Ha detto UtJimàn: « Quando un uomo è stato flagellato « per punizione e poi è manifesto il suo pentimento, è lecita |ha valore] «Ih sua testimonianza» (Tabari. I, 2849, lin. 15-17j [M.O.I. § 100. — I ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf da abù Kibràn, da una cliente di essi the al-Walid avea beneficato). al-Wiilid era benefico versd il jK)polo tanto 30. a. H. ("IRAQ.- Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- lid b. 'Uqbah dal governo di al- Kùfah.j •SA\. Kùfah. c^ iij. ii.t oUa ci» ri» 30. a. H. elio prese a ilintribuire [danaro, ecc.J a scliiave e servi. Si dolsero della sua (•|RAQ--Primi sin- .. , . • • j- j- j n i • i . ., , tomi del maiu- «lisgrazia liberi e schiavi: si udiva dire dalle schiave, che portavano il lutto: more contro il Disgrazia h noi, è stato deposto al-Walid. E venne a noi per affamarci Said. Dimi- governo: deposi niiisoe la razione e non l'accresce. Sono affamate le serve e gli schiavi (cfr. §§ 95 nota 1, 134). zione di al-Wa- i.db.uqbahdai (Tal) a ri. I, 2840, lin. 17-2850, Im. 7) [M.G.]. ÌV,1T '^' ^'' § 101- — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf b. al-Giiu.sn b. al-Qàsim). Quando fu deposto al-Walìd e fu eletto Sa'id diceva la gente: Povero regno [lett. non se ne vada... invocazione peri morti: che equivale a dire, forse: Povero regno!], una volta che le buone qualità / = i butmi governanti) se ne sono andate. Povere cariche, quando ne sono a capo i segretari. (T a bari, I, 2850. lin. 7-9) [M.Cf.]. Nota 1. — E vero che Sayf b. 'Umar deve considerarsi come fonte di molto dubbia fede, ma le affermazioni sue contenute negli ultimi paragrafi meritano una maggiore attenzione delle altre, perchè sono confortate dalla citazione di versi, che non sono d'invenzione di Sayf b. 'Umar, ma probabilmente di origine popolare. Se si accetta questa premessa, ne veniamo a dedurre alcune importanti conseguenze storielle. al-Walid può essere stato un pagano, appéna verniciato esternamente d'islamismo, un beone e un dissipato nella sua condotta morale, ma deve esser stato un amministratore onesto e rigido — almeno relativamente a tanti altri suoi colleghi — e deve aver messo speciale cura a garantire, per quanto era possibile, il pagamento delle pensioni. Ma egli andò anche più oltre. Per combattere l'ele- mento arabo piii intransigente nazionalista ed anti-umayyade io anti-qnraJita, che era la stessa cosa), dev'essersi appoggiato agli elementi non arabi della popolazione di al-Kufah : si rivolse agli schiavi ed alle schiave e tentò di alleviare la loro tristissima sorte, assistetidoli finanziariamente. Questi schiavi di guerra, forse in molte circostanze erano più o meno islamizzati, ed a loro egli poteva estendere sus- sidi, senza violare il principio della comunità islamica, le rendite dello Stato doversi dèvulvere soltanto ai Musulmani. Questo comunismo democratico è molto nello spirito primitivo dell'Islam, ed aveva il van- taggio di essere anche un'abile mossa di opportunismo politico. Purtroppo per lui e per gli Umaj-yadi il provvedimento non fu di grande giovamento. I maggiorenti, gli al-airàf, di al-Kùfah erano con- trarissimi al governatore non solo per il fatto che egli era luogotenente qurasita del Califfo, ma forse anche perchè egli deve aver combattuto molti abusi commessi da quella gente più intiuente a danno dei minori. Erano soltanto i capi-tribù ed altri più fortunati, che nel parapiglia delle prime conquiste si erano accaparrati, in qualunque modo era a loro disposizione, onesto o disonesto che fosse, quanto mai potevano dei beni del paese, specialmente terre. Provenienti da tutte le tribù dell'Arabia orientale, invidio- sissimi dell'egemonia qurasita, vedendosi esclusi da tutti gli altri benefici, a cui per insaziabile avidità di guadagno probabilmente aspiravano, offesi dalla superbia e tracotanza quralita-umayyade, fecero una guerra spietata contro il governatore e riuscirono nel modo descritto poc'anzi a farlo destituire, valen- dosi del fatto che al-Walid, con pagana licenza, si abbandonava spesso a copiose libazioni di vino, senza curarsi dello scandalo che sollevava (cfr. §§ 134, 142, nota Ij. Dai versi risulta però che Sa'id, successore di al-Walid, non fosse più cosi onesto nell'ammini- strare il tesoro. § 102, — (ibn al-At_hir). Si dice che al-Walid, ubbriaco, pregasse il subii quattro (rak'ah), e poi, volto agli astanti, dicesse: «Io vi cre- « scerò > (cfr. § 112). E ibn^Mas'iid disse : « Tu ci hai cresciuto sempre a co- minciare « da oggi ». E fecero testimonianza contro di lui presso 'Uthmàn, il quale diede ordine ad 'Ali di batterlo. E 'Ali diede ordine di batterlo ad 'Abdallah b. Oa'far. E al-Hutayah disse quattro versi (A tji i r , III, 82). § 103. — (al-Ya'qubi). Quando al-Walìd b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt fu preposto ad al-Kùfah invece di Sa'd [b. abi Waqqàs], fece la preghiera pub- blica della ghadàh, essendo ubbriaco, di quattro f-akah, e vomitò noi 83-2. 30. a. H. §§ 103, 104. mihràb della moschea, e poi si voltò a quelli ch'eran dietro, e disse: « Vi 3°- ^- ^■ « crescerò [= ve ne farò anche delle più. grosse!] ». Poi si sedette nella corte tomi dei maiu- della moschea. Gli fu condotto uno .stregone (sali ir), chiamato Batrawi [?], '"O'^e contro n ,. , T--.' 1 1 j. 1- - • .Ti T-. 1 1- ■ ■ 1 . governo: deposi- di al-Kurah. e la gente gii si rmni dintorno. Ed egli si mise ad entrar per ^ìone di ai-wa- l'ano della camela e ad uscirne dalla bocca, e faceva cose pi'odigiose. Lo vide ''<^ b. Uqbah dai (jundab b. Kab al-Azdi, e recatosi da un armaiolo, prese una spada, e si me- Kufah. scolò tra la folla, ma con la spada celata, e gli tagliò la testa. E poi gli disse: « Risuscita se sei sincero ». Lo prese al-Walid, e voleva tagliargli la testa, ma xavì Azditi glie lo impedirono. Lo mise in prigione, ed egli pre- gava tutta intera la notte. Il carceriere, visto ciò, gli disse (si chiamava abù Sinàn): « Come potrò scusarmi davanti a Dio d'averti trattenuto perchè « al-Walid ti uccidesse? ». E così lo lasciò. al-Walìd prese abù Sinàn e gli diede 200 fi-ustate. Ma Uarii- b. 'Abdallah, Adi b. Hàtim, Hudzayfah h. al-Yamàn, e al-As'at_h b. Qays scrissero ad 'Utjimàn con messo speciale. Ed egli fu deposto e sostituito da Sa'id b. al-'As. Quando tornò al-Walid [a Ma- dinahj, 'Utjimàn disse: « Chi lo batterà? ». E nessuno si faceva avanti per via della sua parentela, ch'era Iratello di 'Uthmàn per parte di madre. 'AU allora si levò e lo battè. E Uthmàn poi lo prepose alla sadaqàt dei Kalb e dei Balqayn (Yaqùbi, II, 190, Un. 3-21) [M.]. § 104. — (ai-Mas ùdi). Nell'anno 35. H. crebbe il malcontento contro di 'UtJimàn, per vari motivi. I .suoi rapporti con 'Abdallah b. Mas'ùd gli alienarono la tribù di Hudzayl. Le dure parole rivolte ad 'Ammàr b. Yàsir gli alienarono i Makhzùm. E anche quel che fece al-Walid b. 'Uqbah nella moschea di al-Kùfah. Egli .seppe che un ebreo di nome Batrùni, abitante di un villaggio di cll-Kùfali. accanto a gisr Bàbil, chiamato Zuràrah, praticava vari ge- neri di magia e di apparizioni. Fatto venire alla presenza del governatore, egli nella moschea gli fece apparire vari spettri, per esempio, gli evocò di notte un qavl (re) di enorme aspetto, a cavallo, che galoppava nella corte della moschea. L'ebreo si trasformò in una camela che camminava sopra una corda, e poi, fatto apparire il fantasma di un asino, il mago gli entrava dalla bocca e gli usciva dal di dietro; finalmente tagliò la testa ad un uomo, e separò la testa dal corpo, e pas.sata ch'ebbe la spada su di lui. quell'uomo saltò su risuscitato. Molti kufani eran presenti, tra questi Gundab b. Kab al-Azdi che pre.se ad invocare Iddio contro l'opera del demonio e contro arti lontane dal Misoricordio.so. E, avendo compreso e.s.ser ciò opera di magia e fan- tasmagoria. tras.se la spada e con un colpo spiccò la testa all'ebreo, dicendo: « Viene la verità, e svanisce l'errore, giacdiè l'errore è co.sa vana ». r-t ■ :t83. s« un, If*. 3^- ^* "• governo di al Kùtah.l 30. a. H. Secondo altri, tutto ciò segui di giorno, e (ìundab andò pel .suq. e To^ rei""mliu- tolta da un annaiolo una spada, rientrò nella mo.schea, tagliò la testa dei- moro contro il l'ebreo dicendo: « Se sei verace, risuscita te stesso! ». Ad al-Walid ciò di- ronrdi a7wa- spiacque, e voleva chiedergli la vendetta, ma ne lo trattennero gli Azd. i.d b. Uqbah dal ]£,! ^g\[ ]q imprigionò, e voleva ucciderlo con un iDganno. Il carceriere andò una volta a svegliarlo per [la preghiera de]l mattino, e gli disse : « Vattene « pure ». — « Ma ti uccideranno per causa mia », disse Grundab. — Ed egli: « 'San è gran cosa questa, quando c'è la grazia di Dio e la liberazione d'uno « dei suoi prediletti ». Al mattino al-Walìd lo chiamò, che intendeva di ucciderlo, e non lo trovò. Domandò allora al carceriere, che gli disse esser egli fuggito. Ed egli tagliò la testa al carceriere e lo mise in croce in al-KunàsahO (Mas'udi, IV, 266-268) jM.]. Nota 1. — Non v"è dubbio che in queste tradizioni sul preteso mago Batrùni, un qualche impo- store aramnico che avrà attirato l'attenzione di al-Walid, e lo avrà divertito con qualche atto di pre- stigio, si conserva un l'ondo di verità storica. Dobbiamo però allo stesso tempo arguire, dai parti- colari dei pretesi prodigi attribuiti a Batrùni, che la tradizione ha ricamato molto sul conto suo. Forse la l'ama dei prodigi di Bati-iini, esagerata di molto oltre il verosimile, appunto per screditare al-'Walid e per rappresentare il governatore come legato con il demonio, può aver sospinto qualche uomo più squilibrato degli altri a trucidare il mago, quasi vedesse in lui un emissario dello Spirito del Male. Quando al-Walid volle punire il colpevole dell'omicidio, egli apparve non già l'esecutore della giustizia, ma come il partigiano del demonio e suo alleato. Per scusare poi l'atto omicida del fanatico, è naturale che la tradizione abbia attribuito al mago prodigi esagerati, che noi sappiamo non sono uma- namente possibili. § 105. — (al-Mas'ùdi). Si recaron da 'Uthmàn il suo zio paterno al- Hakam b. abi-l-'Às col figlio Marwàn ed altri dei banù Umayj'ah. Or al- Hakam era un bandito dal Profeta di Dio, ch'era stato cacciato da Ma- dinah ed espulso dalla .sua vicinanza. Gli 'ummàl delle provincie erano molti, tra cui: al-Walid b. 'Uqbah b. abì Mu'ayt in al-Kùfah, di cui il Profeta aveva detto ch'egli era di quei del fuoco; ' Abdallah b. abi Sarh, sull' Egitto ; Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, in Siria: 'Abdallah b. 'Amir, su al-Basrah. aJ-Walìd b. 'Uqbah fu deposto da al-Kiifah, e vi fu messo in vece sua Sa'id b. al-*As. Motivo della deposizione di al-Walid e della nomina di Sa'id fu, se- condo i tradizionisti, che al-Walid era stato a bere con i suoi amici (nu- damà) e cantori, dal far della notte fino al mattino. Quando il mu- adzdzin diede segno dèlia preghiera, egli usci con le tuniche discinte, s'avanzò verso il mihràb per la preghiera mattutina, e pregò quattro [r a k ' a h '?], poi disse: «Volete ch'io ve ne faccia ancora?». Secondo altri disse, dopo tina lunga prostrazione: «Bevi, e dammene». E uno di 334. 30. a. H. § 105. quelli che gli sta va n dietro — iu prima fila — disse: «Basta; ti dica basta « Iddio col bene ! Per Dio, io mi maraviglio di chi ti ha mandato a gover- «narcil ». Chi disse così era 'Attàb b. Gha^iàn al-Thaqatì. E la gente prese a gettare contro al-Walid dei ciottoli ch'eran nella moschea. Allora egli rientrò nel suo qasr borbottando, e pronunciando dei versi di Ta'abbata .sarraii (due versi di sodisfazione nel bere). Al qual proposito al-Hutayah compose quattro versi sul conto di al- Walid (cfi-. più avanti § 112). Il fatto si propalò nella città, e divenne manifesta la sua mala condotta. Un certo numero di persone gli furono addosso nella moschea, tra cui abu Zaynab b. 'Awf al-Azdi e Gundab b. Zuhayr al-Azdi ed altri. E lo tro- varono ubbriaco, .steso sul suo sarir, che non capiva. Lo scossero, ma non si svegliò, ma rigettò sopra di loro quel vino che aveva bevuto. Gli trassero allora di mano l'anello, e corsero subito a Madinah da 'Uthmàn b. 'Afìan, e attestarono presso di lui a carico di al-Walid, ch'egli aveva bevuto vino. « Or chi vi dice », osservò 'Uthmàn, « ch'egli beve il vino? ». E quei due dissero: «È quello stesso vino che bevevamo nella Gàhilij'yah », e tras- sero l'anello e glie lo consegnarono. Utjimàn li sgridò, e li colpi al petto, e disse loro: « Andate via da me ». Ma quelli, usciti, si recarono da 'Ali e gli raccontarono il fatto. Allora Ali andò da 'Uthmàu, dicendogli: «Hai « rigettato i testimoni e rese vane le leggi ». E 'Utjimàn : « Or che pensi? ». — « Io penso che tu abbia a far chiamare il tuo funzionario, e se essi < manterranno la testimonianza davanti a lui, ed egli non addurrà prova « a difesa, dovrai punirlo ». Quando al-Walid fu venuto, egli chiamò quei due, e testimoniarono contro di lui, ed egli non addu.sse dife.sa. Alloi'a 'Uthmàn con.segnò la frusta ad 'Ali, che disse al figliuolo al-Hasan di levarsi e di dargli quello che Iddio voleva gli fosse dato. Ed egli : « Lascia ad altri « dei presenti la cura ». E quando Ali vide la riluttanza dei presenti a punirlo, giacché temevano di 'Uthmàn. ch'era parente_ del reo, prese egli stesso la frusta, e gli si avvicinò. Come se lo vide vicino, al-Walid lo in- sultò, e gli disse: «Imbroglione (? sàhib m a k s = esattore di tasse ille- « cite, nel senso dei testi evAngeìici = puhlicaìius) *. Aqil b. abi Tàlib, ch'era pre.sente, di.sse allora: « Ci pare che tu «non sappia chi tu sia; tu sei un ilg di quei di Safuriyah! (ch'era « un villaggio fra 'Akkà e al-Lagùn (= Sephoris = Diocaesarea], degli « a ■ m à I al-Urdunn, del paese di Tabariyyah, e voleva dire che suo « padrf era un ebreo di quelle parti) ». al-Walid si provò a sfuggire ad Ali, ma questi lo tra.sse a sé. e Io gettò a terra, e levò la frusta contro 30. a. H. ("IRAQ. -Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- lid b. Uqbah dal governo di al- Kufah.j S.%. §§ iiCi, KHi. 30. a. ri. 30. a H. ,1j ii,i ^ 'Utiiman disse: « Ma tu non puoi far (;osì ». — « Cesi, e peggio », 'IRAQ.- Primi sin- .... . , , i ^ -a t • , tomi del maiu- rispose Ali, « giacche ha commesso turpitudini, e non voleva scontare more contro il |,^ pena ». zrone"dl 'll^wa- (H Califfo) prepose ad al-Kufah, dopo di lui, Said b. al-'As. lid b. Uqbah dal Sa'id b. al-'Às, entrato che fti ad al-Kufah, non volle salir sul m i n ha r KùtaV"" ' * ^^ prima non l'avessero lavato, e lo fece lavare. Perchè diceva che al-Walid era un uomo impuro ed infame (') (Mas'ùdi, IV, 266-261) [M.]. Cfr. Abulfeda, I, 262. Nota 1. — È quasi inutile ricliiamare l'attenzione del lettore sul carattere ultra-partigiano «li questa versione, la quale più che una narrazione di fatti è un vero libello contro al-\Valid. È hene ricordare che al-MasTidi scriveva alla corte abbàsida, in un periodo in cui più viva ardeva la face del fanatismo settario. Si osservi quanta è lontana la versione di al-MasTidi da quella saytiana, che tutto appiana e giustifica e spiega in senso onesto ed ortodosso. 106. — (al-Ya'qubi). In quest'anno (30. H.) al-Walid b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt fu governatore di al-Kùfah in luogo di Sa'd [b. abi Waqqàs] e recitò in pubblico le preghiere del mattino, per quattro rak'ah, essendo ebbro, poi si mise a vomitare verso il mihràb ('); quindi, rivoltosi a quelli che stavano dietro di lui disse: «Ne volete ancora? (azidukum: cfi*. Mas'ùdi, IV, « 259, lin. 1 — ctr. § 106) ». Poi si mise a sedere nel cortile della moschea, e fece venire un incantatore di al-Kùfah chiamato Batrawi (^), intorno al quale la gente si radunò, e quegli prese ad entrare nell'ano di una camela e a uscirne dalla bocca e a compiere (altri) prodigi. Grundab b. Ka'b al-Azdi lo vide e, andato da un brunitore di armi, prese una spada; quindi, avvi- cinatosi in mezzo alla folla tenendo coperta la spada, tagliò la testa all'in- cantatore, dicendogli: « Risuscita te stesso, se sei veritiero! ». al-Walid fece arrestare Grundab e voleva tagliargli la testa, ma alcuni degli Azd si le- varono a dire: «Per Dio, non uccidere il nostro compagno!». Allora lo rinchiuse in prigione : quegli passava tutta la notte in preghiera e il car- ceriere, chiamato abù Sinàn, avendolo osservato, disse : « Non avrei scusa « presso Dio se lo tenessi in prigione a disposizione di al-Walid, che lo «ucciderebbe». E lo liberò: Grundab andò a Madinah e al-Walid, preso abù Sinàn, gli fece dare duecento frustate. Allora Grarir b. Abdallah, 'Adi b. Hàtim, Hudzayfah b. al-Yamàu, al-Ais'atji b. Qa3'^s gii si schierarono contro e scrissero a 'Utjimàn, inviando la lettera con propri messaggeri. 'Ufhmàn depose al Walid, e nominò al suo posto Sa'id b. al-'As. Quando al-Walid giunse (a Madinah), 'Uthmàn disse: «Chi vuol percuoterlo?». Ma la gente non osava, a cagione della sua parentela con 'Utlimàn, del quale era ft-atello per parte di madre. Allora 'Ali si levò e lo percosse. Poi 'Uthmàn mandò al-Walìd come esattore della .sadaqah dei Kalb e dei Balqayn (Ya'qùbi, II, 190, lin. 4-21) [L.V.]. 336. 30. a. H. §§ 106, 107. Cfr. la biogi-afia di Guudub b. Ka'b in al- Isti 'ab, 84-85, n. 239; 30. a. h. Hagar. I, 510-613, n. 1223; Hagar Talidzib, II, 118-119. u. 190. To^r^'rjrmaìu-" more contro il Nota 1. — Questa pollazione del mihràb con il vomito del governatore, perchè egli come imam geverno- deposi- e capo della comunità dirigeva la preghiera e faceva le sue prostrazioni in prima fila e nel luogo più zione di al Wa vicino al mihràb, è invenzione malevola di tempi posteriori. Ci è noto (cfr. 21. a. H., §§ 183-186) ohe ij^j jj •||_h,u j_i il mihràb fu aggiunto all'architettura della moschea in tempi posteriori, alla fine del l secolo della governo di al- Higrah. Un altro verso che diamo appresso e che ha caratteri d'autenticità, narra che il vomito avve- Kùfah 1 nisse nella mu^alla, non nella moschea. Nota 2. — Lezione certamente errata. Dalla lezione di Mas 'Ci di, IV, 266, lin. 6 (Batriini o Ba- triìna: cfr. Hagar, I, 512, lin. 3) sembra potersi inferire che il nome dell'incantatore fosse possibil- mente il giudaico Natrònay il' incantatore è giudeo secondo Mas'ùdi. loc. cit.> [L.V.]. § 107. — (Abdallah b. Muliammad [al-Grii'fi], da Hisàm [b. Yiisulal- San'àni], da Ma'mar [b. Ràsid al-Basri], da al-Zuhri, da 'Urwali b. al-Zu- baj"!-, da 'Ubajdallah b. Adi b. al-Khiyar). al-Mi.s\\ai b. Makhramah e ' Abd al-rahmàn b. al-Aswad b. ' Abd Yaghiitli mi dissero : •< Perchè non « parli al tuo zio materno (') 'Utjimàn della condotta di- suo fiatello al- « Walid b. 'Uqbah? », poiché la gente faceva un gran parlare del contegno di Utjimàn verso di lui. Io allora (dice 'Ubaydallah) mi presentai ad 'Ut_hman nel momento nel quale egli usciva dalla preghiera e gli dissi : « Ho da « dhti una cosa, che sarà un buon consiglio per te ». Rispose: «O uomo, « mi rifugio presso Dio da te I » [secondo un'altra versione : « Da te (potrei « ricevere un buon consiglio) ? >]. Allora mi allontanai, e, dopo compita la mia preghiera, mi misi a sedere accanto ad al-Mis\var e ad ibn 'Abd Ya- ghuth e raccontai loro ciò che avevo detto a 'Uthmàn e ciò che questi mi aveva risposto. Mi dissero: «Hai fatto il tuo dovere». Mentre stavo a sedere con loro, venne un messo di 'Utjimàn, e quei due mi dissero: «Iddio ti manda una prova (ibtalàka)». Io mi mossi ed entrai presso 'UtJimàn, che mi disse : « Qual è quel buon consiglio che mi proponevi « poc'anzi? ». Io recitai la lòi-mula di fede, poi dissi: « Iddio mandò Mao- « metto e gli rivelò il Libro, e tu fosti di coloro che risposero all' invito « di Dio e del suo Inviato e credesti in lui e compisti le due migrazioni « e fosti Compagno del Profeta e vedesti la sua retta via. Orbene, la gente « fa un gran parlare della condotta di al-Walid b. 'Uqbah : è tuo dovere «infliggergli un castigo». p]gli mi rispose: «Nipote mio, eri in vita al « tempo del Profeta? ». Risposi: « No (') ; ma mi è giunto della sua sapienza « ciò che giunge alla vergine dietro al suo velo » (i commentatori [Bu kha ri Qast alani, IV, 108, lin. 3-4] spiegano: come la vergine conosce le pre- scrizioni legali, pur vivendo ritirata). Allora 'Uthmàn recitò la foimula di fede, poi disse : « Iddio mandò Maometto a portare la verità e gli rivelò « il Libro: io fili tra quelli che ri.sposero all'invito di Dio e del suo Inviato, « e credetti nella missione di Maometto e feci le due prime migrazioni, come 3:17. 43 a 107-109. 30. a. H. 30. a. H. IRAQ. -Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- hd b. Uqbah dal governo di al- Kufah.' « hai detto, e fui Compagno del Profeta e gli giurai fedeltà ad al-Hudaylnyyah «(la bayah al-tidwàn). Per Dio! non lo disubbidii né lo ingannai « fino alla sua morte. Poi Iddio po.se a .suo succes.sore abiì Bakr, ed io, per * Dio, non lo disubbidii ne lo ingannai: poi fu posto a suo successore « 'Umar, ed io, per Dio, non lo disubbidii né lo ingannai fino alla sua « morte. Finalmente fui posto io a suo successore : non ho dunque .sopra di * voi gli stessi diritti di loro?». Risposi: «Sicuro». Di.sse : «Che .sono * dunque queste storie che mi vengon riferite da voi ? Quanto a ciò ciie « mi hai detto della condotta di al-Walid b. Uqbah, faremo giu.stizia di « lui, se Dio vuole ». E fece dare ad al-Walid quaranta (vai'iante: ottanta) colpi di frusta (■^), ordinando ad 'Ali di darglieli, e fu questi colui che glieli diede (Bukhàri, ed. Krehl, III, 26, Un. 19-28, lin. 3; II. 429, lin. 17- 480, lin. 11 [versione francese, II, 600-601 (LXII. 7, § 2): III, 33-34 (LXIII, 37, §'l)J) [L.V.]. Nota I. — 1 commentatori (Bukhàri Qastalàni, VI, 197, lin. 5) fanno notare che 'Uthmàn non sia propriamente zio di 'Ubaydallah b. 'Adi, ma soltanto parente di sua madre umm (jital bint Asid b. abi-l-ls b. Umayyah (cfr. Sa ad, V, 3,3, lin. 6-7 1. e Parente della madre-, del resto, è il signi- ficato usuale di khàl [L.V.]. Nota 2. — Secondo i commentatori Bukhàri Qastalàui, VI, 107, lin. ult.-lf>8, lin. 2: 197 lin. 12 dal basso), 'Ubaydallah b. 'Adi non avrebbe conosciuto personalmente il Profeta, ma sarebbe nato prima della morte di lui (cfr. anche Hagar, III, 148, n. 357) [L.V.]. Nota 3. — Cfr. in Bukhàri Qastalàni. VI, 108 e 198, la discussione sul numero delle vergate [L.V.]. § 108. — (abù-1-Walid, da Sulaymàn b. Harb). I Musulmani ritene- vano che colui che aveva il potere dovesse essere uomo risoluto (y a r a w n ' lil-sultàn 'aamaf"): (un esempio di ciò è che) i Kufani avevano so- prannominato Sa'id b. al-'As, durante il califfato di 'Ut_hmàn b. 'Affàn, « il Marchiatore del petto » ( A s ' a r a b a r k " °, un composto sul tipo di Taabbata sarr*° e simili). Or egli salì il min bar e disse: «Ingiungo «('azamtu) a chi mi deve ascolto e ubbidienza e mi ha soprannominato «A s'ara bark*" di alzarsi in piedi». Allora colui che lo aveva sopran- nominato cosi si alzò in piedi e disse: «0 amir, chi mai avrebbe l'au- « dacia di levarsi in piedi e dire : Io sono quello che ti ha soprannoini- « nato As'ara bark*°?». E (così dicendo) accennava col dito a sé stesso (Azraqi, 448, lin. 27-22). § 109. — L'aneddoto è raccontato da al-Mubarrad con circostanze diverse : . . .al-Asma'i pretende (za 'ama) che Ziyàd [b. Abihi] venisse chiamato As'ara bark*" perchè marchiava il petto (sic : probabilmente è da ve- dersi in questo soprannome un'allusione alla severità neU'esigere le tasse); altri invece pretendono che così venisse chiamato al-Walid b. 'Uqbah b. 338. 30. a. H. §§ 1 9-112. abi Mu'ayt b. abi 'Amr b. 'Umayyah, e raccontano che 'Adi b. Hàtini b. 'Abdallah al-Tài disse un giorno: « Non vi stupisce che questo As'ara «bark'° governi una provincia come questa? Per Dio! egli non sarebbe « degno di esser giudice in una questione di due datteri I ». al-Walid venne a risapere queste parole, e disse, mentre stava sul min bar: « Scongiuro, «per Dio, quell'uomo che mi ha soprannominato As'ara bark*", dile- « varsi in piedi ». Allora Adi b. Hàtim si levò in piedi e disse: « ami)-, «chi si alzas.se e dicesse: Io ti ho soprannominato As'ara bark'", .sa- « rebbe davvero un audace!». Allora l'altro: «Mettiti a sedere, o abu « Tàrif : Iddio ti ha assolto da una tale colpa». E quegli diceva: «Non « Iddio, per Dio, me ne ha assolto! » (') (Mubarrad, 443, lin. 0-14) [L.V.]. Nota 1. — Il senso dell'ultima frase mi sembra essere questo: 'Adi !>. Hàtim, con restrizione mentale frequente tra gli Arabi, rifiuta, tra sé, di esser dichiarato assolto da Dio da una colpa ch'e>;li ha in realtà commessa, perchè ciò costituirebbe un delitto verso Dio, e ritiene, per conto suo, di essere statcì salvato dalla propria astuzia, per mezzo della quale egli, pur ottemperando allo scongiuro fattogli in nome di Dio (non rispondere ad esso gli avrebbe attirato la maledizione divina), è riuscito a non confessare esplìcitamente di essere il colpevole [L.V.]. § 110. — ibn Khaldùn racconta brevemente e in forma composita le tradizioni che riguardano la caduta di al-Walid. ibn Mas'ùd è interpellato riguardo all'omicidio, non riguardo al vino. E risponde : « Non cerchiam di vedere i genitali di chi cerca di coprirsi «da noi» (Khaldùn, II. App., 134) [Mj. § 111. — Ci narrò Ahmad, da 'Umayr b. Sabbah, da Hàrùn b. Ma'rùl', da Damrah b. Rabi'ah, da ibn Sawdzab: Pregava al-Walid b. 'Uqbah in pubblico al mattino, e compiè le quattro rak'ah; quindi si volse al pub- blico e disse: « Volete che vi faccia un'aggiunta? ». Allora disse 'Abdallah b. Mas'ùd : « Con te non abbiamo cessato di avere delle aggiunte da sta- « mane » (Aghàni. IV. 178, lin. 15-18) [T.]. § 112. — Ci narrò Ahmad, da 'Umar b. Sabbah, da Muhammad b. Hnmayd, da Crarir, da al-Aglah. da al-Sa'bi, raccontando l'avventura della testimonianza fatta contro al-Walid b. 'Uqbah : Disse in questa circostanza al-Hutayah: (1) Affermerà al-Hutayah, il giorno in cui incontrerà il suo Signore, che al-Walid è più di ogni altro degno di scusa. (2 Gridò, quando la loro preghiera era compiuta: «Volete un'aggiunta?!, ubbriaco com'era, senza aapere quello che dicesse. (3j Ma easi non vollero saperne, o abù Wahb, mentre, se ti avessero permesso, tu avresti accoppiato il pari col dispari = avresti fatto cose inverosimili). (4) Ti tirarono ilcafiì) le redini mentre tu correvi, ma se ti avessero lasciate le redini non avresti cessato di correre. Disse ancora al-Hutayah : IO) Parlò dorante la preghiera, e vi fece delle aggiunte arbitrarie, pubblicamente, dando moHtra della sua empietà. 30. a. H. IRAQ.- Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- ITd b. 'Uqbah dal governo di àl- Kùfah.) XÌ9. 112, lliJ. 30. a. H. 30. a. H. ['IRAQ. -Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- lld b. Uqbah dal governo di al- Kufah.l ifii E fljtiitò il vino fra le cerimonie (V sunan) dell'oratorio 'al-ni ii -^n 1 1 n 1 : »• ptridò alla gente, quando atava per separarsi: (7) Ve la continuorò (Ih preghiera), purché voi me ne diate lode; iiui in verità nfe voi né io ci curiamo gran che della religione. (Aghani, IV, 178, lin. 18-28) [T.J. Cfr. anche Ma s'urli, IV, 258-259, con pai-ecchie varianti nei ver.si 1-4 (etr. ^ 105); al-Hutay • ah, ed. Goldzihcr, pag. 185-188. Nota 1. — I termini del verso di al-nutHyali meritano una parola di commento. Da questi versi parrebbe che le intemperanze di al-Walid avvenissero non già nella moschea, ma nell'ai -musalla. Questo è importante perché dimosti'a come ancora ai tempi di al-Walid le principali funzioni religiose di carattere pubblico (forse la festa settimanale del venerdì con la kliutbah e la preghiera pubblica) si compiesse nell'al-musal la e non nella moschea. Rammentiamo a questo proposito quanto .si scrisse altrove Ict'r. 2. a. IL, §§ 3 e segg.) e ripetiamo che Maometto faceva tutte le grandi funzioni, compresa la riunione settimanale del venerdì nell'ai -ni usali a e non nel cortile della sua dimora, che solo di poi, per evoluzione, divenne la vera moschea e il luogo delle grandi feste pubbliche. Dal verso tradotto noi dunque concludiamo che ancora, regnante 'TJthmàn, non si era compiuta l'evoluzione della moschea. La tradizione ed i versi che essa contiene non si comprendono se non confrontando con essi quanto è invece contenuto nel paragrafo tradotto più avanti (cfr. § 114), in cui risulta chiaro che al- Hutav'ah ha difeso il nome di al-Walid ed ha sostenuto che fosse stato calunniato dai suoi nemici. Nella presente tradizione è palese come si sia voluto attribuire ad al-Hutaj-ah versi e pensieri non suoi. Perciò anche i tre versi 5-7 probabilmente non sono di al-Hutayah, ma di altri : così è messo in altri testi (cfr. Goldziher, Diwàn des éarwal, ecc., pag. 188). Nei versi 1-4 sono interpolati i versi 5-7 che sono di un arabo degli 'Igl, composti appunto per ribattere la difesa di al-Hutayah (cfr. § 114). — È palese come il senso dei versi 1 e 4 di questa tradizione sono in contradizione con i versi 2 e 3. — Abbiamo qui un palese documento di falso dei nostri tradizionisti. § 113. — Ci narrò Muhammad b. Khalaf, [da] Waki', da Hammad b. Ishàq, da suo padre, da abù 'Uba3dah, da Tlisàm b. al-Kalbi, da al-Asmai: Era al-Walid b. 'Uqbah adultero e bevitore di vino. Una volta, dopo aver bevuto vino in al-Kufah, si levò a dirigere la pubblica preghiera nell' a 1 ■ masgid al-gàmi', e pregò quattro rak'ah; quindi si volse al pub- blico, e disse: «Volete dell'altro'?». E vomitò nel mihràb, poi, levando la voce, recitò dinanzi ad essi fra la preghiera: Il mio cuore iu preso per al-Rabàbah, dopo che tanto essa che lui erano cresciuti in età. Allora quelli di al-Kiifah si recarono da 'Uthmàn, gli riferirono il fatto e testimoniarono che egli aveva bevuto il vino. Il Califfo lo fece richia- mare e ordinò ad un individuo di applicargli la fustigazione legale, ma quando l' individuo si avvicinò, al-Walìd gli disse : « Ti scongiuro di aste- « nertene in nome di Allah e della mia parentela coli' a m ir dei Credenti ». Allora quegli si ritirò, ma 'Ali b. abì Tàlib, impensierito per la possibilità che le pene legali rimanessero ineseguite, si avanzò verso di lui e lo frustò. Gli disse al-Walid: «Ti scongiuro in nome di Allah e della parentela ». Ma 'Ali gli replicò : « Taci ! o abù Wahb, e ricordati che i baiifi Isrà'il « perirono per aver trascurato l'esecuzione delle pene legali ». Così lo fla- gellò, poi disse : « Dopo questo precedente, i Qurasiti mi chiameranno il solo «giustiziere!» (Aghani, IV, 178, lin. 29-179, lin. 7) [T.j. 340. 30. a. H. §§ 114, U5. § 114. — Racconta Ishàq, da Musali al-Zubayri : Esclamò al-Walicl b. ■Uqbah, dopo che fu fustigato : « Allah ! Essi testimoniarono il falso « contro di me, e tu fa che essi (= gli abitanti di al-Kùfah) non siano mai « contenti di alcun amir, e che nessun amir sia contento di loro ». Disse al-Huta3"ah, mentendo in sua difesa: (1) Afifernierà al-HiUaj-ah, il giorno in cui incontrerà il suo Signore, che al-Walid è più che ogni altro degno di scusa. i-2) Ti tirarono (nel tosto khala'fi = tolsero) le redini, mentre tu correvi, mentre se ti avessero lasciate le redini, non avresti cessato di correre. (3) E videro in te doti degne di un uomo altiero, che dona nella ricchezza e nella povertà. i4) E fosti destituito, vittima delle calunnie lanciate contro di te, mentre tu non ti compiacevi della avidità o della miseria (?) Allora uno dei banù 'Igl rimbeccò al-Hutayah, dicendo: i5) Gridò quando la loro preghiera era c«mpiuta: <•• Volete un'aggiunta?», ebbro com'era, senza sapere quel che dicesse. i6) Per accrescer loro di un bene, che se essi avessero accettato, tu avresti accop- piato il pari col dispari. i7i Ma essi non vollero saperne, o abfi "Wahb; mentre, se l'avessero fatto, la loro pre- ghiera sarebbe giunta alle dieci [rak'ah?]. (Aghàni, IV, 179, lin. 7-17) [T.]. Nota 1. — (cfr. § 112 e nota 1* Da questa importante tradizione risulta chiaro che il poeta al-Hutayah ha preso, come contemporaneo degli eventi narrati, lo difese di al-AValid, ha negato che si abbandonasse ad eccessi per vino, affermando che sia stato punito per denunzie false e calunniose. A lui risponde un ano- nimo poeta degli 'Igl. Risulta anche chiaro come nella tradizione data poc'anzi cfr. § 12 nota 2) noi sco- priamo un vero falso in scrittura, nel senso che i tradizionisti che l'hanno trasmesso, hanno tentato di attribuire ad al-Hutayah versi contro a!-Walid, che invece sono di un 'iglita, senza riflettere che, mescolan- doli insieme, viene una contradizione di sensi tra un verso e l'altro, perchè l'uno difende, l'altro offende al-Walid. La presente tradizione che sembra a prima vista una ripetizione della precedente, ne è invece la correzione e la spiegazione. L'autore nostro abù-l-Farag more arabico accoda le due tradizioni senza altri commenti, lasciando al lettore di scoprire le ragioni della cosa e trame le conclusioni che crede. La testimonianza di al-Hutayah ha valore considerevole, perchè il poeta apparteneva alle tribii nomadi dell'Arabia centrale fgli 'Abs) e certamente non aveva tenerezze per l'aristocrazia makkana, di cui invece faceva parte al-Walid: sappiamo poi che il Califfo TJraar lo ha punito per aver bevuto vino e scritto sanguinose satire contro altri musulmani: or si deve rammentare che 'Utjimàn rappresentava la continuazione del regime degli amici e sostenitori di 'Umar. Inoltre è risaputo che il poeta fosse molto sensibile a vantaggi pecuniari e si lasciasse corrompere per tessere gli elogi. Orbene al-Walid, punito e caduto in disgrazia, fatto bersaglio di umilianti calunnie, non era l'uomo che avrebbe potuto appoggiare e beneficare il poeta. La difesa di al-Walid, fatta quasi contro gl'interessi personali del poeta, dà alle parole di lui un peso tutto speciale e potrebbe dimostrare che a danno di al-Walid si commet- tesse una ingiustizia, che fece ribellare persino l'animo venale di al-llutaj-ah, il quale dava prova di coraggio morale, movendo contro corrente e contro l'onda della pubblica opinione, ogni giorno più con- traria al CaliSo ed ai suoi sostenitori. Veniamo cosi alla conclusione che il Califfo 'Uljjmàn possa aver sacrificato il suo luogotenente al-Walid al malumore popolare, pur non essendo convinto della sua colpa, nella speranza di calmare le ire sempre crescenti. Che se non è letteralmente vero che 'Ali si facesse in persona esecutore della pena su al-\Vaìid, certo sembra che egli con la sua insistenza sia stato principalmente responsabile delia pena inHitta. Nel cedere a siffatte pressioni 'UtJimàn non comprese che dava torto a sé ed ai aooi e porgeva argomenti validissimi contro la sua amministrazione ai nemici suoi, capitanati, se non apertamente, almeno moralmente da 'Ali b. abi Tàlib; il quale doveva di poi succedergli con i suffragi dei pili scamiciati mestatori e capi-popolo, che ora si agitavano contro il Califfo regnante. § 115. ~ Narra al-Abbas b. Maymùn Ta-i, da ibn 'Ai.sah, dal padre di costui: Quando 'UtJimàn fece venire al-Walld in pre.senza dei cittadini 30, a. H. (IRAQ,- Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- ITdb. Uqbah dal governo di al- KDfah,] 341. su 115, 116. 30. a. H. 30. a H. di al-Kùfah. a proposito del vino che egli era accu.sato di aver bevuto, era tomi del "maiu- pi^-^ente al-Hutayah, e chiese ad 'Uthmàn di parlare, mentre si trovavano more contro il i banfi Umayyah in gran numero, desiderosi che al-Walid riusfis.se a di- governo. epo» " scolparsi. Disse dunque al-Hutayah: zlone di al-Wa- * i . - J lid b. Uqbah dal (1) Affermerà al-Hiitayab. il giorno in cui incontrerà il suo Signore, che al-WaliJ è governo di al- pj{, (^he ogni altro degno di «ciisa. •^"'*''-. ('2) Ti tirarono le redini, mentre tu correvi, ma hc si avessero lasciate le redini, non avresti cessato di correre. (S) E videro in te doti degne di un uomo altiero, che dona nella rìc4;hezza e nella povertà. l'I) E fosti destituito, vittiuiu delle calunnie lanciate contro di te, mentre tu non ti compiacevi della avidità o della miseria (?). , Allora essi si rallegrarono a queste parole, pensando che egli fosse riuscito a discolpare al-Walìd ; ma uno dei banfi 'Igl disse, rimbeccando al-Hu- taj'ah: 15) Gridò, quando la loro preghiera era compiuta: «Volete un'aggiunta?», ebbro com'era, senza sapere ciò che si dicesse. (6i Ma essi non vollero saperne, o abu Wahb; mentre se l'avessero fatto, la loro pre- ghiera sarebbe giunta alle dieci ('). Allora i parenti tacquero confusi, abbassando il capo, e 'Uthmàn diede l'ordine che gli si applicasse la pena (Aghàni, IV, 179, liii. 8-28) [T.]. Nota 1. — Se non erro, la recensione giusta è quella e del Goldziher (Àghàni, IV, 179, Un. 21-27). Alla risposta deir'iglita apparterrebbero soltanto i versi 2 e 3,a: quando essa fu introdotta nella poesia di al-Hutayah, il verso 3,a fu corretto nel verso 3, perchè, lasciato nella sua forma originale, non avrebbe potuto adattarsi al concetto. In tal caso andrebbe tradotto: (1) al-Hutayah attesterà, ecc. (poi, forse, una lacuna] (4) Ti tirarono le redini mentre correvi ; se te le avessero lasciate sciolte, avresti continuato a correre (paragona al-Walid con un cavallo, la sua corsa significa « la genero- «sità nell'ufficio di governatore»). (5) Hanno visto in te delle qualità di uomo splendido e sdegnoso, che largisce doni a destra e a sinistra (6) Fosti destituito, ecc. La risposta: (2i Egli gridò, mentre la preghiera era già finita: «Volete che ve la continui?», essendo ebbro e fuor dì senno. l8i Essi rifiutarono: se avessero acconsentito, avrebbero continuato a pregare fino a sera. Nella recensione b (Aghàni, IV, 179, liìi. 16-17) il verso corretto e quello autentico sono stati ambedue accolti. 11 verso 3 della poesia citata in Aghàni, IV, 178, lin. 26-28 (che certamente con ragione M. (cfr. Ooldziher, pag. 188] attribuisce ad un poeta di al-Knfah : non può essere di al-Hutayah perchè è decisamente contraria ad al-Walid) va tradotto : «Ve la continuerò (la preghiera) a patto che voi me ne iliate lode; ma liu verità) né voi né io ci curiamo gran che della religione» (cfr. Lane, S02.a) [L. V.]. § 116. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da 'Umar b. Sabbah ; di- ceva costui : Recitai la narrazione che segue ad al-Madàini [che me l'aveva insegnata] sulla fede di Mubàrak b. Salàm, da Qatan b. Khalìfah, da abù-1- 342. 30. a. H. §§ Ufi, in Dalihclk: Andavano cercando abù Zaynab al-Azdi e abù Muwaiii' di co- gliere al-Walid I). Qqbah in colpa. Una giornata vennero, e trovarono che al-Walid non era presente alla preghiera; chiesero di lui e per via di astuzie vennero a sapere che egli si trovava a bere. Allora gli capitarono in casa e lo videro che vomitava; essi lo sollevarono, ubbriaco com'era, lo depo- sero sul letto e gli trassero il sigillo dalla mano. Quand'egli si svegliò, non trovò il sigillo; domandò, e gli tu risposto: « Non uè sappiamo nidla; « soltanto abbiamo visto due uomini entrare, sollevarti e deporti sul letto ». — « Indicatemi i contrassegni »,diss'egli. — « L'uno », risposero « era bruno, « alto, di bell'aspetto; l'altro largo di spalle, quadrato, vestito di una kha- «misah. veste nera orlata ». Disse al-Walid: «Sono stati abù Zaynab e « abù Muwarri' ». Intanto abù Zaynab e il suo amico incontrarono 'Abd- allah b. Hubays al-Asadi, Alqamah b. Yazid al-Bakii ed altri, e riferirono loro la cosa. Questi dissero: «Recatevi dall' a m ir dei Credenti, e infor- « matelo ». Ma qualcuno osservò: «Egli non darà ascolto alla nostra ac- « cusa contro suo fratello ». Si recarono dunque da lui, e gli dissero: « Noi « siamo venuti da te per un affare, di cui noi vogliamo riversare su di te « ogni l'esponsabilità, benché ci siamo già detti che tu non vi })re.stei*ai «interesse». — «Di che si tratta?», chiese 'Uthmàn. Risposero: « Ab- « biamo visto al-Walid ubbriaco per vino che aveva bevuto, ed ecco il suo « sigillo, che noi gli abbiamo tolto, mentre egli era in stato d'incoscienza ». Allora 'Uthmàn mandò a chiamare 'Ali e gli domandò il suo parere. 'Ali rispose : « Io penso che tu lo faccia comparire personalmente, e se essi alla « sua presenza testimonieranno contro di lui, lo punirai ». Allora 'Utjimàn scrisse ad al-Walid b. 'Uqbah perchè venisse a lui, e gli testimoniassero contro abù Zaynab, abù Muwarri', (iundab al-A.sadi e Sa'd b. Màlik al- As'ari, tutti, .senza eccezione, j'amaniti. Allora 'Uthmàn dis.se ad Ali : «Levati e fustigalo». Ed 'Ali disse ad al-Hasan : «Levati e fustigalo». Ma al-FIasan rispo-se : « Che hai tu a fare con costui? Altri può supplirti ». Allora Ali si rivolse ad 'Abdallali b. Cfa'far e gli disse: « Levati e fusti- « gaio ». Questi lo fustigò con una bacchetta munita di una correggia a due capi, e quando giun.se a 40 colpi. Ali gli di.s.se : « Basta! » (Aghàni, IV, 180. lin. 7-24) [T.]. § 117. — Ci narrò Alimad. da 'Umar, da al-Madàini, da al-Raqqà.si, da al-Zuhri : Si recò un certo numero d'individui di al-Kùfah da 'Uthmàn per l'affare di al-Walid. Ma Uthmàn disse loro: «Non è forse noto che «ogni qualvolta imo di voi ha degli astii personali contro il suo ani ir, «lo calunnia? Se domattina vi trovo ancora qui, vi punirò in modo che « servirà di esempio ». Allora e.ssi chiesero rifugio ad Aisah, e Ut^imàn 30. a. H. (IRAQ. -Primi sin- tomi del malu- more contro il governo: deposi- zione di al-Wa- lìd b. Uqbah dal governo di al- Kùfah.] .Htó. §§ 117, 118. 30. a. H. 30. a. h. la mattina sentì nella stanza di lei un vocìo, e un parlare con durezza. 'IRAQ. -Primi sin- t-, m i i- i- i • i n , • i- ■■-,■, -,-,■- . , tomi del maiu- * i^ossibile », disse egli, « che i sobillatori e gli empii di al-Kutàh debbano more contro il « trovare rifugio proprio nella casa di 'A-iéah? »('). Questa sentì le sue pa- zione di ai-Wa- ^"°^^' *"' levando la scarpa del Profeta, dis.se: «Tu hai abbandonato il pen- iid-b. Uqbah dal « siero dell'Inviato di Allah, di colui che portava (juesta scarpai ». Intanto KùfahT ^'^ gente sentì questa contesa, ed accor.sero e riempirono il tempio; gli uni dicevano: «Ila fatto bene essa! », gli altri: «Che cosa hanno da vedere « le tlonne con queste faccende? », e si misero a scagliarsi pietre gli uni e gli altri, e a percuotersi con le scarpe, finché un gi-uppo di Compagni del Profeta si recarono da 'Utjimàn e gli dissero : « Temi Allah e non fi-u- « strare le pene legali, ma destituisci tuo fiatello dal loro governo ». Ed egli lo destituì (Aghàni, IV, 180, lin. 24-181, lin. 2) [T.]. Nota 1. -- Ecco il primo accenno ad uno dei tatti singolari o non beu chiariti di (^uv^to agitato periodo di storia islamica: l'inimicizia cioè tra 'A-isjxh ed 'Utlimàn. Diciamo singolare, perchè la tradizione non ha mancato, nel maggior numero dei casi, di dare nella biografia del Profeta molte notizie, vere ed apocrife, per spiegare l'origine prima di certi fatti famosi, che di poi attirarono l'at- tenzione dei cronisti. Cosi, per esempio, la rivalità, poi degenerata in aperta guerra civile, tra gli Umayyah ed i hann Hàsìm, si è fatta risalire ad un'antica rivalità personale tra i due capo-stipiti, Umayyah e Hàsim. Cosi pure la tradizione attribuisce l'odio di 'A-isah per 'Ali al fatto che 'Ali sospet- tasse 'À-isah di adulterio e non esitasse di dirlo al Profeta. Ila perchè all' improvviso, vivente 'UtJimàn, la irrequieta donna d'un tratto si schierasse contro 'Uthmàn con una violenza tale da invocare persino la sua soppressione violenta, è cosa che la tradizione completamente ignora sino al momento in cui viene apertamente alla luce (c/V. ^ 141 e nota 1). Il fenomeno è tanto più strano, in quanto tutta l'agitazione, che si andò addensando sul capo del vecchio 'Uthmàn, aveva contemporaneamente lo scopo di porre al califfato precisamente il nemico di 'À-isah, 'Ali, il quale, regnante IJthmàn, più volte compare tra i condannatori di 'Uthmàn ed i critici più aspri della sua amministrazione e si atteggia a suo successore. Sull'argomento avremo a ritornare più volte e ne tenteremo anche una spiegazione: per ora contentiamoci di porre in evidenza come già nell'anno 30. H. 'À-isah intrigasse apertamente e malevolmente contro 'Uthmàn, chiamando in casa sua i capi degli agitatori anti-uthmànidi di al-Kùfah. 'Uthmàn protesta, ma non osa far nulla : il prestigio della vedova del Profeta era troppo grande, perchè il CalitFo potesse osare checchessia contro di lei. Si noti infine la libertà di cui questa donna godeva: lungi dalla rigida clausura di tempi poste- riori, 'À-isah riceve persone sconosciute in casa, e tiene con essi grandi e tempestose riunioni di pro- testa. La donna araba godeva ancora di molta libertà, quella antica pagana: la clausura rigidissima fa usanza persiana introdotta nell'Isiàm, quando gli usi e i costumi dell'Iran penetrarono nel cuore del sistema islamico (cfr. anche 86. a. H., §§ 22, nota 4, 28, nota 3). § 118. — Ci narrò Ahmad, da limar, da al-Madà-ini, da abù Mu- hammad al-Nàgi, da Matar al-Warràq : Si recò un individuo a Madinah e disse ad 'Uthmàn : « Io feci la preghiera del mattino con al-Walìd b. 'Uqbah, « ed eccolo voltarsi verso di noi e dirci: « Volete che io vi aggiunga del- « l'altro? Io mi trovo stamattina di buon umore ». E intanto io sentivo che «egli odorava-'di vino». Allora 'Uthmàn fece ft-ustare l'individuo, ma la gente gli disse : « Tu hai annullato le pene legali e hai invece- battuto i «testimoni» (Aghàni, IV, 181, lin. 2-6) [T.]. Nota 1. — In un'altra tradizione si afferma che quando 'Uthmàn chiamò al-Walid a Madinah a discolparsi, egli menò con sé una quantità di persone a testimoniare in suo favore, e tra esse 'Adi b. Uàtim il celebre capo dei Tayy (Aghàni, IV, 181, lin. 6 e segg.i. 344. 30. E. H. (^ 119-122. § 119. — Ci narrò Ahmatl, da 'Umar: Eecitai il seguente racconto j^'^- ^- ^• ad al-Mada-ini [che me l'aveva insegnato] sulla fede di Qays bv al-Rabì', <<,^j" ^jgi maiu- da al-Aglah, da al-Sa'bi, da G-undab; diceva costui: Fui uno di quelli che more contro il testimoniarono contro al-Walid, e quando completammo la nostra deposi- ^ione di ai-Wa- zione. Uthmàn lo fece arrestare. Quindi narra la storia della fustigazione ''^ b. Uqbah dai fattagli intliggex'e da 'Ali, e le parole dettegli da al-Hasan: « Che hai tu Kufah.)
    * 30. a. H. g§ 123, 124. che quelli di al-Kùtah fecero ad al-A^ alid, era che abu Zubayd, il quale _30. a. h. ^ .... 'IRAQ.- Primi sin- era un cristiano, uscendo da casa sua per recarsi a visitarlo, traversava tomi dei maiu- il tempio, servendosene come di strada (Aghàni, IV, 182, liii. 25-28) [T.]. "lo^e contro il governo : deposi* § 124. — Ci narrò Muhammad b. al-'Abbàs al-Yazidi, da suo zio 'Ubay- ^jone di ai-Wa- daUah b. abi Habib, da ibn al-A'ràbi, che abu Zubayd si recò a far visita lìd b.'Uqbah dai -^ _ , governo di al- ad al-Walid, quando 'Uthmàn lo nominò governatore di al-Kufah. al- Kufah.] Walid gli diede in abitazione la casa di 'Aqil b. abi Tàlib, alla porta del masgid (dirimpetto ad esso); e avendogliela questi chiesta in dono, al-Walìd gliela donò. Questo fu il primo fatto che diede origine alle censure della popolazione di al-Kùfah, perchè abu Zubayd soleva uscire da casa sua e si recava, traversando la moschea, da at-Walid, pernottava presso di lui e beveva con lui, quindi usciva e ritraversava la moschea ubbriaco. Questo fatto li rese avvertiti sulla condotta di al-Walid. Soggiunge la fonte: Aveva 'Umar b. al-Khattàb delegato al-Walid b. 'Uqbah alle sa- daqàt dei banù Taghlib, ma avendo sentito che egli aveva detto il se- guente verso: Dopo che tu legasti al mio capo un turbante, il tuo sbaglio è stato l'affidarmi Ta- gjblib, figlio di Wà-il. lo depose, abu Zubayd aveva affidato in deposito ai banii Kiuànah b. Taym b. Usàmah b. Màlik b. Bakr b. Habib b. Ghaum b. Taghlib dei cameli, ma quando li richiedette, costoro non glieli restituh'ono, benché i banù Taghlib fossero parenti materni di abu Zubayd. al-Walid però, avendo tro- vato che i banù Taghlib avevano commesso una ingiustizia a danno di abù Zubayd, gli fece rendere il suo diritto. Disse allora abu Zubayd in lode di al-Walid: (1) Potessi io sapere la verità intomo a certe notizie che mi hanno riferito, e delle quali disperava l'animo mio e il mio calcolo! (2) Riguardo a un individuo, che ogni volta che viene accresciuto di nobiltà da parte di Allah, io ne godo, e Murayy ne è afflitto. intende alludere a Murayy b. Aws b. Hàrithah b. Lam. La qasidah è estesa ; e in essa egli dice : l3i al-Walid ha in me — e ben ne ha diritto — un'affezione bincera, e un'assistenza senza riserve. (4j Egli mi protesse, mi avvicinò a sé, e mi fece trionfare dei nemici, di un trionfo senza restrizioni. i5) E respinse la gente via da me, senza alcun riguardo per loro, si che si allonta- narono nel dispetto e nella umiliazione. >6j La mia vita possa riscattare la sua, benché insufBciente per lui. Su dunque, o nmm 'Amr, resta o parti pare [ciò, nella mia gioia odierna, mi è perfettamente indif- ferente). Nella riwàyah di ibn Habib è detto invece: «O umm Zayd », che sa- rebbe la madre di abvl Zubayd. (Aghàni, IV, 182, lin. 28-183, lin. 16) [T.]. .347. §§ iji)i2H. 30. a. H. ^°- *•/*• § 125. — Ci narrò Miiliammad b. al-'Abljàs, da suo zio, da Muliamiuad tomi del maiu- '^- Haliil), da ihii al-Aiàbi : Aveva al-Walid b. 'LTqbali delegato al-Habi' more contro il 1,. Miirayv 1). Aws 1). Hàrithal» 1». Laiu al-Ttì-i airammini.strazioiie di un governo: deposi- i i • r • • i ■ i ■ ' i zione di ai-wa- Ji ' " b I '» H [prateria riservata] lungo il territorio tra al-(jaziraM e il tern- iid b. Uqbah dal torio (zalir?) di al-FIirali. Ora avvenne una carestia in al-Cfazirah ; abù Kufah.] Ziil)ayd che si trovava fra i Taghlibiti, usci con costoro conducendoli a pascolare, ma l'awsita (= al-Rabi') glielo impedi, dicendogli: «Se tu vuoi « che io ti permetta di pascolare solo, va bene; altrimenti no ». abù Zubavd si recò da al-Walid b. 'Uqbah, e questi gli diede il territorio che va dai castelli rossi (al-qusùr al-humr) della Siria sino ai castelli rossi di al-Hìrah, concedendogli delle praterie riservate (hi ma) che tolse all'altro. Questa è la versione di ibn Habis (Aghàni, IV, 183, ILn. 15-21) [T.]. § 126. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'azlz, da Umar b. Sabbah: Era al-Orunaj'iiah sotto il potere maritale di Murayy b. Aws, ma quando aj.- Walid b. 'Uqbah venne in al-Kufah, la tolse a lui e la diede ad abu Zu- bayd. Tuttavia noi riteniamo più esatta la prima versione [sulla causa della tensione tra abù Zubaj'^d e Murayy] ; ciò è confermato dai versi seguenti di abù Zubayd in lode di al-Walid b. Uqbah : il) lu fé' di tuo padre, o ibn ubi Murayy, chi diede liberi pascoli alle tue caineleV (2( Egli concesse loro dei terreni forniti di fiori, perchè esse ne pascolassero le col- line e le pianure. (3j In grazia di Allah, quindi, del campione dei (jurays, esse divennero un ar- mento (?) fecondo. (4) Egli diede loro libero pascolo, senza restrizione alcuna, quando voi vi trovavate in un'annata mancante. (5) Uomo le cui mani si allungano in alto verso le virtù e disperdono le piccole mi- nuziosità (?). (Aghàni. IV, 183, Un. 21-31) [T.j. § 127. — Ci narrò Ishàq b. Bunàn (?) al-Anmàti, da Hubays b. Mu- bassii- (?), da 'Ubaydallah b. Musa, da ibn abi Layla, da al-Hakam, da Sa'id b. Gubayr, da ibn 'Abbàs: Disse al-Walid b. Uqbah ad Ali b. abi Tàlib : « Io ho il ferro della lancia più acuto del tuo, la lingua più pronta « della tua, io so infliggere colpi più numerosi alla cavalleria [? avver- « versaria] ». — « Silenzio », gli rispose 'Ali, « tu sei però un empio, e dice il « Qur-àn : — Sarà colui che è credente, come colui che è empio? No, certo, «non .saranno eguali — » (Aghàni, IV, 184, lin. 30-185, liu. 3) [T.]. § 128. — Ci narrò Ahmad b. Abd al-'aziz, da Umar b. Sabbah, da 'Abdallah b. Musa, da Nuaym b. Hakim, da abù Maryam, da 'Ali, che la moglie di al-Walid b. Uqbah si recò dal Profeta per lagnarsi di al-Walid il quale la batteva. Le disse il Profeta : « Torna e digli : L' Inviato di Allah « mi ha preso sotto la sua protezione ». La donna si partì, ma dopo un 348. 30. a. H. §§ 129-lSl. certo teiupo ricomparve e disse : « Egli non mi ha lasciata più [dal bat- « termi] ». Allora il Profeta staccò un orlo della sua veste e le disse : «Torna con questo, e digli: L'Inviato di Allah mi ha preso sotto la sua « protezione ». La donna si parti, ma dopo un certo tempo tornò di nuovo e disse: «O Inviato di Allah, egli non ha fatto che battermi di più! >. Allora il Profeta levò le mani e disse due o tre volte : « Allah, a te * affido al-Walìd!» (Aghàiii. IV. 185, lin. 10-17) [T.]. § 129. — Ci narrò Ahmad, da Umar 1). Salibah; ci narrò inoltre abù Ubayd al-Sayrafi, da al-Fadl b. al-Hasan al-Basri, da Umar b. Sabbah, da Ayyùb b. Umar, da 'Umar b. Ayyùb, da ó-afar b. Bai-aqan, da Thàbit b. al-Haggàg, da abù 'Ubaydallah al-Hamdani, da abù Musa, che al-Walid b. 'Uqbah raccontava: « Quando il Profeta conquistò Makkah, il popola della « città conduceva da lui i bambini, ed egli invocava sopra di loro la bene- « dizione, e sfiorava con la mano la loro testa ('). Anch'io fui condotto a lui, « profumato, ma egli non mi carezzò per l'unica ragione che mia madre mi «aveva profumato col khalùq » (Aghàni, IV, 185, lin. 17-22) [T.]. Nota 1. — Ritiesso di scene evangeliche? Il liaditlx è del resto un anacronismo: cf'r. Lammens Moawia, pag. 26 nota 5. § 130. — Ci narrò Ahmad, da 'Umar, da Khalaf b. al-Walid, da al- Mubàrak b. Fadàlah, da al-Hasan, che al-Walid b. Uqbah teneva presso di sé uno stregone (sàhir) che gli faceva vedere due squadroni di cava- liei'i che si combattevano, e l'uno caricava l'altro e lo metteva in rotta, quindi gli diceva: « Hai piacere che io ti faccia vedere i vinti vincere alla « loro volta i vincitori e metterli in rotta? ». — « Si », l'ispondeva al-Walid. Informato di ciò Grundub, mise mano alla spada, quindi venne [alla casa di al-Walidj e disse: « Aprite ». Come gli fu .aperto, colpì con la spada lo stregone e l'uccise. Allora la gente fu presa da pànico e uscirono [ciascuno dalle proprie case], ma ó-undub [si fece innanzi ej disse : « Non abbiate « paura, o uomini, io non lio fatto che uccidere questo stregone, perchè « non vi pervertisse nella vostra religione ». al-Walid tenne Grundub in prigione per un certo tempo, quindi lo rilasciò (Aghàni, IV, 185, lin. 23-28 j [T.]. § 131. — Ci narrò Ahmad b. Abd al- aziz, da 'Umar b. 8àbbah, da Umar b. .Said al-Dima.sqi, da .Sa'id b. Abd al-aziz, da al-Zuhri, elio uno degli Ansar vide un individuo che e.sercitava pubblicamente la magia. Al- lora esclamò: «Oh! .sarà possibile che si eserciti pubblicamente la magia «nella religione di Muhaminad?», «• l'uccise. Allora fu condotto dinanzi ad al-Walid b. 'Uqliah, il quale lu imprigionò. Dinar b. Dinar [verisimil- mente custode del carcere] chiese al prigioniero: «Per qual motivo sei 30. a. H. [IRAQ. -Primi sin- tomi del malu- more contro il governo : deposi- zione di al-Wa- hdb. Uqbah dal gove rno di al- Kùfah.; !U9. §§ 131-135. 30. a. H. 30. a. H. «stato tu carcerato .•* >. Questi narrò il fatto, e Dìnàr allora lo mise in ['IRAQ.- Primi sin- , -nr ii<« ,1-^ i, •/»! • xtt .r- i- r^^ tomi del maiu- libertà. al-Wali(l foce venire a se Dinar e 1 uccise (A gh àn i, IV, 18o, lin. 28- more contro 11 186, lin. 1) [T.]. zione di ai-Wa- § ^32. — Ci iiaiTÒ Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da Uniar b. Sabbah, da lìd b. Uqbah dal Musa b. Isiiià'ìl, da Hammàd b. Salmah, da abù "Iniràn al-ó-awni, che uno i^Qjah ; stregone era in casa di al-Walid b. 'Uqbah, ed entrava nel ventre di una vacca e ne usciva. Avendolo visto G-undub, entrò in casa di lui, e dato di piglio alla spada, appena il mago fu entrato nel ventre della vacca, la spaccò con un fendente, e con essa anche lo stregone che vi si trovava dentro. Allora la gente l'imase interdetta e al-Walid mise ó-undub in car- cere, e scrisse, riferendo il fatto, ad 'Uthmàn. Tuttavia la notte si apriva la porta perchè il prigioniero uscisse e ritornasse alla propria famiglia, e venuto il mattino, rientrava nella prigione (Aghàni, IV, 186, lin. 1-7) [T.]. § 133. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da 'Umar b. Sabbah, da Ibràhim b. al-Mundzir al-Harràni, da abù Wahb, da Yiinus, da al-Zuhri: 'Uthmàn destituì al-Walid b. 'Uqbah dal governo di al-Kùfah, e vi nominò governatore Sa'id b. al-'As (Aghàni, IV, 186, lin. 28-30) [T.]. § 134. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da 'Umar b. Sabbah, da al-Madàini, da abu 'Alqamah Sa'id b. Asra', da 'Adi b. Hàtim: Quando Sa'id b. al-'As venne in al-Kùfah, disse: « Lavate il pergamo, poiché al- « Walid era un uomo sudicio e impuro » ; e non volle salirvi finché non fu lavato, in obbrobrio di al-Walid. al-Walìd era di lui più vecchio, più libe- rale di indole (nafs), più affabile di modi e più caro presso di loro; così che uno dei loro poeti disse: Poveri noi ! Si parti da noi al-Walid, e venne dopo di lui Sa'id, che diminuisce nella misura anziché crescerla. E disse un altro: (1) Sono corso da al-Walid sino a Sa'id, come il popolo di al-Higr, che, quando era afflitto [volendo cercare scampo], peri interamente. (2) Ogni anno ci vien mandato dai Qnrays un amir, delle volte giovane, altre volte sperimentato. (3) Noi abbiamo cosi un fuoco che ci distrugge e viviamo in timore, mentre essi non hanno nulla e perciò non temono il fuoco (?). (Aghàni, IV, 187, lin. 3-11) [T.]. § 135. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da 'Umar b. Sabbah, da al- Madà'ini: Si recò al-Walìd b. 'Uqbah in al-Kùfah a far visita ad al-Mughirah b. Su'bah [ai tempi di Mu'àwiyah, 41-50. H.] ; là vennero a trovarlo i più eminenti personaggi di al-Kùfah per salutarlo e gli dissero: « Per Allah! Non abbiamo ancora visto alcuno eguale « a te dopo la tua partenza ». Disse egli: « Nessuno migliore o nessuno peggiore di me? ». — « Nessuno migliore », 350. 30. a. H. §§ 135. 137. risposero essi. Ed egli: « Io invece non ho conosciuto nessuno peggiore di ^o. a. H. voi dopo che vi ho lasciati *. Avendo essi replicato nelle loro lodi verso tomi dei maiu- di lui. egli disse: « Smettetela colle vostre lodi; per Allah! il vostro odio "^^'^ contro n governo : deposi- « è la rovina, o il vostro amore è un tuono .senza pioggia (? salaf) » ( ) ^ione di ai-Wa- (Aghàni, IV; 187, lin. 3-16) [T.]. nd b.Uqbah dai go ve r no dì al- NOT.\ 1. — Questa e diverse altre tradizioni dei paragrafi seguenti non appartengono propria- Kùfah.l mente al momento storico che ora trattiamo: noi le diamo, lasciandole nell'ordine nel quale si trovano nel testo del Kitàb al-Aghàni, perchè, pur di tempi diversi, servoco a dare lume sul carattere e sulle abitudini del governatore, arabo pagano antico. Sotto l'anno 6(). H. raccoglieremo la biografia di al-Walid. § 136. — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'azìz, da Umar b. Sabbah, da al-Madàini: Morì al-Walid b. 'Uqbah poco più su (= più a nord?) di al- Raqqah, e morì altresì abù Zubayd e l'uno e l'alfi'o furono .sepolti nello stesso luogo. Disse a questo proposito Asga' ai-Salami, essendo passato innanzi ai loro sepolcri: (1) Passai innanzi alle ossa di abìi Zubayd; esse mi apparvero in una sterile pianura. (2) al-Walid gii era stato già fido commensale, ed ora il suo sepolcro era commen- sale del sepolcro di al-Walid. i3) Né so ormai da chi comincerà la morte, se da Hamzah, o da Aiga' [il poeta stesso] o da Yazid. (Aghàni, IV, 187, lin. 23-28) [T.]. Cfr. necrologio dell'anno 60. H. § 137. — Ci narrò al-Husayn b. Yahya, da Hammàd, da suo padre, da ibn al-Kalbi: Mosse al-Walid b. 'Uqbah in guerra contro i Greci (al-Rùm); alla sua avanguardia stava a capo 'Utbah b. Farqad, il quale venne a scontro con i Greci i quali gli diedero battaglia. Allora un arabo cristiano gli disse : « Benché io non sia della vostra religione, tuttavia vi voglio « aiutare data l'affinità di razza. Sappiate dunque che costoro vi ten-anno « testa fino alla metà del giorno, e se vi vedranno deboli, vi stermine- « ranno, se invece voi resistete, fuggiranno, lasciandovi [padroni del campo] ». Allora disse Sulaymàn b. Rabi'ah : « voi credenti, voi non avrete scusa € alcuna domani innanzi ad Allah, se 'Utbah b. Farqad e i suoi verranno « .sconfitti, senza che alcuno di voi sia corso in suo aiuto ». Allora egli (cioè al-Walid, come sembra) con tremila dei suoi, cavalcando dei muli e conducendo a fianco dei cavalli, raggiunsero Utbah e i suoi compagni e combatterono valorosamente al loro fianco, finche Allah sconfisse i Greci. Disse a questo proposito al-Walid b. 'Uqbah: ( 1 ) Vennero incontro a me dalla via donde io mi ripromettevo (di vederli arrivare] un resto di cavalli di»per8i i= raccogliticci , che camminavano zoppicando (2 Cavalcati da servi che ne percotevano i fianchi; costoro diedero battaglia a noi di cui ciaacano era un campione valoroso. (3j Ma io garentisco che te loro donne strilleranno, come strillano le galline del con- tado, quando vengono sparpagliate'?'. 861. g§ 137-14(1. 30. a. H. 30. a. H. Disse anche al-Hutavah, lodando per questa impresa al-Walid, il quale, •IRAQ. Prim. sin- . ' T- >. ^ ì.ì.- l • l ■ tomi del maiu- generoso cornerà, gli aveva già tatti dei doni: more contro il (1) Io vodo in ibn Arwa due qualità clie egli ha siflto y.i-v •'^■. la fermezza dpI tt>iif-r governo: deposi- tggta al nemico, quando l'ha incontrato, e la liberalità. zione di al-Wa- ^2) Egli riempie le coppe [della morte?] e n»- ahbevira ju iMiuta delle laucie [dei suoi lid b. Uqbah dal uomini) e quelli che le blandiscono. governo di al- l3) Quindi va incontro al nemico, dovunque si trovi, con una schiera, il cui rumore '^'J'3^'-' e i cui nitriti assordano chiunque ode. (4) Quando viene per esso l'ora dtìi riposo notturno, i primi accendono sull'alto della collina [i fuochi] per gli altri. (5| Tu hai espulso i bianchi dai capelli ricciuti dall'interno delle loro case, e non rimase (di loro] che un serpente che tu ucciderai (?i. Ai quali versi di al-Hutayah rispose contraddicendolo al-Hulavs (?) al-Nahdi b. Nu'aym: (1) Di' [da parte mia] ad abfi Wahb, appena tu lo incontrerai: È vero, i Greci ti combatterono fra coloro con cui essi combatterono. (2) E nella terra vi sono serpenti e leoni in gran numero, nemici; ma tutto ciò che al-Hutay»h dice è pura invenzione. (Aghàni, IV, 187, lin. 29-188, lin. I6i [T.]. Cfr. Goldziher, Diwàn al-Hutayali, VII (pag. 185-187). § 138, — Ci narrò Ahmad b. 'Abd al-'azìz. da 'Umar b. Sabbah, da 'Ali b. Muhammad, da abù Mikhnaf. da Khàlid b. Qatan, da suo padre: Quando 'Utjhinàn fu ucciso, 'Ali mandò a prendere tutto ciò che c'era nella casa sua, sia armi, sia cameli della sadaqah. A questo proposito disse al-Walid b. 'Uqbah: (1) banu Hàiira, rendete le armi del figlio di vostra sorella, ne le regalate; non è lecito il fai-ne preda; secondo un'altra versione: non è lecito il farne legati. (2) banii Hiisim, com'è possibile una tregua fra di noi, se 'Ali possiede la sua spada e le sue cameleV (3) Voi uccideste mio fratello, per insediarvi al posto di lui, come fecero un giorno con Kisra i suoi marzubàn. (Aghani, IV, 188, lin. 17-24) [T.]. § 139. — Ci narrò al-Tùsi, da al-Zubayr b. Bakkàr, da Abdallah b. Ishàq al-Ga'fan, che al-Walìd b. 'Uqbah b. abì Mu'ayt incontrò Bigàd mawla di 'Uthmàn, il quale lo informò che 'Uthmàn era stato ucciso. Disse allora al-Walid: (1) Fossi io motto prima di apprendere una notizia che estenuò il mio corpo, e da cui furono commossi i miei visceri. (2) Il giorno in cui incontrai in al-Balàt (?) Bigàd; o fossi io morto prima d'incon- trare Bigàd ! (Aghàni, IV, 188, lin. 25-28) [T.]. § 140. — Ci narrò Ahmad b. Abd al-'aziz al-óawhari, e con lui Mu- hammad b. Yahya al-Suli, a cui appartiene il testo del racconto, l'uno e l'altro da Muhammad b. Zakariyyà al-Ghallàbi. da 'Abdallah b. al-Dahhàk, 352. 30. a. H. §1 110, 141. da Ilisàm b. Muhammad, da suo padre, e costui da 'Abdallah b. Muhammad 3°- a- H. e Muhammad b. 'Abd al-rahmàn, ambedue da Mutarrif b. 'Abdallah, da ,orni dei maiu- 'Isa b. Yazid: Si recò al-Walìd b. 'Uqbah, uomo notoriamente generoso, a '^°'^ contro ii fare omaggio a Mu'àwiyah, a cui venne detto : « al-Walid b. 'Uqbali è alla ^jo^g ^\ ai-Wa- «tua porta». Rispose Mu'àwiyah: «.Per Allah! oggi andrà via dopo aver iid b. 'Uqbah dai T .,,.,.., ,. . . governo dì al- « dato, invece di aver ricevuto; poiché siate sicuri che egli e venuto per Kofah.] « dirmi : Ho tanti e tanti debiti e impegni da pagare. servo, fallo eu- * trai'e ». Questi lo fece entrare e Mu'àwiyah lo interrogò [di varie cose] e conversò un pezzo con lui, quindi gli disse: «Per Allah, noi abbiamo « desiderio del tuo avere in al-Wàdi ; l' a m i r dei Credenti ne è rimasto «incantato; se tu vuoi farne un regalo a Yazid, fallo pure». Disse al- Walid: «Esso è di Yazid». Quindi uscì e tornò per diversi giorni da Mu'àwiyah, finché un giorno gli disse: «O amir dei Credenti, guarda « un poco alla mia condizione ; io ho tanto da provvedere, e i debiti mi » opprimono ». — « Non ti vergogni », gli disse Mu'àwiyah, « coi tuoi me- « riti e nella tua posizione familiare, di prendere tutto quanto prendi e « di dissiparlo, per lagnarti poi continuamente di essere indebitato? ». — «Va bene», gli rispose al-Walid; quindi si partì sul momento e si recò nella Gazirah ; e disse : (1) Quando tu sei pregato, rispondi no; quando invece chiedi, dici: Dà qui. (2i Rilìuti di operare il beue; benché sii sul Furàt, rifiuti di abbeverare altrui. (3* Dovrai dunque sino alla morte non inclinare mai verso il si, e abbandonare il no? Mu'àwiyah intanto, sentendo che egli si era recato in al-Gazirah, no fu im- pensierito, e gli scrisse: « Vieni da me ». al-Walid gli scrisse in risposta: (1) Io vivo qui in temperanza e privazioni, come tu mi hai ordinato; dona pure e regala ad altri quel che ti pare. Ci) Io condurrò le mie cavalcature lungi date; la mia energia, quando le i-ircostanze mi sono avverse, è come una spada che si sfodera. (3j Io sono individuo il cui giudizio trova infinite risorse; né una punta di cate- naccio può chiudermi Inell' inazione). Poi tornò nel Higàz, e Mu'àwÌ5-ah gli inviò una ricompensa (A gli ani, IV. ino. lin. 1-18) [T.]. § 141. — (a) (Lo scoliaste del Diwàn di al-Hutayahj. al-Walid b. 'Uqbah b. abi Muayt, tiatello uterino di 'Uthman b. Affàn, bevve del vino in al- Kùlah mentre era governatore dell' 'Iraq, e un giorno, mentre dirigeva la preghiera mattutina, disse ai presenti, dopo aver compiuta la preghiera : « Volete che ve la continui?» Tornato a ca.sa sua, alcuni musulmani lo videro vomitare il vino; uni> di e.ssi gli j)resu l'aiudlo .senza eli*.' egli .se ne accorgesse, e andarono in missiom- da 'Uthmàn a lamentarsi di lui. IJtlimàn lo fece venire a sé e gì' inflisse la pena legale (liadd) della Itattitura: esecu- 36:J. 45 more contro il governo: deposi- zione § 141. 30. a. H. 30. a. H. tore della pena fu 'Ali b. ahi Talib. al-IIutayah disse (a questo proposito): IRAQ. -Primi sin- ... ~ ■ - ^ \ -i ri/ tomi del malu- ('l'- ' ^'e>-.Sl al § 137). (6) (al-Haytham b. 'Adi). al-\Valid b. 'Uqbah diresse la preghiera mat- di ai-Wa- tutina essendo ulniaco: Gundab b. Zuhayr e abù Zunayb. ambeduf delia iFd b. Uqbah dal tribù degli Azd, gli furono sopra e gli tolsero dal dito l'anello, senza che governo di al- KQfah.] egli se ne accorgesse. Si dice che al-Walid si rivolgesse ai presenti (dopo finita la preghiera), dicendo loro: « Volete che ve la contuiui? ». Quindi i due Azditi andarono da 'Utjimàn, portando seco l'anello, e lo informa- rono dell'accaduto. Egli rispose loro: « Forse ogni volta che un individuo « ha da lagnarsi del suo governatore, deve venire ad accusarlo perchè sia «punito? Io vi darò un castigo che serva d'esempio agli altri! >. Essi si recarono allora da Ali b. abì Tàlib, il quale disse loro : « Rivolgetevi alla « madre dei Credenti; ciò sarà la cosa più utile pel vostro scopo ». Anda- rono da 'A"isah e le narrarono il fatto; essa disse loro: « Rimanete vicini ». Quando poi 'Uthmàn uscì per recarsi alla preghiera del pomeriggio, 'A'isah esclamò: «'Uthmàn non vuole applicare le pene sancite dalla legge ('at- «tala al-hudùd) e fa minacce ai testimoni! ». 'Utjimàn entrò ii-ritato (nella moschea), e taluno disse: « Che c'entra 'Ai-sah con ciò? Essa è moglie « del Profeta, e Iddio le ha comandato di restarsene a casa (allusione « al Qur-àn, XXXIII, 32-33) ». Ma altri dissero: « Chi ha maggior diritto « di occuparsi dèlie faccende dei credenti che la madi-e loro? ». La discus- sione continuò, finché si venne a una colluttazione nella moschea, e fu quello il primo combattimento (civile) nell'I.slàm ('j. 'Uthmàn scrisse allora ad al-Walid : « Vieni, e conduci con te chi possa presentare una giustifi- « cazione per te, se ne è il caso ». Allora al-Walid mosse in compagnia di settanta maggiorenti di al-Kùfah, tra i quali vi era 'Adi b. Hàtim. I co- stumi di al-Walìd erano quelli dei beduini (kh a 1 a • i q ' a r a b i y y a h), sicché egli, durante il cammino, faceva scendere a turno uno della comi- tiva che si metteva a precedere gli altri, recitando versi ragaz per un certo tempo. Venuta la volta di al-Walìd, egli scese e si mise a recitare : (1) Non crediate che abbiamo dimenticato di spingere il cavallo al galoppo (nelle gare di corsa), (2; né di inebriarci di vino vecchio e scintillante, (3) né il batter dei timpani delle schiave ! (ossia: siamo rimasti grandi signori come nei tempi prima dell'Isiàm. L'ultimo ragaz soltanto in A gh ani, IV, 181 lin. 10). Allora 'Adi b. Hàtim disse: «0 abù Wahb, allora perché mai cammini? (ossia: perchè ti pre- « senti a giustificarti, se ammetti esplicitamente d'aver commesso la colpa « che ti è imputata?) ». Giunsero a 'Uthmàn, e questi chiese loro: « Che « dite del vostro amìr? ». Risposero: « Ne diciamo bene ». 'Adi b. Hàtim 354. 30. 3.. H. § 141. stette zitto. Allora (iiindab b. Zuliayr e abù Zunayb dissero a 'Utjimàn: 30. a. h. « Chiedi loro se siano stati presenti quando noi prendemmo l'anello di al- ,omj jei maiu- « Walid >. Quelli risposero: « No ». Allora i due: « Costoro non sono dunque '"°'^e contro il « di nessun valore per l'accusa che abbiamo portata (ossia : essi non pos- ^-^^^^ ^j- ai.wa- « sono testimoniare né prò né contro, non essendo stati presenti al fatto) ». — ''"^ b. Uqbah dai « Per Dio! » disse 'Uthmàn « io temo che in tal caso tu sia colpevole di KDfah.i «ciò o di qualche cosa di simile». Ali era allora l'esecutore delle pene, e 'Uthmàn gli ordinò di frustare al-Walid. 'Ali gli diede quaranta colpi con una ti-usta a due corde (quaranta colpi ò la punizione legale, secondo il rito sàfi'ita, per chi ha bevuto vino: cfi". Juynboll, Hdb. d. Isla. mischen Gesetzes, 304: tenendo conto che la fi-usta a ve ve rf?«e corde, si giunge al numero di ottanta colpi, che é appunto quello prescritto dagli altri riti), e gli disse: « abù Wahb, lascia questa gente: non c'è nulla di « buono per te nello stare con essa! ». al-Walid disse: « Per Dio! io non abi- « terò giammai nello stesso paese in cui abita 'Ut_hmàn, a meno che tra lui e < me non vi sia di mezzo la conca di un wàdi! >. Allora Kathir b. al-Salt «'al-Kindi gli disse: «O abù Wahb, la mia casa è in Buthàn (wàdi al- « l'esterno di Madinah : cfi-. Yàqùt, I, 6(52), mentre la tua è sul mercato: « ora tra la mia e la tua casa vi è appunto la conca di un wàdi. Vuoi che tacciamo cambio? ». al-Walìd accettò e ognuno andò all'abitazione dell'altro. Quindi 'Uthmàn nominò in luogo di al-Walìd, al governo di al-Kùfah, Sa'id b. al-'As b. Sa'ìd b. al-'As, il quale, quando fu giunto ad al-Kùfah, disse: « Non salirò sul min bar finché non sia stato pui'ificato ». Lo lava- rono, ed egli allora vi sali (Hutayah, ed. Goldziher, LVII. pag. 185-187). Nota 1. — La rissa nella moschea è notizia di considerevole importanza, che inerita di essere poeta in rilievo: non è un semplice fatto di cronaca senza importanza. E chiaro che la faccenda del- l'amministrazione di al-Wàlid b. TFqbah in al-Kufah non era una questione semplice di polizia dei co- stumi, per la quale il colpevole è punito e la colpa ricade tutta sulla sua persona. Qui siamo dinanzi •d un tentativo concertato da un partito, spietatamente ostile, il quale vuole colpire nella persona del governatore tutto il partito e tutto il sistema di governo che egli rappresenta. Si vuol screditare ai-Walid per screditare tutto il governo di 'UtJimàn. Cosi ci spieghiamo la condotta di 'Utjimiin, il 'juale per non fare il giuoco dei suoi nemici respinge gli accusatori di al-Walid al loro arrivo in Madinah. Allora dell'incidente del vino bevuto da al-Walid s'impadronisce il partito ostile ad 'UtJiman in Madinah; gli accusatori di al-Walid si recano da 'A'isah ed essa, già apertamente contrai-ia al Califfo, prende gli accu- satori sotto la sua protezione, ne abbraccia la causa ed accasa pubblicamente il Califfo di violare la '*KK6 ?*>■ difendere gli amici ed i congiunti (c/r. .^' 7/7). L'agitazione dilaga in tutta la città: i par- tigiani del Califfo, ossia i Qurays in generale e gli Umayyah in particolare, prendono le difese del Califfo e di al-Walid, le discussioni ai accendono e siccome la moschea era il centro di riunione non tanto religioso, quanto sociale e politico, in essa il contrasto delle due parti si manifesta più netta- mente e dalle parole accese sì passa alle vie di fatto. E«co l'importanza dell'incidente, dal quale rileviamo come già nel mondo musulmano comincias- MTO a delinearsi molto nettamente le due opposte tendenze. In Madinah il partito qurasita-utlimànida en ancora forte ed aggressivo, ma non doveva passar molto tempo, e la quasi unanimità degli oppo- sitori porti aitine al tracollo tinaie. Nel caso presente la punizione inflitta ad al-Walid fu ordinata ■ Talhali con il al-Kufah e sua . o-j j-t ' i-' " ~' ammìnistrazio- Juiu i.suàd). Said b. al- As venuc nell'anno settimo del governo di 'L't_hmàn ne della provin- hjQ j, ^.1; egli era il migliore della discendenza di al-'As b. Umavvah: oia.) i j o o ... la sua progenie che si sussegui fu numerosa. Quando Dio diede vittoria sulla Siria egli vi si recò e vi rimase insieme con Muàwiyah : egli era un orfano cresciuto sotto la tutela di 'Utjimàn. 'Umar una volta ricordò i QuraN's e domandò di lui, cosi come si fa per chiedere notizie di alcuni» Gli fu risposto : « O Principe dei Credenti, è in Damasco e chi lo ha visto « per ultimo, lo ha visto assalito dalla morte ». Umar mandò ordine a Mu'àwiyah di fargli venire Sa'id b. al-'As in una lettiga. Mu'àwiyali glielo mandò in lettiga, in stato di debolezza. Ma non era giunto in Madinah che si l'iebbe. Gli disse 'Umar : « figlio di mio fratello, ho saputo delle « prove [che hai fatto] e della tua bontà. Avanti così, che Dio t'accresca s « il bene! ». Poi gli disse: « Hai moglie? ». Rispose: « No ». Disse 'Umar: * abù 'Amr [Utjimàn], che ti ha impedito di dar moglie a questo giovi- « notto? ». Rispose 'UtJimàn : « Gliel' ho proposto, ma ha sempre rifiutato ». In seguito 'Umar mosse in viaggio per il paese e giunto presso una sor- gente, si incontrò con quattro donne che si levarono per lui. Disse : « Che « avete e chi siete? ». Risposero: « Siamo figlie di SutH-àn b. 'Uwajf ». Con loro era la madre, che disse : « Sono morti i nostri mariti, e quando il « marito è morto le donne sono perdute; sistemale con uomini loro pari! ». 'Uthmàn fece sposare a Sa'id una di esse, ad Abd al-rahmàn b. 'Awf un'altra, e ad al-Walìd b. 'Uqbah una terza. Vennero poi a lui anche le figlie di Mas'iid b. Nu'aj-m al-Nahsali e dissero : « Sono morti i nostri «mariti e ci son rimasti i figliuoli; sistemaci con uomini nostri pari! ». Fece allora sposare a Sa'id una di essa e a Gubayr b. Mu'tim un'altra ; Sa'id prese [cosi] di queste e di quelle. I suoi zii [o meglio parenti paterni] avevan fatto bella prova nell' Isiàm ; ed essi avevano una bella precedenza nella conversione, ed eran vecchi di fede verso l' Inviato di Dio. Prima che Umar morisse, Sa'id era già fi-a i ragguardevoli. Sa'id andò ad al-Kiifah come governatore sotto il califfato di 'Uthmàn; e partirono con lui da Makkah, o Madinah, al-A.star, abu Kjiussah al-Gliifàri, Gundub b. 'Ab- dallah e abii Mu.s'ab b. Gaththàmah che orano andati con al-Walid per biasi- marlo, e ritornai'ono con Sa'id [ad al-Kùfah. donde erano partiti per accusare al-Walid]. Sa'id salì sul minbar, e lodò Iddio e lo e.saltò, poi disse: « Sono stato inviato a voi come governatore, e io non volevo : ma non « potei fare a meno, ricevuto l'ordine, di obbedire. Certo l'anarchia (fitnah) S56. eia. 30. a. H. § 142. « ha alzato il suo scrifo e i suoi occhi. Ma per Dio io colpirò la sua faccia •^°- ^- "• . . „,. „ : , . [IRAQ.Said b.al- « si che la domerò, o e.s.sa mi riduca ali impotenza. E invero que.st oggi as; sua nomina « io sono titubante ». E scese. Chiese quindi del popolo di al-Kùfah, e subito ^ governatore di . al-Kufah e sua fu informato del suo stato, bcrisse quindi ad Uthmàn circa quello che avea amministrazio- saputo: « Le cose di al-Kutah vanno male: sono sopraffatti i più ragguar- "« <^®"^ provin- ^ ria I «devoli (ahi al-saiaf) e i nobili del paese (al-buy ùtàt), e quelli che «per primi si sono convertiti (al-sàbiqah w a-1-qudmah). Chi prepoii- « dera su quei paesi sono tardi musulmani (rawàdif) (venuti dopo le «prime conquiste) e arabi nomadi che si sono aggregati (lawàhiq), « tanto che non si ha alcun riguardo per i nobili e per le fatiche o degli « indigeni o di chi vi è venuto a dimorarvi, e a far prosperare il paese ». Gli rispose 'Uthmàn: « Dà la preferenza a quelli che si sono convertiti per « primi, e per i quali Dio lia concesso le conquiste ; e vengano dopo coloro « che per merito dei precedenti sono venuti a stabilirsi nel paese. Si faccia « però eccezione per quelli [di coloro che debbono essere preferiti] che siano « tardi nella giustizia e abbian lasciato di attenersi ad essa e vi atten- « gano invece quegli altri [che dovrebbero normalmente essere proposti]. « Difendi l'abitazione di ciascuno e dà a ciascuno la giusta punizione. Che « con la conoscenza degli uomini si ottiene la giustizia ». Sa'id mandò allora a chiamare i principali cittadini, di quelli che erano stati alle con- quiste e alla battaglia di al-Qàdisiyyah; e disse: «Voi siete i capi di chi « è dopo di voi: dalla testa si conosce il corpo; fatemi sapere il bisogno di chi ha bisogno, e la miseria di chi è in miseria ». E fece entrare con costoro quei lawàhiq e rawàdif che ne erano in grado, ed egli se ne rimase in disparte con i lettori dell'al-Qurrui e i recitatori (al-mutasammatin — cfr. Glossarium Tahari e Dozy s. v.: le persone influenti e gravi) nella conversazione notturna C). al-Kùfah era • allora come erba secca tutta presa dal fuoco (per il fermento], e tutti gli elementi torbidi si unirono in- sieme onde .se ne sparse la voce e la notizia. Sa'id ne scrisse ad 'Utjimàn; allora il l)anditore di 'Uthmàn chiamò alla preghiera in comune. Il popolo si riunì, e 'Uthmàn l' informò su quanto gli aveva scritto Sa'id e quanto questi gli aveva risposto e .su quello di cui si era sparsa la voce. Dissero : « Hai tatto bene; non li assecondare in ciò e fa che non desiderino quello «di cui non .sono degni; poiché quando si incarica delle cose chi non ne « è degno, non ò pari ad esse e le manda in rovina ». Di.s.se allora 'UtJimàn : « (-) popolo di Madinah: State pronti e frenatevi, poiché i torbidi (a 1 -fi ta u) « vi circuiscono ». Sce.se e si ritirò in casa. E 'Uthmàn citò ad esempio, come ronfacenti a lui <• al modo con cui aveano (i Kufani) intrapreso la ribellioiui. (juesti versi: 357. §§ 112. 30. a. H. —i — 30. a. H. (Il banù 'Ubnyd, è giunto dn vostra parte ni vostri aderenti quel che voi dite e l'IRAQ.-Sa'id b.al- '" P"®^'® '^«' P°«t*- As: sua nomina *'^) ^ quando vi sarà giunta questa mia, rivestitevi [di corazza]; e la lancia è corazza a governatore di P®"" *^^' """ ''^ corazza [potrebbe essere anche: è misura di prudenza per chi non ha corazza). al-Kùfah e sua amministraz.o- (Tabari, I, 2850, lin. 10-2853, lin. 15j fM.G.]. ne della provln- Cfi'. A th i r. Ili, 82-84. eia.: Khaldùn, II, App., 134-135, aggiunge che Said b. al-A.s b. Sa'id b. al-'As b. Umayyah era il nome del nuovo amìr. Il primo Said b. al-'As (nonno suo) era morto kàfir, ed aveva per kunyah abu Uhayhah. Klialid. figlio di questo Sa'id, e zio del prefetto di al-Kùfah, era stato dal Profeta preposto a San'à. Ed era suo kàtib, e morì martire il giorno di Marg al-Suffar [cfi-. Annali, Indice ai voli. I-II, III- V]. Sa'id, il secondo, fu edu- cato in seno ad 'Ut_hmàu, ecc. Secondo ibn Khaldùn Sa'id fece ogni cosa per ordine di 'Uthmàn. e riscrisse al Califfo quando vide la rivolta minacciante ; sicché due volte si parla qui di lettere mandate ad 'Uthmau. Nota 1. — Sayf vuol sostenere che Sa'id ripudiasse i novelli emigrati ammettendone soltanto alcuni con speciale permesso, ed in genere evitasse di avere contatto con quelli che avevano principal- mente contribuito alla deposizione del suo predecessore, sicché quelle medesime persone, che avevano osteggiato al-Walid, rimasero parimenti nell'opposizione durante il governo di Sa'id e con sentimenti tanto accesi, da predicare apertamente la guerra civile. (Cfr. § 101, ilota 1) II. testo ofiFre un elenco delle diverse classi della popolazione in al-Kiifah, che forse in parte rispecchia condizioni posteriori, ma in parte sicuramente ritrae le condizioni etniche e sociali dell'al-'Iràq alla metà del I secolo: 1° gli ahi al-saraf sono quegli Arabi che prima dell'Isiàm e durante i primordi del nuovo ordine di cose erano le persone circondate di maggior prestigio ed autorità nelle tribù, sia per anti- chità di lignaggio, sia per la gloria e la fama degli avi, sia in pace ed in guerra, sia per virtù proprie (coraggio, generosità, ospitalità, hilm, ecc.;, sia perchè disponevano di larghi mezzi di fortuna. Non è esatto chiamarli nobili o membri d'un 'aristocrazia, perchè in Arabia antica non esistevano classi di questo genere. Tutti gli Arabi si ritenevano egualmente nobili : la nobiltà, se ve n'era, era nella tribù e non nella famiglia. Questi uomini furono i capi del movimento espansionista arabo durante le con- quiste, ognuno a capo delle sezioni delle varie tribù che emigrarono con gli eserciti di conquista. E prò. babile che questi ahi al-saraf, detti anche più comunemente asràf, si presero una larga parte del bottino e si arricchirono molto e rapidamente, venendo a costituire poi, nei campi militari od amsàr, per il semplice fatto di ritrovarsi numerosi insieme, una specie di classe a parte, e quindi in una posi- zione diversa dalla primitiva. Infatti in Arabia antica vivevano quasi isolati, ognuno nella propria tribù, o a piccoli gruppi negli agglomeramenti più grandi, ma sempre consanguinei. Nei campi militari del Sawàd si trovavano invece accozzati insieme con altri nuclei simili, provenienti dalle più diverse e lon- tane tribù, senza vincolo alcuno tra loro. L' Isiàm cominciava già ad abbattere le divisioni per consan- guineità e iniziava il processo di amalgama sociale, riunendoli per vincolo morale e religioso, e per ragioni d'interessi economici piuttosto che per vincolo di sangue. Tale trasformazione era ancora ai suoi primi inizi ed in realtà forse nemmeno avvertita: le guerre civili frale tribù, che insanguinarono l'impero dopo l'anno 60. H. rivelano quanto poco l'Isiàm avesse ancora fuso insieme armonicamente gli elementi etnici d'Arabia. Sta il fatto però che questi asràf, avendo comuni interessi materiali (case, bestiami, terreni, danaro contante, roba preziosa rapita ai vinti, ecc.) ebbero istintivamente la tendenza ad accomunarsi in quelle faccende in cui i loro comuni interessi erano minacciati. Così, quasi senza avvertirlo, cominciarono a costituire una vera e propria classe regolare. Dal testo risulta che essi rap- presentavano la classe per bene della popolazione e che, per simpatie conservatrici, propendessero, in via generale, a dare appoggio morale al governo contro gli agitatori demagogici ed i seminatori di rivoluzioni. Altrove \§ 101, ìiota li vediamo perà che erano avversi ai Qurays ed ai governatori di 'Utjimàn. Sayf b. 'Umar travisando il vero vuol far credere che tutti gli elementi per bene fossero d'accordo con Madinah. 358 30. a. H. § U2. Una seconda categoria è descritta da Sayf b. 'Uniar, come gli al-buyfitàt, o le case nobiliari, 30. a. H. e con questo s'intendono forse i rappresentanti dei proprietari nobili fondiari, che erano nel possesso ['IRAQ.- Sa'id b. al- delle terre prima della conquista araba, e che in7ece di far causa con i Sassanidi, avevano accettato il Às: sua nomina nuovo ordine di cose e s; erano sottomessi agli Arabi: questi proprietari debbono in breve avere, per a governatore dì lo meno nominalmente, fatto professione di fede islamica, per usufruire dei grandissimi vantaggi morali al-Kufah e sua e pecuniari che l'adesione completa alla comunità musulmana portava come conseguenza. Neil' impero a m m i n istrazlo- sassanìda esistevano sette famiglie, piii nubili di tutte le altre, che godevano di vastissima autorità ne della provin- feudale e militare (cfr. Noeldeke, Geschichte der Perser, ecc., pag. 437 e segg.) e costituivano una eia.] vera e propria nobiltà. La conquista araba spazzò via tutto questo grande feudalesimo, residuo di periodi di remotissima antichità: ma rimasero i piccoli o minori, i quali non legati, come i grandi, personal- mente alla casa regnante in Persia, preferirono mutare casacca e passare con armi e bagagli al nemico. Gli Arabi, in principio, non avendo alcuna idea né alcun piano organico per l'avvenire, circondati da gravissime difficoltà pratiche per amministrare l'immenso impero, fecero condizioni di favore a questi interessati proseliti, senza curarsi se la loro adesione morale e religiosa fosse reale e sincera. Questi membri delle buyùtàt si trovarono quindi in condizioni simili a quelle degli asràf e con l'andar del tempo si fusero e confusero con essi, cancellando, nella seguente generazione, per quanto era possi- bile, la loro origine non araba e non schiettamente musulmana. Nel momento in cui parliamo i loro interessi collimavano con quelli degli asràf, onde molto probabilmente come questi preferivano appog- giare il governo regolare, per quanto fosse deficiente, perchè proteggeva i loro averi, anzi che gli agita- tori popolari, i quali pescavano nel torbido e diffondevano i semi del malcontento. E probabile però che essi, come gli al-asràf, abbiano per un certo periodo dato imprudentemente appoggio agli elementi più torbidi della popolazione per spirito di opposizione al governo di 'Dljimàn, senza riflettere alle conseguenze. La terza classe della gente per bene era costituita da quelli che con frase stereotipata i tradizio- nisti definiscono la gente di al-sàbiqah e di al-qudmah, ossia di coloro che avevano conseguito ana specie di nuova nobiltà morale per il fatto di esser stati tra i primi ad abbracciare la nuova fede (sabiqah), ed avevano reso grandi servigi alla causa dell'Islam, spendendo di opera propria e sacrifi- cando, nei momenti più avversi dei primordi, la propria incolumità personale ed i propri mezzi finan- ziari. Questi veterani dell'Isiàm non solo godevano di un grande prestigio, perchè alla loro abnegazione in momenti tristi e difficili si doveva poi il trionfo straordinario degli anni successivi, ma avevano anche acquistato molta ricchezza e molta influenza. Non ci deve sorprendere perciò se essi sono menzionati con le altre due categorie, e se essi per i loro interessi materiali si trovassero uniti ai medesimi per ragioni di comune difesa contro la crescente marea delle altre classi. Delle altre due classi, gli al-rawàdif wa-l -lawàh iq, abbiamo già discorso poc'anzi: il testo pare distinguere tra di loro come se gli al-rawàdif fossero di una categoria superiore agli al- lawàliiq. Questi ultimi sarebbero composti degli infimi elementi delle tribù nomadi, dei veri predoni e ladroni del deserto, trasformati dal caso in militi, soltanto perchè la guerra regolare forniva ai mede- simi la soddisfazione di rapina, di stupri e di sangue che prima cercavano nel brigantaggio desertico. Gli al-rawàdif erano quindi di una categoria superiore, ma in qual modo e per quale più specifica ragione non possiamo dire. Queste due classi formavano il grosso delle forze militari musulmane ed ormai superavano di gran lunga in numero il nucleo dei veterani delle prime battaglie. Emigrati poste- riormente alla grande conquista, si erano affollati negli amsàr, offrendosi come uomini d'arme, forse anche esigendo la loro iscrizione nei ruoli come un diritto, quindi imponendo al governo la distri- bazione tra loro della paga o pensione del primitivo diwàn, fondato dal Califfo 'Umar (cfr. 2, due, tre fino a cinque versi (Tabari, 1,2853, Un. 10-2854. lin. Ij [M. G.J. § 144. — ("al-Mas'ùdi). Or quando fu passato qualche tempo dalla no- mina di Sa'id, alcuni suoi atti sollevarono malcuntonto. S'impadnini dei beni e disse, o scrisse ad 'Uthmàn: « Questo Sawàd è proprietà dei Qurays ». Allora al-Astar, che sarebbe Màlik b. al-Hàritli al-Nakhai, gli disse: « Vuoi « farti di quello che Iddio ci ha dato in bottino per le nostre spade e le «nostre lance, vuoi fartene un giardino per te e per la tua gente?». E poi andò da 'Utjimàn con settanta persone a cavallo di al-Kùfah, e si lamentarono del mal contegno di Sa'id, e gli domandarono che lo destituisse. Questi rimasero parecchi giorni, e 'Uthmàn non rispondeva, e giunsero alla fine da 'Uthmàn i suoi amir dalle province, tra cui 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarli dall' Egitto, Mu'à\vÌ3'ah dalla Siria, Abdallah b. 'Amir da al-Basrah e Sa'id b. al-'As da al-Kùfah. Questi rimasero a Madinah alcuni giorni senza che egli li rimandasse alle loro province, non volendo rimandare Sa'id ad al-Kùfah nò volendolo, d'altra parte, destituire '(Ma - s'ùdi, IV, 261-262) [M.]. Nota 1. — Le ultime parole si riferiscono ad eventi degli anni 34.-35. TI. 'IRAQ. — Concessione e permuta di fondi fra gli abitanti del- l'Arabia e quelli emigrati nell' Iraq. § 145. — (ai-Sari, da Su'ayb, da Sayf, da Sa'id b. 'Abdallah al-Gru- mahi, da 'Ubaydallah b. 'Umar). L'ho udito che diceva a mio padre: Uthmàn riunì il popolo di Madinah, e disse: «0 popolo di Madinah, la « gente di Kiifah fa tumulto ; e io per Dio vi salverò quanto vi appartiene « tanto che ne trasferirò la proprietà a voialtri se così vi par bene. O vi « deciderete a ciò quando [queste proprietà] vadano in mano di chi con la « gente dell' 'Iraq ha preso parte alle conquiste in esso e queste gente si «rimanga nel loro pae.se con queste possessioni?». Sorsero quelli e dis- sero : « Come farai passare a noi quelle terre che Dio ci ha dato come «fay, o Principe dei Credenti?». Rispose: «Le daremo a chi vuole « in cambio di quello che possiede nel Higàz ». Si rallegrarono, e Dio aprì loro una via [vantaggiosa] che non era nei loro calcoli. Quindi si separa- rono, dopo che Dio ebbe con ciò preparato loro un avvenire migliore. Talhah b. 'Ubaydallah avea riunito tutte le porzioni che avea a Khaybar e 360. 30. a.. H. § 1^5. altrove, e con rammoutaie di esse ci comprò una porzione di quello che ^c. a. h. era toccato a chi era stato presente ad al-Qàdisiyyah e al-Madà'in fia i sj^nè g permuta Madinesi che erau rimasti e non erau andati nell"Iràq. [Comprò poi] al- •^' 'o"«^' ^'^ b" Nasàstag [grande tenuta presso al-Kiil'ah : cfr. Yàqùt, lY, 783] con i pos- bia e quelli emì- sedimenti a Kha^'bar e altrove, e comprò anche con Bir Aris qualche cosa ^rati neir iràq.| che 'Uthmàn possedeva nell''Iràq. Marwàn b. al-Hakam con suo danaro, che 'Ut_hmàn gli aveva donato, comprò Nalu- Marwàn che era allora una palude: e ne comprarono uomini delle tribù [arabe] le quali erano nell' Iraq con patrimoni che avevano nella Gazirah al-'Arab, Makkani, Madinesi, di al-Tàif, del Yaman e Hadramawt. Fu anche fra chi comprò al-As'atJi, che acquistò con patrimonio che aveva nel Hadramawt i suoi possedimenti in Tizanàbàdz. UtJUmàn scrisse poi alle genti (ahl-àfàq) su di ciò; e sui campi del fa y " e sul fa y • che reciamavanogli abitanti delle città militari (ahi al-amsàr;, e che era quello che apparteneva ai re, come Kisra e Qay.sar, e ai loro successori, cui fece sgombrare. [Prese così tutti i prov- vedimenti per eseguii-e questo scambio di proprietà]. E arrivò a essi quanto già si aspettavano. Prese quindi un certo numero di uomini di Madinah che presero parte alla spedizione e un numero corrispondente di parti e le assegnò a loro. Ed essi lo comprarono insieme con quello che confinava con i possedimenti nel Higàz a Makkah, nel Yaman e nel Hadramawt che passavano in questo modo a quei proprietari, fra i Madinesi, che avevano preso parte alle conquiste (T a bari. I, 2854. lin. 1-2855, lin. lOj [M.G.]. Cfr. Athir. in, 84. Khaldùn, II, App., 135, ne fa un breve accenno. Nota 1. — La tradizione è singolarmente oscura e la traduzione letterale ha per noi in alcune parti poco o verun senso intelligibile. Mi pare però che si riferisca a tutto quell'insieme di fatti riguar- danti la proprietà fondiaria fuori dell'Arabia propriamente detta, su cui abbiamo discorso nel volume precedente- degli Annali, trattando delle condizioni tìscali delle provinole conquistate, regnante 'Uiaar ■cfr. 23. a. H., §§ tì!il-711 . La tradizione più ortodossa vuole .iffermare che TJthman commettesse favo- ritismi concedendo terreni ai suoi amici nelle terre fuori d'Arabia, riservate come fay dei mnsnlmani, ossia che con le tasse dovevano supplire al pagamento delle pensioni. La cessione di una di queste terre in proprietà ad un musulmano significava togliere un cespite alle finanze dello Stato, perchè, come già dicemmo, i Musulmani, come padroni vivevano a spese dell'impero islamico ed erano da esso stipendiati. Noi sostenemmo nel succitato passo degli Annali che la colpa di siffatta dilapidazione delle entrate dello Stato non fu esclusiva di TJthmàn, ma che già regnante 'Umar, Arabi musulmani divennero pro- prietari di terre fuori della penisola, nel Sawàd ed in Egittfj. Sayf, per difendere 'Utjimàn, senza gettare la colpa su precedenti di 'Umar, espone nella presente tradizione che 'Utiimàn non già donasso terre nel Sawad, ma permettesite permute. Cosi alcuni liquidano j loro averi in Arabia e con le somme cosi riacosee com|>erano l presumibilmente dallo Stato islamicoi le terre indicate nel Sawàd: grazie all'ulto di compera il proprietario aveva il diritto di ritenersi tutte le rendite e di non pai^are più le tasce. Non possiamo però garantire l'esattezza di siffatta interpretazione. Le prime parole della tradi- zione fanno credere che gli abitanti di Madinah, che non avevano preso parte alle conquiste, erano pur nondimeno proprietari di quot« di terra nell'al-'Iniq, quote rhe per effetto ilei disordini (fitnah erano esposte al rischio di cadere in mani di altri. Oli abitanti di Madinah vorrebbero avere l'equivalenza dei loro diritti iraqensi in possedimenti nel Higaz, che potevano sorveglianj ed amministrare. D'altra parte .%1. 46 §§ 115-147. 30. a. H. 30. a. H. i più ricchi Compagni del Profeta erano desiderosi di speculare sulle terre iraqeusi e liberarsi da quelle IRAQ. - Conces- possedute nel Higaz. Forse per i grandi proprietari era più facile tutelare i loro beni fondiari nell'al- sione e permuta 'Iraq, che non i possessori di piccole quote, e mentre le terre arabe non averano un grande avvenire, di fondi fra gli quelle demaniali nella Babilonidn lasciavano sperare immensi guadagni con lavori di lionitira. Interme- abitanti dell'Ara- diario delle permute fu il Califfo — cosi narra Sayf — e 'Uthmàn non concesse alcun favore ai Com- bìa 8 quelli emi- pagni, ma fece opera buona a vantaggio dei piccoli proprietari di 'Higaz. Cfr. intanto tutta la prima grati neir'Iràq.] parte del Cap. XII di Lammens Moawiq. § 146. — (al-Saii, da Su'a3'b, da Sayf, da Muhammad e Talhahj. Lo stesso hadìth: tranne che essi dicono: Comprarono in questo modo uomini di ogni tribù, fra quelli che possedevano qualche cosa lì (in Arabia) e desideravano fare il cambio con quello che loro confinava, e lo presero e fu loro lecito di fare ciò di comune accordo e con la sanzione della legge. Se non che quelli che non erano antichi d" Isiàm, non raggiungevano il grado degli antichi nelle assemblee, nelle cariche e nella considerazione. Poscia cominciarono a biasimare queste preferenze e a ritenerle una violenza. E in ciò agivano segretamente e non avveniva che lo dicessero apertamente, poiché non avean argomenti contro di loro, e il popolo era contro di loro. Se si univa a loro qualche giovane o qualche arabo o liberto, approvavano il discorso, per modo che essi erano in auge, e gli altri invece in deca- denza, finché vinse il male (T ab ari, I, 2855, lin. 10-2856, lin. 3) [M.G.j. § 147. — È bene riassumere a questo proposito anche le osservazioni del Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 115-117). La crisi nell'impero arabo ai tempi di 'Uthmàn scoppiò verso la fine del regno del suo califfato, perché le guerre contro i nemici esterni non riem- pivano più totalmente gli animi dei Musulmani : i primi sintomi si fecero sensibili nel campo militare più importante dell' 'Iraq. I Kufani erano già viziati dal contegno di 'Umar, il quale, mentre alti'ove aveva lasciato im- mutati i suoi governatori, in al-Kùfah, cedendo ai desidexì dei Kufani, aveva mutato il governatore ben tre volte in soli sei anni. Oltre agli in- cidenti ben noti, narrati nei precedenti paragrafi (l'anarchia crescente in al-Kùfah, il contegno di al-Walid verso il mago, il suo frequente stato di ebrietà) il Wellhausen osserva che al-Walìd non può essere stata persona accetta alla maggioranza dei Musulmani : tutti dovevano ricordare che suo padre 'Uqbah b. abi Mu'ayt era stato giustiziato dal Profeta dopo Badr, perchè era uno degli avversari più intransigenti dell'Islam. al-Walìd stesso era uomo di consuetudini e di sentimenti interamente pagani, come è di- mostrato dal suo contegno qua! governatore e nella moschea di al-Kùfah. Nel movimento quindi contro al-Walid si fusero insieme l'odio religioso contro il pagano impenitente e l'opposizione delle tribù al concentramento del potere politico nelle mani di un impiegato dello Stato : i Beduini, ri- tenendosi ancora liberi da ogni superiore autorità, si risentirono che il 362. 30. a. H. §§ 147, 148. governatore togliesse a loro il diritto di vendetta. Era il conflitto tra il ^^o. a. h. ... , 1, ., , 1-1 1 -1 T • T n <-> ['IRAQ. - Conces- diritto secolare delle tribù anarchiche ed il dn-itto nuovo dello otato ac- gjone e permuta centratore e mouopolizzatore della giustizia. Infine v'era nella turba dei '^' '°"'^' ^'^ si" ... abitanti dell'Ara- nuovi emigrati un vivo risentimento perche, regnante Utjimàn, tutti i posti big g quelli eml- importanti nell'amministrazione del califfato, erano lasciati in mano di e^^*' deiriràh.i giovani della stirpe umayj'ade. Le ultime tradizioni sul governo di Sa'id, successore di al-Walid, vogliono dimostrare che Sa'id in al-Kùfah preferisse la compagnia di per- sone distinte e ricche, con quelle delle classi più agiate e civili, e disprez- zasse le turbe di sconosciuti, affluiti in al-Kiifah. Sayf vuol dimostrare che il malumore contro il governo di 'UtJimàn e dei suoi luogotenenti era cir- coscritto ai peggiori elementi dei campi militari, in quelli che niente ave- vano fatto per la conquista e che erano causa di disordini e di anarchia negli amsàr. In questo noi crediamo che Sa3'f non sia del tutto nel- l'errore. È molto verosimile che il superbo qura.sita sentisse un profondo disprezzo per quegli uomini coperti di stracci che affluivano affamati dal deserto, ingombravano le vie di al-Kùfah, e pretendevano di essere trattati e mantenuti a spese dell'erario come coloro che avevano reso grandi ser- vigi alla comunità. È anche verosimile che, quando cominciarono a venir meno le rendite, il governatore si rifiutasse di accogliere altri stipendiati, e gli esclusi, ritenutisi vittime di gravi ingiustizie, alzassero protestando la voce ed accusassero chi era al governo di fi'odare il tesoro e beneficare gli amici e parenti spogliandone i legittimi proprietari, i cittadini mu- sulmani. § 148. — Sulle prime agitazioni in al-Kùfah, la deposizione di al- Walid e la nomina di Sa'id b. al-'As, cfi-. anche Abulfeda, I, 2G2-264 (nel 29. a. H.); Aghàni, I, 11 lin. 21-22, 16, 163; II, 87 lin. 2-13; Athir, III, 80-84; Azraqi, 448. lin. 17-22; Balàdzuri, 334, lin. 11-12 (nel 29. a. H.) ; Bukhàri, II, 429, lin. 17-430, lin. 11; III, 26, lin. 19-28, lin. 3; Bukhàri (vers. frane), II, 600-601; III, 33-34; Kalbi, MS. Brit. Mus. Add., 23, 297, fol. 14, v., lin. 7-12; 17,r., lin. 9- ultima linea ; K athir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187, IV, fol. f*0,r. ; Khaldùn, II, App., 134-136; Khaldun Proleg.. I, 437; Kremer Herrsch. Ideen, 338: 3*3. §§ 148-1 rx' 30. a. H. 30. a. H. Maskawavli, MS. Co.stantiiiop., 1, 47^-474; •IRAQ. - Conces- ut - i u A' r ouc . sione e permuta M 1 r kh O n d 1 , 1, 286 ; di fondi fra gli M ì r kh o n fi i Rehat.sek, parte II, voi. Ili, J4!»; abitanti dell'Ara- ut ■ \ i -ina -in i bia e quelli emi- Muir A n n a 1 s , 300-304 ; grati neii-lràq.] M u i r CaHphate, 216; Miillev Islam, I, 296; Nuwayri, MS. Leid., I, fol. 106,r.-106,r. ; Va' q ubi, II, 190, lin. 3-21. AL-GAZiRAH-MESOPOTAMI A. — Immigrazione di tribù arabe in Me- sopotamia. [Cfr. 25. a. H., §§ 22 e segg.). § 149. — fal-Balàdzuri, senza isnàd). Quando Mu'àvviyah b. abi Suf- yàn divenne governatore della Gazirah e della Sii'ia per conto del Califfo 'Utlimàn, ricevette da questo l'ordine di stabilire varie tribù arabe nomadi in luoghi discosti dalla città e dai villaggi, concedendo alle medesime di lavorare le terre ('), sulle quali ne.s.suno possedeva diritti. In siffatto modo (alcune tribù) dei banìi Tamim si stabilirono in al-Ràbiyah ; vari gruppi di Qays, di Asad e di altre stirpi andarono a stabilirsi in al-Màzihin e al-Mudaybar, e così via di seguito in tutto il Diyàr Mudar: nel Diyàr Rabi'ah furono stabilite tribù dei Rabì'ah (^). Nelle città, nei villaggi e nelle fortezze di confine (ma sài ih) furono messi gruppi di militi dell' a hi al-'atà, o gente che riceveva pensioni regolari, ed esse ebbero il compito di munire i vari paesi e di difenderli dal nemico sotto gli ordini di luogotenenti (Balàdzuri, 178). Nota 1. — La notizia può servire da ulteriore conferma della pretesa legge attribuita al Califfo 'TJmar, con cui agli Arabi venne vietato di possedere e lavorare la terra. Ne abbiamo discorso a lungo sotto l'anno 23. H. (cfr. 23. a. H., §§ 694 e segg.). La nostra fonte descrive l' immigrazione in Mesopotamia come un ordine del Califfo: più probabilmente trattasi di tribù immigrate nella Babilonide meridionale (per esempio, i Tamim di al-Basrahì, i quali trovando difficile la vita in quella regione per sovrabbon- danza dell'emigrazione araba, si volsero più al nord, dove nelle grandi pianure della Mesopotamia, scar- samente popolate, poterono più facilmente trovare terreni abbandonati e sostentarvi le proprie famiglie, che non nei campi militari della Babilonide. Non è nemmeno esclusa la possibilità che il governatore di al-Basrah e di al-Kiifah incoraggiasse tale emigrazione verso il nord, perchè diminuiva il numero delle bocche da nutrire e di uomini da pagare in periodo di crisi e di redditi decrescenti. Quelli che andavano a vivere per proprio conto in Mesopotamia non prendevano pensione dalle casse dello Stato, se non facevano servizio militare. Nota 2. — Sui tre luoghi menzionati da al-Balàdzurì, non abbiamo altre maggiori notizie, perchè Yàqiit stesso 'IV, 391, liu. 13 17) si contenta di trascrivere letteralmente il testo di al-Balàdzuri senza aggiungere alcun altro schiarimento topografico. § 150. — (abù Hafs al-Sàmi, da Hammàd b. 'Amr al-Nasibi). 11 luo- gotenente di Nasibin scrisse a Mu'àwiyah, quando questi era governatore della Siria e della Gazirah per conto di 'Uthmàn, lagnandosi che alcuni musulmani dei suoi erano stati morsi e molestati dagli scorpioni ('aqàrib). 364. 30. a. H. §§150 154. Mu'àwiyali rispose ordinandogli d'imporre alla gente di ogni luogo ( h a y y i z) 3°- *■ "• della città l'obbligo di radunare un certo numero di scorpioni velenosi e di sopotamia consegnarglieli quotidianamente. Così fu fatto ed (i molesti insetti) furono immigrazione di ■ -/IN /Tj 1-j 1 -o\ tribù arabe in UCCISI f) (Baladzuri. 1/8). Mesopotamia.) Nota 1. — E cosa cognita in oriente che questa parte della Mesopotamia è intestata da scorpioni, che escono dalle loro tane dopo le pioggie. — Mi ricordo, nel marzo del 1894, nella pianura tra Singàr e il fiume Khàbùr, dopo una copiosa piuggia, d'aver visto un buon tratto del paese letteralmente co- perto di piccoli scorpioni gialli, che drizzavano iratamente le loro code quando le zampe delle nostre cavalcature battevano il suolo vicino a loro. Il mio mulattiere mi assicurò che era un fenomeno comune iu quella regione, e di gravissima molestia e non poco pericolo per chi deve viaggiare a piedi nudi. MESOPOTAMIA-ASIA MINORE. § 151. — uil-Baladzuri, senza isnàd). iu questo anno (30. H.) Suf3-àu b. 'Awf al-Ghàniidi fece un'incursione nel territorio greco, oltrepassando il distretto di Mar'as ed infliggendo gravi ('anni al nemico. — (Più tardi) Mu'àwÌ3-ah b. abi Sutyàn ricostruì la città di Mar'as e vi pose una guar- nigione (Balàdzuri, 188). § 152. — Di questi anni (circa il 30. H.) gli 'Aqulàyé, cioè gli abi- tanti di Baghdad, passarono da Harràn a Mabbùg e da Mabbùg a Kheiuat ■Michel Syrien. II, 445) [M.]. SIRIA-MESOPOTAMIA. — Mutamento di patriarchi monofisiti. § 153. — Nell'anno 962 (dei Seleucidi = 650-651 dell' È. V. = 30.-31. H.) Mar Teodoro divenne patriarca di Antiochia. Edessa ebbe per vescovo Ci- riaco (DenN's de Teli Mahré, pag. 8). Cfr. anche Assemanus, Biblioth. Orient., II, 103 [nel 651 dell' È. V. ' = 31. a. Cr.]; Barhebraeus, Chron. Eccles., I, 280; Michel Syrien, II, 443. SIRIA. — Malumori contro il governo: esilio di abù Dzarr. § 154. — In questo anno (30. H.) accadde l'incidente fra abù Dzarr al-Ghifàri, il celebre Compagno del Profeta ed il governatore della Siria, Muàwiyah b. abi Sutyàn, che fini con l'esilio del primo in al-Eabadzah. « In questo anno avvennero a jiroposito di que.sto fatto », aggiunge al-Tabari, • molte co.se, la maggior parte delle quali mi li pugna di raccontare, e raccon- « terò .solo ([uello che dicono coloro i quali scusano la condotta di Mu'àwiyali . 'Tabari, I. 2858. lin. ll-14j». In un altro luogo (Tabari, I, 2862, lin. 13-14). a proposito dei medesimi fatti aggiunge che « altri narrano « molti altri fatti e cose vergogno.se che mi ripugna di rammentare ». Da queste espre.'^sioni si comprende come degli eventi, che avremo a narrare 865. Ozarr J§ 151. 165. 30. a. H. 30. a. H. i^ei paragrafi seguenti, esistessero molte altre versioni, nello quali proba- (SIRIA.- Malumori , . ' . ^ • • . j. i • .l- i- tt ,. contro il gover- bilmOiite erano ingiu.stamente calunniati gh Umayyadi o forse anche abii no: esilio di abu DzaiT. È notev(^le il fatto che la versione data da Sayf sia quella favo- revole agli Umayyadi, mentre l'origine iraqense della scuola storica di Sayf, avrebbe fatto supporre che neir'Iràq, ove era maggiore l'odio contro gli Umayyadi, si fosse dovuto conservare la versione più o.stile a (juella dinastia. Abbiamo già osservato, narrando le fasi del malumore generale deir'Iràq, come anche in quegli eventi Sayf rappresenti la .scuola che cerca di scusare il Califfo 'Uthmàn ed i suoi luogotenenti, benché questi fossero tutti parenti più o meno vicini del Califfo e tutti umayyadi pur essi. Saj-f b. 'Umar rappresenta quindi una scuola storica molto immaginosa e romantica, sull'esattezza storica della quale bisogna molto diffidare, ma allo stesso tempo anche una tendenza schiettamente ortodossa e per nulla fa- vorevole alle tendenze si'ite. È probabile che per poter difendere meglio il Califfo dalle accuse dei suoi avversari, nella scuola di Sayf si fosse in- dotti a difendere anche i luogotenenti di 'Uthmàn e si mii-asse a nascon- dere la natura gravissima e profonda del malumore universale, facendola comparire come atti inconsulti di una parte della popolazione, e preci- samente della peggiore, di quella che niun rispetto aveva per le tradi- zioni e le memorie del Profeta, e per coloro che avevano gloriosamente conquistato la Siria e la Persia. Ha ragione perciò il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 117) nell'affermare che la tendenza manifesta di Sayf è di non far cadere la colpa degli eventi che portarono all'assassinio di 'Uthmàn, ^ né sul Califfo, né sui suoi luogotenenti, né sulla popolazione di al-Kùfah in generale, ma soltanto sopra alcuni facinorosi. Dato questo indirizzo, è naturale che Sayf e la sua scuola debbano divenire i difensori degli Umay- yadi. Possiamo quindi presumere, dal silenzio di al-Tabari, che la scuola storica madinese fosse assai meno tenera per gli Umay3-adi ed avesse con- servato notizie tanto vere che false, lesive alla riputazione di essi. § 155. — Gli incidenti, che ora avremo a narrare, hanno rapporti strettissimi con quelli già narrati per T'Iràq: appartengono allo stesso ordine di fatti e sono espressioni del profondo malcontento che tormen- tava la grande maggioranza della popolazione musulmana in tutte le Pro- vincie dell' impero. Come risulterà da quanto ora avremo a raccontare, l'agi- tazione aveva origini per ora principalmente economiche: soltanto in seguito, per alcuni errori del governo Umayyade, il movimento divenne anche reli- gioso ed infine anche una lotta di razze. Nel corso delle conquiste erano avvenuti gravissimi abusi : e grazie alla costituzione completamente militare del governo musulmano, gli uomini investiti dei grandi comandi, si erano 366. 30. a. H. §§ 155, 156. disonestamente approfittati della loro autorità per arricchire se stessi ed i •^°- *• ^• • 1 T ,, , ,• • /^ • 1 1 [SIRIA.-Malumorì loro amici e parenti a danno delle turbe di gregari. Questi, vedendo come contro ii govar- alcuni aiTÌccliivan.si in modo anormale mentre essi rimanevano nella miseria, "<>• «s'''° '" *•»" <••! • 1 • 1- ■■f -TI Dzarr.l si lasciarono lacilmente trascinare dai discorsi inuammatori di demagogi e ciarlatani, ed anche di qualche persona onesta ma ignorante, come fu abù Dzarr al-Ghifàri. In Siria le condizioni però erano ben diverse da quelle delle Provincie persiane: la popolazione era di natura assai più tranquilla; r immigrazione di Arabi nomadi, fautori principali di tutti i disordini, era stata a.ssai meno numerosa, il paese era ben governato, aveva un'ot- tima amministrazione, eredità preziosa dell'impero romano, ed infine la popolazione stessa aveva un'omogeneità assai maggiore, perchè non v'era, come neir Iraq, una miscela babelica di razze ariane e semitiche. È certo altresì che la popolazione della Siria si trovava, anche sotto il governo dei Greci, in una condizione economica non cattiva ed avrebbe prosperato sotto ai medesimi, se l' incauto governo di Costantinopoli non avesse creato molto malessere imponendo gravosi balzelli, e non avesse esasperato gli animi con crudeli persecuzioni religiose. Il governo arabo venne quindi come una liberazione. La guerra di conquista era stata combattuta per lo più sul limitare del deserto ed il paese non aveva subito quelle terribili devastazioni che caddero invece in sorte all' Iraq, e dacché le tasse im- poste dai Musulmani erano miti, ed il governo si disinteressava comple- tamente di questioni religiose permettendo a tutti gli indigeni di cre- dere come volevano, la popolazione siria era tranquilla e contenta sotto i nuovi padroni. Il governatore di Damasco, Mu'àwiyah, uomo di grande abilità, un vero uomo di Stato, aveva saputo inoltre farsi amare e rispet- tare da tutti, pur governando con grande fermezza. La prosperità del paese si rifletteva anche sui padroni e contribuiva al loro benessere, sicché le sole traccie di malumore erano soltanto avvertibili tra le infime classi dei conquistatori immigrati che avrebbero desiderato una ripartizione dei grandi beni demaniali incamerati dallo Stato. Il malumore era perciò molto cir- coscritto e bastò che Mu'àwij'ah intervenisse con energia e facesse allon- tanare l'appassionato agitatore abu Dzarr, perché tutto si calmasse. Per molti anni la Siria fu la provincia-modello dell'impero arabo. § 156. — A proposito delle versioni ostili a Mu'àwiyah nell'affare di abù Dzarr, cosi dice ibn al-Athii-: Si raccontano molte cose riguardo a ciò, come Mu'àwiyah lo ingiu- riasse e lo minaccias-se di morte, e lo deportasse dalla Siria a Madiuah .senza watà- e lo caccia-sse con onta da Madinah, ma non è provata la veridicità di tali racconti. E se anche fos.se, ne andrebbe scusato Utjimàn, perché, SUI. Dzarr §§ 166. 167. 30. a. H. 30. a. H. tra altro, è ufficio dell'imam di punire i suoi sudditi, ut mai .si dovrebbe ISIRIA.- Malumori -, , -, i j- ttìI, - t-» ■ , • contro il gover- trar partito da ciò per sparlar di Utiiman. Perciò io ne taccio (A th i r . Ili, no: esilio di abù fig, lill. 3-8) (M.]. § 157. — (Sayf b. 'Limar, da 'Atiyyali, da Yazid al-Faq'a.sij. Quando venne ibn al-Sawdà in Siria, incontrò abù Dzarr al-Giiit;ui e gli disse: « Non ti maraviglia che Mu'àwiyah chiami i beni demaniali (a 1 - m à 1 ) ( ' ) «beni di Dio (mal Allah), come se tutto ciò che esiste non appartenga « a Dio ? Sembra invece più probabile che sua intenzione sia di avaramente « privare i Musulmani (di ciò, a cui hanno diritto), e perciò sopprima la « denominazione di " beni dei Musulmani ., ». abù Dzarr, colpito da questo discorso, «i recò presso Mu àwiyah e gli disse : « Che cosa ti ha indotto a «chiamare "beni di Dio,, quelli che sono "beni dei Musulmani?,,». Mu'a.wiyah rispose ad abù Dzarr, che tvitto era di Dio, gli uomini eran tutti suoi servi e tutto era sua creazione, abù Dzarr negò che tale fosse il concetto di Mu'àwiyah ed aggiunse : « Non voglio dire « che i beni « non appartengano ai Musulmani ». ibn al-Sawdà si recò anche presso abù-1-Dardà, e 'Ubàdali b. al-Sàmit, altri due Compagni del Profeta, e li istigò ad associarsi pur essi all'agitazione diretta da abù Dzarr. Questi, non trovando Mu'àwiyah favorevole alle sue idee, incominciò ad arrin- gare la gente, inveì contro i ricchi, li accusò di aver spogliato i poveri, citò versetti del Qur-àn (IX, 34), nei quali si menzionano i ricchi, che mettono da parte ori ed argenti e non li spendono per la causa di Dio, ed i quali un giorno avranno la fionte, i fianchi e la schiena arsi dal fuoco infernale (-). I discorsi di abù Dzarr incominciarono ad avere effetto : i poveri si agitarono, denunziando i ricchi, finché un giorno questi, allar- mati della guerra che loro si moveva, fecero reclamo al governatore Mu'àwij^ah. Il quale scrisse al Califfo, dicendo che abù Dzarr gli dava molta noia, ed esponendo tutto quello che il medesimo diceva e faceva. Il Ca- liffo rispose : « L'anarchia (a 1 - f i t n a h) comincia a mostrare il suo muso '« ed i suoi occhi e non tarderà ad irrompere : non bisogna invelenire la « piaga. Mandami abù Dzarr con una guida e con ampie provviste, trat- « tandolo con benevolenza e cercando di calmare e contenere la gente e « te stesso per quanto ti è possibile, perchè altrimenti ti verrà tolto quello « che tu hai ». abù Dzarr fu quindi spedito a Madinah con tutti i dovuti riguai'di. Si narra che arrivando in quella città rimanesse colpito dal ve- dere come la città si fosse estesa durante la sua assenza, e come i fabbri- cati fossero giunti fin quasi ai piedi della collina Sai' (") ; e da ciò predi- cesse guerre e disastri per la città. Menato dinanzi al Califfo, 'Uthmàn lo interrogò sulle ragioni dei suoi discorsi sovversivi (dzarab, letteralmente: 368. Dzarr. 30. a. H. § 157. tliscorsi osceni), abù Dzarr tornò allora a ripetere i discorsi tenuti in Siria, ^o. a. h. ,. . , 1 • 1 • 1 • 1- , n , [SIRIA.- Malumori protestò contro 1 incameramento dei beni demaniali, .sostenendo che appai- contro ii gover- tenessero ai Musulmani e denunziò i ricchi che accumulavano grandi for- no: esilio di abu tune. Cthmàn rispose che egli poteva fare soltanto quello che gli spettava per legge : non poteva costringere la gente a farsi asceti, ma tutto al più poteva invitarli alla moderazione ed all'osservanza scrupolosa della legge. abù Dzarr chiese allora al Califfo di potersene andare da Madinah, perchè essa non gli conveniva come dimora. 'Uthnuui gli fece osservare che ogni altro luogo sarebbe stato peggiore di Madinah, ma abù Dzarr affermò che il Profeta gli avesse detto: « Lascia Madinah il giorno in cui le case arri- « veranno fino a Sai' ». — « Allora vattene ove egli ti ha ordinato di « andare », rispose il Califfo, abù D/.arr -se ne andò ad al-Rabadzah, ove si costruì una moschea (masgid) ed il Califfo gli fece dono di una mandra (li cinquanta cameli e due schiavi (T a bari, I, 2858-2860). At_hir, III, 88, aggiunge : Quando ibn al-Sawdà disse ad abù-1-Dardà quella cosa, questi rispose: Io ti ho per ebreo (}• allùdi)». Muawiyah poi avanti di denunziare abù Dzarr al Califfo, fa un espe- rimento: gli manda mille dìnàr e poi rimanda da lui, il mattino dopo, il messo stesso perchè, fingendo di essersi sbagliato circa la persona a cui la somma era destinata, veda se i mille dìnàr sono ancora presso di lui (il che sarebbe stato contro le teorie di abù Dzarr di non tener danaro più del necessario per il mangiare d'una giornata) e trova che il suo ope- rato è conforme alle sue idee. Oltre poi a tutte quelle cose .suesposte, ebbe anche un 'atà-, o pen- sione, quotidiano, come Ràfi' b. Khudayg (cfì'. Tabari, 1. 28G1). Nota 1. — Alludesi a tutte quelle vaste estensioni di terreno olie un tempo avevano apparte- nuto all'imperatore greco ed a quei suoi dipendenti che erano emigrati dal paese per non sottostai-e al dominio musulmano, e che il Califfo 'Umar, invece di suddividere fra i vincitori, aveva incamerato, dividendo soltanto la rendita fra i fedeli con norme da noi altrove descritte (cfr. 2*). a. H., §§ 247 e segg.l. Molti musulmani disapprovavano questa ordinanza del Calitìb ed avrebbero voluto che i califfi, seguendo l'esempio del Profeta con i beni degli Ebrei di Madinah e di Khaybar, li avesse parimenti divisi tra i fedeli. L'agitazione, di cui si fece interprfte abu Djian-, aveva poi un buon motivo, perchè nonostante la li-gge messa da 'Umar, una parte di questi beni demaniali erano stati ceduti in feudo ad amici e parenti delle piamone al governo: molti volevano quimli i-he anche il rimanente venisse diviso fra quelli che non avevano ricevuto nulla. Nota 2. — Uiaulta quindi evidente che tutta l'agitazione avesse natura quasi unicamente eco- nomica: abu Dzarr fu un vero agitatore socialista, che predicava contro la ricchezza ed invocava la diviaione di tutte le terre. Da altre tradizioni di Sayf appare che abfi Dzarr, dopo il suo esilio a Ra- badzah, veni»se talvolta a Madinah, e si naira che una volta avesse una discussione molto accalorata con il celebre n-nugato ebreo Ka'b al .\libàr. un rabbino del Yanian. abiì Dzarr sosteneva che i ricchi avevano l'obbligo non solo di pagare le tasse legali, ma di assistere con tutti i mezzi i vicini ed i pa- renti. Ka1> al-Ahbnr sostonne invece che, quando un uomo aveva pagato le tasse, non era più obbligato a dare altro danaro, abiì Dzarr si aclirò tanto, che inveì contro Kal) e lo battè pure con il suo bastone da pastore 1 cfr. Tabari, I, 2H60.2Hfil ; Atjhir, III, 89). Anche in questo incidente osserviamo che sempre -'de questioni economiche fossero motivo dell'agitazione. Se la tradizione di Sayl è degna di fede, pos- SW». 47 §§ 167, 158. 30. a. H. 30. a. H. sinmo anclie conchulernc che egli forse ncm fos.se completamente padrone di »è i- .In- la sna straordi- [SIRIA.- Malumori niiria veemenza si dovesse anche a qualche tendenza alla follia. Sul conto di ahiì Dzarr abbiamo in contro il gover h1-Th1>h'Ì (I, '^'^ -^''-) altre due tradizioni di Sayf, di argomento chiaramente tendenzioso, perchè ver- no : esilio di abu sioui della celebre frase, attribuita al Profeta: «Ascolta ed ubbidisci, anche ae sei comandato da uno Dzarr.) «schiavo storpio» (cfr. Athir, IH, 90). E una di quelle tante espressioni messe in bocca al Profeta, quando incominciò il conflitto fra arabi e non arabi, e quando i Musulmani non arabi pretesero di essere per lo meno pari agli Arabi, so erano buoni credenti, e che il valore di un uomo non dipendesse dalla razza, alla quale apparteneva, ma bensì dal modo e dal sentimento con i quali compieva i suoi doveri religiosi. A questo conflitto abbiamo fatto menzione altrove a proposito del celebre discorso tenuto. a. H., § 771 In Atjiir, III, 89, raccontandosi l'episodio della discussione con Ka'b, si dice che questi poi con- donò, intercedente 'Utjiman, la percossa ricevuta da abù Dzarr. Per le questioni di razza e di abitudini diverse secondo i popoli, è notevole quel che dice Athir, IH, 89, che abù Dzarr, anche dopo ch'era ad al-Babadzah, ritornava a Madìnah di quando in quando per timore di diventare a'rilbita. Nota 3. — Di questa collina Sai' si è fatta già menzione dnrante l'assedio di Madinah (confron- tisi 6. a. H., §§ 25, 27, 29, 33). Ove essa sia non ci risulta chiaramente dalle fonti. Questo passo della tradizione è degno di nota, perchè se autentico, dimostra come già ai tempi di 'Uthmàn la città di Ma- dinah avesse avuto un forte incremento della popolazione, come capitale di un vasto impero. § 158. — (al-Ya'qùbi). Seppe 'Uthmàn che abù Dzarr sedeva nel masgid del Profeta, e si riuniva dintorno la gente, e parlando diceva male di lui, e stando sulla porta del masgid, diceva : « Chi mi conosce, « bene, chi non mi conosce, io sono abù Dzarr al-Ghifàri. io sono Grundub « b. Grunàdah al-Rabadzi. Iddio s' è scelto Adam e Nùh e quei di Ibràhim « e di 'Imràn nel mondo in progenie gli uni degli altri. E Iddio ascolta « e sa. Ed è Muhammad la parte eletta di Nùh, e il primo di Ibràhim, ecc. « Muhammad è la loz'O grandezza. Eccellenza di quei grandi. Muhammad « ha ereditato la scienza di Adam, ecc. E 'Ali b. abi Tàlib è l'esecutore «testamentario (wasiyy) di Muhammad e l'erede della sua scienza, ecc. « [Il testo quindi si diffonde a sostenere i danni derivanti dal non aver « dato la signoria alla famiglia del Profeta, ecc.] ». 'Uthmàn riseppe che abù Dzan- faceva propaganda contro di lui e parlava delle false innova- zioni da lui portate alle norme (sunan) del Profeta, di abù Bakr e di 'Umar, e lo mandò in Siria presso Mu'àwiyah. Egli sedeva nel maglis, e diceva come soleva dire, e la gente gli si riuniva dintorno, ed eran molti quelli che gli davan retta. Si fermava sulla porta di Damasco, quando recitava la preghiera del s u b h , e diceva : « È venuta la fila (a 1 - q i t à r) « portante il fuoco. Maledica Iddio quelli che ordinano il bene e non lo « fanno. Maledica Iddio quei che vietano il male e ci vanno ». Allora Mu'àwi^'ah scrisse ad 'Uthmàn: « Tu ti sei inimicata la Siria per via di « abù Dzarr ». E l'altro scrisse: « Mandamelo qui con un basto senza watà ». Mu'àwiyah lo mandò a Madinah che la carne delle coseie gli era tutta andata. Quando fu entrato da 'Uthmàn, questi, ch'era in larga compagnia, disse : « Ho saputo che tu vai dicendo : « Ho udito dal Profeta di Dio, quando « saranno in tutti i banù Umay3^ah trenta persone, si prenderanno la terra 370. 30. a. H. § 158. « di Dio in eredità, e i servi di Dio in proprietà, e la fede di Dio la gua- « steranno ». — « Sì, ho udito il Profeta di Dio dii- queste cose ». Poi vol- tosi agli altri (il Calitfo) disse: « Avete voi udito ciò dal Profeta? ». E, man- dato a chiamare Ali b. ahi Tàlib, gli pose la stessa domanda. 'Ali affermò d'avere udito. «E come sei stato presente?». Rispose 'Ali: «Alla parola « del Profeta non erano all'ombra i presenti, né pochi i forestieri, aventi « lingua (che sapessero parlare), più credibili di abù Dzarr ». Rimase in Madinah pochi giorni soli, e Uthmàn gli mandò a dii-e: « Per Dio, dovrai « partu-el ». — « Farmi partire dalla vicinanza del haram del Profeta? ». — « Sì, con tuo dispetto ». — « A Makkah? ». — « No ». — « Ad al- « Basrah? ». — « No ». — « Ad al-Kùfah? ». — « No. Ma ti rimando ad . al-Rabadzah, donde sei venuto, e là hai da morh-e ! Marwàn, fallo par- « tire, e a nessuno permetti di parlargli prima che sia partito ». E gli fornì un camelo su cui partire con la moglie e la figlia. 'Ali, al-Hasan e al-Husayn assistevano alla sua partenza, e così 'Abdallah b. Gra'far e 'Ammàr b. Yàsir. Quando abù Dzarr ebbe scorto 'Ali, gli si avvicinò e gli baciò la mano, e pianse, e dis.sc : < Vedendoti e vedendo i tuoi figli, m' è tornata in mente « la parola del Profeta, e non so frenar le lacrime ». 'Ali incominciò a par- lare, ma Marwàn intervenne : « Il Principe dei Credenti ha dato ordine « che nessuno gli parli ». Ma 'Ali, levata la fi-usta, la diede sulla testa della camela di Marwàn, e gli disse: «Levatimi dinanzi, ti mandi Iddio all'in- « feraol ». Poi fece (ad abù Dzarr) un discorso di cui sarebbe troppo lungo il commento, e così gli altri parlarono, e se ne ritornarono. Marwàn tornò da 'Uthmàn, e dopo ciò corse tra l'uno e l'altro (tra 'Ali ed il Califfo) un po' d'ini- micizia e si dissero villanie, abù DzaiT rimase ad al-Rabadzah fino alla morte. (Quando fu per morire, gli disse la figlia: « Io resterò sola in questo luogo, « e temo che mi ti prendan le iene ». — « No », rispose, « veiTà qui un « gi-uppo di musulmani. Or guarda. Vedi nessuno? >. — «Non vedo nes- « suno », rispo.se. — « Non è oi"a ». E poi disse : « Guarda se vedi nessuno ». — « Si », rispose, « vedo cavalcanti che vengono ». — « Dio è grande », esclamò. « Han detto il vero Iddio e il suo Profeta ; rivolgi la mia faccia « verso la q i b 1 a h , e quando essi verranno, salutali da mia parte, e quando « avran finito l'opera loro in mio servizio, fa scannar loro questa pecora, « e di' loro: Io vi scongiuro di non andarvene senz'aver mangiato ». E .spirò. Or venne quella gente, e disse loro la giovinetta : « Qui ò abù Dzarr, Com- « pagno del Profeta, ch'è morto ». E quelli scesero, ed eran sette. Tra loro eran Hudzayfah b. al-Yamàn e al-A.star, e piansero dirottamente, lo lava- rono e lo .seppellirono. Poi, riferendo essa il desiderio del padre, fu scan- nata la pecora e mangiata. Essi menaron via la figlia sino a Madinali. 30. a. H. [SIRIA.- Malumori contro il gover- no: esilio di abii Dzarr.] ;(7I. 158, 159. 30. a. H. 30. a. H. Qnaiuld Llthiiian seppe la morte di alm TV.arr, disse: «Usi hldio miseri- ;IRIA.-Malumori ,. , , - r\ iti 'K -, .. ,i: tu ■ t i ■■ • contro il gover « c'oidia ad abii Dzarr ». iL Amniai (lusso: « Sì, usi Iddio mispiicordia più no: esilio di abù « ^.]^^. a tutti noi (?) >. E 'Utjimàu l'ebbe a male. Furono rifinite ad 'Uthmàn °^*" alcune parole di Ammàr, e voleva mandare in esilio ancora Ini (Va ' .\ n b j . II. 198. liii. 7-201. Un. 10) [M.]. § 159. — (al-Mas'ùdi). Tra i motivi d' irritazione contro il Califfo r-ra anche il fatto di abu Dzarr. Egli era stato presente al suo maglis mi giorno, quando Uthmàn disse: «Credete voi che, se uno paga la zakàt « (zakà mài ah u) può avere altri doveri verso gli altri? ». — « Principe « dei Credenti », disse Ka'b al-Ahbàr, « no ». E abù Dzarr Inatte Ka'b al petto, e disse: « Hai torto, o figlio d'ebreo ». E poi recitò (il versetto cora- nico, II. 172). Non è la pietà uel volgere le facce verso l'oriente e l'occidente, ecc. E Uthmàn disse: «Trovate voi mal fatto che prendiamo i beni dei Mu- « sulmani, e che li spendiamo con quelli che ci sostituiscono nei vostri « affari, e ve ne diamo? ». Rispose Ka'b: « Non v'è colpa in ciò ». Allora alzò abii Dzarr il bastone, e glie lo battè nel petto, dicendo : « O figlio della « negra, chi ti ha spinto a parlare della nostra fede ? ». Ma 'Uthmàn gli disse: «È troppo ormai. Toglimiti dinanzi, che mi hai offeso». Andatosene abii Dzarr in Siria, Mu'àwiyah scrisse ad 'Uthmàn : « abù « Dzarr si attira delle folle, e io temo assai ch'egli te le rivolti contro. « Se tu hai qualche interesse ti-a questo popolo, chiamalo a te ». Uthmàn scrisse di rimandarlo. Fu menato a dorso di camelo sopra una sella nuda senza imbottitura, e cinque saqàlibah (slavi) lo spingevano. Quando giun- sero a Madìnah, egli aveva le cosce scorticate, ed era agonizzante. Gli fu detto: « Ma tu muori! ». — « No, non morirò senz'essere [ancora] cacciato ». E predisse quello che doveva capitargli, e nominò quelli che si sarebbero incaricati della sua sepoltura. 'Uthmàn lo trattò bene nel suo dar per qualche giorno, poi lo fece entrare Egli si accoccolò sulle sue ginocchia, e parlò di varie cose, e come i tìgli di abù-l-'As, giunti che fossero a trenta, avrebbero fatti lor servi tutti i servi di Dio, e raccontò tutto ciò per disteso. In quel giorno era stata portata ad 'Uthmàn l'eredità di 'Abd al- rahmàn b. 'Awf, e le borse di danaro erano sparse, e stavan tra 'Uthmàn e chi gli avesse parlato in piedi. Allora 'Uthmàn disse: « Spero per 'Abd al- « rahmàn del bene, pei'chè faceva elemosine volontarie (s a d a q a h) e<-l ospi- « talità ed ha lasciato quel che vedete ». Or disse Ka'b al-Alibàr: « Bene, « Principe dei Credenti ». E abù Dzarr prese il bastone e lo diede sulla testa a Ka'b senza badare al dolore che aveva. E disse : « figlio d'ebreo, « dici d'un uomo il quale è morto lasciando questo denaro che Iddio gli 372. oO. R. H. § 159, « ha (lato il bene del mondo e dell altra vita? E dai a Dio tali propositi? ■'°- ^- ^■ T i 1 T 1 1 T-. /- T-. • T ■ \ ■ -, [SIRIA. - Malumori «Ho udito questo solo dir dal Profeta: Poco amerei di morire lasciando contro ii gover- « il peso d'un qirat ». E 'Uthmàn : «^Vattene da me». — «Vado a no: esilio di abu Dzarr.l «Makkali?». — « No. per Dio». — « Vuoi tu eliiudermi la casa di Dio, ^ « là dove io potrei .servirlo sino alla morte? ». — « Sì, per Dio ». — « In «Siria, allora?». — «No, scegliti altri paesi». — «No, per Dio», disse abù Dzarr. « io non scelgo altri paesi oltre quelli che ho nominati: se mi « avessi lasciato nel mio esilio (fi dar higra li = Madinah), non avrei scelto « o desiderato nessun altro paese. Mandami dove credi ». — « Ti mando ad « al-Rabadzali ». — « Iddio è grande! E veritiero il Profeta di Dio. Il quale « mi ha predetto tutto ciò che mi sarebbe toccato ». E 'Utlimàn: « Or che «ti disse il Profeta?». — «Che mi sai'ebbe stata preclusa Makkah e « Madinah, e .sai'ei morto in al-Rabadzah, e avrebbero pensato alla mia «sepoltura alcuni scendenti dall' 'Iraq verso l'al-Higàz ». E abu Dzarr fece venire un camelo, e vi pose .sopra la moglie (se- condo altri la figlia) ; e 'Utiiman diede ordine che la gente non gli si avvi- cinasse fino a che fosse ad al-Rabadzah. Quando si mosse da Madinah, e Marwàn lo sorvegliava, vide 'Ali b. abì Tàlib coi suoi due figli al-Hasan e al-Husajn e il fratello suo 'Aqil e 'Abdallah 1). Ga'far e 'Ammar b. Yàsir. Marwàn si parò dinanzi ad 'Ali dicendogli che il Principe dei Credenti vietava di accompagnare aìiù Dzarr : «Se non lo .sapevi, eccoti avvertito». 'Ali alzò la frusta, e battè tra le orecchie la camola di Marwàn, e gli disse : « Scostati, ti cacci Iddio «all'inferno! ». E andò insieme con abù Dzarr. e lo accompagnò, e poi preso congedo, se ne tornò. Allora pianse abù Dzarr, e disse: « Abbia mi- « sericordia di voi Iddio, o gente della (santa) casa!; quando ti vedo, o « abù-1-Hasan, e vedo i tuoi figli, mi ricordo in voi del Profeta di Dio ». Marwàn si lamentò presso 'Uthmàn di ciò che aveva fatto 'Ali. E 'Uthmàn di.s.se: «0 musulmani, chi scuserà 'Ali, che ha impedito al mio « me.sso di fare ciò che io gli avevo ordinato? Per Dio, avrà il suo! ». E quando fu tornato 'Ali. gli andò incontro la gente, e gli disse: « Il « Principe dei Credenti è molto irritato contro di te per avere accompa- « guato abù Dzan- ». Ribattè 'Ali (col proverbio) : « Il cavallo .se la piglia col « ferro », e se ne andò. Alla sera andò da Utjìmàn, che gli disse: « Perchè « hai fatto cosi a Marwàn. e hai o.sato contro di me?». — «Quanto a « Marwàn », lispose, « volle trattener me, ed io ho trattenuto lui : quanto «al tuo ordine, io non l'ho violato». E Uthmàn: «Ma non sapevi che « io avevo dato ordine che nessuno accompagnasse abu Dzarr? ». — « E so « una parola tua è talo che il disubbidirla è secondft l'ubbidienza di Dio, :n3. Dzarr.' §§ 169-ltìl. 30. a. H. 30. a. H. ^ pp,. j)io^ io non la seguo! ». E Uthmàn: « Lascia il tui'ìiuin; a Marwan > ISIRIA.- Malumori ^. , , m , ■ i x x' i , . contro il gover- — * Di clie.-^». ~ « Tu hai colpito tra le orecchie la sua oanicla e l'hai no: esilio di abù ^ vituperato: egli ti vitupera, e ti batterà la camela ». — « Per la camela «faccia pure», rispose 'Ali. «ma se egli m'ingiuria, io ingiurio te come «lui me, e non mentirò, ma sarà verità pural ». E 'Uthmàn: «Perchè «non ha egli da ingiuriar te quando tu hai ingiuriato lui? Per Dio, tu « non sei da più di lui presso di me! ». S'irritò 'Ali e soggiunse: « A me « dici tu ciò, e mi uguagli a Marwàn? Mentre io, per Dio, son da più « di te, e mio padre era da più di tuo padre e mia madre da più di tua « madre? Vedi la mia freccia, io l'ho e-stratta; prendi anche tu la tual ». 'Uthmàn s'inquietò e arrossò il viso, e si levò di li e rientrò. E 'x\li tornò via. E quelli della sua casa e vari Muhàgirùn e Ansar gli si riu- niron dintorno. La dimane, essendo riunita la gente, 'Uthmàn si lamentò in loro presenza di 'Ali, dicendo : « Egli m' inganna e aiuta quelli che m' ingan- « nano ». E con queste parole alludeva ad abù Dzarr e ad "Animar. Ma la gente si mise in mezzo, e si rappacificarono. E 'Ali dichiarò che, accompagnando abù Dzarr, non aveva cercato altri che Iddio (M a s ' ù d i , IV, 268-274) [M.j. § 160. — Il Kremer (Herrsch. Ideen, 338-339) giustamente rico- nosce che nell'agitazione contro 'Uthmàn si univano non solo l'opposizione al predominio dei "Qurays, fanatismo religioso, ed interesse egoistico dei Musulmani, ma anche un altro grave coefficiente. Agirono cioè agitando le masse anche i principi democratici e comunistici posti da 'Umar [e noi aggiungiamo : in omaggio a quelli stabiliti dallo stesso Profeta] nell'ordi- namento dello Stato. Il popolo non potè tollerare che 'Uthmàn conside- rasse il patrimonio dello Stato come una cosa di cui avesse libertà di disporre a vantaggio di parenti e cugini, abù Dzarr al-Ghifàri, uno dei più devoti musulmani, potè quindi sostenere che i ricchi dovevano essere costretti a cedere una parte del loro patrimonio ai poveri. Di agitatori come abù Dzarr ve ne furono molti nell' Isiàm primitivo, e questi contri- buirono ad ingrossare le fila dei malcontenti e ad intensificare l'opposi- zione al governo di Madinah. § 161. — Il Mailer (Der Isiàm ecc., I, 299-300) vede nell'agitazione di abù Dzarr una protesta dei devoti musulmani contro il lusso crescente e gli atti di favoritismo del potere centrale: abù Dzarr voleva che le ric- chezze accumulate venissero impiegate a scopi piacenti a Dio. Fu esiliato prima perchè insultò Mu'àwiyah e poi perchè inveì contro al-Hakam, contro Marwàn e lo stesso Califfo 'Utjimàn. 374. 30. a. H. §§ 162, ifis. § 162. — Sull'esilio di abù Dzarr ofr. anche Fon mei Berbères, 30. a. h. (SIRI*. -Malumori 1. 11-i. contro il gover- Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187, IV, fui. 90,r.-90,v. ; no: esilio di abo Dzarr.] K r e m e r H e r r s e li . I d e e n , pag. 462, nota 1 5 ; Miikhondi, II, 290; Mirkhondi Rohatsek, I, 154-155; Muir Annals, 309-311 ; Muir Caliphate, 219-221; Tabari Zotenbeig, III, 567-569; Vloten Rechcrchos. 4; Weil Chalif., I. 170; Wellhausen Sk. u. Vorarb., VI, 122 e note 2, 4, 5. Cfi'. anche più avanti sotto l'anno 32. H. il necrologio di abù Dzarr. § 163. — L'agitazione che fece capo ad abù Dzarr al-Ghifari, non è un semplice fatto di cronaca, né puramente un altro indizio del malcontento che andava serpeggiando attravei-so l' impero. L'episodio ha anche un signi- ficato ed una portata intima, intrinseca assai maggiore, per la quale siamo costretti di soffermarci brevemente e porne in rilievo il valore come documento nell'evoluzione dell' Isiàm. L' incidente di abù Dzarr ha per noi un pregio singolare, perchè è uno dei rari indizi del conflitto, e del pro- cesso di adattamento tra la società musulmana primitiva, quale uscì dal deserto, ed il mondo civile tanto da essa diverso in sentimenti ed in mil- lenari istituzioni sociali. Maometto nella sua predicazione religiosa e sociale aveva avuto con- cetti suoi propri sulla proprietà e sulla ricchezza. Aveva tentato di tra- sfondere nella sua comunità in forma religiosa e con caratteri di fissi ordi- namenti sociali le tendenze comunistiche e quasi socialistiche della società araba primiti%-a, unite con certi vaghi principi di fratellanza e di vaga comunanza di bf-ni ten-eni, che .sono propri di ogni movimento popolare religioso, e che hanno come movente l'aspirazione nobilissima di lenire tanto infelicità e miserie, e distribuire più equamente i beni ed i mali della tormentata esistenza umana. Già in due passi precedenti degli Annali (cfi-. 23. a. H. §§ 532 e se- guenti, e 837) abbiamo fatto allusione al fondamento comunistico dell'an- tichi.ssima società musulmana, fondamento rivelatosi oltreché nell'al-Qtu- àn, aneli»' in alcune i.'^tituzioni ed atti fli governo attribuiti ad Uniar. abù Dzarr. predicando alle turl>e in Siria, attesta come l'evoluzione interna della comunità procedesse oramai a |)as.so veloce verso forme meno arabiche e meno idealistiche di quando viveva il Profeta. Maometto ha sicuramente 375. Kg 1é:! It'.l Ó\}» «.• ria 30. a. H. combattuto |)re8so i Compagni l'accumulazione di grandi licchezze, ed contro irg^er' ageudo in Conformità al principio, che i ricchi dovessero dar.^ con intelli- 00 : esilio di abù geuza il sopravanzo dei loro beni, sia ai poveri, sia all'erario, ebbe più ^*'^' volte occasione di esigere dai Compagni, che egli sospettava più facoltosi, alcuni fortissimi contributi di guerra. Né i Compagni si potevano rifiu- tare, perchè al Profeta dovevano interamente la loro fortuna. Dagli stessi sentimenti erano animati i due califfi che immediatamente succedettero al Profeta nella direzione dello Stato islamico: 'Umar tentò anche in modo approssimativo di trasfondere in ordinamenti sociali e politici con caratteri di permanenza i principi generali che avevano guidato il Pro- feta nella sua dominazione politica in Madìnah : così nacquero l' istituzione del Diwàn, il regolamento delle imposte e lo sviluppo del concetto che tutte le conquiste in terra non araba, su popolazioni non musulmane, do- vessero considerarsi come la costituzione di un demanio islamico (m a 1 Allah), un enorme cespite di rendita, da servire, non al bene dei sud- diti non musulmani, ma ad esclusivo beneficio materiale della minoranza dominatrice arabo-musulmana. Tvitto il mondo conqviistato era un grande latifondo pubblico, il reddito del quale era egualmente patrimonio di tutti i musulmani (mal al-muslimin), in quanto servivano la causa del" l'Isiàm. § 164. — In un passo precedente degli Annali (cfr. 23. a. H.. §§ 691 e seguenti) abbiamo anche preso in esame una pretesa legge di 'Umar, che avrebbe vietato ai Musulmani l'acquisto di terre fuori d'Arabia. Dimo- strammo con i documenti che tale legge non è esistita, o almeno non fu osservata dai Musulmani. Noi dobbiamo però considerare la notizia (che non è già immaginata capricciosamente dai tradizionisti), come l'espres- sione tradizionistica di un sentimento profondissimo di comunismo reli- gioso, che pervase la società islamica per le sue democratiche origini, e che non s'è mai potuto interamente smentire nonostante le agitate e sva- riate vicende politiche. Noi sappiamo poi che nelle scuole, sotto li 'Abbà- sidi, si sviluppò tutto un sistema teorico di teocrazia (comunistica, che pose, per esempio, come canone fondamentale che tutta la terra tosse pro- prietà dello Stato e che della terra si potesse avere soltanto il godimento e l'uso, ma non la proprietà completa. Nei tempi primitivi dell'Islam, tanto in questioni di fede quanto in quelle di diritto, nessuno si occupò del lato teorico, perchè l'attenzione rimase sempre rivolta al solo lato pratico delle cose. Così nessimo si diede pensiero di stabilire la natura della propiietà fondiaria, ma si tentò di mantenere praticamente, in condizioni di \ ita profondamente trasformate ■MC. 30. a. H. 164. 105. dalle coBQuiste. quelle uorme comunistiche che vigevano in Arabia pajì;ana, ^o. a. H. ,,.,--,,, ^ ° (SIRIA.- Malumori e quelle praticate da Maometto. contro il gover- II califfato di 'Umar rappresentò il massimo sforzo statale in sen.so no: esilio di abu comunistico, allorché il Calitì'o ed i suoi consiglieri immaginarono un tipo di società islamica, assurda come concezione, impossibile nell'attuazione pratica. Al contatto con il mondo nuovo le norme sempliciste della piccola comunità islamica d i ^fadinah subirono una rude scossa e gi' insegnamenti del Profeta in materia di ricchezza furono in gran parte violati e dimen- ticati nella pratica, seppure mantenuti in teoria e verbalmente professati. Tutti quelli a cui si oflÉi-iva l'occasione e l'opportunità d'arricchirsi a spese dell'erario od anche in altro modo, lo fecero senza ritegno, nella massima misura possibile. Si formarono immense fortune, e con esse venne il lusso, la prodigalità e la tendenza allo stienato godimento. La società musul- mana ebbe un'orgia di godimenti, un periodo di ebbrezza gaudente, da cui pronto ed aspro fu il risveglio. La confusione nelle finanze, l' irrego- larità dei pagamenti delle pensioni, lo spettacolo del potere caduto nelle mani di pochi e fortunati, il crescente sospetto che tutti gli amici e luo- gotenenti del Califib fossero avidi dissanguatori della fortuna nazionale, (mal Allah) sacra alla comunità islamica, e trattata invece come pro- prietà privata da chi era al potere, la violazione spudorata di tutti i pre- cedenti, esempi ed insegnamenti del Profeta, portò ad una reazione viva le classi inferiori che poco o nulla della fortuna avevano goduto. Il senti- mento di riprovazione e di scandalo scoppiò vivissimo tra i più antichi Compagni del Profeta, che erano stati meno fortunati degli altri, oppure avevano voluto rimanere più fedeli alle leggi predicate dal Profeta. § 165. — In questa corea alla ricchezza, più fortunati o più abili erano stati i membri delle famiglie qurasite, le quali, per la protezione concessa a loro da 'Umar prima e da 'Utjimàn poi, avevano carpito enormi sostanze e ne facevano sfoggio offensivo. Il movimento di reazione di carattere reli- gioso e dottrinalo trovò quindi alleato l'altro fortissimo coefficiente, ossia la gelosia degli Arabi non qurasiti contro i Qurays che apparivano i pa- droni dell'impero. Siccome il Califfo Uthmàn era un qurasita della famiglia più nobile, e difendeva e proteggeva i qurasiti nella distribuzione delle cariche piccole e grandi, il movimento sentimentale, etnico e religioso cominciò ad accentrarsi sul capo di 'Uthmàn. S'aggiunsero però altre com- plicazioni : i Qurays erano divisi in due campi, gli Umayyadi e gli altri delle famiglie makkane minori: i membri di queste ultime, in odio ai primi che credevano più favoriti, cominciarono a piegarsi od a dare il loro ap- :»77. 48 §9 Ifi"^, 1«G- 30. a. H. 30. a. H. [SIRIA.-Malumori contro il gover- no: esilio di abu Dzarr.l poggio al partito anti-quiaìsita, facendolo comparire coniu movimento sol- tanto anti-umayyade. Intanto i primi a insorgere contro l' indirizzo furono i Compagni non qurasiti, e tra questi il nostro abu Dzarr al-Ghifàri, un brav'uomo, aiipas- sionato cultore della memoria e degli insegnamenti del defunto Maestro, rimasto un povero diavolo, e quindi ostile a tutto il movimenUj plutocra- tico che si andava imponendo alla società musulmana, cosi contrariamente alle sue piti pure tradizioni. Mentre viveva il Profeta egli non ebbe alcmia carica eminente: appartenne forse alla schiera degli uomini coscienziosi, poco intelligenti, che presero l'Isliim molto sul serio; egli osservò puntual- mente tutte le prescrizioni rituali e religiose imposte dal Profeta con le rivelazioni quraniche e forse ancor più con l'esempio personale, e si tenne lontano da tutto ciò che implicava godimenti terreni e non preparazione alla vita futura. Quando però emigrato in Siria, forse per battersi contro i nemici dell'Isiàm, vide man mano corrompersi la fedeltà agli esempi dati dal Profeta, vide violati i principi comunistici dell'efficace e costante contribuzione di ricchi al soccorso dei poveri, quando vide i governatori essere i primi a dare il cattivo esempio di accumulare immense fortune, allora l'animo suo si ribellò ed incominciò a scagliarsi contro l'adultera- zione dell' Isiàm. Il grande successo di abu Dzarr si dovette non solo alla sua qualità di Compagno del Profeta, ma forse anche alla sua condizione ostentatamente popolare e quasi plebea, ed all'esempio di rinunzia ai beni della vita con cui da anni confortava i suoi principi religiosi. § 166. — In Siria non abbiamo menzione di uno squilibrio nelle finanze pubbliche, perchè l'accorto Mu àvviyah di certo impedi che ciò si avverasse e le pensioni furono regolarmente pagate. In Siria regnava l'ordine nel- l'amministrazione, perchè era ancora tutta foggiata sul modello romano- bizantino, né la conquista araba aveva profondamente turbato l'ordi- namento esistente prima della invasione musulmana. La permanenza di Mu'àwiyah al suo posto di governatore per tanti anni, con la sicm-ezza assoluta di essere di fatto inamovibile, assicurò alla provincia la conser- vazione di tutti i benefici degli ordinamenti imperiali. Nell'al-'Iràq invece il dominio arabo si affermò dopo un violentissimo trambusto, senza rego- lari trattati con gli abitanti, in un paese caduto in condizioni ammini- strative pietosissime per l'anarchia sassanida che aveva tutto rovinato : gli Arabi si ti'ovarono perciò eredi di un'amministrazione precipitata in condizioni forse addirittura caotiche. Nell'al-'Iràq il Califfo 'limar, appunto per questo motivo, dovette mandare la commissione speciale per il rior- dinamento fiscale e per l'accertamento delle imposte (cfi-. 23. a. H., §§ 031, 378. 30. a. H. §6 166, 167. 632, 633, ecc.). Il lavoro fu però imperfetto ed approssimativo, e la confu- sione aumentò. Gli arabi trascurarono in principio il sistema idraulico della Babilonide (cfr.Q udàmah, K. al-kliaràg, 240), onde i pantani e le paludi tonnati dagli straripamenti del Tigri e dell'Eufi-ate, sommersero e distiois- sero molto teiTeno agricolo a coltura intensiva e ad alto rendimento. Quindi diminuzione rapida delle imposte, rovina finanziaria degli abitanti e disa- vanzi crescenti nel bilancio delle amministrazioni provinciali. Questo spiega come in Sùia il movimento insurrezionale contro il governo dei Quraj'.s e del Califfo 'Uthmàn, che li rappresentava, tu di breve durata e potè esser facilmente calmato con l'allontanamento degli agitatori, mentre nell'al-'Iràq assunse caratteri ogni giorno più gravi al punto da condvuTe, negli ultimi anni di 'Uthmàn, ad una vera rivolta e ad una dichiarazione di quasi indipendenza. In Siria l'agitazione fu forse ristretta alla sola cerchia di persone con cui abù Dzan- venne in personale contatto e fu nutrita dall'odio o invidia che hanno sempre i piìi poveri »■ i meno fortunati verso quelli che sembrano più favoriti dalla fortuna. D'altra parte le condizioni generali prospere e tranquille della provincia impedirono che l'agitazione dilagasse. Bastò l'allontanamento di abù Dzarr, perchè il moto rapidamente morisse. Nell'al-'Iràq l'agitazione non potè esser domata, perchè si fondò sopra un vero bisogno, sopra vere ingiustizie, ed era fomentata da per.sone che si vedevano o diminuita la pensione, o negato ciò a cui cre- devano di avere diritto. Ivi l'agitazione divenne quasi rivoluzione sebbene nessuna persona nota ed eminente come abù Dzarr se ne ponesse alla testa: fu vero moto collettivo, ii-resistibile. 30. a. H. [SIRIA.- Malumori contro il gover- no: esilio di abu Dzarr.] IMPERO BIZANTINO-ASIA MINORE-ARMENIA. — Ribellione dell'Ar- menia contro l'impero bizantino. [Cfr. 29. a. IL, §§ 45 e segg.). § 167. — Noi dicemmo già che, secondo le fonti armene, vi fu una sosta di otto anni nelle incursioni arabe in Armenia, mentre le fonti arabe notano varie razzie nell'altipiano montuoso al sud del Caucaso. — Sebbene il silenzio delle fonti armene sia di grande peso, considerando che Sebeos contemporaneo, non ne fa menzione, pur nondimeno è ragione di mara- viglia, date le consuetudini ben note degli Arabi di razziare il territorio nemico nei mesi estivi su tutti i punti del confine, e non possiamo negare del tutto ogni fondamento alle notizie arabe. — Gli eventi da essi nar- rati furono forse di poca importanza, incursioni in regioni remote e poco conosciute. Quando veniamo però all'anno 30. H. circa ci troviamo alla vigilia di avvenimenti d' importanza molto maggiore. Purtroppo, come al solito. 379. bizantino.] §§ ii;7. iiiH. »jO. a.. H. 30. a. H. grande è la confusione delle fonti e quasi insanabili aU-unp con tradizioni ilMPERO BIZAN : ,. . , , • • , ,• , ,,, . TINO-ASIA MI- fr'i <^i esse. — Abbiamo cioè un insurrezione dell Armenia contro l'irape- N ORE-ARME- ratore Costantino III. Capo di questa rivolta pare sia stato il noto Teo- NIA.- Ribellione , ^,, .,..,,. -, r- ,. dell'Armenia (^^^l'O Rstiini, di CUI abbiamo già fatto cenno più volte (efr. 24. a. H. § 61, contro l'impero 95. a. H.. §§ 26, 29, 33, 36, 37, 39): Theophanes invece menzicma un Pasagnathes: è la stessa persona? — Secondo alcune fonti Costantini) III marciò sino a Dwin con un grande esercito, tolse la prefettura di Armenia a Teodoro, e nominato in sua vece Musei Mamiconius, fece subito ritorno a Costantinopoli richiamato da urgenti faccende nella capitale. Rimase però in Armenia con l'esercito il generale Maurianus, di cui abbiamo già dato notizia in una annata precedente (cfi-. 25. a. H., §§ 43, 44, 65), dove di certo le nostre fonti commettono gravi errori cronologici. Secondo Sebeos, -Costantino III venne in Armenia prima della tregua conclusa tra lui e Mù'àwiyah, e di cui abbiamo data la notizia sotto l'an- nata precedente (cfr. 29. a. H., §§ 45 e segg.). — Ma Theophanes, nella tradizione data qui appresso ci porge una versione diversa. Il ribelle armeno si sarebbe chiamato Pasagnathes e F imperatore nel venire a reprimere l' in- surrezione armena non si sarebbe spinto oltre Cesarea di Cappadocia : ivi, convinto che l'Armenia era perduta, si sarebbe fermato ed avrebbe fatto ritorno a Costantinopoli. Detta versione di Theophanes è un'altra dello stesso fatto, oppure è un evento diverso posteriore alla tregua conclusa con Mù'àwiyah? — Forse l'andata dell'imperatore a Dwin e l'altra sua sino a Cesarea sono due fatti diversi e successivi. È singolare però che Theophanes ignori la marcia di Costantino ITI sino a Dwin (Filler, Quaestiones de Leontii Armeni Histor., pag. 16-17). È probabile che la rivolta armena, da chiunque fosse capitanato, da Theodorus Rstuni o da Pasagnates, sia stata incoraggiata dalle arti e dagli intrighi di Mù'àwiyah, il quale mirando ad una grande spedizione in Asia Minore, voleva dividere e fiaccare le forze bizantine. § 168. — La campagna militare di questo anno è pure avvolta in oscurità. È certo che il Maurianus lasciato in Armenia da Costantino III dopo la sua andata a Dwin sia il Mawriyàn che fu poi vinto da Habib b. Maslamah, ma anche qui sorgono difficoltà cronologiche. Theophanes pone la disfatta di Maurianus due anni dopo la rivolta di Pasagnathes. Questo fatto d'ai-me cade forse nel breve periodo tra la presa di Dwin per opera di Costantino e la rivolta di Pasagnathes? Fa parte della rivolta medesima, o è un nuovo episodio posteriore? — Se si accetta la crono- logia di Theophanes, parrebbe che la rivolta di Pasagnathes fosse comple- sso. 30. a. H. §§ i6tì, 169. tamente n uscita e che solo due anni dopo 1 imperatore Costantino tentasse ^o. a. h. ... j ,, * , , . ,r ■ , r x^ , [IMPERO 8IZAN- di riprendere 1 Armenia, rimandandovi Maunanus, che forse Pasagnathes tino-asia mi- aveva espulso nell'anno 30. II. — Ma queste sono tutte ipotesi intuitive, nore-arme- ,, , .^. , r ■ • ^■, , ,, NIA.- Ribellione non fondate su prove positive, e la contusione e, allo stato presente delle dell'Armenia fonti, troppo grande perchè possa e-ssere diradata con sicurezza. contro l'impero _ 4 /5/-V T • ì 11,- 1 • ..... bizantino. i § loy. — La rivolta armena contro 1 imperatore bizantino rifenscesi principalmente a quella parte dell'Armenia che tocca rAdzarbaygàn, e che giunge sino ai confini delle regioni aiutate dagli Iberi, gli Albani, i Siimi ed altri popoli vicini. Il capo del movimento insurrezionale, chia- mato Teodoro da Sebeos, ed invece Pasagnathes da Teofane, era stato sino a quel momento un dipendente di Costantino imperatore, e con la carica di patrizio aveva retto l'Armenia dalla presa di Dwiu per opera degli Arabi, nel 642 in poi. Sui motivi dell' insurrezione siamo al buio. Si potrebbe arguire, come fanno alcuni (cft-. Kaestner, pag. 39-40), che la parte orientale dell'Armenia, quella appunto che ora si distaccò dal- l' impero, era altresì la più esposta alle continue incursioni predatrici degli Arabi, contro le quali i Greci meno si curavano di accorrere. Agli Armeni della regione doveva perciò tornare assai più conto di accordarsi con gli Arabi che non lasciarsi rovinare e distruggere dai medesimi. A questa rivolta contribuirono però anche in Armenia, come era stato il caso tanto in Siria che in Egitto ed in parte anche in Afi-ica, ragioni religiose, conseguenze di quel funestissimo indirizzo raonoteletico di poli- tica ecclesiastica, a cui la corte di Bisanzio con criminosa cecità per i propri interessi, continuò a rimanere fedele. Mentre l'imperatore ed i suoi consi- glieri respon.sabili miravano a volere l'unità di fede sotto l'unità di costi- tuzione politica, le varie popolazioni orientali, e gli Armeni forse anche più degli altri, erano fermi a volersi distinguere dai Greci, sovrattutto in questioni di fede religiosa, nelle quali preferivano manifestare l' irresistibile bi.sogno di affermazione nazionale. L'indipendenza politica era per quei })opoli questione di secondaria importanza dinanzi all'indipendenza reli- giosa. La corte di Costantinopoli, appunto perchè le popolazioni miravano all'indipendenza religiosa, volle combattere questa, e tormentando la co- scienza delle popolazioni in ciò che avevano di più can» e più sacro, li sospinse alla ribellione, perdendo cesi ogni cosa, unità di fede e dominio politico. Per salvare la libertà religio.sa, gli Asiati si batterono anche per la emancipazione politica, alla quale forse non avrebbero pensato se Costan- tino ed i suoi consiglieri fos.sero stati più avveduti e previggenti. La tolleranza religiosa degli Arabi verso le popolazioni cristiane nei juimi tempi del loro dominio costituì un'attrattiva quasi irresistibile per 3H1. §§ 109.171. 30. a. H. 30. a. H. ]a ]qyo fede e scalzo in tutta 1 Asm, tranne 1 Anatolia (= Asia Minore) le [IMPERO BIZAN- ,.,,,..,..... ,. ^ TINO-ASIA MI- '^^•'^1 '^'^'i dominio bizantino. Intatti non appena gli Arabi arrivarono con NORE-ARME- ]e loi'o conquiste ai confini dell'A.iia Minore, dove la popolazione in mae:- NIA. Ribellione . . _. , .,..,," dell'Armenia gioraiiza oitodossa non era in coniiitto con le autorità politiche ed ecde- contro l'impero siasticlic di Costantinopoli, le armi arabe cessarono del tutto dall'avanzare bizantino.] ■ • i i i • -i t-v vittoriose, ed a volte dovettero persino retrocedere. Dovunque gli Arabi giunsero tra popolazioni religio-samente in accordo con l'impero, essi si sentirono tra nemici inconciliabili, come quelli che nulla da guadagnare e tutto da perdere avevano nel mutamento di dominio. Per gli altri popoli, non ortodossi, sotto gli Arabi v'era non poco da guadagnare perciò gli Arabi da per tutto trovavano segreti e palesi fautori, amici, ausiliari. Dei particolari della rivolta e dei conflitti tra gli Armeni e l' impera- tore Costantino non è il caso di fare in questo luogo un riassunto parti- colare : basta dare il testo delle fonti. Il contenuto ha per noi un valore del tutto secondario, e le notizie contengono palesi lacune, errori ed incer- tezza, che inutilmente ingombrerebbero la mole già tòrse eccessiva del nostro corpus annalistico dell'oriente islamico. Cfi-. Kaestner, pag. 39-43. § 170. — (Theophanes). Nell'anno del Mondo 6143 (=651 dell'Era Volgare = 30.-31. a. H.) Pasagnathes, patrizio degli Armeni, prese le armi contro r imperatore : concluse un trattato con Mu'àwiyah dando come ostaggio un proprio suo figlio. L'imperatore avutane notizia avanzò sino a Cesarea di Cappadocia, ma poi perduta ogni speranza sville faccende d'Armenia, fece ritorno a Costantinopoli (Theophanes, I, 526 [ed. De Boor, I, 344]). Cfr. Muralt Chronographie. I. 298: Bury, 11,289 [che pone il fatto nel 662 dell' È. V.]: Historiae Miscellae [Muratori, Ber. Ital. Scrip., I, 1, pag. 136]: nel decimo anno di Costante. § 171. — (Sebeos). Dopo la pace conclusa con gli Arabi mercè i buoni uffici di Procopio, lo storico armeno contemporaneo narra lo scoppio del dissidio religioso tra Armeni e Greci, dissidio da cui scaturì poi la rivolta armena sotto Teodoro Rstuni. L' imperatore Costantino, così narra Sebeos, mise in opera l'astuzia della sua malvagità e prese per satelliti i soldati che erano nel paese dei Greci (per imporre la sua volontà agli Armeni). Infatti gli Armeni non acconsentivano mai di comunicarsi insieme con i Greci nella credenza mo- notelistica sul corpo ed il sangue del Signore. Allora i soldati (di guarni- gione in Armenia) scrissero una lettera d'accuse a Costantino imperatore dei Greci ed al patriarca, dicendo: «Noi siamo riguardati come gente 382. 30. a. H. §§ 171, 172. 30. a. H. « empia in questo paese : perchè ("rli abitanti) considerano il concilio di f ^ ^ r \o / [IMPERO BIZAN- « Calcedonia e lettera (tu mar) di Leone (cfr. Hùbschmann, Zur Gè- tino-asia mi- « .schichte ecc., pasr. 27) come oltraergi al Dio Cristo e li anatemizzano ». nore-arme- ,. • ,, •■ -, /,• ^ • ,N NIA.- Ribellione Allora 1 imperatore, d accordo con il patriarca (di Uostantinopou), dell'Armenia diede ordine e .scrisse uu decreto per gli Armeni, ordinando che si unis- contro l'impero bizantino.) aero alla fede dei Greci, e non respingessero il concilio (di Calcedonia) e la lettera (tumaz*). L'imperatore mandò istruzioni ad un uomo del vil- laggio di Bagrawan, per nome Dawith, studioso dell'arte della filosofia, si recasse in Armenia per farvi cessare l'antagonismo (tra Greci ed Armeni). Tutti i vescovi ed i Naxarar (notabili, nobili) degli Armeni si riunirono in Dwin presso il Catholicus Nerses amante di Cristo e presso il pio gene- rale armeno Theodorus signore dei Rstuui. Gli Armeni videro gli ordini del re ed udirono le parole del filosofo, che insegnava la Trinità, conformemente alla decisione della lettera (tu mar) di Leone. Dopo averlo udito, gli Ar- meni non acconsentirono a mutare la vera dottrina di San Gregorio per uniformarla a quella di Leone, e fu deciso di mandare una risposta all' im- peratore. Sebeos. 112: nel testo .segue poi la riproduzione integrale della let- tera del concilio di Dwin all' imperatore, lettera che riempie ben 29 pa- gine della versione Macler di Sebeos (pag. 112-131). ^ Segue nella cronaca una breve parentesi sulle incursioni arabe in Persia, poi Sebeos riprende la narrazione interrotta sugli eventi d'Ar- menia, commettendo però forse un' inesattezza cronologica. Egli cioè pone la rivolta armena nel 12" anno di Costantino {— (i5i3 dell' E. V. = 32.-33. a. IL), mentre è forse più sicuro anticiparla al 651-652 dell' È. V. Difàtti lo stesso Sebeos, poco più avanti, narrando fatti posteriori alla rivolta d'Armenia, li pone nell'll° anno di Costantino (cfì-. Sebeos, pag. 139). § 172. — (Sebeos), Lo stes.so anno (12'' di Costantino) gli Armeni si distac- carono dalla dominazione dei Greci e passarono sotto quella del re ismaelita. Fecero così un accordo con la morte e conchiusero un'alleanza con l' in- ferno, cioè Teodoro, signore dei Rstuni e di tutti gli Armeni, rigettando l'alleanza di Dio. Il capo ismaelita negoziò con essi e disse : ^ean, gli Apanean, i Varaznuni, i Gnthuni, gli Spanduni e altri. Andò anche presso di lui il Catholicos Ner.sés, venuto da Tayih. E tutti 1 capi raccontarono all' imperatore quale fosse il senso e il fine della defe- zione del signore dei Rstuni, e come gli inviati degli Ismaeliti erano stati pronti a venire e a partile. Allora l'imperatore e tutti i suoi soldati ma- ledissero il signore dei Rstuni; gli tolsero gli onori e le dignità e manda- 384. 30. a. H. gg 172, 173. ' laiio in vece sua un altro con quaranta che racconipae;nassero. Ma quando -^O- *• ^■ . . r r f j 1 /i r ii +• IMPERO BIZAN- questi arrivarono, egli li lece prendere, legare e condurre gii uni nella tor- tino-asia Mi- tezza di BaÀés, e qualche altro nell'isola dei Bznuni. Egli andò nell' isola nore-arme- ,. . . , T^ T 1 T T -i- 1 • i • , NIA.- Ribellione di A/.thamar. H. diede ordine agli eserciti, che si trovavano in queste re- dell'Armenia gioni, di andare e fortificarsi nei loro paesi rispettivi. I Georgiani, gli A/.uan contro l'impero » ,1 • • o- • • 1 n ■ 1 • 1 • bizantino.] (= Albani) i oiuniani, che erano alleati con lui, tornarono nei loro paesi, con- forme al suo ordine, e vi si fortificarono. Ma Teodoro, il signore dei Vahè- wuni, prese la fortezza di Arphay. Suo figlio Gregorio, genero del signore dei Rstuni, e Varaz Nerséh Dastkarin si fortificarono in questo luogo pub- blico e s' impadronirono dei tesori. Giacché là si trovavano tutti i tesori del paese, della Chiesa, dei capi e dei mercanti. Quando l'imperatore l'apprese, volle far saccheggiare [il paese] clalla folla dei suoi soldati, e svernare in Armenia, per devastare il paese. Al- lora il Catholicos e MuseÀ con tutti i capi armeni caddero con la faccia contro terra e [lo] piegarono, con molte .suppliche e preci miste a lacrime d'aver compassione e di non irritarsi contro tutti e di non devastare il paese per la colpa di quelli. L' imperatore prestò orecchio alle loro pre- ghiere e licenziò di nuovo la più grande parte dei suoi soldati. Egli stesso andò con 20,000 nomini nell'Ararat e, giunto a Dwin, s'installò nella casa del Catholicos; chiamò Muse/,, signore dei Mamikoniani, capo della caval- leria armena, e lo mandò con 3000 uomini dalla parte dov'era la caval- leria dei nobili. Mandò anche delle schiere in Georgia, Albania e Siunia per staccare questi paesi dall'alleanza [di Teodoro]. Le altre milizie s'ac- camparono intorno all'imperatore, nella montagna e nella pianura; e benché rifiutassero di sottomettersi per un periodo abbastanza lungo, furono tut- tavia ricondotte sotto la dominazione [dell'imperatore]. Ma quelli di Albania e di Siunia e l'esercito nobile non si sottomisero; e perciò (i Bizantini? o gli Arabi?) saccheggiarono il loro paese, portarono via quello che trova- rono e tornarono verso il [loro] re (Sebeos, 132-135) [M.]. § 173. — In un altro passo di Sebeos si parla poi di Nersés Catho- licos e delle sue idee ed eresie. E poi si riprende il racconto. Si fece par- tire in gran fretta l'imperatore a Costantinopoli, perchè vi giimgesse presto. Ed fgli parti immediatamente. E nominò capo degli Armeni un certo Mòrianos, con le truppe armene che si trovavano in quelle regioni. Quando l'imperatore Costantino andò a Dwin, il Catholicos lo accom- pagnò: e [poi] restò a Taykh e non tornò più da lui, perchè il c^po dei Rstuni e gli altri capi che aveva con sé erano pieni di collera contro di lui. Teoduro, il signore dei R.stuni, si mise in aspetto nell'isola di AÀthamar col suo genero Hamasasp, signore dei ^^anlikolliani. e rlomandò soldati agli 385. 49 §§ i7a, 171. 30. a. H. 3*^- ^ ^- Ismaeliti : 7000 uomini vennero in suo aoccorso, che eeli fece stabilire ad IMPERO BIZAN- . ^ . , ,. , TINO-ASIA MI- A/acvit e presso i Bznuni, mentr egli restava tra loro. N ORE-ARME- Quando i giorni dell' invenio furono passati e la gi-an Pasqua si avvi- deirArmenia cinò, Hopom (= Greci) fuggi e cadde a Taykh, e ne fu tatto uscire; in contro l'impero nessun luogo SÌ potò fissare; ma fuggi sin quasi alla riva del mare ed essi bizantino.] (gli Arabi) devastarono tutto il paese, e presero la città di Trebisonda e portarono via molto bottino e molti prigionieri. Dopo ciò Teodoro, signore dei Rstuni, andò da Mu'àwiyah, capo d'Ismaele, a Damasco e lo visitò con grandi regali. Il capo d'Ismaele gli diede vestiti d'oro e in fili d'oro, e una bandiera della stessa fattura ; gli diede potere sull'Armenia, la Georgia, l'Albania e la Siunia, fino a Kapkoh e al Parhak di Cor; poi lo congedò con grandi onori. Gli aveva posto come condizione di recare il paese in suo dominio (Se beo s, 138-139) [M.]. Quindi Sebeos parla della spedizione di Mu'àwiyah contro Costanti- nopoli e della sua cattiva riuscita. § 174. — Il De Saint Martin, nelle sue correzioni ed aggiunte al testo del Lebeau (Lebeau, voi. IX, 349 e segg., libro LX, § 6) riassume gli scrittori armeni e narra la venuta di Costantino a Dwin la sua persecu- zione religiosa degli Armeni ed infine il ritorno dell' imperatore a Costan- tinopoli, nel 647 dell' È. V. (= 26.-27, H). Segue un periodo di anarchia in Armenia per effetto delle" agitazioni religiose, e Costantino ordina al pa- triarca Nersés, al Curopalate Sembat ed al generale Teodoro Rstuni di convocare un concilio a Dwin nel 648, per farvi definitivamente accettare gli atti del concilio di Calcedoiiia. Ciò accrebbe la confiisione, aggravata dalla condotta licenziosa delle soldatesche grece accampate presso la città. Il patriarca Nersés fuggì a Daik, suo paese natale e vi si nascose per sei anni. Nella sua assenza Costantino nominò il vartabied, o dottor, Giovanni ad amministrare il pontificato nel 649 dell' È. V. Ma il gerente Giovanni, appena potè mettersi in salvo dall' imperatore, convocò un concilio in Ma- nazkird nel 651 dell' È. V., dove anatemizzò il concilio di Calcedonia e tutti i suoi aderenti. Da quei giorni la divisione religiosa tra Armeni e Greci fu resa completa ed irrimediabile e sospinse i signori armeni a piegarsi piuttosto verso gli Aiabi. Allora l' imperatore Costantino attirò a sé Megeg principe dei Gnouni (Gnouniens), che comandava nell'Armenia occidentale. Intanto gli Arabi, edotti di quanto avveniva in Armenia, si preparavano ad. invaderla di nuovo Circa lo stesso tempo il patrizio Pasagnathes, che era succeduto a Megeg nel governo dell'Armenia occidentale, prese le armi per rendersi indipen- dente e si unì con Mu'àwiyah. L'imperatore non osò assalirlo e punirlo. 386. 30. a. H. §§ 174-177. Seffue nel testo di Lebeau la descrizione della campagna di Mu'àwiyah, ^o. a. h. .. . iT^.f • [IMPERO BIZAN- come è narrata dalla cronaca siriaca di abù-1-Farag, e da essa lo scrittore tino-asia Mi- deduce che l'imperatore avesse mantenuto il suo dominio sopra la Grande nore-arme- . . . , , . • 1 1 • 1 ■,• NIA.- Ribellione Armenia, dovunque avesse lasciato milizie : del pan arguisce che la rivolta di dell'Armenia Pasagnates non fosse sostenuta, né avesse la compartecipazione di tutti i capi contro r impero del paese: difatti due anni dopo i Greci erano padroni della Grande Armenia. Descritta ora la spedizione di Habib b. Maslamah e la sconfitta di Maurianus, si racconta come gli Arabi ritornassero in Siria con molti ostaggi presi ai principi armeni. Lo stesso generale Teodoro Estuni si unì con le sue milizie agli Arabi e passò con esse in Siria, dove mori nel 654 del- l' È. V. (=33.-34.H.) (Lebeau, 361-362, 369) {cfr. 32, a. TI. §§ 56 e segg.). Cfr. 31. a. H. §§ 27 e segg.). IMPERO BIZANTINO-CRETA. [Cfr. 20. a. IL, § 49). § 175. — Secondo alcune fonti in questo anno gli Arabi devastarono l'isola di Creta (Hertzberg, Gesch. Byzant., 66 [nel 661 dell'È. V.]). Cfi-. Lebeau. XT, 364 (cfr. 32. a. II. § 63). ARABIA. — Perdita del sigillo del Profeta. § 176. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno (30. H.) cadde l'anello-sigillo (khàtim) del Profeta dalle mani del Califfo 'Uthmàn entro il pozzo Bi-r Aris, situato a due miglia da Madinah : era uno dei pozzi che dava meno acqua e perfino ai giorni di al-Tabari non era stato mai pos- sibile di raggiungere il suo fondo (qa'ruhà, ossia di scavare tanto pro- fondo da trovare la vena d'acqua) (T abari. I. 2866, lin. 8-10). Cfr. A bui feda. I, 266; Atjiir, m, 87; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 90.r.; Nuwayri Le id. I, fol. 106, v. (narrato nell'anno 29. H.). § 177. — ^Muh. b. Musa al-Harasi, da abii Khalaf Abdallah b. 'Isa al-Khazzàz (un collega di Yùnus b. 'Ubayd), da Dàwùd b. abi Hind, da 'Ikrimah, da ibn 'Abbàs). Si narra che quando il Profeta si propose di scri- vere ai principi non arabi (al-a'àgim) per invitarli ad abbracciare l'Islam, un uomu gli disse che quei principi non avrebbero mai ricevuta una let- tera che non fosse munita di suggello. Il Profeta si fece allora un anello di ferro, ma l'angelo Gabriele venne a dirgli che non doveva portarlo. Maometto se ne fece allora uno di rame, ma dovette togliersi anche questo per ordine dell'angelo Gabriele. Infine il Profeta se ne fece uno con metallo coniato (waraq, ossia oro o argento, ma più probabilmente ar- .. E così fecero (Bukhari [vera, fi-anc], II, 539 [LXI, 3]) [M.]. § 188. — (ibn Khaldun). Nell'anno 31. H. Hudzayfah lasciò la ghaz- wah di al-Hayy per andare a quella di al-Bàb in aiuto ad 'Abd al-rahmàn 392. 30. a. H. §188. b. Rabrah; e Sa'ìd b. al-'As (a q ani a laliu) restò come rid- (milizia 30. a. h. ' - V ^ ì r^c^ [ARABIA-IRAQ. - di riserva), finché non tornò dopo ucciso 'Abd al-rahmàn [cfr. 32 a. J/. §§ 19 compilazione e seoQ.). Egli raccontò quello che aveva visto di discordia fra i Musulmani dei testo uHiciaie ^-^ *^ ^ dell'al-Quràn.] riguardo al Qur-àn, e come quei di Hims dicevano che il loro testo era il migliore giacché l'avevano da al-Miqdàd, e quei di Damasco dicevano lo stesso, e quei di al-Basrah vantavano il testo di abù Mijsa, e quei di al- Kufali quello di ibn Mas'ùd. Egli rimase impressionato di ciò, e temette uno scisma. 1 compagni e i tabi' un presenti s'accordarono con lui, tranne i compagni di ibn Mas'ud. Ed egli li trattò male, e li dichiarò in colpa, ibn Mas'ùd si risentì e Sa'id s'adirò, sicché il maglis fu diviso. Hudza3iah andò da 'Uthmàn, e raccontati i fatti, disse: < Io sono il «nadzir, T'uryàn, l'avvertitole, il nudo; tocca tu la gente [pensa a « orreggerla?] ». Allora 'Uthmàn riunì i Compagni, e videro quello che aveva visto Hudzayfah. 'Uthmàn mandò a dire a Hafsah di rimettergli i fogli (del Qur-àn), che l'avrebbe copiati. Questi fogli erano quelli scritti al tempo di abù Bakr. Di- fatti allorché i qurrà perirono il dì di al-Yamàmah, disse Umar ad abù Bakr : < Io direi che tu facessi riunire il Qur-àn, affinché non se ne perda la « più gran parte col perir dei qurrà ». Egli si rifiutò dicendo che non lo aveva fatto il Profeta. Ma poi abù Bakr ci ripensò, e diede ordine a Zayd b. 'rhàbit di raccoglierlo dai pezzi di carta e dalla viva voce, e fu scritto nei fogli (suhuf), che rimasero presso abù Bakr, poi presso 'Umar, e poi presso Hafsah. 'Uthmàn 'dunque prese questo esemplare, e ordinò a Zayd b. Thàbit, ad 'Abdallah b. al-Zubayr, a Sa'id b. al-'As e 'Abd al-rahmàn b. al-Hàrith b. Ilisàm, di trascriverlo nei mas ahi f, aggiungendo: «Se « siete in dubbio, usate la lingua dei Qurays ». E cosi fecero. E mandò un esemplale in ogni parte perché servisse di testo (ufficiale). Cose siffatte (^ ma siwa dzàlika) spinsei'O i Compagni negli altri paesi, vi fece opposizione (nakarahu) 'Abdallah b. Mas'ùd in al-Kùfàh fino a che li indusse a non seguiilo e li iuos.se contro di lui (Khaldùu, II. App., 136-136) [M.]. Vanno considerati in questo racconto alcuni fatti : 1' abu Bakr avrebbe già raccolto il Qur-àn, e l'avrebbe dato ad 'Umar. e questi l'avrebbe dato a Hafsah. Se, come dice qui ibn Khaldùn, il Quràn fu scritto perchè altrimenti poteva andar perduto, come mai questo vecchio esemplare ebbe sì poca fortuna da restare in eredità ad una donna, e non ebbe diffusione 'r* Non par di leggere anche qui una creazione tradizioiiistica, per giustificare il testo adottato da Uthmàn? Giacche «e 3H8. 50 §§ lba-191. 30. a. H. 30. a. H. [ARABIA-IRAQ. - Compi lazione del testo ufficiale dell'al-Quràn.] abù Bakr ave.sse raccolto realmente que.sti togli, molte questioni potevano essere soffocate al tempo di 'Utjimàn. Ma poi : che bisogno c'era di raccomandare il linguaggio qura.sita, se v'era già un testo più antico? 2" È notevole sempre il fatto che il Qur-àn fosse qualche tempo af- fidato ai petti (sudur) degli uomini. Anche lo tradizioni più tarde eran più stimate quand'erano dette, che scritte. Che misteriosa sfiducia avevan gli Arabi nella scrittura? Pareva loro men corrompibile il ricordo affidato ad un uomo generoso, che qualche linea tracciata sulla carta fragile? E si spiega anche meglio l'ostacolo che dovè incontrare la redazione sci-itta del Quràn sotto 'Uthmàn [M.]. § 189. — (Anas). Hudzayfah faceva scorreria con quei dell" Iraq verso l'Armenia. E si riunirono per questa scorreria quei di Siria e quei del- l' 'Iraq. Or nacque questione sul Quràn, e Hudzayfah rimase afflitto dalle dispute; onde (al ritorno) andò da 'Utlimàn ad avvertirlo che i Musulmani stavano per cader nei dissensi dei Cristiani e degli Ebrei. 'Uthmàn se ne impensierì, e mandò a dire a Hafsah umm al-mu-minin di mandargli il codice in cui era riunito il Qur-àn. Avutolo, egli diede ordine a Zayd b. Thàbit, a Sa'id b. al-'As, ad 'Abdallah b. al-Zubayr e ad Abd al-rahmàn b. al-Hàrith b. Hisàm, di copiarlo nei masàhif. E disse loro: «Quando « vi trovate in disaccordo con Zayd per un vocabolo arabo, scrivetelo in « qurasita, giacché in questa lingua il Qur-àn è stato rivelato ». E poi rimandò a Hafsah il suo libro (Dzahabi Paris, I, fol. 171) [M.]. § 190. — Nella discussione che secondo abu Sa'id, mawla di abu Usayd, hanno avuto i ribelli con 'Uthmàn sul Qur-àn, c'è questo passo degno di nota: «Fa venire il Codice», dissero i rivoltosi. Ed egli lo fece venire. E gli dissero: « Apri la settima! ». Or essi chiamavano settima la surah Yùnus (Khamis, II, 289, lin. 17) [M.]. Ora la sur ah Yùnus, nell'ordinamento del Qur-àn che oggi vige, e che ebbe appunto per autore il Califfo Uthmàn, è la decima. Sicché ab- biamo qui una notizia che riguarda l'ordinamento del Qur-àn (o uno dei tanti) avanti la riforma di 'UtJimàn. § 191. — al-Muqaddasi sostiene la lettura del Quràn di ibn 'Amh-, e si documenta con molte prove. Di queste ecco la prima : ibn Mugàhid cita tre tradizioni da ibn Amir: l'una ch'egli lesse il Qur-àn davanti ad 'Uthmàn b. ' Affàn ; la seconda che udì il Qur-àn da 'Uthmàn, quand'egli era giovinetto ; la terza ch'egli lo lesse da chi l'aveva letto da- vanti ad 'Uthmàn. Ciò non toccò a nessun altro degli imam dei qurrà; 394. 30. a. H. §§ 191, 192. ma corsero tra essi e 'Ali o 'Abdallah o 'Ubayy, ecc., due o tre uomini (cioè non furono in rapporto diretto con i presenti alla redazione 'utlimà- nica). Si aggiunge che, avendo 'Utbmàn raccolto tutti i Musulmani al suo testo, chi ha avuto tali rapporti con lui è più adatto alla lettura. Inoltre ho visto gli antichi testi in Siria, in Egitto e nel Higàz, che risalgono ad 'Uthmàn, e le letture di ibn Amir non si distinguono in nulla (Muqaddasi. 142-143) [M.]. § 192. — Il Mailer (Der Islam, ecc., I, 297-299) ricorda come la trasmissione e propaganda del Qur-àn fosse fatta ancora principalmente per via orale, mezzo allora più naturale e preferito, perchè la scrittura araba non ancora perfezionata, si prestava a varie interpietazioni diver- genti dei testi scritti. Quando il Califfo 'Utjimàn ebbe conoscenza delle discrepanze nell' insegnamento del testo sacro, giustamente se ne preoc- cupò, considerando come tali differenze avrebbero potuto aggravarsi con il tempo e portare a conseguenze imprevedibili e di sommo momento. Egli quindi decise di riunii-e tutti i documenti riguardanti le rivelazioni qura- niche e stabilire una raccolta che sola avesse carattere ufficiale e legale. n Miiller accetta per intera la versione tradizionistica, secondo la quale una prima copia intera tosse stata fatta dal Califfo abù Bakr, aggiungendo che questo esemplare unico, compilato da Zayd b. Thàbit, uomo intelli- gente e sicuro, un tempo anche segretario del Profeta, fosse documento che abù Bakr volle tenere per suo uso privato, senza dargli alcun carat- tere pubblico od ufficiale. Allo stesso uomo fii affidata da 'Uthmàn la nuova definitiva redazione del testo quranico : ed il frutto dei suoi lavori, secondo il Muller, diede tutte le volute garanzie di completa autenticità e sicurezza del testo. Le copie esistenti altrove, egli prosegue a dire, non possono esser state molto numerose, perchè soltanto pochissimi arabi sapevano leggere, mentre tra i veri credenti era questione di onore il sapere a mente il maggior nu- mero possibile di versetti quranici : per i molti guerrieri, amanti soltanto delle cose di questo mondo, la spada teneva il posto del Libro Sacro. Da per tutto, osserva il Muller, la soppressione delle copie antiche e l'accet- zione della nuova copia ufficiale avvenne senza grandi opposizioni, il che dimostra come Zayd b. Thàbit, nell'opinione dei suoi contemporanei, avesse compiuto il lavoro con scrupolosa coscierza, e che la sua copia, quella su cui è fondato il testo quranico tuttora esistente, raccogliesse veramente le parole di Maometto nella loro forma primitiva ed originale. Secondu il Muller, l'opposizione di al-Kùtàh al provvedimento del Califfo fu manife- stazione di quell'ostilità caparbia e preconcetta della popolazione kufana, 30. a. H. [ARABIA-. IRAQ. - Compilazione del testo ufficiale dell'al-Qur-àn.l 396. §§ 1(>2-I9t. 30. a. H. 30. a. H. [ARABIA-IRAQ. - Com pi! az ione dal testo ufficiale dell'al-Qur-àn.] sempre in contrasto con tutto le autoritA .superiori: Ahdallali l>. Ma.s'ud tii capo di i|ue.sta agitazione di prote.sta in al-Kufali. perchè, sapendo di e.sserc considerato come il migliore conoscitore vivente del testo quranico, fn offeso gravemente dalla scelta di Zayd U. Thàbit, di lui più gic»vane. 11 dispetto di ibn Mas'ùd diede animo ai Kutani, onde '(Jthraàn fu accu.sato di aver falsificato il testo .sacro, e soppresso alcime parti che. rivelate nella lotta contro i Qurays in Makkah, contenevano espressioni offensive all'in- dirizzo degli Uma3'vadi. TI MuUor respinge interamente tutte queste accu.se: la loro inanità gli è dimostrata dal contegno di tutti i maggiori Compagni in Madinah, i quali, seppure ostilmente disposti verso Uthmàn, non solle- varono alcuna protesta contro l'atto di lui. Le divergenze del testo di ibn Mas'ud, secondo le notizie che ne abbiamo, si riferiscono a piccole va- rianti di grafia di nessuna importanza per il senso dei versetti. Più tardi il testo di 'Uthmàn fu accettato da tutto il mondo musulmano, compreso il popolo di al-Kùfah. In quel momento però si potè in al-Kùfah creare vma agitazione artificiale con l'accusa di falsificazione del testo sacro, agi- tazione che giovò assai ai nemici del Califfo ed ai suoi denigratori tanto in vita che dopo morte. § 193_ — Lo studio più completo e più profondo sul modo come venisse raccolto il Qur-àn è ancora quello che dobbiamo alla geniale dottrina del crande orientalista tedesco, Theodor Noeldeke, nella sua celebre Geschichte des Qorans (Goettingen, 1860), opera che sebbene sia oramai vecchia di oltre mezzo secolo, è sempre il migliore lavoro dell'argomento. Sul Qur-àn si son fatte molte e minute ricerche, ma è purtroppo da confessarsi che dal 1860 in poi nessuno ha più ripreso in esame nel modo completo ed esauriente seguito dal Noeldeke, il testo sacro dell'Islam. E forse il lavoro del Noeldeke sì buono, che nessuno osa cimentarsi alla grande e difiicile impresa? Ultimamente lo Schwally aveva ripreso questi studi, pubbli- cando una seconda edizione dello stesso testo del Noeldeke, con nume- rose ed ottime aggiunte: nel 1909 è uscita la prima metà dell'opera, quella che tratta delle origini del Qin-àn, ma pm-troppo ancora non ha visto la luce la seconda parte, quella che oggi avrebbe per noi il maggior valore, perchè tratta del modo come venisse raccolto il testo quranico. Ci auguriamo ciò avvenga fra breve : intanto, data la scarsa diffusione dell'edizione primitiva ed in attesa di meglio, crediamo opportuno di rias- sumere brevemente ed illustrare la seconda parte dello studio originale del Noeldeke (Noeldeke Qoran, 189-243). § 194. — Il Qur-àn non fu raccolto mentre visse il Profeta: questo ci è affermato in modo sicuro da buone fonti (Noeldeke Qoran. 188-189; 396. 30. a. H. § 194. ,ctV. anche Annali, 11. a. H., §i? 226 e segg.). e coloro che vengono enu- merati come raccoglitori del Qur-àn (cfr. 11. a. H., § 228; Suyùti Itqàn, 169, lin. 13 e segg.) sicuramente ne raccolsero soltanto una parte, perchè altrimenti non si spiega perchè dopo la morte di Maometto i tre Califfi abù Bakr. Tmar ed 'Utjimàn si dessero tanta pena per formare il testo unico ufficiale delle rivelazioni profetiche. In questo punto potremmo aprire una parentesi e fare la domanda un poco incomoda : perchè Maometto non si dette le pena di preparare una raccolta autentica e sicura delle proprie rivelazioni? Il Noeldeke non si occupa di questo problema, forse perchè un tentativo di soluzione di esso, a nostro modo di vedere, richiederebbe un trattamento speciale, coin- volgente un esame di tutta la biografia e di quasi tutta l'attività profe- tica di Maometto. È nostro intendimento trattare tale argomento in altro luogo, ma non vorremmo addentrarci in esso prima che sia uscita tutta intera la seconda edizione della Geschiehfe des Qorans, nella speranza che questa ci porga qualche nuovo lume, prima di mettere in iscritto il nostro particolar modo di vedere. Abbiamo, è vero, alcune tradizioni (cfr. Annali, 11. a. H., § 226) ch-e affermerebbero aver Maometto dettato alcune parti delle sue i-ivelazioni ai suoi così detti segretari : ma è lecito essere molto prudenti nell'accogliere il contenuto integrale di siffatte affermazioni, perchè sarebbe facile trovare molte e valide ragioni per dimostrare quanti e quali urgenti motivi le scuole tradizionistiche posteriori avessero per coniare e diffon- dere simili notizie. Sta il fatto però incontrovertibile che Maometto non si è aurato, tranne in alcuni casi eccezionali, di dare alle sue rivelazioni il carattere di un documento scritto, preciso ed immutabile. La storia stessa del mt)do come il Qur-àn venisse composto, i versetti tra loro in cstante tredici secoli di vita l'impronta comu- nistica del fondatore, anche più spiccatamente che non lo richieda il testo quranico : fri effetto della tradizione. Neil' Isiàm non alligna il socialismo, perchè il vero Isiàm è in realtà socialismo religioso, le sue norme sociali di beneficenza, sono di gran lunga più riconosciute ed osservate che non quelle contenute, per esempio, nel Vangelo. § 197. — È noto a tutti gli islamisti quanto accadde al Congresso orientalista di Algeri il 20 aprile 1905, quando il compianto e valentis- simo arabista Karl VoUers, espose le sue idee e conclusioni sul testo del Quràu, sostenendo che le « rivelazioni » di Maometto erano state rivedute, ritoccate ed aggiustate secondo i canoni comuni dell'antica poesia araba. 1 congressisti musulmani sollevarono un grande putiferio, e le riunioni generalmente sì pacate di simili riunioni di dotti diedero lo spettacolo di un tumulto senza precedenti. Più tardi il Vollers espose più ampiamente le sue idee in una pregevole pubblicazione ( Volksprache und Scriftsproche im Alten Arabien, Strassburg, 1906), che sollevò anche nel mondo degli arabi.sti non pochi contrasti e critiche. Noi non entriamo nel merito della discu-ssione, ma ci limitiamo ad espoiTe le conclusioni principali, alle quali il Vollers credette di arrivare in seguito ad un lungo e serrato ragio- namento. Egli sostiene che in Arabia esistesse una specie di linguaggio letterario, artitìzioso, quello adoperato nella poesia che si distingueva dal comune parlare per la scelta di parole eleganti di u.so raro, e per l' im- piego di particolarità filologiche, sconosciute alla babele di .-svariati.Hsimi dialetti che fiorivano m Arabia ai tempi di Maometto. Insomma la lingua letteraria della magnifica poesia arabira (lei vi e vii secolo dell'Eia \'ol- 30. a. H. ARABIA- IRAQ. - Com p i laz ione del testo ufficiale dell'al-Qur-àn.j JOl. 51 del testo ufficiale dell'al-Qur àn.] § irato alla redazione 'uthinànida del Qur-àn, e rileva come i nomi della magt^ioranza. per esempio. "Abdallah b. al-Zubayr, Sa'id b. al-'As od Abd al-rahraàn tt. al-llàrith b. Hisàm fo.ssero di persone giova- §§ 191», 2«K). 30. a. H. 30. a. H. (ARABIA-IRAQ. - Com p i laz ione del testo ufficiale dell'al-Quràn.] ni.ssime, che non pu.ssonu aver udito od appreso a mente dal Profeta i testi rivelati. E chiaro altn'.sì la tradizione sia a disagio nel voler giustificare come, a pochi anni di distanza da una pretesa copia ufficiale compilata da abu Bakr, fosse necessario procedere ad una seconda edizione. Il Noel- deke, penetrando poi acutamente nella disamina di altri particolari tradi- zionistici sul modo come i redattori si mettessei-o all'opera, ne mette in evidenza le assurdità e le inverosimiglianze. Nonostante questi ed altri rilievi, che per brevità ometto, rimandando il lettore allo studio del classico scritto del Noeldeke, il somma orienta- lista tedesco propende per la versione ortodossa islamica, che non ammette volontarie falsificazioni o mutamenti, o soppressioni. Egli non trova alcuna ragione fondata per i sospetti di falsificazione, e perciò la respinge, o al- meno sostiene che tale sospetto non si possa albergare ed affermare. « Noi « abbiamo », egli conclude, « piuttosto ragione di ritenere che la redazione « di 'Uthmàn contenga tutto il materiale che ai tempi di 'Uthmàn fosse « ancora possibile di raccogliere ». § 200. — Non è menomamente nostra intenzione di combattere l'opi- nione e la conclusione del Noeldeke, il quale in questa ed in altre questioni riguardanti il primo periodo islamico è rimasto fedele a tendenze conser- vatrici di giudizio e di esame. Una discussione è difficile in sé, perchè si tratta piuttosto di impressioni e di giudizi, che per le condizioni dei nostri documenti non si possono fondare con sicurezza su dati di fatti. Ma nono- stante le ragioni addotte dal Noeldeke, anche la sola lettura della sua abile ed imparziale esposizione, mi ispii-a un senso di incoercibile scetticismo sulla correttezza delle sue conclusioni ortodosse. Se si ammette che alcune parti delle rivelazioni di Maometto siano andate perdute — questo il Noel- deke non tenta di negare — non è forse anche probabile che altre parti del Qur'àn siano state conservate imperfettamente, e quindi in forma suscettibile di gravi errori o di necessarie modificazioni del testo? Vi erano sicuramente parti del Qur-àn così ben note a molti Compagni, che una modificazione del testo sarebbe stata impossibile, né 'Uthmàn od i suoi amici possono averlo tentata. D'altra parte dobbiamo renderci conto che non tutte le rivelazioni di Maometto erano a tutti note, tanto è vero ciò che parti si sono sicuramente perdute. Per alcune rivelazioni forse le auto- rità erano poche, pochissime. La stessa tradizione afferma che nessun ver- setto venisse accolto se non avesse due buoni testimoni in suo favore, fa vedere — se la tradizione è degna di fede, — che la commissione compi- latrice abbia scartato rivelazioni non debitamente autenticate, e che ne esistessero forse anche delle apocrife. 406. 4 30. a. H. §§ 200, 201. Su questo punto nondimeno non è necessario insistere, perchè qua- ^o. a. h. . , r- -, -r^ ■ 1 , [ARABIA-IRAQ. - lunque tesi sia la vera, per noi oggi il fatto della falsificazione o no del compiiaziona testo, è di secondaria importanza e di scarsissimo risultato pratico per il dei testo ufficiala . ,...:. dell'al-Quràn.] nostro lavoro di carattere puramente storico o annahstico. L' importanza della questione rimane però sempre massima per la critica filologica ed esegetica del testo, di cui noi non abbiamo ad occuparci. Vogliamo invece rilevare un altro punto d'ordine generale, che deve tenere" nel nostro esame degli eventi un posto ben più eminente. Su di esso ora brevemente ci intratteremo. § 201. — Chi ci ha seguito nel nostro lento esame di tutta l'attività del Proteta prima, e dei suoi primi immediati successori, si ricorderà come noi abbiamo dato agli eventi un' interpretazione meno religiosa che non quella attribuita dalla tradizione musulmana ed accettata, quasi pedisequa- mente, dalla scuola storica occidentale sino a questi ultimi tempi. Noi ab- biamo riconosciuto come fosse sinceramente ed eminentemente religiosa l'origine prima dell' Islam, ma poi abbiamo .sostenuto e, salvo illusione nostra, dimostrato che nell'evoluzione e nel progresso dell'attività di Mao- metto, ragioni politiche abbiano finito col prendere il sopravvento com- pleto. Maometto morì sovrattutt7. S -i»!!. 30. a. H. 30. a. H. jARABIA- IRAQ. - Compilazione del lesto ufficiale dell'al-Qur àn.l e sassanide, tra questi uomini rozzi, ma intelligentissimi, avidi di sapere e di elevarsi, ebbe principio un processo di adattaujento e di elevazione morale di sé stessi per mettersi al livello intellettuale e morale dei vinti (cft-. 23. a. H.. §§ 517-619). Il primo sentimento vivissimo che scaturì in quegli animi pugnaci, soverchiatori e superbi, fu quello nazionale, o nazio- nalista, di superioritìi della razza araba, .sentimento che si andò comple- tando ed iritegrando con un senso di maraviglia per le proprie prodezze, un riconoscente orgoglio che il miracolo delle conquiste fosse opera in- diretta degli insegnamenti e delle istituzioni attribuite a Maometto ed infine un maggior rispetto ed un'osservanza sempre maggiore delle sue pre- scrizioni religiose e rituali. Nella mente degli stessi Beduini per un pro- cesso ben naturale di auto-suggestione, si ingigantì il concetto primitivo, quasi indifferente o sprezzante per l' Islam, e si trasformò in una ammi- razione, o meglio venerazione ben presto cieca per l'autore presunto della grande rivoluzione e per il suo lascito morale, religioso e sociale. In animi semiti, così naturalmente propensi alla religione, così alieni dallo scetti- cismo razionalista dell'animo ariano od ellenico europeo, non è fenomeno maraviglioso, che da tutto 1' insieme di elementi psicologici da noi poc'anzi assai imperfettamente delineati, scaturisse con caratteri di vivacità subi- tanea un vero moto religioso, di cui finora ci mancavano — all' infuori di una ristretta cerchia di persone — gli elementi di prova sicura. La compilazione scritta del Qm-àn per ordine di "Ut^màn è prova che già esistesse nella società arabo-islamica un movimento religioso assai sen- sibile, il quale annetteva un'importanza ogni dì crescente alle rivelazioni di Maometto, considerate quale causa prima e massima della prodigiosa rivolu- zione nell'Asia Anteriore. Gli eventi che seguirono l'uccisione di 'Uthmàn, l'incidente dei testi quranici appesi a lancie nella battaglia di Siffin, il celebre arbitrato fondato anch'esso sul testo rivelato, tutta q^iella classe dei qurrà, lettori popolari o recitatori pubblici del Qur-àn alle masse analfabete, i principali promotori delle sommosse rivoluzionarie, democratico-religiose, dei Khàrigiti, tutti questi fatti insomma stanno a dimostrare in modo indi- scutibile r inizio di un movimento fortissimo di venerazione e di studio del testo quranico, già rivestito di una santità che non aveva goduto forse nemmeno vivente il Profeta. Allora era la persona e la parola detta da lui che dominavano gli uomini. Scomparso lui, ma rimasta la sua parola scritta, su questa si andò convergendo la venerazione popolare in una mi- sura sempre maggiore, man mano che il popolo stesso si rendeva conto delle conseguenze pratiche stupefacenti scaturite dalla predicazione mao- mettana. 408. 30. a. H. §§ 201-203. Il movimento non era forse ancora molto esteso: le vicende del califfato ^°- ^- ^• . . ,. . lARABIA- IRAQ. - di 'Ali rivelano soltanto una forte minoranza accesa di passioni religiose compilazione combattive, ed una maggioranza piuttosto fredda ed indifferente. Ma gli dei testo ufficraie ^ ^ , . , , • • dell'al-Quràn.] anni diedero sempre maggior forza al movimento, al quale si associarono ben presto in numero soverchiente non già gii Arabi, ma i non arabi con- vertitisi o per sentimento o per interesse. Di ciò parleremo a suo tempo* Per lo scopo che ci prefiggiamo non occorre aggiungere altro. L'argo- mento è di quelli che si può dire abbraccino tutto il movimento islamico e meriterebbe di essere trattato con molta ampiezza : noi per ora ci conten- tiamo di porre in rilievo i primi sintomi del nuovo mondo che sta per nascere, il primo ancora incerto bagliore di fiamme che il tempo doveva poi tramutare in vero incendio religioso precisamente tra quegli uomini per i quali né Maometto, né i suoi primi seguaci avevano né voluto, né pen- sato, il nuovo verbo con scopi di proselitismo. I nostri appunti ci hanno anche servito per prender nota dei primi indizi di quella agitazione che doveva travolgere ed uccider in pochi anni il Califfo 'Utjimàn. § 202. — Per la redazione del Qur-àn sotto 'Uthmàn, cfr. anche : Ama ri M . . Hiblmjraphie primitive du Coran, publié et annotò par Hartwig Derenbourg, in Centenario della nascita di M. A., voi. I. 1-22; Annali (23. a. H., § 328), V, pag. 161; Flùgel Gesch. Arab., 128-129; Hagi Cronologia, 26; JA., 1829, voi. Ili, 242; Khamis, II, 288, lin. 11-16; Kremer Herrsch. Ideen, 338; M n i r A n n a 1 8 , 307-308 ; Muir, Life of Mahomet, I, pag. ii-xxviii; Muir Caliphate, 218-219; Notices et Extraila, voi. VIII, pag. 300-301; Nuwayri, MS. Leid., I, fol. 106,v.-107,r. ; Sprenger, Leben u. Lehre des M., Ili, xviii-uv; Kampoldi Annali, II, 160-161; Suyuti Itqàn, 138, lin. 9-141, lin. 7; Wardi, I, 151-162. § 203. — Le precedenti o.s.servazioni ignorano nondimeno tutto l'aspott'O politico e morale della compilazione ufficialo del Qur-an ai teni])i di 'Ut_hmàii, e non tengono conto come questo atto in apparenza di natura .soltanto reli- giosa sia in verità intimamente collegato con molti tra i più gravi eventi posteriori; sarà perciò necessario soffermarsi ad indagare quali lelazioni po.s- 52 4«t. del testo ufficiale dell'al-Quràn.] §jj -jon, ■jaw. 30. a. H. I. r> .«?■.*.■ r,"i'« san», l'ssfrc L'sistite tra la fissazione ufficiale in iscritto del testo sacro e la [AHABIA- IRAQ. - Compilazione [«'litica interna del calitìato. Per mettere in luce la portata delle nostro considerazioni dobbiamo quindi esaminare le origini e lo stato di una nuova classe di cittadini della comunità islamica, i cosi detti (jurrà o lettori del Quràn. K fatto .sinceramontii «la deplorarsi che la tradizione sia cosi muta sull'origine prima e sulla formazione di (questa classe nuova e singolare di cittadini, che prima non erano mai esistiti. Furono essi i principali agitatori del popolo nella rivolta' contro Uthmàn, e nelle lotte civili che insanguinarono V Isiàm soli venticinque anni dopo che il Profeta era scom- parso. Se sapessimo con maggiore precisione che cosa essi fossero, come si costituissero e come conquistassero tanta influenza sul popolo, avremmo in mano la chiave che facilmente aprirebbe la porta di molti misteri della tragedia di Madinah nell'anno 35. H.. dell'arbitrato di Adzruh nel 38. H. e delle prime rivolte khàiigite. Purtroppo le informazioni che ne abbiamo sono molto vaghe. § 204. — L'origine prima degli al-Qurrà risale sino al Profeta, e proviene da qualche sistema pratico (purtroppo dalla tradizione nascosto nel silenzio), con cui Maometto creò una categoria di persone specialmente edotte di rivelazioni quraniclie. Il silenzio della tradizione su questi primi pàssi della dottrina quranica dipende dalla poca importanza che gii stessi musulmani annettevano a simili esercizi mentali, finché viveva il Profeta, il quale, come fonte prima di ogni scienza divina, poteva dare facilmente lume a qualunque membro della comunità che ne avesse bisogno. Ai tempi del Profeta non vi fu vero lavoro di proselitismo e di propaganda islamica, nel senso inteso dai missionari musulmani nei tempi successivi. Perciò dob- biamo ditfidare molto di quanto su ciò narrano le nostre tradizioni : gli agenti di Maometto nelle varie parti d'Arabia ebbero funzioni specialmente politiche, fiscali od economiche, militari e diplomatiche e solo in parte reli- giose. Per convincersene basta ricordare che nell'Arabia Orientale Mao- metto mandò 'Amr b. al-' As ed al-' Ala b. al-Hadrami (cfì-. 8. a. H., §§ 177-192), due Compagni politici e per nulla provetti in pratiche religiose e nella conoscenza del Qur'àn. Le tradizioni sulle missioni nel Yaman, corretta- mente interpretate (cfr., per esempio. 10. a. H., §§ 13-14) portano ad iden- tiche conclusioni, sebbene forse i rappresentanti di Maometto nel Yaman, data la speciale natura delle sue popolazioni, avessero istruzioni più mi- imte in materia religiosa che non gli altri. Non bisogna mai perdere di vista che la tradizione di tempi posteriori ha dato colore intensamente religioso a tutte le memorie dell'Isiàm primitivo ed ha quindi trasformato 41o. 30. a. H. 204, -ìoó. in nnssionari dell'Islam molti di quelli che furono in realtà soltanto am- 30. a. H. ,. . . ... , , o- ARABIA-IRAQ. • baseiatori, spie, o agenti politici esattori di tiilniti per conto del Signore compilazione di Madinah. Maometto intese la propaganda come opera sua personale e dei testo uHiciaie ^ ^ ^ ^ . , dell'al-Quràn.] diretta e non amò che altri assumessero m cu'» una specie di luogotenenza delle sue jiiù alte tunzioni. Perciò si ebbero le numerose ambascerie delle tribù a Madinah : la verità islamica doveva essere appresa direttamente dalla bocca del Profeta, e nel resto bastava un'adesione formale ed il di- simpegno di certi doveri fiscali, perchè la tiibù venisse senz'altro consi- derata come musulmana. § 205. — Alla morte del Profeta tutto ciò venne radicalmente a mu- tarsi per il timore che ebbero i Compagni superstiti di perdere il testo sacro quranico, il fondamento deirislàm anche come istituto politico. Gli spettacolosi trionfi delle armi mu.sulmane e la inattesa grandezza dello Stato islamico furono considerati dai contemporanei come gli effetti imme- diati dell'opera personale del Profeta e dei suoi insegnamenti. Questi atti- rarono un vivi.ssimo interesse non solo tra i musulmani stessi convertiti per lo più .solo di nome e non di spirito, ma, come già dicemmo, anche tra coloro che appartenevano alla comunità islamica nella semplice condi- zione di sudditi. I vantaggi politici, morali e finanziari che andavano uniti alla condizione di musulmano attirarono l'attenzione di tutti i vinti e costrinsero i Musulmani stessi a dare spiegazioni che essi per la maggior parte non potevano fornire, perchè ignoranti e solo nominalmente con- vertiti. (Jli avvenimenti politici e militari ebbero il magico effetto di tramu- tare quanto, vivente Maometto e nella rivolta delle tribù durante la Kiddah. era stato considerato un gravame ed un'umiliazione, elevandolo a funzione onorifica, ad in.segna e distintivo ambito del potere politico. L' l.shìni si tra.sformó in una divisa morale e religiosa, di cui tutti gli Arabi divennero superbi. Con la dichiarazione di essere musulmani gli Arabi iuijilicitamente si affermavano i padroni dell'Asia Anteriore. La forza morale di questo sentimento, che costituiva un preziosissimo vincolo d'unione e di coesione tra le anarchiche unità arabiche, fu intravveduta dalla .saggezza dei ]irimi califfi, specialmente da 'Umar, il quale mirò con i suoi ordinamenti poli- tici a rinforzare il .sentimento che i Musulmani costitui.ssero una grande e sola famiglia. A questo .sentimento bi.sognava però dare un fondamento morale più sicuro e durevole, affinchè non svanisse dopo la prima ebbrezza delle vittorie: bisognava creare una dottrina ed un rito, che fungessero come isti-umeiito per mantenere la disciplina sociale e l'unità nioialc dei Musulmani. 411. § 2O0. 30. a. H. 30. a. H. [ARABIA-IRAQ. - Compi laz ione del testo ufficiale dell'al-Qur-àn.j § 206. — Fiucht! viveva Maometto il suo esempio quotidiano e la sua ])aiola sopperivauo a tutto: .scomparso lui, i capi della comunità dovettero provvedere a supplire alla grave mancanza. Noi siamo talmente abituati a considerare l'Isiàm come un istituto a sé. fòrtemente costituito, indipen- dente da regimi personali — per esempio il papato — che erriamo tutti nel giudicare il primi.s.simo periodo di transizione. Non teniamo cioè abba- stanza in mente come l' Isiàm di Maometto fu cosa, fu creazione di carat- tere as.solutamente personale, concentrata e fondata quasi interamente sulla sua persona, sulla sua assistenza personale continua, quotidiana. Nelle suo rivelazioni quraniche non si provvede in verun modo all'avvenire della comunità, per il momento in cui il fondatore e maestro sarebbe scomparso. I successori di Maometto dovettero quindi compiere un immane lavoro di trasformazione dell' Isiàm in istituto autonomo, impersonale, fondato sul consenso di tutti i membri della comunità stessa : la storia dei califfati di 'Umar, di 'Uthmàn e di 'Ali è la storia di questo primo e difficilissimo processo di trasformazione e delle doloi"osissime esperienze con cui furono corrette le lacune negli insegnamenti del Profeta e gli eri'ori dei suoi primi successori. Così fu necessario provvedere al capo della comunità, fi.s- sargli le sue attribuzioni ed i rapporti che dovevano correre tra lui e tutti i membri della comunità, creare insomma dal nulla una grande ammini- strazione di Stato. Il compito sarebbe stato di per sé difficile, se il prin- cipato islamico fosse rimasto circoscritto al piccolo regno di Madinah quale lo lasciò Maometto, ma le difficoltà si centuplicarono con le conquiste e con la fondazione di un immenso impei'o. Si dovette tutto improvvisare, dalle cose piii minute a quelle piìi grandi. Limitando per ora il nostro studio a quel campo ristretto a cui è dedicata questa sezione degli Annali, diremo solo che si dovettero tra le altre cose stabilire le funzioni dei luogotenenti nelle lontane provincie, dove gli Arabi si erano andati stabilmente a fis- sare. Si dovette stabilire che cosa i luogotenenti avessero a compiere nelle loro sedi per mantenere vivo il sentimento islamico e l'unità morale dei loro dipendenti. Cosi l'adunanza del venerdì, che era una funzione per- sonale, settimanale, del Profeta, si trasformò in funzione pubblica rego- lare, impersonale, in cui il luogotenente, in mancanza del Califfo, doveva presiedere. Si dovette perciò abbozzare un cerimoniale speciale, con il quale il luogotenente o assumeva o consacrava la sua funzione direttiva nell'am- ministrazione : siccome il venerdì era anche funzione religiosa presieduta un tempo da Maometto, così anche nelle provincie il luogotenente, sostituen- dosi al Profeta, dovette presiedere alla preghiera collettiva : alle funzioni politiche si unirono indissolubilmente le funzioni religio.se della comunità. 41-2. 30. a. H. §§ 207, au». § 207. — Le linoe generali di tali funzioni di luogotenenza furono l'orse tracciate dal Profeta stesso ai suoi Compagni, quando li mandava in una spedizione: ma erano istruzioni imperfette, perchè i comandanti delle spedizioni, o le luogotenenze di Maometto in Madinah, mentre egli era assente in guerra, erano fatti eccezionali e di breve durata. Tutti poi ritornavano a Madinah, e solo alla presenza del Profeta si compieva la vm-a e completa cerimonia del venerdì. La conquista, trasformando la .spe- dizione di pochi giorni o settimane in una occupazione ed emigrazione per- manente, creò nuove esigenze, di cui Maometto non aveva mai avuto so- spetto. Non soltanto i califfi, ma tutta la parte miglioro della società musulmana .senti il vivo bisogno di un pronto e valido lavoro di organa- mento interno e morale dell' Islam come rito e come dottrina. Da tale bisogno nacque appunto la categoria speciale di persone, le quali con il Htme di al-Qurrà, ossia recitatori o lettori, ebbero il compito di di fon- derti la conoscenza della dottrina islamica, dei precedenti messi dal Pro- feta, ed in particòlar modo dell'al-Qur-an, il fondamento unico della nuova dottrina dopo la scomparsa del fondatore. Intorno alla persona di Maometto erasi a Madinah formata una classe 'li persone che aveva acc^uistato, per il tatto di esser sempre con il Pro- téta, una conoscenza pivi perfetta delle rivelazioni quranichc e di tutte le iimsuetudini, di tutta la regola di vita, seguita dal riformatore. Alla morte di Maometto, ognuno di questi si trasformò naturalmente in un insegnante di quanto sapeva o ricordava. Dovunque si andarono a stabilire gli Arabi, migrarono naturalmente alcuni di questi conoscitori o recitatori, i quali .ser. virono non solo ad istruire le ma.sse di Arabi accorsi sotto gli stendardi dell' Islam senza aver mai visto il Profeta, ma anche ad istruire altri iiurra ed a formare tante piccole scuole separate, per quante erano le sedi principali degli Arabi accampati nelle provincie conquistate. § 208. — In principio l'opera di propaganda e di organamento — fatta juasi sempre e tutta per la via orale — si compiè in modo abbastanza ordi- nato .sotto la dilezione unica del Calififo, che invigilava su tutto: erano <''ompagni che noli' interes.se della ciìmunità facevano opera di sacrifìcio e di iiene sociale. Ma p•• tradizioni «he diamo qui aj)pre.s.so. rappresentane nel loro insieme la parte principale dell'atto di accu.sa che l'Isiàm ortodosso ha fomnilato contro l' infelice Ca- liffo. Ambe la .semplice lettura dei seguenti do< unienti l)asta a convincere che essi «^i dicono una parte minima della verità dei fatti. Non esiste cor- relazione, né adeguata propcjrzione di causa ed effetto tra le colpe di 'Utji- màn ♦• 1<» scoppio rivoluzionario in cui egli trovò la morte. Le origini »lel male erano assai più profonde che non dica la tradi- zione. 'Uthman non seppe contenerlo, né seppe trovare il rimedio; mala 30. a. H. ARABIA.- Innova- va z lo n i rituali del Califfo 'Uth- man.] 419. §^ 217-21ÌI. 30. a. H. ■'°- *• ^- colpa torse maggioro va cercata nella grande impei'fezione dell organismo [ARABIA. - Malu- i i /-, i •«• mori contro il Ca- ammuiistrativo del Califfo Umar, il quale, seppure compie grandi cose ed liffo 'Uthmàn.] el)l)e altissimi meriti, non previde nò capi quali sarebbero state le conse- guenze dei suoi ordinamenti amministrativi e Hscali. Forse se egli tosse vissuto più a lungo, avrebbe potuto scoprire i difetti e gli errori commessi, e avrebbe potuto avvertire i primi segni della prossima tempesta, ma è lecito dubitare che gli sarebbe riuscito a disporre quanto era necessario per fermai'la o almeno renderla innocua. Egli però cessò di vivere prima che l'opera sua fosse compiuta, e prima che il tempo e l'esperienza gli aves- sero dato occasione e mezzo di perfezionarla. 'Uthmàn venne al potere nel momento più critico, quando forse i rimedi erano ormai impcssibili, o inefficaci, e commise per di più errori propri, che aggi-avarono la crisi, sebbene é dovere riconoscere che 'Uthmàn non sia stato responsabile delle cause prime della rivoluzione. Le quali furono in parte conseguenza di avvenimenti inevitabili, in parte dell'erroneo concetto avuto da 'Umar del- l'ordinamento dello Stato mvisulmano e della solidità del suo bilancio. Di tali cause generali verremo man mano trattando nel corso del ca- liffato di 'Uthmàn : per ora contentiamoci di dare una prima raccolta delle accuse e delle ragioni di malcontento contro 'Uthmàn quali ci sono rife- rite dalle scuole tradizioniste. § 218. — (Muli. b. 'Umar, da Muh. b. 'Abdallah, da al-Zuhi-i). 'Uthmàn, dopo eletto, l'imase amir dodici anni. I primi primi sei visse senza che la gente avesse a lamentarsene. Ed egli ei-a più caro ai Qurays che Umar b. al-Khattàb, perchè 'Umar era aspro con loro. Quando però 'Utlimàn sali al califfato, si fece mite, e largì doni. Poi si mostrò fiacco con essi e no- minò prefetti i suoi parenti e quelli della sua casa, negli altri sei [anni]. Assegnò a Marwàn il quinto dell' Egitto, e diede ai suoi parenti il danaro, e spiegò questi atti dicendo che erano il beneficio (a I-si 1 ah) da conce- dersi ai parenti, conformemente agli ordini dati da Dio. E si prese i danari, e pretese anticipi dalla bayt al-màl, dicendo: « abù Bakr ed 'Umar « han lasciato nel tesoro quello che a loro spettava; io invece ho preso la «parte che mi spetta e l'ho distribuita tra i miei parenti». E la gente non approvò questa cosa (Saad, III, 1, 44, lin. 6-13) [M.]. § 219. — (Muh. b. 'Umar, da 'Abdallah b. G-a'far, da umm Bakr bint al-Miswar, dal padre). Udii 'Uthmàn che diceva : « uomini, abù Bakr e « 'Umar hanno spiegato (la rinuncia al danarosi affermando che era dovuto « alla continenza di loro stessi e dei loro congiunti, Io vi ho spiegato il « mio atto come il beneficio da concedersi alla propria famiglia » (^) (Saad, III, 1, 44, lin. 13-17) [M.]. 420. òU. Si. li. ss 2W-222. Nota 1. — Le due tradizioni sono piuttosto oscure, ma si possono spiegare nel seguente mod^. 30. a. H. Era ammesso che il Califfo prendesse dal tesoro dello Stato una certa somma all'anno per i propri (ARABIA. - Malu- bisogui: abù Bakr ed 'Umar presero da questa somma solo quel tanto che serviva a loro personalmente mori contro il Ca- e lasciarono nel tesoro quel di più di cui non avevano bisogno. 'Ut_hmàn invece spiegò i gi-andi doni llffo 'Uthmàn.] che egli fece ai parenti come erogazioni di somme tacenti parte di quella specie di lista civile che gli spettava o di cui potevi» disporre come voleva, ma che egli diede ai parenti, dicendo che in questo modo egli adempieva ad una delle leggi divine di benetìcare i parenti (cfr. Lisàn al-'Arab, XIV, pag. 254, lin. 7 dalla tine, e Athir al-Nihàyah, IV, 213, Un. 3 dalla fine) 'Utjimàn sostiene che della specie di lista civile di cui godevano i califfi, i suoi due predecessori avevano voluto lasciare il sopravanzo a beneficici dell'erario pubblico, mentre egli aveva voluto passarlo a beneficio della famiglia compiendo atto prescritto da Dio. Era questa una faccenda in cui ogni califi'o era padrone di dare l'interpretazione che meglio credeva. § 220. — («) (al-A'mas, da Ibràhim b. al-Muhagir, da Musa b. Talhah). ■Uthmàn b. Atfàn assegnò un feudo ad 'Abdallah b. Mas'ud, alcune terre nell'al-Bahrayn ; ad 'Animar b. Yàsir, Istiniyà : a Khabbàl) diede in feudo San'a-; a Sa'd b. Màlik, il villaggio di Hurmuzàn. E tutto ciò stabilmente: 'Abdallali b. Ma.s ùd e Sa'd davano per le loro terre il terzo e il quarto del reddito. (6) (abu Hanifah). 'Abdallah b. Mas'ud aveva una terra di kharàg. Anche al-l^jiabbàb aveva una terra di kharàg. Anche al-Husayn b. 'Ali aveva una terra di kharàg. e così altri Compagni. Così Surayh. E questi ne pagavano il kharàg. (c) (abù Yùsuf I. Questi fatti si verificarono perchè il Profeta assegnò feudi ad alcune popolazioni (aqwàra"") e così fecero i califfi dopo di lui. Il Profeta vide un bene in questa cosa, giacché così aveva armonia nel- r Isiàm e coltivazione di terre. Così i califfi ; ed essi diedero feudi soltanto a quelli che credettero avessero ricchezza nell' Isiàm e potenza contro i nemici; e videro che il meglio era quel che facevano; se no, non l'avreb- bero fatto, e non avrebbero limitato il diritto di credenti o di alleati (mu'àhidjC) (Yùsuf, 35, lin. 10-17) [M.]. Nota 1. — Si allude a quelle pretese concessioni illegali di terreni fuori d'Arabia, di cui abbiamo fatto cenno in un luogo precedente icfr. 28. a. IL, §§ ii'.)S e sogg.j. Le notizie date in questa fonte nou mirano poro a comlanuare 'Dthmàu; danno semplicemente notizia ed in un certo modo approvano, a patto che lo terre niano date con il criterio di compensare coloro che si sono resi benemeriti dell'Islam. § 221. — (ibn Faqih al-Hamadzàui). 'Uthmàn edificò con pietre scol- pite adattate insieme e con legno di al-sunbùr (specie di palma) e sàg. Oli si port^) materiale da al-Ba.srah per mare e da Adan per mare, e il gesso da Batn Nakhl. Si parla di altri che costruirono, e come questo lus.so non piacesse a parecchi (Fa.jih, 106) [M.]. § 222. — (al-Yaqùbi). Uthmrui spo-sò la sua figliola ad 'Abdallah b. Khàlid b. Asid. <• gli fece dare 600,000 dirham. ¥j .scri.sse ad 'Abdallah b. 'Arair di pagarglieli sulla bayt al-màl di al-Hasrah T') (Ya'q ù li i . H, 194, lin. 20-192, lin. 2) fM.j. «21. Iltfo -Ulhmàn. 30. a. H. Nota 1. — ftl-Ya'qiìbi è fonte si'ita, molto ostile ad '111)11111111, e jierció porge i)iie»te notizie p<>r [ARABIA. - Malu- denigrarlo e far ciPilere che egli alibia raccolto ingenti somme a spese dell'eraiio pubblico per fam» mori contro II Ca- dono ni parenti e t'oininrne la doti- alla figlia che si maritava. § 223. — (abù Lshaq. da 'Abd al-rahmau b. Ya.-^ai ;. liu \ L'ito l'àmil delle sadaqàt dei Musulmani nel .sùq di Madinah quando le counegnava ad 'Uthtnàn. Questi disse: « Consegnale ad al-Hakam b. abi-l-'Às », giacché 'Uthman, quando voleva fare un donati v(j ad uno della .sua casa, glie lo dava sulla bayt al-màl. E l'altro: «Sta bene, lo faremo, ti daremo ciò « se a Dio piacerà». Il Califfo insistè e gli uscì detto: «Ma tu sei teso- « riero per conto nostro : se ti diciam di prendere, hai da prendere, se noi « taciamo, hai da tacere ». — « Hai torto, per Dio! », risposo l'altro. « Non « sono il te.Horiere tuo io, né per conto di casa tua ; io sono il tesoriera « dei Musulmani! ». E il venerdì prese le chiavi, e mentre 'Uthman pre- dicava, disse: «Pretende 'Uthman ch'io sia tesoriere per lui e per quelli « di casa sua; io son tesoriere dei Musulmani! Ecco le chia\i della vostra «bayt al-màl ». E gettò via le chiavi. 'Uthman le prese o le consegnò a Zayd b. Thabit lYa'qùbi, II, 195, lin. 2-12) [M.J. § 224. — (al-Ya'qùbi). 'Uthman ora generoso e largo in danaro. Egli mandò avanti i suoi parenti, e uguagliò gli atà' fi"a la gente ('). E chi lo dominava era Marwàn b. al-Hakam b. abì-l-'As insieme con abù Sufyàn b. Harb, e sulla surtah aveva 'Abdallah b. Qunfudz al-Taymi, ed era suo hàgib Humràn b. Abàn suo mawla (Ya'qiibi, il, 201, lin. 17-202. lin. 2) [M.J. Nota 1. — Si vuole sempre insinuare che 'Uthman consideitisse il danaro pubblico come sua pro- prietà privata, privandone cosi i legittimi padroni, i Musulmani. E probabile che in queste tradizioni si asconda una qualche punta polemica contro gli 'Abbasidi, i quali appunto trattarono il tesoro dello Stato come se fosse la loro cassetta privata attingendovi ingenti somme per le spese favolose della loro corte. Non v'è dubbio però che 'Utlimàn deve aver agito con qualche maggior libertà dei suoi due pre- decessori, e siccome il bilancio dello Stato era caduto in deficit e le pensioni non erano pagate integral- mente, si credè e si disse che il disavanzo fosse dovuto alle illegali prodigalità di 'Uthman. § 225. — (al-Asma'i racconta:) 'Abdallah b. 'Amir (governatore di al-Basrah) prepose Qatan b. 'Abd 'A wf sul Karman. Venne un esercito mu- .sulmano, e la corrente d'un fiume gì' inipedì di passare. Qatan, temendo d'e.ssero prevenuto, di.sse : « Clii passa, avrà ntille dirham». E quelli si gettaron giù e passarono. Eran quattri imi la uomini. E diede loro quattro milioni, ibn Amir si rifiutò di ratificare, e scrisse ad 'Utlimàn. Ma 'Uthniàn disse di pagare, giacché si trattava di danaro speso sulla ^ in di Dio. E perciò furon dette le gawà-iz per la i gaz a li al-wà,di (Atjiir. Ili, 147) [M.]. § 226. — (al-Yaqùbi). Sei anni dopo che 'Uthman era Califfo, si le- varon voci contro di lui fra la gente. E si disse: «Egli è stato parziale «coi parenti, e ha interdetto i h i ma . e costruito il dar, e ha preso i A-2-2. 30. a.. H. g§ 2-2<>2-29. « beili i- gli averi ilic eiann di Dui e dei Musulmani, e ha stacciato abu ^*^- *• ^• ^ ^ • 4 1 1 I 1 - 1 IT 1 1 1 , rT , (ARABIA. - Malu- « Dzarr Compagiiu, e Al'd al-rahinan h. JlanbaL e ha protetto al-Hakam mori contro il c«- « b. abi-l-Ms e 'Al)dallah b. Sa'd b. abi Sarh. banditi dal Profeta di Dio, ^'^° uthmàn.] « e ha hisciatu impunito il sangui' di ;\1-Huimuzàn, non avendo ucciso in « vendetta "Ubaydallah 1>. Umar, e ha preposto al-Walid b. Uqliah ad « al-Kufah. il ipialf ha fatto nella preghiera le novità, che ha fatte, e pure « ha chiesti' a lui aiuto. Ila inoltre usato la lapidazione ». E questo perchè egli aveva fatto lapidare una donna dei Gruhaynah che aveva partorito sei mesi dopo aver visto il suo spo.so. 'Ut_hinàn l'aveva dunque condannata alla lapidazione. Uscita che ella fu, entrò da lui 'Ali b. abi Tàlib. e dis.se: « Ma « Iddio ha detto: Il portarlo e l'allattarlo .saranno trenta mesi. E ha detto: « Ad allattarlo .saranno me.ssi due anni interi ». 'Utjimàn allora la mandò a «ercare. ma trovò ch'era stata lapidata ed era morta. L'uomo poi aveva riconosciuto il figliuolo (Ya'qiibi, TI, 202, Un. 3-16) [M.]. § 227. — libii al-Crawzii. In questo anno (30. H.) 'Ut.hmàn lapidò una donna dei Iruliaynah. la quale aveva partorito dopo sei mesi che si era unita €on lo sposo. 'Ali andò allora da 'Utjimàn a ricordare che tra gravidanza e allattamento .sono trenta mesi. 'Qtjimàn mandò un contrordine, ma era già .stata lapidata (') (^xawzi, MS. Costantin., I, fol. 83,r.) [M.]. Nota 1. — Tradizione teDdenziosa che mira a diino.strare che vivente 'Uthmàn ai reprimeva con ««■verità d'antica li<-enza flessiiale pagana, di cui si è fatta parola già nei presenti Antìali cfr. 17. a. H., 48 fi4 e 8<'KR- ■ § 228. — Nell'anno 30. II. ['UthmanJ diedr a .Marwàn Fadak, ch'era sadaqah del l'rofeta : il fondo era stato chiesto ad abù Baki- da Fatimah non avendo udito quelle parole: « Noi siamo stirpe di profeti, che non erc- « ditiamo quello «he abbiamo la.sciato in sadaqah » (cfr. 11. a. H.. §§ 202 e 8egg.). E Failak rima.se in mano della famiglia di Marvvàn tino a clu» non lo ritolse 'Cmar b. Abd al-'azlz, e lo ritrasformò in sadaqah (Wardi, I. 153) [M.]. Cfr. A l)ull<'da .A un . . I. 272. § 229. — "Abd al-rahmàn b. Hanbal al-Gumahi, «he 'Uthmàn aveva < a«(iato m fsilio, di.sse cinque versi di satira: 1 lu giuro por IJdiu, siguur del creato; non ha lasciato iddio co4a in traacuranza. 2 Però tu ri hai fatta una fitnah, affincliè ci attarcliiam teco o tu «-i provi. '3i I due «min '«hù Bakr e 't'uiari hanno &c<'eso una lampada, che mostra il retto oaruiiiiiiu. ti E non han pnr»o un dirhaiii con prepotenza, né lian ^peso un rlirham in • •■IH irista. i.óy E tu hai dato a .Marwuu il quinto che apettava ai servi di Dio): aia lungi quel che punge da chi ha mala intenzione non offriamo i mezzi p>>r far male a chi o« ha voglia 7|. (gutaybah. 1)7-98) [M.j. •i-£i. §§ 23o.2atì. 30. a. H. ^°- *■ ^- § 230. — Il Profeta diede a sadaqah Mahzur luogo del suo di [ARABIA. - Malu- ,, , , ^ , " * mori contro il Ca- Madluah, e Uthmàu lo assegnò in feudo ad al-Hàrith b. al-Hakam ha- iiffo uthmàn.) tello di Mai'wàn ; e assegnò in feudo Fadak a ^larwàn ch'era sadaqah dei Musulmani (Qutaybah, 97) [M.J. § 231. — Abdallah b. Khàlid b. Usayd gli domandò una silah i be- neficio), ed ('Uthmàn) gli diede 400,000 dirham (Qutaybah, 98j [M.]. § 232. — (al-Qàsim b. al-Fadl, da 'Amr b. Hurrah, da Sàlim b. abi-1- (jra'd). 'Uthmàn chiamò vari Compagni, tra cui 'Ammàr, e disse loro: « Io * v' interrogo e desidero siate sinceri. Avete voi udito dii- dal Profeta che « preferisse i Qurays agli altri uomini, e che preferisse i banù Hà.sim agli «altri Qurays?». Quelli tacqviero. Ed egli: «Se io avessi in mano le « chiavi del paradiso, le darei ai banù Umayyah perchè v'entrassero » (Dzahabi Paris, I, fol. 163,v.) [M.]. § 233. — (al-Dzahabi). Tra 'Ali e 'Uthmàn v'era qualche ruggine. Or passò tra loro al-'Abbàs, e disse 'Ali: « Per Dio, se mi ordinasse « di uscii-e lo farei (= partire ? = uscire dall'ubbidienza '?), ma barcame- « narmi perchè non si segue il libro di Dio, no! » (Dzahabi Paris, I. fol. 163,v.) [M.]. § 234. — (al-Ya'qùbi). Fu riferito dunque ad 'Uthmàn un certo di- scorso di 'Ammàr, e il Califfo voleva esiliare anche lui. Ma si riunirono i banu Makhzùm con 'Ali b. abi Tàlib, e gli chiesero il suo appoggio. E 'Ali disse: «No. lasciamo Uthmàn far da sé». E 'Utljmàn, saputo quello che i banù Makhzùm avevan detto, non lo toccò (Ya'qùbi, II, 201, lin. 10-14) [M.]. § 235. — (al-Ya'qubi). 'Uthmàn mandò in esilio 'Abd al-rahmàn b. Hanbal, Compagno, ad al-Qamùs di Khaybar. E ciò perchè seppe che egli aveva poco in grazia il figlio di lui e il suo zio, e che egli l'aveva sati- reggiato ('Uthmàn) (Ya'qùbi, II, 201, lin. 14-16) [M.]. NriTA 1. — Il figlio era al-Walid; lo zio: probabilmente 'Amir b. Kurayz. § 236.- — Sull'agitazione contro 'Uthmàn cfir. anche Bukhàri, I, 231. lin. 11-232, lin. 13; 276, lin. 13-277, lin. 1; 277, lin. 19-278, lin. 2; 418, lin. 4-8; II, 277, lin. 8-14; HI, 83, lin. 8-19; Bukhàri (vers. frane), I, 297-299, 535-536; II, 388; III, 108; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187, IV, fol. 90,r. ; Khaldùn, II, App. 138-143. Khamis, II, 296, lin. 21-306, lin. 7; Maqrìzi Khitat, II, 253, lin. 25-38; Samhùdi, 279; Tabari, I, 2764. i-M. 30. a. H. §§ •237-'241. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale. 3o. a. h. nn'i T /-./-. TT ^ -1 /-, T ^^ .tt t [ARABI A.- Pellegfi- § 237. — In questo anno (30. H.) il C almo Uthmàn diresse in per- naggio annuale.] sona il grande pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2864). Cfi: anche Khamis, II, 286, lin. 4-7: Mas Ti di, IX, 66. EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo. § 238. — La massima magra scese nella (primavera del 661 dell' È. V.) a 4 dzirà' e 16 asba'. La massima piena (nell'estate del 661 dell' È. V.) salì a 14 dzirà' e 11 asba'(') (Mahàsin, I, 98, lin. 12-14). Nota 1. — La massima piena fu scarsa, quindi scarso deve esser stato il raccolto e minore il reddito delle imposte. SPAGNA. — Eclissi solare. § 239. — Una completa eclissi solare gettò lo spavento in tutti gli abitanti della Spagna {Continuatio Isidortan. Hispan., pag. 343). È forse quella del 23 giugno 651 dell' E. V. (cft-. Art de vérijìer les dates, ecc., I, 311). NECROLOGIO dell'anno 30. H. — Abdallah b. Ka b b. Amr. § 240. — 'Abdallah b. Ka'b b. 'Amr al-Ansàri al-Màzini al-Badri, Com- pagno del Profeta, combattè a Badr e fu sopra alle prede (' ala al-gh a- n à • i m) del Profeta, in quella circostanza e in altre successive ; morì nel- l'anno 30. H. Altri dicono nell'anno 32. H. (Athir, III, 90). Cfr. (iawzi, MS. Costantinop., tòl. 82, v. (sotto l'anno 27. H. : ma le date di ibn al-Óawzi non sono sempre conette). Cfi-. anche Dzahabi Paris, I, fol. 162, r., 161, v.; Dzahabi Tagrid, I, 366, n. 3418; al-Isti'àb, 369, n. 1530. ibn Hagar lo chiama 'Abdallah b. Ka'b b. Zayd b. 'Asini dei banù Màzin, morto, secondo al-Wàqidi, nell'anno 33. H. (Hagar, 877, n. 9284). Questo e i due seguenti .sono sicuramente tutti la stessa persona. § 241. — abù-1-Hàrith 'Abdallah b. Ka'b b. 'Amr b. 'Awf b. Mabdzfil b. 'Amr b. Ohanm b. Màzin al-Khazragi al-Naggàri al-Màzini. ebbe a madre al-Kabàb bint 'Abdallah b. Habib b. Zayd b. Tha'Iabalj b. Zayd Manàh b. Habib b. Abd Hàritjiah b. Màlik b. Ghadb b. Ó-u.sam b. al-Khazrag. Suoi figli furono: ai-Hàrith : madre Rugliaybah bint Aws b. Khàlid b. al-Óa'd b. Awf b. Mabdznl. al-IIàritli b. Abdallah poi generò Abdallah, che fu ucciso il giorno di al-Harrah (nell'anno 63. H.). 'Abdallah b. Ka'b assi.stè a Badr, ed era aprente del Profeta supra h^ prede il dì di Hadr. »• fu anche a Uhud e alla Trincea, e a tutte le cam- 125. 54 §§ 241-241. 30. a. H. 30. a. H. pague (successive). Mori sotto il califfato di 'Uthman V.. 'Affan ; ed ebbo (NECROLOGIO.- \.^ j ^- ^r j- i, td v i- i •Abdaiiahb. Kab di.scendenti a Madinah e a Baghdad. b-Amr.] Muh. b. Sa'd di.sse d'avere udito che sua ku nyali ora abù Yahya. Ed era fratello di abu Layla al-Màzini (Saad, III, 2, 73. lin. 18-26j [M.]. Cfr. Hagar, II, 876, n. 9283. § 242. — 'Abdallah b. Kab b. 'Awf al-Ansàri al-Khazragi al-Naggari poi al-Màzini fu sopra il khnm.s del Profeta a Badr e nelle altre cam- pagne; ma secondo abù Nu'aym e ibn Mandah tenne invece tale ufficio 'Abdallah b. Ka'b b. 'Àsina. abù 'Umar dice ohe morì l'anno 30. IT. in Madinah. Pregò su di hii 'Uthman. Poi si citano autorità che fanno di questo e del seguente, cioè 'Abd- allah b. Ka'b b. Zayd b. 'Asim b. Màzin alxi-1-Hàrith (pag. 248) morto, secondo ibn Mandah, l'anno 33. H., anch'egli badrita, una sola persona (Athir Usd, III, 248-249) [M.]. I tradizionisti s' aggrovigliano inestricabilmente distinguendo o cer- cando di distinguere queste due persone, che evidentemente sono tutt'una. Cfr. anche Tlisàm, 457, 506; K athir Bidàyah, MS. Vienna, N. F.. 187, IV, fol. 90,v. : Mahàsin, I, 94, lin. 20-21 (f 27. a. H.); 98, lin. 2-5 (f 30. a. H.), e Annoi., pag. 14; Qutaybah, 43; Tabari, I, 1335 (?) ; Wàqidi Wellhausen, 70, 87. 127. § 243. — 'Abdallah b. Ka'b b. Zayd b. 'Àsim b. Màzin al-Naggàri al-Ansàri al-Khazragi fu a Badr, capo delle prede. abù Nu'aym dice che il suo nome era, secondo alcuni, 'Abdallah b. Ka'b b. 'Àsim (senza Zayd). Mori l'anno 33. H. : pregò su di lui 'Uthman (Athir Usd, III, 248) [M.]. Evidentemente è la stessa persona di 'Abdallah b. Ka'b b. 'Amr b. 'Awf, e già più tradizionisti hanno mostrato di pensare così tacendo o l'uno l'altro anello genealogico. La discussione e le varianti tradizionistiche si trovano presso Athir Usd, III, 249, sotto 'Abdallah b. Ka'b b. 'Amr. Cfr. Dzahabi Tagrid, I, 356, n. 3417; Hagar, II, 877. n. 9284; Onomn>ii(l I [NECROLOGIO. - Hàtib b. ab. 122. n. 10/6. B«ita"ah.) g 251. — (a) abu Muh. Hàtib b. abi Balta'ali, dei Lakhm. poi dei banù Ràsidah b. Azabb b. Grazilah b. Lakhm, che sarebbe Màlik \). 'Adi b. al-Hàrith b. Muirah b. Udad b. Yasgub b. Arib b. Zayd b. Kalilàn b. Saba- b. Yasgub b. Ya'rab b. Qahtàn. Or a Qahtàn si riattaccali tutti i Yamauiti. Il nome di Ràsidah era Khàlifah. Essi andarono in deputazione dal Profeta, che chiese loro: «Chi siete?». — «banù Khàlitah », rispo- sero. Ed egli : « Sarete i banù Rà.sidah » (*). (6) (Muh. b. 'Umar, da Muh. b. Sàlih, da Asim 1). 'Umar b. Qatàdahj. Quando emigrarono Hàtib b. abi Balta' ah e Sa'd, mawla di Hàtib. da Makkah a Madìnah, abitarono presso al-Mundzir b. Muh. b. Uqbah b. Uhayhah b. al-Grulàh. Il Profeta die' fratello a Hàtib b. abi Balta'ah, Rukbaylah b. Khàlid. Hàtib fu a Badr, a Uhud, alla Trincea e a tutti i masàhid insieme col Profeta. Il Profeta lo mandò con una lettera ad al-Muqawqis, capo di Ales- sandria. Hàtib fu degli arcieri rinomati tra i Compagni. Morì in Madinah l'anno 30. H., a 66 anni anni, e pregò su di lui 'Uthmàn b. 'Afifàn, (e) (Muh. b. 'Umar, da uno saykb della figliolanza di Hàtib, dai suoi avi). Hàtib era di bel corpo, di poca barba, gobbo (aguà), piuttosto piccolo, di dita robuste. {d) (Muh. b. 'Umar, da Yahya b. 'Abdallah b. abi Farwah. da Ya'qùb b. 'Utbah). Hàtib lasciò, morendo, 4000 dìnàr, [parecchi] d i r h a m , un dar e varie altre cose. Egli era mercante, commerciante di commesti- bili (t a ' à m = grano, h-umento) e d'altri generi. Hàtib ebbe posterità (baqiyyah) in Madìnah (Saad, III, 1, 80. lin. 10-81, Un. 2) [M.]. Cfr. anche Dz a h a b i Paris, I, fol. 1 52,r. ; Grawzi, MS. Costantin., I, fol. 84,r.-86,v. ; al-Istì'àb, 133, n. 522; Mahàsin, I, 98; Qutaybah, 162;^^ S u y ù t i H u s n , I, 87 •,. Yàqùt, II, 385. Nota 1. — Correzione eufemistica. In Kl:àlifah si sente l'idea della falsità, oltre ad altre; R»- èidah si collega ad idee contrarie. 43Sàlih, da Yazìd b. Rùmàn). Fece pro- fessione di fede islamica avanti che il Profeta entrasse nel Dar al-Arqam. Il Profeta gli diede per fratello 'Ubayd b. al-Tayyihàn. Si racconta che Mas'ùd aveva un fratello, detto 'Amr b. al-Rabi', Com- pagno dtl Profeta che fu presente a Badr. Muh. b. Sa'd dice di non aver visto questo fratello citato, né se ne fa menzione nella .sirah. Mas'ùo.o;-2233»222SS?iS3S?3SS® S s -■ a^ a a s s 6 a-" s a 5 g d à^- s à s s i àji s a g s = ój: a ò s s ó g^' i a i s ; g^ s s d g ■= rt(Mm-*u5®t-(joaio.H2m2[Ogg«»^jjgijj^g'^!^o^cB^rtMmT»in»i>ooc»Ort«n.2io«f.»2g^g 8' e I •© •« j=sa5SdB^^aaSdBj=aassdà^|ai8®dsj=icsSd=^§BiSdg^3a§Sdg-a§a».w--.- «•o°Sa!«S-5'c— aBtat-«t).2Sa6ii>S'oS6a!iiìi>s-3^aEM(>«-5— aBe«>S'0,SEaM[>«-o— BS»>«'a — 02; fi 01 jj 01 ■?! 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In genere tutto il lungo regno di Yazdagird è estremamente oscuro, perchè i cronisti arabi solo impei-fettaraente e' informano sulle vi- cende arabe della conquista df'll''Iràn. e pressoché nulla tramandano su <-iò che avvenisse fra i Persiani: quel poco che troviamo nelle fonti è ancho per lo più errato. Le tradizioni, per esempio, date da Sayf b. 'Umar sulle ultime vicende di Yazdagird (cfr. T abari, I, 2690j. sono addirittiu-a fan- ta.stiche. perchè premettono un vero romanzo della conquista di tutta la Persia fino alle rive dell'Oxus per opera di al-Ahnaf b. Qays, già ai tempi di 'Umar, vale a dire per lo meno nell'anno 22. H. (Tabari. 1, 2680-2690: cfr. anche 22. a. IL, § 36), e per accordare queste affermazioni con i fatti che avvennero di poi, devono inventare di .sana pianta una insurrezione generale della Persia nel secondo anno del califlfato di 'Uthmàu (cfr. Tabari, I, 2690. lin. 1 e 2693, lin. 6-9). insurrezione a cui le altro fonti non fanno nemmeno il juù remoto at-cenno. Il regno di Yazdagird (dic()no alcuni tradizionisti, di cui però al-Ta- bari non dà i nomi) durò venti anni, dei quali quattro (i primi) tra.scor- sero pacifici, mentre gli altri sedici furono passati in mezzo ai patimenti della guerra contro gli .\rabi (Tabari. I, 2884, lin. 1-3; Athir, III. 96). 437. ss w. 31. a. H. ipersia' ."Morte ^^""^^^^ tradizione non può essere coiretta, perchè gli attacchi degli Arabi del re di Persia, ebbero principio ai primi dell'anno 12. H. : quindi gli anni di patimento VB7dagird.) furono diciannove e non sedici, benché la tradizione .sia forse corretta in ciò che Yazdagiid venisse eletto re vent'anni prima della morte,. ossia nel- l'anno 11. Tf., prima che gli Arabi invadessero la Persia. Non è vero poi che i primi anni fossero pacifici, perchè contemporaneamente alla .sua a.-^cesa sul trono, .scoppiarono rivolte in varie provincio. Un'altra fonte (Hisàm b. Muhammad al-Kalbi) afferma clu' Yazdagird (dopo la sua fuga da al-Madà-in) restasse quattro anni nel Fàris, poi due o tre anni nel Karman, quindi fuggis.se nel Sigistàn, dimorandovi altri cinque anni, nell'ultimo dei quali egli fu assassinato. Quindi in tutto undici o dodici anni passarono tra la fuga da al Madà'in e la morte. Dacché è noto che al-Madà-in venisse espugnata fra il 16. e il 16. H., questi dati di ibn al-Kalbi porterebbero all'anno 29. H. circa la fine dello sventurato monarca (cfr. Tabari, I, 2876, Un. 1-8). al-Madà-ini (Tabari, I, 2872, Un. 18) dà l'anno 31. H. come quello della sua morte. § 2. - - Vi è discussione circa la causa dell'uccisione di Yazdagird, e come essa avvenne. (al-Madà-ini b. Muhammad, da Ghiyàth da Ibràhìm b. Ishàq). Yazda- gird fuggì con pochi uomini dal Karman a Marw, e chiese danaro al-mar- zubàn di questa città. Ma questi glielo ricusò. Essi [di Marw] temettero per la loro vita, e mandarono ai Turchi, chiamandoli in aiuto contro di lui ; questi vennero contro di lui, lo assalirono di notte e uccisero i suoi com- pagni. Yazdagird fuggì finché giunse alla casa di un tagliatore di pietre per mole sulla riva del Mui'ghàb, presso il quale, di notte, si rifugiò ; ma questi, quando il re si addormentò, lo uccise (Tabari, I. 2872, Un. 3-8) [M.G.]. § 3. — (al-Madà-ini, da al-Hudzali). Yazdagird fuggendo dal Kai-màn venne a Marw, e chiese danaro al marzubàn e al popolo. Questi glielo licusarono, lo temettero e lo assalirono di notte, senza chiedere aiuto contro di lui ai Turchi, e uccisero i suoi compagni. Yazdaghd stesso volse in fuga, a piedi, con la sua cintura, la sua spada e la sua corona, finché giunse all'abitazione di un tagliatore di pietre per mole sulle rive del Mur- ghàb. Questi, quando Yazdagird non era in guardia, lo uccise, si prese la sua roba e gettò il cadavere nel Murghàb. La gente di Marw si mise alle sue orme finché le perdettero presso la casa del tagliatore. Il quale preso, confessò di averlo ucciso e trasse fuori [mostrò] la sua roba. Uccisero allora lui e la sua tàmiglia, e si presero la sua roba e la roba di Yazdagird. Quindi 488. 31. a. H. §§ 3_ 4. astrassero il cadavere dal Murgliàb e lo composero in una bara di legno. ■^'- *■ ^ Vogliono alcuni che lo portassero in Istakhr, ove fu sepolto sui primi del- ^gi re di Persia^ l'anno 31. H. Marw fu detta Khudzàb i dusman; Yazdagiid aveva in Yazdagird.j questa città giaciuto con una donna che dopo la sua uccisione gli partorì un figliuolo perduto da un lato, il quale ebbe nome al- Mukhdag, ed ebbe figli nel Khuràsan. Qutaybah b. Muslim, quando espugnò FalSughd e altri paesi, trovò due fanciulle, di cui gli fu detto che erano figlie di al-Mukhdaó-. Egli le mandò ambedue o una sola ad al-Haggàg b. Yùsuf, il quale la mandò ad al-Walid b. 'Abd al-malik. cui ella partorì Yazid b. al-Walid al-Xaqis ^T a bari, I. 2872-2873, lin. 6) [M.G.]. § 4. — (al-Madà-ini, da Rawh b. ■Al)dallah, da Khurdàdzbih al-Ràzi). \ azdagird venne n<^l Khuràsan in compagnia di Khurrazàdzamihr. fratello di Rustam: il quale disse a Màhawayh, marzubàn di Marw: « Ti con- * segno il re », e se ne andò neU"Iràq. Yazdagird si fermò a Marw e fece diseguo di deporre Màhawayh: il quale scrisse ai Turchi informandoli della fuga di Yazdagird e del suo an-ivo presso di lui e fece dei patti con loro perchè lo aiutassero contro di lui. e lasciò loro libera la via. I Turchi vennero a Marw ; Yazdagird mosse loro incontro con i suoi compagni, e li attaccò: era con lui Màhawayh a capo dei cavalieri di Marw. Yazdagird fece strage dei Turchi, e allora Màhawayh, temendo che i Turchi fuggis- sero, passò a loro con i suoi cavaliei'i di Marw, sicché l'esercito di Yaz- dagird fuggì e i soldati furono uccisi. Il cavallo di Yazdagird cadde sfinito verso sera ; e il re fuggì a piedi, finché giunse in una casa ove era un mulino, sulle rive del Murghàb. Si fermò quivi due notti: intanto Màhawayh lu cercava e non poteva trovarlo. Al secondo giorno il padrone del mulino entrò in ca.sa, e quando vide la figura di Yazdagird, dis.se: « Chi sei? uomo « o ginn? ». Rispose: « Uomo; hai da mangiare? ». Disse: « Sì », e gliene portò. Dis.se : « Io [quale seguace della religione persiana] son solito di fare «[prima di mangiare] la zamzamah [preghiera mormorata]; portami il « necessario per farla ». 11 mugnaio andò presso un cavaliere e gli chiese necessario per mormorare la preghiera. Disse: « Ea quale scopo? ». Rispo-se: « Ho in ca.sa un uomo di cui non ho mai visto il simile, il qualo mi ha « chiestociò ». II cavaliere l'introdusse pre.s.so Màhawayh, che esclamò: « Questi « è Yazdagird I Andate e ix)rtatemi la sua testa ». Gli di.s.se il ma wbadz: * Non puoi farlo: tu .sai che religione e regno sono due cose unite: non « .su.ssiste l'uua se non con l'altro: e se lo fai, profani una cosa .sacra di cui « non esiste un'altra più sacra ». La gente cominciò a parlare di tal cosa e ne fece gran caso: ma Màhawayh li dileggiò e disse ai cavalieri: «Chi * parla, uccidetelo ». Quindi destinò un drappello che andò con il mugnaio: §^ 4-7. 31. a. H. 31. a. H. ^, (Jjede oidiue di uccidere Yazdagird. I soldati andarono, ma quando lo IPERSIA. - Morte ■ . ,. ■ , r ,. • 1 v i i i- i del re di Persia, Videro dispiacque loro |non ebbero coraggio] di ucciderlo, e 1 uno voleva Yazdagird,) lasciarne il compito all'altro; onde dissero al mugnaio: « Entra tu, ed ucci- * dilo ». Il mugnaio entrò, che Yazdagird dormiva; e con una pietra gli schiacciò la testa; poi gliela spiccò dal busto e la consegnò a loro: il corpo, lo gettò nel Murghàb. Allora alcuni del popolo di Marw, usciti dalia città, uccisero il mugnaio e distrussero il suo mulino. Il vescovo di Marw si recò poi sul luogo, estrasse il corpo di Yazdagird dal Murghàb, lo depose in una bara e lo portò ad Istakhr, dove lo mise in una tomba (T abari. 1, 287:3. lin. 6-2876, lin. 1) [M.G.]. § 5. — (Dicono alcuni altri quello che riporta Hisàm b. Muliammad). (ili fu raccontato che Yazdagird fuggì dopo la sconfitta di Nihàwand i^che fu l'ultima sua sconfitta), finché venne nel territorio di Isbahàn. Quivi era un uomo chiamato Mityàr, uno dei dihqàn, quello che aveva eccitato i Persiani a combattere contro gli Arabi, quando essi hidietreggiavano. Una volta li invitò a farlo capo e disse loro: « Se mi pongo a capo di voi « e vi conduco contro di loro, che cosa mi farete? ». Risposero: « Ricono- € sceremo la tua superiorità ». Partì con loro ed ebbe una piccola vittoria sugli Arabi : con ciò si procacciò stima presso di essi e ne ottenne le cariche più alte. Quando Yazdagird vide come andavano le cose in Isbahàn e vi si fermò, lo venne un giorno a trovare Mityàr. Ma il portinaio non lo fece entrare e gli disse: «Attendi che io chieda licenza di introdurti ». Ma Mitj^àr gli balzò addosso e lo percosse, per lo sdegno e la collera di essere stato trattenuto. Il portinaio si presentò a Yazdagird tutto insanguinato ; questi, quando lo vide, ne rimase spaventato e fuggì subito a cavallo da Isbahàn. Gli fu consigliato di andarsene agii estremi confini del regno, e di restarvi poiché gli Arabi per le circostanze in cui si trovavano eran distolti, per un certo tempo, dall'occuparsi di lui. Egli si diresse allora verso al-Rayy e quando vi fu giunto, il capo del Tabaiistàn gli mosse incontro, gli offrì il suo paese e gli diede ragguaglio di come era fortificato, e ag- giunse : « Se tu oggi non accetti, e poi dopo ritorni a me, io non ti acco- « gli ero né ti ricovererò ». Yazdagird rifiutò: e gii scrisse offrendogli la Isbahbadzayyah ; ed egli (capo del Tabaristàn) aveva nel passato una carica inferiore (T abari, I, 2875, lin. 1-17) [M.G.]. § 6. — Dicono alcuni : Yazdagird andò subito nel Sigistàn, quindi passò a Marw con 1000 cavalieri (T a bari, I, 2875, lin. 17-2876, lin. 1) [M.G.j. § 7. — Dicono alcuni: Yazdagird andò a finire nel Faiis, ove rimase per quattro anni : quindi nella terra del Karman, ove ne rimase due o tre. 440. 31. a. H. 7,8. Il dihqàn di Marw gli chiese che si trattenesse presso di lui, ma egli non volle: chiese invece al dihqàn che gli desse un ostaggio, ma qnesti non gli diede nulla di [lett. : e non gli diede quel che voleva] quel che voleva. Quindi lo fece prendere per il piede, trascinare e scacciare dal pae.se, donde finì nel Sigi.stàn, nella quale regione rimase circa cinque anni. Poscia decise di scendere nel Khuràsàn, di radunarvi milizie e muo- vere con esse contro chi l'aAea sopraffatto nel suo regno. Glosse con i suoi verso Marw: avea presso di sé gli ostaggi, figli dei dihqàn, e, dei capi, avea con sé Farrukhzàdz. Quando giunse a Marw chiese ai re aiuto contro i nemici, e scrisse loro in questo senso, a così anche al signore di Cina, al re di Farghànah, al re di Kabul e al re dei Khazar. In quel tempo era diqhàn di Marw Malia wayh b. Màfanàh b. Fid abu Baràz, il quale fece suo figlio Baràz luogotenente di Marw, città a lui devota. Yazdagird voleva entrare nella città di Marw per ispezionar quella e il Quhandiz [fortezza]: ma Màhawayh avea prevenuto il figlio che non gliela aprisse [la città] se voleva entrare, temendo un inganno o un tradimento. Yazdagird montò a cavallo nel giorno che voleva entrare nella città, ne fece il giro, e quando fu giunto a una delle sue porte, accingendosi ad entrare, abù Baràz gridò a Baràz: «Apri!», ma intanto stringeva la cintura e faceva segno [con lo stringere della cintura] che non aprisse. Un compagno di Yazda- gird capì, e ne informò Yazdagird, e gli chiese il permesso di decapitare Màhawayh, dicendo: «Se lo farai, le tue cose in questo paese andranno «meglio». Ma Yazdagird non volle (Tabari, I, 2876, lin. 2-2877, Un. 6) [M.G.]. § 8. — Dicono alcuni: Yazdagird invece aveva fatto wali di Marw Farnikhzàdz, e ordinò a Baràz che gli consegnasse il Quhandiz [la fortezza] «■ la città. Ma il popolo della città vi si rifiutò, poiché Màhawayh abu Barzà li aveva prevenuti di ciò dicendo : « Questi non vi è re ; è venuto a voi « sconfitto e ferito, e Marw non tollera quel che tollerano altre provincie. « Or quando ven-à a voi domani, non gli aprite la porta >. Infatti quando venne cosi fecero. Farnikhzàdz se ne andò, si inginocchiò avanti a Yazda- gird, e disse: «Marw è mal dispo.sta contro di te: ed ecco che gli Arabi « ti incalzano ». Disse: « E che devo fare .secondo te? ». Rispose: « Secondo « me noi dol>biaino raggiungere il pae.sc dei Turchi e rimanervi, finché si «faccia chiaro l'affare degli Arabi: poichee.ssinonabbandonanounpae.se « se non vi sono entrati ». Rispose: « Non lo farò; anzi tornerò daccapo ». L'altro si rifiutò e non accettò il suo parere. Yazdagird parti, andò da Baràz, dihqàn di Maiw. <• decise di destituirlo a favore di Sangàii. figlio di suo fratello. Màhawayh abù Baràz lo seppe, e si adoperò per far perire Y;fz- 31. a. H. [PERSIA. - Morte del re di Persia, Yazdagird.] 56 § «• 31. a. H. 31. a. H. [PERSIA. - Morte del re di Persia, Yazdagird.l flamini. Scrisse a Nizak Tarkhaii in formandolo che ^'azdagird era venuto presso di Ini scontitto; e lo invitava a venire a sé per essere uniti neJ prenderlo e a farsi sicuri di lui, e, o l'uccide.ssero o venissero a pace con gli Arabi, dandolo in ostaggio. E gli promise che, se l'avesse liberato da Yazdagird, gli avrebbe dato 1000 dirham al giorno. Gli chiese che scrive.sse a Yazdagird con il consiglio subdolo di licenziare il grosso del- l'esercito e venire con una schiera di soldati e guardia particolare, affinchè fosse debole la resistenza di Yazdagird, e il suo partito [di Màhavvayh] ne traesse giovamento. E aggiunse : « Gli farai sapere nella tua lettera quanto « liai intenzione di essergli amico e di aiutarlo contro il nemico, gli Arabi, « affinchè egli lo vinca ; gli chiederai anche che ti conferisca un titolo di * carica qualunque in una lettera sigillata con l'oro, e gli farai sapere che « tu non andrai da lui finché non abbia allontanato da sé Farrukhzàdz ». Nizak scrisse in questo senso a Yazdagird, il quale quando gli giunse la lettera, chiamò a consiglio i grandi di Marw. Gli disse Sangàn : « Non « credo opportuno che tu licenzi il tuo esercito e Farrukhzàdz per alcun * motivo ». Disse abii Baràz: « Invece io credo opportuno che leghi amicizia « con Nizak e accetti quanto propone ». Yazdagird accolse il suo parere; licenziò l'esercito e ordinò a Farrukhzàdz di recarsi nella palude di Sarakhs. Farrukhzàdz gridò, si stracciò la tunica e afferrò un bastone che gli era innanzi volendo percuotere con esso abù Baràz ed esclamò: «0 uccisori «di re, avete ucciso due re e, credo, volete uccidere anche me!...». E non cessò di far così, finché Yazdagird gli scrisse di suo pugno la seguente lettera : « Tu hai consegnato Yazdagii'd, la sua famiglia, i suoi figli, la sua « gente e Màhawayh, d i h q à n di Marw » . E glielo confermò per testimo- nianza [onde Farrukhzàdz non avea più alcuna responsabilità]. Nizak venne in una località fra le due Marw detta Hal...dàn (?); e quando Yazdagird decise d'incontrarlo e di andare a lui, abii Baràz gli consigliò di non incon- trarlo armato, in modo che avesse dei sospetti e si intimorisse di lui : ma che invece gli andasse incontro con suoni e canti. Yazdagird cosi fece, e andò nel modo che Màhawayh gli avea consigliato e indicato: abù Baràz si scostò da lui. Nizak avea disposto i suoi in squadroni; e quando essi due furono vicini, Nizak si fece innanzi a piedi, mentre Yazdagird era sul suo cavallo ; questi fece portare a Nizak una sua cavalcatura, e Nizak la montò. E quando fu in mezzo all'esercito, essi due si fermarono e Nizak. fra le altre cose gli disse : « Dammi in moglie una delle tue figlie ed io ti darò « buoni consigli, e combatterò con te! ». Rispose Yazdagird: « E osi tanto « con me, cane? ». Allora Nizak gli fu sopra con lo scudiscio e Yazdagird giidò: « Ha tradito, il traditore! », e fuggì di galoppo. I compagni di Nizak 44-2. PERSIA. - Morte del re di Persia, di. 3.. ri. g et si fecero addosso con le spade e fecero grande strage; Yazdagird fu . T PERSIA. - Morte ve.stuvo ed ai Cristiani del Khurà.sàii il merito di aver turato con amore ^ei re di Persia, la sepoltura dell'infelice re assassinato. Quanta fede possiamo prestare a Vazdaéird.] questa notizia singolare? Si tratta evidentemente di Cristiani nestoriani^ le colonie dei quali erano diffu.so oramai per tutta l'Asia: por i Cristiani la dinastia sassanida era stata un flagello, specialmente per il clero cri- stiano, nel quale i re .sa.ssanidi videro sempre una minaccia alla sicurezza dello Stato, e perciò contro di esso fecero quello che oggi si direbbe, una politica anti-clericale. Perchè dunque pioprio uuo dei capi principali della gerarchia ecclesiastica cristiana si adopera con tanto amore a salvare i restj dell'ultimo infelice rappresentante della dinastia, così nefasta alla gerarchia stessa nelle lunghe persecuzioni dei secoli precedenti? Farebbe certamente piacere se si potesse registrare questo particolare di singolare generosità e nobiltà d'animo di una comunità cristiana, ma la fonte ed i particolari non .sono scevri di grave sospetto. L'aver sepolto il re pagano della dinastia cosi nemica del cristianesimo entro l'edificio religi o.so dei Cristiani, in cui, è noto, non può esser sepolto .se non chi ò morto cristiano, è particolare che non mi sembra verosimile. Dopo che la Persia si fu islamizzata, .segu'i tutta una reazione iranica contro gli Arabi, che portò al trionfo della dinastia abbàsida. Contempo- raneamente circa a questo risveglio persiano, in cui si ebbe cura di lac- cogliere con vivo affetto tutte le memorie della Persia antica preislamica, avvenne la decadenza della chie.sa nestoriana in Asia. Forse alcuni edifici religiosi cristiani caddero in mano dei Persiani convertiti e tornò conto ai nuovi pos.sessori di trasformare, sia per false informazioni avute, sia per altre ragioni o per altre vie. una qualche romba venerata dai ("ri.stiani in una tomba di reale sas.sanida, divenuta poi la tomba di Yazdagird. perchè appunto questo re era morto nei pressi di Marw. I nostri dubbi sulla verità delle tradizioni si fondano anche sulla con- siderazione che i Cristiani accolsero in Persia gli Arabi come liberatori ed amici: ed il mutamento di dominio fu un beneficio cosi grande per essi Cristiani che l'atto attribuito alla comunità cristiana di Marw sembra «piasi più che umano. E anche singolare il fatto che nelle nicnioiie della conquista del Kiiu- rasàn non si parla di resistenza tenace da parte dei Persiani: 7. 68 ^ 4143. "1 • 3-» n. a. 31. H. EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo. lEGITTO- Inonda- zione annuale § 41. — Il livello del Nilo scese nel periodo di massima magra (inverno del Nilo.] Grjl-(i52) a 2 dzirà' e 20 asba'. La massima piena sali (estate 652 del- TE. V.) a 15 dzirà' e 12 asba' (Mah a sin, L 1)9, lin. 6-8j. Fu dunque anno di grande scarsità d'acqua, perchè non solo il livello di magra fu inferiore a quello normale, ma anche il livello di massima piena fu inferiore ai bisogni della provincia. Una buona parte dell' Egitto non potò essere regolarmente irrigata. Si guardi quanto è scritto poc'anzi (cfr. 24. a. H., § 81). NECROLOGIO dell'anno 31. H. — al-Aswad b. Kulthum. § 42. — al-As\vad b. Kultjiùm al-'Adawi prese parte alle guerre di conquista e fu colui che per ordine di 'Abdallah b. 'Amir espugnò Bayhaq: venne ucciso nel giorno stesso della presa, mentre era al comando delle schiere assalitrici. Non appartenne ai Compagni del Profeta (Hagar, I, 211, n. 453). Cfr. anche Athir, III, 97; V, 116; Balàdzuri, 404; T abari, I, 2887, 2888: TI, 1528. A WS b. Tha labah. § 43. — A WS b. Tha'labali al-Taymi, Compagno del Profeta, secondo afferma al-Hàkim nel suo Ta • rikh, andò nel Khuràsàn con Sa'id b. 'Uthmàn, il quale lo spedi con alcune schiere a prendere possesso di Haràt. Per ordine poi di 'Abdallah b. 'Amir nell'anno 31. H., occupò anche la città di Bùsang (il testo ha erroneamente Busìkh). — Secondo ibn 'Asàkir nel suo Ta- rìkh, il suo nome completo era Aavs b. Tha'labah b. Zufar b. al-Hàrit_h b. Wadì'ah b. Màlik b. Taymallah b. Tha'labah. — al-Marzubàni fa men- zione di lui nel suo Mu'gam ai-Su' ara; e secondo Di'bìl, fu uno del poeti a 1-mukhad ram. Sappiamo poi da ibn Durayd che il Qasr Avvs, in al-Basrah, prese da lui questo nome, e che fra Aws b. Tha'labah e Talhah al-Talahàt, scoppiasse un'inimicizia tanto viva, che Aws dovè fuggire in Siria presso Mu'àvviyah (Hagar, I, 168-159, n. 317). Cfr. anche Athir Usd , I. 141 ; Balàdzuri, 355, 405, 414; Dzahabi Tagrìd, I, 36, n. 306; Mahàsin, I, 165; Ya'qubi, II, 193, 301; Ya'qubi Buldàn, 280. ■158. 31. a. H. §§ 44^ 45. al-Hakam b. abi-1- Às. a 3i. h. r. A A 1 TT I 1 1 - 1 -T I r-r 1 , . » , 1 ,'-, , ,• 1NECROLOGIO. - § 44. — al-Hakam b. abi-1- As b. Lma3-)-ah b. Abd bams padre di ai-Hakam b. Marwàn, il quale in seguito fu Calitì'o, <> zio paterno del Califfo 'l'^thmàn, abi-i-Às.] morì negli ultimi giorni dell'anno 35. H., i[uasi contemporaneamente al Calitìb sue. nipote lAthir. IIL K30). § 45. — al-Hakam b. abi-1-' As b. Uma\ vali b. 'Abd Sams al-C^urasi al- Umawi. Compagno del Profeta, zio del CaliSb 'Utlmiàn. padre del Califfo Marwàn, e perciò capostipite del secondo ramo degli Umayyadi (i Marwànidij, che regnarono sull' impero, si convertì all' Isiàm il giorno della conc^^uista di Makkali. Andò poi a stabiliisi in Madinah, ma venne esiliato dal Profeta a "Tà-if, ove dovette rimanere fino ai giorni del Califfo 'Utiimàn : allora soltanto per l'appoggio del Califfo, suo nipote, potè fare ritorno a Madinah. Come ragione del suo esilio si vuole che egli, penetrando per un crepo nel muro, venisse a dar noia al Profeta, mentre questi stava solo con ima delle sue donne. Quando divenne Califfo abù Bakr, alcuni vollero persuaderlo a richiamare al-Hakam dall'esilio, ma egli si rifiutò di togliere una punizione inflitta dal Profeta. Variano poi le tradizioni sul fatto, se il Profeta maledicesse o no al-Hakam e i suoi discendenti. Le tradizioni che si devono ai fautori degli Umayyadi lo negano, e il Profeta, secondo loro, avrebbe interdetto ai suoi Compagni di maledire al-Hakam: egli stesso non volle maledirne i figli « perchè io vedo che i suoi figli saliranno sul «mio min bar e ne .scenderanno»; si è voluto in questo, modo far pre- din' al Profeta la dinastia degli Umayjadi fHagar, I, 709. lin. 13). il>n Hagar riporta parimenti altre tradizioni, nello quali il Pi-ofeta predice i mali che verranno alla sua discendenza per opera dei figli di al-Hakam iHagar. I. 710, lin. lój. 'Ai.sah avrebbe detto in un'altra occasione (quando suo fi-atello 'Abd al-rahmàn si rifiutò di giurare obbedienza al Califfo Yazid I), rivolgendosi a Marwàn I). al-Hakam : « Quanto a te, o Marwàn, io faccio fede che il « Profeta di Dio maledisse tuo padre e anche te che eri nei suoi reni (cioè «non eri ancora procreato)» fHagar, I. 710, lin. 17ì. Questa tradizione, che vorrebVje dimostrare conu- hi nialcdizioiie del Pro- feta pesasse sulla dinastia umayyade, è certann^nte falsa, perchè Marwàn era nato prima ancora che suo padre fosse esiliato. Il Califfo 'Uthmàn, con la scusa che il Profeta gli aveva promesso di perdonarlo dietro sua intercessione, lo richiamò a Madinah. al-Hakani mori in Madinah durante il califfato di 'Cthmàn, cioè fra il 23. e il 35. II. Secondo alcuni più precisamente iicH'aiino 32. H. (Hagar, I. 709-711. n. I773J. 4(;-iH. 31. a. H. 31. a. H. § 46^ — (^Maslamali 1). 'Alij[aniali, da Dàwud b. alji Hiiid. da al-Sa'bi, ai-Hakam h. '1^ Qavs b. Habbàr, dalla figlia di al-Hakam b. abi-l-'Às, che disse al abi-i-'Às.i padre :) « Io non ho visto alcuna gente più malvagia di consiglio e più « fiacca nel servizio del Profeta di voi, o banù Umayyah ». Ed egli: « Non « mi rimproverare, figliuola mia, io non ti racconto se non quello che ho « visto con questi occhi miei. Abbiam detto : Per Dio, non finiscono i Qu- « rays di dirci: Questo Sabeo pregherà nel nostro masgid. Accordiamoci « con lui i^er prenderlo. Ci siamo accordati con lui, e quando l'abbiamo « veduto, abbiamo udito una voce per cui credevamo che nella Tihàmah « non restasse an monte il quale non si spezzasse, e perdemmo conoscenza « finché non ebbe finito di pregare e fu tornato alla sua gente. Poi ci « demmo un'altra volta convegno per prenderlo, e vidi Safà e Marwah riu- « nirsi insieme e fi-apporsi tra noi e lui. E per Dio questo non ci è giovato I » Secondo altri, si tratterebbe però di al-Hakam b. abi-1-Hakam al-Umawi. Tra i motivi addotti per la sua cacciata, è che scimiottasse il Profeta mentre camminava. Maledetto dal Profeta, avrebbe poi sempre zoppicato (Athìr Usd, II, 33-35) [M.]. § 47. — (a) Sua madre fii Ruqayyah bint al-Hàritli b. 'Ubayd b. 'Umar b. Makhzùm. Fé' professione di fede il dì della presa di Makkah, e restò a Makkah fino al califlEato di 'Uthmàn, il quale gii permise di andare a Madinah. Vi morì sotto il califfato di 'Uthmàn (Sa ad, V, 330-331) [M.]. (6) al-Hakam b. abi-'Às fu bandito dal Profeta. Si dichiarò musulmano il dì della presa di Makkah, e mori sotto il califfato di 'Uthmàn. Il Profeta lo cacciò perchè rivelava i suoi segreti. Ed egli lo male- disse, e lo bandì a Batn Wagg. Restò là tutta la vita del Profeta e du- rante il califfato di abù Bakr e di 'Umar. Di poi Uthmàn lo fece tornare e gli diede 100,000 dirham. Egli aveva ventun figli maschi e otto femmine (Qutaybah, 36, 179). § 48. — (a) (Hammàd b. Salma e Garir, da 'Atà b. al-Sà-ib). Marwàn b. al-Hakam disse un giorno ad al-Hasan e ad al-Husayn, suoi generi, che erano seduti vicino a lui: « Voi siete della mia famiglia ». al-Husayn si adirò molto con lui e disse : « Allah ha maledetto tuo padre, allorché tu « eri ancora in lui, e ciò fece per bocca del suo Profeta ». (6) (al-' Ala, da suo padre, da abù Ilubayrah). Il Profeta vide in sogno i figli di al-Hakam saltare sul pulpito, sul quale il Profeta aveva costume di pregare. All' indomani il Profeta era di pessimo umore e non cessava dal ripetere : « Perchè mai i figli di al-Haham saltano sul mio pulpito come «delle scimmie?». 460. 31. a. H. §§ 4s, 49. (ci (al-Mu'tamir b. Sulaymàn). 'Abdallah b. 'Umar era seduto presso 3' a h. ^ ' ' J ' , ,• INECROLOGIO. - il Profeta, allorché 'Ali entrò condueeudo al-Hakam. che egli teneva per ai-Hakam b. l'orecchio : il Profeta lo maledisse tre volte. abi-i-'As.] {d) (G-a'far b. Sulaymàn, da Sa'd il padre di Hammàd). al-Hakam chiese una volta l'autorizzazione d'entrare presso il Profeta. Questi disse: «Lasciatelo entrare: che Allah lo maledica, lui ed i suoi disrendenti. « tranne quelli (tra essi) che sono veri credenti ». (e) (Sulaymàn li. Qaram (?) ). al-Hakam raccoglieva sempre le parole del Profeta per ripeterle ai Quray.s. Allora il Profeta lo maledisse, lui e la sua po.sterità sino al giorno del giudizio (^tradizione daif). (f) (Ahmad b. Hanbal [nel suo Musnad], da 'Abdallali b. 'Amr). Noi eravamo seduti presso il Profeta, allorché egli ci disse: «Voi vedrete ora « entrare un uomo maledetto ». Io guardai ed ecco vidi al-Hakam che entrava. (g) (al-Sa'bi;. ibn al-Zubayr giurava che al-Hakam e suo figlio erano ambedue maledetti dalla bocca del Profeta di Allah. [h] (Ishàq b. Yahya riferiferisce da 'Àùsah). Un giorno il Profeta era nella camera di 'A'i.sah e udì un rumore ed una voce che non l'iconosceva. 'A"isah usci per vedere : era al-Hakam che stava dietro la camera ad ascoi- tare i discorsi del Profèta : questi lo maledisse e lo mandò in esilio (Dz a - habi Ta-rikh, MS. Paris, I, fol. 155, r. -155, v.). § 49. — - (a) al-Hakam b. abi-l-'As al-Umawi fu mandato dal fratello 'Ut_hmàn ad ai-Day bui sulla spiaggia del Bahr al-IIiud e la conqui-stò (Yàqùt. Ili, 489) [M.]. Cfr. 10. a. H., § 329. (6) Ebbe in godimento un feudo in Nahr Mutarrif datogli da 'Uthmàn tra i canali dell 'Iraq (fi anhàr al-' Iraq) (Yàqùt, IV, 844) [M.J. Cfr. anche A gh a n i . II, 84; IV, 177: XII, 72, 74; XVI, 91, 99; Annali, v. Iiuìicr ai voli. I-II, III-V: Athir, II, 57: III. .n. .'$77: V, 01; Azraqi, 192. 470; Ualàdzuri. 362. 354. 302, 386, 387, 410, 432; B r o w n e , LUI. Ili ut. Persia, 2 1 5 ; Causa in de Perceval. I. 370; II, 010, 017; Durayd. 47. 183; Dustur, MS. Berlin WetzstLHj, II. n. 347, Ibi. 30. v. : Dzahabi Tagrid, I, 144-145, n. 1299; Dzaliabi Tarikh, MS. Paris, I, fol. 165, v.; Farazdaq, vera. Bouchor, 286 [elogio!] e poesia ccccvii ; Vii. 31. a. H. §§ 49, 60. 31. a. H. Fihlist, 101 "'.^".r.r-. HiSam, 270; abi-i-As., ' Iqcl, I, 262: aMstiab, 120, n. 475: Tvhallikàn, ed. Wustenfeld, n. 211; Mahàsin, I, 100, liu. 13-16 (f 32. a. H.): Maqrìzi Nizà', 12, lin. 16-14, Un. 4; Mas-udi, IV, 257; V, 199, 236,413; Mubarrad, I, 190, lin. 14; 300, lin. 11; 400, lin. 6; 607, Im. lo; Qutb al-dìn, 87; Rustah, 216; Sala di 'Umyàn, MS. Berlin Peteim., I, n. 284, fol. 56,v. : Sprenger, Leb. Muli., I, 382 nota: II, 70, 111 e .segg., 542 nota: Tabari, I, 1790, 2698, 3029; III, 2171, 2327: Wàqidi Wellhausen, 250. 343; Ya'qùbi, II, 23, 189, 195, 202. § 50 — Sul conto di al-Hakam b. abi-l-As abbiamo già fatto alcune os.seivaziòni in un passo precedente (cfr. 24. a. H., § 35), in cui dicemmo come la colpa pricipale di al-Hakam fu di non aver voluto accettare fran- camente il nuovo ordine di cose e quindi di esser rimasto sino all'ultimo un pagano impenitente nemico del Profeta. Su di lui si è rovesciato aneli.- tutto l'odio delle generazioni posteriori, che videro in lui il capostipite della seconda dinastia umayyade. Non v' è dubbio dunque che sul conto di al-Hakam la tradizione abbia esagerato in male per quanto le era possibile, onde è nostro dovere an- dare assai guardinghi nel giudicarlo sui documenti che abbiamo. Così, per esempio, l'affermazione di un suo esilio in al-Tà-if non può corrispondei-e a verità. al-Hakam semplicemente non volle vivere in Madinah presso il Profeta, suo nemico, e non amò trovarsi in quella città quando vi regna- vano i suoi due primi successori, che nutrivano per al-Hakam gli stessi sen- timenti di Maometto, ed erano perciò altrettanto invisi ad al-Hakam. Ma al-Hakam non fu per nulla esiliato in al-Tà-if, perchè le stesse nostre fonti (cfr. 16. a. H., § 329, e poc'anzi § 49) narrano com'egli si trovasse con un fratello, 'Utiimàn, nel Bahrayn e facesse anche una spedizione in India. Dunque al-Hakam, lungi dall'essere punito, relegato in una città, andava dove meglio gli piaceva, e comandava lontane e difficili spedizioni, all'insa- puta e forse anche contro l'espressa volontà del Califfo allora regnante 'Umar. al-Hakam va quindi giudicato sotto un'altra luce: fu uomo indipen- dente, fiero, intollerante del giogo islamico, abile comandante di uomnii 462. 31. a. H. §§ 50-53. ed oit^auizzatore non indifferente, perchè una spedizione in India era allora •^^- '■ ^ .. , „ .. • ì- . -lux, ■!• r>- A- [NECROLOGIO, - un impresa delle pai arrischiate e dimcili. Ci par quasi di riconoscere m ai-Hakam b. lui il padre di quel Marwàn che tu lo spirito animatore della politica abi-i-'Às.; interna di 'Utjimàn, e più tardi delhi rivolta di 'A^-isah, Talhah ed al-Zubayr contro il Califfo 'Ali (cft-. 36. a. IL, § 84). Hugayn b. al-Hàrith. § 51. — Husayii b. al-Hàritjj b. al-Muttalib b. 'Abd Manàf b. Qusayy al-Qiuasi al Muttalibi, Compagno del Profeta, fi-atello di abu 'Ubaydah, fu presente alla battaglia di Badr, e si dice che si batte-sse anche per 'Ali alla battaglia di Siffin nell'anno 37. H., ma la fonte di questa notizia è ben poco degna di fede: secondo Umar (ibn 'Abd al-barr), sembra invece 'he egli morisse nell'anno 33. H. (Hagar, I, 289. n. 1723). § 52. — Sua madre fu Sukhaylah bint Khuzà'i al-Thaqafìyyah, madre di 'Ll'aydah e di al-Xiifavl 1). al-Harith. l'no dei suoi figli fu 'Abdallah il poeta, la cui madre fu umra 'Abd- allah bint 'Adi 1). Ivjiuwaylid b. Asad b. Abd al-'Uzza b. Qusayy. Il Profeta Io un'i in fi-atellanza con Ràfi' b. 'Angadali, secondo Muh. b. 'Umar. o con 'Abdallah b. (xubayr, fratello di Khawwàt b, Grubayr, se- <:ondo Muli. b. Ishàq. Fu a Badr. a Uhud e a tutti i ma.sàhid col Profeta. Mori qualche mese dopo al-Xufayl, nell'anno 32. H. (Saad, III, I. pag. 36) [M.]. Cfr. anche A thir, IH. 115. Athir ITsd. II. 24; Haladzuri Ansab. MS. Costantinopol., fbl. SKi.v.: Dzahabi Tagrid. I. 141, n. 1260: Gawzi. MS. Costantinopoli, I, fol. 87, r. : Hi.sàm, 322: al- la ti' ab, 127, n. 501 : Tagliribirdi. MS. Paris, lóól. 1. lo! 2,v. : Sprengt-r. Leb. Muli.. T. 437; Tabari. III. 2310. 2311 ; Waqidi Wellhausen, 83 (287ì. abii Sufyàn. § 53. — abQ Sufvàn Sakhr 1). Ilarb 1». ITmayyah b. Abd Sam.s 1^. .\b(l Manàf al-rmawi al-Qurasi, padre di Mu'awiyah, di ^'azid, di 'Utbah f di altri figli, nacqu»- difci anni prima della spedizione dell'Elefante. Fu [NECROLOGIO abu Sufyàn. §§ 53-55. 31. a. H. 31. a. H. mn) degli asràf Qurays (ossia dei capi piii influenti dei Quiays) ai t(in])i della 6àhilÌ3'yali, e di professione mercante: egli soleva organiz- zare viaggi commerciali in Siria con danaro proprio e con danaro degli altri Qurays, e spingersi anche in altri luoghi fuori d'Arabia, nell'Ard al-'Agam. Talvolta egli accompagnava in persona le spedizioni commer- ciali : in tempo di guerra a lui veniva affidata l' insegna del comando (rà-yah al-ru'sà) conosciuta con il nome di al-'lJqàb, che non tra detenuta se non dal capo (al-rais). Quando scojjpiava una guerra, i Qurays si riunivano e consegnavano questa bandiera nelle mani dell" a 1 - ra-i8. Si dice che tra i Qurays, ai tempi della Gàhilyyah, i migliori per consiglio erano tre: 'Utbah, abù Gahl ed abù Sufyàn. Quando comparve r Isiàm, abù Sufyàn fu tra quelli che volsero le spalle alla nuova fede (non se ne vollero occupare). Era compagno intimo di al-'Abbàs e suo commensale (nadim) nella Gràhiliyj^ah. abù Sufyàn si converti all'Islam alla presa di Makkah, ed accompagnò il Profeta nella campagna di Huna^n, ricevendo in compenso dalla preda cento cameli e quaranta ùqiy ah (d'ar- gento). Secondo alcuni egli fu un buon musulmano ed alla battaglia del Yarmùk si battè sotto gli oi'dini del proprio figlio Yazid. Altri affermano invece che egli appoggiasse segretamente gli al-Munafiqùn (gl'Ipocriti, ossia il partito d'opposizione a Maometto in Madìnah). Gli stessi dicono altresì che abù Sufyàn nella (jàhiliy3'ah fosse un seguace della dottrina a 1 - z a n d a q . Quando fu eletto abù Bakr si narra che abù Sufyàn si offrisse ad 'Ali per conquistare, magari anche con la forza, il sommo potei-e, ma che 'Ali respingesse l'offerta riconoscendovi la volontà di rovinare la comu- nità islamica. Quando fu eletto 'Uthmàn, si vuole che abù Sufj'àn si recasse dal nuovo Califfo e gli dicesse che come il potere era stato .successivamente in potere dei Taym (abù Baki-) e degli 'Adi ('Umar), era tempo che egli l'assicurasse ora agli Umayyah. Perdette un occhio all'assedio di al-Tàùf, e l'altro alla battaglia del Yarmuk: mori o nel 31., o nel 32., o nel 33., o nel 34. H. in età di 88 o 90 anni: fu sepolto in al-Baqi' (al-Istì'àb, 709-711, n. 3117). § 54. — abù Sufyàn Sakhr b. Harb b. 'Umayj-ah b. 'Abd Sams. La madn' di abù Sufyàn era Safiyyah bint Hazn b. Bugayr b. al-Haram Ru- waythali b. 'Abdallah b. Hilàl b. 'Amir b. Sa'sa'ah, parente (zia) di May- mùnah. Madre dei Credenti, e madre di al-Fadl b. al-Hàrith b. Hazan e [con ciò?] dei banù-l-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib (Aghàni, VI, 92. lin. 9-11) [T.]. § 55. — abu Sufyàn era uno dei capi Qurasiti nella Cfàhiliyyah, e uno diM «.-ollegati conti-o il Profotii durante la vita di lui, rifugio di tutti gU 464. 31. a. H. §§ 5w;t. ipocriti ai suoi y;i*"ui; abbracciò l'Isiàm il giorno di al-Fath (8. a. II.). e •^'- * ^• •^ ® 1 ■ , ■ . [NECROLOGIO. la sua conversione è accompagnata da circostanze che saranno qui narrate. g^u Sufyan.l Era commerciante; forniva i mercanti del suo denaro e di quelli dei Qura- siti e li spediva all'estero. A.ssistè, insieme col Profeta, alla presa di Makkah; perdette un occhio il giorno di al-Tàif, e restò guercio fino alla giornata del Tarmuk in cui perdette l'altro occhio divenendo completamente cieco (Agli ani, VI, 93, liii. 9-14) [T.]. § 56. — (Ci narrarono al-Tùsi e al-Harami, da al-Zubayr b. Bakkàr, da 'Ali b. Sàlih, dallo zio di al-Zubayr Abdallali b. Mus'ab, da Ishàq b. Yahva al- MaJiki. da alnì-1-Haytham, da un anonimoi che costui senti abu .Sut'yàn ce- liare col Profeta in ca.sa di sua figlia umm Habibah, e dirgli: « A me pare « che gli Arabi ti abbiano definitivamente abbandonato, e che nes.suna bestia « coninta o senza coma cozzerà più [per tej », e il Profeta rideva e diceva : « Tu proprio, dici questo, o abù Hanzalah? » (A gh àn i , VI, 93, lin. 14-18) [T.]. § 57. — Narrava al-Zubayr, da suo zio Mu.s'ab, di"' il Profeta sposò umm Habibah bint abi Sutyàii, quando abù Sufyàn era ancora infedele, e in guerra col Piofeta. Perciò gli fu osservato : « Ecco che Muhamniad ha pos- « seduto la tua figliuola ». Ma egli rispose: « Quegli è lo stallone! il cui iia.'^o « non si lascerà rintuzzare! ». Il nome di umm Habibah era Ramlah; altri dicono Safiyyah, ma Ramlah è esatto (Aghàni, VI, 93, lin. 18-21) [T.]. § 58. — (Muliammad b. al-'Ablias al-Yazidi, da Ahmad b. al-Hririt_h al-Khazzàz. da al-Mada-ini. da Maslamah b. Muliàrib, da 'Uthniàn b. 'Abd al-rahinàn b. (iawsanj. Il Profeta diede un giorno udienza ai vari visita- tori, o tardò a fare introdurre abù Sufj-àn. Quando costui in fine entrò, disse: «O Inviato di Allah: Non mi hai ancora introdotto, tanto che io « pen.savo avresti introdotto le pietre [prima di me] ». Ma il Piofeta gli rispose: « O abù Sufyàn, tutta la caccia [più eccellente] si trova nel ventre «dell'asino. fAghàni, VI, 93, lin. 21-20; [T.]. § 59. — (Muhammad b. al-'Abbàs, da al-Klialil 1). Asad al-Nù.^agàni, da 'Atà b. Mus'al), da Sufyàn b. 'ryaynali, da òa'far b. Yahya al-Har- makii. Il Profeta diede udienza, e l'ultimo che entrò da lui fu abù Sufvan b. Harb, che gli disse: « Inviato di .\llali, hai introdotto tutti prima di « me. tanto che io mi pensavo che le j)ietre di al-Khandamali .sarebl»ero • .-state introdotte prima di me! ». Ma il Profeta gli rispose: « Per Allah, « di te in rispetto agli altri si potrebbe dire: Tutta la caccia è nel ventre « dell'asino, cioè a dire tutto ciò che costoro hanno ha lo stesso valore, « ma tu solo hai [di meiito ed inii>ortanza| liò «he posseggono essi presi • insieme» (Aghàni. VI. it.J, lin. 25-30j [T.]. Cfr., per la spiegazione del proverbio, Maydàni. H, 310: X.Xll. 30. 486. 69 s i; far loro note le posizioni del Profeta, si che possano [avvertendo il peri- • colo] . al-Kliattàli. clif al vederci disse: — abu Sufyan? Lode sia ad Allah che ti ha dato in nostre» potere senza condizioni! — e si affrettò • fli recarsi dal Profeta. Ma io a- - f)racciasti 1' Isiàm, io ne el»bi più gif>ia. che non avrei j^viito della con- ' ITI. g§ tii, tij. 31. a. n. 31. a. H. * la notizia [di questo colloquio] giunse a me, e irritato [dell' improntitu- INECROLOGio. - ^ jjjj^, (.|j g^j_jQ Sufvàn] mi levai e andai il {giorno sei^uente a quella riunione: abu Sufyàn.) _ , , . . « trovai abu Sufyàn e il rabbino, al quale dissi : — Ho saputo che hai * chiesto a questo mio parente notizie su un individuo dei nostri che af- « ferma di essere l' inviato di Allah, e costui ti ha detto di essere suo zio * ( ammihi); lo zio invece sono io, fratello di suo padre. — Fratello di « suo padre? — mi chiese. — Fratello di suo padre. — Alloia, rivoltosi ad « abu Sufyàn, gli disse : — Dice la verità ? — Sì — ri.spuse. — Chiedimi — « gli dissi io — notizie di lui, e se io mentissi, che costui mi confuti. — * Allora, rivoltosi a me, l'ebreo mi domandò: — Sono note da parte di tuo « nipote delle fanciullaggini o delle prove di poco cervello ? — No — risposi « — com'è vero che la sua famiglia è quella di Abd al-MuttalibI egli non « ha mai mentito, né tradito, e il suo nome tra i Qurasiti era appunto al- « amili (il meritevole di fiducia). — Ha .scritto qualche cosa con la .sua « mano ? — Io pensai che l'avere scritto qualche cosa di propria mano sa- *t rebbe un titolo di merito, e volevo rispondere di sì, ma pensai alla pre- « senza di abu Sufj'^àn, e che egli mi avrebbe smentito, perciò risposi: « — Non suole scrivere. — Allora il rabbino andò via, lasciando il suo man- « fello e si die' a gridare: — Gli Ebrei sono massacrati! gli Ebrei .sono « uccisi! — Quando tornammo alla nostra dimora, abu Sufyàn mi disse: — «O abu-l-Fadl, l'ebreo si è atterrito del figlio di tuo fratello!. — Eisposi: « — Hai ben visto ciò che è accaduto, o abu Sufjàn : perchè dunque non « vuoi anche tu credere in lui? (= mio nipote). Se egli predica il vero, tu « sarai stato dei primi, se invece predica il falso, tu sei nella compagnia * di tanti altri tuoi eguali. — No, per Allah ! — mi ri.spose — non crederò « in lui finché non abbia visto la cavalleria [di lui] sbucare da Kudà (questa « è una montagna presso Makkah). — Che dici mai? — dissi io. — Nulla — « rispose — una parola che mi venne alla bocca, senza che io la meditassi, « ma io so questo soltanto che Allah non permetterà che della cavalleria « venga da Kudà. — Ma quando, raccontava al-'Abbàs, il Profeta conquistò « Makkah e noi vedemmo la cavalleria sbucare da Kudà. io dissi : — abù * Sufjàn, ricordi la parola da te profferita ? -^ Egli mi rispose : — Io la «ricordo bene, sia lode ad Allah che mi guidò all'Isiàm!» (A gh ani. VI, 96, liu. 4-97, lin. 8) [T]. § 62. — (Muhammad b. (jarir al-^abari, da al-Baghawi, da al-Ghalàbi abù Kurayb Muhammad b. al-' A là, da Yiinus b. Bukayr, da Muhammad b. Ishàq, da al-Husayn b. Abdallali b. al-'Abbàs, da Ikrimah, da ibn Abbàs). Quando il Profeta — raccontava costui — scese in Marr al-Zaluàn, nella .spedizione per la conqui.sta di Makkah, al-'Abbàs b. "Abd al-Muttalib, e.s- 470. 31. a. H. § <;-'. sondosi sih il Profeta partito da Madinah, disse: « O mattino dei Qurasiti! 31. a. H. . . • • ^ [NECROLOGIO. - e tuttavia, se l'Inviato di Allah li sorprende: o rovina dei Qurasiti per ^bQ sufyan.] « tutto il temi>o avvenire! ». E .sedutosi sulla mula del Profeta al-ba3'da la bianca), disse: « Voglio recarmi in al-Aràk per vedere se troverò un « legnaiuolo, o un lattiveudoh», o qualcuno che si rechi in Makkah, per « far loro note le posizioni del Profeta, sì che possano [avvertendo il peri- •< colo] domandar tregua. Mentre dunque io giravo in al-Aràk. nella ricerca •< di ciù ])cr tui era venuto, sentii le voci di abu Sufvàn. di Huka3ni I). « Hizàm e Budayl b. Wai-qà, i quali cercavano di appurare le notizie sul - Profeta, e sentii abu Sutyàn che diceva : — Non ho mai vi.sto tanti fuochi «(pianti questa notte. — E Budayl b. Wanja a rispondergli: — Questi - .sono, per AHaliI. i fuochi dei jvhuzà'ah, che la guerra ha .sollevati To ac- • cesi). — Ma abu Sutyàn osservò: — I Khuzà'ah sono troppo vili e bassi •< per tanto. — Avendo ricoiio.sciuta la sua voce [narra al-"Abbàs], gli dissi: « — abu ITanzalahy — Ed egli : — abù-1-Fadl? — Si — lisposi. — Ed egli: « — Eccomi; che notizie porti? - Kcco — dissi io — il Profeta è in marcia « verso di voi, con forze «ht- voi non potrete fi-onteggiare, con diecimila < Muslimun. — E che cosa mi consigli di fareV — Di cavalcare — gli ri- « sposi — sulla groppa di questa mula; e io ti otterrò la immunità dal «Profeta, perchè, per Allah! se egli s'impadronisce di te. ti mozzerà il « capo. — Allora egli cavalcò dietro a me, e mi mossi con lui sulla mula • di'] Profeta alla volta di co.stui. Tutte le volte che passavamo davanti ai • fuochi dei Muslimun, essi mi guardavano e dicevano: — Lo zio del Profeta • sulla mula del Profeta. — finche passammo dinanzi al fuoco (= alla tenda) • di 'limar li. al-Kliattàli. clic al vederci di.sse : — abu Sufyàn ? Lode sia ad Allah che ti ha dato in nostro potere senza condizioni! — e si affrettò • di recarsi dal Profetii. Ma io accelei'ai la mia mida, tenendo sempre in • g'"ppa ai)u Sufyàn, finche mi precipitai alla porta della tenda ciicolaro - fqubbah) precedendo 'Umar come una bestia pesante può avanzare un - uomo pe.sante. 'Umar, entrato dal Profeta, gli disse: — O lasul di - Allah, ecco ipji abiì Suf\-àn, che Allah ti dà nelle mani senza condiziftni. • concedimi che io gli mozzi il capo. — Ma io di.ssi: — () rasili di Aliali. • io l'ho preso sotto la mia piotezione. — Quindi sedutomi presso il Pro- - feta. gli presi per mano la testa e di.ssi: — Per Allah! non altri che io - sarà oggi il tuo confidente. — E poiché 'l^mar insisteva contro abu Su- - f\àn, io gli dissi: — Ba.sta. o 'limar, tu non fai questo .se non perch«'' - egli appartiene ad 'Ahd Manàf: che se fosse dei baniì ■A> ne eiibi più gioia, che non avrei j^vuto della con- ' (TI. 3'- a- H- « versione di al-Khattàb, se fesse avvenuta! — Allora il Profeta gli disse: at)ù Sufyàn.) * — ^^*' ^'^^ g^j abbiamo concessa la vita, e conducimelo domani da noi. — « ['Umar] lo condusse seco alla propria dimora, e al mattino seguente « lo menò al Profeta. Questi, veduto che l'ebbe, gli disse : — abù Su- « fyàn, non sarebbe tempo per te di riconoscere che non c'è altro Dio che * Allah ? — abù Sufyàn rispose : — Come sei amichevole, clemente e libe- « rale ! per Allah! io credo bene che se altro Dio vi fo.sse stato oltre Allah. « mi avreVjbe bene servito a qualche cosa! — Disse il Profeta: — Vuoi tu « o no, riconoscere la Verità, prima che, per Allah! ti si tronchi il capo? — « Allora abu Sufyàn fece la professione di fede, ed il Profeta disse ad al- « 'Abbàs: — Dal momento che abù Sufyàn ha fatta la professione, va, o « 'Abbàs, e trattienilo presso Khatm al-Gabal. dove la valle si restringe, « perchè gli passino innanzi gli eserciti di Allah. — Ma io gli dissi: — In- « viato di Allah! abù Sufj^àn è uno di quelli che amano segnalarsi, dagli « un incarico che valga nella sua gente ! — Si — disse il Profeta. — chiunque « entrerà nella casa di abù Sufyàn sarà salvo, chiunque entrerà nel tempio « sarà salvo, e coloro sui quali si chiuderanno le jiorte loro saranno salvi. — « Allora io uscii con hai e lo condussi presso Khatm al-Gabal, alla gola della « valle, e sfilarono dinanzi a lui le tribù. Egli andava chiedendo : — Chi * sono costoro, o 'Abbàs? — Io rispondevo : — Sulaym — a che egli: — Che « importa di Sulaym? — Quindi, al passaggio di un'altra tribù, mi chie- « deva: — Chi sono costoro? — Io rispondevo: — A.slam. — Ma egli diceva: « Che mi importa di Asiani? — Poi passarono quelli di Gruhaynah, ed egli « chiedeva : — Chi sono costoro? — Ed io : — Guhaj-nah. — Ed egli: — Che «m'importa di Gruhaynah? — finche passò il Profeta con la khadrà (la « folta) lo squadrone di cavalleria del Profeta, costituito dai Muhàgiùrn e « dagli Ansar, rivestiti di ferro così che non si vedevano di essi che le « pupille ; allora egli mi disse : — abù-1-Fadl, la potenza di tuo nipote « si è fatta colossale ! — Io risposi : — E il suo potere profetico ! — Allora « sì — diss'egli. — Va — gli dissero — a raggiungere ormai la tua gente, « e mettili in guardia. — Egli partì velocemente e si recò in Makkah. e « gridò nel tempio : — Qurasiti, ecco Muhammad che vi viene incontro « con forze a cui voi non potrete resistere! — Dissero: — Come fare? — « Disse egli : — Chiunque entrerà in casa mia sarà salvo. — ^Ma essi rispo- si sero : — La tua casa come può giovare a noi tutti? — Ed egli soggiunse : « Chiunque entrerà nel tempio, sarà salvo, e chiunque chiuderà le porte « di sua casa sarà salvo » (A gh à n i , VI, 97, lin. 8-98, lin. 22) [T.]. § 63. — (Muhammad b. Garir e Ahmad b. al-(xa'd, ambedue da Mu- - hammad b. Humayd, da Salamah b. al-Fadl, da Muhammad h. Ishàq, da 472. 31. a. H. §§ 63-GB. Yahva b. 'Abbàd, da 'Abdallah b. al-Zubavr; il quale narra:) Quando fu la ^^- ^- ^■ . '~ ^ . . . " . [NECROLOGIO. - giornata del Yannùk, mio padre mi lasciò indietro: ma io pre.si un cavallo ^bo Sufyan.l suo e mi mossi, e avendo visto una quantità di altri rimasti alla retro- guardia (??), tra i quali abù SufS'àn b. Harb, mi avvicinai ad essi. Ogni qual volta i Greci mettevano in rotta i Muslimùn. diceva abu Sufyàn: « Avanti, o « banù-1-Asfar I » : e quando i Muslimùn li respingevano, abii Sufyan diceva: I banù-l-Asfar, valorosi, sovrani dei Greci, non lasciano memoria di se! Quando Allah diede il successo ai Muslim, raccontai la cosa a mio padre, il quale disse: «Che Allah lo confonda! egli non ama che l'empietà; o « non siamo noi da preferire ai banù-1-Asfar? ». Quindi mi prese per mano e girando pre.sso i vari Compagni del Profeta, mi diceva: «Raccontalo « ad essi ». Io lo raccontavo ed essi si meravigliavano della sua empietà (Aghàni. VI, 98, lin. 22-30) [T.]. Cfi-. Aìììuili, 15. a. H., § .56. § 64. — ( Ahmad b. al-ó-a'd, da abii Humayd, da (xarir, da 'Amr b. Thabit. da al-Ha,san). Si recò un giorno abù Sufyàn, dopo che ebbe per- duto la vista, da 'Uthmàn e gli disse: «C'è nessuno che (tenga) l'occhio « su di noi? *. — « No >, disse 'Uthmàn. — « Ebbene, il comando è cosa « mondana, e il potere è cosa areligiosa (propriamente « della età preisla- « mica » : Gàhiliyyah); or fa che i sostegni della terra (le « colonne della «società», come noi dicemmo) siano i banù Umayyah » (Aghàni. VI. 98, lin. .TO-99, lin. 2) [T.]. § 65. — (Muharamad b. Hayj'àn al-Bàhili. da Umar b. Ali al-Ghallàs, da Sahl h. Yùsuf. da Màlik b. Mighwal, da As'ath b. abì-1-Sa'thà, da Maysarah al-Hanulàni. da abù-1-Abgar al-akbar). Si recò abù Sufyàn da 'Ali b. abi Tàlib e gli disse : « O abù-1-Hasan, come mai questo potere è « nei più deboli e meno numerosi [per parentela] tra i Qurasiti? Se tu « vuoi, io riempirò la terra di cavalli e di uomini contro di loro ». Ma 'Ali b. abi Tàlib gli rispose: « abù Sufyàn, per tanto tempo tu fosti ostile al « Profeta e ai Credenti, ma ciò non fece loro alcun danno; noi abbiamo tro- « vato abù Bakr l'uomo del caso (adatto al nostro bisogno)» (A gli ani, VI, 99. lin. 2-8j [T.]. § 66. — ''Muhammad b. al-'Abbàs al-Yazidi. da al-Riyàsi; diceva costui:; ibn 'A-isah mi recitò i seguenti versi composti da abù Sufyàn, quando fii eletto abù Bakr: I QuraVH, dopo un periodo di grandezza e di l'orza, divennero servi
  • u Sufj'àn entrò da lui e gli disse: «O voi banù Umayyah. il califfato « era toccato sinora a Taym e ad 'Adi, tanto che ne era venuta loro l'ani- « bizione ; ora esso è nelle vostre mani, prendetelo dunque tra di voi, coniti «si prende la palla [al balzo]; per Allah! non esiste ne Paradiso, né Iii- « terno (queste parole o simili)». Ma 'Uthmàn gli gridò: «Va via, clic « Allah ti castighi come meriti ». Di simili particolari su abii Sufyàn se ne raccontano numerosi, che sarebbe lungo menzionare (A gh a ni . VI, 99, lin. 11-16) [T.]. § 68. — (Spedizione di al-Sa\viq). Questa spedizione accadde dopo la battaglia di Badr. Infatti abù Sufyàn giurò che non avrebbe toc- cato il suo capo l'acqua di purificazione (ganàbah), e che egli non avrebbe bevuto vino, finché non avesse combattuto contro il Profeta. Si mosse dunque con un certo numero dei suoi, ma non feco nulla, tanto che i Qurasiti lo misero in ridicolo, e dissero : « Vi siete mossi soltanto per andare « a mangiare del sawiq», così che la spedizione si chiamò di al-Sawiq (Aghàni, VI, 99, lin. 24-27) [T.] (cfr. 2. a. H., § 99). § 69. — (Muhammad b. Grarir, da Muhammad b. Humayd, da Sa- lamali 1). al-Fadl, da Muhammad b. Ga'far b. al-Zubayr e da Yazìd b. liumàn, da 'Ubaydallah b. Ka'b b. Màlik, tra i più colti fra gli Ansar; raccontava costui :) Quando abù Sufyàn tornò indietro da Badr (ed egli era tornato prima degli altri Qurasitij, giurò che non avrebbe toccato acqua di purificazione, finché non avesse fatto una sj^edizione contro Mu- hammad. Si mosse dunque con duecento cavalieri di Qurays per adem- piere al suo giuramento, e prese la via di al-Nagdiyj^ah, finché si fermò in Sadr Qanàt, presso il monte detto Tubt, ad una giornata di corriere o quasi da Madinah. Quindi sul far della notte si mosse, finché giunse a notte avanzata dai banù-1-Nadìr, e si recò da Yahj^a b. Akhtab in Ya- thrib, battendo alla sua porta. Ma costui ebbe timore, e rifiutò di aprirgli, per il che abù Sufj'àn si recò da Sallàm b. Mi.skam, che era il capo dei banù-1-Nadir e depositario del loro tesoro, e gli chiese di entrare. Questi lo introdusse, gli diede da mangiare e da bere, e s'informò ila lui della sua spedizione (?). Quindi sulla fine della notte si mosse, e venne ai suoi e sperò di alcuni Qurasiti in Madinah. Costoro giunsero ad uno dei din- torni della città chiamato al-'Arld, e posero il fuoco alle mura di un pal- meto che vi si trovava, poi avvicinatisi ad un individuo degli Ansar, e ad un suo halif che si trovavano in \\n loro seminato, li uccisero, e tor- narono sui loro passi. La gente intanto ricevette l'allarme della loro pre- 474. 31. a. H. §§ 69-7-2. si'uza. il Profeta usci alla ricerca di essi, spingendosi sino a Qarqarat ^^- ^- "• .-,. .,,,_-,: . ^ . . [NECROLOGIO. - al-Kudr, poi tornò indietro, poiché abu buiyàn e i suoi erano già fuggiti, abu Sufyàn.] ed essi (= il Profeta e i suoi) avevano veduto le munizioni da loro abban- donate nei campi, per essere più leggieri alla fuga. Quando il Profeta tornò, i Muslimùn gli dissero: «Vuoi che facciamo una spedizione?». Ri- spose: «Sì», abu Sufyàn nel prepararsi alla partenza da Makkah, aveva composto i seguenti versi, incitando i Qurasiti : ;li Attaccate Yathrib e le loro forze; poiché ciò che essi hanno raccolto sarà la voBtra preda. (2) Se la giornata di al-Qulayb tu una vittoria per loro, gli avvenimenti successivi si volgeranno in vostro favore. i3) Io giuro di non avvicinare le donne, e che il mio capo e la mia pelle non toc- cherà l'acqna, (4) liuchè le schiere degli Aws e dei Khazrag siano disperse; poiché le mie viscere ardono. .\ che gli rispose Ka'b b. Malik : 1; O dolore della madre dei prosternanti lett. di coloro che dicono s u 1) li àna-1 Inli ; è intesa Makkah Vi per l'esercito di ibn Harb, sfasciatosi in al-Harrah ! (2) O lascerete che i vostri uomini dalla gobba dorsale [del camelo] salgano alla som- mità del monte? =: tentino di sollevarsi oltre le loro capacità?i. * (3) Vennero con una accolta di uomini [cosi esigua], che il loro accampamento, se si fosse misurato, sarebbe stato conze il luogo di fermata di al-Duwal iVj. (■li Privo di successo, di forza e del valere delle genti di al-Bathii e di al-Asal. (Agli ani. VI, 99, liu. -27-100, lin. 20) [T.]. § 70. — Ci narrò al-Hasan b. 'Ali al-Khaffàf, da al-Hàrith b. abi Usàmah. da Sulaymàn b. Sa'd, da al-Wàqidi, che la spedizione di al-Sawiq avvenne nel Dzu-1-Qa'dah dell'anno 2 della Higrah (Aghàni, VT. 100, lin. 21-22) [T.]. Cfr. 2. a. IL, § 99. § 71. — Nell'anno 31. 11., secondo al-Wàqidi, cessò di viveio, in età di 88 anni, abu Sufyàn b. Harb (T a bari, I, 2871). Cfr. anche Athir, III, 102; A bui feda, II, 2()6. § 72. — La madre di abu Sufyàn era Safiyyah bint Harb al-Hilà- liyyah, zia paterna di Ma5-mùnah moglie del Profeta. Si dice che abu Su- fyàn avesse dieci anni più di Maometto. Fu uno degli a I-m u • al 1 afah qulùbuhum. Secondo altri il Profeta lo fece governatore dtd Nagràn, ma al-Wàqidi contesta la verità della notizia, dicendo che abu Sufyàn era in Makkaii quando mori il Profeta, e luogotenente in Nagràn era Amr b. llazm. Trasmise tradizioni ad ibn Abbàs, a Qays b. Hàzira, al figlio Mu'àwiyali. Secondo al-Madà-ini, mori nell'anno 34. H., ma altii pongono la sua luorte nell'anno 31. o nel 32. H. Alcuni gli attribuisc<>no o novantatre i> ottantotto anni (Hagar. II. 477-480, n. 8519). 17.0. 7-2-75. 31. a. H. abù Sufyàn. 3t. a. H. Cfr. auclu- Athir Csd. V, 316; '''-1J"su'"f?^n'.f' " Dzalial.i Tagiid, I, 282, n. 2686; II, 185, n. 2026; Hagar Tahdzib, IV, 411, n. 708; al-Isti ab, 700, n. 3117. § 73. — Dopo essere stato pi'esente alla battaglia del Yarmùk insieme con la moglie Hind, abù Sufyàn ritornò a MadLaah e vi morì nel 31. II. in età di 87 anni, altri affex-mano però che egli morisse in Siria (Balà- dzuri, 135). Ctr. anche Baethgen Frag., 112; Dzahabi Ta.rìkh, MS. Paris, I, fol. 156,r.; Mahàsin, I, 98; Ya'qùbi, II, 195, Un. 13-14, lo dice morto nel 31. H.; Yàqùt, Indice, VI, 478. § 74. — Il Profeta gli diede da gestire le sadaqàt di al-Tà'if. Perde un occhio col Profeta nella spedizione di al-Tàif, e divenne cieco, perdendo l'altro occhio al Yarmuk prima di morire a Madinah l'anno 32. H., a 88 anni. Sua madre fu Safiyyah bint Hazn dei Qa3^s 'Aylàn ecc. Suoi figli furono : 1" Mu'àwiyah (da Hind bint 'Utbah b. Rabi'ah) ; 2" umm Habibah (Ramlah) ; 3" Aminah; 4" Amr; 5° Hind: 6° Salihrah; 7° 'Utbah (da Hind bint 'Utbah); 8'^ Gruwayriyyah (ibid.) ; 9" umm al-Hakam (ibid.) ; 10° Hanzalah; 11" An basali; 12° Muhammad; 13° Ziyàd; 14° Yazid; 16" Ramlah al-sughra ; 16° Maymunah. (Qutaybah, 35, 174, 175) [M.]. § 75. — (ibn Qutaybah). Quando andava un vicino da abù Sufyàn, questi gli diceva : « Tu m' hai scelto vicino. Quello che farai tu di male « sarà su di me, senza tuo danno, e se qualcuno ti farà del male, disponi di me «come il bambino della sua famiglia» (Qutaybah 'Uyùn, 387) [M.]. 476. 31. a. H. § 76. 8 76. — Tra le figlie sue è nominata anche al-Fàriah bint abi 8u- ^^- *■ "• . [NECROLOGIO. tyàu b. Harb, sorella di umm Habibah. che andò sposa ad abù Aliniad b. abu Sufyan.j no nominalmente musulmani solo quando Maometto li ebbe colmati di doni.» 478. 31. a. H. §§ 77, 7a. Chi ffiudicasso superficialmente dal contenuto delle tradizioni l'opera 3i- *• ^ , T^ / , , T 1 (NECROLOGIO. di abu Suf\-an dopo la resa di Makkali al Profeta, potrebbe credere che ^[,0 Sufyàn.| abù Sufvàn sia stato quasi oppresso e messo in disparte dall' irrompere impetuoso dei nuovi e grandi avvenimenti politici e militari, abu Sufvàn sembra intatti scomparire dalla scena e le menzioni di lui nelle tradizioni sono sempre occasionali ed in apparenza fortuite. Apparo come una figura del tutto secondaria. Ma questa impressione è errata, abu Suf'yàn fu sovrat- tutto un mercante assai avveduto né pare egli avesse l'amlìizione del potere personale e la vanità dell" imperio. Era di quegli uomini ai quali conviene assai più tenersi nell'ombra e guidare gli eventi senza mostrarsi in prima linea: cos'i egli si contentò di mandare innanzi i propri tìgli, non disdegnò «li servire .sotto gli stessi figli suoi per così cooperare alla potenza ed alla gloria sempre maggiori della sua famiglia, lasciando il godimento di tutti i vantaggi alla generazione più giovane. Si vuole che egli abl)ia perduto la vista negli ultimi anni della sua vita : ciò può aver contribuito a deciderlo di rimanere nell'ombra, ma non diminuì in nulla la sua facoltà di abile negoziatore ed in nvdla diminuì l'efficacia dell'opera sua politica. La sua posizione sociale già forte vivente il Profeta, crebbe ognora sotto i suoi successori, e dacché il suo finissimo intuito della realtà delle co.se lo indasse a dare tutto il suo appoggio ai più fidati amici di Maometto, contribuì con il consenso della stirpe umayyade ad a.ssicurare l'elezione di abù Bakr. Ne ebbe subito l'atteso compenso con la nomina del figlio maggiore Yazid al più importante dei comandi in Siria. Kgli seppe ciicuire anche il secondo Califfo "Umar e farsene un fido alleato • • cointere.ssato. 'Umar, per affermare la posizione del califfato ed otte- nerne il riconoscimento, dovette appoggiarsi sempre più agli Umayyah ed ti loro amici qura.siti. Quando un assassino troncò la vita di 'Umar, si può dire che la carica più alta dello Stato islamico fosse già completamente in potere del partito umayyade ed abù Sufyàn, da dietro il trono, teneva in mano le redini del potere sotto il successore di 'Umar. Se 'Utjimàn iivenne Califfo nell'anno 23. H., ciò fu opera sicuramente di abù Sufyàn • questi. na.Mfx>8to dietro il congiunto Marwàn b. al-IIakam, uomo di grande valore ]H)\it'u:o, guidò la politica interna del cadente Califfo. § 78. -- Tutta questa campagna di progressivo accaparramento del potere fu fatto con . grande accorgimento e rimase in parte inavvertita, ma l'uomo p- (litico, per quanto sagace, non tutto può prevedere, e gli errori dell'amministrazione 'umariana crearono le complicazioni rli cui 'l^tjimàn •u la vittima. no|>o la tragedia dell'anno .35. H.. l'opera di abu Sufyàn, interrotta dalla rivoluzione, fu ripresa con accorgimentfj anche maggiore 17:» §$ -iHS\. 31. a. H. 31. a. H. dal figlio Mu'àwiyah, al qiiale toccò in sorte di giungere alfine al culmine [NECROLOGIO. - ... ., ,.™ ' abu Sufy&n.] ambito: il califfato. abu Sutyàn comprese i tempi, e quando intuì che Maometto avrol^be trionfato, con spirito aperto ad ogni novità si gettò nel movimento con tutte le sue forze, perchè, vedendo lontano nell'avvenire, lòr.se assai più che gli altri suoi contemporanei, comprese come il movimento in principio ostile alla sua famiglia, sarebbe ridondato interamente a vantaggio della medesima. La tradizione musulmana ha cercato di metterlo in cattiva luce, ma solo perchè è il capostipite della prima dinastia umayyade : possiamo però leggere tra le righe che le insinuazioni contro abu Sufyàn non sono ispi- rate a sensi passionalmente malevoli. Dai primordi dell'Isiàm è venuta confusa l'eco di sentimenti benevoli verso abu Sufyàn: forse l'amicizia segreta di abu Sufyàn con il Profeta impose un freno alla maldicenza e diffuse un'atmosfera propizia intorno al vecchio qurasita, il quale con il suo contegno ritirato e schivo non venne direttamente a cozzare contro altre ambizioni. abu Talhah al-Ansari. I 79. _ abiì Talhah al-Ansàri, Compagno del Profeta, combattè a Badr, morì o nel 31., o nel 32., o nel 51. H. (Athir, ILI. 102). § 80. — abii Talhah al-An.sàri, ossia Zayd b. Sahl b. al-Aswad b. Hizàm b. 'Amr b. Zayd Manàh b. 'Adi b. 'Amr b. Màlik b. al-Naggàr al- Ansàri al-Madani. Fu ad al-'Aqabah, a Badr, a Uhud, alla Trincea, e a tutte le cam- pagne insieme col Profeta. Fu uno dei nuqabà- (cfr. Indice ai voli. I-II. pag. 1400). Gli si attribuiscono 92 hadith. al-Bukhàri e Muslim ne accettano due in comune, e al-Bukhàri un altro, e Muslim altri. Morì a Madinah nel 32. H., secondo altri nel 34. H. a sessant'anni. E i più dicono che morì a Madinah ; secondo però abu Zur'ah al-Di- masqi, morì in Siria, e secondo altri nel mare, in razzia. abu Talhah visse quarant'anni dopo il Profeta. Ma ciò è in contrasto con quanto s' è detto, esser egli morto cioè il 32. o 34. H. Su di lui pregò 'Uthmàn. II Profeta diceva che la voce di abu Talhah nell'esercito era più efiì- cace che una schiera di uomini (Nawawi, 732-733) [M.]. § 81. — (a) Il suo nome era Zayd b. Sahl b. al-Aswad b. Haràm b. 'Amr b. Zayd Manàh b. Adi b. 'Amr b. Màlik b. al-Naggàr. Sua madre era 'Ubàdali bint Màlik b. 'Adi b. 'Amr b. Màlik b. al-Naggàr. 4WJ. Due tigli, 'Abdallali e abii 'Umayr, gli generò umm t>ulaym biiit Milliàn 3i. a. h. b. Khàlid b. Zayd b. Haiàiu b. (juudub b. Amir b. Ghauni b. 'Adi b. ^bu Taihah ai-Naggàr [madre di Auas b. Màlik : Athir Usd, II, 2a2](;Saaa. Ili, 2, A"sàri.i pag. 64, 1ÌB. 2-6) [M.]. (6) (Ma'n b. Isa. da abu Taihah, dai figli di abù Taihah). Aveva nome Zayd. ed è quegli che dice : Io sono abù Talliali, e il mio nome è ZayJ, u ogni giorno le mie arnii fan preJa. (Saad, III, 2. pag. 64,lin. 7-12) [M.]. (c) (Muh. b. 'LTmar). abù Talhali fu ali" Aqabah con i .settanta Ansar, secondo tutti i tradizionisti. Fu a Badi-, a Uhud e alla Trincea, ecc. (Saad, III, 2. pag. 64, lin. 12-16j [M.]. (rf) (Muli. b. [Tmar, da Abdallah b. Ga't'ar, da Sa'd b. Ibràhlm, da Muli. b. Salili, da 'Asim b. 'Umar b. Qatàdah). II Profeta lo affi-atellò con .\iiiam b. al-Arqam al-Makhzumi (Saad, III, 2, pag. 64, lin. 10-17) [M.]. § 82. — («) ('Atìan b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Thàbit, da Ana.s b. Màlik. da abù Taihah, il quale narra:; Alzai la testa il giorno di Uhud, e guardando, non vidi alcuno che non pericolasse sotto lo scudo dal sonno (Saad, III. 2, pag. 64, lin. 17-20; [M.]. (6) (Muli. b. 'Abdallah al-Asadi e Qabisah b. 'Uqbah. da Sulyàn, chi 'Abdallah b. Muh., da Aqil, da (ràbir o da Anas b. Màlik j. Il Profeta dùsse che la voce di abù Taihah nell'esercito era migliore di mille uomini (Saad, m, 2. pag. 64, lin. 20-23) [M.]. (e) (Muli. 'Umar;. abù Taihah era un uomo di gian voce e rinomato arciere tra i Compagni del Profeta (Saad. III, 2, pag. 64. lin. 23-25) [M.|. (fi) (Yazid b. Uàrùn, da Ilammàtl b. Salamah, da Ishàq b. Abdallah b. abi Taihah, da Anas b. Màlik;. Il Profeta disse a Hunayn che chi avesse ucciso un nemico ne avrebbe avute; la preda. E abù Taihah no uccise venti, e pigliò le loro prede (Saad. Ili, 2, pag. 64, lin. 25-65. Un. 1) [M.J. § 83. — (a) l^Muh. b. 'Abdallah al-Ansàri, da liisani li. ria.ssàn, da Muliammad b. Sìriu, da Anas b. Malik). [Riassunto.) A prop (Sa ad, III. 2, pag. 65, lin. 18-27; [M.]. (6) ('Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamali, da Thàbit, da Anasj. abu Taihah si cauterizzò, e cauterizzò altri per via della paralisi boccale (laqwah) (Saad, III, 2, pag. 65, lin. 27-28) [M.]. (e) (Yazid b. Hàrùn, da ibn 'Awn, da Amr b. Sa'id, da abu Taihah). « Ero r i d f del Profeta il dì di Khaybar » (S a a d , III, 2, pag. 66, lin. 1-2) [.M.]. § 85. — (a) (Muli. b. 'Umar). abìi Taihah era uomo bruno, medio di statura (marbù'); non cambiò i capelli. Mori a Madinah l'anno 34. H. Pregò su di lui 'Ut^màn, che aveva allora scttant'anni. Quei di al-Basrah invece raccontano ch'egli morisse in mare, e fosse . sepolto in un'isola (Saad, III, 2, pag. 66, lin. 2-6) [M.j. (6) ('Afifan b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Thàbit e 'Ali b. Zayd, da Anas b. Màlikj. abu Taihah lesse questo versetto : « Andate, leg- « gieri e grevi » (Qur'àn, IX, 41), Ed egli disse: « Iddio ci chiama vecchi « e giovani : preparatemi a viaggiare ». E i figli a cercar di convincerlo che egli aveva già combattuto abbastanza, e non era necessario altro : essi d'altronde avrebbero combattuto per lui. Ma egli insistè. E andò in mare, dove morì. Dovettero attendere sette giorni per trovare un'isola in cui sep- pellirlo. Frattanto non si decompose (Saad, III, 2, pag. 66, lin. 6-11) [M.j. (e) (Muh. b. 'Limar e 'Abdallah b. Muli. b. 'Umàrah al-Ansàri). abu Taihah ebbe discendenza a Madinah e ad al-Basrah. E Abdallah b. Muh. b. 'Umàrah e la famiglia di abu Taihah e di Nubayt b. Gràbir e di 'Uqbah b. Kudaym si ereditavano fra loro, lasciando indietro (dùn) [gli altri rami deij bania Maghàlah e i banù Hudaylah (Saad. Ili, 2, pag. 66. lin. 6-14) [M.J. Cfr. Wiistenfeld, Geneal Tal, n. 20. § 86. — (a) (ibn Qutaybah). Ebbe in moglie umm Sulaym bint Milhàn. che fu madre di Anas b. Màlik, e suo fi-atello era Haràm b. Milhàn (Qu- taybah, 1.38) [M.j. —Cfr. al-Isti'àb, 672, n. 2950. 482. 31. a. H. § w. (6) La moglie, quand'egli (abù Talhah) la corteggia \a, ilomandò come dote a lui che si facesse musulmano. Ed essa ebbe così la più bella dote che potesse toccare a donna musulmana. abù Talhah scavò la tomba del Profeta : morì nel 34., o nel 38., () il 32. H. : o, secondo al-Madaini. n.-l ."il. II. (Athir Usd. TT, 232-233) [M.]. (e) Secondo ibu al-.\thii- si uni in fi-atellanza con abu 'Ubaydali b. al-Grarrah. Sarebbe morto, secondo Anas, nell'anno 51. 11. Ma questa notizia pare velica dal desiderio di accordare la data della sua morte con la notizia che egli digiunò, dopo morto il Profeta, quarant'anni (Athir Usd, V, 334-335) [M.]. Cfr. anche : Annali, Indici ai voli. I. li. Ill-N'; Atjiir. II, 102, 222, 252: III, 39, 52. 53. 102; Bukhàri, I. 370. lin. 5-17: II, 191, Un. 3-14; 194, lin. 8-17; Bukhàri (vers. fi-anc), I, 475-470; II, 270, 274-275; Bukhari Taiikh, 34; Caussin de Perceval, III. 91; Dzahabi Tadzhib, MS. Berlin Sprenger, 171, fol. I81,v.-182,r. (t 34. a. H.j: Dzahabi Tagrid, I, 213. ii. I!i(i9; II, 192. n. 2101; Dzahabi Tarikh. MS. Paris, I, fol. 162,v.; (lawzi. MS. Costant., I, fol. !t7,v. : Hagar. II. .52-54, n. 2890 (f 51. a. H. i : IV. 208, u. 069; Hagar Tahclzib, IH. 414, n. 855: Flagar Taqrili, 05 (col. i) ; Hanbal Musnad. TV. 2S-.'J] : Hi.sàm, 504: ini. 4- IO + 32. fi li. II. (ti-, quell'annata, ij 238); cfr. Indice, pag. 297; l\iiamis, II. 288 KhuIàsah, 128: Mahasin, I. 103. lin. 4-0 (t 34. a Musi ini. II. 2.50: T a b a r i . I. I 52S. 1 722. 2895. ecc. ; T a bari Zotenberg, III. 575; T a kI> r i b i r d i . MS. Paris, 1 551 . thl. 1 5,r. ; Wàqidi WeiUiausen, 87, 110. 125. 137. 2!t0. MA) W li s t e n f e I d K e g i h t e r . 439 ; Yàqùt, I. 431. 784; cfr. Indice, pag. 487. 31. a. H. (NECROLOGIO. - abù Talhah al- Ansàri.l W\. 31. a. H. al-Tufayl b. al-Hàrith. '^1?u?ay°°b'°ai^ § 87. — al-Tutayl b. al-llàrith b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. 'Abd Hàrith., Manàf, e suo fratello al-Husayn b. al-Hàrith, Compagni del Profeta, com- batterono insieme a Badr e a Uhud e morirono ambedue nell'anno 33. U. Secondo altri la loro morte è da porsi o nel 31. o nel 32. H. (Athir, III. 115). Cfi". Dzahabi Ta-rìkh, MS. Paris, I, fol. 152,r. § 88. — al-Tufayl b. al-Hàrith b. al-Muttalib b. 'Abd Manàf b. Qu.sa\y ebbe a madre Sukha\'lah bint Khuzà'i al-Thaqafiyyah, madre di 'Ubaydah b. al-Hàrit_h. (Essa era però anche la madre di al-Husayn b. al-HàritJi : cfr. Saad, III, 1, pag. 36). Tra i figli suoi ebbe 'Amir b. al-Tufajd. Il Profeta lo unì in fratellanza con al-Mundzir b. Muh. b. Uqbah b. Uhayhah b. al-Grulàh (versione di Muh. b. Umar), oppure con Suf^'àn b. Nasr b. 'Amr b. al-Hàrith b. Ka'b b. Za^d b. al-Hàrith al-Ansàri (versione di Muh. b. IshàqV Secondo Muh. b. 'limar, al-Tufayl fu a Badr, a Uhud e a tutti i fatti d'arme insieme col Profeta. Mori nell'anno 32. H., a 70 anni (Saad. Ili, 1, pag. 35) [M]. § 89. — Secondo alcuni al-Tufaj-l, mori nell'anno 31. H. — al-Tufayl e al-Husayn morirono lo stesso anno, ma al-'Tufa^d morì quattro mesi prima (Athir Usd. Ili, 52) [M.]. Dzahabi Paris, l, fol. 156, r., lo pone tra i morti dell'anno 32. H. Cfr. anche Athir, II, 181, 239; IIL 132; Athir Usd, III, 52: Balàdzuri Ansàb, MS. Costant., fol. 816,v. ; Dzahabi Tagrid, I. 296, n. 2818; Dzahabi Ta-rìkh, MS. Paris, I, fol. 156,r.; Gawzi. MS. Costantinopoli, I, fol. 92, v. ; Hagar, II, 574, n. 8735; Hisàm. 322. 486; al-Isti'àb. 216, n. 876; Ma ha sin, I, 97. lin. 18-20 (f nel 30. a. H.); Sprenger, Leb. Muli., I. 437: Tabari, I, 1441, 1775; III. 2310, 2432: Taghribirdi, MS. Paris, 1551, fol. 10,v.; Wàqidi Wellhausen, 83; Yàqùt, Indice, pag. 486. 484. 32. a. H. 12 Agfosto 05:^—1" Agresto 6o3 — SEtii»5-c— Ebu>S-3— EBfct>a-:r— Bc&>«-r— cctx>x'r— cctf>flc'r— cctc>«-r— cct<>x*r— aaSe ■ a ^... .............. .AA,J... 5 " J < -■MM^,r-:Dt-r»o-22322EJS2a?j?}g?5!KiSSS8gìS-"'«-"'^*'-**2S22322C:225ì;S?)?53ìas5?;?ÌSi = *ÌsSÌScg^ÌaSSd i^E d S S d g^ i = S S d g^ S g S è o =^ i = S S e =^ i = S S 6 =^ i a « S d «4 5 J S^ B a E-aS g-§^ E s-af S^ « e s-a§ i^s a s-a? S^ = s s-&? ì-S = e £«' =* "^ = = =•- " ^ >i-3_aEM>S-:j:SEiti>j:-= -23W2322!;22Sò;ai53?!5-oSafl6in»5-a— aEMi>«'SiSSM)>S-o.2SB!«>»-r— eca;>»-o— CBM ■é s d ci co '»'-*'*2;::223£2S2285?iS3SS'^5'"""^'"®'~*"'SS223£Sa22SM?ì3S!SS5?ìSS3"'' = '' -.'Nn^L(5tot-a)»o-22322J:;22SS?i?Sa'-JiS?5SJSS"'°'='""°*""'°'23223SSt:225?;?J?S3SSS?ÌS j^SagSdS^ga a * o ^ J =Ì=SSdS4g 4Ìà^.Ìòé4Ìéiiié4iéìÌié4Ìé a o 5 S S.ì: 1 a o 5 2 j.i 5 a e 5 S S.S 5 a b 3 5 S.S 1-5 d S S £-a 5 a d S 2 S-S S'à e = 5 a.i! 5 a o £ 5 -•- Sa b •g M s S -" 2,,.,.,.. ....§' •§... »*2S22222^228S85SS3SS5?SSSx"""'"*"'=°'-"*2::22S22E:22S;3?!S?!SSS;?i5SS'"''"'' '-'Oi«^iOXic-xa50»-«oiK'^toxt-x050-^ojm.#iocct~Qca50^eiM'-*t5:Dt-xo:o — oiK-^uscoc-apoio — jjw-^tc^t-^ff •O »»g-2§óSgdg^|Baodg-aSàaSdg-5§fl§»dn*Saaadg^§àa« t«!'"-o-£Sti)>ì-3^Saa>S'a_SE!ii;t.«-o°Seup-i-a5ESic>S-3iSE 0« .2 tao S « g.2 S-3 cS «".2S O Z C 2S22322G52S53?jg33!g^S;®SSS'"''~''"'*'"*''£-S22S2S22Ss?ÌM3S?.S5 5§g'"'~'""*^ a •g = a E-a? i.§5 s E-a> ^-§5 s £■&> S-i» e s-ag s-§ « e a-a? S-o^ a E-a* i^5 e s-a? i-§5 e £-a£ i^Ss s M « S •< a) O 222E2J:22855SS5S?ì?1?iSSS •"'""' "''°^**2::3;22;22l:22S5?i§3SSaS§S'"'"'"'®^*'' -«-n,.cxi-»o:c-222£2'^22SsaS?SSSSSSS''"°""°*^**2 = 2!222£S22SsS?iSSSSSS Il a 48fi. 32. a. H. PERSIA. — La fine della conquista del Khuràsàn. § 1. — La cronologia di questi avvenimenti, come del resto di tutti quelli che si riferiscono alla conquista dell'altipiano iranico, non è sicura, ma l'ultima parti- si può accettare come molto probabile. È quella cioè che si riferi.sce all'ultima parte della conquista, quella delle regioni più vicine al corso dell'antico fiume Oxus. Colà gli Arabi incontrarono qualche mag- giore difficoltà per la pre.senza di numerose schiere; ma non vi fii, a quanto ci cousta, alcun gravissimo ostaculu al trionfo delle armi musulmane; onde i particolari un poco drammatici, che leggiamo nelle .seguenti tradizioni, .sono del .solito tipo quasi convenzionale e vanno perciò trattati come orna- menti tradiziouistici. non come fatti storici. La figura principale della campagna è .sempre al-Ahnaf b. Qays, il capo tamimita di al-Hasrah. mentre il generale in capo, 'Abdallah b. 'Àmir, è tenuto costantemente in .secoiula linea. Non ci è chiaro .se ciò sia arti- ficio tradizionistico per togliere ad ibn 'Amii', creatura di 'Ut_hmàn, ogni merito nella conquista, o se sia veramente dovuto a poca perizia belliea di 'Abdallah b. '.^mir, il quale, molto giovane e .senza grande esperienza di cose militari. la.sciò la direzione effettiva della guerra a uomini più intelligenti ed esperimentati. Sul conto di al-Almaf b. Qays. quale celf- beiTiuìo cafK) tamimita, si è intrecciata, nella letteratura aiaba, una copio.sa tela di aiU'd«loti e di .sentenze argute: egli »'• una delle figure preferite n<'i libri di adab. <• peix-iò abitiamo il diritto di .sospettare clif la part»- dn lui pn-s;i alla coui|UÌsta persiana sia stata as.sai esagerata. 4«7. » 1, 32. a. H. 32. a. H. [PERSIA.- La fine della conquista del Khuràsàn.l D'altra parte conviene anche riconcscere che in al-Basrah la posizione del governatore o luogotenente del Calitfo era molto ditiìeile e precaria. Quando verremo alle vicende .del calitìato di Ali, vedremo che il luogo- tenente del Calitfo non aveva pressoché veruna autorità : a questo propt>- sito l'episodio di ibn al-Hadrami è assai istruttivo (cfr. 38. a. H.). I veri padi-oni di al-Basrah erano gli Arabi immigrati in gi-ande numero e fre- menti di battersi e di arricchirsi. Non è quindi atfattu da escludersi che nella campagna di conquista della Persia la parte direttiva, etìettiva, del luogotenente 'Abdallah b. Amir sia stata di poco momento, e che la guerra sia stata condotta con il disordine proprio degli Arabi, agenti ognunt) da sé e a modo suo, senza unità d' indirizzo e di piano. Ciò spiegherebbe anche la lentezza relativa della conquista del Khmàsàn, che richiese, a quanto pare, più di due anni. È bene inoltre rammentare che la conquista persiana del 30.-32. H. non fu tanto la conseguenza di un ordine emanato da Madlnah, quanto una neces- sità di politica interna, un modo di dare sfogo e saziare gli appetiti delle tribù arabe emigrate dalla penisola, accalcate nei campi militari senza mezzi per vivere, e non potendo contare sulla pensione di Stato, perchè le casse delle provincie si andavano rapidamente votando dell'oro prezioso contenxito. § 2. — Se esaminiamo il modo come si svolse la conquista, v' è da osservare che essa non seguì sani criteri strategici. È singolare, per esempio, leggere nelle seguenti tradizioni come la conquista di Marwari'ùdz e del Tukhàristàn abbia preceduto quella di Haràt, la quale logicamente avrebbe dovuto cadere nelle mani degli Arabi, provenienti dal Karman e dal Si- gistàn prima delle lontane regioni nordiche presso il fiume Oxus. Questo è effetto forse del disordine che regnava nella esecuzione della campagna di conquista per opera di distaccamenti isolati ed indipendenti di Arabi. Forse anche — e questo è altrettanto probabile — si tratta d"una seconda presa dopo qualche rivolta. Nelle tradizioni della conquista abbiamo memoria di molte rivolte parziali, con le quali gli abitanti del paese, quasi con lo stesso disordine dei loro stessi nemici, tentavano di resistere alla caduta sotto il dominio arabo. La conquista fu compiuta in modo imperfetto e poco felice, come lo attesta la quasi immediata insurrezione di tutto il paese tra l'anno 32. ed il 33. H. Forse più che vera conquista tii soltanto una specie di grande razzia predatrice, dopo la quale nel paese rimasero ben pochi Arabi. La Persia orientale, specialmente il Khmàsàn. sono regioni inclementissime. in cui, specie nella stagione invernale, imperversa un clima rigidissimo 488. 32. a. H. §§ 2, a. con temporatura artica e venti terribili. All'arabo, nato e vi.s.suto tra i ^2. a. H. ,,4 /v. ■ • • [PERSIA.- La fine calori ardenti dell Arabia, il KUiirusaii non oftriva vernna speciale attrat- delia conquista tiva. La vei'a occupazione della provincia con tribù arabe fermamente sta- ''®' Khurasàn.] bilite avvenne parecchi anni dopo, per volontà di califfi e per necessità, militari e strategiche. Infine si tenga presont»- che, soli tre anni dopo la cosi detta ciuiquista, l'impero arabo precipitò nell'anarchia della guerra civile e durante l'in- felice califfato di Ali, come vedremo, tutta la Persia cessò di fatto dal far parte dell' impero musulmano. Non tanto perchè i Persiani si ribellassero, ma piuttosto percJiè il Califfo 'Ali, occupato in ben altre faccende, tra.scurò quella provincia e la lasciò interamente a sé. Una parte si rese forse indipen- dente, un'altra rimase .sotto qualche capo aral)0, ma questi resse per suo conto la regione in cui si trovava, quasiché non facesse più parte del regno dei califfi. Xtdrann().39. H. pare si aves.se un'insurrezione generale del Paris, raa Ziyad b. abl Sufyàn non trovò molta difficoltà a reprimerla. La Persia ei-a esausta di uomini e di energie. PERSIA. ~ Presa di MarwarrQdz. {Cfr. .JO. a. //., §§42-44, òl, ecc.). § 3. — (al-Madà'ini, da Salamah l>. 'Utjimàn, da Ismà'il b. Muslim, da ibn Siiin). (Dopo la conquista di tutto il Khuràsàn meridionale) 'Ab- dallah b. 'Amir (il governatore di al-Basrah) mandò al-Ahnaf b. Qays con 4000 uomini ad a.ssalire la città di Marwanùdz. Crii alntanti della città vennero incontro agli Arabi per arrestare la loro marcia, ma fiiromj ctmi- pletamcnte .sconfitti e costretti a ritirarsi entro le mura. Gli Arabi li in.se- guirono. ponendo immediatamente assedio alla città. Oli abitanti spaven- tati dal valore degli invasori, li pregaroim di concedere una lireve so.sta, ♦■sHcndo dispo.sti a trattare; onde il giorno seguente il luar/.nliàn di MarwaiTÙdz mandò nel campo musulmaiuj il jiroprio nipote Màhak ed un interj)rete por discutere con al-Ahnaf i patti della re.sa. Il maizubàn offriva di arrendere la città, se i Musulmani si fossero cunteiitati di riscuo- tere gli però chiedeva che gli venisse ricono.scinttt il pos- .S0S80 di alcune terre date in feudo da uno dei re .sa.s.sanidi ad un sMah ('piur. di mar/nbàiii della al-Sa'di, da suo padre). La bat- taglia si svolse di notte tempo, e durò con glande accanimento fino al- l'alba, quando alfine i Musulmani ebbero la meglio e sconfissero comple- tamente il nemico, inseguendolo fino a Raskan, a circa dodici farsakh da Qasr al-Ahnaf. Intanto il marzubàn di Marwarrudz, consapevole di quant(> accadeva, ed incerto sull'esito finale del conflitto, aveva .sospeso l'invio di quei .soccoi-si e delle provvigioni, a cui si era ol>bligato per trat- tato, a.s8uniendo un contegno molto dubbioso. al-Ahnaf appena vinttj il nemico, si affrettò a mandare due uomini presso il marzubàn per ann- .starlo, ma questi come vide arrivare i dile inviati di al-Ahnaf. intuendo che i Musulmani frano riusciti vittoriosi, con grande zelo si affrettò a consegnai-f tutto qut-llo a cui egli si era obbligato fTabari, I. 2901-2902). § 7. — (al-Madàini, da al-MufadfJal al-Dabbi. da suo padre). al-Ahnaf spedì ora ^l-AqrA' b Hàbis con una schiera volante di cavalleria verso 491. ss 7, 8. 32. a. H. 32. a. H. al-Criizagàn, inseguendo quello che rimaneva delle schiere nemiche fugate. IPERSIA.-Conqui- . ,. , , ., i ^- . i i — .» ' sudi Taiìqàn.di ^' Veline (luinMi ad un nuovo ed accanito coiubattimento, nel quale i Mu- ■i-Fàriyàb, di al- sidiuaiii .subirono eonsiderevoli perdite, ma alfine riuscirono completamente Tukhàristàn.i \ittoriosi. La vittoria fu in seguito anche celebrata in versi dal poeta Ku- thayyir al-Nahsali. Cfi-. Tabaii, 1, 2902, ove sono citati due distici della poesia epinicia sulla vittoria di al-Cruzagàn. Cfr. anche Atjiìr, III, 99 (versione più particolareggiata (;31. a. II.) con un'esortazione ai Tamimiti di essere uniti e morali, per parte di al- Aqra' anch'egli tamimita). Il poeta .sarebbe, secondo iV)n al-Athir, ibn al-Gjiu- rayzah al-Nahsali. ibn al-Athìr (ibid.) dice poi che al-Ahnaf fece trattato con al-T'àliqAu, e prese al-Fàriyàb. Secondo altri, a far ciò fu Umayr b. Ahmar. PERSIA. — Trattato con gli abitanti di Balkh. § 8. — (al-Madà-ini, da Zuhayr b. al-Hunayd, da lyàs b. al-Muhallabi. Dopcj la presa di Marwarrùdz e la aconfitta dei confederati del Tukhàristàn e del Gruzagàn, al-Ahnaf b. Qays mosse a porre assedio alla città di Balkh. gli abitanti della quale vennero alfine a patti, assumendo l'obbligo di pa- gare 400,000 (dirham all'anno). al-.\hnaf lasciò in città Asìd ibn al-Mu- tasammis (oppure Bisr b. Mutasammis: cfi-. T abari, I, 2904, lin. 6-6), un suo cugino, incaricandolo di riscuotere la somma convenuta con gli abitanti, ed egli proseguì ad avanzare con le sue genti fino a Khàrizm (da non confordersi con il Khuvvà.rizm), quando fu sopraggiunto dall' in- verno. al-Ahnaf rimase incerto sul da farsi ed intei'pellò il parere dei suoi colleghi. Uno di questi, Hudayn (b. al-Mundzir: cfi-. Athìr, III, 99), gli rammentò allora un verso recitato una volta da 'Amr b. Ma'dikarib, che diceva : Se non ti è possibile di tare ima cosa, abbandonala, e passa a quello che ti è possi- 1)ile di fare. al-Ahnaf comprese tutta la giustezza del consiglio e fece ritorno a Balkh. Ivi intanto ibn al-Mutasamrais era occupato con la riscossione del tributo, ma prima che tale operazione fosse terminata, egli fu ben sorpreso di vedere un giorno una commissione degli abitanti presentarsi a lui con una quantità di ricchi doni, ori, argenti monete d'oro e d'argento, merci, stoffe e vestiti di lusso e fargliene dono, ibu al-Mutasammis in principio non seppe spiegarsi la ragione di queste offerte, e ritenne che dovessero far parte del tributo di guerra : ma i Persiani gli narrarono allora che era usanza del paese, nel giorno, detto di al-]Mihragà,n, che appunto allora 49-2. 32. a. H. §§ 8-i>. ritonc'va. di presentare mia quautità di doni a colui che era al governo. 32. a. h. PERSIA.- Trattato con gh abitanti ibn al-Mutasammis rimase incerto sul da t'arsi, perchè a lui ripugnava di respingere i doni, ma d'altioude non o.sava accettarli per sé. Egli non- di Baikh pertanto li prese in consegna ed interpellò al-Ahuaf, quando questi fu di ritorno dalla sua spedizione. Anche costui non seppe come legolarsi e, dopo qualche esitazione, portò ogni cosa al suo superiore, Abdallah b. .Amir. Questi ricevette la notizia con molta leggerezza ed invitò al- Ahnaf a tenere per sé i doni. al-Ahnaf superbamente gli rispose di non averne bisogno, ed ibn 'Amir voltosi ad un altro li presente, Mismar, glieli otfri: questa volta furono accettati senza difficoltà (Tal)ari. 1. 2003-2904). At_hir, III. UO-100 (31. a. II. i aggiunge : Oltre alla vei-sione suddetta di 400.000 dirham annuali, un'altra ne é menzionata che fa ammontare ]! tributo a 700,000. Qui poi anziché Khàrizm si legge Khuwàrizm, ma si 'lice ch'è sul fiume Gihùn iI'O.kus). L' interpeUat-o è in ibn al-AtJiir Hudayn b. al-Mundzir. PERSIA. — Presa di Haràt ed ultimi eventi del Khurasan. § 9. — al-Madàiui. da Sadaiiali 1>. llumayd. da suo padre). Dopo la jiiesa di Marw e di Ballch, 'Abdallah b. Amir mandò Khulayd b. 'Abd- allah al-TIanatì contro le città di Haràt e (il cantone) di Bàdzaghis (Yàqùt, 1. 461: Mcynard Dict., 75], le quali vennero felicemente espugnate e rima.sero sotto il dominio musulmano fino all'insurrezione di Qàrin, quando -i uninmo ai riVtelli (T a bari. I. 2904). Cft-. Athir. IH, 98. § 10. — In questo anno i32. ll.j al-Ahnaf b. Qays conquistò llarat «• Marwarnìdz, e '.Abdallah 1). Khàzira conquistò .Sarakhs (B a e t h g e n Fra -ni.. 112i [.M.].^ § 11- — Kayf, città antica tra Bàdzaghis e Marwarrùdz. era il capo- luogo di quella wilayah. vicina a Bagh.sur contata (fra le dipendenze • lei distretto) di Marwarrùdz: fu conquistata da Sàkir mawla di Sarik h. al-.A'war, per conto di .Abdallah b. "Amir, l'anno 31. H., nella campagna di Marwarrùdz (Yàciùt. 1\'. 333j fM.]. <'fi. Mf-y hard Dict., 500. § 12. — Qays [b. al-HaythamJ. dopo la visita ad 'Uthuiàu, andò per il 'Tukhàristàu. e non Ukcò nessun paese di quella regione .senza che quella jK»polazione veniase a patti con lui, e gli furono uljbidienti. Venuto poi a Simingàn (Yàqùt, III, 142: Meynar.l I>i( t.. 317j gli opp «li al-Tabasàn, di Bàdza g his. di Tlaràt e del Quhistàn. Abdallah b. Khazim represse la rivolta nel .sangue. Nello stesso anmral-Ahnaf b. Qays conquistò le due Marw (Nuwayri Leid., I, f(.l. 103, v). § 18. — (ibn Khaldùn). Uscirono le milizie dei Turchi l'anno 32. TI. dalla parte del Khuràsàn in ('numero di) quarantamila sottt:) Qàrin, uno dei loro mnlùk. clie giunse fino -ad al-Tabasàn. A lui si riunirono quelli di Bàdzaghis, di Haràt e del Quhistàn. Governava allora il Khuràsàn Qays b. al-Haytham al-Sulami, prepostovi da ibn 'Amii-, dopo cIk; egli era andato a Makkah in pellegrinaggio, compiuta che ebbe la conquista. Era con lui il sii ; Da li là II Futuhàt, I, 106-10(5; Dzalial.i Tarikh, MS. Pari.s, 1. fol. 101. v.; Kathir Bidàyah. MS. Vienna. \. F.. IR7, fV. fui. (>-2.v. ; Khamis, II. 28»;. lin. 13-1<;; Mahà.-ii II. I. '.•?. lin. Ifl-lS; T a gh r i b i r ri i . MS, Paris, 1 óó 1 , fol . 2, v. 4!».-.. it'. .^'. 32. a. H. 32. a. H. PERSIA-ÀDZARBAYGÀN-AL-BÀB-AL- IRAQ-SIRIA. Malumori fra '"^BAYCAN^AL- ^^ genti Sirie e quelle kufane nell'Àdzarbaygàn. - Disastro musulmano BAB-AL-iRAQ- di Balan^ar. SIRIA. - Malu- mori fra le genti Sirie e queMe ku- governatore di al-Kùfah, conferì ora a Salman b. Rabi'ah il comando sa- lane nell'Adzar- §19. — (Sayf b. 'Uraar. da Muhammad e da altri). Sa'id b. al-'As. di Balangar.' baygàn. - Disa- pi'enio sulla marca di confine (al-farg) neH'Adzarbaygàn, sulla quale stro musulmano aveva imperato 'Abd al-rahmàn fino al giorno della sua morte .sotto le mura di Balangar. Hudzayfah b. al-Yamàn ebbe però l'ordine di coman- dare le schiere kufane che dovevano guerreggiare in quelle parti. Avvenne ora che il GalifiPo 'Uthmàn (nel decimo anno del suo califfato, secondo Sayf, e perciò nel 33. H.) desse ordine alle schiere sirie sotto Habib b. Maslamah al-Fihri di recarsi in aiuto di quelle kufane neirAdzarbaygàn. conferendo il comando supremo delle forze unite a Salman b. Rabi'ah. A questo ordine però Habìb non volle obbedire, e fi-a Siri e Kufani si venne a parole molto vivaci, perchè nessiina delle due parti voleva sot- tostare all'altra. I Siri arrivarono al punto di dichiarare che piuttosto di obbedire a Salman avrebbero fatto uso delle armi, ed i Kufani risposero nel medesimo tono, minacciando di mettere Habìb in prigione e di tru- cidare i suoi seguaci. Sul conflitto fi-a i due partiti furono composti alcuni versi dal poeta Aws b. Maghrà, dhe cominciavano con le parole: Se voi oserete battere Salman, noi batteremo il vostro Habib, e se voi andrete a pro- testare presso (il Califfo 'Utbmàn) ibn 'Affan, andremo anche noi. ecc. Il conflitto fti pei"ò sedato alfine dall'autorità del vecchio Compagno del Profeta, Hudzayfah b. al-Yamàn, il quale assunse il comando di tutte le schiere, sirie e kufane, e con le medesime compì, in tre anni successivi, tre spedizioni contro i Turchi. Nel corso -della terza spedizione ricevette la notizia dell'assassinio del Califfo 'Uthmàn, e maledisse gli omicidi, pre- gando Dio che facesse perire i colpevoli soltanto sotto la spada (Tabari. J, 2889, 2893-2894). Cfr. anche Athir, III, 104: Khaldun, II, App., 138. § 20. — (Sayf b. 'Umar, da cinque tradizioni.sti con diver.si isnàdV In questo anno (32. H.) il Califfo 'Uthmàn ordinò a Sa'id b. al-'As. go- vernatore di al-Krifah, di mandare Salman b. Rabi'ah nell'Àdzarbaygàn pei- porgere soccorso ad 'Abd al-rahmàn b. Rabi'ah, che si era internato nel paese a settentrione ed era. venuto in grave conflitto con gli abi- tanti intorno a Balangar. Salman doveva poi anche unirsi con le .schiere comandate da Hudzayfah b. al-Yamàn, e con il contingente sirio sotto agli ordini di Habib b. Maslamah "al-Fihri (cfi-. 30. a. H.. i^ 188. e 31. a. H.. §§ 27, 28). Allo ste.sso tempo il Califtb scris.se ad 'Al)d al-iahniàn b. Rabi'ah. 496. stro musulmano di Balangar.f 32. a. H. § -2^}. che si trovava con le schiere uell'al-Bàb. di non spingersi innanzi con ho- ^^:,^-^' ,„ ^ ' PERSIA-ADZ'lR- verchio ardimento, perchè le popolazioni (a 1 - r a ' i y y a h) erano molti > agitato b A y g À N - A l- e grande parte di esse erano disposte a commettere eccessi. Difatti in tutte f ^j^*^""" '.1^?' » r r- SIRIA.- Maia- le spedizioni fatte fino a quel tempo contro gli al-Khazar, i Musulmani mori fra le genti erano sempre riusciti facilmente vittoriosi ed il caso aveva voluto che mai f ''« ® ''"^"^ •*"■ '^ ... '3"8 "®" Adzar- finora un musulmano fosse .stato ucci.so dagli indigeni. Per questo motivo baygan. - Disa- fra gli abitanti era nato un timore .super.stizio.so degli Arabi, che erano ritenuti invulnerabili. Accadde però che alcuni fra i nemici, più ardimen- tosi degli altri, vollero ancora provare, se la voce fosse vera e prepararono in un sito coperto di folti boschi, un' imboscata ad alcune schiere musul- mane, uccisero un grande numero di soldati e fugarono gli altri. 1 Khazar tagliarono le teste ai morti e con questi sanguinosi trofei dimostrarono ai loro consanguinei come la invulnerabilità dei Musulmani fosse una fiaba, eccitando perciò tutti a riprendere le armi con novello ardire contro l' in- vasore del loro paese. A questo appello diedero pronta risposta i Turchi di tutta la regione, preparandosi a resistere con energia agli Arabi. Intanto 'Abd al-rahmàn b. Eabi'ah, senza tener conto dello stato degli animi nel paese, e senza obbedire agli ordini avuti dal Califfo, si internava di nuovo fi'a i nemici f^nel nono anno del califfato di 'Uthmàn, aggiunge Sayf j e poneva assedio alla città di Balangar con potenti mac- chine e catapulte (al-manganiq wa-1 - ' arr adà t). Gli abitanti si dife- sero però con gi-ande valore ed i Musulmani subirono molte perdite. Le pietre lanciate dagli assediati fecero .strage dei Musulmani durante gli assalti. Mi'dad al-SayVjàni ebbe la testa schiacciata da una di es.se. e la .stessa sorte toccò pure a Yazid b. Mu'àwÌ3ali al-Nakba'i : ambedue ven- nero sepolti nella medesima fossa. Perirono anche Alqamali b. Qays ed '.Amr b. Ttbah. (Perirono ancora?) abù Mufazzir al-Tamimi, Khàlid b. Rabi'ah e al-Halhàl \>. Dzurri, alcuni dei quali nei giorni prima del com- battimento avevano esclamato, mirando i loro mantelli bianchi, « che nulla « vi fo.sse di più bello, che veder il .sangue ros.si) sconeie come grosse la- • grime sul bianco nive<> dei loro manti *. Intanto aciorrevano in aiut(j di Balangar i Turchi dal settentrione, che pioml)ando sugli Arabi turbati «falle ingenti i)erdite già subite, inflissero a loro una grande sconfitta, nella quale Hoccombettero al-Qartha' f h» 8tes.so comandante in capo Abd al- rahmàn b. Habi'ah. L'esercito musulmano fu spezzato in due paiti: una fuggi pre.s.so Salmàn b. Rabiah e fu da lui protetta da altre vessazioni; l'altra, nella quale si tjovavano Salmàn al-Fàrisi ed abù Ilurayrah. attra- versando il pae.se dei Khazar. si uiÌm- in salvo per la via del (Jilàn e del < jurgàn. IftT. 63 §§ ■■^', 32. a. H. 32. a. H. [PERSIA-ADZAR- BAYÓAN-AL- BAB-AL- IRAQ- SIRIA. - Malu- mori fra le genti Sirie e quelle ku- fane nell'Adzar- baygàn. - Disa- stro musulmano di Balangar.'j Il cadavc'ic di Abd al-iahmàn b. Ralu'ah venne pietosamente rac- colto e sepolto dai vincitori, i quali eblicro poi la tomba in grande vene- razione e, ancora ai tempi di Sayf b. 'Umar, solevano andarvi in proces- sione nelle stagioni di grande siccità, per implorare la sua intercessione in favore della pioggia (') (T abari, 2889-2893). A thir, III, 102-104, aggiunge: 'Abd al-rahmàn era detto dzu-l-Nùn, clTera il nome della sua spada (Ibid., 103, lin. 4). Essendo Nùn = pe.sce, pare immaginabile una relazione fra questo suo soprannome — qualunque ne sia l'origine — e la sua virtù di far piovere [M.]. Cfi-. Khaldùn, II, App., 137 e 30 a. H., § 188. V hanno confusioni sulle persone che furono oggetto di questo culto. Cfr. anche Salmàn b. Rabì'ah: secondo Yàqùt, I, 441, Dzu-1-Nùn era Suràqah b. 'Amr. XoTA 1. — Omnietto di far mmizione dei sogni avuti e dei presentimenti espressi da coloro eh-:- perirono dinanzi a Balangar due giorni prima della disfatta. Su questo grave disastro subito dai Musul- mani, come è sovente il caso, sono sorte molte leggende per glorificare i'eroism.o degli uccìsi e per smor- zare con episodi drammatici l'umiliazione della disfatta. § 21. — (C/V-. 26. a. n., §§ 40 e segg.). (Sayf b. 'Umar, da al-Ghusn b. al-Qàsim, da un tale, da Salmàn b. Rabì'ah). Nelle sue prime spedizioni nel paese dei Turchi, al di là del Bàb, Abd al-rahmàn b. Rabì'ah aveva in- cusso tanto timore negli animi di quelle popolazioni, che egli potè ripe- tutamente invadere quei paesi negli anni successivi e portar via roba e prigionieri, senza, che i Turchi osassero opporgli mai alcuna seria resi- stenza: essi credevano che gli angeli lo assistessero. Quando però piìi tardi si mutarono le condizioni d'animo dei Kufani, perchè il Caliiib 'Uthmàn aveva concesso il governo ad Arabi, che un tempo avevano rinnegato r Islam, i Turchi ripresero animo e posero un agguato all'esercito di 'Abd al-rahmàn, assalendolo di sorpresa in una gola fra i monti. 'Abd al-rahmàn b. Rabì'ah fu ucciso, ed i Musulmani spaventati si diedero alla higa, benché Salmàn b. Rabì'ah, afferrato lo stendardo, cercasse di arrestare il disastro. Insieme con abii Hurayrah al-Davpsi, Salmàn ed i superstiti, tra- versato il (jrìlàn, si ricoverarono nel (lurgàn. I Turchi seppellirono il ca- davere di 'Abd al-rahmàn b. Rabì'ah, ma compresi di rispetto per la sua memoria, presero l'abitudine di visitare in processione la sua tomba, quando desideravano la pioggia (T abari, I, 2G68-2669). § 22. — (Sebeosj. In questo anno i Medi (Markh = abitanti dell' Adzar- ba3'gàu) si sollevarono contro gli Ismaeliti (Arabi) ed uccisero il capo degli esattori delle imposte del re degli Ismaeliti : quindi fuggirono e si rifii- giarono nei monti della Media, in foreste con ^^l'ofonde gole, negli abissi, tra le roccie, nelle profondità orribili delle valli vicine al fiume Gaz 45)8. 32. a.. H. §§ -w, 28. (= Satìd Rud?), sulk' montau;nu della Media, ed in mezzo alle eorat'oioso 32. a. H. PERSIA-ADZAR- ed eroiche tribù che vi dimorauo. i Del ed i Delum (= al-Daylam). bayóàn^al- Ussi intatti non potevano più tollerare la servitù crudele e dura. bàb-al-iràQ- , ... , , , ,• ■ SIRIA. - Malu- nò il peso del tributo che gravava su di loro, perchè erano obbligati a rnori fra le genti pagare ogni anno 365 borse di dirli a ni. Inoltre a coloro che non potè- sirie e quelle ku- _, . , . , . , . , , 1 -, / 11 • *^"^ nell'Adzar- vanojdare i dirhara, per ogni dir barn che mancava al tributo (gì in- bayéàn. - Disa- vasori) rapivano un uomo. Es.si (gli Ismaeliti) annientarono così la cavai- stro musulmano ' .... di Balangar.^ leria e la nobiltà del paese. Por questa ragione (i Medi), considerando la loro situazione, prt.'ferirono la morte alla vita e decisero di ottenere o la morte o la liberazione da questa servitù schiacciante. Incominciarono a raccogliere le genti e ad organizzai-le in corpi, (nella speranza) di sfug- gire ai denti del drago ed alla morte (che veniva) da animali dal soflBo \ iolento (= Arabi). Quando l'esercito ismaelita vide che la .sua azione non aveva alcun risultato nelle difficili montagne dei Medi — ^perchè essi essi non riusci- remo a ridurre sotto il loro dominio il Kethrus e lo Skiwthea}', i fiumi cioè dei Delum con tutta la gente che abitava in quei luoghi fortificati) — e quando vide che molti dei suoi venivano a soccombere dinanzi alle for- tezze e ruinavano giù nei burroni, e molti rimanevano feriti dalle fiecce in mezzo ai canneti difficili a varcare, fiecce lanciate da guerrieri bi-avi e coraggiosi, allora gli Ismaeliti si allontanarono da quelle regioni e si volsero verso il nord contro la popolazione che dimorava presso alle Porte ilei Ca.spio fal-Bàb). Essi arrivarono al passo di Cor (Bàb al-Abwàb, oggi Derbend) e quando e1>l>ero varcata la gola (Kapan), devastarono tutto il paese ai piedi della montagna e sconfis.sero quelle poche .schiere che for- mavano la guarnigione del paese e che erano venute a loro incontro sino alla Porta degli Unni (Bàb al-Abwàb). Allora sopraggiunse un altro esercito dal paese di Tlietal (ITayàtal o l'unhi Eftaliti) e combatterono contro (gli Lsmaeliti) con grande valore. L'esercito degli Lsrrtaeliti fu sconfitto dalle schiere dei Thetal: (gli Arabi) furono di.sfatti e ma.ssacrati. I resti dell'e.sercito, che fuggiva, ncm poterono -campare attraverso la gola dei monti, perchè un altro esercito piombò su ii e.ssi alle spalle. Volgendosi allora verso le regioni impraticabili della _'rande catena del Cauca.so. raggiun.sero con i)ena e difficoltà le pendici 'ii'Ila montagna e Ijen pochi di essi s'v salvarono, eon grandissimo stento, -ciiza vestiti, .sr-alzi, a piedi, feriti, ed airivarono, attraverso il teiritorio «li Tizbon, nel pae.se che abitavano (Sebeos, 143-144). § 23. — Dal racconto di Sebeos noi abVjiamo il seguente quaglio degli .wveiiimenti. La rivolta deirAdzarl)aygàn scoppiò contro j/li .\rabi. perchè 499. §§ 32. a. H. 32. a. H. IPERSIA-ADZAR- HAYÓAN AL- BAB-AL -IRÀQ- SIRIA. - Malu- mori fra le genti Sirie e quelle ku- fane nell'Àdzar- baygàn. - Disa- stro musulmano di Balangar.i gli abitanti delia regioni'; non cunvLTbiti ali" Islam, presero le armi per lil)orar.si dall'eceessivo gravame delle imposte e dalle vessazioni fiscali. È probabile che le ristrettezze finanziarie dello Stato islamico sospingis- ser(» l'amministrazione fiscale a rincrudire le imposte per colmare i disa- vanzi crescenti. Sa'ld b. al-'Às, quando gl'insorti ebbero massacrato il capo esattore arabo ed i suoi accoliti, invase l'AdzarbaNgàn e ricuperò il possesso della parte pianeggiante della provincia; ma allorcliè tentò inse- guire i ribolli rifugiatisi nelle montagne del Daylam, incontrò tali diflfi- coltà a penetrare nella legione boscosissima piena di ripide, quasi inacces- si!)ili montagne, che dopo aver subito molte perdite si vide costretto a rinunziare ed a ritirarsi. Per riparare allo scacco subito gli Arabi allestirono un'altra spedi- zione verso il Cat;caso, arrivarono alle Porte del Caspio e devastarono le regioni al di là, le pianure cioè della Russia Meridionale. In principio gli Arabi incontrarono poca resistenza, ma poi sopraggiunsei'o tali forze nemiclie che gli Arabi subirono una grande disfatta. I superstiti tentarono di salvarsi attraverso le Porte del Caspio, ma un altro esercito degli al- Khazar tagliò loro la ritirata e costrinse quanto rimaneva delle schiere arabe a tentare, come meglio poteva, il valico della catena caucasica. Po- chissimi vi riuscirono : la maggior parte peri nel tentativo. § 24. — Sul disastro di Balangar cfr. anche Faqih, 287, lin. 1-. 32. a. H. §§ 25--27. IRAQ. - al-Basrah: la /ori idraulici e cenni topografici ed ono- 32. a. h. mastici dei canali della Babilonide meridionale. lavori idraulici e § 25. — ^«oi diamo qui appiossi» la vt*isiuue di lui luugu Inauu u cenni topografici ed onomastici capitolo dell'opera di al-Baladzun, che potrà sembre a taluni fuori posto dei canali dalia in questo luogo. Sono brandelli di notizie di vario carattere e di diversa Babiionide meri- dionale.) origine e di età diversa, abbracoianti il periodo che va dal califfato di 'Utjimàn alla fine del 11 secolo della Higrah. Avrei potuto spezzettarne una buona p?rte e distribuirla cronologicamente negli annali delle annate successive, ma tu questo modo avrei diminuito il k)ro valore illustrativo, come documento delle condizioni sociali, amministrative, fiscali, idrauliche *' sociali della Babiionide. Molte notizie illustrano e completano quanto abbiamo detto a proposito di siffatti argomenti nella nostra sintesi del califfato di 'Umar. Interessantissimi sono poi i ragguagli sui lavori idrau- lici compiuti in Bal)ilonide e sui mutamenti e sul modo come tali muta- menti avvenissero nella proprietà fondiaria. Sebbene i fatti menzionati si riferiscano a periodi posteriori al califfato di 'Uthmàn, indirettamente por- gono un grande lume anche su questo, perchè quanto avvenne di poi fu la conseguenza di quanto si creò sotto 'Umar e sotto "Uthmàn. § 26. — fal-Balàdzuri). Il canale di Dubays risale ad uno smacchia- tore chiamato Dul)ay.s, che smacchiava gli abiti su quel canale. Il Batjiaq al-Hiri fu cosi chiamato da un nabateo di al-Hirah, che, si dice, era un mawla di Ziyàd (Balàdzuri, 358, lin. 14-16) [M.]. § 27. — (al-Balàdzuri^. Ziyàd (1). Alnhij quando giunse con lo scavo del canale di Ma'qil alla qui) bali in cui passava in rivista l'esercito, egli fleviò il canale verso sud *• lo fece passare verso gli Ashàb al-Sadaqah nel monte, e questo gomito fu chiamato \ahr Dubays. 'AUiallah b. 'Amir scavò il canale eh'' è presso il Dar Fil, quello che è chiamato Xahr al-Asàwiraii. E < rido alcuni gli Asàwirah (cfr. 17. a. lì., %^ 105 e segg. ) U) scavarono. 11 canale di 'Ann- prese nome da Amr b. Utliah 1». ahi Sutyàn. Il canali- di mura Habib, da umm Habib bint Ziyàd, sopra cui c'era un castfdlo a molte porte, e fu chiamato al-llazàrdar [« le mille porte * : cfr. Vàqut. IV. 970; Meynard f) i e t . , 695-596]. Ali b. Muh. al-Madà-ini dice che Sh-awayh al-Uswàri sposò Marganah raatlre di 'Ul»aydal]ah b. Ziyàd, -^e le costruì un castello da molte porte e lo chiamò Hazaidar. aLù-l-IIasan dice che fu chiamato llazàrdai perciiè Siravvayh mise al ca-stellc» mille \H>rte. .\ltri invece 2. 32. a. H. ss 39^1. 32. a. H. queiiza con cui li montava, e si fece partigiani dopo la fuga di ibn al- Asath, nel Sigistàn, che fuggiva da al-Haggag (nell'83. H.). lavorMdrauMci e Talhatàn era il canale Nahr Talliah b. abì Nàfi' mawla di Talhali cenni topografici 1 -TTu J n 1 "ed onomastici b. Lbaydallali. ^ei ^^„^y, ^ena n canale Nahr Humaydah prese nome da una donna della famiglia di Babiionide meri- Abd al-rahmàn b. Samiuali b. Habib b. Abd Sams, chiamata HumaydaL, che t\i moglie di 'Abd al-'aziz b. Abdallah b. 'Amir. (Il nomt! di) Khayratàn viene da Khayrah bint Danirah al-Qusay- riyyah, moglie di al-Muhallab (b. abì Sufrah). Ella aveva anche Muhal- labàn, che le aveva dato al-Muhallal) ; secondo altri questo (canale) era suo, ma prese nome da al-Muhallab, essendo essa madre di abù 'U3'aynah, ~ufi hjjflio. Grubayràn fu chiamato da Gubayr li. Ilayyah. Khalatan era proprietà di Alidallah 1). Khalaf al-Khuzà'i. padre di Talhah al-Talahàt. Tulayqàn era della famiglia di 'Imràn b. Husayn al-Khuzà'i dei figli (li Khàlid b. Tulayq b. Muli. b. 'Imràn. Khàlid fu qàdi di al-Ba.srali ( Ba- ia dz uri, ;359. lin. 16-360. lin. 16) [M.]. § 30. — (al-Qalidzami). Il canale di Murrah era Nahr ibn 'Amii-* ai cui lavoii di scavo presiedette Murrali mawla di abu Bakr al-Siddiq e il sud nome ebbe il sopravvento. abù-1-Yaqzàn ed altri dicono che il canale prese nome da Murrah 1». 'L^thmàn, mawla di 'Abd al-rahmàn b. abì Bakr al-Siddiq. ed era un ru- scello per adacquare le palme. Murrah domanilò ad 'Ai.sah, Madre dei Cre- d<'nti. di presentarlo a Ziyàd, nnjttendo nell' indirizzo prima il nome di Ziyàd. PM es.sa .scri.sse raccomandandolo, e cominciando: * A Ziyàd b. al)ì « Sufyàn da 'Ausali Madre dei Credenti ». Quando Ziyàd vide che gli aveva Ncritt^j e l'aveva chiamat^j figlio di abfx Sufyàn, ne godè e onorò e trattò iht.sai bene Murraii, e disse ai presenti: «Ecco una lettera a me diretta . dalla Madre dei Credenti », e fece leggere l' indirizzo, e diede al racco- mandato un feudo di cento garib sul canale di al-Ubullah e vi ft'ce co- struire un canale, che prese nomn da Murrah. 'Utbmàn b. MuiTali era tra i più generosi cittadini di al-Basrah: ma il f«iudo era u.scito dalle mani dei tigli per pa-saarc alla famiglia di al-Saffàq b. Hu^i- b. Bugayr al-'Iqawi ■iegli Azd aialàdzuri. 360, lin. J6-341, lin. 4) [M.|. § 31. — (al-BalàiJzuri, senza isnàd). Daragah (fank era dei beni dni 'Phaqif, •• fu chiamato cosi per (|Uf'Mtioni corse, giacché Óank in persiano lignifica « chia.sso » (sakhab). .\nasàn presu nomi* da Anas li. Màlik in un f. Giimay' b. Yasar e anche nonno per parte di madre di 'Isa b. 'limar al-Nahwi e di Hàgib b. 'Umar. Il canale Nahi- abi-1-Khasib prese nome da abu-1-Khasib Marziiq, mawla di al-Mansur, Principe dei Credenti. Il canale Nahr al-Amir in al-Basi"ah fu scavato da al-Mansùr, poi fu dato al figlio (jra'fai-: era chiamato Nahr Amir al-Mu-minin (« il canale del Principe dei Credenti »; e poi fu detto Nahr al-Amir (« il canale del- « l'ani ir»). Più tardi al-Bà.sid lo comperò e ne diede feudi e ne vendette. Il canale Nahr Kubba era di al-Ra.5id e pre.se nomo da Sùrigi (dal f»ersiano sur e gà. = tcìiipiis festi che un tempo si celebrava nel mese di Gumàda [Rubbay]). Hl-Qura.si fonnò oggetto di litigio tra 'Ubaydallah t>. 'Abd ai-ala iil- Kurayzi e 'Ubaydallah b. Tniar 1). al-ITakam al-Thaqafi. Ma poi vennero a un accordo, secondo cui ciascuno dei due no prese una metà, e si eb- bero cosi al-Qurasi e al-' Arabi. al-Qandal ora una delle insenature del Tigri (ctr. li loss., .s. r.j, che fu chiusa da Sulaymàn b. Ali; li .sopra era il feudo di al-Mundzir b. al- Zubayr b. al-Aw\vàm, •• lì anche era il canale Nahr al-Nu'man b. al-Mundzir re di al-IIirah. ch'egli aveva avuto in feudo ai tempi di Kisra, e lì era un caHtello di al-Nu'màn. Il canale Nalir Muqàbil pre»e nome da Muqàtil b. {'jariyah 1). Qu- dàmali al-Sa'di. 'Uniayràn prese nome da AUlailali b. L'mayr al-I^aythi. Sayhàn dai Bamiecidi. che lo cliiamarono così. ;,l.(;ril,?n;ili tiT (li-tti. ii.^\ pei'i-hè vi .si pescavaim i pesci (gùl)arah(. Vj6. 64 §§ »i-3rundzir : «Qui non è scritto khalli, ma hul (poniti) tra « Himyari e al-Murghàli (= impediscigliene cioè il possesso) ». Sa'sa'ah b. Mu'awiyah, zio di al-Ahnaf, aveva un feudo di fronte ad al-Murghàb e a lato di esso. Mu àwiyah b. Sa'sa'ah b. Mu'àwij-ah intervenne in favore di Himyaii. E Basii- di.sse: « Que.sto è il pascolo dei nostri cameli, « vacche, asini, cavalcature ed armenti ». Ma Mu'awiyah: « E tu per una « vacca storta e un'asina in calore vorresti usui-pare il nostro diritto? ». 'Abdallah b. abi 'Utlimàn b. 'Abdallah b. Khàlid b. Asid disse pure: « Que.sta « è nostra terra e nostro feudo >. E Mu'awiyah: « Hai sentito dire di quelle « che camminava sul fiioco, e gli entrarono le fiamme per il sedere? Quello «sei tu:. (Balàdzuri, 364, lin. 11-366, lin. 4) [M.]. § 38. — (al-fìalàdzuri, senza" i su à d). Suwaydàn apjiartcnuva ad Ubay- dailah b. abi Bakrah come feudo, dell'estensione di quattiV)cento garib. Li diede a Suwayd b. Manguf al-Sadusi e ciò perchè Suwayd, ammalatosi, ricevette ima visita da ihn abi Bakrah. il quale gli domandò t-omc lo tro- \ a8.se. E l'altro: « Bene: se tu volessi... ». — « .'^ì. voglio ». rispose, « ma € di che .si tratta?». — «Se tu dessi altrettanto di quello che hai dato « ad ibn Ma'mar, che non abbia più da temere ». Ed egli gli diede Su- waydàn. che pre.se il nome «la lui Tialàdz uri. 365. lin. 4-9) [M.]. § 39. — ial-Ma. 32. a. n. 32. a. H. al-Masruq;\nà,n fu una (iati' ah della famiglia Al abi Bakrah, che iu 'i«vorMdrauNd e principio luisuiava cento garìb e più tardi, quando fu misurata dai geo- cenni topografici metri (m u s s a h) di al-Mansur risultò che era cresciuta sino a mille dei°can^i*dena g a r 1 h : allora furono riconfermati alla famiglia Al abi Bakrah i cento Babiionide meri- garìb che avevano prima e fiirono confiscati tutti gli altri. La qatì'ah Himyàn appartenne a Himj-àn b. 'Adi al-Sadusi. Katliiràn appartenne a Kathii- b. Sayyàr. Bilàlàn, a Bilàl b. abi Burdah : prima la qati'ah apparteneva ad 'Abbàd b. ZÌ3fàd, poi fu comperata da Bilàl. Siblàn a Sibl b. 'Amìrah b. Yathi'ibi al-Dabbi. Il canale Nahr Salm prese nome da Salm b. 'Ubaydallah b. abi Bakrah. Il canale Nahr al-Ribbàhi prese nome da Ribbàh mawla della fa- miglia Al (jud'àn. Sabkhah 'A'isah prese nome da 'A'isah bint 'Abdallah b. Khalaf al- I^uzà'i (Balàdzuri, 365, lin. llult. lin.). § 41. — Kathii' b. 'Abdallah al-Sulami, ossia abù-l-Ag, luogotenente di Yùsuf b. 'limar al-Thaqafi in al-Basrah, scavò un canale dal Nahr ibn 'Utbah fino ad al-Khastal, ed esso prese da lui il nome. Il canale Nahr abi Saddàd prese il nome da abù Saddàd mawla di Ziyàd [b. Abihi]. Bathq Sayyàr appartenne a Fil mawla di Ziyàd [b. Abihi], ma il sopraintendente ai lavori fii Sayj'àr mawla dei banu 'Uqayl ed il suo nome prevalse. Ard al-Isbahàniy3 un era un distretto, sarà, appartenente ad alcuni arabi: gli al-Isbahàniyyiin erano una gente (persiana) convertitasi all'Isiàm e poi immigrata in al-Basrah : si dice che essi erano con gli al-Asàwirah che vennero ad al-Basrah. Dar ibn al-Isbahàui in al-Basrah prese nome da 'Abdallah b. al-Isba- hàni, possessore di ben 400 mamliik: egli si unì a Mus'ab b. al-Zubajr contro al-Mukhtàr, e comandò l'ala dritta del suo esercito [nel 67. a. H.] (Balàdzuri, 365, ult. lin.-366, lin. 7). § 42. — ('Abbàs b. Hisàm, da suo padre, da alcuni della famiglia Al al-Ahtam). Il Califfo Yazìd b. 'Abd al-malik scrisse ad 'Umar b. Hubayrah : « Il Principe dei Credenti non ha alcuna porzione [di terra] (khursah) « nel paese dogli Arabi (Ard al-'Arab): perciò recati negli al-qatà'i' « e prendi i sopravanzi (fudùl) per il Principe dei Credenti ». Perciò 'Umar si mise a visitare gli al-qatà-i', chiedendo informazioni sul conto di essi, poi li misurava : così venne alfine ad una terra, di cui chiese chi fosse il 506. 32. a. H. §§ 42, 43. proprietario. Questi rispose: « Sono io ». — « E da chi l' liai avuta? ». — -^2. a. H. ^. . . . . . [ IRAQ.-al-Basrah: Il proprietario rispose citaudo un verso: lavori idraulici e Noi le abbiaiuu ereditate da padri veritieri e le lasceremo in eredita ai nostri figli ^ j j. . ed onomastici qnando cesseremo di vivere. dei canali della Ma poi il popolo protestò [per l'opeiu di 'Umar b. Hubayrah] onde questi Babiionide meri- dionale.) desistè (Balàdzuri, 366, lin. 7-14). § 43. — Saltàn prese il nome da al-Salt b. Hurayth al-Hauati. Qàsimàn era una qati'ah di al-Qàsim b. 'Abbàs b. Rabi'ah b. al- Hàrith b. 'Abd al-Muttalib, i' la ereditò di poi suo fi-atello 'Awn. Il canale Nahr Khàlidàn al-Agmah appartenne alla famiglia Al Khàlid b. Asìd ed alla famiglia Al abi Bakrah. Il canale Nahr Màsùràn scorrtiva per un sito dove fu un uomo mal- vagio (sirrir) che trattava ingiustamente la gente e la sottometteva a minute ricerche e vessazioni : perciò il canale prese il nome da lui : in per- siano al-màsur significa appunto un uomo eccezionalmente malvagio (aì-gurbuz al-sirrir). (jrubayràn era una qati'ah di (jruba3r b. abi Zavd dei banù 'Abd al-Dàr. Ma'qilàn era una qati'ah di Ma'qil b. Yasàr, i-icevuta da Ziyàd [b. Abihi], oppure, secondo altri, da 'Umar [b. Hubayrah]: ma 'Umar non ha dato ad alcuno feudi (qati'ah) sull'al-Nahrayn. (jrandalàn appartenne ad 'Ubaydallah b. Grandal al-Hilàli. Il canale Nahr al-Tiit era una qati'ah di 'Abdallah b. Nàti' b. al- Hàrith al-Thaqafi. (al-Qahdzami). Il canale Nahr Sulaymàn b. 'Ali appartenne ad al-Hassàn al-Nabati. Il canale Nahr al-Ghiithi fu .scavato dal comandante della guarnigione di contine (maslahahj detto GhQth e perciò prese da lui il nome : altri affermano clif siccomi' irrJLrava (>ra 'ala mughith*") al-Murghàb fu detto al-Ghfith Dziìt al-IIafàfayn si trovava sul Nahi- Ma'qil e Diglah, apparteneva ad 'Abd al-rahmàn b. abi Bakrah: la comperò un arabo, al-Tammàr mawla «H .Amatallah bint abi Bakrah. Nahr abi Sabrah al-IIudzali era un qati'ah. Harl)aiiàii t-ra una qati'ah di Ilari) b. 'Abd al-rahmàn b. al-tlakam V.. Hhi-j.'Is. Il feudo qati'ah al-Hubàb appartenne- ad al-Hubàb b. Yazid al-Mugàsi'i. Nahr ó-a'far appartenne a (ia'far mawla di Salm b. Zi^àd, che era un khàrigita. min. 4a 11. 32. a. H. 32. a. H. Hathq Shin prese il nome da Siiin, moglie di Kisra b. Hurmuz. lavori idraulici e (al-Qalidzami cd al-Madàini). Muhallabàii, conosciuto nell' al -di w àn cenni topografici ((ni il nome di qat l'ali 'limar b. Huba3rah. appartenne ad 'Umar b. Hii- edon omasi e i^^yj-ai^ a] quale fu dato in feudo dal Califfo Yazid b. *Abd al-malik, quando del canali della J > "i ' t. Babiionide meri- s' impadroni dei beni di Yazid b. al-Muhallab. dei suoi fi'atelli e di suo figlio: aveva appartenuto ad al-Mugliirah b. al-Muhallab. In esso v'era un canale scavato da Zàdàn Farrùkh. Ai tempi di al-Balàdzuri apparteneva alla fa- miglia Al Sufyàn b. Mu'awiyah b. Yazid b. al-Muhallab. (Dopo la caduta degli Umay3adi im figlio di Sufyàn b. Mu'àvviyah) fece ricorso al Califfo abu-l-'Abbàs per il possesso del fondo, ed il Califfo glielo diede. Allora la famiglia Al al-Muhallab gli fece una causa per tale faccenda. (Il figlio di Sufyàn) disse: « Questo fondo apparteneva un tempo ad al-Mughirah « (b. al-Muhallab, il padre di mia madre) ». E quelli: « Noi ti concediamo « questo, ma (tuo nonno) al-Mughirah b. al-Muhallab è morto prima di suo « padre, ed allora sua figlia (la moglie di Suf3àn) ha ereditato soltanto « la metà. La sua eredità è quella ciie ti viene da tua madre. Il resto djel- « l'eredità ritornò al padre, il quale (per aver sopravvissuto al figlio) fu « uno dei suoi eredi ». Allora Sufyàn disse: «Ma al-Mughirah lasciò anche «un figlio». E quelli di rimando: «Ma che cosa hai tu che fare con il « figlio di al-Mughirah? tu non puoi ereditare da tuo zio materno ». Il Ca- liffo non concesse però nulla alla famiglia (e lasciò tutto nella famiglia Al Sufyàn b. Mu'àwiyah) : la proprietà aveva mille e cinquecento garib di superficie. Kawsagàn prese nome da 'Abdallah b. 'Amr al-Thaqafi al-Ka\vsag: se- condo al-Madà-ini, Kawsagàa appartenne ad abù Bakrah e suo fratello Nafi' gli fece causa (per il possesso della proprietà). Andarono insieme sul fondo ed ognuno di essi pretendeva al possesso del medesimo. Allora uscì presso di loi'O 'Abdallah b. 'Amr al-Kawsag e disse a loro due: « Veggo che voi « due siete in conflitto, nominatemi arbitro >. Essi accettarono e lo nomi- narono arbitro : egli disse allora : « La mia decisione sul fondo è che esso « mi appartiene >. E quelli glielo consegnarono. Si dice che ad al-Kawsag mancava un abbeveiatoio (sirb), perciò disse ad abù Bakrah ed a Nafi': « Datemi un abbeveratoio per la lunghezza di un salto (wathbah) ». Essi acconsentirono, e si dice che al-Kawsag facesse un salto di trenta |dz i r à ' (Balàdzuri, 366, lin. 14-368, lin. 3). § 44. — Sull'Eufi-ate vi erano terre i cui abitanti si fecero musul- mani, rimanendo in esse quando comparvero i Musulmani e terre che usci- rono dalla proprietà degli abitanti ed entrarono in quella dei Musulmani, per donazione (bi-hibàt) o altre forme di entrata in possesso (asbàb 510. 32. a. H. §§ 44-1(3 al-mulk). Perciò queste terre divennero 'usriy vali u di decime, mentre ^^ *■ ^■ - ■ , TT . ' - . 1 • • -111 [IRAQ.-al-Basrah: prima erano kharagi x'^-ah. Allora al-Haggag le rimise sotto il kharàg. lavori idraulici e Il Califfo 'Umar b. Abd al-'az"iz la rimise tra le terre paganti soltanto la cenni topografici ed onomastici sadaqah. Il governatore 'Umar b. }Iuba3rali la passò di nuovo sotto u jei canali delia kharàg. Il Califfo Ilisàm b. 'Abd al-malik ne restituì una parte fì-a le Babiionidemeri- dlonale.i terre paganti sadaqah, ed infine il Califfo al-Mahdi rimise tutta la pro- prietà tra le terre a ràdi al-sadaqah (Balàdzuri, 308, lin. 3-8). § 45. — Gra'faràu appartenne ad umm (jra'far bint Migzàli b. Thawr al-Sadusi. moglie di Aslam. padrone di Aslamàn. (al-Qahdzami, da Arqam b. Ibrcihìm). Arqam b. Ibràliim vide Hassàn al-Nabati su un ponte indicare [con la mano] ad 'Abd al-a'la b. 'Abdallah che era con lui. il contine di tuttL- lo proprietà nel recinto di Nahr al-Fayd appartenenti alla famiglia di Iliìsàm 1). Abd al-malik. Quando giunse icamminando) alla casa di Abd al-a'la, alzò il braccio (facendo ccjsì segno che qui finiva la proprietà). Allorché venne al potere la dinastia abbàsida, tutta questa proprietà fu confiscata, ed abù Gra'far trasformò in waqf la proprietà di al-tì-abàn, tra i waqf creati a vantaggio della po- }»(ù degli al-Xamir b. Qàsit. Di.sse un giorno al-Haggàg, mentre era presso di lui 'Abbàd b. Husayn al-Habati : « Che cosa dice Humràn? Certo, « se fa risalire la sua origine sino agli Arabi e non dice che suo padre è « Ubayy, — <■ che è Soltanto mawla di 'Ut^imàn, — gli tagliere la testa ». Allora Abbàd si allontanò da al-Haggàg in grande fretta, andandi» ad avvertire Humràn del discorso fatto da al-Haggàg. Humràn gli fece dono della parte occidentale del canale, e trattenne (ha basa) la parte orien- tale. Perciò ('Abbàd.'in) prese nome da 'Abbàd b. al-llusayn. Il primo che muni.sse Abbàdàn — cosi dice Hisàm b. al-Kaibi — ili una guarnigione di frontiera (ràbata) tu 'Abbàd b. al-Husayn. al-Rabi' b. Sul»h il giurista, un mawla dei baniì Sa'd, raccolse danaro tra la gente di al-li;i.srah e con esso fortificò Alibàdàn e vi stabili una guarnigione di confine. al-Habi' apprese tradizioni da al-Hasan al-Basri e soleva andare raz- ziando in India per via di mare, e p«n mori e fu sepolto in un'isola n.l- liinnn 120. H. (Balàdzuri, 368. lin. irj-.'ji;;», Ha. 4). ."jil. 32. a. H. 'IRÀQ-al-Basrah: lavori idraulici e dionale.j ^ 47. 32. R. H. § 47. — (al-Qahdzami). Khàlidàn al-Qasr e Khàlidàn Tlabsà appar- teunero a Khàlid b. Abdallah b. Khàlid b. Asid, ed (un altro) Khàlidàn cenni topografici appartenne a Yazid b. Talhah al-Hanafi ohe aveva ku nyali abù Khàlid. dei "canali della '^^ canale Nahr 'Adi era un avvallamento (khawr) che partiva dal Babiionidemeri- Nahr al-Basrah, finché 'Adi b. Artàh al-Fazàri, governatore di 'Umar b. 'Abd al-'aziz, lo distaccò dal Bathq Sirin. Il Califfo Sulaymàn diede in feudo a Yazid b. al-Muliallab tutte le al-Batihah o bassure acquitrinose che egli riuscì a bonificare. Yazid b. al- Muhallab bonificò al-Sarqi, al-éabàn, al-Khast. al-Zangiyyah(?), Mughìratàn ed altri luoghi che divennero tutti una proprietà recinta (hawz). Di tutto ciò s' impadronì il Califfo Yazid b. 'Abd al-malik : di poi il Califfo Hisàm lo cedette in feudo al figlio dal quale in seguito passò ad altri. (al-Qahdzami). al-Haggàg diede in feudo a Khayrah bint Danirali al- Qusayriyyah, moglie di al-Muhallab, il podere di 'Abbàsàn, che poi fu con- fiscato dal Califfo Yazid b. Abd al-malik. il quale lo cedette in feudo ad al-'Abbàs b. al-Walìd b. 'Abd al-malik. Confiscata dagli 'Abbàsidi, la pro- prietà fu ceduta in feudo dal Califfo abù-l-'Abbàs a Sulaymàn b. 'Ali. al-Qàsimiyyah è il fondo da cui si fece derivare l'acqua, ed al-Qàsim b. Sulaymàn, mawla di Ziyàd. falsificò uno scritto con cui dimostrò che l'aveva ricevuto in feudo dal Califfo Yazid b. Mu'àwiyah. al-Khàlidiyyah appartenne a Khàlid b. Safwàn b. al-Alitam, e un tempo appartenne a Qàsim b. Sulaymàn. al-Màlikiyyah, a Màlik b. al-]Mundzir b. al-Gràrùd. al-Hàtimijyah, a Hàtim b. Qabisali b. al-Muliallab. (Da varia gente di al-Basrqh). 'Adi b. Artàh scrisse al Califfo 'Umar b. 'Abd al-'aziz e ordinò agli abitanti di al-Basrah che essi pure scrives- sero (al Califfo) in merito allo scavo di un canale per gli abitanti mede- simi. Waki' 1). abi Siid al-Tamìmi .scrisse al Califfo dicendo : « Se non ci « scavi per noi un canale, al-Basrah non può esser nostra dimora >. Si dice che 'Adi cercasse con ciò di danneggiare [la proprietà di] Bahz b. Yazid b. al-Muhallab e invece gli fu di giovamento. Il Califfo 'Umar scrisse con- cedendo lo scavo del canale, e fii scavato il Nahi- 'Adi: la gente andò a guardare i lavori, e tra gii altri 'Adi vi condusse anche al-Hasan al-Basri sopra un asinelio, mentre egli andava a piedi. Quando venne 'Abdallah b. 'Umar b. 'Abd al-'aziz a governare F'Iràq a nome di Yazid b. al-Walid, gli si presentò la gente di al-Basrah, lagnandosi che l'acqua potabile era salmastra. Gli mostrarono due bottiglie, in una delle quali era l'acqua di al-Basrah e nell'altra l'acqua deiral-Batihah. Egli o-sservò la differenza tra le due acque. La gente gli disse : « Se t\i ci scavi un canale, ben'emmt^ hV>. 32. a. H. §§ 47, 48. ♦ di quest'acqua dolce ». Ed il governatore scrisse al Califì'o Yazid su questa 32. a. h. faccenda. 11 Califfo rispose: « Se la .spesa per questo canale raggiunge l'ani- layo/i idraulici e «montare del kharàg deH"Iràq, che è nelle nostre mani, spendi pure cenni topografici _^ , ., , ,, ., T -. ., ed onomastici « questa .somma ». Ld il canaio tu scavato e prese il nome di Nalir il ni ^jgj canali delia 'Umar. Un giorno, disse un tale mentre era nel maglis di ibn 'Umar: Babiionide meri- dionale.) « Io credo che la spesa per questo canale raggiungerà i 300,000 (dirham) «o anche di più». Rispose ibn 'Umar: «Anche se raggiungesse il kha- « rag dell' 'Iraq, pure .spenl^er(^ (piesta somma (Tìalàdznri. 309, lin. 4- 370, lin. I2j. § 48. — I governatori e gli al-asràf di al-Basrah andavano ad attin- gere l'acqua potaVnle nel fiume Tigri e .scavarono cisterne (sahàrig): al-Haggàg vi aveva pure una cisterna ben conosciuta, nella quale si rac- coglieva l'acqua piovana: anche ('Abdallah) ibn 'Arair .Ziyàd (b. Abihi) ed CUbaydallali) b. Ziyàd avevano cisterne in al-Basrah e permettevano al pubblico di attingervi l'acqua da bere. Il Calitfo al-Mansùr, la prima volta che entl•<^ in al-Basrah, costruì il castello che si trova presso il carcere maggiore a!-llabs al-Akbar, nell'anno 142. H. La .seconda volta che andò in al-Basrah, co.strul l'al- Musalla. (al-QahdzamiK L'al-Habs al-Akbar era i slàmi (V costruzione di tempi musulmani). Muli. b. Sulaymàn 1>. Ali trasformò in \v a q f una sua proprietà (day ah) per la manutenzione delle eisterne (ahwàd) che egli si era preso in al-Basrah : ed i raccolti che ne ricavava erano destinati alle mac- chine d'irrigazione (dawàlib), ai cameli che le facevano funzionare, od alla loro manutenzione (ma sia bah). (Rawh b. Alid al-mirmin, da suo zio paterno abù Hàsini. da suo padre). Gli abitanti di al-Ba.srah mandarono un'ambasceria al figlio di Umar b. '.Xbd al-aziz in Wàsit e lo pregarono di scavar loro un canale; egli accon.senti, facendo scavare per essi il Nahr ibn 'Umar, ma la quan- tità d'acqua che ossa pf)rtava era as.sai scarsa : la maggior parto dell'acqua duH'al-Batihah si versava nel Nahi- al-Dayr e la genti; era costretta ad attingere l'ai-qua da bere in al-Ubullah. fino a quando venne Sulaymàn b. 'Ali in al-lia.srah, si prese al-Mugliithah, costruì le dighe nell'al-Batiliah e l'acqua fu deviata dal Nahr al-Dayr e sospinta nel Nahr ibn "limar. Su al-Mugliit_hah egli .spese un milione di dirham. La gente
  • , neanche uno. Quel giorno Iddio .salvò la città stendendo il suo braccio, grazie alle preghiere del pio imperatori- Co.stantino. r.lT slantlnopoll.] K ó6, 6«5. 32 a. H. 32. a- H. Durante sei n;iomi anfora, la potenza del vento e- l'agitazione del mare ISIRIA-ASIA MI- NORE. - Sp«di- iion cessarono. zione contro Co- Quando gli Ismaeliti videro la mano terribile del Signore, il loro co- raggio si spezzò. Lasciarono Calcedonia di nottetempo e tornarono nel loro paese. Le altre schiere che si trovavano nella regione di Cappadocia fecero la guerra all'esercito dei Greci. Battute da questi, esse fuggirono dalla parte dell'Aruastan .saccheggiando la Quarta Armenia fSebeos, 139-142) [M.]. Sulla .spedizione di Costantinopoli cfi-. anche Dahlan Futuhat. I, 104-105: Hiibschmann, Zur Gesch. Armen., 35-38; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 92,r.; Khamis. II. 286, Un. 12-13; Taghribirdi. MS. Paris, 1551. L fol. l,v. MESOPOTAMIA-ARMENIA-IMPERO BIZANTINO. — Nuove incursioni arabe e bizantine in Armenia. {Cfr. 31. a. U., §§ 30, 31). '§ 56. — (Sebeosj. Ma come l'autunno fu passato e l'inverno vicino, l'esercito ismaelita airivò e prese quartiere a Dwin, con l'intenzione d'andar contro i Georgiani e di passarli a fil di spada. Notificarono loro con mi- nacce, per mezzo d'ambasciatori, di sottomettersi o di lasciare il paese e andarsene. Ma questi non vi erano disposti, e si prepararono alla lotta. Allora gli Ismaeliti li vollero circondare con la guerra per annientarli com- pletamente. Ma quando essi furono in marcia, il rigore e la neve dell' in- verno li sorpresero, onde tornarono prontamente nell'Asorestan, .senza com- mettere violenze in Armenia. I capi degli Armeni greci e degli Armeni arabi. Hamazasp e Muse), e tutti gli altri, si riunirono insieme e si accordarono per far cessare ogni guerra e ogni spargimento di sangue tra loro. Passarono i giorni dell" in- verno in pace per conservare gli abitanti del paese, giacché il signore dei Rstuni era caduto malato e si era recato nell' isola di AÀthamar. Egli non poteva uscirne e intraprender nulla : e divisero il paese secondo il numero dei loro cavalieri e stabilirono alcuni per far rientrare l'oro e l'argento. Allora si poterono vedere i tormenti della disperazione, come capita ai malati che sono in preda al dolore e non possono parlare ; anche qui ci fil qualche cosa d'analogo. Giacché non ci fu nessun luogo in cui gli uomini potessero fuggire e nascondersi, per scamparla: ma fu come quando^ uno cade in mare e non può iiscinae. 618. 32. a. H. §s 56, 57. Uuaiidu il .siattaglia. e non aveva anima vmtn il Armenia.] .51!!. §s '■'', -w*. 32. a. H. 52. a. H. [MESOPOTAMIA- ARMENIA-IM- PERO BIZAN- TINO. - Nuove Incursioni arabe e bizantine in ArnDenia.) nemico ili fronte. Allora egli intominciò a imitare con ardore la bravura dei suoi padri e a compiere azioni virili, seguendo l'esempio dei .suoi an- tenati, pregando Iddio di condurlo e di dar successo ai suoi atti di bravura. Come s'è detto sopra, il catholicos degli Armeni, Nersés, parti con r imperatore e lo segui a Costantinopoli. Vi fia accolto con onore, ricevette presenti e fu poi rimandato al suo paese. Giunto che fu, si stabilì a Taykh fino alla morte del signore dei Rstuni. E quando l'incursione degli Aral)i fu finita, sei anni dopo la sua espulsione, egli ritornò al suo rseggio, si fortificò sul seggio di catholicos e si affrettò a terminare la costruzione della chiesa che egli aveva incominciata a costruire sulla strada della città di Ya/.arsapat. Lo storico fa poi alcune considerazioni di carattere teologico sugli avvenimenti. L' incursione sarebbe stata prevista, ma doveva finir presto l'odiata dominazione. (E ancora dura!) (Sebeos, 146-147) [M.]. § 58. — Lo stesso anno gli Armeni si staccarono dagli Ismaeliti e si sottomisero di nuovo all' imperatore greco. Il quale nominò Hamazasp. signore dei Mamikoniani, curopalata, gli fece dono di troni d'argento e gli diede il comando del paese degli Armeni, concedendo agli altri capi il ])osto d'onore e danaro alle milizie. Quando il re ismaelita vide che gli Armeni s'erano staccati da lui. fece passare a fil di spada tutti gli ostaggi che avevano menati via dal paese, circa 1775 persone. I pochi altri, circa 22, ebbero soli salva la vita. Ma Muse),, signore dei Mamikoniani, non potè staccarsi dagli Ismae- liti, perchè aveva quattro figli ostaggi presso di loro. C'erano tra gli ostaggi tre [figli e] un fi-atello di Hamazasp. [Gli Arabi] fecero venire presso di loro in Siria questi ultimi come altri capi, con le loro mogli. In seguito, [gli Armeni] persuasi ch'era meglio morire che vivere, si separarono da loro, e con negoziati afi6-ettati, si sottomisero all' imperatore greco, d' in- telligenza coi capi e le schiere degli AÀuan e i capi li Siunia col loro paese. Anche quelli, i quali si erano messi precedentemente sotto la pro- tezione dell'Atrpatakan, si sottomisero di nuovo e si allearono con gli Ar- meni quando l' impero persiano fu rovesciato e gli Ismaeliti furono giunti alla dominazione. Fecero prigionieri Muse), e gli altri capi alleati con lui. Ma r imperatore ordinò di mettere questi ultimi in libertà e mandò presso di lui Muse), soltanto. Iddio mandò una sedizione tra gli eserciti degli Ismaeliti e distrusse il loro accordo; essi vennero alle mani tra loro, e si divisero in quattro partiti. L'uno è nell'India, l'altro occupa l'Asurestan e il nord, il terzo tiene l' Egitto e il paese dei Thétal, il quarto il paese degli Arabi e un 52(1. 32. a. H. MESOPOTAMIA- 32. a. H. §§ 58, 59. luogo chiamato Askaròn. Essi incominciarono a combattere tra loro e si uccisero gli uni gli altri con grande effusione di sangue. Allura quelli che ' armenia-im erano in Egitto e in Arabia si unirono; uccisero il loro re, depredarono i pero bizan- ° ^ . T I N O. - Nuove ricchi tesori e stabilirono un altro re nel loro paese (Sebeos, 145-140) [M.J. incursioni arabe § 59. — Nella storia d'Armenia del Patriarca Giovanni Catholicos, e bizantine in Armenia. si narrano egualmente questi fatti con qualche variante. L'invasione araba atterri gli Armeni ed indusse Teodoio e gli altri nakharar a sottomettersi agli Arabi. Allora l'imperatore (bizantino) riunì un esercito numeroso e marciò contro l'Armenia, ma tranne nell' Iberia non trovò alcuno che riconoscesse la .sua autorità. Nel momento in cui l' impera- tore Costantino si accingeva ad insevire nel paese per punire i ribelli, inter- venne il Catb'jlicos Nerses e con le sue preghiere dissuase Costantino dal mettere in atto il suo proposito. Costantino si recò quindi a Tovin («= Dwin) e stabilitosi nella dimora del patriarca Nerses si adoperò ad indurre gli Armeni ad unirsi con i Greci e a prendere insieme la comunione, ponendo in disparte le questioni dogmatiche e religiose che li dividevano. Si fece un concilio di vescovi per appianare la vertenza, ma esso sortì effetto con- trario, perchè i vescovi riuniti si scagliarono contro le decisioni del con- cilio di Calcedonia ed anatemizzarono la fede ortodossa di Costantino. L'imperatore, furibondo, accusò il patriarca Nerses di tradimento, e dopo una apparente riconciliazione con il Catholicos armeno, riparti im- provvisamente per Co.stantinopoli, richiamatovi da notizie gi-avi. Nerses, temendo l' ira di Teodoro principe di Rsdunikh, fuggì e andò a nascondei-si nel paese di Daikh. Gli Arabi, dopo aver deva.stato una o due volte l'Arnienia, .se ne re.sero padroni, e tollero in ostaggio uomini, donne e bambini. Teodoro R.sduni riaccompagnò l'esercito arabo in Siria con le propria sf-bierc Egli inori in questa spedizione. Il patriarca Nerses si tenne in esilio per sei anni (Jean Catholicos, pag. 74-76). Cfr. anche Bury. Hist. Later. Roman Emp.,lì. 289 (nel 662 dell' È.V.); Filler. Qtiaestiones de Leontii Arvìenii Hifit.. pag. KM 7 (nell'Huno 651 .lell'È. V.); Ilixtoriac Mincellae (Muratori. Rer. Hai. Script.. 1. parte 1. pa;^. 136] (nel 10" anno di Costante; ; Kaestner, De imp. Castani, 39-453 ; Mailer Islam, I, 261; .Muralt. I, 298; Theophanes, I, 627 (A. M. 61 t3j. 521. «6 32. a. H. SIRIA-CIPRO. — (C'/r. 2é<. a. H., §§ 11 e seijg.). (siRiA-ciPRO.j g gQ^ _ c^g^Qj^^^ .spedizione di Cipro (?) (fChamis, II, 286, liu. 13). Cfr. 33. a. II. IMPERO BIZANTINO. — Vicende della storia ecclesiastica. § 61. — L'anno nono del califfato [di 'Uthniàn] fu eletto patriarca di Costantinopoli Butrus ch'era maronita. Morì dopo sei anni (Eutychiua, ed. Cheikho. II, 28, lin. 4-6). Cfr. Le Quien, Oriens Christiamis, I, 23 L § 62. — L'anno ottavo del suo califfato, mori Unùrvùs, patriarca di Rùmiyah, che aveva parlato secondo la parola di Màrùn, e durante il suo pontificato si divise il parere della Chiesa. Morto lui, fii scelto uno chiamato Sàdinùs e consaci'ato patriarca di Roma. Dopo sei mesi morì. Quindi fu scelto un uomo egregio ff a d i 1) chiamato Yukhannas. Questi, quando gli fii presentato il motivo di questo dubbio, scrisse a Hiraql e al fratello Qustantìn. Ma Qustantin era morto, ucciso da Eraclio. E fatto re il figlio di Qustantìn. anch'egli Qustantin, il quale risponde alla lettera del papa, con piena adesione. La risposta trovò morto Yùhannà, cui era successo Thà^vudiirus ; il quale riscrisse. Qustantin fece rispondere. Ma era morto il papa e successo Martis [sic) fEutychius, 28, lin. 6-32, lin. 11) [M.]. (Cfr. più avanti § 721 IMPERO BIZANTINO. — Spedizione di Rodi. § 63. — L'anno 965 dei Greci (32-33. H.) abù-l-A'war e il suo esercito discesero per mare e arrivarono fino all'isola di Cos. Se ne impadronì per il tradimento del vescovo che vi si trovava. Ne devastò e saccheggiò tutta la ricchezza, massacrò la popolazione ne menò via il resto in cattività e distrusse la «uà cittadella {cp\ 30. a. H-,§ 175). Passò poi in Creta e la sac- cheggiò. Andarono a Rodi e la devastarono. 11 colosso di bronzo era ammirevole e passava per una delle grandi meraviglie del mondo : si disposero a rom- perlo e prendei-ne il bronzo. Era di bronzo di Corinto e aveva l'aspetto d'un uomo in piedi. Quando vi misero. fuoco sotto, riconobbero ch'era fisso a pietre in mezzo alla terra con grandi tiranti di ferro. Parecchi uomini vi si sospe- sero con grandi corde, e in un tratto cadde a teiTa. Si dice che fosse alto 107 piodi; vi si ti'ovarono mille carichi di bronzo, e questo bronzo fii acquistato da un ebreo della città di Emessa [Hions] (Michel Syrien, II, 442-443) [M.]. 52-2. 32. a. H. §5 64-tì9. § 64. — (Teofane). Nell'anno del mondo 6146 (= 653 dell' È. V. = 32.- ^2. a. h. ^ \ -^ . ^ (IMPERO BIZAN- 33. II.) Mu'àwij'ali sottomise Rodi ed abbatte il colosso di Eodi, mille tre- tino. - Spedi- cento e sessanta anni dopo che era stato eretto. Un ebreo di Edessa, aven- ^'°"® *^' ^°^^-] done fatto acquisto, caricò con il metallo ben novecento cameli (Theo- p h a n p s , pag. 527-528). § 65. — Il Bury pone questo evento nel 664 dell' È. V. (= 33.-34. H.), ma aggiunge che il colosso di Rodi era caduto sin dal 225 avanti Cristo (Polybius, V, 88). Era rimasto giacente per tutti questi secoli, « sed jacens « quoque miraculo est » afferma Plinio (Ristai'. Naturai., XXXIV, pag. 18). Era stato costruito da Chares di Lindo e il materiale con cui fti fatto, oppure il danaro per la costruzione, fu raccolto vendendo il materiale delle mac- chine d'assedio di Demetrio Poliorcete. Cft-. Mahaff}-, Greek Life and YTìonghf, pag. 334, 342 o segg. e Bury, ffisf. Later Rom. Emp., II, 280-290. § 66. — Sulla spedizione di Rodi cfi-. anche Amari, Sf. Musnilm. Si- cilia, I, 82; Cedrenus, ed. Bonn, I, 766 (nel 12" anno di Costante IIj; Dahlan Futuhat, I, 106-107; Hertzberg, Gesch. Byzant., 66; ffis f or iae Misceli ae [Mn VA tori, Ber. Ital. Script., I, 1, pag. 135] (nel 12° anno di Costante); Le beau, XI, 364-356; Giurai t, I, 299; Rampoldi Annali, II, 168-170; Wellhausen Romaer, 419. ARABIA-MAKKAH. — Pellegrinaggio annuale. § -67. — Il Califfo 'Ut_hmàn diresse in questo anno il pellegrinaggio annuale (Mas' vidi, IX, 66). EGITTO. § 68. — L'amir Qays (b. al-Hàrith al-Muiàdi], governatore arabo del diatietto Heracleopolitano, rilascia agli abitanti di Pliys una ricevuta por le tasse riscosse a saldo del tributo per l'Indizione XI (10 Tybi XI Indi- zione = 14 gennaio 663 dell' È. V. = 8 Gumàda II. 32. H.). (Karabacek Fiibrer. 141, n. 660). EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo. § 69. — L' iiiundaziuiH.' annuale del Nilo nella nia.s.sinia magra scese a&dzirà' <• 3 asba'. E nella massima piena sali a 17 dz i rà ' eOasba' (Mahàsin. I. 101. Un. 11-13). 528. 46 f:i).7o ìj£t» ci» XI • 32. a. H. Aimo di acqua abbondante, forse fin troppo copiosa, al punto da som- lEGITTO. - Inon- ., , dazione annuale iuorgcre piu che irrigare. del Nilo.] EGITTO-ABISSINIA. § 70. — Il governatore d'Egitto fece una spedizione contro al-Ha- basah [Abissinia] (Khamìs, II, 286, Un. 16). EGITTO-AFRICA-SICILIA. § 71. — [Prima spedizione araba contro le coste della Sicilia, regnante papa Martino, 649-G52 dell' È. Y.]? Cfr. Amari, Ribl. Arab.-Siml., I, 268, 329-337; II, 1, 112, 273-274; Amari, St. Musulm. Sicilia, I, 82-90 (nel 33. H.); Balàdzuri, 235 (dopo il 41. H.?); Diehl, Afrique Bizant., 565; Labbe, Sacr. Concilia,, VI, 3; Muratori, Rer. Hai. Script., III, 140. Diamo la notizia senza particolari e senza speciali commenti, perchè, come vedremo meglio nelle annate successive, non è sicura e le probabi- lità sono, io credo, contrarie ad un anticipo si grande d'incursioni arabe in Sicilia. Il mare era ancora dominato dai Ureci, e la prevalenza araba segui soltanto dopo la grande vittoria navale del 34. H. Inoltre la Tunisia era ancora indipendente dagli Arabi, né in Tripoli era possibile tenere una flotta. Quella d' Egitto aveva da difendere le coste del Delta ed una incursione in Sicilia poteva essere assai pericolosa. ITALIA. — Deposizione di papa Martino. § 72. — L'esarca Teodoro, detto Calliopas, entrò in Roma con l'eser- cito di Ravenna (il 15 giugno 653), depose papa Martino e lo mandò in Oriente, imbarcandolo ad Ostia (15-18 luglio 653 dell' E. V. = 13-16* Dzù-l- Higgah 32. a. H.). Cft-. Anastasins Bibliothec. [Muratori, Rer. Ital. Script., III, 140]; Bury, Hist. Later. Roman Emp., II, 294-295; Cedrenus, ed. Bonn, I, 761-762 (nel 16° anno di Costante II); Eutychius, ed. Cheikbo, II, 34 (nel 2° anno di Mu'àwiyah) ; Eutychius-Migne, Patrol. fjraec, voi. CXI, 1 1 3 ; H e r t z b e r g , (ìench . Byzant., 64-56 ; Historiae Miscellae [Muratori, Rer. Ital. Script., I, 1, pag. 132] (anno 9" di Costante) ; Kaestner, De imp. Constant. Ili, 60-62 ; L e b e a u , XI, 366-362 ; Mansi, X, 851, 852-854, 881; 524. / 32. a. H. §§ 72-75. Muralt. I. 299: 32. a. h. [ITALIA. - Doposl- Muratori Auuali (ed. 1744), IV, lOG-108; zione di papa Muratori, Rer. Hai. Script., IV, 105, 107, 109. Martino.] Cfv. anche 34. a. H. ITALIA. — Morte di re Rodoaldo. § 73. — Muri Hodoaldo re dei Longobardi dopo breve regno (nel 653 deirÈ. V.). Sali sul trono Ariberto. Cfr. Muratori Annali (ed. 1744), IV, 108-109 (anno 653 dell' È. V.); Paul US Diaconu-i [Muratori, Rei: Hai. Script., I, 1, pag. 473]. NECROLOGIO dell'anno 32. H. — al-Abbàs b. Abd al-Muttalib. § 74. — In questo anno i32. IL), secondo al-Wàqidi, cessò di vivere lo zio del Profeta, al-Abbà..s b. 'Abd al-Muttalib, in età di 88 anni; è noto che avesse tre anni di più del Profeta (T a b a r i . I, 2894). Cfr. Athir, IH. 107. § 75. — (a) abù-1-Fadl al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. 'Abd Manàf b. Qusayv b. Kilàb b. Murrah b. Ka'b b. Luajy b. Ghàlib b. Fihr b. Màlik h. al-Nadr b. Kinànah b. Khuzaymah b. Mudiùkah b. alYàs b. Mudar b. Nizàr b. Ma'add b. 'Adnàn. Sua madre era Xutavlah bint Granàb b. Kulayb b. Màlik b. 'Amr b. 'Amir b. Zayd Manàh b. Amir ecc. (Saad, IV, 1, pag. 1, lin. 1-6) [M.]. ip) 'Muli. I>. 'L^mar, . al-Qàsim al-Bayàdi, da Su'bah ma wla di ibn 'Abbà.s, da 'Abdallah b. Abbàsj. Egli nacque tre anni prima della spedizione dell'Elefante, ed era di tre anni più attempato del Profeta. Suoi tìgli furono : 1" al-Fadl, ch'era il maggiore, e da cui il padre prendeva la kuny ah. Era bello. Il Profeta lo prese in seno. Mori in Siria nella peste di 'Amawàs, fenza discendenti (cfr. 18. a. H., § 211). 2'' 'Abdallah, il dottore (al-habr), che muri a Tàif, lasciando figli. 3° 'LTbaydallah, uomo generoso e ricco. Mori a Madinah, lasciando figli. 4° 'AIkì al-iahmàn: mori in Siria, senza discendenti. 5" Quthara, che somigliava al Profeta; andò a combattere noi Khu- ràAàn, e mori a Sainarqaufl .senza figli. 6" Mabad, morto in Africa, martire, con discendenti. , 7" unini Habil»ali. Mailri' di tutti qUfsti fu umm al-Ka. Wuwaybaii b. '.Abdallah b. llilàl §§ 75-77. 32. a. n. 32. a. H. 1, 'Amir b Sasaali h. Mu'rnviyah b. Bakr b. ilawàzin b. AJansùr b. Ikrimah al- Abbàs b. Abd ^- Khasafah b. Qaj's b. 'Aylàn b. Murjar (Sa ad. TV. 1, pag. 1. lin. <5-pa- Bi-Mutiaiib.] yina 2. lin. 9) [M.j. (e) (Hi.sàm b. Mnh. b. al-Sà-ib al-Kalbi, dal padre). I suoi figli da umm al-Fadl furono i più lontani l'un dall'altro per sepoltura, che .si vedessero, al-' Abbàs ebbe poi altri figli da altre donne; da una concubina ebbe: 8° Kathir. giureconsulto e tradizionista, 9° Tammàm, dei più forti del .suo tempo, 10'' Safiyyah, 11" Umaymah. 12" al-Hàritb b. al-'Abbàs : madre sua fu Hugaylah bint Grundab 1». al-Raln* b. Amir b. Ka'b b. 'Amr b. Sa'd b. Màlik b. al-Hàrith b. Tamim ' b. Sa'd b. Iludza}! b. Miidrikah b. al-Yàs b. Mudar b. Nizàr. Questi ebbe figli, tra cui ai-Sari b. Abdallah. «ali della Yamàmah. Gli altri non ebbero figli (Saad, IV, 1, pag. 2, lin. 9-18) [M.]. § 76. — (Muh. b. 'Umar, da 'Abdallah b. Yazìd al-nudzali, da abù-1- Baddàh b. 'Asim b. 'Adi b. 'Abd al-rahmàn b. 'Uwaym b. Saldali, dal padi'e il quale raccontaV Sa'd b. Khaythamah, Ma'n b. 'Adi e 'Abdallah b. Grubayr, mi dissero di andare dal Profeta con loro, per salutarlo, giacché credevano in lui, e pur non l'avevan visto. Mi fu detto che il Profeta ora in casa di al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib^ e noi andammo e lo salutamnio,^ e gli chiedemmo quando ci saremmo potuti vedere. al-'Abbàs disse : « Nella « nostra gente v'è qualcuno che non è d'accordo con voi: tenete dunque « nascosta la vostra cosa, fino a che finisca il pellegrinaggio, e possiamo « esporvi chiaramente tutto ». Il Profeta diede loro convegno in quella notte, la cui mattina doveva essere la seconda fuga, in basso ad al- 'Aqabah dov'è oggi il masgid, ordinando che non svegliassero chi dor- miva, e non aspettassero chi non era venuto (*) (Saad, FV, 1, pag. 2. lin. 18-28) [M.]. Nota 1. — Si tratta del così detto convegno di 'Aqabah in cui i Madinesi giurai-ono fedeltà a Maometto fcfr. Iiitrod., §g 341-347). § 77. — (a) (Muli. b. 'Umar, da 'Ubayd b. Yahya, da Mu'àdz b. Rifa'ah b. Ràfi'). [Riassunto] La prima notte della Higrah quelli se ne andarono ad uno ad uno, e il Profeta li aveva preceduti. Aveva seco soltanto al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, giacché di lui si fidava in ogni cosa. al-'Abbàs parlò primo (si espone il discorso di al-'Abbàs, e poi si racconta il resto del con- vegno). Il Profeta ebbe la loro bay 'ah, e al-'Abbàs prese la mano del Profeta e confermò la bay 'ah sua fi-a gli Ansar (Saad, IV, 1, pag. 2. lin. 28-pag. 3, lin. 22) [M.]. .52fi. 32. ci. H. §§ 77-71). 32. a. H. INECROLOGIO. (6) (Muli. b. 'Umar. da abù Bakr b. Abdallah b. abi Sabrah, da al- Hàrith b. al-Fadl, da Sufyàn b. abi-l-Awgà, da chi tu presente). [Rias- ^ ai- Abbas b. Abd sunto] Si parla ancora dell'allocuzione di al-'Abbàs, in cui raccomandò ai-Muttaiib. egli, sopra ogni cosa, la prudenza. al-Barà b. Ma'rùr rispose assicurandolo; e die' primo la bay 'ah. Mentre, secondo altri, tu primo abù-l-lla>tham b. al-Tayyihàu e, secondo altri ancora, As'ad b. Zuràrah (Sa ad, V, 1, pag. '=i, liu. 22-pag. 4, lin. 6) [M.]. (c) (Muli. b. Umar, da alni Bakr 1). Abdallah b. al)i Sabrah, da Su- layman b. Suhaymj. [Riassunto] Si dice come fosse interrogato al-'Abbàs riguardo a chi primo desse la bay'ah(') e com'egli * rispo.se che primo fu As'ad b. Zurarah, secondo al-Barà b. Maiùr, poi 'Usayd b. al-Huda}'!- (Saad, IV, 1, pag. 4, lin. 10-23) [M.]. Nota 1. — La presenza Ji al-'Abbàs al couveguo lii .-Viiai'uii i- pii'i probabilmt'nte ricamo Ji età |iosteri<«rp ppr far piacere alla regnante dinastia abbàsida. § 78. — (a) ('Ali b. 'Lsa b. 'Abdallah b. al-Hàrith b. Nawtal, dal padre 'Isa b. 'Abdallah, dallo zio Ishàq b. Abdallah b. al-Hàrith, dal padre 'Ab- dallah b. al-Hàrith b. Nawfal b. al-Hàrith b. Abd al-Mutt.alibj. A Badr, avendo gridato abù Gahl contro i Qurays che davano buon gioco a Mao- metto, furon fatti uscire a malincuore al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib e Xawfal e Tàlib e 'Aqll (Saad, IV, 1, pag. 4, lin. 23-pag. ó, lin. 4) [M.J, (6) (Hisàm b. Muh. b. al-Sàùb al-Kall)i, dal padre, da abù Sàlih, da ibn 'Abbàsj. Quelli ch'eran fra noi dei l)anù Hàìsim in Makkah, che ave- vano fatto professÌ9ne di fede islamica, tenevan nascosta la loro fede per paura che .saltas.sero loro addosso abù Lahab e i Qurays, e li imprigionas- sero, come avovan fatto i banù Makhzùm a Salamah b. Hisàm e ad 'Ayyàs b. abi Rabi'ah e ad altri. Perciò il Profeta disse il giorno di Badr che chi avesse incontrato al-'Abbàs, Tàlib, 'Aqìl, Nawfal e abù Sufyàn non li toc- «asse, che erano usciti a malincuore (') (Saad, IV, 1, pag. 6, liu. 4-10} [M.]. NuTA 1. — La trailiziuue curca di siruiiaru la partiK-ipazioue degli 'Abbutiidi e degli llààimili alla b«tt«xlia di Badr, combattendo nelle file dei pagani. I 79. _ (fl) (Muh. b. lshà, lin. |S-[i;il' '■ lin. Il [M.]. //) ' .Muh. b. 'Umar, da Muli. b. Sàlih, da 'Asini b. Umar b. Qatadah, da Mahmùd i». Labid, da Tbayd \). Aws detto Muqarrin dei banùZafar). Il giorno frr, §§ Ta, ao. 32. a. H. 32. a. H. eli Badi- io feci prigionieri al-'Abbàs b. 'Abd al-Miittalil», Aqil b. abi Tàlib (NECROLOGIO. - , i , -,- i . » , , - /-i •. -n i ■ i ... i • * i l - . * -i al- Al asb Abd '' "i> halli di al- Abbas hhnta. Ed io legai insieme al- Abba-s e Aqil. Bi-Mufiaiib.) Quando li vide il Profeta, cliiamò me Muqarrin, e disse : « Ti ha aiutato « contro loro due un angelo generoso» (Sa ad. IV, 1, pag. 6. lin. 15-20) [M.]. (e) (Ruaym b. Yazid, da Harun b. abì 'Isa al-Sa-mi, da .Alimad b. Muh., da Ibràhim b. Sa'd, da Muh. b. Ishàq, da uno dei nostri compagni, da Miqsam abù-1-Qàsim, da ibn 'Abbàs). Quegli che fece prigioniero al- 'Abbàs fu abù-1-Yasar Ka'b b. 'Amr, fratello dei banù Salamah. Or abù-1- Yasài' era persona smilza (?) fmagmii'), mentre al-'Abbàs era uomo cor- pulento. E il Profeta disse ad abii-1-Yasàr: « Come hai fatto a far prigioniero « al-'Abbàs? ». Ed egli : « Profeta, mi ha aiutato un uomo come non ho « mai veduto prima, e non ho più veduto poi, ed era fatto così e cosi ». Ed egli: « Ti ha aiutato un angelo glorioso » (karim) l'Saad, TV. 1. pag. 6. lin. 20-28) [M.]. (d) (Altri raccontano). Si ha un'altra versione della prigionia di al- 'Abbàs, e com'egli s' interessasse, pur nel campo avversario, del Profeta, e gli fosse grato d'avere vietata la sua uccisione (Saad, IV, 1, pag. 6, lin. 28-pag. 7, lin. 4) [M.]. (e) (Ru-aym b. Yazid al-Muqri-, da Hàriìn b. abi 'Isa, da Ahmad b. Muh. b. Ayyùb, da Ibràhim b. Sa'd, da Muh. b. Ishàq, da al-'Abbàs b. 'Abdallah b. Ma'bad, da ibn 'Abbàs). [Riassunto] Come il Profeta non potesse ilormire, perchè udiva il gemito di al-'Abbàs e non si addormen- tasse, se non dopo ch'egli fu sciolto (Saad, IV, 1, pag. 7, lin. 4-11) [M.]. (/■) (Muh. b. 'Umar, da Muh. b. Sàlih, da 'Asim b. 'Umar b. Qatàdah. da Mahmfid b. Labid). Quando al-'Abbàs fu menato tra i prigionieri. gli fu cercato un qamìs, e non se ne trovò alcuno che gli andasse in Yatlirib, se non quello di 'Abdallah b. Ubayy (Saad, IV, 1, pag. 7. lin. 16-20) [M.]. § 80. — (a) (Ru-aym b. Yazid al-Muqri-, da Hàrùn b. abi 'Isa, da Ahmad b. Muh. b. Ayyùb, da Ibràhim b. Sa'd). [Riassunto] Il Profeta disse ad al-'Abbàs, quando gli fu condotto dinanzi, di riscattar sé, 'Aqil, Xawfal e 'Utbah b. Amr, giacché era ricco. E al-'Abbàs: «Io ero musulmano, ma « mi han forzato ». Il Profeta dice allora che, se ciò è vero, penserà Iddio a riscattarlo, ma essendoci stata rivolta esterna, egli ha da pagare. E dicendo al-'Abbàs che non aveva danaro, il Profeta gli parlò di alcune somme che egli aveva consegnate ad umim al-Fadl. Convinto da questo esser Maometto il profeta di Dio, al-'Abbàs pagò per sé e per gli altri (Saad, IV, 1, pa- gina 7, lin. 22-pag. 8, lin. 9) [M,]. 528. 32. a. H. §§ 80, vSi. (6) ('Ali b. 'Isa al-Nawfali. dal padre, dalld zio Ishàq b. 'Abdallali. da ^2. a. H. . A , , ,, 1 , , T-r -., N , . . , , ■ • , ' - • , [NECROLOGIO. - Abdallah b. al-Hai'ith). al- Abbas si riscattò con ottanta uqi yy ali . e per ai-Abbasb. 'Abd altrettante riscattò 'Aqil (secondo altri, per mille dinar). ai-Muttallb.) al-'Abbàs andò a Makkah, e mandò il prezzo del suo riscatto e quello del cugino, ma non mandò quello del suo confederato. Il Profeta chianiò allora Hassàn b. Thàbit. e glie lo disse, abù Kàfi', ch'era l'inviato di al- 'Abbàs, ritornò e disse tutto ad al-'Abbàs. Il quale esclamò : « Clic cosa « potrebb'essere peggio di questa'? Porta il resto prima che tu scenda dalla « be.stia ». E così li riscattò al-'Abbàs (Saad, TV. 1, pag. 8, lin. 13-20) [M.]. (e) (Muh. b. Kathir. da al-Kalbi, da abu Salili, da ibn 'Abbàs a propo- sito della parola del Quràn (sul perdono ai prigionieri di Badr: VITI, 71). Tra questi prigionieri erano al-'Abbàs, Nawfal e 'Aqil. al-'Abbàs aveva seco venti uqiyyah d'oro, abu Sàlih mawla di umm TTàui. ha udito da al-'Abbàs : « Mi furono prese, ^d io pregai il Profeta di porle in prezzo « di liscatto, ed egli non volle. E Iddio mi diede in quella vece venti « .schiavi, di cui ognuno fu tas.sato a un tanto invece delle venti uqiyyah, « e mi diede Zamzam eh' io non darei per tutta la ricchezza di Alakkah, « e .spero nella iniseiicordia di Dio. Il Profeta mi incaricò del riscatto di « 'AqU. Ed io dissi : — M'hai ridotto a elemo.sinare il resto della mia vita. * — Ed egli: — Dov'è il danaro, 'Abbàs? — Qual danaro? — Quello che « hai consegnato a umm al-Fadl «quando sei partito e hai detto co.sì e cosi. « — Ed io: — Come lo .sai, .se nessuno era presente? — Il Profeta disse « d'averlo .saputo da Dio. Allora io feci la profe.ssione di fede. Perciò fu rive- « lato il Q u r-à n , VITI, 71, e Iddio mi ha dato invece di venti uqiyyah « venti schiavi, e spero mi.sericordia da Dio » Saad. IV. 1, pag. 8, lin. 20- ])ag. 9. lin. 10) [M.]. § 81. — (a) fHàsini li. al-Qàsim abù-l-Nadr. da Sula^màn b. al-Mii- ghirah. da Humayd b. Hilàl al-'Ada\vii. 'Ala b. al-Hadrami mandò al Pro- feta da al-Rahrayn ottantamila (dirliam), e non ebbe il Profeta danaro più abbondante di quello nò prima né dopo. Egli lo fece stendere sopra una tavola, e fece chiamare alla preghiera. E il Profeta andò, e si pose fermo ilavanti al danaro. La gente lo vide. E non v'era altro numero o peso che il pugno. Venne allora al-'Abbàs, e di.sse : « O Profeta, ho dato il mio fida, « e quello di 'Aqil h. Tàlib il gi(»rno di Bmlr, che 'Aqil non aveva danaro. « Dammi di questo». Ed egli gli disse: « Prendi ». E al-'Abbàs ne {»re.se a piene mani, e lo mi.se in una .sua khaniì.sah, e poi si mo.sse; ma non potè portarlo, e alzò la testa verso il Profeta, e gli disse: • .Alzami (piesto « danaro >. E il Profeta .sorrise, e dis.<4e: « No, piuttosto ritornaci dopo aver « portato via (piello che puoi po?-tare ». E cosi fece. Ed egli dire va : « Una 629. 67 5g 81-8-1. 32. a. H. 32. a. H. ♦dell»' notti ci ha fatto promessa Iddio Cwa'adanà), e l'ha mantenuta: '^^^Abbà^b'-Abd * '' """ ^" qwf'llo c^'' ^^'"^ in quell'altra (alludendo a quel passo: Sùrah, ai-Muttaiib.] « Vili, 71, sui prigionieri di Badr: v. sopra). Or questo è meglio di ciA «che m'è stata preso, e non so quello ch'egli farà nel perdono» ("Sa ad, IV, L pag. 9, lin. 10-24) [M.]. (6) (Hisam ti. Muli. b. al-Sa-ib, dal padre, da abù Sàlih, da ibn 'Abbàs). Tutti quelli che furono a Radr dalla parte degli infedeli, tra i banu Hàsim. fecero professione di fede, al-' Abbàs riscattò sé e il nipote 'Aqìl. E poi tutti ritornarono a Makkah, ma pili tardi andarono a Madinah, emigrando TSaad, TV. 1. pag. 9, lin. 25-28) [M.]. § 82. — ('Ali b. 'Isa al-Nawfali, da Ishàq b. al-Fadl. dai suoi sa3kh). (Dopo la battaglia di Badr) 'Aqìl b. abì Tàlib disse al Profeta : « Chi hai « accettato dei loro asràf? Siam noi di quelli? ». E il Profeta: « E .stato «ucciso abù ò-ahl ». E 'Aqìl: « Ora il fiume ti è stato purificato. Nessuno « è rimasto della tua casa, il quale non abbia fatto professione di fede ». E il Profeta: «Or di' loro che vengan da me». E 'Aqìl riferì questa nt)- tizia; essi ritornarono. Si dice che al-' Abbàs, Nawfal e 'Aqìl ritornarono a Makkah, avendo ricevuto quest'ordine, per compiere i riti della si- qàyali, della rifàdah e della ri-àsah, e ciò dopo la morte di abù Lahab, giacche qviesti tre uffici erano al tempo della Gràhiliyyah tra i banù Hasim (^). Più tardi emigrarono a Madinah con i figli e le loro famiglie (Sa ad, IV. 1, pag. 9, lin. 28-pag. 10, lih. 8) \IL]. Nota 1. ^ Tutte qiiesle tradizioni sono state inventate per nascondere più tardi il contegno ostile della famiglia di al-'Abbas verso il Profeta sino alla presa di Makkah. I 83. — (a) ('Ali b. 'Isa b. 'Abdallah. dal fi-atello al-' Abbàs b. 'Isa b. 'Abdallah, dai Qurasiti, Makkani, Saybiti ed altri), al-' Abbàs e Nawfal si recarono al Profeta da Makkah nei giorni della Trincea. Li accompagnò Eabì'ah b. al-Hàritli b. 'Abd al-Muttalib nella loro partenza fino ad al- Abwà. Ma poi voleva ritornare a Makkah : gli altri però lo indussero a desistere dal suo proposito (Saad, IV, 1, pag. 10, lin. 8-16) [M.]. (6) (Ismà'ìl b. 'Abdallah b. Ma'bad b. 'Abbàs). Il suo nonno 'Abbàs e abù Hurayrah -andarono con un rakb detto rakb abì Simr, e scesero ad al-Gruhfah il giorno della vittoria di Khaybar ('). Il Profeta diede poi loro (terreni) in Khaybar (Saad, IV, 1, pag. 10, lin. 16-21) [M.]. Nota 1. — Si inventa che al- 'Abbàs euiigi-asse a Madinah già nell'anno 7. H. (spedizione di Khaybar) m«ntre sembra che ciò avvenisse soltanto alla vigilia della presa di Makkah. — Ci'r. il para- grafo seguente. § 84. — Muli. b. Sa'd dice che questo racconto fu esposto a Muli. b. 'Umar, il quale negò che fosse vero; non v'era dubbio invece che al-'Abbas 580. 32. a. H. §§ 84, iS5. . era in Makkah mentre il Profeta stava in Khaybar. ch'eijli aveva conuui- 32. a. h. . . ^ [NECROLOGIO. stata. al-Haggàg b. Ilàt al-Sulami andò allora a Makkah, e disse ai Qurays ai-Abbas b. Abd da parte del Profeta che il Profeta era stato vinto, e quelli ne godettero. ai-Muttaiib.j al-'Abbàtì deplorò la notizia, e aprì la porta, e prese il suo figlio Qutham e lo pose al petto, dicendo: « Qutham, Qutham », o simile a Dzu-I-Karam. Venne poi a lui al-Haggàg, e gli disse che il Profeta era salvo e aveva conquistato Khaybar. al-'Abbàs né godè e, vestitosi, andò al ma.sgid, dove fece il giro e poi annunziò ai Quray.-^ la notizia. I miscredenti ne furono rattristati, e si accorsero d'essere stati ingannati da al-Haggag ; e i Musulmani ch'erano in Makkah si recarono a felicitarsi con al-'Abbàs. al-'Abbàs poi andò a Madinah ed ebbe dal Profeta 200 wasq di datteri ogni anno. E poi andò con lui a Makkah, alla cui presa ebbe parte, e fu a Hunayn e a Tabuk, e rimase con lui fermo il giorno di Hunayn, quando gli altri fuggirono (Saad, IV, 1, pag. IO, Un. 21-pag. 11, lin. 8) [M.]. (6) (Ismà'ìl b. 'Abdallah b. abl Uways, da 'Abd al-'azìz b. Muh., ila Muh. b. Abdallah, dallo zio ibn Sihàb, da Kat_hir b. 'Abbàs b. 'Abd al- Muttalib, dal padrej. [Riassunto] Si descrive minutamente quello che fece al-'Abbàs il giorno di Hunayn, e come chiamò \ ari con la sua voce forte, e anche si narra il getto delle pietre del Profeta contro gli infedeli, e la sconfitta di questi (Saad, IV, I, pag. Il, lin. 8-26j [M.]. § 85. — (a) (Zayd b. Yahya b. Ubayd al-Dimasqi, da Sa'id b. 'Abd al-'aziz, da abu 'Abdallah al-Ayli). Venne il vescovo di Ghazzah presso il Profeta, a Tabùk, e gli disse: « Inviato di Dio, io credo morti llàsim e « Abd Sams, giacché essi son mercanti, ed ecco i loro beni ». Il Profeta chiamò allora Abbàs, e gli disse di dividere la roba di Hàsini tra i .seniori dei banù Hàsim, e chiamò abii SufyAn b. Harb, e disse : « Dividi la roba « di 'Abd Sams tra i .seniori dei figli di 'Abd Sams (^Saad. I\'. I. pag. 12- lin. 6-lOj [M.j. (b) ('Ali b. Isa b. 'Abdallah al-Nawfali, da Ishaq b. al-Fadl, da .Sulaynuin b. 'Abdallah b. al-Hàrith b. Nawfal). [Riassunto] Com».' il Profeta aflratellò tra loro al-'Abbàs e Nawfal b. al-Hàiith. Li riunì a Madinah in uno ste.s.su luogo, e li riunì in un liàit, dove stavano in grande intimità l'un con l'altro. Il dar che il Profeta fece costruire a Xawfal fra nella Rahabah al- Qadà e vicinanze, fino al ni a sg i d del Profeta, ed è oggi la Rahaliah al-Qadà, està di fronte ai dar al-imàrah, chiamato oggi dar Maruàn. Il dar «li al-'Abba.s gli era vicino, ed é [parto] del dar Marwàn fino al niasgid del Profeta, ed il dar al-imàrah, detto oggi ti a r Marwàn. Ad al-'Abbas fu p>i dato anche l'altro dar che é n«.-l sùq, nel luog" > lii^unMt.i Mnlii:i/:ili ibn 'Ablià-s (Saad. IV, 1, pag. 12, liu. 10-21) [M.]. 5H1. 32 a. H. § 86. — (a) (Asbàt. b. Muh., da Hisàm b. Sa'd, da 'UbaydalJali b. al- Abbàsb. Abd Abbas). al-'Abbàs aveva un condotto sulla strada di 'limar. 'Umar s'era ai-Muftaiib.) \.'stito (a festa) per il venerdì. Or ad al-'Abbàs erano stati uccisi due pol- lastri, e quando egli fu al condotto, vi fu versata dell'acqua con del sangue dei due pulcini, e 'Umar ne fu sporcato, 'limar lo tolse; quindi tornò a casa e mutò vestito, e poi ritornò, e fece la preghiera. al-'Abbàs protestò perchè aveva tolto una canale ch'era stato messo là d'ordine del Profeta. E 'Umar: * Ti prego di montar sul mio dorso, sicché tu lo riponga nel luogo in cui «l'ha posto il Profeta». E così fece al-'Abbàs (Sa ad, IV, 1, pag. 12, liu. 22-28 j [M.j. (b) (Yazìd b. Hàrùn, da abù Umayyah b. Ya'la, da Sàlim abù-l-Nadr;. [Riassunto] Si racconta come 'Umar, allargando il masgid, volesse forzare anche al-'Abbàs a cedergli il suo dar pur dichiarandosi disposto a pagargli qualunque compenso. Ma al-'Abbàs nega. Sorge un conflitto, e Ubayy che è scelto arbitro, cita una tradizione del Profeta, che riferendosi ad un caso analogo successo a Dàwùd quando edificò il tempio del Signore, dava ragione ad al-'Abbàs. Quando 'Umar ha ceduto, al-'Abbàs dona spon- taneo il suo dar alla comunità (Sa ad, IV, 1, pag. 13, Un. 7-pag. 14, lin. 10) [M.]. § 87. — (a) (Muh. b. Harb al-Makki, da Suf^-àu b. 'Uyaynah, da 'Amr b. Dìnàr, da abù (ja'far Muh. b. 'Ali). al-'Abbàs andò da 'Umar, a dirgli: « Il Profeta mi ha dato il governo del Bahrayn ». — « E chi lo sa? ». — « al-Mughirah b. Su'bah ». Ma 'Umar non ammise ciò, quasi non accettasse la testimonianza di al-Mughirah. al-'Abbàs si stizzì e disse a 'Umar: « Prendi (allora) la mano di tuo joadre I ». E 'Umar: « Per Dio, io son più «lieto che sia fedele tu, che al-Khattàb, se fosse stato» (Saad, IV, 1, pag. 14, lin. 21-27) [M.]. (6) (Ismà'ìl b. 'Abdallah b. abi Uways, da Muh. b. Ttilhah b. 'Abd al-rahmàu b. 'Talhah b. Abdallah b. 'UtJimàn b. 'Ubaydallah al-Qurasi poi al-Taymì, da Ishàq b. Ibràhim b. Abdallah b. Hàrithah b. al-Nu'màn, dal padre, da 'Abdallah b. Hàrithali). Quando andò (a Madìnah) Safwàn b. Umayyah b. Khalaf al-Grumahi, gli domandò il Profeta da chi fosse sceso. E saputo ch'egli era sceso presso al-'Abbàs, il Profeta disse : < Tu « sei sceso, abù Wahb, da quello dei Qurays che più ama i Qurays » (Saad, IV, 1, pag. 14, lin. 27-pag. 15, liu. G) [M.J. (e) (Ismà'ìl b. 'Abdallah b. abì Uways, da 'Abd al-'aziz b. Muh., da Yazìd b. 'Abdallah, da Hind biut al-Hàritb. da umm Fadlj. Il Profeta entrò da loro, e Abbàs, zio del Profeta, si lamentava e desiderava di mo- rire. E il Profeta gli disse : « zio del Profeta di Dio, non augurarti la .532. 32. a. H. §§ 87-89. « morte, giacché se essa è un bene, se aspetti, ti crescerà di bene, e s'è ^2. a. h. I .■■ . ■ T w /-i j • j [NECROLOGIO. - * un male, o aspetti, starai .senza di esso per quel tempo. Or non devi de- ai-Abb«s b. Abd « sideiar la morte > (Saad, IV, 1, pag. 15, lin. 6-12) [M.]. ai-Muitaiib.j § 88. — (a) (Màlik b. Ismà'il al-Nahdi, da Kàmil b. Habib [ibn abi 'rhàbit]j. al-'Abbàs era quegli che aveva il lobo dell'orecchio più vicino al cielo (Saad, IV, 1, pag. lo, lin. 12-14; [M.]. (6) ('Abdallali b. Numayr, da Isrà-ìl, da 'Abd al-a la, da Sa'ìd b. (ju- bayr, da ibn 'Abbàsj. Tra al-'Abbàs e alcuni altri c'era qualche ruggine. E il Profeta disse: «al-'Abbàs è con me ed io son con lui » (Saad, IV, 1. pag. 15, lin. 14-17 1 [M.|. (e) ('Ubaydailah b. Musa al-Absi e Muli. b. Katjiu', da Isiàil, da Abd al-a'la, da Sa'id b. Gubayr, da ibn 'Abbàsj. Un tale ingiuriò un antenato di al-'Abbàs nella G-àhiliy^ah. E al-'Abbàs gli diede uno schiaffo. La sua gente si riunì, con l'intenzione di schiaffeggiare al-'Abbàs, com'egli aveva schiaffeggiato lui, e vestii-oii le armi ; ma il Profeta lo seppe, e salito sul min bar, lodò ecc., e disse che non toccassero al-'Abbàs, e non offendes- sero i morti, che offenderebbero i vivi. E quelli chiesero scusa (') (Saad, IV. 1, pag. 15, lin. 17-24) [M.J. Nota 1. — Sono tutte tradizioni coiupo8t« dal figlio di 'Abbas, e ^uasi inatilu il dirlo, per glo- rificare l'antenato dei califfi abbàsidi. Non Imnno valore storico, non sono fatti realmente avvenuti. § 89. — (a) (Yazid b. Hàrun, da Dàwùd b. abi Hind, da al-'Abbàs b. 'Abd al-rahmàn). [Riassunto] Come uno dei muhàgirùn ripetesse tre volte ad al-'Abbàs che 'Abd al-Muttalilj e al-Ghaytalali stavano all'inferno, e la t'irza volta al-'Abbàs gli ruppe il naso. E come il Profeta disajjpro- vasae quidl'uomo (Saad, IV, 1, pag-. 15, lin. 27-pag. 16, lin. 12j [M.J. (6) (^Qabi.sah b. 'Uqbah, da Sufyàn, da Musa b. abi Aisah, da 'Abd- allah b. abi Hazin, da abu Razin, da 'Alij. Io dissi ad al-'Abbàs: « Do- « manda al Profeta la higàbah ». Ed egli glie la domandò, od U Profeta disse: « Io vi darò una cosa migliore, [cioè] la siqàyah: essa vi prenderà, «e \oi non la pn.-nderete (correzione del De Goeje, in ZUMO., vo- « lume LXI, pag. 470; cfr. Azraqi, 186)» (Saad, IV, 1, pag. 16, lin. 12-15) [M.]. {c} (Anas b. lyàd al-Laythi <■ 'Abdallah I). Nuuiayr ai-I larnilàui, da 'Ubaydailah b. 'L'mar, da Nàti', da ibn 'Umar;. al-'Abbàs chiese al Profeta il permesso di pa.ssare a Makkah le notti di Mina per la siqàyaii. E glie lo accordò i^Saad, IV, 1, pag. 16, lin. 15-18j [M.]. id) Muli. b. al-Fadl. da Ghazwàn, da Layth. da Mugàhidj. Il Profeta fece il giro (Iella Ka'bah sulla sua camela, con un bastone con cui toccava la Pietra Nera, tutte k- volte che vi pa.s.sava. Poi andò alla siqàyah, a j§ H9, 9c. 32. a. H. 32. a. H. bere. E al-'Abbàs: « Ti puiteiduu dell'acqua the non ha toccatu mano ». — ' ai--Abbas b. -Abd " ^'^i dateiui da bere ». E glie ne diedero. Poi andò al Zamzam, e disse: ai-MuHaiib.j ^ Tiratomene su un secchio ». E quando tu fatto, si pulì la bocca, e poi disse: « liiprcndetone ». Poi disse: « Siete in un'opera santa » ; e aggiun.se: « Se non ci foste riusciti, .sarei .sceso io ad aiutar\ i » (Saad. IV, 1, pag. Iti, lin. 18-26) (M.]. § 90. — (a) (al-Fadl b. Duka3-n, da Mandai b. 'Ali. da Ilusayn b. 'Abdallah b. (Jbaydallali b. Abbàs, da Ga'far b. Tammàm). Andò uno da ibn 'Abbàs, e gli disse: «Hai visto che date da bere alla gente del « n a b i dz di questo z a b i 1 > ? È una s u n n a h che voi seguite, oppure tro- « vate voi più comodo ciò che il latte e il miele?». E ibn 'Abbàs disse : « Il Profeta andò da al-' Abbàs che dava da bere, e gli disse : — Dammi «da bere. — Allora al-'Abbàs fece venire degli 'isàs (vasi) di nabidz e « ne diede uno al Profeta, il quale ne bevve. E poi disse : — Bene, fate « pur così ». Ed io preferisco che sia seguito il volere del Profeta (Saad. IV, 1, pag. 16, lin. 26-pag. 17, liii. 5) [M.]. (b) (Sa'ìd b. Mansùr, da Ismà'il b. ZakarÌ3'yà al-Asadi, da al-Haggàg b. Dìnàr, da al-Hakani, da Hugayyab b. 'Adi. da 'Ali \). abi Tàlib). al- 'Abbàs chiese al Profeta di pagare la sua sadaqali prima del tempo, ed egli glie lo concesse (Saad, IV, pag. 17. lin. 6-10; [M.]. (f) I Yazid b. Hàrùn, da al-Haggài;- b. al-Hakam b. 'Uta3bah). Il Pro- feta mandò 'Umar per la sadaqah; ed egli andò da al-'Abbàs, il quale disse d'aver già pagato per due anni. Egli lo accusò presso il Profeta, e il Profeta diede ragione ad al-Abbàs (Saad, IV, 1, pag. 17, lin. 10-14) [M.j. (d) ('Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Thàbit, da abù 'Utbmàn al-Nahdi). Come il Profeta avesse al-'Abbàs per suo somigliante siuw (Saad, IV, 1, pag. 17, lin. 18-20) [M.]. (e) (Muh. b. Humajd, da Ma'mar, da Qatàdali). 'Umar e ul-'Abbà-s avevan ruggine tra loro, ma si trattenne 'Umar in un diverbio. E il Pro- feta approvò assai questo riguardo (Saad, IV, 1, pag. 17, lin. 20-24; [M.j. (f) ('Abdallah b. Gra'fàr al-Eaqqi, da abii-l-]\ialìii, da 'Abdallah al- Warràq). Il Profeta disse: «al-'Abbàs non mi ha da lavare, perchè egli è «mio padre, e il padre non ha da vedere la nudità del tìglio» (^Saad, IV, 1, pag. 17, lin. 27-pag. 18, li}i. 1) [M.]. ({/) (Qabisah b. 'Uqbah, da Sufyàn, da Musa, da abù 'Aisah, da 'Ab- dallah b. abi Razin, da abù Razin, da 'Ali). Dissi ad al-'Abbàs: « Chiedi « al Profeta che ti preponga alla sadaqah ». E glie la chiese. Ma il Pro- feta: « Non intendo di preporti alla lavatura dei peccati degli uomini > (Saad, IV, 1, pag. 18, lin. 1-4; [M.]. 534. 32. a.. H. §§91. 92. § 91. — (a) rMuh. b. 'Abdallali al-Asadi e Qabisah b. Tabah, ria 32. a. h. -, X. - T Ar 1 , ,\r 1 T /-, , 1 •',.»,,, T^ [NECROLOGIO. - ."Miiyan. da Aluh. n. al-llunkadarj. Come, avendo chiesto al- Abbas al Pro- ai-'Abbàsb. Abd feta una provincia, il Profeta gli rÌ8pondes.se che era meglio salvarsi l'anima ai-Muttaiib.] che amministrare nna provincia e non saperla l'eggere fSaad, IV. 1, pa- gina 18, lin. 4-7) [M.]. (b) TAffan b. Muslim. da Hammàd b. Salamab, da Sii'ayb b. al-Habhab, da abù-l-'Aliyah\ al-'Abbàs si fece una galleria. E il Profeta gli disse: « Ruttala giù ». — « Devo darne il prezzo .sulla via di Dio? ». — « 'So. «buttala giù» fSaad, IV. 1, pa. 18. lin. 10-13] [M.]. (ci fMuh. b. 'Abdallah al-Aiisàri r- 'Abdallah b. Bakr al-Sahmi. da abu Yùniis Hàtim b. abi Saghlrah al-Qu.sayri. da uno dei banù 'Abd al-Mut- talib. da 'Ali b. 'Abdallah b. 'Abbàs, da abfi-l-'Abbàs). Egli disse: « Pro- * feta. io son vecchio, e m'avvicino alla morte, dimmi qualche modo che mi * giovi davanti a Din ». Ed egli: « Tu sei mio zio, ma ciò non ti .servirà « a nulla. Chiedi a Dio il perdono » iSaad. IV. 1, pag. 18, lin. 13-20) [M.]. (d^ (Muh. b. 'Umar, da 'Abdallah b. ó-a'far al-Zuhri, da 'Uthmàn b. Muh. al-Akhuasi e Lsmfrìi b. Muli. b. Sa'd b. abi Waqqà.s). Tutti manda- vano avanti al-'Abbàs per l'intelligenza nella (jràhiliyyah e neir Isiàm rSaad. TV. 1. pag. 18, lin. 20-25) [M.]. § 92. — (a) CUthmàn b. al-Yamàn b. Hàrun al-Makki. da abù Bakr, da abu 'Awu. da "Abdallah b. 'Isa b. 'Abd al-rahmàn h. abi Lavla, dal nonnoV Udii '.Ali ìti al-Kùfah che diceva: «Oh se avessi udito al-' Abbà.s, « oh se avessi udito al-'Abbàs 1 ». Di.sse al-'Abbàs: « Andiamo dal Profeta. « e se questo governo è con noi, bene: se no. darò raccomandazioni ». E an- «larono dal Profnta. e l'udiron dire : « Maledica Iddio gli Ebrei che han «pre.su le tombe dei loro profeti come masàgid». E partirono senza dirgli nulla 'Saad. IV. 1, pag. 18. lin. 2.5-pag. 19. lin. 3) [M.]. (b) (Midi. II. 'Uraàr, da Dàwud b. 'Abd al-rahmàn, da Muh. b. "Uthmàn, da ibn abi Nac^iliV 'Umar diede un a.ssegno speciale ad al-'Abbàs. nel diwàn, di 7000 Miiliam) (Saad, IV. 1. pag. 19, lin. 14-16) [M.]. (e' Muli. b. 'Umar). Secondo altri, egli ebb<- óOOO fd i rh am), quanti n'ebbero quei di Padr, per la sua parentela. Egli poi non diede ad altri più ili ciò che ebbero i Radriti. salvo io mogli del Profct.i '^m-. 1. TV, 1, pag. 19, lin. 10-19) [M.]. (d) CAM h. Zayd, da al-Hasan, da al-Ahnaf b. Qi\\s. da Umar b. aj- Khattàh). [Riassunto] I Quray.s .sono le te.stti degli uomini: i- nessuno di loro entra con un dente che non lo aV)bia anche uscendo. K poi si parla della facilità con cui si la.sciarono indurre a mangiare d«>po la mortf di Umar (Saad. VI. 1. pag. 19, lin. 19-pa. — « Ebbene io .son più « di lui, io sono lo zio del Profeta ». Allora 'Umar parlò con gli assistenti «^ gli fece dare quel resto (Sa ad, IV, 1, pag. 20. lin. 10-14) [M]. (g) (al-Fadl b. Dukayn, da Zuhayr b. Mu'àwiyah, da Lajth, da Mu- gàhid, da 'Ali b. 'Abdallah b. 'Abbàs). al-'Abbàs dopo la morte liberò set- tanta schiavi (Saad, IV, 1, pag. 20, lin. 14-16) [M.]. (h) (Muh. b. 'Umar, da Khàlid b. al-Qàsim al-Bayàdi. da Su'bah mawla di ibn 'Abbàs). al-'Abbàs era di statiira dritta, e diceva di Abd al-Mut- talib, ch'egli era anche più dritto di lui fSaad, IV. 1, pag. 20. lin. 16-19) § 93. — (a) al-'Abbàs mori il venerdì 14 Ragab dell'anno 32. H. sotto il califfato di 'Uthmàn, in età di ottantotto anni : fu sepolto in al-Baqì* nel cimitero dei banù Hàsim (Saad, IV, 1, pag. 20, lin. 19-23) [M.]. (6) (Muli. b. 'Umar, da ibn abi Habìbah, da Dàwùd, da al-Husayn. da 'Ikrimah, da ibn 'Abbàs). Egli fece professione avanti che il Profeta andasse a Madinah (Saad, IV, 1. pag. 20. lin. 23-26) [M.]. (e) (Mtih. b. 'Umar, da ibn abi Sabrah, da Husayn b. 'Abdallah b. 'Ikrimah, da ibn 'Abbàs). al-'Abbàs fece professione in Makkah prima di Badr, e con lui nmm al-Fadl. Rimase in Makkah con lo scopo d' infor- mare il Profeta e quelli dei credenti ch'erano là. Egli avrebbe voluto andare a Madinah, però il Profeta gli scrisse che la sua permanenza in Makkah, lottando per la fede (mugàhid) sarebbe stato un atto bello (Saad. IV. 1. pag. 20, lin. 26-pag. 21. lin. 4) [M.]. (rf) (Muh. b. 'Umar, da 'Ali h. 'Ali. da Sàlim mawla di abù Ga'far. da Muh. b. 'Ali). Disse il Profeta un giorno, mentre era in un maglis a Madinah, e ricordava la notte di al-'Aqabah: « Fui aiutato quella notte « da mio zio al-'Abbàs, e poneva tasse sulla gente ma distribuiva anche «doni» (Saad, IV, 1, pag. 21, lin. 5-8) [M.]. 536. 32. E. H. §§ 94-^6. § 94. _ (a) (Muli. b. Tmar, da Abd al-'aziz b. Muli., da al-Abbàs 32. a. H. \ \ . [NECROLOGIO. - b. Abdallah b. Ma'bad). Quando Uniar fece il dìwàn, i primi da cui ai-Abbas b. Abd incominciò la chiama, ftirouo i banu Hà.sim, e il primo dei banù lifisim ai-Muttaiib.) fu al-Abbàtì, sia sotto 'Umar, sia sotto 'Uthmàn (Saad, l\ , 1, pag. 21, lin. 8-11) [M.]. (6) (Muli. b. 'Umar, da Musa b. Muli. 1». Ibràhim, da al-'Abbàs b. 'Ab- dallah b. Ma'bad, da ibn Abbàs). al-'Abbàs b. 'Abd al-Miittalib era nella Gàhiliyyah il gerente dei baini Hàsim (Saad, IV, 1, pag. 21, lin. 11-14) [M.]. (e) (Muli. b. 'l'mar, da Yaliya b. al-' Ala, da 'Abd al-magid b. Suliayl, da Namlah b. abi Xamlah, dal padre). Quando morì al-'Abbàs i banu Hàsim mandarono un m u • a dz dz i n ad annunziare a qnei dei villaggi intorno e a w ali): «Benedica Iddio rlii assisterà al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib ». E si rinnì la gente, e scesero dai villaggi (Saad, I\', I. pag. 21, lin. 14-18) [M.]. (d) (Muli. b. 'Umar, da ibn abi Sabrah, da Sa'id b. 'Abd al-rahmàn b. Ruqays, da Abd al-iahniàn b. Yazld b. Hàrithali). [Kiassunto] 8i parla ancora dell'annunzio della sua morte e della gran calca che fu al funerale fSaad, IV, 1. pag. 21. lin. 18-pag. 22, lin. 2) [M.]. § 95. — (a) (Muli. b. 'Umar, da ibn abi Sabrah, da 'Abbàs 1). Ab- dallah b. Sa'id). Morto al-'Abbàs, 'Uthmàn chiese d'essere invitato al la- vacro, e fu invitato, e rimase seduto accanto alla casa. Lo lavarono Ali b. abi Tàlib e 'Abdallah e 'Ubaydallah e Qutjiam figlioli del morto. E le donne dei banu Hàsim tccero il lutto di un anno (Saad. r\'. I. pag. 22, lin. 11-1 ói [M.j. i6) (Muli. b. Umar. da Abd al-aziz b. Muli., da .Vbbà.s b. 'Abdallah b. Ma'bad b. Ikrimah). Il figlici ibn 'Abbàs diedt- ordine che (il cadavere del padre) fosse avvolto in un burd hi barali, come il Profeta (8 a a d , IV. 1. pag. 22. lin. 15-18) [M.j. § 96. — La madre sua (Nutaylah) fu la prima araba la quale vesti.sse la ka bah di seta e di broccato e delle varietà della kiswah. K (]uesto fu in voto qualora 'Abl)às, che s'era perduto quand'ora bambino, venisse ritrovato. Ad al-'Abbàs .spettavano la siqàyah e la iniàrah. La s i c| a y a h è nota; quanto alla imàrah del ma.sgid al-liaràm. egli non lasciava alcuno che ingiuriasse o vi dicesso cosa sconveniente, dal che non sape- vano fi-enai-si, jicrchè la maggioranza doi Qurays si erano accordati a (piesto proposito o si davano contro a lui. Più tradizioni mettono in bocca al Profeta una dichiarazione, secondo la quale al-'AbbàM avrebbe chiuso l'iiigrah corno egli ( hiudeva la serio dei profeti. 861. 68 §§ oii-iio. 32. a. H. 32. a. H. flhrAhim b. Muh., ecc., "Abd al-Muttalib b. Rabi'ah b. al-Hàrith b. ai-'Abbas b. -Abd Abd al-Muttalib) al-'Abbàs entrò un giorno presso il Profeta inquieto: io ai-Muttaiib.] gj-Q (.oj^ Juj. j] Profeta gli domanda perchè fosse inquieto. E l'altro: «Che « hanno i Qurays con noi? Quando s'incontrano tra loro, si gviardano ama- « bihnente, e quando incontrano noi, non fanno altrettanto ». Il Profeta si adirò o diventò rosso in viso, e disse: « Per Colui in cui mano è l'anima « mia. non entrerà la fede nel cuore d'un uomo, fino a che non arai voi « per amor di Dio e del suo Profeta, ecc. ». Sulla siqàyah ottenuta per suo mezzo da 'Umar, sono riportati tre versi di Hassàn b. Thàbit. Quando al-'Abbas ebbe ottenuta la pioggia (dopo le rogazioni), i Musul- mani gli gridavano evviva dicendo : « Benedetto chi ha dato l'acqua ai due- h a r a m ! ». Secondo alcuni al-'Abbàs morì il 12 Ragab; secondo altri il 12 Ramadàn 32. H., due anni prima che venisse ucciso 'Utbmàn (Athir Usd, III. 109-112) [M.]. § 97. — al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib era detto veste ('thawb) per il nudo dei banù Hàsim, e scodella (gafnah) per il suo gàr (credo sia per il loro gàr), e incensiere (? maqtarah) per chi non li conosceva (Qutaybah 'Uyun, 390) [M.]. § 98. — ('Abdallah b. Ibràhim al-Gumahi, dal padre). Un beduino entrò nel dar di al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, e c'era da una pai-te [della casa] 'Abdallah b. al-'Abbàs, che dava responsi e non si ritirava da nes- suna domanda che gli si ponesse, e dall'altra parte 'Ubaydallah b. al-'Abbàs, che dava da mangiare a tutti quelli che entravano. E quel beduino disse : « Chi vuole il mondo e chi l'eternità ; questi dà responsi e fa il giurista, « l'altro dà da mangiare » ((xawzi, MS. Costantin., I, fol. 94,r.-94,v.) [M.]. § 99. — (da al-Dahhàk). al-'Abbàs era a Sai', e chiamava i suoi servi ad al-Ghàbah, dormenti, sul finir della notte, e li faceva udire (la sua voce, tanto era questa potente). Tra Sai' e al-Ghàbah sono otto miglia. Aveva tredici figli : 10 maschi e 3 femmine : r al-Fadl, 2° 'Abdallah, 3" 'Ubayballah, 4" Qutham, 5" 'Abd al- rahmàn, 6" Ma'bad, 7" al-TIàrith, 8" Kathìr. 9" 'Awf. 10^' Tammàm ; 1" Iminah, 2" umm Habib, 3" Safiyyah. I primi sei maschi e umm Habìb eran figli di umm al-Fadl Lunàbah bint al-Hàrith al-Kubra. Nessuna donna ebbe figli sepolti così lontano l'un dall'altro come umm al-Fadl: al-Fadl in Siria al Yarmuk, 'Abdallah in al-Tàùf, 'Ubaydallah a Madinah, Qutham a Samarqand, Ma'bad in ItViqiyyah. 533. 32. 3.. H. § ^y. Morì in Madinali il veuerdi 12 Kaéab; secondo altri il Ramadàn 32. H.; ^^- ^- "• ....... " [NECROLOGIO. ■■ secondo altri il 34. H*., di circa 88 anni. ai- Abbas b. Abd Fu sepolto iu al-Baqi'. ai-Muttaiib.j Gli .si attribuiscono dal Profeta 36 hadith. Un hadith è accettato dai due compilatori. Ma al-Bukhàri ne accetta uno del suo, e Muslim tre. Dal Sahili di Muslim: Il Profeta (dopo aver ricordato al-' Abbàs), disse: « zio, non sai tu che lo zio d'uno è simile al padre di lui? ». Nel libro di al-Tirmidzi si racconta che il Profeta disse ad al-' Abbàs: * Per Colui nelle cui mani è l'anima mia, non entrerà nel cuore dell'uomo «l'iman (la fede), fino a che egli non abbia reso giustizia (batta yah- «kuma li...) a Dio e al suo Profeta». E poi disse : « Chi otfende mio zio, offende me, essendoché lo zio d'una « persona è pari al padre di lui ». E nel Sahìh al-Bukhàri sta che 'Umar b. al-Khattàb, quando vi era siccità chiedeva la pioggia per mezzo di al-' Abbàs. E diceva: « Alia- ci humni, noi ci avvicinavamo a te col nostro Profeta, e tu ci davi da < bere : or noi ci avviciniamo a te oggi con lo zio del Profeta, dacci da « bere >. E l'ottenevano (Nawawi, 330-332; [M.]. Cfi\ Qutaybah. 57. 7G, 289 (era uno degli alti al-ti\vàl). Khalifah b. Khay3-àt pone la sua morte nell'anno 34. H., e al-Madàini nel 33. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 156,r.-156,v.;. Cfi-. anche Aghàui, IV, 6, 18, 28, 32, 33^ 177; V, 169; VI, 90, 97, 98; VII, 130; IX, 49, 141; XI, 67, 81, 156; XIX, 81-82; XX, 181; Armai/, voli. I e II, III-V (Indif-i) ; Athir, cfi-. Indice, 370; Azraqi, 67, 70, 186, 446, 476; Balàdzuri, 6, 28, 38, 43, 66, 256, 451, 467: B a y d a w i , Indice. Browne, Litt. Hist. of Persia, 196, 214; B u h t u r i , 74 ; fìukhàri, I, 256, lin. 8-12; II, 436-437; Bukhàri, vers. frane, I, 156 (Vili, § 42), 331; II, 611; Bukhàri Tarikh, 37; Cau88iii de Perceval, I, 264, 290, 346; III, 6. 7, ecc.: ctr. In- dice, pag. 635; Dawlatsàh, 325; Duray. La tradizione fi.s.sata8Ì in iscritto quando dominava la dinastia che da lui di.scese e pre.so il nome, non ha amato molto diffondersi sul conto di questo uomo un poco misterioso. È importantissimo anche notare che suo tiglio. 'Abdallah b. 'Abbàs, uno dei più copiosi tradizionisti ed inventori di harli tji, è stato singolaimente parco noi dare notizie sul conto di suo padre. È chiaro che nel mondo musulmano, quando era an- coi*a tresca la memoria di quanto era realmente avvenuto in Arabia, ed in particolari' in Makkah vivente il Proluta, non si volle rievocare la me- moria di "Abbiis, jjerchè non tornava conto agli amici e (congiunti. La tradizione si affanna invece ad affermare che 'Abbàs fosse musul- mano di antica data e protettore di Maometto in Makkah: si diffonde in invenzioni per spiegare come e perchè 'Abbàs rimanesse in Makkah sino alla vigilia d<'lla pr«--^:i di città. Tutte le spiegazioni offerteci vanno perciò §§ 1*10, 101. 32. a. H. 32. a. H. [NECROLOGIO. - •I- Abbàs b. 'Abd al-Muttalib.) prese con debite precauzioni e molta diffidenza. La sola verità è sempli- cemente che 'Abbàs aveva interessi in Makkah e nessuna voglia di ren- dersi musulmano, uè volontà di fare alcun sacrifizio per la causa islamica. Si gettò dalla parte di Maometto soltanto nel giorno in cui ne vide i sicuri vantaggi materiali, specialmente quando comprese che il suo cosi detto nipote stava per rendersi signore di Makkah. al-Abbàs in quella circostanza si ricordò dei vincoli che erano esistiti tra Maometto ed 'Abd al-Muttalib nell'infanzia del Profeta e sfruttandoli interpose i suoi uttici per facilitare il passaggio di Makkah sotto dominio musulmano. Il suo ingresso nella comunità islamica avvenne perciò per ragioni di solo interesse materiale, non per alcun sentimento di fede religiosa. E stram» che tale caratteristica di falsità interessata e malafede di poi distinse appunto anche i discendenti di 'Abbàs sino a quelli i quali con una specie di truffa carpii-ono il califfato fiodandone gli Alidi. § 101. — Non dobbiamo prestare molta fede alle tradizioni che affer- mano il grande affetto di Maometto per 'Abbàs: è dubbioso che tra 'Abbàs ed il Profeta sia esistita veruna vera parentela ; poca o ninna importanza ebbero infatti 'Abbàs e la sua famiglia finché visse il Profeta e sotto i suoi immediati successori, i quali .si può dire quasi ne ignorarono l'esistenza. La posizione di 'Abdallah b. 'Abbàs crebbe nel giudizio dei contemporanei soltanto quando la fortuna cominciò a mostrarsi favorevole ad 'Ali, il nipote di 'Abbàs. Politicamente quindi 'Abbàs e la sua famiglia non ebbe veruna speciale importanza prima che 'Ali salisse sul trono e se, regnante Ali, 'Abdallah b. 'Abbàs acquistò la posizione di confidente del Califfo, ciò hi dovuto a sole ragioni di parentela. Alcune tradizioni parlano di 'Abbàs come di capitalista, che dava danaro in prestito in Makkah ed ascrivono a ciò il motivo della sua per- manenza nella culla dell'Isiàm. A dire il vero tale tradizione non m'ispira alcuna fiducia e la vorrei porre tra le finzioni di età posteriore inventate per coprire e scusare 'Abbàs del suo contegno verso Maometto. Tutta la famiglia di 'Abd al-Muttalib era notoriamente povera, né si comprende perché e come 'Abbàs abbia fatto eccezione. V'è poi da osservare che, se 'Abbàs era l'uomo accorto ed intelligente in affari che si vorrebbe fosse stato, dovremmo arguire che dopo il trionfo dell' Isiàm, quando tanti altri meno intelligenti di lui accumularono ingentissime fortune, 'Abbàs si sa- rebbe egualmente arricchito oltre mism-a. Invece il contesto delle tradizioni parrebbe dimostrarci il contrario ed il loro silenzio completo su questo punto, i furti commessi da 'Abdallah b. 'Abbàs a danno di 'Ali (cfr. 38. a. H.), fanno sospettare il contrario, cssia ristrettezza di mezzi. 542. 32. a. H. 1UI-1*»4. Se possiamo prestare fede ad aU-une ti-adizioni, parrebbe anche che 32. a. h. Abbàs e suo figlio non godessero le simpatie di Maometto; il quale avrebbe ai-Abbàsb Aba negato a loro carielK^ pubbliche, aggiungendo rimproveri per la loro ra- ai-Muttaiib.) pacità. La fortuna dei discendenti di 'Abbàs fii dovuta alla grande scaltrezza insidiosa di cui tutti sembra siano stati dotati e poi principalmente alla gi'ande inettitudine degli 'Alidi, privi d'intelligenza e di carattere, come il lorii infelice capo-stipite 'Ali. Abd al-rahmàn b. Awf, § 102. — Nell'anno 32. H., secondo al-Wàqidi cessò di vivere 'Abd al-rahmàn b. Awf in età di 7ó anni (T a bari, 1, 2894). Cfr. Atiiir, III, 107. § 103. — (a) abu Muli. Abd al-rahmàn b. 'Awf b. 'Abd Awf b. 'Abd b. al-Hàrith [Qutaybah, pag. 121, ha Abd al-Hàrith] 1). Zuhrah b. Kilàb. Nella Lfàhiliyvah era detto Abd 'Amr, ma il Profeta lo chiamò, allorché si convertì, 'Abd al-rahmàn. Sua madre era al-SafFà bint Awf b. Abd b. al-Hàrith b. Zuhrah b. Kilàb. (6) (Muli. b. "Umar, da Abdallah b. Ga'far al-Zuhri, da Ya'qùb b. 'LTtbah al-Akhuasi). Nacque dieci anni dopo 1' Elefante. (e) (Muli. b. 'Umar, da Muli. b. Salili, da Yazid b. Rùmàn). Fece pro- fessione il' Isiàm prima che il Profeta entrasse nel dar 'Anjam b. abi-1- Arqam e che là predica.sse. (d) fMa'n b. 'Isa, da Muli. b. 'Al)dallah li. ■Uba3'd b. 'IJmayr, da 'Amr b. Dinar). Su(j nome era 'Al)d al-Ka'bah, e il Profeta lo mutò in 'Aljd al-rahmàn (Saarl. III. I. pag. 87. liu. 2;3-pag. 88, lin. 7) [M.J. § 104. — (a) (abù Mu'àwiyah al-Darh- <• Muli. b. 'Ubavd, da Hisàm b. Urwali, dal padre). Di.sse il Profeta ad Abd al-rahmàn b. 'Awf: «Come «hai fatto, o abù Muli., nel baciar la Pietra':* ». Ed egli: « Ilo fatto tutto «ciò: ho baciato e la.sàn b. 'Awf, e Abd al-raiimàii era davanti a me con addo.sso una kjiami.saii nera, « iiiosc T'tljiiiàn : « f'hi <■ quegli dalla khami.'<;. E glielo indi- carono. Andò, e ritornò con un piccolo otre (hamit) di buiTO e dell'aqit (specie di formaggio), ch'egli aveva guadagnato (Saad, III. 1. pag. 88. lin. 18-23) [M.]. Nota 1. — Questo è forse una memoria delle condizioni primitive ilell'istituto matrimoniale in Ai-abia antica, in cui le unioni si potevano fare e disfare con tanta facilità da sembrare a noi l'equi- valente di una quasi libera unione icfi\ 17. a. H. §§ 64 e segg. su matrimonio e adulterio in Ai-abia antica). (6) (Yazìd b. Hàriin e Mu'àdz b. Mu'àdz, da Humayd al-Tawil, da Anas b. Màlik). Abd al-rahmàn b. 'Avvf emigrò presso il Profeta; e questi lo unì in ti-atellanza con Sa'd b. al-Eabì' (Saad, III, 1, pag. 88, lin. 23-2G) [M.l. (e) (Muh. b. Ismà'il b. abì Fudayk, da 'Abdallah b. Muh. b. 'Umar b. 'Ali, dal padre). Quando il Profèta unì in fratellanza tra loro i suoi Com- pagni, diede fi-atello ad 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, Sa'd b. abì Waqqàs fSaad, III, 1, pag. 88, lin. 26-pag. 89, lin. 1) [M.]. § 106. — (a) ('Affàu b. Muslim, da Hammàd b. Salamah. da Thàbit e Humayd, da Anas b. Màlik). 'Abd al-rahmàn b. 'Aw^ andò a Madinah e il Profeta lo unì in fiatellanza con Sad b. al-Rabì' al-Ansàri. [Rias- sunto] Poi si parla del danaro suo, della donna divorziata per lui, della visita al mercato (come sopra). Una volta andò con una traccia di zaffe- rano. E il Profeta gli disse: « Che hai fatto? ». — « Principe, ho spo- « sato una donna». — «Che le hai dato iij sadaqah? ». — « Il peso « d'una nawàh d'oro! ». E il Profeta: « Dà un pranzo, fosse anche con una « pecora sola ». E 'Abd al-rahmàn: « Mi parve che, se avessi sollevato una «pietra, ayjei potuto trovarvi oro e argento» (Saad. III. 1, pag. 89. lin. 1-11) [M.]. (b) ((jtarìr b. 'Abd al-hamid, da Yazid b. abì Ziyàd, da 'Abd al-rahmàn b. abi Layla). 'Abd al-rahmàn sposò una donna degli Ansar per BO.OOO (dirham)(>) (Saad, III, 1, pag. 89, lin. 11-13) [M.]. Nota 1. — È chiaro che 'Abd al-ralimiln b. 'Awf, arrivato povero in Madinah, non tardò ad arric- chirsi se potè dare una somma cosi vistosa alla famiglia della sposa. 544. 32. a. H. s« lu; 1118. (e) (Muh. b. 'limar, da Muh. b. 'Abdallah, da al-Zuhri, da ■Ul)ayd- 32. a. H. allah b. 'Utbali). Il Profeta fissò i dar in Madinah, e affidò ai banù Zulirah .^j,d ai-rahmàn (un dar) dalla parte dietro il masgid. Abd al-rahmàn ebbe Hass (che sa- b. Awf.] rebbe una piccola palma che n(m s'inaffia) (Saad, ITI, 1, pag. 89, lin. 13-17) |M.]. § 107. — ('Afltan b. Muslim e Yahya b. Abbàd, da Hamiuad b. Sa- lamah, da Hisàm b. 'Urwab, dal padre). Abd al-rahmàn b. 'Awf dÌ8.se : « Attesto che il Profeta mi ha dato in feudo, a parte con 'Umar b. al- « Khattàb, una terra così e così. Poi al-Zubayr andò dai parenti (ài) di * 'Umar, e comprò la loro parte », E al-Zubayr disse a Uthmàn : « ibn « Awf ha detto così e cosi ». Ed egli : « La testimonianza di 'Awf jmò * valere tanto prò quanto contro » (Saad, III, 1, pag. 89, lin. 17-21) [M.]. (6) (Ismà'il b. Abdallah b. abì Uways, dnl padre, da Sa'd b. Ibràhìm ed altri dei tigli di Ibràhim b. 'Abd al-rahmàn Ij. Awf). 'Abd al-rahmàn disse: « Il Profeta mi assegnò una terra in Siria, chiamata al-Salil ». Il Profeta morì, ma non lasciò nulla scritto. Ma solo gli disse : « Quando sarà conqui- « stata la Siria, allora la prenderai » (Saad, III, 1, pag. 89, lin. 21-26) [M.]. § 108. — (ibn Sa'd). Mogli e figli di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf: 1" Sàlim al-Akbar: morì prima dell'Isiàm; sua madre fu umm Kul- thum bint 'Utbah b. Rabi'ah. 2" umm al-Qàsim: anch'ossa nata sotto la Óàlihiyjah. Le fu madre bint Saybah b. Rabi'ah b. 'Abd Sams. 3" Muhammad (da cui prese la kunyah). 4° Ibràhim. 5" Humayd. 6" Ismà'il. 7" Humaydah. ' 8" Amah al-rahmàn. Dei quali sei (nn. 3-8) fu madre umm Kulthum l)iiit '[^((bah b. ahi Mu'ayt b. ahi Amr b. Tmayyah b. 'Abd Sams. 9° Man. 10" 'Umar. 11" Zayd. 12" Amah al-rahmàn al-Suglnii. Dei (juali (piattro (nn. 9-12) fu nuidro Saldali ì)int Asini \i. Adi b. ;tl-(radd b. al-Aglàn. dei Bali dei Qudà'ah, degli Ansar. 13' 'Urwah al-.Akbar. che fti ucciso il Yawni Ifiiqiyyah, ed ebbe per madre liahriyyah bint Hàni b. Qaìiìsah b. Hàni b. Mas'fid b. ahi Rabi'ah dei baiuì Saybàn. .'•(5 60 §§ 108, 109. 32. a. H. 32. a. H. ]4" Salim al-Asghar, che fu ucciso il Yawm Ifriqiyvah. Sua madre Abd ai-rahmàn ^" Sahlali biiit Suliayl b. 'Amr b. 'Abd Sams b. 'Abd Wudd b. Nasr b. b- Awf.] Malik b. Hisl b. 'Amir b. Lu-ayy. 16" abù Bakr. Sua madre fu umm Hakim bint Qariz b. Khàlid b. 'Ubayd b. Suwayd, loro halìf. 16" 'Abdallah b. 'Abd al-rahmàn, che fu ucciso in Africa il giorno in cui fu conquistata. Sua madre fu bint abi-1-His b. Ràfi' b. Imru- al- Qays b. Zaj'd b. 'Abd al-Ashal, degli al-Aws, degli Ansar. 17" abù Salamah 'Abdallah al-Asghar. Sua madre fu Tumàdir l)int al-Asbagh b. 'Amr b. Tha'labah b. Hisn b. Damdam b. 'Adi b. G-anàb dei Kalb, che fu la prima donna kalbita sposata da un qurasita. IS** 'Abd al-rahmàn b. 'Abd al-rahmàn. Sua madre fu Asma' bint Salamah b. Mukharrabah b. Grandal b. Nahsal b. Dàrim. 19" Mus'ab. 20° Àminah. . 21° Maryam. Dei quali tre (nn. 19-21) fu madre umm Hurayth, dei prigionieri dei Bahrà. 22" Suhayl abù-1-Abyad, di cui fu madre Magd biiit Yazìd b. Sa- lamah Dzì Fà'is al-Himyariyyah. 23" 'Uthmàn, di cui fu madre Ghazàl bint Kisra, concubina, tra i i prigionieri di Sa'd b. abì Waqqàs il giorno di al-Madà'in. 24° Urwah. 26° Yahya. 26° Bilàl. I quali tre (nn. 24-26), nati da concubine, morii-ono senza lasciare discendenti (=daragù). 27° umm Yahya bint 'Abd al-rahmàn, di cui fu madre Zajmab bint al-Sabbàh b. Tha'labah b. 'Awf b. Sabib, dei prigionieri dei Bahrà. 28° Gruwaj'riyyah, di cui fu madre Bàdiyah bint Ghaylàn b. Salamah b. Mu'attib al-Thaqafi (Saad, III, 1, 90, lin. 1-26) [M.]. § 109. — (a) (ibn Sa'd). 'Abd al-rahmàn rimase fermo ad Uhud col Profeta, quando gli altri' fiiggirono (Saad, HI, 1, pag. 90, lin. 25-27) [M.]. (6) (Ismà'il b. Ibràhìm al-Asadi b. 'Ulayyah, da Ayyùb, da Muh. b. Sirin, da 'Amr b. Wahb). Chiedemmo ad al-Mughirah b. Su'bah, se avesse pregato avanti al Profeta alcun di quella gente (umm ah) all' infuori di abii Bakr. « Sì », rispose, « e il Profeta stesso me ne ha assicui'ato. Era- « vaino col Profeta in viaggio. Quando fu sull'aurora, mi fece voltare la « cavalcatura, e pensai che avesse qualche bisogno. Andammo in disparte. 546. 32. a. H. §§ 109-111. 32. a. H. « Scese allora dalla bestia e si allontanò solo, e rimase a lungo. E poi disse , . . , (NECROLOGIO. - < a me di seguire il suo esempio, e avendo io risposto cuè non ne avevo /^bd ai-rahmàn « bisogno, mi domandò dell'acqua, e si lavò le mani e la tàccia. E poi si *>• '^'^■ì * pulì il ciuffo, il turbante e le scarpe. Quando tornammo, la preghiera era «incominciata, e 'Abd al-rahmàn b. 'A wf aveva già recitata una r a k ' a li. « Volli avvertirlo, ma il Profeta me lo impedì. Pregammo insieme l'altra « rak'ah, e poi dicemmo a parte quel che mancava». Muli. b. Uraar, interrogato, disse ciò essere avvenuto a Tabùk. Il Profeta disse, allorché pregò dietro 'Abd al-rahmàn : « Nessun profeta è morto, senza aver pre- < gato dietro un uomo giusto della sua gente » (Saad, III. pag. 90, lin. 27- pag. 01. lin. 19) [M.]. § 110. — I Muh. b. 'Umar, da Sa'id b. Muslim b. Qamàdzin, da Atà- b. abi Rabàh, da b. 'Umar). Il Profeta mandò Abd al-rahmàn b. ' Awf con settecento uomini a Dùmah al-Crandal ii0-.500 lire, rammentando come il danaro allora valesse cinque o sei volte più di ogp;i. (g) (Yah3'a b. Ya'la b. al-Harith, da Mandai b. 'Ali al-'Anbari, da abù Farwah, da Qaya b. abì Marthad, da 'Atà b. abi Eabàh, da ibn 'Umar). Vidi il Profeta cingere un turbante nero ad 'Abd al-rahmàn b. 'A«f, e gli disse: « Così cingilo » (Saad, III, 1, pag. 92, lin. 26-pag. 93, lin. 3) [M.]. § 112. — (a) (Muh. b. al-Fudayl b. Ghazwàn e Yazìd b. Hàrùn, da Zakariyyà b. abì Zà'idah, da Sa'd b. Ibràhim b. Abd al-rahmàn b. 'Awf). Quando "Abd al-rahmàn andava a Makkah, non amava di scendere nella casa che aveva abbandonato emigrando (Saad, III, 1, pag. 93, lin. 3-7) [M.]. (6) (Sulaymàn b. 'Abd al-rahmàn al-Dimasqi, da Khàlid b. Yazid b. abi Màlik, dal padre, da 'Atà b. abi Eabàh, da Ibràhim b. 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, dal padre, dal Profeta). « Tu sei ricco, e non entrerai nel Para- « diso che carponi; tu dunque dona a Dio, perchè egli ti sciolga i piedi ». — « E che devo donare? ». — « Comincia con quello che tu hai teco sta- « sera (= che hai teco ora) ». — « Tutto? ». — « Sì » ('). — ibn 'Awf si allon- tanò preoccupato, e il Profeta gli mandò a dire che aveva saputo da Ga- briele che ibn 'Awf ospitando, facendo elemosina, specialmente agli orfani, avrebbe .sciolto il suo debito (Saad, III, 1, pag. 93, lin. 7-16) [M.]. Nota 1. — Vien fuori la caratteristica di comunismo religioso, che fu cosi vivo nell'Isiàm pri- mitivo e che ha lasciato impronta durevole nella teoria e nella pratica anche dell'Islam odierno. (c) ("Abdallah b. Gi-a'far al-Raqqi, da abù-l-Màlik, da Habib b. abi Marzùq). Vennero bestie da soma ad 'Abd al-rahmàn. Egli sa che 'A-isah riferisce dal Pro'feta sul suo conto, che la salvazione di Abd al-rahmàn sarà contrastata. Egli allora diede in sadaqah le bestie e i loro carichi, ch'eran da più delle bestie, le quali pur erano 500 ('j (Saad, III, 1, ".t3, lin. 16-23) [M.]. Nota 1. — Si vuole scusare la grande fortuna accumulata da 'Abd al-rahmàn contrariamente all'esempio ed agli insegnamenti del Profeta. 548. 32. a. H. §§ 113, 114. § 113. — (a) ('Abd al-'aziz b. 'Abdallah al-U\vay.si al-Madani e Ahmad 32. a. H. b. Miiliaininad b. al-Walid al-Azraqi al-Makki, da Ibr.ihim b. Sa'd, da Muli. /^^^ ai-rahmàn b. 'Abd al-iahinàn b. Abdallah b. al-Husayu b. 'Awf b. al-Hàrith, da uiiiiu b. Awf.j Salamah moglie del Profeta). Il Profeta diceva alle suo mogli; «Chi vi « proteggerà dopo la mia morte .sarà il pio, il retto. Dio, dà da bere «ad 'Abd al-rahmàn 1). Awf il salsabil del paradiso» (Saad, III, 1, pag. m, Un. 28-28) [M.]. (6) (Ahmad b. Muli. al-Azraqi, da Ibrahim b. Sa'd, da alcuni della famiglia di 'Abd al-rahman b. 'Awf). Egli vendè certa roba di Kaydamah, ch'era la sua parte dei banu al-Nadu-, per quarantamila dinar che tlivise tra le mogli del Profeta (Saad, HI, 1, pag. 94, lin. 1-4) [M.]. (e) ('Abd al-malik b. 'Amr al-'Aqadi, da Abdallah b. Ga'far, da umm Bakr bint al-Mis\varj. Abd al-rahmàn b. 'Awf vendè una terra ad 'Uthmàu per 40,000 d i n a r ('), divise questa somma tra i poveri dei banù Zuhrali, la gente bisognosa e le madri dei Musulmani. al-Miswar dice che a lui toccò di portare ad 'A'isah la parte sua, e «he essa, saputo chi era il donatore, esclamò: «Ha già detto il Profeta «che di noi, morto lui, non avrebbero preso cura che i pazienti fsàbi- •^rfinj ecc.» (Saad, HI, l, pag. 04, lin. 4-lOj ]M.]. Nota 1. — Si osservi come 'Abd al-ralmiàn possedesse beni vistosi: 40,000 diuàr equivaltjuno a • irca mezzo milione di lire, senza tener conto del valore relativo del danaro, in quei tempi quintuplo irca del valore odierno. (d) (Muli. b. 'Umar, da Ya'qùb b. Muli. al-'Udzri, da Abd al-wàhid b. abi 'Awn. da 'Imràn b. Mannàh). Abd al-rahmàn b. 'Awf non cambiò 4. lin. 12-18| [M.J. § 114. — («) (ibn Sa'd). Quand(. 'Limar fu eletto Califfo il Li. H., mandò Abd al-rahmàn a dirigere il pellegrinaggio. E poi fece l'altro pel- legrinaggio insiemi- con 'Umar. l'iinno 2ii. H. 'Umar permise quell'anno di fare il pellegiinaggio albi mogli del Pro- feta, che furono portate in lettiga (h a wdagj. Egli mandò con loro 'Utjjmàn b. 'Affan e AW al-rahmàn b. Awf. 'Uthmàn andava sulla sua bestia da- vanti ad eiwe, e non permetteva ad alcuno *li avvicinarsi; 'Abd al-rahmàn cavalcava dietro. E .scendevano con 'Umar ad ogni stazione. 'UUimàn «s 'Abd al-rahraàn .scen (Saad, III, 1, pag. 96, lin. 10-13) [M.]. (e) (Ma'n b. 'Isa, da Ibràhim b. Sa'd, dal padre, dal nonno). Udii 'Ali esclamare : « Io ti lascio, ibn 'Awf ; tu te ne vai col tuo ventre, e nulla « n'è scemato» (Saad, III, 1, pag. 96, lin. 13-16) [M.]. § 116. — («) (Muli. b. 'Umar, da Makhramah b. Bukayr. da abù-1- Aswad). Egli lasciò sulla via di Dio (cioè in spese erogate per i poveri, ecc.) 50,000 dìnàr (Saad, III, 1, pag. 96, lin. 18-19) [M.]. (6) (Muli. b. 'Umar, da abìTi Bakr b. Abdallah b. abi Sabrah, da Muli, b. abi Harmalah, da 'Utjimàn b. al-Sarid). Lasciò mille cameli (ba'ir)e tremila pecore in al-Baqi', e cento cavalli pasturanti in al-Baqi', e semi- navan nel Grurf con venti bestie, e ne traeva il nutrimento d'un anno per la sua gente (Saad, III, 1, pag. 96, lin. 20-24) [M.]. 660. 32. a. H. 116, 117 (c) ( Arirn b. al-Fadl, da Hamraàd b. Zavd, da Ayyub, da Muh.). Ee^li 32. a. h. . , ,. " , ■ • , ', ■;■.,•.•■■ [NECROLOGIO. - lasciò oro da taguar con le scuri, tanto che le mani dei tagliatori si stan- ^bd ai-rahmàn carouo. E lasciò quattro donne. Una fu fatta uscii- dal suo ottavo (cioè ''• ^"^-l le fu liquidato quel che le spettava) per 80,000 (dir barn) (Sa ad, III, 1, pag. 96. lin. 24-pag. 97, lin. 1) [M.]. (d) (Muli. b. 'Umar. da Usàmah b. Zayd al-Laytbi. da Sàlih b. Ibràhim' da 'Abd al-rahmàn b. 'Awf i. A Tuiuadir toccò il quarto dell'ottavo, e fu fatta uscire con 100,000 (dirham); ed era essa una dello quattro. (e) (al-Fadl b. Dukayn abù Nu'aym, da Kàmil abù-l-'Alà, da abù Salili'). Lasciò tre mogli, e a ciascuna toccarono 80,000 dirham (Saad. Ili, 1. pag. 97. lin. 1-6) [M.]. § 117. — (ibii Quta3'bah). Il padre 'Awf gli morì nella Óàhiliyyali in al-Ghumaysà, ucciso dai banu Gradzimah. Ebbe fratelli, tra cui 'Abdallah b. 'Awf dei più illustri qurasiti, padi-e di Talhah b. 'Abdallah b. 'Awf che lasciò discendenza in Madinah. Altro fratello fu al-Aswad, Compagno del Profeta, che fu punito per bere da 'limar: morì alla battaglia del Camelo con 'A-isah, ed ebbe discendenti. 'Abd al-rahman fu dei dieci cui fu promesso il Paradiso, dei sei della sùra. Aveva del baras (macchie sulla pelle). (abù-1-Yaqzàn). Morì sotto ■Ut_hmàn. Divise la sua eredità in sedici parti, e ognuna delle sue donne ebbe una quota di 80,000 d i r li a m ; egli liberò in un sol giorno trenta schiavi, e lasciò scritto che pregasso su di lui 'Utjimàn b. 'Affari. (al-Wàqidi). Di.sse Sahlah bint '.^siin b. Adi: «Aveva grandi occhi « nori, na.so aquilino, lunglii i denti davanti di sopra, sì da ferirsi talora « il labbro violentemente, con un neo .sotto un orecchio, dal collo lungo; « e aveva .sul vcjlto come gocce d'acqua, mani grosse e dita solide >. ibn Qutaybah afferma che anche Zayd sia figlio di umm Kultjium. Nc^nina poi un al-Miswar o un 'Umar tra i suoi figli. Muli. b. 'Al)d al-rahmàn fu uomo assai geloso. Ebbe figlio 'Abd al- wàhid, e la.sciò di.scondenti. Ibràhim b. 'Abd al-rahmàn era sayyid della gente, ed era piccolo. Sposò Sukaynah bint al-Hu.sayn ; ma i baniì Trà.^iin non ne fiiron contenti, ed egli la lasciò. Aveva kun}'»ah alni Ishàq. Ibràhim morì nell'anno 76. H. a 76 anni. Ebbe figlio Sa'. Era ricco, fortunato (mah zùzj tra i mercanti. Si dice andasse da umm Salamah, e le dicesse: «Mamma, temi tu che mi rovini il troppo «danaro?». Ed essa: «Figliolo, spendine». (Da al-Zuhri;. Spese d'ordine del Profeta in elemosina col di più del .suo danaio: -4000 (dirham?), poi 40,005 (dir ham?), poi 40,CO<) dinar, poi 600 cavalli sulla via di Dio, e poi r)00 cavalcature (ràhilah). Tutto il suo reddito era di mercatura. (Nel libro di al-Tirmidzij. Lasciò in testamento alle madri dei Mu.su 1- mani un giardino, che fu venduto per 400,000 (dirham). ('Urwah b. al-Zubayrj. Lasciò in testamento 50,000 li 80.000 dirhamj. Era bianco, tendente al rosso, Ix-ihi di volto, «li pelle delicata, d'occhi neri, dalle lunghe ciglia, dai capelli abbondanti, dalle mani grosse, dalle dita pure grosse. Il suo pelo non mutò di lolore. Mori il 32. H.: secondo altri il J51. li., a 72 anni, o, secondo altri a 7'>, o, secondo altri a 78. 8R!«. 70 §§ iia-122. **^* ^* **• 32. a. H. Fu sepolto ili al-Baqi'. INECROLOGIO. - -, ,^ . , i t i • • ii i • Abd ai-rahmàn ibii Qutaybali dice che i suoi figli erano: b. Awf.] Muhammad, Ibràhim, Humayd, Zayd, figli di umm Kulthùiu bint 'Uqbah b. abì Mn'it, abu Salamah al-Faqih, di cui era madre Tumàdir, Mus'ab, di uaadre yamanita, Suhayl, di madre yamanita, 'Utlimàn, al-Miswar, 'Umar ed altri e figlie (Nawawi. 384-387). § 120. — (Da Sahlah bint 'Asim sua moglie). 'Abd al-rahmàu era bianco, grosso, dalle lunghe ciglia, dal naso aquilino, coi canini di sopra lunghi, grasso, col labbro (?) da una parte, dalle mani grosse. Rimase ferito il giorno di Uhud con ventuna ferita, onde rimase colpito al piede, e ne zoppicava (Nuwayri Leid., I, fol. 109, r.). § 121. — ("Amr b. Dinar, da Sàlih b. Ibràhim b. 'Abd al-rahmàn b. 'Awf). A proposito delle donne dice : Ci accordammo con la moglie di 'Abd al-rahmàn, cui egli divorziò nella sua malattia per un compenso di un terzo, che valeva ottantatremila (dirham). Secondo altri, essa si contentò del quarto dell'ottavo della sua eredità. Quando fii sul letto di morte, pianse dirottamente. Gli fu chiesto perchè. Ed egli : « Mus'ab b. 'Umayr era migliore di me. Egli è morto « nel patto del Profeta, e non aveva di che avvolgersi cadavere. Anche « Hamzah era migliore di me, e non aveva lenzuolo. E io temo d'essere « tra quelli cui le delizie allettano nella vita di questa terra, e temo di « essere staccato dai miei compagni per la mia ricchezza (N u \v a y r i Leid., I, fol. 109,v.). § 122. — 'Abd al-rahmàn, quando 'Uth.màn si rese indegno del calif- fato, promise di non parlargli più. E quando 'Abd al-rahmàn fu vicino a morte, 'Uthmàu lo andò a tro- vare, e l'altro si voltò verso il muro e non parlò (Abulfeda, I, 258). Yàqùt, IV, 466, 761, dice che aveva un castello (hisn) da lui no- minato in Madinah, e un feudo tra i Nadir. Cfr. anche Aghàni, II, 57, 172; IV, 28-29; Akhbàr al-Duwal, 123-124; Athir, Indice, pag. 399; Azraqi, 360, 466; Balàdzuri, 9, 18, 267; B a y d a w i , Indice, Baj'haqi Mahàsin, 107, lin. 9-10; Browne, UH. Hist. of Persia, 195, 202, 388, 460; 554. 32. a. H. § 122. Bukhàri, II, 4, Un. 13-5, lin. 6; ' 32. a. H. ^ 77 ■ /. TT ^ , (NECROLOGIO. - Bukhàri. vers. fi-anc, II, 2-3; Abd ai-rahmàn Bukhàri Ta-rikh, 33, 37, 47; b. Awf.] Caussin de Perce va 1, I, 359, 389, 482, ecc. : cfi-. 7n(f?c^, pag. 536; Duraj-d, 36, 59; Dzahabi Tadzhib II (Sprenger 272), fol. 146,v. Dzahabi Tagrìd, I, 380, n. 3658; Dzahabi Tarikh, MS. Paris, I, fol. 158,r.-169,r. ; Encyclop. de l'Islam, I, 55; Fasi, 234; F a kh r i , Indice, hrist, 232; Gàhiz Bukhalà, 209, 252; Óawzi, MS. Co-stant., I, fol. 93,v.-94,v. ; Hagar, II, 997-1001, n. 9547; Hagar Taqrib. 124 (col. ii); Hagar. Tahdzib, VI, 244-246, u. 490; Hammer, Liti. Arab., II, 126-127, n. 393; Hanbal Musuad, I, 190-193; H i .'i a m , Indice, pag. 246 ; Iqd, I, 312. 381 : II, 48; al-Isti'àb, 402-404. n. 1679; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F. 187, IV, fol. 94,r.-94,v. ; Khaldùii Proleg., I, 416 nota; Kh a 1 1 i k à n . vei-s. De Slane, ITI, 3 ; Khamis, TI, 287, lin. 12-14: Khulàsah, 232; Lammens Moawia, 166, 233-234, 247, 321-322, 413; Mahàsin, I. 97; 100, lin. 8-12 e annotazioni, pag. 151; Maqdisi. IV, 136, 207; M a q q a r i . ed. Doz}-, II, 5 ; Masudi, IV, 136, 191, 201, 202, 264, 270, 276; IX, 66, 66; Miskawayh, I, Indice. Mubarrad, 5. lin. 10; 257. lin. 11, 15; 529, lin. 2, 6; 658, lin. 10; Muir Ma li omo t, ó7. ii. 04H»; Ou-1 31 :• rr . al-Istiàb, 412. n. 1727: Khaldiìn Proleg., 1,298 nota 3: §8 125-128. ^2. a. H. 32. a. H. M a h a s i 11 , 1, 99 : INECROLOGIO. - .-^ ' , , 1, -Tor^-? •Abd ai.rahmàn Onomci.sf. Arab., n. 7257; b Rabrah.j Tabari, I, 2666-2671, e cfr. Indice, pag. ii47. Nota 1. — Si hanno ambedue le versioni Dzù-1-Nur e Dzù-l-Nun: può dipendere da errori di gratis, o anche* da qualche raotivo più intimo riferentesi all'antico paganesimo, per cui una versione riesce islamicamente più innocua dell'altra. Abdallah b. Mas'ud. § 126. — In questo anno (32. H.), secondo al-Wàqidi, cessò di vivere 'Abdallah b. Mas'ud in Madìnali e venne sepolto nel cimitero di al-Baqi'. Da alcuni si dice che le preghiere sulla sua bara fossero pronunziate da 'Amraàr (b. Yàsir), mentre altri affermano che ciò facesse il Califfo 'Uthmàn (Tabari, I, 2894). Cfr. Athir, m, 107. § 127. — («) abu 'Abd al-rahmàu 'Abdallah b. Mas'ud b. Ghàfil b. Habib b. Samkh b. Fa-r b. Makhzùm b. Sàhilah b. Kàhil b. al-Hàrith b. Tamim h. Sa'd b. Hudzayl b. Mudrikah, che sarebbe "Amr b. Ilyàa b. Mudar. Mas'ud b. Ghàfil fu legato con 'Abd b. al-Hàrith b. Zuhrah al tempo della (jàhili^-yah. Madre di Mas'ud fu umm Abd bint 'Abd Wudd b. SaM'à b. Qurayiu b. Sàhilah b. Kàhil b. al-Hàrith b. Tamim b. Sa'd b. Hudzayl : la cui madre fu Hind bint 'Abd al-Hàrith b. Zuhrah b. Kilàb (Saad, HI, 1, pag. 106, liu. 15-20) [M.]. (6) ('Affan h. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da 'Asim b. abi-1- Nugùd, da Zin- b. Hubays, da 'Abdallah b. Mas'ud). Racconta come es- sendo giovanotto, mentre guardava certo bestiame di Uqbah b. ahi Mu'a5't, il Profeta e abù Bakr passarono fuggitivi, e chiesero del latte; e come il Profeta mungesse una capretta intatta dal maschio. 'Abdallah apprese dal Profeta settanta sii re (Saad, HI, 1, pag .106, lin. 22-pag. 107, lin. 5) [M.]. § 128. — (fl) (Muh. b.' 'limar, da Muli. b. Sàlih, da Yazid b. Rùmàn). 'Abdallah fece professione di fede islamica avanti che il Profeta entrasse nel dar al-Arqam (Saad, HI, 1, pag. 107, lin. 5-7) [M.]. (ft) (Muh. b. 'Ubaydah e al-Fadl b. Dukayn, da al-Mas'ùdi, da al-Qàsim b. 'Abd al-rahniàii l. Il primo che sparse il Quràn in Makkah dalla bocca del Profeta, fu 'Abdallah b. Mas'ud (Saad, III, 1, pag. 107, lin. 7-10) [M.]. _ (e) (abù Ma'sar e Muh. b. "Umar). 'Abdallah fece le due emigrazioni in Abissinia. 658. 32. a. H. §§ 1-28-13I-», Muli. b. Ishàq uou lo iioiniua nella prima emigrazione, ma solo nella 32. a. h. j ",o j' TTT i ./^- I- .oioiTiri [NECROLOGIO. - seconda (Saad, III. 1. pag. 10/, Im. 10-lój [M.]. Abdaiiahb.Mas- ((/) (Muh. b. Eal/i'ah al-Kilàbi. da abu 'Umays, da al-Qàsim b. 'Abd '"«^-1 al-rahmàn). Fu sorpreso nella terra di Abissinia a far qualcosa, e pagò due dinar (Saad, III, 1, pag. 107, lin. 13-15) [M.]. (e) (Muh. b. 'Umar, da Musa b. Ya'qùb, da Muli. b. Ga'far b. al-Zubayr). Quando Abdallah giunse a Madinah da Makkali, abitò presso Mu'àdz b. ;. 108, lin. 6-8) [M.]. (h) (Amr b. al-llaytham al»u Qatan, da al-Mas'udi, da 'Ali b. al-Sà-ilj, da Ibràlum, da Abdallah). A proposito della frase di Dio: «Quelli che « han risposto a Dio e al suo Profeta », di.sse: « Eravamo diciotto uomini » (Saad. Ili, 1, pag. 108, lin. 8-1 Ij [M.]. (C) (Muli. b. 'Umar. da Abdallah Ij. (ja'tàr, da Abd al-rahmàn b. Muh. b. Abd al-Qàri, da Tbaydallah b. 'Abdallah b. 'Utbah). 'Abdallah b. Mas'ùdi era addetto al sawàd (efifetti personali; del Profeta — o.ssia al suo segreto (sirr) — e al suo wisàd — cioè il tappeto, gli stecchini, le .scarjje e il tahùr (purificatorio) ('), — e «io durante il viatrtrio (^Saail, III, 1. pa-. 108, lin. 11-14) [M.j. 559. §s 130-138. 32. a. H. 32. a. H. i,i\ (Waki' b. al-Ùanàli e 'Ubaydallah b. Musa, da al-Ma.s'udi, da Abd INECROLOGIO. - • . Abdaiiahb. Mas- al-malik b. ' Cmayr, da abu-1-Malih). Egli nascondeva il Profeta allorché '"**•) si lavava, e lo custodiva mentre dormiva, e lo accompagnava, quand'egli andava in luoghi deserti (Saad, Hi, 1, 108. lin. 14-17) [M.]. Nota 1. — Il senso uon è chiaro; sawàd significa effetti personali: mentre sirr (segreto) allude u qualche cosa di più intimo, quasiché il y^àhib al - sa w ad wa-l-wisàd potesse esaere testimonio di atti molto intimi e delicati della vita quotidiana del Profeta, sodisfazione di bisogni corporali, nudità, lavaggi ìntimi, e via discorrendo. L'espressione deve essere tecnica, di origine molto antica e non chiara allo stesso ibn Sa'd, il quale ha sentito la necessità di aggiungere delle glosse, non sappiamo fino a quftl punto esatte e corrispomlenti a verità icfr. § 141). § 131. — (a) (Ubaydallali b. Musa, da Isrà il, da abù I.shàq, da al- Hàrith, da Ali). Disse il Profeta: « Se io (potessi) eleggere qualcuno indi- « pendentemente dell'assemblea dei fedeli, io eleggerei ibn umm 'Abd » (Saad, III, 1, pag. 109, lin. 4-6) [M.]. (6) (abù Mu'àwiyah al-Darir, da al-A'mas, da Ibràhim, da 'Alqamali). 'Abdallah somigliava all'Inviato nella .sua condotta (fi hadyihi wa . Mina, da Nufay' mawia di 'AÌKlallah ì. Era fia i più generosi: biaind. fui i più protìiniati (Saad, III, 1. pag. Ili, lin. 18-21) [M.]. («) (Muh. b. 'Abdallah al-Asadi, da Mis'ar, da Muli. I). (iuhàdair, da Talhah). Si ricono.sceva la notte, dai suoi profumi (Saad, III. 1, pag. Ili, lin, 21-23) (M). § 135. — («j (Muh. b, L'mar, da Abdallah I.. (ia tar. da Ai.d al- rahman b. Mnh. b. Abfl al-Qàri, da Tbaydallali b. 'AlKlallah b. 'Utbalij. 'Abtiallah era piccolo, molto bruno; v il hu«> pelo non nint.". . ..lon- i ,.ti gli anni (Saad. Ili, 1. pag. 111, lin. 23-25i fM.l. .Vii. 71 32. a. H. §^ 1:15-1H". Abdallahb. Mas Od (6) (Wakl- b. al-àarrah, da Sufvan, da abu Ishàq, da Hubayrah b ,„ECROLoS,0. - ,,^,, * ^.^bdallah alzava i capelli «.Uè oreccWe, come »e fossero stat, "'°'™r aggiunge: Vuol di.-e che non lanciava le ciocche staccat,- f non ci r.eseo ad averla . (Saad, III. 1. pag. U2,^l.n. 4-.) (r) (Yala b. 'Ubayd, da Ismail, da óarir, dei Bagilah). 'Abdallah disse .Avrei caro, dopo nrorto, di non esser risusctato . (Saad. III. 1. pag. 112, Un. 9-11) (M.). .t ■ K -Àhrlallah b ^ („) (Waki' b. al.Óarrah, da abu-1-Umays, da Amu- b. Abdallah K al-ZuC da ibn Masud). Fece testamento, e vi scnsse^ '.Y; " « »l ./bmàn al-rahim. (Saad, III, I, pag. 112, Im- H'IS) l^-l- «136 - (a Testamenti di 'Abdallah b. Eas'ad: . Se gì succede .,uihe ^osa Inonesta sua malatfa, allora saran «" -f*;^^» V",^.; . lontà Iddio e al-Zubayv b. al-'Awwam, e il figho suo Abdallah b. al ^iu ba^^f icchè questi due saranno pienamente liberi di d.sporre m ogn .se^:;. Nessun' delle sue figlie sposi senza loro conseiiso^ non s.a esclusa .da ciò Zavnab» (Saad, III, 1, pag- H^. 'm- l^-l») l'^i- (M (Masa b. Isma il, da 'Abd al-w.hid b. Ziytó, da abu U-ys Utbah t 'Abdallah da 'Amir b. 'Abdallah b. al-Zubayr). 'Abdallah fece testa- mento ad al-Zubavr, con cui il Profeta lo aveva affratellato, e scrisse "o (testo come s'opra). Vi . aggiunto «he quegli schiavi a cut Jase.v a 600 (dirham), sarebbero stati liberi (Saad, III, 1. pag. 112. lin.^1' -») (e) (Waki- b, al-Óarrah, da abu-l-'Umays, da Habib b. abi Thabit, da Kha 11 b. 'Amr). ihn Mas'.d lasciò che fosse avvolto suo cadavei. iTuna hullah del prezzo di duecento dirham (Saad, III, 1, pa„. 11-, ""■ 7^- ^l^rt IsmrU abCi Ghassan, da SariU. da Muh^ b. •Abd!lir;i-M,!:ld„ da Amr h. Hurrah, da abCi 'Ubaydah, da 'Abdallah 562. 32. a. H. 137, lo8. b. 'Abdallah b. Mas'ud). Egli disse che lo seppellis-sero presso la tomba di 32. a. h. •Uthmàu b. MazTm (Saad, UT, 1, pag. 113, lin. 2-5) [M.J. ''^■Abdliiahb.Mas (6) (Muh. b. 'Umar, da 'Abdallah b. Ga't'ar al-Zuhri, da 'Abd al-iahmàii "^.j b. Muh. b. 'Abd al-Qàri, da 'Ubaydallah b. 'Abdallah b. Ut bah). Morì a Madiuah, e fu sepolto nel Baqì', il 32. IT. (Saad, ITI, 1, pag. 113, lin. 5-8) [M.]. {e) (Muli. b. 'Umar, da Abd al-hamid b. 'Imràn al-'Igli, da 'Awn b. 'Abdallah b. 'Utbah). Morì a poco più di sessant'anni. Pregò su di lui 'Ammàr b. Yàsir; secondo altri fu Utjimàu b. 'Aflfàn; e l'uno e l'altro s'eran chiesto reciprocamente perdono prima della morte di 'Abdallali. Noi però pensiamo più giusto che 'Uthmàn pregasse. 'Abdallah tramandò [tradizioni] da abù Bakr e 'Umar (Saad, TU, 1, pag. 113, lin. 10-14) [M.]. {d\ ('Amr b. 'Asini al-Kilàbi, da TTaramàm b. Qatàdah). Fu sepolto di notte (') (Saad, TIT, 1, pag. 113, lin. 14-15) [M]. Nota 1. — Questa era l'usanza comune di quel tempo. § 138, — (a) (Muh. b. Umar, da ibn abi Habibah, da Dàwùd b. al- llusayn, da Tha'labah b. abi Màlik). Andai alla tomba di Mas'ùd, il giorno dopo ch'egli era stato sepolto, e la trovai inaffiata (Saad, ITI, 1, pag. 113, lin. 15-17) [M.]. (6) (Wahb b. Garìi-, da Su'bah, da abù Tshàq, da abù-1-Ahwas). Vidi abù Musa e abù Mas'ùd quando morì Abdallah b. Mas'ùd, o uno disse all'altro: «Credi tu che ne lasci un altro a lui simile?». E l'altro as.se- verò di no [la formula u.sata ne è oscurissima] (Saad, TTT, 1, j)ag. 113, lin. 17-21) [M.]. (e) (Muh. b. 'Umar, da Mansùr b. abi-l-As\vad, da Idris b. Yazid, da 'Asini b. Bahdalah, da Zirr b. Hubays). I^as( io 00,000 di ih a ni (Saad. Ili, 1, pag. 113, lin. 21-23) [M.]. (rf) (Yazid b. Hàrùn, da Ismà'il b. abi Khàlid, da Qays b. abi Hiizimj. al-Zubayr b. al-'Awwàm andò da 'Uthniàn, dopo morto 'Abdallab b. Masùd, e disse: «Dammi Tata di Abdallah, giacché la famiglia di 'Abdallali « ne è più degna che la bayt ai-mal ». Gli diede 15,()00 dirli ani (Saad, ITT. 1. pag. 113, lin. 23-27) [M.]. (e) ('al-Fadl b. Dukayn, da Hafs b. Obiyàtji, gni notte Ja sùrah al- non. §§ 141.143. 32. a. H. 32. a. H. . wàqi'ah. Ilo udito infatti dal Profeta che thi leggerà quella sùrah NECROLOGIO. - ■ ^j. i- ■ t v • • • •Abdaiiahb.Mas. * <'g"' "«tte, iioii gì incoglierà mai miseria». 'ùd.j Aveva tre tigli: 'Abd al-rahmàn, da cui piendeva la kunyah, 'Utbah e abu 'Ubaj^dah, che aveva nome 'Amir, o, secondo altri, aveva per nome la kunyah. Quest'ultimo, e tutti convengono, non udì il padre; ha tra- mandato molte tradizioni, ma tutte monche neW isnad (munqat a ' ahj. 'Abd al-rahmàn udì, secondo l'opinione comune, il padi-e, avendo, se- condo Ahmad b. Hanbal, 6 anni quando il padre morì. Ma secondo Yahya b. Ma'in, non udì il padre (Nawawi, 369-373) [M.]. § 142. — ('Qbaydallah b. Ahmad, da Yùnus, b. Bukayr, da Muli. b. Isliàq, da Yahya b. 'Urwah b. al-Zubayr, dal padi-e 'Urwah). Il primo a diffondere il Qur-àn a Makkali dopo il Profeta, fu Abdallah b. Masùd. Un giorno si riunirono i Compagni del Profeta e osservando come nessuno aveva divulgato il Qur-àn tra i Qurays, invitarono qualcuno a farlo. 'Abdallah b. Mas'ùd si offrì. «Ma bada alla tua vita! Vogliamo uno il quale abbia «una parentela che lo difenda in caso di necessità». Ed egli: « Lascia- « temi fare: penserà Iddio a difendermi!». E 'Abdallah partì e si trovò nel maqàm al mattino. I Qurays andavano alle loro riunioni, quand'ecco si leva presso il maqàm, e grida, alzando la voce: « In nome di Dio, ecc. «La scienza del Qur-àn! ». Quelli restano dapprima sorpresi, poi comin- ciano a colpirlo in faccia. 'Abdallah legge un poco, e poi torna ai suoi compagni sfregiato in volto. Tramandarono hadìt^ da lui ibn 'Abbày, ibn 'Umai-, abii Musa, Imràn b. Husayn, ibn al-Zubayr, (ràbir, Anas, abù Sa'id, abù Huiayrah, abù Ràfi' e altri. Una tradizione, che risale ad abù Razin, pretende che il Profeta volesse udii'e recitata da lui la s ù r a h a 1 - n i s à . Riguardo alF'atà, secondo alcuni gli fu trattenuta da 'Utlimàn per due anni, secondo altri tradizionisti, 'Abdallah stesso vi rinunziò spontanea- mente, come altri avevano fatto. (al-A'mas, da Zayd b. Wahb). Quando 'Uthmàn mandò a chiamare 'Abdallah b. Mas'ud a Madinah da al-Kvifah dov'egli si trovava, i Kuténsi si riunirono intorno a lui invitandolo a rimanere, eh' essi l'avrebbero difeso. 'Abdallah rispose che egli doveva ubbidire, e che avevano da esserci sedizioni e rivolte, ed egli non intendeva d' iniziarle. Secondo alcuni 'Uthmàn non seppe della sua sepoltura e se la prese con al-Zubayr (Athir Usd, III, 256-260) [M.]. § 143. — (abù Mu'àwiyah, da abù Hanìfali, da Ma'n b. 'Abd al-rahmàn, dal padre). 'Abdallah b. Mas'ùd: Non ho mancato (kadzabtu) al patto col 566. 32. a. H. § i4b. Profeta che una sola volta, che dovevo sellare fun camelol per conto del- ^^- ^ ^ ^ . . (NECROLOGIO. - l'Inviato. Venne uno dei Tà'if e dissi: «Questo è più adatto di me». Abdaiiahb.Mas Domandò quale sella amasse il Profeta. Ed io risposi : « La tàifita, mak- '"«^l « kana ». Egli la mise su. Il Profeta domandò chi avesse posto la sella. E .saputo essere stato il tà'ifita, diede ordine che 'Abdallah lo facesse. E tornai a sellarlo (Qutaybah 'Uj'ùn, 420 [cfi-. anche pag. 194]). Uno gli chiese come s'avesse da contenere con un vicino usuraio, a cui era costretto di ricorrere quando aveva bisogno. Egli rispose: « Mangia « pure che a te farà buon prò. e la colpa sarà la sua » (Qutaybah •Uyùn, 373) [M.]. Cfi-. Yàqùt, II, 596: la sua tomba era, secondo alcuni, nella parte orientale di Dama.sco (IV, 465). Cfi-. anche Abulfeda, I, 266-268; Aghàni, 1. 31: IV, 30, 178; VIII, 92: XIV, 16; A kh b a r a 1 - D u \v a 1 , 125 ; Athir, Indire, pag. 388; Balàdzuri, 87, 94, 269, ecc.: cfr. Indice, pag. 489; Bukhàri, II, 445, Un. 13-446, lin. 11; Bukhàri, vers. frane, TI. 623-G24; Bukhàri Tarikh, 33; Gauss in de Pe ree vai, I, 385, 386, 389; II, 64, 350; Durayd, 109; Dzahabi Tadzhib, MS. Berlin Sprenger, 272, fol. 100,v. ; TV. a h a b i T a dz k i r a li , I, 12-15, n. 5 ; Dzahabi Tagrid, T, 359, n. 3454; Faqih, 57,'l65, 171, .ilS; Fihrist, 26, 154; óàwzi, MS. Cu.stantin., I, fol. 92,v.-93,v. ; Goldziher, Mah. Stud., TI, 4, 24; llagar, IT. 890-893, n. 9322; TTagar Tah«izil). VI, 27-28; H a g a r T a q r il) , 112 (col. i-ii) ; II àgi, II, 332, 335; TU, .39: TIanira<'r Litter. Arali., 11. •"-(>>, n. 334; Ila n bai Musnad, T. 374-466, 404 lin. 23-29 [esistenza in al-Kufah di Hanatiti .segnaci delle dottrine di Mu.sayliraali ; ucci.sioue ibi Ioni «'api per o[M!ra di ibn Ma.s'ùd]; Ilariri, ver.-*. Cheney-Steingaxs, I, 396; II i H a ni , Indice, pag. 245 : § 148. 32. 3.. H. 32- •• H. al -Isti 'al), 370-373, n. 1536; •Abdaiiahb.Mas a 1 - K a s 11 f ai-Ma hjub, ed. Nicholsou [E. J. W. Gibb Memoria!, ■"d-J voi. XVII], 81; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 93,r.-93,v.; Khaldun Proleg., II, 162 e nota, 176; Khallikàn, ed. Wtìst, u. 260; Khamis, II, 287, liii. 23-29; Khulàsah, 214; Kremer Cult mg., I, 483; L a m m e n s M o ' a w i a , 230 ; Mahàsin, I, 100, lin. 2-8: cfi-. Indice, pag. 665; Maqqari, ed. Doz}', II, 168, 159; Mas ùdi, IV, 266, 265, 279; V, 330, 331, 375; Mubarrad, 173, lin. 17; 225, lin. 20; 409, lin. 8; 583, lin. 8; 663. lin. 11; 670, lin. 13; M u i r M a li o m e t , cfi'. Indice, pag. 341 ; Muqaddasi, 116, 127, 143, 323, 403; Muslim, II, 251-252; Nicholson, Litt. Hist. of Arabs, 362; Onomasticon Arab., n. 7881 ; Qaysaràni Gram', 238; Q u t a 3' b a li A d a b , 1 61 ; Qutaybah 'Uyùn, 194, lin. 7-16; 317, lin. 10-12; 363, lin. 15-17; 372, lin. 2-6; 373, lin. 6-10; Ru stali, 77, 209, 222, 226; Saad, VI, 7, lin. 16-23; Sa fa di Wàfi. MS. Paris, 2066, fol. 102,r.-102,v.; Sprenger, Leb. Muli., I, 392 e nota, 415, 427, ecc.: cfi*. Indice, pag. 572; Suyuti Kanz, VI, 180-181, 192 (n. 3208), 193 (nn. 3310, 3311); • VII, 54-56; T a b a r i , Indice ; Tabari Zotenberg, III, 576, 676; Ta^ribirdi, MS. Paris, 1551, I, fol. 3,v.-4,r. ; Tanbìh, 237, 269, 294; Wardi, I, 152; Weil Chalif., I, 168-169; Ya'qùbi Buldàn, 310; Yàqùt, II, 596; IV, 465 (v. Indice); Yùsuf, 46, lin. 22-23. 568. 32. £1. H« § 144. § 144. — Ad Abdallah b. Ma.sùd i genealogi attiibniscono uii'ori'^ine ^^- ^- ^■ ,.,,.„,, , iT . -, , .• „ . . NECROLOGIO. - abbastanza nobik-. dai Hudzayl, una delle tnbu vaganti nelle vicinanze Abdaiiahb. Mas- dei Higàz e non lontano da Makkah. Dal nomi' poro della madre, dal '"«'•] nome anche con il quale era famiglianuente conosciuto, ibn unim 'Abd ossia il figlio della madre dello schiavo, infine anche dalla posizione che ibn MasTid tenne presso il Profeta, si ha la certezza ohe egli fosse di ori- gine servile ed assai modesta. Non v'è dubbio che egli fosse addetto alla persona del Profeta e gli prestasse i più umili servigi, portandogli la roba personale e curando il suo bagaglio durante le spedizioni. Addetto à questi servigi non ebbe occasione ili accumulare una grande fortuna e sebbene acquistas.se una certa agiatezza, o si dilettasse di profumi ('seguendr oneste varianti di testo, senza spccifìcame l'origine, h i)robabile però ch« si tratti di errori cx)mmes.si da ibn Mas'ùd. poco accurato e forse, per la sua oscura origine serN'ile, anche poco colto ed istruito. I contemp<^tranei non Io t<»nnero in realtà in grande conto, li» rel«*ga- rono sempre in posi/ioni Hecon*Iarie. Di lui non si fa mai il menomo conno come possibile califfo, rlalla (piale carica Io e><(Ind«'va il vizio di nascita M». 72 §§ 1 14 147. 32. a. H. 32. a. H. Q il f5Qo sangue non qurasita. Fu uomo però onesto e corretto ammini- •Abdaiiahb.Mas fù .Sil.l al- Nakha'i al-faqih, nato ai tempi del Profeta, trasmise varie tradizioni. Se- condo alcuni morì ucciso nel disastro di Ualangar, ma le notizie più sicuro pongono la sua morte nel 02. o 63. o 65. o 73. a. il. Si vuole che facesse 671. §s iw-ifti. 32. a. H. 32. a. H. parte delle spedizioni nel Rhurasàn e passò due anni in Khuwàrizm: poi 4NECROLOGIO. - '. ,^ .".... ... •Al q a mah b. ''^' «ndò a stabilire m Marw. Qays.) Gir. Atliir. Ili, 103, 105, 108, 254, 255; IV, 86, .S18; Dzahabi Tagrid, I, 423, n. 4141; Magar. III, 218, u. 573; Hagar Tahdzib, VII, 276-278 (t 61. a. H.)[?]; Hagar Taqrib, 147 (col. m) [?] ; Khulàsah, 271 ; Rustah, 222: Saad, VI, 57, lin. 20-62, Un. 16; T abari, I, 2891-2893, ecc.: cfr. Indice, pag. 393. Amr b. Utbah. § 150. — 'Alar b. 'Utbah b. Farqad al-Sulami al-Kùfi, tradizionista. Cfr. Atjiir, III, 103, 105 (f Balangar, 32. a. H.) : Dzahabi Tadzhib. MS. Sprenger, 272, fol. 325,r.; G-aAvzi, MS. Costantin., I, fol. 76,r.-77,v. (f 25. a. H.); Gawzi Safwah. MS. Paris, 2031, foli. 63,v-66,r. ; Hagar Tahdzib, Vili, 75-76, n. 110, dice che mori a Tustar, re- gnante ' Uthmàn ; Hagar Taqrib, 169 (col. iv) : Hamadzàni. 167 (t Balangar, 32. a, H.) ; 'Iqd, I. 6, 175. 277; IL 49, 50, ecc.; Khulàsah, 291; Saad, IV, 143. lin. 20-144, lin. 11; Tabari, I, 2891-2893, 2897 (f Balangar, 32. a. H.) ; Yaqùt, I, 173. al-Aqra b. Hàbis. § 151. — al-Aqra' b. Hàbis b. 'Uqàl b. Muhammad b. Sufyàn al-Ta- mimi al-Mugàsi'i al-Dàrimi, venne come ambasciatore presso Maometto, ab- bracciò l'Islam, seguì il Profeta nella spedizione per la conquista di Makkah e combattè a Hunayii e a Tàif. Egli era già noto per la sua saggezza tiuando era pagano e fu più tardi uno dei mu'allafah qulubulium, o makkani che vendettero la loro adesione all' Isiàm. Durtinte la grande ribellione dell'anno 11. H. combattè sotto gli ordini di Khàlid 1). al-Walid nella Yamàmah; si trovò con Surahbil b. Hasanah a 57-2. 32. a. H. §§ 151-154. 32. a. H. bis.l Duinali al-(jrandal : combatte pure iiell Iiàq contro i Persiani sotto ivhàliil . .T^ . , .. 11 1- . 7 '~' [NECROLOGIO. - b. al- \\ ahd e tu presente alla presa di Anbar. ai-Aqra b. Ha- Fu detto « al-Aqra' » per una grossa natta (qar') che aveva sul capo. In seguito 'Addallah b. 'Amir, governatore di al-Basrali, gli diede il comando d'un esercito e lo mandò nel Khuràsàn. Egli perì con tutti i suoi durante la spedizione di (.Tuzgàu. Questo avvenne mentre regnava il Calitfo 'LTthimàn (nell'anno iiO. H.: cfr. ;30. a. H.. §i? 60-tJ4, i (Hagar, I, 112-114. n. 228). § 152. — al-Aqra' b. Hàbis al-Tamimi al-Mugàsi'i, uno degli al- muallafab qulubuhum, uno degli al-a.sràf. A lui ed a Uyaynaii b. Badr il Califfo abù Bakr concesse feudi (aqta), di cui però 'limarli privò, distruggendo lo scritto preparato da abù Bakr per i due concessio- nari. Egli era uno dei maggiorenti principali della sua tribù. Segui Khàlid b. al-Walid nella .sua campagna nell' Iraq. Si dice da alcuni che Abdallali b. Àmir io abbia messo alla testa di quell'esercito che mandò nel Khuràsàn, e che al-Aqra' perisse nel (iurgàu con tutti i suoi. Questo avvenne nel califfato di 'Uthmàn. ibn Durayd dice che il suo vero nome fosse Firàs b. Hàbis b. 'Aqqàl (":' 'Iqàlj : il cognome al-Aqra' gli venne dalla natta (qar'j. Ctr. Dzahabi Paris, I, fol. 145,v., il quale però lo mette tra quelli che morirono durante il califfato di 'Umar. § 153, — al-Aqra' Ij. Hàbis b. Iqàl b. Muhammad b. Sufyàn 1). Mu- gàsi'i b. iJàrim b. Màlik b. Hanzalali b. Màlik b. Za3d Manali b. Tamim, al-Tamimi. Partecipò alla prosa di Makkali. a Hunayii e all'assedio di Tàif col Profeta. Con Khàlid b. al-Walid fu alla conquista dell' Iraq e di al-AnIjàr, al- l'avanguardia di Khàlid. Secondo ibn Durayd il suo nome era Firà*. ibn Hagar (Hagar, III, 398-B99. 11. 1081 1 invece fa di Firà.s b. Hàbis al-Tamiini un fratello di al-Aqra . Fu persona nobile isarif) sotto la (iahiliyyah e sotto l'J.slàm. Abdallah b. 'Amir lo prejx).se a. al-Sàmit b. Qays 1). Asram b. F'ilir b. 'rha'labali b. (jiiaiim. Sua madre fu Qurrah al-'Ayn bint Ubàdali b. Nadlali 1>. Màlik b. al-'Aglàn. Suo figlio fu al-Rabi', da Khawlah bint Tha'labah b. Asram b. Fihr b. Tha'lal)ah b. Qhanm li. 'Awf E.s.sa 'è la mugàdilah (discuci- trice) per cui fu rivelato il Quràu, LVIII, 1. Il Profeta lo uni in fratellanza con Marthad b. abi Marthad al-fJhanawi. Fu a Badr, a Uhud. alla Trincea, ecc.. Sopravvi.s.sc' al Profeta qualche tempo, i' alcuni liiroiiD iIh- visse (ino ad Uthraàn CSaad, III, 2, pag. 94. lin. 20-22) [M.|. (h) fMuh. b. Umar, da Abd al-haraid b. Imnin b. abi Ana.s, dal padre). Fu il primo a divorziare nell' Isiàm. Kra un jk»' .strainl^j' fwakàn a fi hi lamam), ma «jualche volta tornava in sé. Una voltasi bisticciò con 675. §§ 157-159. 32. a. H. 32. a. H. la m()tj;lie sua, Khawlah biiit Tha'labah e le disse: «Tu mi sei come la ''*'Aws''b''ai°simit * sfliieiia di mia madie » {cf'r. 6. a. H., § GO). Ma poi si pentì, credendo illecito ai-Ansàrl.] di unirsi a lei dopo tale dichiarazione. Essa disse di no, andò dal Profeta, pro- testò davanti a Dio che non voleva restar sola. Mosse tutti a compassione, e il Profeta rivelò LVITT, 1. Maometto ordinò poi di pagare un'ammenda, che di commutazione in commutazione si ridusse alfine ad un'elemosina di dat- teri a .sessanta poveri (Saad. Ili, 2, pag. 94, lin. 22-pag. 96, lin. 9) [M.]. § 158. — Egli fu quegli che divorziò con la formola « tu mi sei come « il dorso di mia madre (z ah ara min) », e si riunì di nuovo con lei prima d'aver fatto ammenda. Il Profeta gli ordinò di distribuire a sessanta po- veri 15 sa' d'orzo (Athìr Usd', I, 146-147) [M.]. Cfr. anche Annali, I, 740 (6. a. H., § 60); 'Ayni, I, 391 (?); Dzahabi Tadzhib, MS. Beri. Sprenger 271. fol. 66, v. ; Dzahabi Tagrìd, I, 38, n. 323; Hagar, I, 168-170, n. 338; Hagar Tahdzib, I, 383, n. 700; Hagar Taqrìb, 20 (col. i) : al-Isti'àb, 37, n. 54; Kathir Bidayah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 121,v. (f nel 36. a. H.); Khu làsah , 41 ; Qutaybah, 131. Sam'àni, fol. 434, v. abu-1-Dardà al-Ansari. § 159. — («) abù-1-Dardà al-Ansàri, Compagno del Profeta, combattè a Badr e mori o nell'anno 31., o nel 32., o nel 36. H. (Athir. Ili, 102, 161). (h) abù-1-Dardà 'Uwaymir, o 'Amir, b. Zayd h. Qays b. 'Aisah b. Umayyah b. Malik b. 'Amir b. 'Adi b. Ka'b b. al-Khazrag b. al-Hàrith b. al-Khazrag al-Ansàri. Gli si riferiscono 179 hadith. al-Bukhàri e Muslim ne accettan d'accordo due ; e al-Bukhàri per suo conto tre, Muslim otto, ecc. Suo figlio fu Bilàl, che ebbe da umm al-Dardà al-Sughra : ebbe anche altri figli da lei. Era f a q i h , saggio, asceta : prese parte alle campagne del Profeta dopo Uhud, dove non tutti convengono ch'egli avesse assistito. Professò r Islam un po' dopo la Higrah. 57fi. 32. a. H. §§ 159-163. Fu qàdi di Damasco sotto il calift'ato di 'Uthman per il liì., o. se- 32. a. h. ,.".-„„ ,^ NECROLOGIO condo altri, il 32. H. abù-i-oardà La sepoltura sua e quella di umm al-Dardà al-SugLra, sono al Bàb Ansari.] al-Saghii- in Damasco, e son note. Ebbe due mogli, luna e l'altra chia- mate umm al-Dardà', una Compagna del Profeta e l'altra tàbi'ita, e sposò questa dopo morta queUa. La prima aveva nome lihayrah, e la seconda Ilugaymah. 11 Profeta lo un'i in fratellanza con Salmàn al-Fàrisi (X a w a \\ i , 713-714; |M.]. § 160. — Si racconta come fosse l'ultimo della sua casa a lendorsi mu- sulmano. Era legato da fratellanza con ibn Rawàbah, che si converti prima di lui. Questi gli spezzò un idolo. Visto che l' idolo s'era lasciato spezzare senza resistere, andò dal Profeta. ibn Sa'd racconta che abii-1-Dardà comprava i passeri dai ragazzi, e poi li lasciava i^ li beri). umm al-Darda disse ad abù-1-Dardà : « Se avrò bisogno in seguito, « vivrò della sadaqah ». — « No: lavora e mangia >. — < E se non potrò «lavorare":*». — «Raccoglierai le spighe, senza mangiare la sa dacia li» (Ó-awzi. MS. Costantin., fol. 87,v.-88,r.) [M.]. § 161. — Sul suo digiunare v. Dzahabi Paris, I, fol. 159, v. Da questa tradizione apparirebbe che la moglie non menasse vita troppo cor- retta (? forse: triste? ma bdzilah'?). Salmàn le domandò perdio, ed essa: « Tuo fratello abù-1-Daidà sta in piedi la notte, e digiuna il giorno, e non ha « alcuna vaghezza delle cose del mondo ». Poi si racconta come Salmàn cercasse di ridurlo a vita più umana. Il Profeta approvò ciò che aveva tiatto Salmàn. (Sàlim b. abi-1-Ga'dj, Disse abu-1-Dardà : *. Interrogatemi, che, per Dio, «se mi perdete, perdete un grande uomo! ». Gli spiegarono il Qur-àn 'Abdallali b. 'Amir ^^ Khiilayd b. Sa'd al-Qàri, ecc. Ma il nostro autore ne dubita (Dz a h a b i Paris, I, fol. 169, v.j [M.]. § 162. — (aj abù-1-Dardà fu hàgib di Mu'àwiyah: e si conserva una sua ri.sjKjsta .iidl'ufficio del hàgib ('yutaybah 'L'yùn. pag. I0(jj [M.]. (h) (Muslim, da abu Qudàmah al-Hàrith b. 'Abid, da Hurd b. Sinàn, ila al-Zuhrij. abiì-1-Dardà disse: li rifletter bene nella vita è meglio che « metà dei guadagno e raccogliere del seme spars4. Bukhàri Ta-rikh, 33; Caussin de Per ce vai, III, pag. 25 ; Durayd, 268; Dzahabi Tadzkirah, I, 21-22, n. 11; Dzahabi Tagrid, II, 175, n. 1916; Fihrist, 27 e nota (a pag. 29); Gràhiz Bayàn, I, 102, 104, 105; (iàhiz Bukhalà, 13, 17, 159, 193, 202; Goldziher, Muh. Stud., II, 37, 176; ó-ubayr, vers. Schiapaielli, 265, 271; Ha gai-. III, 89-90, u. 235; Hagar Tahdzib, Vili, 175-176, n. 316; Hagar Taqrib, 164 (col. ii), 253 (col. ii) ; Hamdàni, 204, lin. 6; Hammer, Litt. Arab. , II, 89, n. 336; Hanbal Musnad, V, 194-199; VI, 430-462; Hariri Maqàmàt, ed. De Sacy (2' ed.), 173, 480; H i s à m , 345 ; . Husri, I, 147; 'Iqd, I, 24, 28, 238. 241, 256, 292, 341, 359, 360, 369, 378, 396; II, 78; al-Isti'àb, 466-466, n. 1994; 6b2-663, n. 2908; al-Kaalif al-Màhjub, ed. Kicholson [E. J. W. Gibb Memorial, vo- lume XVII], 81, 232; Kb a 1 d ù n P i- o 1 e g . , I, 448 e nota ; Khamìa, II, 286, lin. 31-287, lin. 2; Lammens Mo' avvia, 19, 114-116, 346, 362; Mahàsiu, I, 98, liii. 20-99. lin. 1 (f 31. a. H.) ; 100, lin. 12-13 (t 32. a. H.j; Maqqari, ed. Dozy, I, 562; 11, 113; M ubar rad, 409, lin. 7; N i e h o 1 s o n , Litt. Hist. of Arabs, 226 ; Qaysaràni Óam', 404; Qutaybah, 137. Qutaybah Adab, 31; Qutaybah 'Uyùn, 134, lin. 1 <• «egg. ; 393, lin. JO-12; 404, lin.8-10; 409, lin. 15; 428, lin. 13-14; Ru.stah, 66, 213: .Sprengor, Lob. Muh., Ili, xlvi, lii, 26 e- nota; Suyùti Husn, I, 109; 32. a. H. [NECROLOGIO. ' abù-l-Dardà al' Ansàri.l 679. %i iene". 32. a. H. 32. «.H. Suviìti Kanz. VI, 183, 192 (nn. 3298, 3303): VII. 77-78; ^^»bù^°D°dì°\\. Taghi ibiidi, MS. Paris, 1661, I, fol. 5,v.-6,r. ; Ansati.) T a bari, I, 2095, 2820, 2826, ecc.: cfi-. Indice, pag. 179; Yàqfit. I, 590: II. 33G, 696; TU, 429, 899; IV, 604. umm al-Dardà. § 165. — umm al-Dardà al-Sughrà Hugaymah [o Quhaymah] bint Huyayy ai-Aw.sàbiyyah al-Dimisqiyyah Compagna del Profeta, moglie di abu-l-Dardà, trasmise tradizioni : è stata talvolta confusa con umm al-Dardà al-Kubrà Khayrah bint abi Hadrad {cfr.§ 169). Alcuni pongono la sua morte dopo rai. H. Cfr. Magar Tahdzib, XII, 465-467; Hagar Taqrib, 294 (col. iii) ; Hariri Maqàmàt, ed. De Sacy (2* ed.), 616; 'Iqd, I, 369: Nawawi, 869-861: T ab ari. III, 2473, 2638. abù Dzarr al-Ghifari. § 166. — Nell'anno 32. II. mori, in al-Rabadzah, l'agitatore abu Dzarr nella più squallida miseria : secondo alcuni la sua morte sarebbe avvenuta l'anno prima (Athir, III, 104-106). § 167. — abù Dzarr Grundub b. Grunàdah b. Ku'ajl b. Su'ayr b. al- Waq'ah Vi. Haràm b. Sutyàn b. 'Ubayd b. Haràm b. Ghifar b. Mulayl b. Damrali b. Bakr b. 'Abd Manali b. Kinànah b. Khuzaymah b. Mudrikah b. al-Yàs b. Mudar. Secondo abù Ma'.sar Nagih, si chiamava Burayr b. Ó^unàdah. (Hisàm b. al-Qàsim al-Kinàni abù-1-Nadr, da Sulaymàn b. al-Mughù'ah, da Humayd b. Hilàl, da 'Abdallah b. al-Sàmit al-Ghifari. da abù Dzarr). [Sunto] Raccontasi a lungo della sua conversione, com'egli pregò prima di conoscere il Profeta, e come lo andò a trovare, e mal glie ne incolse, e lo vide di notte accanto alla Ka'bah, e due donne fuggirono spaventate. Viene a colloqio col Profeta, e poi ritorna, e converte all' Islam il fiatello e la mamma, e metà della sua gente, prima che arrivasse là il Profeta. Era loro imam ìmà b. Rahdali, ch'era loro sa^^yid. Gli altri dissero che avrelv bero fatta professione quando fosse giunto il Profeta. E così fu. Vennero gli Aslam e dissero al Profeta : « Ci sottomettiamo a ciò a cui si son sotto- « messi i nostri fratelli ». E si sottomisero. E il Profeta disse: « Ghifàr : Iddio < li perdoni: Aslam: Iddio li pacifichi» (Saad, IV, 1, pag. 162-163) [M.]. Cfr. 5. a. IT., § 92. 580. 32. a. H. §5 i(w-i7i. § 168. — fMuh. b. 'limar, da abu Bakr b. 'Abdallali 1). abì Sabrali, 32. a. h. da Yaliva b. Sibl. da Fvhnfaf h. Ima b. Kahdah). abu Dzarr era ladro dell strade, gran cavalcatore, e andava solo. Ma poi. colpito dalla grazia di Dio, '»''' udì il Profeta, mentre era a Makkah. che faceva propaganda occulta. Come si presentò al Profeta, e .saputo ciò ch'egli chiedeva, fece professione. Poi fu rimandato a far brigantaggio .sotto la thani yyah Giiazàl, e non doveva restituir la roba se non dichiaravano la professione di fede musulmana. Ciò durò finché il Profeta andò a Madinah (Sa ad, IV, 1, pag. 163, Un. 0-24) [M.l. § 169. — iMuli. b. Tmar, da Nagi' abu Ma'.sar). [Sunto] abu Dzarr era monoteista nella (jràhilij-yah. e non serviva gli idoli. .Seppe da un tale che era a Makkah un profeta e lo andò a trovai'e. Il Profeta si maravigliò che la sua gente fosse dei briganti. Fu ospite di abii Bakr: diede la baia ad una donna che invocava Isàf e Nà-ilah. abiì Dzarr tìi bastcmato. Egli volle vendicarsi, e a 'Usfan si mise a fare il brigantaggio alle caravane dei Quravs. e non rendeva il grano (razziato) se non facevano prima professione di fede musulmana (Saad, IV. 1. pag. 163. lin. 24-pag. 164. lin 23) |M.]. § 170. — (Muli. b. 'Umar, da abu Bakr b. 'Abdallah b. abi Habrah, da Musa b. 'Uqbah, da 'Ata b. abi Marwàn. dal padre, da abu Dzarr). Fu U quinto a far professione di fede mnsulmana (Saad, I\', I, pag. 164, lin. 23-2.-)' [M.]. § 171. — (a) CAmr b. Hakkam al-Basri. da al-Mnthanna b. Sa'id al- Qassam al-Qa.sir, da abu (jramrah al-Duba'i, da ibn 'Abbàs). Quando .seppe d'un Profeta a Makkah. mandò il fratello, e, .saputo ciò che il Profeta pre- cond. K il Profeta disse: « Sei rimasto beduino sempre! » (Saad, IV. I. i)ag. 165, lin. 28-pag. 166. lin. 3) [M.]. (r) (Muli. 11. Ishà<|). Il Profeta lo uni in fratellanza i un al-.Mnndzir b. 'Amr dei baniì .Sà'idah, cioè al Miimq llyaiiììita (^i\\\"\\>> e fece cenno con la mano alla Siria, « ma insegnò la Siria ; e non credo « che i tuoi amir ti lasceranno andare ». E abù Dzarr: « O Profeta, non « dovrò io combattere quelli che si pareranno tra me e il tuo governo? ». — « No ». — « E che mi consigli? ». — « Ubbidisci, fosse anche ad uno « schiavo abissino ». Quando fu quel tempo, andò in Siria, e Mu'àwiyah scrisse ad Uthmàn che abù Dzarr seminava discordia in Siria, e 'Uthmàn lo fece ritornare dalla Siria. Gli trovarono una borsa che credevano con- tenesse dei d i r h a m , ed erano invece monetine (fu 1 ù s). 'Uthmàn lo in- vitò a restar lì, che avrebbe avuto ogni agio, ma egli rifiutò, e domandò d'andare ad al-Eabadzah. E gli fu concesso. Ed egli andò là, che v'era a reggere il paese uno schiavo abissino di 'Uthmàn. Questi rimase indietro, ma l'altro gli diede il posto d'onore, memore della raccomandazione del Profeta (Saad, IV, 1, pag. 166, lin. 21 -pag, 167, lin. 6) [M.]. § 175. — (Yazid b. Hàrùn, dà al-'Awwàm b. Hawsab, da uno di quei di al-5gurr, da due saykh dei banù Tha'labah, marito e moglie). Andati ad al-Rabadzah trovammo un vecchio incolto e dalla testa e dalla barba bianca, e, avendo udito ch'egli era stato dei Compagni del Profeta, gli chiedemmo 582. 32. a. H. §§ 175-183. di potergli lavar la testa. Ce lo concesse, e si mostrò a uui condiscendente. 32. a. h. E vennero alcuni deir'Iràq, o forse dissero di al-Kùfah, a offrirgli un co- ^ abuDzarrai-Ghi- rnando, che essi potevan disporre di molti uomini. Ed égli rispose facendo fàri.j una lunga esortazione all'ubbidienza al Califfo (Sa ad, IV, 1, pag. 166, lin. 5-17) [M.]. § 176. — (al-Fadl b. Dukayn, da Ga'far b. Burqàn, da Thàbit b. al- Haggàg, da "Abdallah b. Sidàn al-Sulami). [Sunto] Dopo essersi altercato con 'Uthmàu, se ne va ilare, e, interrogato, dice che andrebbe dovunque per ubbidire al Califfo. E va ad al-Rabadzah per suo ordine (Saad. TV. 1. pag. 167, lin. 17-22) [M.]. § 177. — • (Yazld b. Ilàiùn, da Sufyàn b. Husayn, da al-Hakam b. 'Uyaynah, da Ibràhìm al-Taymi, dal padre, da abù Dzarr). Ero ridf (cioè in groppa sulla medesima cavalcatm-a) del Profeta, che era sopra un asino, e vestiva una barda'ah o una qatifah (Saad, IV, 1, pag. 167, lin. 22-24) [M.]. § 178. — ('Abdallah b. Numayr, da al-A'mas, da 'Uthmàn b. 'Umayr, da abù Harb b. abI-l-As\\ad al-Dilami, da 'Abdallah b. Arar). [Sun tu] abù Dzarr è descritto dal Profeta come il più giusto degli uomini (Saad, IV. 1, pag. 167, lin. 24-28) [M.]. § 179. — (Yazid b. Hàrùn, da abù Umayyah b. Ya'la, da abù-1-Zanàd, da al-A'rag, da abù Hurayrah). La stessa tradizione : è comparato a Gesù (Saad, IV, 1, pag. 167, lin. 28-pag. 168, lin. 3) [M.]. § 180. — (Yazid 1). Hàrùn, da Muli. b. 'Amr, da Irak b. Màlik). abù r)zarr dice che avrà (in Paradiso) il posto più vicino al Profeta, giacche il Profeta ha detto che tale posto toccherà a chi non avrà mutato in nulla dopo la sua morte. Or egli era certo che tutti s'erano un pochino attaccati al mondo (Saad, IV, 1, pag. 168, lin. 14-19) [M.j. § 181. — (Muslim b. Ibràhim, da abù Kab sàhib al-IIaru-, da abù-1- Asfar, da al-Alinaf b. Qays). [S u n t o] Come vedesse sfuggito da tutti abù Dzarr, e questi stesso gli dicesse che per ordine di Mu'àwiyah nessuno doveva sedergli vicino (Saad, IV, 1, pag. 168, lin. 19-25) [M.]. § 182. — (Affàn b. Muslim, da Hammàin, da Qatàdah, da Sa'id b. ubi-i- Tlasan, da 'Ab*a al-As'ari pre.sc a bazzicare abù Dzarr. al-AA'ari era un magro, piccolino. §f 181» liti. 32. a. n. 32. a. H. abù DzaiT era iuvuue un uomu nero, dalla barba tolta. al-Aa'ari prese a abùDzarrai-Ghi- Irequentarlo, dunque, e abù Dzarr diceva: «Bada a te » ; e al-As'ari iu- ♦■'!•] vece diceva: «Ben venuto il mio fratello». E abù Dzarr gli diceva che non era suo fratello da quando aveva accettato il governo della provincia. Or quando abù Hurayrah gli disse: «Benvenuto il mio fi-atello », allora abù Dzarr gli domandò se fosse prefetto, e, saputo di sì, se s'era preso dei beni. E quando seppe di no, gli disse : « Tu sei mio fratello, tu sei «mio fratello» (Saad, IV, 1, pag. 169, lin. 16-26) [M.j. § 184. — (al-Fadl b. Dukayn, da Salili b. Rustum abù 'Àmir, da Hu- mayd b. Hilàl, da al-Ahnaf b. (^ays). abù Dzarr era uu uomo alto, bruno, dai capelli e dalla barba bianca (Saad, IV, 1, pag. 169, lin. 25-27) [M.]. § 185. — (al-Fadl b. Dukayn, da Sarik, da Ibràhim b. Muhàgir, da Kulayb b. Sihàb al-Grarmi, da abù Dzarr). Non mi fa disperare la tenuità delle mie ossa, né la bianchezza dei miei capelli, di raggiungere Isa b. Maryam (Saad, IV, 1, pag. 169, lin. 27-pag. 170, lin. 2) [M.]. § 186. • — ('Ubaydallah b. Musa, da Musa b. 'Ubaydah, da 'Abdallali b. Khiràs). Ho visto abù Dzarr sotto una miz allah, ed aveva (per moglie) una donna negra (sahmà) (Saad, IV, 1, pag. 170, lin. 2-5) [M.j. § 187. — ('Affali b. Muslim, da Muh. b. Dìnàr, da Yùnus b. Muh.j. abù Dzarr lasciò due asine, un asino, alcune capre e bestie da tiro (Saad, IV, 1, pag. 170, lin. 5-8) [M.]. § 188. — (a) (Kathir b. Hisàm, da Gra'far b. Burqàn, da Ghàlib b. ' Abd al-rahmàn). Fu visto pregare abù Dzarr a Gerusalemme : egli si to- glieva le scarpe, e lì sputava e vi sofiflava il naso. Era poverissimo di mo- bilio; il rida era la sua più grande ricchezza. E, secondo altri, quello ch'era in casa sua non valeva due dirham (Saad, IV, 1, pag. 170, lin. 16-21) [M.j. § 189. — (Màlik b. Ismà'il abù Ghassàn al-Nahdi, da Mas'ùd b. Sa'd al-Gu'fi, da al-Hasan b. 'Ubaydallah, da Riyàh b. al-Hàrith, da Tha'labah b. al-Hakam, da "Ali). « Nessuno resta oggi il quale non abbia paura di « essere vituperato per causa di Dio, all' infuori di abù Dzarr, e di me ». Ed 'Ali si battè con la mano il petto (Saad, IV, 1, pag. 170, lin. 22-26 [M.]. § 190. — (Haggàg b. Muh., da uno, da Zàdzàn, da abù Giu-a} g, da abù Harb b. abi-1-Aswad, da abù-1-Aswad). [Sunto] 'Ali, interrogato riguardo ad abù Dzarr, risponde eh' è pieno di scienza tanto che n'è affievolito (sia che dicesse ciò per lo sforzo dell'acquistarla, sia per il troppo peso di quella acquistata) (Saad, IV, 1, pag. 170, lin. 26-pag. 171, lin. 4) [M.]. § 191. — ("Afifàn b. Muslim e 'Amr b. 'Àsim al-Kilàbi, da Sulaymàn b. al-Mughirah, da Humayd b. Hilàl, da 'Abdallah b. al-Sàmit). [Sunto] 584 32. a. H. §1 191. iw. abù D/.aiT andò con alcuni Ohifàr da 'Uthmàii, passando per la porta da ^2. a. h. • -1 X m 1 TT , ,• . , . (NECROLOGIO. - CUI non SI doveva entrare. Temevamo che Uthman gli facesse qualche abuDzarrai-Ghi- male : ma abù "Dzarr gli si fece avanti, e gli protestò incondizionata ubbi- '*"•] dienza. Chiese d'andare ad al-Rabadzah. e 'Uthmàn glie lo concesse. E vo- leva anche dargli qualche rendita, ma egli la rifiutò sdegnato (Saad, IV. 1. pag. 171, lin. 4-15) [M.]. § 192. — Un hadìth del Profeta tìiill'amore reciproco i^e la pro- prietà in comune?) è citato da ibn Labiali, da Yazid b. aViì Habib. da abù Salini al-Hab.sàni, da abù Dzarr: Ilo udito il Profeta dire: «Quando « uno di voi ama l'altro, vada da lui a casa, e gii dica ch'egli l'ama e che « perciò sono venuto in casa siia ». ('Ahd al-hakani, 344, lin. 7-0) [M.]. § 193. — (ibn Lahi'ah, da Yazid b.' Amr al-Ma'àfiri, da Yazid b. Nu'aym al-Tugibit. Udì abù Dzarr al-Ghifari dire presso al min bar nella moschea di al-Fu.stàt : Ho udito dire dal Profeta : « Chi si avvicina a Dio d'una « spanna, Iddio gli si avvicina d'un braccio, e chi s'avvicina a Dio d'un «braccio, gli si avvicina Iddio d'un bà', ecc.» f'Abd nl-hakaTii, .3!>4, lin. 10-14) [M.]. § 194. — (ilm Lahi'ah, da Darrag, da abù-1-Muthanna, da abù T)zarr). Il Prc)feta ini disse per sei giorni: « Tieni a mente quello che io ti dirò >. Poi, quando fu il settimo giorno, mi disse : « Ti raccomando la pietà verso < Dio, nei tu<>i pensieri e nella tua parte più alta. Se hai fatto male, fa « bene. Non domandare a nessuno niUla, ti cadesse [soltanto] la ft-usta ; « non dar garanzia (ad alcuno) (?]. non abbandonare l'oriano, e non ti tar « giudicf tra due» ('Ahd al-bakam. 394, lin. 14-395. lin. 4) [M.]. § 195. — fRusd in b. .Sa'd e ibn Wahb, da Harraalah b. "Iinràn al- Tixgibi, da ibn Samàsah al-Mahri). Ho udito dire abù Dzarr che il Profeta aveva detto: «Conquisterete un paese [= Egitto] in cui sarà ricordato il « carato. Trattate bene tjuella gente, giacché haniio diritto a protezione « e sono (nostri) consanguinei. Se poi vedrete due tratelli lottare tra Ic)itj sul « fKjsto d'un matton«\ allora tu vattene .. Egli vide, passando. 'Abd al- rahmàn e Rabi'ah figli di ."-^urabbil b. Ilasanah lottare sul po.sto d'un mat- tone. <■ se ne andò ('Abd al-hakam. pag. 395. lin. 5-10) [M.]. § 196. — fibn Wahb. da '.Amr b. al-Hàrith. da Bakr b. Sawàdah, da al.ù Sàlim al-HiiV)sàni). Secondo abù DzaiT. il Profeta gli avrebbe detto: « Come « ti pare (ru'ayl? ». Rispose: « Povero, uno (pialunque ». K io dissi: « E «•ome «trovi il tale?». Risposi: . Uno dei grandi tra la gente». Va\ il Pro- feta: « Ebbene CJu'ayl gli è superiore di tutta quanta la terra », o, disse forse. • mille volte • o una frase simile. Ed io ri'^posi: « Ma ipiel tale è in «tale ufficio, e tu lo tratti come b. tratti? • V i' PioCta . K"Ii è capo m.. 74 §§ i9G-2(t>. 32. a. H. 32. a. H. «della sua gent.p, ed io li perderò per cauìsa sua» TA lui :i 1 - li ;i k a m , (NECROLOGIO. - ,,,_ ,. ^^ ..^^ ,. „s ,-, , abuDzarral-Ghì. I^^Vff- -'i^O. l.Il. 12-paf?. d9b, Im. 2) [M.J. fari.) § 197. — ("Abd al-rahmàn, da Sa'id b. (_HiufJa3r b. Talid ecc., da ibn Lahiah, da ibii Hubaj-rah, da abù Tamim, da abu Dzarr). Ero col Profeta quand'egli entrò in casa e prese a dire: « Altri che il daggàl (anticristo) è « il ]iericolo per la mia gente », e lo ripetè. E poiché temevo entrasse in casa senza spiegarsi, glie ne domandai. Ed egli: « I capi aimmah i quali sono « in eirore e vi traggono [altri] » ('Abd al-hakam, pag. B96, lin. '6-6) (M.|. § 198. — (Sa'd b. abi Ayyùb, da 'Abdallah b. abi (ia'tàr, da Sàlim b. ahi ISàlim al-Hubsàni, dal padre, da abù Dzhit). Il Profeta gli disse: « Ti vedo « tìaoco, ma io desidero a te qnello che desidero a me stesso. Non dar «ordini contro una persona tìda, e non abbandonai'e l'orfano » [?] (Abd al-hakam, pag. 396. lin. 7-10) |M.]. § 199. — (ibn Lahi'ah, da abù Qubayl, da Màlik b. 'Abdallah al-Bardadi). abù Dzarr udì il Profeta dire : « Non vorrei avere questo monte d'oro da « poter spendere, e morire poi lasciandone per nove once ». — « 'Uthmàn, « ti scongiuro di dirlo: L'hai tu udito dal Profeta? ». E ciò per tre volte. E 'Utlimàn rispose: «SI» (Abd al-hakam, pag. 396, lin. 11-16) jM.]. § 200. — (al-Laytli b. Sa'd, da Yazid b. ahi Habib, da Bakr b. 'Amr, da al-Hàrith b. Yazid, da al-Hadrami, da ibn Hugayrah al-Akbar, da abù Dzarr). Dissi al Profeta: « Ti prego di non darmi cariche ». Ed egli battè allora la mano sulla mia spalla, e disse : « abù Dzarr, tu sei fiacco, ed essi sono « depositi gelosi, e nel dì del giudizio vi sarà vergogna e rimorso salvo a « chi avrà rispettato i diritti degli altri, e compiuto il proprio dovere » ('Abd al-hakam, pag. 397, lin. 1-6) (M.]. § 201. — (ibn 'Abd al-hakam). abù Dzarr moi'i ad al-Rabadzah l'anno 33. H. E pregò su lui ibn Mas'ùd, tornando da Madinah ad al-Kùfah. Era suo nome (lundub b. (xunàdah. Altri ('Abd al-rahmàn, da 'Abd al-malik b. Hisàm) dicono Burayr ('Abd al-hakam, pag. 397, lin. 7-9) [M.]. § 202. — Secondo al-Tabari (senza isnàd), nell'anno 32. H. cessò di vivere in al-Rabadzah abù Dzarr al-Crhifàri. Nonpertanto in una delle tradizioni di Sayf, che narrano la sua morte, è detto che cessasse di vi- vere nell'ottavo anno del califfato di 'Uthmàn, ossia il 31. H. (cfr. Ta- bari, I, 2896, lin. 6-6), e nell'altra (cfr. T abari, I, 2896, lin. 3-4) si afferma che la morte avveni.sse nell'anno 31. H. Dalle due .tradizioni, di cui diamo qui appresso un riassunto, parrebbe che egli morisse poco tempo prima del pellegrinaggio annuale, perchè la comitiva che lo trovò morto e che provvide alla sua .sepoltura, si recò poi da al-Rabadzah a Makkah ed ivi s'incontrò con il Califfo (cfr. T abari, I, 2895, lin. 19; 2896, lin. 16-18). 58fi. 32. a. H. §§ 202, jiia La lista dei uomi dei compuueuti la cara vana kuiaiia, che seppellì 32. a. h. ,_ ^ .• ,• • .- ^ ,.• I ■ INECROLOGIO. - abu DzaiT, ne contiene pareccni menzionati fra quelli clic si tiovavaiiu abQDzarrai-Ghi- nell'AdzHibaygàn nel disastro di Balangar. Quindi o la lista è falsa, o la . E Ka'b al-Ahbàr: «Non hai « da aver scrupolo per ciò ». Allora abù Dzarr disse: « figlio dei giudei, «tu vuoi insegnarci la nostra lede?». E 'Uthmàn disse: «Quanto mi sei «(molesto! E quanto noioso pei miei compagni! Va al tuo maktab». Questo maktab era in Siria, ma egli era venuto a pellegrinare, e domandò ad 'Utjhmàn la permissione di stare accanto alla tomba del Profeta : il che gli fii permesso. E dicono ch'egli andò in Siria perciocché vide l'edifizio (la tomba di Mao- metto) [cfr. 11. a. II., § 27] giunto ad un termine ['?], e disse ad "Uthmàn: « Ho udito dire dal Profeta: « Quando l'edifizio giungerà a un termine, fuggi *. « Permettimi dunque di andare in Siria, per fare le razzie >. E glie lo permise. abu Dzarr rifiutò trecentomila dìnàr da Mu'àwiyah, dicendo: «Se « si tratta d'un dono, io non ne ho bisogno ». Mu'àwiyah poi edificò al- Hadrà a Damasco, e abù Dzarr disse : « Mu'àwiyah, se questo è stato fatto « sul danaro di Dio, è un peculato, e se F hai fatto col tuo danaro, allora «è uno sperpero». E Mu'àwÌ3'ah si tacque, abù Dzarr diceva: « Per Dio, « sono state rinnovate delle azioni che io non conosco, che non sono né « nel Libro di Dio né nella sunnah del suo Profeta. Per Dio, io non « vedo [qui nel Libro e nella sunnahj verità che si smorza, o falsità che « si fa vivere, o gente sincera che si ha per bugiarda, o egoismo senza « essere timorati ». E Habìb b. Maslamah disse a Mu'àwiyah: « abù Dzarr « ti guasta la Siria e ti rivolta la popolazione, quando tu ne hai bisogno ». Allora Mu'àwij'ah scrisse ad 'Uthmàn, il quale rispose: « Manda lìund^b [abù « Dzarr] su una cavalcatura scomoda e trattalo male ». E Mu'àwiyah mandò uno, che lo accompagnò giorno e notte. Or quando fu a Madinah, prese a dire: < Prepone i ragazzi, e vota i hima e avvicina i figli dei prigionieri ». 'Uthmàn gl'intimo: « Va dove credi ». Egli disse: « A Makkah ». — « No », rispose il Califfo. — « A Gerusalemme ». — « No ». — « Vo a uno dei due « Misr ». — E 'Uthmàn: « No. Ma ti mando ad al-Eabadzah ». E lo cacciò là. E là rimase fino a che morì. al-Balàdzuri nel suo racconto riferisce molte brutte parole corse tra abù Dzarr e 'Uthmàn riguardo a ciò, che non vogliamo ricordare. Si dice che abù Dzarr affermava d'aver sentito dire che Mu'àwiyah dicesse: « Il da- « naro è danaro di Dio. Ma ogni cosa è di Dio. Ed egli voleva prender- « selo per sé, togliendolo agli altri, e cancellare il nome dei Musulmani ». 590. óci, R. li. g >21^. E abu Dzarr andò, e disse : « Che ti autoi'izza a chiamare « danaro di Dio » 32. a. h. ■11 j • nr 1 -o T-i 1 1- Ali- ■ 1. TiT ■■• , (NECROLOGIO. - * il danaro dei Musulmani?». Ed egli: «Abbia pietà Iddio di te, o abu abùOzarrai-Ghi- « Dzarr. Non siamo servi di Dio? Il danaro è danaro di Dio». Ed egli. '^'''•1 « Non lo dire ». E l'altro: « Ebbene, dirò danaro dei Musulmani! » ('). E abù Dzarr credeva clic il musulmano non dovesse tenere il suo possesso più d'un giorno o d'una notte, a meno che si trattasse d'una cosa da spendersi sulla via di Dio, o da lestituirsi a un creditore, e prendeva a lettera quel passo del Qur-àn: « Quelli i quali tesoreggiano, ecc. ». Stando poi in Siria, diceva : « ricchi, o pari ai poveri, annunzia a quelli che ammassano oro < e argento e non lo spendono sulla via di Dio un bruciamento, ecc. ». E non cessò di parlare fino a che i poveri ebbero preteso altrettanto, e ne tenevano obbligati i ricchi [a contentarli]. I ricchi si lamentarono di quello che succedeva da parte loro [dei poveri] presso Mu'àvviyah. Mu'a- wiyah gli mandò mille dina r di notte, ed egli li spese. Quando ebbe pre- gato la mattina, Mu'àwiyah chiamò il messo che aveva mandato da abù Dzarr, e lo rimandò perchè dicesse: « Salvami il collo dal castigo di Mu à- « wiyah, perchè egli mi aveva mandato da un altro, e mi sono sbagliato ». Egli andò, ma abù Dzarr gli disse : « Figlio mio, digli che nessun dinar « che mi è stato mandato s' è trovato in mano mia stamattina. Aspetta « però tre giorni, che io me li trovi ». Quando Mu'àwiyah vide, come l'ope- rare confermava il dire, scrisse ad 'Uthmàn : « abù Dzarr mi è d' impaccio, « e cosi vanno dicendo i poveri » (^) 'Uthmàn scrisse allora: « La fit nah ha messo fuori il naso e gli ocelli, « e tra poco sbucherà. Non grattare la piaga, foi'nisci di viveri abù Dzarr, « e manda con lui una guida. Tieni poi a freno la gente e anche te .stes.so « finché potrai ». Egli mandò abù Dzarr. E quando fu a ^fadinab, e vide i maóràlis alla falda del monte Sai', disse: « Annunzia a quelli di Madinali « un'incursione da ogni lato e una giierra violenta ». Entrò poi da 'Uthinàii, che "•li domandò: « Percliè i Siri lamentano la tua lingua puntuta?». Ed egli glie lo disse. E 'Uthmàn: «Io devo compiere l'ufficio mio. Io lio « da raccomandare ai sudditi lo sforzo e la moderazione e non mi è lecito «di costringerli all'ascetismo». Allora abù Dzarr: «Non stare in pace « coi ricchi fino a che non abbiano dato via l'equo, e abbiano fatto ele- « mi Tadzkirah, 1, 16-16, n. 7; Dzahabi Tagrid, II, 175, n. 1!«20: Dzahabi Ta rikh, MS. Paris. I. fol. 160,r.-161,v. ; v.i 75 e 218. óìu* &• fl« 32. a. H. Fon mei Berbères, I, 114: a1fu"^za°ai^^^^^^ ^'^àhi? Bukhalà. 118, lin. 1 e segg. : 179, Im. 13; fari.) Ct a y a n g o s , II, 9 : Goldziher Muh. Stud.. I, 73: Hagar, IV, 112-117, n. 380; Hagar Tahdzìb. XII, 90-91. u. 401: Hagar Taqrìb, 253 (col. n) ; Hamadzàni, 156: Haubal Musuad, V. 144-181; Hai ili Maqàmàt. ed. De Saey (2* ed.), 341 : Hisàm. 345. 662, 725. 900: al-Isti'àb, 82-84, n. 285: 664-665, n. 2911: al-Kashf al-Malijub. ed. Nicholson [E. J. W. Gibb Memorial, voi. XVII], 81, 177. 178, 344; Katbìr Bi day ah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 94,v.-95.r. : Khallikàn, vers. De Slane, IV, 49, 61; Khamis, II, 287, lin. 29-32; Khulàsah. 449: La^mmens Mo'awia, 93, 199, 238: Mahàsin, I, 99. lui. 17-20: a I-M a k in, 32: Màkùlà, MS. Beri. Landberg 66, fol. 106,r. Mas 'lidi, IV. 268-272, 279; Mirkhondi, H, 290: Mìrkhondi Rehatsek. parte II, voi. III. 154-166; Muir Maliomet. II. pag. ni; Muslim, II. 254-256: Mustabili. 367: Nàgi, I, 74-79; Qaysaràni Grani', 75-76; QutaVbah Adab, 316; Eustah, 179, 213; Sprenger, Leb. Muli.. I. 368 e nota, 464 e segg., 582, ecc.: con- frontisi Indice, pag. 557 ; Suvùti Husn, I, 109-110: Suyùti Kanz, VI, 169-170, 192 (nn. 3291, 3292. 3295. 3298). 193 (n. 3311,: VII. 15-17: Ta'àwidzi, pag. 196.v.. 102: T abari, I, 2895-2897, e cfr. Indice, pag. 183: 594. 32. a. H. §g 2i8-'>22. Tabari Zotenberg, III, 567-569, 575, 676-577: 32. a. h. Taghribirdi, MS. Paris, 1551, I, fol. 7,r. ; Yàqùt, n, 336, 749: III, 429, 899: IV, 243, 604. fari. Halhal b. Dzurri, § 219. — Halhal b. Dzuitì [Dzura] al-Dabbi, perì a Balangar. (Athir, m, 103-10.5J. Cfr. Tabari, I, 2891, 2892, 2897. Mustabih, 200. Ka b al-Ahbar. § 220. — abù Ishàq Ka'b b. Màti' b. Haynù' (secondo altri Hay.sù'), o anche 'Amr b. Qa^s b. Ma mar b. Gusam b. 'Abd Sams b. Wà-il b. 'Awf b. Himyar b. Qatan b. Awf b. Zuhayr b. Ayman b. Himyar b. Saba al-Himyari, noto col soprannome di Ka'b al-Ahbàr al-Tàbi'i. Fu ai tempi del Profeta, ma non lo vide. Fece professione di fede al tempo di abu Bakr, secondo altri sotto Umar, di cui fii compagno. Tramandò molte tradizioni. Abitava Hims; secondo abù-1-Dardà, possedeva una grande .scienza: su che tutti convengono e ne fan stima. Era ebreo prima di convertirsi, ed abitava il Yaman. Morì sotto 'Uthmàn il 32. H.. mentre si preparava a partire per la razzia annuale in Asia Minore. Fu sepolto a Hims. Fu detto Ka'b al-Ahbàr o al-Habr CHibr), per la sua scienza (Na- w a vv i . 523 ) [M.]. § 221. — Ka'b al-Ahbàr o Ka'b b. Mani era degli Himyar. della famiglia di Dzù Ru'ayn, ecc. Morì a Hims nell'anno 32. H. Nawf al-Bikàli era figlio della moglie di Ka'b; e così Yathi'; ed aveva kunvah abù 'Annanil, secondo altri abù 'Amir (Qutaybah, 219; (M.J. § 222. — Ka'b al-Ahbàr, ossia Ka'b b. Màti', si converti all'Islam ai tempi del Califfo 'Umar e morì nell'anno 34. H. (Athir, III, 121 j. Cfr. anche Athir, Indice, pag. 511: Athir Usd, IV, 247; Badriin, 62. 155, 156; Balàdzuri, 154; Bukhàri Tarikh, 34; Chauvin, La Recerufion egypl. den 1001 nuils, pag. 121; Dzahabi Tadzhib. MS. Beri. Sprenger 273. fol. 16.r (t 32 W.): Dzahabi Tadzkirah, I, 45. n. 34: (NECROLOGIO. • abùDzarral-Ghi- %i 2Ì2-224. 32. a. H. 32. a. H. Dzahabi Tagrid, II, 36, n. 367; [NECROLOGIO. - -p.'Hrist 22" Kab al-Ahbàr.] J? 1 11 1 1 S t , ^J , Fischer [ZDMG., voi. XLIV, pag. 439]; Ghazàli, al-I)urrah, ed. Gauthier, Paris, 1878, pag. 6; Hagar Tahdzib, Vili, 438-440, n. 793; Hagar Taqrib, 176-176; Hamadzàni, 9, 69, 76, 95, 96, ecc.: cfr. Indice, pag. 362; Hammer Litter. Arab., I. 423; II, 161, n. 446; Horovitz, De Waqidii Lib. al-Maghazi, Berlin, 1898, pag. 39-40; Iqd, I, 6; Khaldun Proleg., I, 24 e nota; II, 208, 461; Khami.'s, II, 287, lin. 32-288, lin. 3; Kb. u 1 a s a li , 3 1 1 ; Kremer, Topogr. Damascus [Wien, Akad., V, 30]; M alias in, I, 101, lin. 3-6 (f 32. a. H.); 104, lin. 17-18 (f 36. a. H) : cfi-. Indice, pag. 684; . Mas'udi, III, 130, 131; IV, 88, 268, 270, 449; Miiqaddasi, 13; Mustabih, 194; Nicholson, Lift. Hist. of Arabs, 185; Notices et Extraits, XX, 1, pag. 208; Qazwìni, I, 96, 97, 98-òis, 101, 106; II, 64; Sprenger, Leb. Muli., I, 49, 616 ; III, pag. xcix-cix, 46, 64, 616; Steinschneider, Arah. Litt. d. Juden, pag. 10-11, § 13; T a bari, I, 8, 16,41, ecc.: cfr. Indice, pag. 478; Weil Chalif., I, 34 nota 1; Yàqut, I, 216, 696; IV, 127, 167. Khalid b. Rabì ah. § 223. — Khàlid b. Rabi'ali fu ti*a i morti di Balangar (T a bari, I, 2891). Cfr. Athìr, III, 103. Mi dad b. Yazid. § 224. — (rt) Midad b. Yazid abù Ziyàd al-'Igli era molto devoto. Fu martire a Balangar (Q-awzi, fol. 96, v.) [M.]. {h) abù Yazid Mi'dad b, Yazid, kùfita. Si dice che nascesse sotto la à-àhiliyyali, e fu ucciso nell' Adzarbaj^gàn martire al tempo di 'Uthmàn (Athir Usd, IV, 397) [M.]. T abari, I, 2897, lin. 4. 596. otd. Si. a. Eg 2*25-230. abu Mufazzir. 32. a. h. § 225. — abu Mufazzir [o Muó-izJ [al-Aswad b. Qutbah] al-Tamimi ^bù Mufatrir.i perì a Balangar (T a bari, I, 2891: cfr. Indice, 565). Ch-. Athir, III, 103, 105. abu Muslim al-Gabali. § 226. — abu Muslim al-(>abali, tàbi'i (Mahàsiu, I, 101, liu. 6-9). Qays b. Àsim. § 227. — (Cfr. 23. a. H., §§ 470 e segg.). Qays b. Àsim b. Sinàu al-Ta- mimi è messo da al-Dzahabi tra i morti dell'anno 32. H., aggiungendo che morisse dopo quell'anno (Dzahabi Tarìkh, MS. Bodl., II, tbl. 12,r.). Salmàn b. Rablah. § 228. — Salmàn b. Rabi'ah al-Bàliili fu il primo qàdi deU"Iràq nominato dal Calitfo 'Umar e fu il primo che facesse la distinzione fra uno schiavo liberato (itàq) e uno d'antica e nobile origine (higanj. Combattè ad al-Qàdisiyyah, e ne fu qàdi; fu qàdi poi ad al-Madà'iu e fu ucciso durante il califfato di Uthmàn a Balangar, un paese dei Turchi, secondo alrri uu luogo d'Armenia. Secondo abu 'Ubaydah Mainar, citato da al-Bakri, fu ucciso a Ba- langar menti'e alla testa d'un esercito spingeva le sue aiTui vittoriose oltre rAdzaibaygàn fino alle falde dei monti armeni. La sua tomba fu riverita dagli abitanti e considerata come luogo sacro, dotato di qualità miracolosa per ottenere la pioggia nei tempi di grande siccità e per curare le malattie (Qutaybah, 221, 272). § 229. — abu Abdallah Salmàn b. Rabi'ah b. Yazid b. 'Amr b. Salini b. Nadlah b. Ghanin b. Qutaybah b. Man b. Màlik b. A'sar Munabbih b. Sa'd b. Qays Aylàn b. Mudar b. Nizàr al-Bàhili al-Kùfi al-Tàbi'i. Secondo altri fu Compagno del Profeta. Fu alla conquista di Siria, e abitò ad al-Kufah, e ne fu qàdi per 'Umar. Vu uali della conquista d'Armenia, e fu là, il 29. o il 30, o il 31. II. Si dice che un anno anda-sse in razzia, e un altro in pellegrinaggio. Secondo ibn Sad, appaifenntj alla prima classe dei tàbi'iyyùn. Fu per quaranta giorni qàdi ad al-Kùfah senz'aver liti (Nawawi, 294-295) [M.]. § 230. — Dopo al-Kùtah fu qàdi in al-Madain. Fu presente alle ioti».- }K'r hi conquista della .Siria con abiì Umàmah. 5!»7. §§ 230, 231. 32. a. H. 32. a. H. Era soprintendente della cavalleria per 'Umar, giacché 'Umar aveva Saimin b. Ra- distaccato in Ogni provincia molta cavalleria per il gihàd. Per questo bi'ah.] scopo erano ad al-Kiifàh 4000 cavalli. Secondo alcuni fu ucciso nell'anno 28. H., secondo altri nel 29. o nel 30. o nel 31. H. Riferiscono sue tradizioni 'Adi b. "Adi, al-Dabbi b. Ma'bad, abii Wàil Saqiq b. Salamah (Atbìr Usd, II, 327) [M.]. § 231. — (Da ibn Wà-il). Vidi Salmàn b. Rabi'ah seduto in al-Ma- dà-in al suo ufficio di qàdi, quando 'Umar lo mandò, per quaranta giorni. E non vidi davanti a lui due soli litiganti. Domandammo ad abù Wà-il perchè, ed egli rispose : « Per la giustizia di quella gente nei loro rap- « porti » (G-awzi, MS. Costantinop., fol. 84,v.) [M.]. Cfr. anche Aghàni, V, 164; Athir, II, 349, 376, ecc.; cfr. Indice, pag. 319; Bakri, 162; Balàdzuri, 149, 150, 198, 203, 204, 269; Durayd, 166; Dzahabi Tagrid, I, 246, n. 2303; Dzahabi Ta-rikh, MS. Paris, I, fol. 162,v. [t 30. a. H.]; Hagar, II, 222-223, n. 6043; Hagar Tahdzib, IV, 136-137, n. 229 [oppure f 26., o 29., o 30., o 31. H.j; Hagar Taqrib, 75 (col. ii) ; Hamadzàni, 163, 287, 293; Hisàm, 28; •Iqd, I, 58; II, 62; al-Isti'àb, 673, n. 3288; Kathir Bidàyah, MS. Vienna, N. F., 187, IV, fol. 122,r.; Khallikàn, ed. Wiist., n. 287; Khallikàn, vers. De Slane, I, 447; Khulàsah, 147; Mahàsin, I, 94, e Annot., pag. 14; Q u t a y b a.h A d a b , 1 18 ; Qutaybah 'Uyùn, 82, lin. 9-11; Saad, VI, 90; T ab ari, I, 2226, 2344-2346, 2461, ecc.: cfi-. Indice, pag. 242; Tanbih, 290; Ya'qùbi, II, 180, 194, 206; Ya'qubi Buldàn, 310, 324; Yàqùt, I, 399, 440-441, 729, 798; II, 183, 272-273, 380; III, 322, 607. 598. 32. a. H. I§ 23'2.237. Sinan b. Sannah. 32 a. h. § 232. — Siiiàn b. Sannah al-Aslami, Compagno del Profeta, zio pa- ginàn b. San- terno di Harmalah b. 'Anir, fu presente al Pellegrinaggio d'Addio e mori "••'•i nell'anno 32. H. (Hagar, II, 267-2G8, n. 7088). § 233. — Sinan b. Sannah al-Aslami, zio ('amm) di Harmalah b. ' Amr ; padre di ' Abd al-rahmàn b. Harmalah al-Aslami, che tramandò tra- dizioni a Sa'id b. al-Musayyab (Saad, IV, 2, pag. 47) [M.j. § 234. — Sinàn b. Sannah al-Aslami, nativo dell'al-Higàz. Traman- darono da lui Harmalah b. 'Amr, Hakim b. abi HuiTah, Yahya b. Hind, Muàdz b. Sa'wah (Athir Usd, II, 358) [M.]. Cfi-. anche Dzahabi Tagrid. I, 259, n. 2430; Hagar Tahdzib, IV, 242, n. 414: Hagar Taqrib, 80 (col. 11): Hanbal Musnad, 342 e segg. : al-Isti'àb, 681, n. 2444: Khulàsah, 16(5. Sinàn b. abl Sinan. § 235. — Sinàn b. abi Sinàn b. Mihsan al-Asadi, Compagno del Profeta, nipote di 'Ukkàsah b. Mihsan [f 11. a. H.], perdette il padre alla spedizione contro i Qurayzah ; è menzionato fra quelli presenti alla battaglia di Badr ; fu il primo a giurare fedeltà al Profeta sotto l'albero di al-IIudaybiy3'ah, e il primo ad infoi-mai'e per lettera il Profeta dell'insurrezione di Tulayhali b. Khuvvaylid al-Asadi. Mori nell'anno 32. H. (Hagar, II, 268, n. 7089). § 236. — Sinàn b. abi Sinàn b. Mihsan b. Hurthàn b. Qays b. Murrah. Aveva venti anni meno del padre. Fu a Badr, a Uhud, ad al-Ivhandaq, ad al-Hudaydiyyah: fu il primo che de.sse la bay' ah al-iidwàn. Mori il 32. H. rSaad, III, 1, pag. 0(3) [M.]. § 237. — (Waki' b. al-(jranàh, da Ismà'il b. abi Khàlid, da Amir). Il primo a dare al Profeta la bay 'ah al-ridwàn fu abu Sinàn al-Asadi. (Muli. b. Cimar). Questa tradizione ò fiacca. Perchè abu Sinàn mori quando il Profeta stava assediando i banù Qurayzah il 5. H. ed è sepolto nell'attuale cimitero dei banu Qurayzah : morì a 40 anni, es.sendo di due anni più att(?mpato di 'Ukkà.sah. Chi diede al Profeta la bay 'ah al-ridwiiii il di di al-Hudaybiyah, 6. H., fu invoce Sinàn b. abi Sinàn, il quale avfva preso parte a Badi- col padre, a Uhud, alhi Trincea, ecc. (Saad. ITI, 1, pati- 05Ì (M.). Cfr. anche Athir Usd, II. 358; Dzahabi Tagrid. li. 250, 11. 24G9 ; ."iHit. §§ 237-239. 32. a. H. 32. a. H. Dzahabi Tarìkli, MS. Paris, I, fol. 166,r.; (NECROLOGIO. - — — Sinàn b. abisi- Hagar Tahdzib, IV, 242, n. 4U; "^"•]! Hagar Taqrìb, 80 (col. ii); Hisàm. 487; al-Isti'àb, 680, n. 2438; Mahàsin, I, 100, lin. 19-22; Qutaybah, 140, lin. 2-3; Tabari, I, 1798. abù Talhah. § 238. — NeU'anno 32. H., secondo al-Wàqidi, morì abù Talhah (T a- bari, I, 2895). Eppure in Khamis, II, 288, abbiamo: dice al-Waqidi: Quei di al- Basrah pensano che abù Talhah sia sepolto nella al-ó-azìi'ah ; e invece è stato sepolto a Madinah l'anno 34. H., quand'egli aveva settant'anni. E su di lui pregò 'Uthmàn. Secondo Ó-awzi, fol. 97,v., morì nell'anno 34. H. Cfr. 31. a. H., §§ 19-86. Yazid b. Mu'àwiyah. § 239. — Yazìd b. Mu'àwiyah al-Nakha'i fu uno dei guerrieri uccisi nel disastro di Balangar (Tabari, I, 2891-2893). Cfr. Athir, III, 103. 600. Finito ili stampare nell'ottobre 1914: 4 1 Cd U 00 l-l o e c o e e ■r -*■ si UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY Acme Library Card Pocket Under l"at. " Rc(. lodei l'ile." Mule fc; LIBEABT BUREAU